Ho incontrato un signore pugliese. Come si dice "piccolino" nel suo
dialetto? O allora conoscete forse una parolina affettuosa? Grazie.
Già tutta questa intimità? :)
> Già tutta questa intimità? :)
No, vorrei provocarla l'intimità! Con armi dolci però. Ma sono straniera.
Puoi aiutarmi? Ti ringrazio tanto.
M.
Hmmm... ma guarda che quello, poi, ti salta addosso! :)
Non so come si dica "piccolino" in pugliese, ma puoi dirglielo in
italiano, ti capirà lo stesso! :))
Qui appellativi più comuni tra innamorati sono: "caro, amore, tesoro,
tesoro mio bellissimo..."
Questo, coadiuvato da un bel vestitino e sguardi languidi, gli farà
senza dubbio capire il tuo interesse! ;)
> Ciao,
>
> Ho incontrato un signore pugliese. Come si dice "piccolino" nel suo
> dialetto?
Ma vuoi riferirti a lui o ad un suo... organo? :-)
Roger
> Ma vuoi riferirti a lui o ad un suo... organo? :-)
Risposta tipicamente maschile...
Allora ti farň una risposta tipicamente da donna: speriamo che cosě non sia!
> Hmmm... ma guarda che quello, poi, ti salta addosso! :)
Speriamo!
> Non so come si dica "piccolino" in pugliese, ma puoi dirglielo in
> italiano, ti capirà lo stesso! :))
Il punto è che gli voglio proprio dire qualcosa di dolce in pugliese.
> Qui appellativi più comuni tra innamorati sono: "caro, amore, tesoro,
> tesoro mio bellissimo..."
Mah. Io sono vissuta 14 anni con un italiano che non mi ha mai chiamata
così. Anzi, quando mi chiamava, faceva: "O!"
E ci sei rimasta 14 anni?
Allora non abbiamo ragione noi uomini a dire che molte donne amano l'uomo
dolce solo a parole, mentre poi nei fatti non se lo filano per nulla? Allora
è vero che vogliono solo chi le tratta male? :-)
Comunque scusa se può sembrare una riflessione un po' amara, e prendila come
una battuta... :-))
Ciao,
Drengot
>> Mah. Io sono vissuta 14 anni con un italiano che non mi ha mai chiamata
>> cosě. Anzi, quando mi chiamava, faceva: "O!"
> E ci sei rimasta 14 anni?
No, 22. Ci ho fatto due figli e mi ha anche lasciata...
> Allora non abbiamo ragione noi uomini a dire che molte donne amano l'uomo
> dolce solo a parole, mentre poi nei fatti non se lo filano per nulla?
> Allora č vero che vogliono solo chi le tratta male? :-)
Il prossimo che mi tratta male, glielo faccio diventare piccolo! Basta
subire. Ora voglio un uomo dolce e che mi rispetti e gli voglio anche
parlare in pugliese se mi va!
> Comunque scusa se puň sembrare una riflessione un po' amara, e prendila
> come una battuta... :-))
Insomma, non mi sembra una battuta.
> Drengot
L'hai spedito il CV in Francia. Com'č andata?
Ciao
Allora mi hai letto su qualche altro NG?
Non dirmi che siamo colleghi!?!
Ciao,
Drengot
>> L'hai spedito il CV in Francia? Com'č andata?
> Allora mi hai letto su qualche altro NG?
Ti ho corretto io il tuo CV, Gaetano. Non ti ricordi?
> Non dirmi che siamo colleghi!?!
Proprio cosě, siamo colleghi.
Lo sai tu come si dice "piccolino" in pugliese? ;-)
> Ti ho corretto io il tuo CV, Gaetano. Non ti ricordi?
>> Non dirmi che siamo colleghi!?!
> Proprio così, siamo colleghi.
> Lo sai tu come si dice "piccolino" in pugliese? ;-)
Ragazzi, mi raccomando: poi ci fate sapere i dettagli piccanti...
Epimeteo
---
"...bambina piccolina, patatina,
col naso piccolino, patatino,
tu come nelle favole
sei nata sotto un cavolo,
tra ciuffi di prezzemolo..."
(microcit.)
Ciao
Allora sei tu, la bravissima collega francese! Mi aveva sviato il tuo nick!!
Ti assicuro che sei stata eccezionale: nessuno avrebbe potuto revisionare il
CV meglio di te!
Mi fa davvero piacere incontrarti di nuovo in Iclit, e devo inoltre
complimentarmi con te anche per il tuo italiano, che è davvero perfetto:
Chapeau!!
