Grazie in anticipo a tutti.
Ciao,
Nicola
--
Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt
difficilia (Seneca)
> Gentili tutti,
> stamane sono stato folgorato da un assillante quanto
> insolito enigma.
> Mi è stato spiegato che il termine italiano "falegname" è di origine
> medievale, e significa esattamente quello che sembra: colui che FA LEGNAME.
> Ora, il dubbio è questo: dal momento che "fa" è uno di quei monosillabi
> tonici che dànno luogo al raddoppiamento fonosintattico, perché non si dice
> "faLLegname" con due "l"?
sicuramente perché fa (dell'etimologia) è inteso in senso imperativo. Falegname è composto di fare (imperativo) e legname. Fa non è inteso come terza pesona ma come seconda persona singolare.
Quindi fa' legname e non fa il legname (terza persona) che diventerebbe come dici tu fallegname.
Ciao
ES
>Quindi fa' legname e non fa il legname (terza persona) che diventerebbe
come dici tu fallegname.
Ma anche l'imperativo fa' dovrebbe dar luogo al raddoppiamento
fonosintattico, nevvero?
>
> >Quindi fa' legname e non fa il legname (terza persona) che diventerebbe
> come dici tu fallegname.
>
> Ma anche l'imperativo fa' dovrebbe dar luogo al raddoppiamento
> fonosintattico, nevvero?
Se è come dici la mia competenza si ferma e cedo la risposa ad altri.
Ciao
ES
gia', ne rimasi un po' stupito anche io. a Roma c'e' una trattoria
che si chiama Facocchio, nei cui locali, si dice, c'era un'officina
che produceva, appunto, cocchi e carrozze. sembrerebbe che facocchio
sia stato usato fino a quando i cocchi e le carrozze erano oggetti
relativamente comuni.
>Ora, il dubbio è questo: dal momento che "fa" è uno di quei monosillabi
>tonici che dànno luogo al raddoppiamento fonosintattico, perché non si dice
>"faLLegname" con due "l"? Si confronti, per esempio, la parola "fabbisogno",
non ho una spiegazione accademica, pero' mi sembra che faLLegname sia
molto piu' faticoso da pronunciare che non falegname... magari ci
sara' sicuramente una spiegazione piu' tecnica in proposito. forse il
gruppo gn viene sentito come un secondo raddoppio di consonante e si
cerca di evitare questa fatica.
del resto pero' una parola come collezione viene correntemente
pronunciata come colleZZione... non so.
--
chi siamo? dove stiamo andando?
quanti siamo?
e soprattutto, ci entriamo in una macchina sola?
--------------------
togliere .NOSPAM per rispondermi via email
> Mi č stato spiegato che il termine italiano "falegname" č di origine
> medievale, e significa esattamente quello che sembra: colui che FA LEGNAME.
In milanese si dice "legnamee", che puo' venire italianizzato come
"legnamaio" o "legnamaro" (la prima forma non la ho mai sentita, ma su
alcune antiche carte di Milano una chiesa, ora scomparsa, e' indicata
come "S.Vittore dei Legnamari").
Curiosamente in bergamasco si dice "marengu'". Mio zio che ha fatto la
guerra in Grecia era rimasto stupito dal fatto che in greco moderno si
usa una espressione foneticamente simile.
Ho poi appreso che in veneto si dice "marengon", per cui la mia
spiegazione e' che il termine sia passato da un lato dal veneto al
bergamasco (per via della dominazione veneta "di terraferma") e
dall'altro dal veneto al greco (per via dei contatti marittimi).
Conferme o confutazioni ?
--
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: Curiosamente in bergamasco si dice "marengu'". Mio zio che ha fatto la
: guerra in Grecia era rimasto stupito dal fatto che in greco moderno si
: usa una espressione foneticamente simile.
:
: Ho poi appreso che in veneto si dice "marengon", per cui la mia
: spiegazione e' che il termine sia passato da un lato dal veneto al
: bergamasco (per via della dominazione veneta "di terraferma") e
: dall'altro dal veneto al greco (per via dei contatti marittimi).
Visto che il bergamasco (incredibile dictu) e` un dialetto veneto non vedo
problemi nella prima parte. Mi chiedo solo quale sia la direzione
del passaggio tra veneto e neogreco...
ciao, .mau.
