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provando e riprovando

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Andrea Ferrero

unread,
Sep 20, 2004, 12:42:53 PM9/20/04
to
ciao,

da una delle ultime Bustine di Minerva e' nata su una mailing list
scientifica una discussione su come vada interpretato il celeberrimo
motto dell'Accademia del Cimento. Come e' facile immaginare, i pareri
sono divisi tra chi sostiene (con Eco) che "riprovando" vada
interpretato come "confutando" e chi invece lo intende come "provando di
nuovo". Potreste dirci chi ha ragione e perche'?

Da Google Gruppi mi sembra che il tema non sia ancora stato trattato
qui; se cosi' non fosse, chiedo scusa per la ripetizione.

grazie mille
Andrea

Pastello

unread,
Sep 20, 2004, 1:19:04 PM9/20/04
to
Io lo interpreterei come "provando ancora".

In mancanza di prove (autorevoli) contrarie, mi attengo a questa, che mi
sembra logica, interpretazione.


Karla

unread,
Sep 20, 2004, 2:17:06 PM9/20/04
to

Andrea Ferrero <andr...@tixcali.it> wrote in message
414F088D...@tixcali.it...

> ciao,
>
> da una delle ultime Bustine di Minerva e' nata su una mailing list
> scientifica una discussione su come vada interpretato il celeberrimo
> motto dell'Accademia del Cimento. Come e' facile immaginare, i pareri
> sono divisi tra chi sostiene (con Eco) che "riprovando" vada
> interpretato come "confutando" e chi invece lo intende come "provando di
> nuovo". Potreste dirci chi ha ragione e perche'?

Le parole poossono avere più significati.
Il D.O. dà come arcaico il significato di "confutare".


k


Ghost

unread,
Sep 20, 2004, 2:45:57 PM9/20/04
to
Andrea Ferrero ha scritto:

> Come e' facile immaginare, i pareri
>sono divisi tra chi sostiene (con Eco) che "riprovando" vada
>interpretato come "confutando" e chi invece lo intende come "provando di
>nuovo". Potreste dirci chi ha ragione e perche'?

Per me il motto significa "dimostrando e confutando", ovvero "dando prova
d'una tesi e rigettandone un'altra".

Baso la mia opinione sul fatto d'esser nato imparato. E altre parole non
ci appulcro.
--
Bye, Ghost of Lem Novantotto
Informazioni su it.*: http://www.news.nic.it
Archivio news: http://groups.google.com/advanced_group_search?hl=it
Linee guida della netiquette: http://www.faqs.org/rfcs/rfc1855.html

sgas

unread,
Sep 20, 2004, 2:52:52 PM9/20/04
to
"Andrea Ferrero" <andr...@tixcali.it> ha scritto nel messaggio
news:414F088D...@tixcali.it...

> da una delle ultime Bustine di Minerva e' nata su una mailing list
> scientifica una discussione su come vada interpretato il celeberrimo
> motto dell'Accademia del Cimento. Come e' facile immaginare, i pareri
> sono divisi tra chi sostiene (con Eco) che "riprovando" vada
> interpretato come "confutando" e chi invece lo intende come "provando di
> nuovo". Potreste dirci chi ha ragione e perche'?

A Firenze si e' sempre inteso che il * riprovando * avesse il significato ,
in questo caso , di confutare i risultati ottenuti alla luce di nuova
scienza e di nuova esperienza .

Ne deriva infatti " riprovazione " che non e' un * provare ancora * ma
quasi un rimbrotto per false convinzioni che dovevano e venivano infatti
superate .
Eco ha ragione .

Ciao

--
sgas

Father McKenzie

unread,
Sep 20, 2004, 3:16:16 PM9/20/04
to
"Karla", Para que tú me oigas, mis palabras se adelgazan a veces como las
huellas de las gaviotas en las playas.

>> sono divisi tra chi sostiene (con Eco) che "riprovando" vada
>> interpretato come "confutando" e chi invece lo intende come "provando di
>> nuovo". Potreste dirci chi ha ragione e perche'?
>
> Le parole poossono avere più significati.

E appunto: mai sentito parlare di polisemia? Quel motto, probabilmente
concepito con l'intento di apporre un'epigrafe poetica", ha piu' di un
significato, è in sostanza in grado di evocare tanto l'attività di prova ed
errore che quella di confutazione, entrambe attnenti alla scienza.