Ormai, avendo vissuto molto in Italia, come accennavi, sei diventata una
madrelingua italiana di fatto!
Riguardo alla Francia, non ho ancora fatto questo grande salto in Internet,
anche se credo lo farò fra breve, e per ora mi sto limitando al paese del
cioccolato... :-)
Ma non andiamo oltre, altrimenti sembra una conversazione privata in un NG
pubblico... :-)
Riguardo al termine "piccolo", non posso aiutarti, perché le mie lingue e
idiomi oltre all'italiano sono il sardo e il napoletano.
Il Dizionario Logos mi dà "picciccu" per il leccese, ma sappiamo che quello
del Salento è un dialetto molto diverso dal resto della Puglia. Ci vorrebbe
un "madrelingua" delle altre province, e speriamo che intervenga.
Un grande in bocca al lupo per tutto ed a presto!
Drengot
> Ragazzi, mi raccomando: poi ci fate sapere i dettagli piccanti...
Quali particolari scusa? Mi sto innamorando di un pugliese. Mi sembra che
basti e avanzi per ora. Anche se, a pensarci bene, non so come andrà a
finire se nessuno mi suggerisce come si dice "piccolino" in pugliese. Snif!
> Allora sei tu, la bravissima collega francese! Mi aveva sviato il tuo
> nick!!
Grazie per i complimenti ma ho ancora tanto da imparare in italiano. Come tu
vedi, non so neanche come si dica "piccolino" in pugliese! Ti dà un'idea
della mia scarsità linguistica.
A parte gli scherzi, se hai bisogno di qualsiasi altra cosa, sono a
disposizione.
Saluti
Grazie mille e un grande in bocca al lupo sia per il dubbio terminologico
l'utilizzo "sentimentale" del termine! :-)
A presto,
Drengot
Errata corrige:
Scusa ancora, ma la fretta mi ha fatto "incartare" di nuovo.
Volevo dire: «...in bocca al lupo sia per il dubbio terminologico che per
l'utilizzo "sentimentale" del termine».
Ciao,
Drengot
> Volevo dire: «...in bocca al lupo sia per il dubbio terminologico che per
> l'utilizzo "sentimentale" del termine».
Credo che gli dirò qualcosa in francese alla fine. Era solo una mia
curiosità. Una richiesta fatta sul modo scherzoso. Ma, giustamente, non
interessa a nessuno dei miei problemi di cuore. Pazienza! Come non detto!
Buon proseguimento a tutti.
No, non essere così pessimista: semplicemente non ci sono in questo momento
dei pugliesi "in ascolto", ma vedrai che ben presto risponderanno.
Ciao,
Drengot
Se ti decidessi a lasciare il pugliese per un lombardo, un piemontese o
un calabrese, per esempio, non avresti problemi.
Bada che la parola che cerchi, a quanto capisco, deve funzionare
come vezzeggiativo, non solo significare "piccolo"/"piccolino".
Ciao, FB
> Se ti decidessi a lasciare il pugliese per un lombardo, un piemontese o un
> calabrese, per esempio, non avresti problemi.
Bah, che discorsi. Non posso lasciarlo se non l'ho ancora sedotto, giusto?
> Bada che la parola che cerchi, a quanto capisco, deve funzionare come
> vezzeggiativo, non solo significare "piccolo"/"piccolino".
Certo, come in francese "mon tout petit". Perché non era sottinteso?
A proposito, lui è di Brindisi.
Beh, non proprio. Se chiedi come si dica "piccolino" in milanese, direi
"piscinin", ma non puoi dire "ciao, piscinin", o "ti voglio bene,
piscinin". Magari, neanche nei dialetti pugliesi si può dire.
Ciao, FB
> Beh, non proprio. Se chiedi come si dica "piccolino" in milanese, direi
> "piscinin", ma non puoi dire "ciao, piscinin", o "ti voglio bene,
> piscinin". Magari, neanche nei dialetti pugliesi si può dire.
Lascio perdere. Sarete responsabili di un amore mai sbocciato. Disgrazia
dell'incomprensione tra i popoli!
> Beh, non proprio. Se chiedi come si dica "piccolino" in milanese, direi
> "piscinin", ma non puoi dire "ciao, piscinin", o "ti voglio bene,
> piscinin". Magari, neanche nei dialetti pugliesi si può dire.
Ciao FB
La tua osservazione mi incuriosisce: intendi dire che in milanese non esiste
l'uso dell'aggettivo "piccolo" come vezzeggiativo, che è praticamente quasi
un "universale" linguistico?