> gia', ne rimasi un po' stupito anche io. a Roma c'e' una trattoria
> che si chiama Facocchio, nei cui locali, si dice, c'era un'officina
> che produceva, appunto, cocchi e carrozze. sembrerebbe che facocchio
Ricordo una volta quando stavo in Germania un collega romano (ora
assurto ai ranghi di Astronomo Ordinario) mi chiese se gli prestavo il
"fabuki". O almeno cosi' capii io pensando a chissa' quale oscuro
oggetto giapponese.
Lui intendeva il "fabuchi" (fa' buchi) ossia la bucatrice,
quell'accessorio per fare i buchi nei fogli per metterli nei
raccoglitori ad anelli.
> Visto che il bergamasco (incredibile dictu) e` un dialetto veneto non vedo
Questa mi giunge totalmente nuova, in contrasto sia con la carta dei
dialetti del Pellegrini, con n altri testi, e con il mio orecchio
lessical-fonetico che lo classifica senz'altro come lombardo ...
... soprattutto per l'isoglossa della u "con Umlaut" che separa il
lombardo e tutti i galloromanzi dal veneto. Non a caso quella volta che
ero in Trentino mi meravigliavo dal sentire parlare in un modo che a me
sembrava poco veneto e simile al bergamasco, e poi sulla carta del
Pellegrini ho visto che quella zona e' segnata lombarda (cfr. anche i
toponimi "Mezzolombardo" e "Mezzocorona"). E nelle note riporta che un
tempo era cosi' anche del veronese (non a caso Dante parla di Cangrande
come del "gran Lombardo").
: > Visto che il bergamasco (incredibile dictu) e` un dialetto veneto non vedo
:
: Questa mi giunge totalmente nuova, in contrasto sia con la carta dei
: dialetti del Pellegrini, con n altri testi, e con il mio orecchio
: lessical-fonetico che lo classifica senz'altro come lombardo ...
Ovviamente ha molte influenze lombarde, pero` quello che lessi una decina
d'anni fa era appunto che veniva considerato un dialetto veneto. Ovviamente
non mi ricordo dove l'ho letto :-(
ciao, .mau.
Maurizio Codogno wrote:
> Ovviamente [il dialetto bergamasco] ha molte influenze lombarde, pero` quello
> che lessi una decina
> d'anni fa era appunto che veniva considerato un dialetto veneto. Ovviamente
> non mi ricordo dove l'ho letto :-(
Uhm... non ti confondi col bresciano, vero?
Paolo
Tutto e` possibile, ma mi pare strano, perche` mi aveva colpito il fatto
che una zona *molto* vicina a Milano avesse ancora un dialetto del ceppo
veneto.
ciao, .mau.
Il dizionario etimologico Cortellazzo Zolli riporta che marangone
(cormorano) č presente nell'italiano da prima del 1871, ma che nel senso
di smergo - lat. mergu "l'uccello che si immerge" - č conosciuto sin dal
XIV secolo ed č di possibile provenienza veneta.
Quanto alla sinonimia con falegname, le barche erano e sono costruite
con il legno, e smergo viene descritto (1535, F.Berni) cosě: "uccello
simile all'anatra, abile nel nuoto, con becco lungo e piů alto che
largo, terminante ad uncino".
Parrebbe la descrizione di una gondola o di un natante di tantissimi
secoli fa.
Ciao Nicoletta
><!doctype html public "-//w3c//dtd html 4.0 transitional//en">
Vorrei pregarti di non scrivere in HTML.
Maurizio Pistone - Torino
http://www.mclink.it/personal/MG5960
mailto:pis...@mclink.it
strenua nos exercet inertia Hor.
Giovanni Drogo :
>
>
> Curiosamente in bergamasco si dice "marengu'". Mio zio che ha fatto la
> guerra in Grecia era rimasto stupito dal fatto che in greco moderno si
> usa una espressione foneticamente simile.
>
> Ho poi appreso che in veneto si dice "marengon", per cui la mia
> spiegazione e' che il termine sia passato da un lato dal veneto al
> bergamasco (per via della dominazione veneta "di terraferma") e
> dall'altro dal veneto al greco (per via dei contatti marittimi).
>
> Conferme o confutazioni ?
>
Ripeto la conferma/osservazione/questione, scusandomi dell' inspegabile HTML che
ha provocato il cartellino giallo di Maurizio Pistone; dico inspegabile perchč
il messaggio che ho spedito 5 minuti piů tardi, alle 12:45 č in formato testo,
probabilmente c'č qualcosa che non va nel Netscape che uso in ufficio, domani
vedo di sistemarlo.