Father McKenzie

unread,
Sep 20, 2004, 3:18:34 PM9/20/04
to

"Karla", Para que tú me oigas, mis palabras se adelgazan a veces como las
huellas de las gaviotas en las playas.

>> sono divisi tra chi sostiene (con Eco) che "riprovando" vada


>> interpretato come "confutando" e chi invece lo intende come "provando di
>> nuovo". Potreste dirci chi ha ragione e perche'?
>

Danilo Giacomelli

unread,
Sep 20, 2004, 3:21:31 PM9/20/04
to

"Andrea Ferrero" <andr...@tixcali.it> ha scritto ...

> ciao,
>
> da una delle ultime Bustine di Minerva e' nata su una mailing list
> scientifica una discussione su come vada interpretato il celeberrimo
> motto dell'Accademia del Cimento. Come e' facile immaginare, i pareri
> sono divisi tra chi sostiene (con Eco) che "riprovando" vada
> interpretato come "confutando" e chi invece lo intende come "provando di
> nuovo". Potreste dirci chi ha ragione e perche'?

Non potrebbe esserci una volontaria ambiguità?

ciao

--
Danilo Giacomelli
--------------------------
Da piccolo credevo che l'Accademia del Cimento fosse una scuola per
muratori.
--------------------------


uahlim

unread,
Sep 20, 2004, 3:24:44 PM9/20/04
to
Plonk, plonk! Scusate, avrei qualcosa da ridire anch'io, dopo che Father
McKenzie ha scritto, al riguardo, le seguenti parole:

> E appunto: mai sentito parlare di polisemia?

No, ma di doppiosenso si'.

--
N.B.: X-post fatto su proposta di Manomano di italia.aosta.discussioni.

Father McKenzie

unread,
Sep 20, 2004, 3:25:41 PM9/20/04
to
"uahlim", Para que tú me oigas, mis palabras se adelgazan a veces como

las huellas de las gaviotas en las playas.

> No, ma di doppiosenso si'.

Anche di doppio mento.

sgas

unread,
Sep 20, 2004, 3:48:46 PM9/20/04
to
"Father McKenzie" <indirizz...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:1fwr7xa0ahzsn$.bf3j29yzq424.dlg@40tude.net...

>> Le parole poossono avere più significati.

> Quel motto, probabilmente


> concepito con l'intento di apporre un'epigrafe poetica", ha piu' di un
> significato, è in sostanza in grado di evocare tanto l'attività di prova
> ed
> errore che quella di confutazione, entrambe attnenti alla scienza.

" quel motto " puo' avere piu' di un significato ( in realta' due ) a
seconda di chi lo dice , di quando lo dice e di perche' lo dice

In realta' , in questo caso , ne ha uno solo .
E questo deriva non da scritti o da lasciti , ma da una banale comunicazione
orale fra generazioni .
Qua a Firenze si e' sempre inteso cosi' . Dai padri , dai nonni e dai
bisnonni .

E lo insegnano cosi' i bimbi fiorentini ai professori venuti da fuori .
Credimi .

--
sgas

Maurizio Pistone

unread,
Sep 20, 2004, 4:54:24 PM9/20/04
to
Andrea Ferrero <andr...@tixcali.it> ha scritto su
it.cultura.linguistica.italiano:

>da una delle ultime Bustine di Minerva e' nata su una mailing list
>scientifica una discussione su come vada interpretato il celeberrimo
>motto dell'Accademia del Cimento. Come e' facile immaginare, i pareri
>sono divisi tra chi sostiene (con Eco) che "riprovando" vada
>interpretato come "confutando" e chi invece lo intende come "provando di
>nuovo". Potreste dirci chi ha ragione e perche'?

provando e confutando pare che sia l'esatta interpretazione di Dante,
Paradiso, III 3.

Anche perché a Beatrice basta una volta: non ci riprova.


--
Maurizio Pistone - Torino
strenua nos exercet inertia Hor.
http://www.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it

Gianfranco Boggio-Togna

unread,
Sep 20, 2004, 5:23:00 PM9/20/04
to
Andrea Ferrero ha scritto:

> da una delle ultime Bustine di Minerva e' nata su una mailing list
> scientifica una discussione su come vada interpretato il celeberrimo
> motto dell'Accademia del Cimento. Come e' facile immaginare, i
> pareri sono divisi tra chi sostiene (con Eco) che "riprovando"
> vada interpretato come "confutando" e chi invece lo intende come
> "provando di nuovo". Potreste dirci chi ha ragione e perche'?