Ciao,
Drengot
Non metterei la mano sul fuoco, ma non mi pare. Voglio dire, non si può
dire "ciao, piccola", "piccolino, vieni qui". "Ciao, piscinina. Vieni
qui" penso sia un po' "A nana, vie' qua". È questo che intendi? Se no,
fammi degli esempi e provo a tradurli.
Ciao, FB
Son passato all'italiano. "Ciao, piscinina, ven chi" (grafia non
controllata).
Ciao, FB
>
> Non metterei la mano sul fuoco, ma non mi pare. Voglio dire, non si può
> dire "ciao, piccola", "piccolino, vieni qui". "Ciao, piscinina. Vieni
> qui" penso sia un po' "A nana, vie' qua". È questo che intendi? Se no,
> fammi degli esempi e provo a tradurli.
Io credo che due innamorati si possano chiamare nei modi più strani e
fantasiosi del mondo.
Ma non ho capito se tu intendi dire che questa espressione non funziona
nemmeno in italiano o se è proprio in milanese che non si può usare
"piscinin" come vezzeggiativo. "Piscinin" vuol solo dire "piccolo di
dimensioni"? Molto dipende anche da come uno lo dice (tono di voce, ecc.)
P.S.: Io e il mio zitu ci chiamiamo sempre così : "nica, nicu, nicaredda
me'", ecc. "Nicu", in siciliano, oltre a voler dire "piccolo", significa
anche "bello, grazioso".
Un amico del mio zitu chiama "nicu" anche un altro suo amico che gli sta
molto simpatico (ma non pensate male). Per esempio, dice "'Niemo tecchia
da chiddu nicu?" "Veni ca', nicu, veni ca'..." e poi quando lo vede si
strofina la testa sulla sua spalla. "Ma si tu si' nicu..." :)
> No, non essere cosě pessimista: semplicemente non ci sono in questo
> momento dei pugliesi "in ascolto", ma vedrai che ben presto risponderanno.
Se qui non ce la facciamo ad aiutarti potresti tentare su:
italia.brindisi.discussioni
Sono sicuro che per un'emergenza come quella che racconti saranno lieti di
tradurti di tutto.
Ciao.
Inviato da X-Privat.Org - Registrazione gratuita http://www.x-privat.org/join.php
> Se qui non ce la facciamo ad aiutarti potresti tentare su:
> italia.brindisi.discussioni
> Sono sicuro che per un'emergenza come quella che racconti saranno lieti di
> tradurti di tutto.
Ah ah! Sei proprio buffo, sai. Mi metti di buon umore!
Tutto sommato, č meglio se gli parlo nella mia lingua. Rischierei di
storpiare la pronuncia della parola suggerita e l'effetto che ricerco non
sarebbe mai raggiunto...
Comunque, grazie per il suggerimento e soprattutto per l'ironia che apprezzo
piů di ogni cosa.
In milanese e---chi lo sa?---magari anche nei dialetti pugliesi.
> "Piscinin" vuol solo dire "piccolo di
> dimensioni"? Molto dipende anche da come uno lo dice (tono di voce, ecc.)
Piscin => piccolo; piscinin => piccolino.
[...]
Ciao, FB
Ciao FB
Come ti dicevo, l'uso di "piccolo", "piccolino" come vezzeggiativo è una
specie di "universale del linguaggio" perché è una delle caratteristiche più
elementari e comuni praticamente ad ogni lingua. Ciò per il semplice fatto
che deriva direttamente da uno degli istinti più essenziali dell'uomo,
l'affetto verso i bambini, legato direttamente alla loro prerogativa
principale, quella di essere piccoli. Per questo motivo ogni lingua, fin dai
suoi inizi, ha sempre creato per i bambini i vezzeggiativi più disparati,
che poi vengono puntualmente estesi anche alla sfera dei rapporti tra uomo e
donna, e cioè all'altro campo istintivo principale, quello sessuale,
nonostante riguardino la sfera dei sentimenti, che ne costituisce in pratica
la sublimazione. Pensiamo, ad esempio, all'uso di "baby" nell'inglese, che
pur non essendo proprio l'aggettivo "piccolo", ha con esso una diretta
relazione semantica, per la definizione di "neonato", o, meglio ancora a
"darling", da "dear", dove il suffisso "-ling" deriva da un antico
diminutivo arcaico, per cui il significato letterale originario sarebbe
stato praticamente "carino/a", "caruccio/a", ecc...)
Per questo mi sembrava strano che in milanese non esistesse questo uso, a
meno che il valore di "piccolino" non fosse assunto dal termine "nana", che
non ho invece capito.
Ciao,
Drengot
Le tue considerazioni filosofiche sono perfette. Prima di decretare
universali di linguaggio, però, sarebbe prudente verificare i fatti.