Ordunque: il termine dialettale "maringň" identifica il falegname anche a Parma e
dintorni, siamo a oltre 150 chilometri da quelle valli bergamasche ove un mio
concittadino ebbe la ventura di sentirsi chiamare "terrone", e quindi sono un po'
incuriosito e chiedo se qualcuno conosce la etimologia di questo termine
dialettale.
Leggo un tentativo di spiegazione di Nicoletta Zingarelli che a mio parere non
spiega del tutto la diffusione su un'area geografica cosě vasta di questo
termine.
Qualcuno ha altre ipotesi?
Saluti. Marco Alberici.
Folgorato? Assillante? Insolito? Enigma?
> tonici che dànno luogo al raddoppiamento fonosintattico, perché non si dice
> "faLLegname" con due "l"? Si confronti, per esempio, la parola "fabbisogno",
> in cui la prima consonante della seconda radice del composto, correttamente,
> raddoppia.
Molte parole hanno preso la doppia solo recentemente, tant'è che
esistono, ad esempio, nelle due forme "fabrica" e "fabbrica" in cui la
seconda è quella attuale. Falegname ha minore "esigenza di
raddoppiamento" perché la -l- non viene normalmente appesantita quanto
la -c- o la -d- o la -b- o la -v-.
A casa = [accasa]
A voi = [avvoi]
A lei = [a lei]
--
____________________________________
Giancarlo Pillan - Ivrea - Italy
____________________________________
mmmmm... Non mi convince. Temo che sia difficile estraniarsi da sé
stessi (si noti l'accento!) e giudicare obiettivamente: essendo abituati a
pronunciare "falegname" con una "l", chiaramente ci sembra piú difficile con
due. Allo stesso modo, per me, settentrionale, fu difficile imparare a
raddoppiare la "r" nella locuzione "a Roma", ma una volta imparato, non vedo
la differenza, se non come un fatto d'abitudine.
> forse il
> gruppo gn viene sentito come un secondo raddoppio di consonante e si
> cerca di evitare questa fatica.
Ma anche in "fabbisogno" c'è il gruppo "gn". Rimango perplesso.
> del resto pero' una parola come collezione viene correntemente
> pronunciata come colleZZione... non so.
Nel nord. Altrove no, te l'assicuro. Anche io, che, da bravo bolognese,
necessito di un breve istante di meditazione per pronunciare correttamente i
nessi che abbondano di sibilanti, dopo aver studiato un po' di diZZione
pronuncio usualmente questa "z" raddoppiata.
>Ordunque: il termine dialettale "maringò" identifica il falegname anche a Parma e
>dintorni, siamo a oltre 150 chilometri da quelle valli bergamasche
Beh, questa discussione ha risolto senz'altro almeno meta` di un annoso
enigma. Per completare l'opera non resterebbe che da spiegare:
Ah, l'e` san come 'n cornal;
viva la machinetta
del giazo artificial!
Ciao.
>seconda è quella attuale. Falegname ha minore "esigenza di
>raddoppiamento" perché la -l- non viene normalmente appesantita quanto
>la -c- o la -d- o la -b- o la -v-.
>
>A casa = [accasa]
>A voi = [avvoi]
>A lei = [a lei]
Beh pero`, almeno per me, e` "sangue sudor'ellacrime".
Ciao.
a quale parola ti riferisci maringò o terrone?
ciao Nicoletta
> >seconda è quella attuale. Falegname ha minore "esigenza di
> >raddoppiamento" perché la -l- non viene normalmente appesantita quanto
> >la -c- o la -d- o la -b- o la -v-.
> >
> >A casa = [accasa]
> >A voi = [avvoi]
> >A lei = [a lei]
>
> Beh pero`, almeno per me, e` "sangue sudor'ellacrime".
Non solo a te. L'unica dizione standard è /allEi/, su questo non ci può
essere alcun dubbio. Peraltro, non capisco affatto la prima parte della
citazione da te riportata. Questo pasticcio, unito ad alcuni altri dettagli
che ho notato per tutto il corso del thread, mi dà l'impressione che forse
abbia fatto male a dare per scontato che tutti qui sapessero con sufficiente
precisione che cos'è il raddoppiamento fonosintattico e come funziona. Non è
cosí, eccettuato te (mi sembra).
Chiedo venia, vedrò di aprire presto un nuovo filoncino su questo stesso
gruppo, per fornire le necessarie spiegazioni, sperando di non risultare
pedante.
