"Pensavo che avrebbe accettato ma non l'ha fatto"
"Pensavo che accettasse ma non l'ha fatto"
"Pensavo che avesse accettato ma non l'ha fatto"
Bene, le ultime due mi sembrano esatte perché in latino, se non mi
sbaglio, con un tempo passato nella principale si usano, nella
secondaria, il congiuntivo perfetto (che dovrebbe essere l'attuale
congiuntivo passato) per indicare la contemporaneità nel passato e
il piuccheperfetto (cong. trapassato) per indicare l'anteriorità.
Dopo questa premessa che ho fatto nella mia mente mi chiedo: E' esatto
scrivere "pensavo che avrebbe accettato ma non l'ha fatto"? A mente io
sono portato ad usare il condizionale nel caso in cui ci sia una
possibilita' e il congiuntivo quando ci sia un dubbio (vd. "pensare"); ad
esempio avrei accettato "pensavo che avrebbe accettato se gliel'avesse
chiesto" o comunque una qualsiasi forma di periodo ipotetico.
Sono stato travolto dalla "tempesta del dubbio" :) e la grammatica che ho
consultato sembra, implicitamente, essere d'accordo con la mia ipotesi.
Voi cosa ne pensate? Accettereste un condizionale in un oggettiva nel
contesto profilito dai primi tre casi? (io sarei portato ad utilizzare un
congiuntivo passato).
Vi ringrazio in anticipo per l'aiuto
ciao
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Night_Haw
GnuPG key id:1024D/4FE33FC4
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>"Pensavo che avrebbe accettato ma non l'ha fatto"
pensavo (allora) che (poi) avrebbe accettato ma non l'ha fatto
>"Pensavo che accettasse ma non l'ha fatto"
pensavo (allora) che (in quel momento) stesse accettando...
>"Pensavo che avesse accettato ma non l'ha fatto"
pensavo (allora) che (prima di allora) avesse accettato...
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Maurizio Pistone - Torino
strenua nos exercet inertia Hor.
scri...@mauriziopistone.it
http://www.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
Nel secondo esempio abbiamo la contemporaneità fra l'azione della reggente
(pensavo, al passato) e quella della dipendente (che accettasse). Il
rapporto di contemporaneità con una reggente al passato è reso con il
congiuntivo imperfetto.
Nel terzo esempio l'azione della dipendente (che avesse accettato) è
anteriore, parla di qualcosa che è successo prima del "pensavo" della
principale. L'anteriorità della subordinata è resa con il congiuntivo
trapassato.
Nel primo esempio l'azione della dipendente (che avrebbe accettato) è
posteriore a quella della reggente, cioè si parla di un evento futuro. Il
rapporto di posteriorità fra la dipendente e la principale si rende con il
*falso condizionale* che svolge in realtà la funzione logica di *futuro del
passato*
Se ora tu trasponi al presente la prima parte dei tre enunciati, ottieni:
"Penso che accetti"
"Penso che abbia accettato"
"Penso che accetterà"
Il che può essere utile per osservare i tre rapporti di cui parlavo da
un'altra angolazione.
Un'altra piccola cosa. La funzione di "futuro del passato" del falso
condizionale si ricollega anche all'origine di questo modo. Se ci fai caso
la formazione del condizionale italiano è analoga a quella del futuro, ma
mentre il futuro è la contrazione di infinito + presente del verbo avere, il
condizionale è la contrazione dell'infinito + il passato remoto sempre del
verbo avere.
Sperando di essere stato utile,
Martje
Night_Haw ha scritto nel messaggio ...