Naturalmente ha ragione Eco. Il motto viene da Dante (Paradiso III):

Quel sol che pria d'amor mi scaldò 'l petto,
di bella verità m'avea scoverto,
provando e riprovando, il dolce aspetto;
e io, per confessar corretto e certo
me stesso, tanto quanto si convenne
leva' il capo a proferer più erto;

Il chiasmo "provando e riprovando" / "corretto e certo" mostra che
"riprovare" è usato nel senso del latino "reprobare"; del resto, il
verbo compare più volte con questo significato (e mai con quello di
"ri-provare") nel "Convito". Per esempio:

e dirò del valore
per lo qual veramente omo è gentile,
con rima aspra e sottile;
riprovando 'l giudicio falso e vile
di quei che voglion che di gentilezza
sia principio ricchezza.

Per che io, volendo, con tutta reverenza e allo Principe e
al Filosofo portando, la malizia d'alquanti della mente
levare, per fondarvi poi suso la luce della veritade, prima
che a riprovare le poste oppinioni proceda, mostrerò come,
quelle riprovando, né contra la imperiale maiestade né
contra lo Filosofo si ragiona inreverentemente.

--
Gianfranco Boggio-Togna
Milano

heliogabalus

unread,
Sep 20, 2004, 9:29:04 PM9/20/04
to

"Gianfranco Boggio-Togna" <g...@acm.org> wrote in message
news:2r9052F...@uni-berlin.de...

> "riprovare" è usato nel senso del latino "reprobare"

così , infatti , commenta Anna Maria Chiavacci Leonardi :
provando e riprovando
'col dimostrare il vero e col confutare il falso; l'ordine dei due
procedimenti è invertito rispetto all'argomentazione
del canto II in cui Beatrice ha infatti prima confutato l'errore e poi
dimostrato la verità, secondo il sistema proprio delle
quaestiones scolastiche'

stranissimo per me : avevo sempre creduto che quel 'riprovare' significasse
'provare di nuovo' , quando l'avevo letto sull' ex libris di non so quale
opera di giordano bruno

'Il motto "Provando e Riprovando" riassumeva il carattere sperimentale delle
riunioni dell'Accademia del Cimento. L'attività dell'Accademia fu legata
principalmente alle esperienze sul calore e sugli "agghiacciamenti", agli
esperimenti sul vuoto e sulle prove di derivazione torricelliana, alle
ricerche sulla compressibilità dei fluidi e sul magnetismo, agli studi sul
suono e sulla virtù elettrica, condotti dagli accademici attraverso
strumenti da esperienza, per lo più in vetro, fatti appositamente costruire
nelle fonderie granducali del Giardino di Boboli'

ma se il carattere (metodologico) dell'accademia fiorentina era
sperimentale , che cosa ha questo a che vedere con la 'confutatio' di
origine
aristotelica e sillogistica di cui parla eco ? no , io lo devo sapere
questo , per poter mettere nella giusta luce quel 'riprovare'

poi , continuando a scorrere google , vedo che 'provando e riprovando' è un
motto di galileo

cerco 'riprovando' nel dialogo sopra i massimi sistemi , con risultato nullo

allora , quand'è che galileo l' ha detto ?

o vero , come qualcuno sostiene , il motto è dell'accademia del cimento e
galileo lo fece suo ?

heliogabalus

Gianfranco Boggio-Togna

unread,
Sep 21, 2004, 1:08:00 AM9/21/04
to
Ho scritto:

> nel "Convito".

Si tratta, ovviamente, del "Convivio". Mi scuso per il lapsus.

--
Gianfranco Boggio-Togna
Milano

Andrea Ferrero

unread,
Sep 21, 2004, 3:43:16 PM9/21/04
to
ciao heliogabalus,
grazie a te e agli altri per i chiarimenti.