Non quadrano. Senza andare fuori dal bacino mediterraneo, troverai
diverse parlate dove chiamare qcuno "piccolo-a" anche con tono
affezionato ritiene sempre qcosa di spregiativo. Notare anche che in
diverse lingue nelle quali è riconosciuto come espressione amorosa, lo
è solamente col possessivo 1a p. (*mon* petit, piccolina *mia*, mikró
*mou*, ecc.) Lo stesso succede in lombardo, già che se ne parla:
sebbene antiquato, "pinina mea" andrà bene, ma non "pinina/piscinina"
tout court.
Da notare che i diversi diminutivi menzionati da te non sono la stessa
cosa con l'uso della parola "piccolo". Citi l'inglese: "my little one"
è totalmente straniero (tipicamente nella bocca di stereotipici
Francesi in romanzi inglesi), mentre "little one", "half-pint" o
"shorty" detti in vena amorosa sono difficili da immaginare fuori da
qualche ipotetico idioletto di coppia.
"Curciu" in pugliese vuol dire bambino piccolo, ma ha anche un altro
significato... insomma... è meglio evitare.
Diglielo in francese, che è anche più charmant!
k
> "Curciu" in pugliese vuol dire bambino piccolo, ma ha anche un altro
>significato...
Forse a Brindisi si dirà picciriddu come da noi.
--
“il vero amore / è negli occhi dei cani vagabondi”
Federico Fiumani (Diaframma)
> Diglielo in francese, che è anche più charmant!
Vi ricordate "la famiglia Addams"? Gomez e Morticia. Lei lo fa impazzire di
desiderio quando parla francese...!
Chissà com'era nella versione francese
In "A Fish Called Wanda", Kevin Kline parla italiano---e t'ammazza dalle
risate: dice cose come "osso buco alla milanese" e roba simile che mai
t'aspetteresti in un film americano. In italiano, mi è stato detto che
parla spagnolo.
Ciao, FB
Drengot wrote:
...
Le tue considerazioni filosofiche sono perfette. Prima di decretare
universali di linguaggio, però, sarebbe prudente verificare i fatti.
Non quadrano. Senza andare fuori dal bacino mediterraneo, troverai
diverse parlate dove chiamare qcuno "piccolo-a" anche con tono
affezionato ritiene sempre qcosa di spregiativo. Notare anche che in
diverse lingue nelle quali è riconosciuto come espressione amorosa, lo
è solamente col possessivo 1a p. (*mon* petit, piccolina *mia*, mikró
*mou*, ecc.) Lo stesso succede in lombardo, già che se ne parla:
sebbene antiquato, "pinina mea" andrà bene, ma non "pinina/piscinina"
tout court.
Da notare che i diversi diminutivi menzionati da te non sono la stessa
cosa con l'uso della parola "piccolo". Citi l'inglese: "my little one"
è totalmente straniero (tipicamente nella bocca di stereotipici
Francesi in romanzi inglesi), mentre "little one", "half-pint" o
"shorty" detti in vena amorosa sono difficili da immaginare fuori da
qualche ipotetico idioletto di coppia.
Le mie non sono considerazioni filosofiche, ma constatazioni di fatto,
basate su realtà concrete. E non vedo cosa possa esserci di più concreto
degli istinti umani fondamentali (come quello parentale e quello sessuale) e
del loro rapporto con il pensiero e con il linguaggio. Questa non è per
niente filosofia, ma se mai un discorso che entra direttamente nel campo
della psicolinguistica e della linguistica antropologica.
È chiaro che i miei esempi non riproducevano letteralmente la parola
"piccolo", ma del resto io stesso ho precisato che, riferendomi a una sorta
di "universale" del linguaggio, ho citato casi che riguardavano il
***concetto*** di piccolo, perché, come ho cercato di spiegare, si tratta
secondo me di una specie di universale ***semantico***, e non certo
sintattico o morfologico.
Forse, se non è improprio, si potrebbe dire che questo discorso attiene per
certi versi a quella che Chomsky chiama la "struttura profonda" del
discorso.
Poi, ciò non toglie che dei veri linguisti o esperti più documentati in
materia possano citare anche esempi in cui ricorra direttamente la parola
"piccolo" (ad esempio, anche in francese, per l'appunto, pare che il termine
assuma tale funzione: "mon petit.", "ma petite."), e credo poi che questi
esempi non sarebbero nemmeno tanto pochi.
