Tony the Ice Man ha postato:
> Ha lasciato un'annotazione a penna, “Perdono tutti e a tutti chiedo
> perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.”
Infatti nella risposta avevo sorvolato le tue domande "piccanti".
Riporto la sintesi di Davide Lajolo, che condivido pienamente.
In Veder l’erba dalla parte delle radici, Rizzoli, 1977, le radici sono
quelle piantate sotto la propria terra come cordone ombelicale, valore
richiamato, legame struggente e positivo, che riaffiora energicamente
nel momento più difficile dell’esistenza, quando lo scrittore è colpito
da un grave infarto. In quei terribili istanti, torna alla memoria di
Davide il carattere duro, ma di una dignità superiore nella sofferenza,
del padre.
Mi tornò dinanzi agli occhi il volto imperterrito di mio padre quando
mi salutava con gli occhi fissi sul letto di morte. Il contadino che
non aveva letto libri, che non aveva attraversato il mondo in treno,
che appena vedeva passare qualche aereo scrollava la testa, quel
contadino aveva saputo morire senza rimpianti dicendo a noi suoi figli:
“Io vado sereno, la mia pianta è disseccata. Non si piange. Ognuno deve
sapere dire addio senza confondersi. Sappiamo da sempre che la nostra
vita
un giorno sarà recisa”.
Gli appare, e sarà principio di forza per superare la crisi, il valore
della continuità della vita, nudo nella sua essenza, inspiegabile a
parole, eppure rudemente evidente. Legami del sangue, dal passato al
presente al futuro. Pavese doveva percepire la distanza da questo
nucleo atavico, l’intimo sradicamento da legami familiari desiderati
con forza in certi momenti dell’esistenza. Basterà rileggere questa
pagina del Vizio assurdo, a commento di un brano cruciale della Casa in
collina
“[...] L'antico indifferente cuore della terra covava nel buio, viveva
in burroni, in radici in cose occulte, in paure d'infanzia. Cominciavo
a quei tempi a compiacermi in ricordi d'infanzia. Si direbbe che sotto
ai rancori e alle incertezze, sotto alla voglia di stare solo, mi
scoprivo ragazzo per avere un compagno, un collega, un figliolo”.
[...] Poi aprì il suo libro [La casa in collina] alla pagina sulla
quale aveva tenuto il segno e mi lesse il periodo che ho sopra
riportato. Finita la lettura alzò il volto e guardandomi negli occhi
aggiunse: “Tutto il tuo libro partigiano vive nel fiato della tua
bambina. lo non ho figli e anche per questo mi sento più solo e ne
soffro la mancanza”.
La vera vita di Pavese è anche qui; in questi discorsi e frasi mozze.
Troncati di colpo, affondati nel silenzio. Bisogna ritrovarlo in questo
clima per valutarlo completamente e La casa in collina si origina e si
conduce tutto in questo clima.
Davide Lajolo - Il vizio assurdo
2008 Daniela Piazza Editore
dalla Prefazione di Fabio Pierangeli