Sergio.
(*) L' etimologia di detta parola non sembra comunque avere niente a che
fare con la mafia, essa deriverebbe dai finimenti dei cavalli arricchiti di
specchietti e quindi aveva il significato di bellezza, eleganza.
Questa poi. E perché no?
Il mondo è spesso il contrario di quello che sembra.
Cosa sono i "mazaresi"?
gli abitanti di Mazara del Vallo, località siciliana nota per la pesca
del tonno, mi pare.
sul Corriere della Sera di qualche giorno fa credo di aver letto che
mafia, in siciliano, aveva il significato di "bello, forte, elegante",
tant'è che di una ragazza attraente si poteva dire che era "mafiosa".
ndrangheta deriverebbe da un termine greco per coraggioso o qualcosa
di simile.
del resto in Sardegna il ladro di bestiame viene definito "valente" e
le smargiassate o le cattive azioni "balentìe".
>Questa poi. E perché no?
>Il mondo è spesso il contrario di quello che sembra.
Ma vedi che non ho detto che i piemontesi hanno forse importato la "mafia",
ma la parola mafia.
>Cosa sono i "mazaresi"?
Gli abitanti di Mazara del Vallo, rinomata localita' in provincia di
Trapani.
Sergio.
>sul Corriere della Sera di qualche giorno fa credo di aver letto che
>mafia, in siciliano, aveva il significato di "bello, forte, elegante",
>tant'è che di una ragazza attraente si poteva dire che era "mafiosa".
Se' cosi', bisogna dire che redattore dell' articolo sul Corriere si e'
fermato alla prima interpretazione che "potrebbe" essere giusta ma non e'
supportata da prove solide ed in ogni caso non spiega come da "bello" a
"delinquente". Ti faccio vedere il testo a cui il redattore ha
probabilmente attinto:
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Carmelo Scavuzzo nel Vocabolario Siciliano-Italiano 1982 precisa:
Mafia: "appare a Palermo per la prima volta in un documento del 1658 quale
soprannome di una strega certa Catarina la Licatisa nomata ancor Maffia".
Pitrè e Capuana 250 anni dopo la ritrovano nel dialetto palermitano per
indicare bellezza, baldanza, graziosità, perfezione, eccellenza. Di una
bella ragazza si dice che è mafiusa o mafiusedda, perfino le stoviglie e la
frutta, se di buona qualità, sono "mafiusi veru!". Attribuito ad un uomo
l’essere mafiusu indica superiorità, virilità, coraggio. (coraggioso,
valente e d’onore)."
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E' chiara la "supposta" voluta perdita di una "f" e l'interpretazione
forzata in caso di "uomo". Tant'e' che:
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Riporta il Vocabolario Siciliano-Italiano del Traina nel 1868 (e’ scritto a
pag. 550):
Maffi: s.m.pl. Strisce di pelle che dalla groppiera del fornimento dei
cavalli, scendono pei fianchi e tengono alte le tirelle: reggitirelle.
Bisogna innanzitutto precisare che le reggitirelle (o maffi), nella
bardatura del cavallo non sono elementi essenziali; costituiscono, invece,
un elemento decorativo e ornamentale che evitano alle tirelle di incurvarsi
verso il basso. In genere, come sostiene qualche persona più anziana, sotto
il nome di maffi andavano buona parte degli elementi che servivano
d’ornamento e abbellimento nella bardatura del cavallo ivi compresi gli
specchietti circolari attaccati alle cinghie di cuoio. Una tale posizione è
rafforzata dal fatto che il termine risulta essere, come riporta il Traina,
difettivo del singolare.
Ma allora, nel dialetto siciliano, un cavallo bardato e ornato con maffi,
che cos’è se non un cavaddu maffiusu?
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Per cui il testo del "Corriere" dovrebbe essere:
<tant'è che di una ragazza attraente si poteva dire che era "maffiosa">.
Che il termine (e significato) originario sia questo e' dimostrato dalla
presenza ancor oggi del cognome "Maffìa" (o "Marfìa") soprannome di
Catarina la Licatisa (la licatese, di Licata).