> così , infatti , commenta Anna Maria Chiavacci Leonardi :
> provando e riprovando
> 'col dimostrare il vero e col confutare il falso; l'ordine dei due
> procedimenti è invertito rispetto all'argomentazione
> del canto II in cui Beatrice ha infatti prima confutato l'errore e poi
> dimostrato la verità, secondo il sistema proprio delle
> quaestiones scolastiche'

Potresti darmi il riferimento di questa citazione, per favore?

> (snip)

> poi , continuando a scorrere google , vedo che 'provando e riprovando' è un
> motto di galileo
>
> cerco 'riprovando' nel dialogo sopra i massimi sistemi , con risultato nullo
>
> allora , quand'è che galileo l' ha detto ?
>
> o vero , come qualcuno sostiene , il motto è dell'accademia del cimento e
> galileo lo fece suo ?

Questo si puo' escludere perche' l'Accademia fu fondata dagli allievi di
Galileo nel 1657, quindici anni dopo la sua morte (anche se qualche sito
distratto la data al 1557). Non sono pero' riuscito a trovare
l'eventuale fonte galileiana, ma solo citazioni vaghe.

Mi rimane pero' il dubbio: indipendentemente dal significato che la
frase avesse per Dante (e qui, pare non ci siano dubbi che "riprovando"
vada inteso come "confutando"), o da quello che abbia tradizionalmente
oggi per i fiorentini, ci sono delle prove che l'Accademia intendesse il
motto in uno dei seguenti modi?

a) provando e provando di nuovo
b) provando e confutando
c) voluta ambiguita' tra i due

Mi ricordo vagamente di aver letto da qualche parte che la risposta
corretta era la b), ma non riesco a ritrovare la spiegazione.

ciao e grazie
Andrea

Ghost

unread,
Sep 22, 2004, 6:50:44 AM9/22/04
to
Andrea Ferrero ha scritto:

>a) provando e provando di nuovo

Questo sarebbe andato benissimo per l'Accademia degli Imbranati. ;)

heliogabalus

unread,
Sep 22, 2004, 10:25:02 AM9/22/04
to

"Andrea Ferrero" <andr...@tixcali.it> wrote in message
news:41508453...@tixcali.it...

ciao Andrea

>> così , infatti , commenta Anna Maria Chiavacci Leonardi

> Potresti darmi il riferimento di questa citazione, per favore?

questo ho trovato sul documento da cui cito :

Commedia di Dante Alighieri, I Meridiani, I edizione, Mondadori, Milano 1991
Introduzione, cronologia, bibliografia, commento a cura di Anna Maria
Chiavacci Leonardi (Paradiso II, canto III, nota 3)


> Mi rimane pero' il dubbio: indipendentemente dal significato che la
> frase avesse per Dante (e qui, pare non ci siano dubbi che "riprovando"
> vada inteso come "confutando"), o da quello che abbia tradizionalmente
> oggi per i fiorentini, ci sono delle prove che l'Accademia intendesse il
> motto in uno dei seguenti modi?
>
> a) provando e provando di nuovo
> b) provando e confutando
> c) voluta ambiguita' tra i due

appunto

questo mi pare il nocciolo della questione

se quel che segue è boccaccio (sto facendo una ricerca di parole col pc e
non compare l'autore) ciò dimostra che l ' accezione a) , che tu citi, era
diffusa nella stessa epoca in cui vigeva l'accezione b) :

'La qual cosa riguardando la donna, e sola vedendosi, in quel medesimo
appetito cadde che cadute erano le sue monacelle; e, destato Masetto, seco
nella sua camera nel menò, dove parecchi giorni, con gran querimonia dalle
monache fatta che l'ortolano non venia a lavorar l'orto, il tenne, provando
e riprovando quella dolcezza la qual essa prima all'altre solea biasimare'

naturalmente, l'accezione b) convive

'Nel detto tempo, a dì XXX di settembre, morì in Firenze maestro Dino del
Garbo grandissimo dottore in fisica e in più scienze naturali e filosofiche,
il quale al suo tempo fu il migliore e sovrano medico che fosse in Italia, e
più nobili libri fece a richesta e intitolati per lo re Ruberto. E questo
maestro Dino fu grande cagione de la morte del sopradetto maestro Cecco,
riprovando per falso il detto suo libello, il quale avea letto in Bologna, e
molti dissono che 'l fece per invidia'
(1327, non so chi)

ecco quel che riporta il dizionario etimologico zanichelli :