>> Beh pero`, almeno per me, e` "sangue sudor'ellacrime".
>
> Non solo a te. L'unica dizione standard è /allEi/, su questo non ci può
>essere alcun dubbio. Peraltro, non capisco affatto la prima parte della
>citazione da te riportata.
A che cosa ti riferisci? Per quanto riguarda "sangue sudor'ellacrime", l'ho
scritto cosi` per rendere, oltre al raddoppiamento fonosintattico in "e
lacrime", il legame in "sudore e" (so che ha un nome, ma non me lo ricordo
in questo momento), che io pronuncio quasi come se fosse un'unica "e"
(forse leggermente piu` lunga, ma non ne sono certo). Non sono sicuro che
l'apostrofo sia il modo piu` giusto per dare l'idea, ma non ho trovato sul
momento di meglio.
Cosi`, ho usato la frase "sangue sudor'ellacrime" perche' mi e` venuta in
mente quella, senz'altra particolare motivazione; e ho lasciato "sangue
sudore" per puro folclore. Una scelta un po' spuria, ammetto, ma non
pensavo creasse problemi.
Se invece ti riferisci alla strofa della canzone nell'altro mio messaggio,
c'entra in realta` assai poco. Si stava parlando di "marangon", e mi e`
venuta in mente una canzoncina di quella che si cantano di solito in
montagna, e la cui comprensione logica, in dettaglio, e` sempre abbastanza
problematica:
....
Par... che, inveze d'andar
a la benedizion,
l'ei nada a Porta Genova
a balar coi marangon.
Ora, sappiamo ormai che "marangon" vuol dire falegname, ma perche' mai
questa signorina se ne va a Porta Genova per ballare poprio con i falegnami
(e non, per dire, i fabbri)? E per che cosa viene precisamente punita, per
il fatto in se' di aver ballato, o per aver ballato coi falegnami? E, nel
secondo caso, perche' ballare coi falegnami dovrebbe essere piu`
disdicevole che ballare con altri artigiani, liberi professionisti o
lavoratori dipendenti?
(Segue la strofa citata, ancora meno comprensibile)
Insomma, non c'erano sotto altre demenze che queste.
>precisione che cos'è il raddoppiamento fonosintattico e come funziona. Non è
>cosí, eccettuato te (mi sembra).
Che cos'e` e come funziona, forse si`. In dettaglio quando usarla, vivendo
come te a Bologna (e NON avendo frequentato una scuola di dizione) mi
riesce un po' piu` difficile. Noto che con certe combinazioni mi viene
naturale, e mi auguro che non suonino troppo incongrue a chi mi ascolta.
Ciao.
> l'ei nada a Porta Genova
> a balar coi marangon.
mai sentita, di dove sarebbe 'sta canzone ?
> Ora, sappiamo ormai che "marangon" vuol dire falegname, ma perche' mai
> questa signorina se ne va a Porta Genova per ballare poprio con i falegnami
> (e non, per dire, i fabbri)?
Gia', perche' ? tenuto conto che vicino a dove a Milano fu aperta Porta
Genova (sui bastioni spagnoli, nell'800) sorgeva invece proprio la
Pusterla dei Fabbri (sulla cerchia dei Navigli, del '200) ?
>On Wed, 28 Jun 2000, Giovanni Zezza wrote:
>
>> l'ei nada a Porta Genova
>> a balar coi marangon.
>
>mai sentita, di dove sarebbe 'sta canzone ?
Veneta, immagino. In altra strofa si parla di "tosa". Non saprei pero`
precisare esattamente di dove nel Veneto.
Ciao.
Non mi riferivo a quella, su cui, peraltro, hai perfettamente ragione.
Per quanto riguarda l'apostrofo, è un tuo sistema personale, molto chiaro e,
direi accettabile, anche se non standard. In tali casi si suole scrivere
ambo le vocali, sapendo che chi leggerà, a meno che non scandisca bene tutte
le sillabe, se ne mangerà una.
> Se invece ti riferisci alla strofa della canzone nell'altro mio messaggio,
No, scusami. Mi riferivo ad alcune righe altrui, da te riportate, in cui
si parla della presunta minore necessità della "l" di raddoppiare. Il che,
chi non lo sapeva dovrebbe averlo già capito dall'altro mio messaggio sul
raddoppiamento fonosintattico, è una bufala colossale.
