Gennaro wrote :
> Sentivo stamani su radio3 un'intervista a Valeria Della Valle che annunciava
> una prossima pubblicazione di un dizionario italiano
Quale?
> insieme a Patota. Ad un
> certo punto si è soffermata sul termine "poeta" che non sarà più indicato
> come n.m. (nome maschile), ma riporterà anche n.f. (nome femminile).
> La cosa mi ha lasciato perplesso, ma di più l'argomentazione addotta:
> dato che 2 poetesse italiane contemporanee utilizzano per se stesse il
> termine poeta e non poetesse per questione di gusto, allora i redattori hanno
> deciso di fare diventare "poeta" anche femminile.
> Mah. Quindi se un giorno un poeta dovesse sentirsi poetessa, anche
> quest'ultimo termine diventerebbe maschile?
> Come se ne esce?
In realtà non sono solo due poetesse italiane a dirsi poeta.
Il termine "poetessa" per le donne fu messo in discussione già dalla
tua amica Alma Sabatini, e "la poeta" ha le sue fan. Anche vero
tuttavia che questa proposta, a differenza di altre ("avvocata" come
femminile di "avvocato", ecc.), non sembra aver avuto grande successo
al di fuori di circoli ristretti, e tentare di imporla al grande
pubblico grazie alla vecchia logica prescrittivista ("è così perché lo
dico io che ho il potere di decidere cosa va nel dizionario", anziché
il fisiologico "il dizionario lo riporta perché esiste nella realtà
della lingua standard") mi pare una forzatura. "La poeta" esiste, ma è
di nicchia, non un uso diffuso, correggetemi se sbaglio.
Poi potremmo discutere se "poetessa" abbia un leggero retrogusto
spregiativo oppure no. In rete si trovano articoli sull'argomento. Ma
sarebbe un'altra discussione. Quel che dovrebbe contare per un
dizionario, secondo me, è la concreta realtà della lingua, non gli
auspici "a fin di bene" del redattore del dizionario.
Fossi al posto dei curatori del dizionario non inserirei un perentorio
"n.f. (nome femminile)" ma una più cauta nota: "usato anche come nome
femminile da alcune fautrici di un rinnovamento della lingua italiana
in senso non sessista".