riprovare 1,
v. tr. 'provare di nuovo' (av. 1294, Guittone), 'dimostrare ulteriormente'
(av. 1484, F. Belcari, ma l'es., riportato dal Tram., è equivoco; per
'mettere alla prova': 1304-05, Giordano Quar.), v. intr. e intr. pron.
'cimentarsi di nuovo per inserirsi in q.c.' (1348-53, G. Boccaccio).
Derivati: riprova, s. f. 'nuova prova fatta per confermare una precedente'
(ripruova: av. 1479, F. Alberti; riprova: av. 1543, A. Firenzuola; altre
accez. nel Cinquecento), 'conferma' (1579-1600, B. Davanzati; a riprova 'a
conferma': 1939-40, Palazzi).
Da provare (prova) col pref. ripetitivo ri-

riprovare 2,
v. tr. lett. 'disapprovare, rifiutare' (av. 1348, G. Villani; reprovare e
reprobare in Iacopone, av. 1306; con l'accez. tecnica della Scolastica -
'confutare, discutere contro' - 1304-08, Dante; riprovare qc. agli esami
'bocciare': 1939-40, Palazzi).

il garzanti online :

riprovare 1 v. tr. [io ripròvo ecc.] provare di nuovo: riprovare una
sensazione ||| v. intr. [aus. avere], riprovarsi v. intr. pron. provare di
nuovo a...
riprovare 2 ant. reprovare e reprobare, v. tr. [io ripròvo ecc.]
1 (lett.) disapprovare, biasimare, censurare: riprovare il
comportamento di qualcuno...

quindi esistono due significati indipendenti del termine 'riprovare'

il garzanti non è precisissimo su questo punto: uno formato da re con un
valore non meglio identificato, ma che suppongo sia iterativo, e l' altro
'da re con valore negativo', e probare, 'approvare'
http://www.garzantilinguistica.it/interna_ita.html?sinonimi=0&exact=true&parola=62366

ma probare non vuol dire anche 'provare' in senso sperimentale ?

il termine in latino ha tre significati :
1 - provare, testare, esaminare, ispezionare e, direi, saggiare:
aurum per ignem probatur
2 - approvare, giudicare buono (cfr. comprobare) :
Cato ea sentit, quae non probantur in vulgus
3 - dichiarare la validità di qualcosa, raccomandare, convincere
di qualcosa :
mihi egregie probata est oratio tua

ora, escludendo il secondo che riguarda un ambito più morale, per capire
quel 'provando e riprovando' non basta che tradurlo in latino : probando et
reprobando

vuol dire provando e riprovando in un esperimento, o asserendo e confutando
nel senso scolastico, secondo le regole del formalismo logico e con una base
di indagine non sperimentale ?

secondo me, trattandosi di galileo, cioè di uno dei fondatori del metodo
sperimentale nel senso attribuito a quest'espressione dalla scienza
contemporanea, non dovremmo esitare a propendere per il significato del
primo caso : saggiare , oserei dire nel senso chimico del termine

le attività dei 'cimentosi' che ho citato, che non consistevano certo,
almeno credo, in dispute metafisiche, dovrebbe servire a suffragare questa
ipotesi

> ciao e grazie

grazie a te per aver posto la domanda

heliogabalus

heliogabalus

unread,
Sep 23, 2004, 2:58:24 AM9/23/04
to
ho sott'occhio l'articolo ( in inglese )
http://books.guardian.co.uk/review/story/0,12084,1296101,00.html

le parole sono :

' (..)Accademia del Cimento, whose motto was " provando e riprovando ". This
would normally translate into English as "to try and try again", but here
there is a subtle distinction. Whereas in Italian " riprovare " normally
means to try again, here it means to "reprove" or "reject" that which cannot
be maintained in the light of reason and experience. This way of thinking is
opposed, as I said before, to all forms of fundamentalism, to all literal
interpretations of holy writ - which are also open to continuous
reinterpretation - and to all dogmatic certainty in one's own ideas. This is
that good "philosophy," in the everyday and Socratic sense of the term,
which ought to be taught in schools. '
© 2004 Umberto Eco

l' articolo, come si vede, č copiraitato, e mi chiedo se ho fatto bene a
citarne una parte

non sono assolutamente d ' accordo, anzi, per non passare
da fondamentalista , farei un paio di obiezioni in quello
che mi auguro sia da considerare uno spirito socratico