Notando questo ed altri dettagli nel corso del filone, ho ritenuto
opportuno aprire una parentesi su questo fenomeno fonetico, tutto qui.
> Che cos'e` e come funziona, forse si`. In dettaglio quando usarla, vivendo
> come te a Bologna (e NON avendo frequentato una scuola di dizione) mi
> riesce un po' piu` difficile.
Mo ve', un concittadino! Lieto di scoprirlo. Immagino erò che tu sia
nato altrove, altrimenti non useresti affatto il raddoppiamento
fonosintattico. La prima volta che ho detto "vabbène" per le strade di
Bologna, mi è stato chiesto se sono di Napoli!
> Mo ve', un concittadino! Lieto di scoprirlo. Immagino erň che tu sia
>nato altrove,
No, no, sono proprio nato a Bologna. La mia famiglia tuttavia e`, come dico
sempre, "di tradizione romagnola, con ascendenze pugliesi" (sono cresciuto
a passatelli e strascinati, proverbi e motti in romagnolo di mia madre e
qualche espressione anche piu` colorita in dialetto coratino di mia nonna).
>altrimenti non useresti affatto il raddoppiamento fonosintattico.
Non so bene come sia, e da dove esattamente mi venga, ma in qualche modo ce
l'ho nell'orecchio, sia pure con contaminazioni e incongruita` rispetto
all'italiano standard.
>La prima volta che ho detto "vabbčne" per le strade di
>Bologna, mi č stato chiesto se sono di Napoli!
Beh, non lo uso in modo rigoroso. Certamente non in tutti i casi che hai
elencato nel tuo articolo (e in particolare non diro` mai "vabbčne", ma
semmai "vabbéne", o al piu` "vabbč"). Anche perche' personalmente non mi
pongo l'obiettivo di una pronuncia standard: seguo semplicemente il mio
istinto. Neppure pero` ignoro del tutto il raddoppiamento.
Ne' sono del tutto sicuro che lo facciano i miei corregionali: in frasi
come "che te lo dico a fare?", vuoi mai che non pronuncino "chette" e
"affare"? Ecche'!, non siamo gia` ancora nel profondo nord! ;-)
Come ricordavi anche tu, poi, ci sono tantissimi segni residuali in parole
composte e frasi (il nazionale "vaffa", per dire), sicche' e` difficile non
avere qualche sentore del fenomeno.
Ho anche (e sbagliero`) l'impressione che, chi proprio non lo usa, neppure
ci faccia un gran caso, a meno che non sia accompagnato da altri segni
estranei alla koine` regionale. Cosi` forse in "vabbčne" e` avvertita piu`
regionalmente estranea la "č" che il raddoppiamento.
Ciao.
> >> l'ei nada a Porta Genova
> >> a balar coi marangon.
> >
> >mai sentita, di dove sarebbe 'sta canzone ?
>
> Veneta, immagino. In altra strofa si parla di "tosa".
"tosa" pronunciato "tusa" e' milanese per "ragazza". Porta Tosa era
anche il nome della porta poi chiamata porta Vittoria (dopo le 5
Giornate e la cacciata di Radetzki).
E non vedo perche' una citta' veneta debba avere una "porta Genova"
data la non contiguita' dei territori ...
Eh, ma non è "tusa", si canta proprio "tosa".
> E non vedo perche' una citta' veneta debba avere una "porta Genova"
> data la non contiguita' dei territori ...
Non vedo neanch'io, ma la canzone non mi sembra lombarda, e l'origine più
probabile continua a sembrarmi proprio il veneto.
Non sono comunque un esperto di dialetti. Vedi tu dove riesci a collocare
il resto dei termini. Oltre a quelli pubblicati: "Cocòn", "so Pare" per
"suo padre", "Le gà cavà".
Il resto è parzialmente italianizzato.
Ciao.
>> E non vedo perche' una citta' veneta debba avere una "porta Genova"
>> data la non contiguita' dei territori ...
Ah! e se puo` aiutare, non e` "porta Genova", in realta`, ma "porta
Zenova".
Ciao.
Quelle righe erano mie.
Vedo che hai già scritto un numero spropositato di righe per cercare di
discreditarmi per un'inezia di tal genere! Sbaglierò, ma mi sembra di
notare un atteggiamento vendicativo verso chi ha evidenziato già un buon
numero di stupidaggini TUE, ben più "colossali" di questa presunta mia.
Ora veniamo alla mia "bufala colossale".
