ho visto che su wikipedia il coro di Verdi e' riportato
con il "Va" senza apostrofo:
http://it.wikipedia.org/wiki/Va',_pensiero
mentre nell'url l'apostrofo c'e'!
Anche sul sito www.giuseppeverdi.it lo riportano senza apostrofo.
Ma insomma, l'apostrofo ci va oppure no? A me sembrerebbe di si',
dato che dovrebbe essere 2^ p.s. dell'imperativo presente di "andare"...
Cosa mi dite?
Grazie!
Alessandro
> Ma insomma, l'apostrofo ci va oppure no? A me sembrerebbe di si',
> dato che dovrebbe essere 2^ p.s. dell'imperativo presente di "andare"...
>
> Cosa mi dite?
Manzoni ed io ce l'abbiam sempre messo.
Verga e altri magari no.
Vedi un po' tu...
Bruno
Da' fiducia ai "povericlisti": fa' come ti suggerisce l'URL e sta'
tranquillo.
E' un caso speciale di troncamento apostrofato.
Va' in pace.
Epimeteo
---
"Va' dove ti porta il cuore"
(cit. tamarra)
Parli della correttezza della forma come tale? Allora la
risposta è semplice: basta consultare un buon dizionario, ad
esempio quello che una parte degli iclisti vuole - ma non riesce
ad - abolire, per trovare che «va», «va'» e «vai» sono tutt'e
tre forme dell'imperativo di «andare» ugualmente corrette.
Se parli invece della grafia usata dal Verdi, allora questo
forum non è l'indirizzo giusto. Forse esiste un newsgroup che
si dedichi al collezionismo di autografi, non lo so.
Ciao, Wolfgang
Che bel miscuglio di grafie con l'apostrofo sbagliato e giusto,
una creazione tipicamente epimetesca (epica?). Meglio non si può
fare, volendo confondere le idee di chi si rivolge a questo forum.
Ciao, Wolfgang
> Se parli invece della grafia usata dal Verdi, [...]
Il libretto del Nabucco è stato scritto da Temistocle Solera
> Ciao, Wolfgang
Ciao,
Roger
--
FAQ di ICLIt:
http://mauriziopistone.it/linguaitaliana.html
Tutto quello che chiedo è la possibilità di verificare
che la ricchezza non rende felici.
> «va», «va'» e «vai» sono tutt'e
> tre forme dell'imperativo di «andare» ugualmente corrette
c'č bisogno di consultare il vocabolario per stabilire che ognuno fa
come cazzo gli pare?
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://www.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
http://blog.ilpugnonellocchio.it
> Wolfgang <w...@ariannuccia.de> wrote:
>
> > «va», «va'» e «vai» sono tutt'e
> > tre forme dell'imperativo di «andare» ugualmente corrette
>
> c'è bisogno di consultare il vocabolario per stabilire che ognuno fa
> come cazzo gli pare?
Per i medicinali è prescritto che siano allegate le istruzioni d'uso.
Dovrebbe esserlo anche per i dizionari, in modo che chi li consulta
possa decidere come regolarsi, principalmente per le forme alternative.
Che so? Scrivere che la forma "va" dell'imperativo è stata usata da
Tizio e Caio nel secolo tale e che la maggior parte delle grammatiche
prevedono l'apostrofo. Va bene registrare l'uso, posso anche accettare
che gli estensori non prendano posizione su ciò che si considera
"errore", ma se non si avvisano i lettori su ciò che ci trovano, il
dizionario non serve più a nulla.
Uno legge che il librettista di Verdi (magari invece di questo si
trovano esempi un tantino più autorevoli) usa la forma "va" ma che la
maggior parte degli autori scrive "va'". A questo punto decide da
che parte stare.
Ciao
Enrico
> Uno legge che il librettista di Verdi (magari invece di questo si
> trovano esempi un tantino più autorevoli) usa la forma "va"
non credo che i librettisti possano essere considerati grandi maestri di
lingua - né soprattutto che i libretti d'opera siano modelli di cura
editoriale
C'è almeno un'eccezione: Arrigo Boito.
Bruno
Sempre no: "Va, va, povero untorello...".
Dante, Boccaccio, Petrarca, quasi tutti i maggiori classici della
nostra letteratura e la sottoscritta scriviamo "va".
k
> Enrico Gregorio <greg...@math.unipd.it> wrote:
>
> > Uno legge che il librettista di Verdi (magari invece di questo si
> > trovano esempi un tantino più autorevoli) usa la forma "va"
>
> non credo che i librettisti possano essere considerati grandi maestri di
> lingua - né soprattutto che i libretti d'opera siano modelli di cura
> editoriale
Era esattamente ciò che volevo dire: se li leggi sono francamente
pietosi e spesso sono stati scritti in strettezza di tempi, per adattare
i versi alla musica. Ciò vale in special modo per l'opera ottocentesca,
meno per l'epoca precedente.
Ciao
Enrico
Alessandro Striggio, "e altri che non serve che li esponghi".
Bruno
> Sempre no: "Va, va, povero untorello...".
> Dante, Boccaccio, Petrarca, quasi tutti i maggiori classici della nostra
> letteratura e la sottoscritta scriviamo "va".
Scusate, signori Boccaccio, Dante, Karla e Petrarca (in rigoroso ordine
alfabetico), non mi sembrate convincenti.
A parte il fatto che "va" (con le forme simili degli altri verbi) è già la
terza persona del presente indicativo, il troncamento senza lacrimuccia
(lacrimuccia che voi colti chiamate "apostrofo") è quello che lascia alla
fine della parola una consonante, che se la sa cavar da sola, e questo
succede "da quel dì" (come dicono nell'ubertosa Brianza).
