Il 21/11/18 19:29, Luca ha scritto:
> On 11/21/2018 10:09 AM, posi wrote:
>
> > Parlare di regola non significa necessariamente essere
> > prescrittivi, si può anche parlare di regole nel senso
> > dell'uso comune.
>
> Si', no, forse. La parola regola ha anche il significato di norma, punto
> del regolamento, appunto. Se davvero la Crusca non ha alcuna intenzione
> di essere prescrittiva come dichiara, avrebbe potuto usare un altro
> termine per fugare ogni dubbio.
>
Come dice il Treccani, la regola è essenzialmente e come primo
significato un "Modo di svolgersi ordinato e costante che si riscontra
nella quasi totalità di alcuni fatti, nel campo della natura o
dell’agire umano".
Indubbiamente può essere inteso anche con un'accezione prescrittiva,
così come può essere inteso per indicare una periodicità. "Avere le
regole" può significare anche avere le mestruazioni. Si suppone che il
lettore, in base al contesto, sappia individuare l'accezione corretta.
Se tu stesso mi confermi che la Crusca dichiara esplicitamente di non
voler essere prescrittiva, non dovrebbero esserci molti dubbi da fugare
su cosa intenda per regola.
>> Se oggi chiedi ad una persona a caso di scrivere "qual è", sebbene
>> questa sia libera di scriverlo come vuole, noi, attraverso la
>> statistica e il calcolo delle probabilità, possiamo *prevedere* con un
>> ragionevole grado di certezza che non metterà l'apostrofo. La
>> probabilità che la nostra previsione sia sbagliata (cioè che lo
>> scriverà con l'apostrofo) è inferiore al 5%, cioè praticamente
>> trascurabile.
>
> probabilmente vero, anche perche' le scuole insegnano cosi' da 50 anni e
> la maggioranza delle persone, comprensibilmente anche, si adegua (non si
> puo' contestare sempre tutto e tutti!) e poi si sente autorizzata a
> puntare il dito contro gli altri forti della regoletta.
>
Stai tranquillo che comunque non c'è scampo contro chi ama puntare il
dito, nemmeno parlando correttamente.
C'è chi punta il dito persino verso locuzioni perfettamente regolari e
corrette come "molto migliore".
C'è chi ti viene a dire "non si dice cocomero, ma anguria" quando semmai
è vero il contrario.
C'è gente che quando sente espressioni pleonastiche come "a me mi piace"
o "a lui gli ho detto", che non sono certo eleganti e adatte ad un tema
scolastico, ma non sono nemmeno dei veri e propri errori grammaticali,
si straccia le vesti indignata come se si trattasse di chissà quale
grave strafalcione.
Se capita, saprai come rispondere.
> Io pero' la vedo anche in un altro modo. Se la Crusca ammettesse che non
> si puo' considerare errore la grafia apostrofata, sono convinto che la
> percentuale di persone che adottano la versione apostrofata diverrebbe
> molto piu' alta nel giro di pochi mesi (dal 15% al 35% e' la mia stima).
>
La Crusca non ha il potere di inventarsi le cose: se attualmente non è
di uso comune, la Crusca ne prende atto e finisce lì. Semmai può dire
che la forma con l'apostrofo ha una sua logica, o che per un certo
periodo storico sia stata usata, ma non può negare che oggi l'uso sia
scomparso.
> Comunque non direi che il 5% e' trascurabile. Sai quante espressioni
> usate poco fanno bella mostra di se' sul vocabolario!
>
Il 5% di errore è la soglia tipicamente usata per considerare una
previsione come abbastanza attendibile, ma non credo che i vocabolari
usino criteri così rigidi.
Ad ogni modo tieni presente che una parola potrebbe essere poco diffusa
semplicemente perché ci sono poche occasioni di usarla. Per giudicare se
è di uso comune dovresti paragonarla con un suo sinonimo.
>> L'uso comune non è necessariamente la forma più logica, razionale, e
>> coerente, ma semplicemente quella che per qualche motivo si è imposta
>> di fatto.
>
> Su questo si potrebbe discutere. A quel che capisco io, non si e'
> imposta "di fatto", bensi' "a mano armata". Alcuni esimi grammatici
> negli anni 60, nel tentativo di trovare logica in un sistema in cui per
> natura di logica ce n'e' poca, hanno creato questa "regola" (che prima
> non c'era, visto che la versione apostrofata era ben attestata fino a
> quel momento!)
>
"Di fatto" vuol dire proprio questo: in un modo o nell'altro si è
imposta. Personalmente preferisco quando si impone per l'istinto
naturale umano rispetto a quando si impone a forza di bacchettate sulle
mani, ma questa è solo una mia opinione. Il fatto è che si è imposta.