Sui presunti anagrammi di Aldo Moro:
"Qualche tempo dopo la morte di Moro venni a sapere che un gruppo di
persone, tra gli amici di Moro, si erano dati da fare immediatamente,
ancora nei giorni della sua prigionia, per capire qualcosa di più sulle
sue lettere e su possibili "messaggi" contenuti in esse. Sapevano, loro,
e così mi hanno riferito, che Moro, soffrendo di insonnia frequente,
durante le sue notti si dilettava con grande competenza di enigmistica,
di rebus, di anagrammi, e pensarono di leggere con quel particolare
"filtro" i testi delle lettere che arrivavano dalla prigione delle Br.
Del gruppo facevano parte parecchie persone. Tra esse per esempio il
prof. Giorgio Bachelet, fratello del più noto Vittorio Bachelet,
vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, il prof.
Filippo Sacconi e il Dr. Alberto Malavolti. Con loro “lavorarono” anche
altri noti professionisti, e alcuni degli incontri di esame dei testi
avvennero in casa di E. e G. L., miei amici, che mi informarono del fatto.
Durante gli incontri, dunque, l'attenzione era stata posta sui testi
delle lettere in prospettiva di possibili anagrammi nascosti. Era
un'idea bislacca per chi non avesse saputo che Moro aveva quell'abilità
singolare. Per loro non lo fu. Avrebbe potuto utilizzare quelle lettere,
Moro, per far sapere qualcosa al di fuori, ad eventuali anagrammisti
esperti come lui? C'era, in quei testi, qualche messaggio cifrato? Con
un lunghissimo e minuzioso lavorio, con le lettere dell'alfabeto
separate scritte su pezzettini di carta disposti via via sul tavolo, che
poi venivano conservati in un pacchetto di sigarette vuoto, il gruppo
arrivò ad isolare prima una frase della lettera a Zaccagnini del 4
aprile, e poi un'altra della lettera alla Dc fatta arrivare al
"Messaggero" il 29 aprile.
In ambedue i casi la frasi segnano, nel contesto, un brusco passaggio
logico, ed in ambedue i casi si parla della "famiglia", interrompendo
lunghi ragionamenti politici pubblici, per parlare improvvisamente del
privato.
Eccole:
Dalla Lettera a Zaccagnini: "Se non avessi una famiglia così bisognosa
di me, sarebbe un po' diverso".
Dalla Lettera alla Dc: "E' noto che i gravissimi problemi della mia
famiglia sono la ragione fondamentale della mia lotta contro la morte".
Dopo tantissimi tentativi quel gruppo di amici di Moro giunse ai
seguenti anagrammi, sorprendentemente convergenti:
Il primo testo: "Son fuori Roma, dove la Cassia in basso forma un'esse,
vedo pini e bimbi".
Il secondo: "Le Br mi tengono prigioniero nel cottage a mattoni a sommo
della valle di Formello tra Flaminia e Cassia: Aldo M."
Per precisione nel primo anagramma restava fuori una g, e nel secondo
tre lettere: h, i, u.
I due anagrammi indicavano, se presi sul serio, un luogo abbastanza
preciso: zona di Formello, tra Flaminia e Cassia. Quella zona è
raggiungibile in meno di un quarto d'ora da via Fani, ed è ancora più
vicina alla nota - adesso - via Gradoli, di cui si continua a parlare
fino ad oggi.
Va aggiunto, avendo di fronte i testi autografi di Moro, che i due testi
sono scritti in modo del tutto singolare, soprattutto il secondo. Moro
interrompe la pagina 8 della lettera ben prima della fine del foglio,
lascia un ampio spazio vuoto e comincia la pagina 9 ex abrupto con
quella frase fuori contesto…"
http://www.lastampa.it/2012/07/15/vaticaninsider/ita/documenti/moro-anni-tra-enigma-e-tragedia-1Qx9ZKJ2tZzzuDg7ApSeWI/pagina.html