Qui, però, ripeto, mi riferivo al ***concetto*** universale di "piccolo"
come vezzeggiativo. E cosa c'è di più universale di un'idea direttamente
legata all'istinto di coccolare e accarezzare, o per lo meno di considerare
con tenerezza, tutto ciò che è, appunto, "piccolo", atteggiamento che deriva
a sua volta direttamente dall'istinto parentale, e che poi, come accennavo,
si è esteso direttamente anche all'altro grande istinto dell'uomo, quello
sessuale?
Spero in questo caso, di essermi spiegato un po' meglio. Poi, naturalmente,
è sempre possibile che un linguista, uno psicanalista e un antropologo
smontino in un attimo l'intero castello di carte, dicendomi che mi sono
costruito una teoria completamente sbagliata (magari anche dicendomi che ho
citato il grande Chomsky a sproposito.). Questa, comunque, era la mia
riflessione. :-)
Ciao,
Drengot
> Vi ricordate "la famiglia Addams"? Gomez e Morticia. Lei lo fa impazzire
> di desiderio quando parla francese...!
> Chissà com'era nella versione francese
Non me lo ricordo ma sicuramente gli parlava in italiano ;-)
Ho escogitato una tattica di guerra. Lo stordirò con parole francesi
sussurate in un flusso continuo e modulato e quando sarà ammorbidito,
rilassato, ubriaco di vocaboli dolci e incomprensibili, gli urlerò una
parola in tedesco! A questo punto, dovrei vincere alla grande.
> In "A Fish Called Wanda", Kevin Kline parla italiano
Anche nella versione francese.
> Ho escogitato una tattica di guerra. Lo stordirò con parole francesi
> sussurate in un flusso continuo e modulato e quando sarà ammorbidito,
> rilassato, ubriaco di vocaboli dolci e incomprensibili, gli urlerò una
> parola in tedesco! A questo punto, dovrei vincere alla grande.
Schwanstück?
> Schwanstück?
Momento! Cosa vuol dire questo? Non vorrei essere fraintesa.
P.S.: Ma mère l'oie (sussurato).
> Schwanstück?
Pezzo di cigno? :-)
Roger
--
FAQ di ICLIt:
http://www.mauriziopistone.it/testi/linguaitaliana.html
"In certi paesi i cacciatori di teste non avrebbero un compito facile."
(Stanislaw J. Lec)
> Pezzo di cigno? :-)
Chissà come si dirà in pugliese?
>> Pezzo di cigno? :-)
>
> Chissà come si dirà in pugliese?
Il fatto è che il o la Mamerluà ha citato, storpiandola, una parola
tratta dal film Frankenstein Junior che significava tutt'altra cosa.
La parola originale si riferiva, sì, ad un uccello, ma non era propriamente
il cigno.
In pugliese non so come si dice, ma in italiano...
Ti posso riportare il campionario di nomi e nomignoli citati da Roberto
Benigni in una trasmissione televisiva dei qualche tempo fa:
pisello, pisellino, pistolino, pipino, poi quando si cresce il randello, la
banana, la verga, la mazza, il cetriolo, il pesce, l'uccello, lo
sventrapapere, lo spaccapassere, il Blackedecker, il più lo butti giù e più
ritorna su...
Ciao,
> Il fatto è che il o la Mamerluà ha citato, storpiandola, una parola
> tratta dal film Frankenstein Junior che significava tutt'altra cosa.
> La parola originale si riferiva, sì, ad un uccello, ma non era
> propriamente il cigno.
Ho capito tutto:
http://www.michaela.it/frank/frank3g.htm
> In pugliese non so come si dice
Si dice "curciu", me l'ha detto la 'arla.
Grazie di cuore a tutti! Ho tutto quello che mi serve per agire ora!
> Ho capito tutto:
> http://www.michaela.it/frank/frank3g.htm
Anche in quel sito la grafia è sbagliata (Schwan significa cigno e Stück
significa pezzo)
La grafia corretta, con l'audio originale, la trovi in questo sito (19°
pezzo):
http://www.intermed.it/shuttle/box1028/
> http://www.intermed.it/shuttle/box1028/
Bellissimo! Grazie Roger e scusate tutti per questo scherzo un po'
lunghetto.
Tanti saluti
>
>http://www.intermed.it/shuttle/box1028/
E ce cazz vorrebbe dire schwanzstück!? Pezzo di coda?
> E ce cazz vorrebbe dire schwanzstück!? Pezzo di coda?
Esattamente! :-)
"Schwanz", coda, in tedesco č uno dei tanti modi di indicare il c... la m...
, insomma, l'organo genitale maschile.
Il piů comune, direi.
D'altra parte la stessa cosa succede in italiano, forse non dappertutto, ma,
ad esempio, in dialetto piemontese č comunissimo dire "la coa" (pron. cua)
con quel significato.