Anche la -l- raddoppia quanto la -c-. Lo so benissimo!
Infatti ci sono /allocare e /allineare così come ci sono
/accatastare e /acconsentire. E mille altre!
Sappiamo tutti quanto ti pavoneggi della tua cultura linguistica.
Ma questo non significa che io non capisca nulla di nulla o che sia
sordo relativamente alla mia lingua.
Io ho parlato di minore "esigenza di raddoppiamento" della -l- rispetto
alla -c-. Innanzitutto ho usato le virgolette, proprio perché sono ben
conscio che il linguaggio è improprio, inoltre ho cercato di spiegare
il fatto. Intendevo che le forme "a casa" e "accasa" sono -mediamente-
indistinguibili, mentre lo sono -mediamente- di più le forme "a lei" e
"allei". Naturalmente tu sosterrai che non è vero. Tu hai la forza
della tua indubbia preparazione, ma io ho la forza della mia esperienza
e sicurezza in quanto dico. Tanto che posso tranquillamente scommetterci
i classici (ma veri!) 1000 euro. Campioniamo l'audio di 10 persone
qualsiasi mentre leggono le quattro forme appena citate. Poi facciamo
ascoltare ai dieci le 40 dizioni e facciamo mettere una crocetta sulla
corrispondente versione scritta. Scommetto che la doppia -l- sarà molto
più evidente (e riconosciuta) della doppia -c-. Se non è così vinci tu.
Dopo numerosi interventi altrui a riguardo, ci hai dato interessante
lezioncina sul raddoppiamento fonosintattico, ma hai concluso che
"falegname" rimane eccezione e che nessuno ti ha dato spiegazione.
Secondo me /falegname NON è l'eccezione ad una presunta regola in cui
il raddoppiamento sarebbe obbligatorio.
Fabrica / Fabbrica - Allinea / Alinea. Nel primo caso è evidente una
trasformazione, nel secondo caso l'influenza del francese.
La doppia forma esiste spesso. Ad esempio, proprio in uno dei tuoi
esempi: sopralluogo /sopraluogo - cosiddetto / cosidetto,
ma anche caffellatte / caffelatte... e molti altri.
Insomma, ci sono un sacco di parole in cui il raddoppiamento
non si fa sempre. E ci sono tutte le parole con la -a- privativa che
non raddoppiano mai: apolitico - areligioso - adimensionale...
Pensiamo alle due parole /asociale e /associare.
Se il raddoppiamento fosse la semplice trascrizione di una presunta
"buona dizione" basata sulle regolette fonetiche da te elencate in
dettaglio (applicate solo al centro-sud a tuo dire) allora anche
/asociale si meriterebbe una -s- in più... Ma non è così! Le due parole
si scrivono e si pronunciano in modo diverso (oltre, ovviamente, la
parte finale) perchè NASCONO in modo diverso. La -a- privativa non porta
il raddoppiamento perché, seppur VICINA alla sillaba -so- successiva NON
va detta come quella di /associare.
Alla luce di tutto questo, non vedo perché debba essere esclusa la
spiegazione sulla -l- unica di /falegname basata sulla "non necessità"
di raddoppiare.
Ho guardato sul mio dizionario dei "mestieri di Milano" ed oltre a
legnamee riporta anche la voce marengon (gia' a me nota come bergamasca,
veneta e greca, e, da questo NG, parmense) come "brianzola".
L'etimologia che da' risale da falegname a carpentiere, e da carpentiere
in genere a carpentiere navale, e da questo all'uccello pescatore, che
deriverebbe il suo nome da "(sub)mergere"
Mi pare un po' arzigogolata ...
grosso modo corrisponde con quanto riportato nel (mio) post ove citavo
il Cortellazzo-Zolli, se lo ritiene opportuno può fare un confronto,
(non dimentichi l'espressione 'mettere il legno in acqua')
saluti Nicoletta
I dialetti della Lombardia orientale sono considerati da tutti i testi che
ho letto (da profano) come lombardi (anche se in bresciano non esiste un
termine per tale aggettivo). Sono però inseriti in un sottogruppo ben
distinto da quelli western.
L'influenza veneta è innegabile, ed anche prestiti dal greco per questa via:
basti pensare a "perù" (forchetta) che deriva dal greco mediante il
veneziano "pirón".
Mi sembra plausibile che la differenziazione sia più antica. Potrebbe
benissimo risalire a quella tra Cenomani e Insubri.
Danilo