Sergio.
Io sapevo: cognome tipico di una famiglia nobile di Benevento, diffusosi
attraverso l'influenza araba su Amalfi (il cui nome potrebbe, chissà dove
l'ho sentito, derivare dal nome della famiglia...). Boooo!!!!1
In effetti quel brano l'avevo scritto io. Faccio due precisazioni:
1) Si e' tentato diverse volte di cercare la discendenza araba di questo
termine, ma le possibilita' sono tante e spesso conducono a definizioni
diverse o forzate;
2) Gli scambi tra Palermo ed Amalfi sono stati intensi tanto che
attualmente molte famiglie antiche amalfitane vivono a Palermo e molti
palermitani hanno cognome "Amalfi".
Ciao.
Sergio.
Adesso che ci penso, un amico che aveva a che fare con gli arabi per
lavoro faceva derivare la parola "mafia" dall'arabo "mafish"
(traslitterato all'inglese), che vorrebbe dire "non so, lo ignoro".
Non conosco l'arabo quindi non ho modo di giudicare, ma se fosse, ti
sembrerebbe plausibile?
>Adesso che ci penso, un amico che aveva a che fare con gli arabi per
>lavoro faceva derivare la parola "mafia" dall'arabo "mafish"
>(traslitterato all'inglese), che vorrebbe dire "non so, lo ignoro".
>
>Non conosco l'arabo quindi non ho modo di giudicare, ma se fosse, ti
>sembrerebbe plausibile?
Riporto:
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Gaetano Falzone alla ricerca dell’etimo di mafioso scrive a pag. 22 della
sua Storia della Mafia(1):
L’Avolio (1875), rivolgendosi al latino vafer, vaferosus (astuto), si
distacca notevolmente dalla accezione comune. Ma il vocabolo potrebbe anche
derivare dal francese meffler (*) che a sua volta deriverebbe da maufer (il
dio del male), di cui parla Loiseleur a proposito dei Cavalieri del Tempio,
e Pitrè ricorda.
(*) (Nota mia. Probabilmente l' Avolio voleva intendere "méfier"
sospettare, diffidare)
Con maggiore misura di attendibilità l’etimo si può ritenere di origine
araba. E qui c’è da scegliere tra Màhfal che significa "adunanza,
assemblea, riunione di molte persone" e mahyàs che significa "spacconeria"
decondo il Dozy, e ‘afa che significa "preservare, proteggere, tutelare,
garentire qualcuno da qualche cosa" da cui il nome d’azione mu’afàh o
"esenzione, immunità, liberazione da ogni gioco, protezione, tutela" o
altresì secondo lo Schiaparelli "difendere"".
Sempre, a proposito dell’etimo, Falzone riporta la tesi di Loschiavo (1962)
secondo il quale mafia deriverebbe da maha (cava di pietra), e dal fatto
che nelle cave di pietra del Val di Mazara (come già un tempo gli arabi
respinti dalla conquista normanna verso l’interno) solessero riunirsi i
patrioti siciliani in attesa della liberazione e quella del De Gregorio il
quale forniva anche giustificazioni fonetiche.
Si finisce sempre col cadere in quel luogo comune laddove si tende a
interpretare un termine, un nome proprio, un toponimo, utilizzando il
lessico dei vari sistemi linguistici che si sono succeduti in un
territorio. Se si considerano le decine di migliaia di termini che
costituiscono ciascuna lingua ci si rende conto delle innumerevoli
possibilità di spiegazione del significato o dell’etimo di un termine.
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Come vedi "tentativi" di spiegazione ce ne sono, ed abbondanti. Rimane
sempre il fatto incontrovertibile che prima del 1860 tale termine non
risultava su nessun vocabolario nè in qualsivoglia scritto.
Ciao.
Sergio.
per forza: la mafia *non esiste*... :-)
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Se litighi con un maiale, il maiale si diverte,
tu ti sporchi solo di letame.