Scherzo
>CHiamalo picciriddu...
in brindisino più o meno è così
>
> "Drengot" <ane...@yahoo.it> ha scritto nel messaggio
> news:446df7f8$0$14779$4faf...@reader4.news.tin.it...
>
>> No, non essere così pessimista: semplicemente non ci sono in
>> questo momento dei pugliesi "in ascolto", ma vedrai che ben
>> presto risponderanno.
>
> Se qui non ce la facciamo ad aiutarti potresti tentare su:
> italia.brindisi.discussioni
> Sono sicuro che per un'emergenza come quella che racconti saranno
> lieti di tradurti di tutto.
>
> Ciao.
>
>
>
> Inviato da X-Privat.Org - Registrazione gratuita
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>
Dipende dalle località. Comunque in barese 'piccolo' come aggettivo si
dice "peccenunne", 'bambino' si dice "pecceninne". 'Il bambino', 'il
piccolo' si può anche tradurre come "u criatùre". In provincia di Bari
si usa anche molto "u meninne" ('il bambino') e "menunne" come
aggettivo, anche riferito a oggetti. Nel sud-est barese e in area
brindisina si dice invece "peccinne" o "piccinnu". Sulle altre aree non
ti so dire.
> Dipende dalle località.
Nel pugliese non appena ti sposti di cinque chilomerti (vi sono milioni di
paesi e paesini) quantomeno cambia l'accento, se non proprio il dialetto
stesso.
> Comunque in barese 'piccolo' come aggettivo si
> dice "peccenunne", 'bambino' si dice "pecceninne".
Mi permetto di correggere una vocale: in barese "cittadino" è,
rispettivamente, "picc'nunn' " e "picc'ninn' " (sulla differenza tra
l'aggettivo ed il sostantivo non ci giurerei).
> 'Il bambino', 'il
> piccolo' si può anche tradurre come "u criatùre".
Arcaico e molto più partenopeo.
> In provincia di Bari
> si usa anche molto "u meninne" ('il bambino')
Foneticamente suona tipo "u' m'ninn' " e la "m'nenn' " (femminile).
> e "menunne" come
> aggettivo, anche riferito a oggetti.
Non mi risulta.
> Nel sud-est barese e in area
> brindisina si dice invece "peccinne" o "piccinnu".
Qui invece andrebbe la "e" al posto della "i": "p'ccenn(a)"
Al maschile non saprei ... non mi viene mai rivolto :-)
> Sulle altre aree non
> ti so dire.
E io direi che ce ne sono un bel po'!
Nel Salento, ad esempio, in dialetto "corrente" (ma, se possibile, qui i
paesi si moltiplicano in modo esponenziale e vale lo stesso discorso di
sopra), si dice curciulu, o piccinnu. Però "kulusciòbba" (bambino piccolo),
"pedài" (neutro) e "redo" (maschile) è griko (basso salento).
Giusto per fare un esempio ... vedete un po' voi! :-)
Eh Puglia ..."ma pu pao, pu sirno, pu steo/ sti kkardìa panta sena vastò"!
ciao
d.
> Eh Puglia ..."ma pu pao, pu sirno, pu steo/ sti kkardìa panta sena vastò"!
Sembra greco.
Traduzione?
Ciao,
Epimeteo
--
"Le tue parole fanno male,
sono pungenti come spine,
sono taglienti come lame affilate
e messe in bocca alle bambine
possono far male, possono ferire..."
(cit.a parole)
>Sembra greco.
E' greco. Della Grecìa.
http://www.greciasalentina.org/L_Html/index.php
--
Un solista di violino può suonare i suoi concerti senza grande
conoscenza della musica anche con lode, basta che reciti bene.
Ma un bravo violinista dell'orchestra deve avere molto intendimento
nell'intera musica, nella composizione e nella diversità del carattere
per poter svolgere il suo compito. (Leopold Mozart)
> "ma pu pao, pu sirno, pu steo/ sti kkardìa panta sena vastò"!
ti orees lexis!
"...dove io vada, o fugga, o stia/ te sempre porto nel mio cuore"
ciao
a.
>>Sembra greco.
>
> E' greco. Della Grecìa.
> http://www.greciasalentina.org/L_Html/index.php
E' "griko"
http://it.wikipedia.org/wiki/Griko
E' di una bellezza!
notte
d.
> "Japige"
>
>> Dipende dalle località.
>
> Nel pugliese non appena ti sposti di cinque chilomerti (vi sono
> milioni di paesi e paesini) quantomeno cambia l'accento, se non
> proprio il dialetto stesso.