" provando e riprovando " non si puņ tradurre in inglese con "to try and
try again", che dą l'impressione di un'attivitą ripetitiva:
"If at first you don't succeed,
Try, try, try again."

non č certo questo senso piatto che i cimentosi volevano attribuire a quel
'fondante', tanto da incastonarlo in un motto

' science progresses by continually correcting itself, falsifying its
hypotheses by trial and error, admitting its own mistakes ' afferma eco
precedentemente

e direi che la traduzione corretta di 'provando e riprovando č proprio "by
trials and error', che secondo wikipedia costituisce un aspetto metodologico
fondamentale di un'esperienza scientifica:

' Trial and error is a method for obtaining knowledge, both propositional
knowledge and know-how. In trial and error, one tries an option to see if it
works. If it works, then we have a solution. If it doesn't work - there is
an error - then one tries another option.
In some versions of trial and error, the option that is a priori viewed as
the most likely one should be tried first, followed by the next most likely,
and so on until a solution is found, or all the options are exhausted. In
other versions, options are simply tried at random. '

http://en.wikipedia.org/wiki/Trial_and_error

non č questo il metodo galileiano ?

heliogabalus

sgas

unread,
Sep 23, 2004, 4:44:05 PM9/23/04
to
"heliogabalus" <heliog...@ngi.it> ha scritto nel messaggio
news:2rfaghF...@uni-berlin.de...


> ho sott'occhio l'articolo ( in inglese )

[cut]
> non è questo il metodo galileiano ?

ho letto con piacere e condivido .
Difficilmente si trovano spiegazioni cosi' dotte .

i miei complimenti

--
sgas


heliogabalus

unread,
Sep 23, 2004, 9:28:02 PM9/23/04
to

"sgas" <sg...@spamcop.net> wrote in message
news:2rgqsoF...@uni-berlin.de...

> i miei complimenti

grazie : )

forte della tua benevolenza provo a fare qualche altro passo

ho scoperto che il motto non è di galileo ma di dante ( nei versi citati da
Gianfranco Boggio-Togna un po' più su nel thread )

solo che nel caso dell'accademia del cimento " il suo motto era il dantesco
'provando e riprovando' (il quale 'riprovando' aveva però in Dante il
significato di 'condannando')"
http://www.sapere.it

abbiamo già un indizio, qui, che l'accademia possa aver usato il motto con
un valore speciale

grazie ai progressi del suo amore, o forse, come egli preferirebbe
dire, grazie all'Amore che lo protegge, dante scopre il dolce volto della
verità: che saranno mai le 'prove e riprove' che lo rendono degno di tal
dono?
trattandosi di tormenti interiori, sono drammi spirituali, dell'anima, e
anche conoscitivi nel senso metafisico del termine: drammi del cuore

potremmo anche dire che la commedia è la rappresentazione di un dramma
essenzialmente conoscitivo: si comincia all'oscuro e si finisce col
ritrovare la luce

dante però non vuole una conoscenza fine a se stessa, ma una conoscenza che
lo innamori nel senso più elevato della parola

dobbiamo quindi allontanarci dalle dispute accademiche, in cui l'unico
premio da guadagnare è una corona d'alloro, e avvicinarci all'alchimia, che
propone una trasmutazione di quel metallo vile che è il cuore umano in oro
perfetto

nell'attività degli apprendisti di quest' arte si ha un continuo provare e
riprovare, ma l'alambicco usato è una facoltà dell' anima, la storta e il
setaccio sono metafore di attività interiori; e a questo mondo i "fedeli
d'amore" sono vicini

