Klaram ha detto questo martedì :
> Questo si sente anche in ligure:
>
> vegne ti ma nu le, vieni tu ma non lei; cieuva ma nu tempesta/cieuva ma
> tempesta no, poggia ma non tempesta.
>
> Credo che ci sia anche in veneto. Ciapa questo no quelo. Ti xe belo no
> bruto/ti xe belo, bruto no.
>
> Però queste forme no, nu, n' sono trasformazioni di "non". In Piemontese
> abbiamo "nen" che sta per non: umid a va bin, nen bagnà/ umid a va bin, bagnà
> no.
>
> Anche il friulano no (per non) è dovuto a un motivo di nasalizzazione della
> nasale velare in fine di parola, per cui non > no, con > co ecc.
>
Ho dimenticato di dire che a me quella traduzione suona male, perchè
le trasformazioni di "non" che conosco meglio (piemontese e ligure)
sono diverse da "no", che esiste, come si vede dagli esempi, e che si
comporta come in italiano.
Invece in friulano, veneto e forse anche in romagnolo, per un caso il
"non" è diventato "no", quindi posso capire che l'autore traduca "no
tempesta" per pura assonanza col dialetto, ma da un punto di vista
etimologico avrebbe dovuto tradurre "non tempesta", perché quel "no"
sta per "non".
Sarebbe come tradurre il milanese "el ven no" con "viene no". Quel
"no" non è il "no", che pure esiste in milanese, ma è una
trasformazione del rafforzativo nagott.
k
Tutta questa manfrina e poi magari era solo un errore di stampa. :))