>
>> Comunque in barese 'piccolo' come aggettivo si
>> dice "peccenunne", 'bambino' si dice "pecceninne".
>
> Mi permetto di correggere una vocale: in barese "cittadino" è,
> rispettivamente, "picc'nunn' " e "picc'ninn' " (sulla differenza
> tra l'aggettivo ed il sostantivo non ci giurerei).
E io che ho detto? Io non ho usato una grafia empirica, tantomeno
fonetica perché il mezzo non ne offre la possibilità, ma la grafia
canonica, tradizionale, quella di F. S. Abbrescia, di Giovine, di tutta
la letteratura barese. La "i" dopo "p" comunque non esiste se non in
una pronuncia più o ,meno distorta o corrotta di alcuni esponenti delle
generazioni più giovani, per il resto la differenza è solo grafica.
>
>> 'Il bambino', 'il
>> piccolo' si può anche tradurre come "u criatùre".
>
> Arcaico e molto più partenopeo.
Partenopeo in particolare no, semmai comune a tutto il meridione.
Arcaico non so, il dialetto stesso è arcaico, infatti si sta via via
perdendo o comunque impoverendo e italianizzando. C'è anche gente che
dice "u vine" anziché "u mmìire" ma non è più aggiornato, semplicemente
non è dialetto, è italiano dialettizzato.
>
>> In provincia di Bari
>> si usa anche molto "u meninne" ('il bambino')
>
> Foneticamente suona tipo "u' m'ninn' " e la "m'nenn' "
> (femminile).
>
>> e "menunne" come
>> aggettivo, anche riferito a oggetti.
>
> Non mi risulta.
Eppure è così. Basta anche solo la Parabola del Figliuol Prodigo
raccolta da Melillo.
>
>> Nel sud-est barese e in area
>> brindisina si dice invece "peccinne" o "piccinnu".
>
> Qui invece andrebbe la "e" al posto della "i": "p'ccenn(a)"
> Al maschile non saprei ... non mi viene mai rivolto :-)
>
Indipendentemente da ciò che ti viene rivolto la domanda originaria
riguardava il maschile e per la metafonesi a un "piccenna" corisponde
un "piccinnu", che è infatti la forma comune in certe zone del Salento
settentrionale, ampiamente attestata.
>> Sulle altre aree non
>> ti so dire.
>
> E io direi che ce ne sono un bel po'!
> Nel Salento, ad esempio, in dialetto "corrente" (ma, se possibile,
> qui i paesi si moltiplicano in modo esponenziale e vale lo stesso
> discorso di sopra), si dice curciulu, o piccinnu. Però
> "kulusciòbba" (bambino piccolo), "pedài" (neutro) e "redo"
> (maschile) è griko (basso salento). Giusto per fare un esempio ...
> vedete un po' voi! :-)
>
Sul Salento, tranne per le zone più settentrionali, di confine, in
provicnai di Brindisi e di Taranto, non mi pronuncio affatto, perché ne
so pochissimo. D'altronde siamo già fuori dal dominio pugliese in senso
stretto, sia in senso storico e geografico che linguistico. Sarebbe
interessante sapere qualcosa di più sulla Capitanata. Se qualcuno ne sa
si faccia avanti!
>E' "griko"
>http://it.wikipedia.org/wiki/Griko
>
>E' di una bellezza!
Qui lo chiamiamo grecanico, ci sono ancora alcuni paesi in provincia
di Reggio dove si parla crrentemente. Chissà se greco-calabrese e
greco-salentino sono molto diversi? Non ho trovato molto sulla
versione calabrese, quella salentina ha un sito di riferimento che
èquello che ho riportato
>http://it.wikipedia.org/wiki/Griko
poi dicono che wikipedia non serve...
è una miniera. Provate a trovare da qualche altra parte una
descrizione del funzionamento del laser a eccimeri in italiano.
http://it.wikipedia.org/wiki/Laser_a_eccimeri
>> Mi permetto di correggere una vocale: in barese "cittadino" è,
>> rispettivamente, "picc'nunn' " e "picc'ninn' " (sulla differenza
>> tra l'aggettivo ed il sostantivo non ci giurerei).
>
> E io che ho detto? Io non ho usato una grafia empirica, tantomeno
> fonetica perché il mezzo non ne offre la possibilità, ma la grafia
> canonica, tradizionale, quella di F. S. Abbrescia, di Giovine, di tutta
> la letteratura barese.
Alzo le mani!