a galileo invece preme tutt'altro genere di cose

grazie a un domenicano ferratissimo nelle ricostruzioni storiche
( http://www.ucea.it/PreScen/galilei.htm ) apprendo che:
' Da una lettera di Pier Francesco Renuccini a Leopoldo de' Medici, siamo
informati che Galilei, ormai prossimo alla fine, aveva "grandissima
soddisfazione" nell'ascoltare le "dispute fisiche" del Torricelli con il
giovane discepolo Viviani. '
' "Provando e riprovando" era il motto dell'Accademia del Cimento. Lorenzo
Magalotti lo commenta nel "Proemio a' lettori" che compose a modo di
avvertimento per i Saggi di Naturali Esperienze:
"Non vi ha cui meglio rivolgersi che alla fede dell'esperienza, la quale non
altrimenti di chi varie gioie sciolte e scommesse cercasse di rimettere
ciascuna per ciascuna al suo incastro, così ella adattando effetti a cagioni
e cagioni ad effetti, se non di primo lancio come la geometria tanto che
provando e riprovando le riesce talora di dar nel segno. Conviene però
camminar con molto riguardo che la troppa fede all'esperienza non ci faccia
travedere e n'inganni, essendo che alle volte, prima ch'ella ci mostri la
verità manifesta dopo levati que' primi vela delle falsità più palesi, ne fa
scorgere certe apparenze ingannevoli ch'hanno sembianza di vero e sì lo
somigliano." '

a galileo interessava l'esperienza, non la risoluzione di problemi
esistenziali

solo che di quest'esperienza aveva fatto anche un credo, come ogni
scienziato degno di questo nome

e quindi nel passaggio da dante a galileo vediamo che il motto non perde la
fede di cui è impregnato, ma si laicizza, e lo prova il crollo delle
allegorie nel linguaggio dei cimentosi

ciao

heliogabalus


Andrea Ferrero

unread,
Sep 24, 2004, 2:48:18 PM9/24/04
to
ciao heliogabalus,

> ' "Provando e riprovando" era il motto dell'Accademia del Cimento. Lorenzo
> Magalotti lo commenta nel "Proemio a' lettori" che compose a modo di
> avvertimento per i Saggi di Naturali Esperienze:
> "Non vi ha cui meglio rivolgersi che alla fede dell'esperienza, la quale non
> altrimenti di chi varie gioie sciolte e scommesse cercasse di rimettere
> ciascuna per ciascuna al suo incastro, così ella adattando effetti a cagioni
> e cagioni ad effetti, se non di primo lancio come la geometria tanto che
> provando e riprovando le riesce talora di dar nel segno. Conviene però
> camminar con molto riguardo che la troppa fede all'esperienza non ci faccia
> travedere e n'inganni, essendo che alle volte, prima ch'ella ci mostri la
> verità manifesta dopo levati que' primi vela delle falsità più palesi, ne fa
> scorgere certe apparenze ingannevoli ch'hanno sembianza di vero e sì lo
> somigliano." '

Molto interessante, grazie. Questa citazione, tuttavia, pare confermare
l'interpretazione a): l'esperienza raggiunge i suoi obiettivi "non di
primo lancio" ma "provando e riprovando" cioe', sembrerebbe, dopo
diversi tentativi.
Purtroppo Eco dice che "provando" va inteso come "rigettando" ma non
spiega perche': sono convinto che esistano delle prove a sostegno di
tale interpretazione, ma non riesco a trovarle (e non ho il numero di
telefono di Eco per chiedergliele). Sarebbe interessante poter leggere
l'intero proemio per capire se da' qualche indizio in piu'.

ciao
Andrea

heliogabalus

unread,
Sep 27, 2004, 8:49:49 AM9/27/04
to
ciao andrea

>"Andrea Ferrero" <andr...@tixcali.it> wrote in message

>news:41546BF2...@tixcali.it...

> Sarebbe interessante poter leggere
> l'intero proemio per capire se da' qualche indizio in piu'.

credo che verrebbe a costare un po' caro, diciamo sulle cinquemila sterline:
http://www.bookbasesearch.com/servlets/server?_config_=bibliopoly&_action_=MainFrameClear&_language_=it&
( immettere nel motore di ricerca 'Magalotti' )

secondo me, se ci fermiamo a considerare la molteplicità di accezioni che
può avere il motto, come il reverendo ha osservato nel thread, lo possiamo
sganciare da qualsiasi identificazione con una sua enunciazione storica :
dante l'avrà usato in un modo, qualcun altro in un un altro

credo di aver dimostrato, con l'esempio di boccaccio, che è un'espressione
troppo generica per poter essere definitivamente incollata a un autore

ciò che conta è valutare in che modo se ne sono serviti galileo e il gruppo
dei cimentosi, e non credo ci possano essere dubbi:

