Bruno Campanini ha scritto:
> La maiuscola è d'obbligo a inizio periodo; dopo la
> virgola non c'è nuovo periodo.
Non sono tanto d'accordo. Quella che hai citato è la norma grammaticale,
ma tali norme hanno la tendenza a irrigidirsi anziché tenersi al passo
con l'uso della lingua. Ci sarà pure un motivo per cui si scrive:
Caro Antonio,
Ho ricevuto ieri la tua cassa di vini di bassa qualità.
Ho ricevuto anche l'alcool denaturato per aumentarne la gradazione.
Ho iniziato quindi a procedere come al solito anche quest'anno.
Cari saluti, tuo
Giovanni
invece di scrivere:
Caro Antonio, ho ricevuto ieri la tua cassa di vini di bassa qualità.
Ho ricevuto anche l'alcool denaturato per aumentarne la gradazione.
Ho iniziato quindi a procedere come al solito anche quest'anno.
Cari saluti dal tuo Giovanni
A mio parere la prima riga, separata dal testo non solo dall'a capo
ma anche da una riga vuota, si può considerare un'abbreviazione di:
Al caro Antonio {comunico quanto segue | va questa lettera}.
e quindi l'impiego della maiuscola all'inizio effettivo della lettera
dovrebbe essere considerato facoltativo. Specialmente quando seguono
altre righe dello stesso tipo, è disarmonico vedere che la prima riga
inizia con la minuscola e le altre con la maiuscola.
Notiamo inoltre la contraddizione logica fra questo:
http://www.treccani.it/enciclopedia/a-capo-prontuario_(Enciclopedia-dell'Italiano)/
a capo [prontuario]
2. Significato e funzione
L’a capo può dunque essere considerato un ‘superpunto’, ovvero
un segno paragrafematico (-> paragrafematici, segni) che svolge
la stessa funzione del -> punto per porzioni di testo più ampie
della frase e del periodo, secondo quanto riconosciuto già dai primi
grammatici dell’italiano (Serianni 2007: 56-60). Nel suo trattato
grammaticale intitolato Avvertimenti della lingua italiana sopra ’l
Decamerone (1584) il fiorentino -> Lionardo Salviati distingue,
ad es., vari tipi di punto, e il più forte, detto punto trafermissimo,
viene contrassegnato dalla maiuscola e per l’appunto dal capoverso.
e quest'altro:
http://www.treccani.it/enciclopedia/stile-epistolare-prontuario_(Enciclopedia-dell'Italiano)/
stile epistolare [prontuario]
2. Regole principali
Tutto il blocco iniziale è sentito come un -> vocativo, e quindi
deve essere seguito da virgola e > a capo.
Infatti, se l'a capo è più forte del semplice punto fermo, il quale
vuole la maiuscola dopo di sé, perché lo stesso non dovrebbe valere
per l'a capo quando impiegato nello stile epistolare?
Inoltre io non penso che la prima riga sia semplicemente un vocativo.
In realtà la prima riga evidenzia il destinatario, e l'ultima riga
(quella della firma) il mittente. Ovvero una lettera ha il formato:
<destinatario>
<corpo della missiva>
<mittente>
> L'unico carattere che segna indiscutibilmente la fine del
> periodo è il punto.
> Possono essere usati come terminatori di periodo anche
> i punti interrogativi ed esclamativi... possono!
Eppure anche i due punti, se seguiti da capoverso e riga vuota, possono
precedere un elenco di frasi inizianti tutte con la maiuscola.
Inoltre non dobbiamo pensare che la maiuscola evidenzi solo l'inizio
di periodo, altrimenti andrebbe abolita nei nomi propri, di marchio
e nelle abbreviazioni. In realtà la maiuscola serve per evidenziare o
far risaltare, oggigiorno anche all'interno di parola, es. "iPhone".
Bye,
*GB*