Applicare la stessa regola alla caduta di una vocale preceduta da un'altra
vocale o, peggio ancora, alla caduta di un'intera sillaba che lascia nuda
una vocale, è segno di crudeltà e di insensibilità. Be', in questo caso
anche il troncamento avrà la lacrimuccia dell'elisione, a mo' di
testimonianza e riparazione della perdita, e chi l'avrà fatto andrà
tranquillo dove lo porta il cuore:
http://www.susannatamaro.it/Paginescelte/cuore.htm
Adesso saluto e mi taccio un po' (un minuto o due).
Cia' ciao,
Epimeteo
---
"... sciur padrun da li beli braghi bianchi,
fora li palanchi, fora li palanchi,
sciur padrun da li beli braghi bianchi,
fora li palanchi ch'anduma a ca'..."
(cit. troncata, ma non sopita)
Applicare la stessa regola alla caduta di una vocale preceduta da
un'altra vocale o, peggio ancora, alla caduta di un'intera sillaba
che lascia nuda una vocale, è segno di crudeltà e di
insensibilità.
Concedimi due domande affinché io capisca meglio il tuo ragionamento:
- Come mai la terza persona del presente indicativo, che pure
essa è una forma troncata, può fare serenamente a meno della
lacrimuccia? È meno sensibile, meno piagnucolosa dell'imperativo?
- Visto che migliaia di verbi regolari della prima coniugazione
rinunciano a una distinzione grafica tra l'imperativo singolare
e la terza persona del presente indicativo, perché alcuni verbi
irregolari come «andare» ne hanno bisogno?
Ciao, Wolfgang
Concedimi due domande affinché io capisca meglio il tuo ragionamento:
Ecco che sosa scriveva Lem Novantotto nel gennaio 2001 in un filone sullo
stesso argomento:
» Stare -> /sta. Esattamente come in latino, esattamente come (amare ->
» ama). Tuttavia, s'è pure affermato /stai, come imperativo, che può
» essere eliso in /sta'.
» Per evitare ambiguità (ed per analogia coi casi successivi) io
» preferisco /sta': in latino l'imperativo e l'indicativo sono ben
» diversi, il che non capita sempre in italiano, con possibili
» confusioni.
»
» Dare -> /dà (per lo stesso motivo per cui si accenta l'indicativo:
» per distinguerlo dalla preposizione). Ma s'è affermato anche /dai,
» che può diventare /da'.
» Io preferisco /da', sempre per evitare ogni ambiguità. Inoltre, anche
» dal lato pedagogico, mi sembrerebbe opportuno distingure bene /da, /dà
» e /da', specie nei primi corsi.
»
» Fare (facere) -> /fa'; andare (vadere) -> /va'. Gli imperativi latini
» fac(e) e vade consigliano l'apostrofo in italiano, ma vanno bene
» anche i troncamenti /fa e /va. Però, se scrivo /fa' o /va', si capisce
» subito che è un imperativo.
» Dire (dicere) -> /di', per il latino dic(e). Alcuni tollerano anche
» /dì (per distinguerlo dalla preposizione), in analogia a /dà. Tuttavia
» esiste già il /dì come giorno, e credo proprio sia meglio usare
» l'apostrofo, soprattutto in questo caso.
» Insomma, s'è capito come la penso: tutti apostrofi: sta', da', va',
» fa', di'.
» E chi se ne frega di come la pensi, potrebbe dir qualcuno. Beh, non
» saprei dargli torto. ;)
> k
> » Fare (facere) -> /fa'; andare (vadere) -> /va'. Gli imperativi latini
> » fac(e) e vade consigliano l'apostrofo in italiano, ma vanno bene
> » anche i troncamenti /fa e /va. Però, se scrivo /fa' o /va', si capisce
> » subito che è un imperativo.
Ho dato per scontato che fossero corretti anche "vai" e "va' ", come
era già stato detto.
"va" viene da "vade", ma attraverso "vae" e poi "vai"che si ridusse a
"va" per analogia con altri imperativi: sta, fa, e dà.
k
> Concedimi due domande affinché io capisca meglio il tuo ragionamento:
(snip rispettoso delle domande)
Appena dopo il tuo messaggio c'è quello di Roger, che riporta l'opinione di
Lem Novantotto di qualche anno fa. Ecco, io sono un seguace del pensiero
lemmiano.
Non dobbiamo inoltre dimenticare che alcuni dei verbi in questione già in
latino hanno una coniugazione travagliata, in particolare per l'imperativo
(dic, fac).
Al mio orecchio (e al mio occhio) le forme dell'imperativo troncato e
apostrofato (fa', va', da', sta', di') assumono quel tono drammaticamente
perentorio che l'imperativo in generale (e di questi verbi in particolare)
richiede, senza contare che già alcune di queste forme di imperativo, come
"fa' ", "da' " e "di' ", devono già combattere tutti i giorni per
distinguersi da altre forme grammaticali omografe (avverbi e preposizioni):
insomma, una vitaccia!
Lasciamogli almeno lo sfogo di una lacrimuccia che si fa segno drammatico di
distinzione...
Prevedo che queste considerazioni di psico-grammatica non saranno di tuo
gradimento, ma di più non so dirti. In ogni caso la grammatica italiana è
generosa, creativa e aperta alle varianti.
Ciao,
Epimeteo
---
"... va' pensiero, sull'ali dorate.
va', ti posa sui clivi, sui colli,
ove olezzano tepide e molli
l'aure dolci del suolo natal..."
(cit. un po' andata)