' Fondata nel 1657 dal principe Leopoldo de' Medici e dal granduca
Ferdinando II de' Medici, fu la prima società a carattere scientifico
costituitasi in Europa. Ebbe come scopo primario lo sviluppo e la diffusione
della metodologia sperimentale galileiana nel campo delle scienze naturali.
L'attività dell'Accademia prevedeva una verifica rigorosamente sperimentale
dei principi della filosofia naturale, sostenuti fino ad allora in base
all'autorità di Aristotele. "Provando e riprovando" fu il motto che seppe
ben contraddistinguere l'impresa del Cimento [prova, esperienza, analisi,
saggio. Dalla pratica di provare l'oro in vaso cementato, utilizzata dagli
orafi per saggiare o purificare l'oro in una mistura a base di sali e altre
sostanze]. Le riunioni dell'Accademia si tennero in Palazzo Pitti con
periodicità discontinua per un decennio. Nel 1667 l'Accademia pose fine alla
sua attività, con la pubblicazione dei Saggi di Naturali Esperienze, in cui
vennero presentati i principali risultati conseguiti dai suoi membri. Nella
sala IX del Museo di Storia della Scienza sono oggi conservati gli strumenti
da esperienza utilizzati dagli accademici per le loro osservazioni naturali.
Nel 1801 si tentò di riportare in vita l'Accademia, inaugurando la Nuova
Accademia del Cimento nel Museo di Fisica e Storia Naturale. Furono soci
dell'Accademia V. Viviani, G.A. Borelli, F. Redi, L. Magalotti. '

qualche sentore di confutationes scolastiche?

concludo con una citazione:

' Nel suo viaggio attraverso il Paradiso, Dante è guidato da Beatrice (il
sole che per primo scaldò d'amore il suo cuore), che provando e riprovando
(cioè argomentando e dis-provando, ovvero controargomentando) gli rivela la
natura della verità. Il "provando e riprovando" di Beatrice, reinterpretato
come le "sensate esperienze" iterate e reiterate di Galileo, è una delle
espressioni più sacre e care della scienza moderna. Tre secoli dopo Dante,
saranno degli allievi ideali di Galileo a sceglierlo come motto della prima
accademia scientifica moderna, quell'Accademia del Cimento che si pose come
obiettivo di verificare con metodo rigorosamente sperimentale (provando e
riprovando) i principi della filosofia naturale. La scienza moderna nasce
dall'osservazione ripetuta, dall'esercizio, dalla verifica, dall'errore e
dalla sua correzione. La comprensione scientifica (anzi, la scienza stessa)
scaturisce sempre da un problema a cui non sa dare risposta. Per trovare
soluzione si inventano tecniche, teorie, congetture. Molte di esse non
superano il vaglio dell'esperimento, e dall'errore commesso e rilevato
nascono altre tecniche, altre teorie, altre congetture, fino a quando la
soluzione al problema appare chiara, limpida, spesso semplice ed elegante.
La ricerca della soluzione ad un problema ha finalmente partorito una teoria
generale, che spiega classi di problemi simili e fornisce tecniche generali,
belle e potenti.Lo studio delle discipline scientifiche è troppo spesso solo
studio di queste teorie generali. Impariamo l'analisi matematica a partire
dalla definizione di funzione continua e di limite, la meccanica a partire
dalle leggi fondamentali che legano forza, massa e moto, l'informatica a
partire dalla definizione di un linguaggio di programmazione. Ma così
facendo perdiamo il senso stesso della pratica di scienza, che è intessuta
di problemi, di prove, di riprove e di dis-prove. È evidente che non sarebbe
sensato ripercorrere ogni volta la strada dei nostri predecessori, ripetere
i loro tentativi falliti, riscoprire le loro tecniche. Ma l'asetticità delle
teorie generali non deve impedire di sporcarci le mani, di provare quegli
strumenti sui problemi che ci appassionano, di inventare nuove applicazioni
della teoria. La scienza entra in noi, anche oggi, solo attraverso
l'esercizio,
il confronto con quelli che hanno tentato lo stesso esercizio prima di noi,
e che forse hanno trovato una soluzione più elegante della nostra. La
scienza si conquista solo provando e riprovando. '
http://216.239.41.104/search?q=cache:GbZ9U-R4-uYJ:www.apogeonline.com/2004/libri/88-503-2145-7/ebook/prefazione.pdf+%22provando+e+riprovando%22&hl=en

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