Fatto sta che oggetto del 3d è "Come si dice ...?" e non vedo quali problemi
ci siano a usare notazioni fonologiche (si può dire?) in usenet, sebbene non
ortodosse. Io ritengo che siano più (o almeno altrettanto) rispondenti
all'oggetto del 3d.
> La "i" dopo "p" comunque non esiste se non in
> una pronuncia più o ,meno distorta o corrotta di alcuni esponenti delle
> generazioni più giovani, per il resto la differenza è solo grafica.
Bene!
Dunque vocabolo storico il tuo, vocabolo più o meno corrente il mio.
Sarà che sono più giovane? :-))
>>> "u criatùre".
>>
>> Arcaico e molto più partenopeo.
>
> Partenopeo in particolare no, semmai comune a tutto il meridione.
Credo di non aver detto niente di differente.
> Arcaico non so, il dialetto stesso è arcaico, infatti si sta via via
> perdendo o comunque impoverendo e italianizzando. C'è anche gente che
> dice "u vine" anziché "u mmìire" ma non è più aggiornato, semplicemente
> non è dialetto, è italiano dialettizzato.
L'italiano dialetizzato e la perdita delle radici linguistiche è nostra
colpa.
In particolare nel meridione l'uso del dialetto corrisponde,
nell'immaginario collettivo, a scarsa istruzione. O almeno corrispondeva, ma
forse è ormai troppo tardi. (sigh!)
A mio parere sarebbe buon uso introdurre nella scuola media inferiore un'ora
alla settimana di studio "dei" dialetti, magari inserendolo nei programmi
del corso di educazione civica.
Per quanto mi riguarda alle elementari il mio professore (lui diceva che di
Maestro ce n'è uno solo e voleva essere chiamato professore) ci faceva fare
delle letture in dialetto, ma mi sa che sono passati troppi anni da allora
(ri-sigh!)
>>> e "menunne" come
>>> aggettivo, anche riferito a oggetti.
>>
>> Non mi risulta.
>
> Eppure è così. Basta anche solo la Parabola del Figliuol Prodigo
> raccolta da Melillo.
Sì, mi è tornato in mente ieri sera: "jè m'nunn" = "è piccolino", tipico del
nord barese (molfettese in particolare)
>>> Nel sud-est barese e in area
>>> brindisina si dice invece "peccinne" o "piccinnu".
>>
>> Qui invece andrebbe la "e" al posto della "i": "p'ccenn(a)"
>> Al maschile non saprei ... non mi viene mai rivolto :-)
>
> Indipendentemente da ciò che ti viene rivolto la domanda originaria
> riguardava il maschile e per la metafonesi a un "piccenna" corisponde
> un "piccinnu", che è infatti la forma comune in certe zone del Salento
> settentrionale, ampiamente attestata.
Certo, la mia era una battuta in questo caso.
In effetti questo genere di dialetto appartiene al sud barese e all'alto
Salento, che parte da Ostuni (a nord di Brindisi) per abbracciare parte del
tarantino e tutto il leccese.
Va inoltre sottolineato che è in uso in particolar modo in una zona in cui
convergo tre delle province pugliesi: Fasano (BR), Locortondo (BA) e Martina
Franca (TA) si portano circa cinque chilometri l'una dall'altra.
Come dico spesso io, "mi raccomando, passaporto alla mano!" :-))
> Sul Salento, tranne per le zone più settentrionali, di confine, in
> provicnai di Brindisi e di Taranto, non mi pronuncio affatto, perché ne
> so pochissimo. D'altronde siamo già fuori dal dominio pugliese in senso
> stretto, sia in senso storico e geografico che linguistico.
Per quanto riguarda il dominio storico non so quanto essere d'accordo.
Ostuni è incontrovertibilmente territorio pugliese, e la sua storia ha
diversi caratteri in comune con quella di Otranto ad esempio, pieno Salento.
Inoltre Ostuni è già Salento, come detto poc'anzi.
> Sarebbe
> interessante sapere qualcosa di più sulla Capitanata. Se qualcuno ne sa
> si faccia avanti!
Conosco poco e me ne rammarico. Ho iniziato a visitare quei luoghi un paio
di anni fa ed asclusivamente per lavoro, ripromettendomi di tornarci ed
approfondire cultura e tradizioni dal vivo, ma fino ad ora non sono ancora
riuscita a farlo.
Mi viene in mente come scusa "strade disgraziate!", ma considerando quanto
conosco ed ho girato il Salento per diletto meglio tacere ;-).
Allora, qualcuno si fa avanti?
d.
>>E' "griko"
>>http://it.wikipedia.org/wiki/Griko
> Qui lo chiamiamo grecanico, ci sono ancora alcuni paesi in provincia
> di Reggio dove si parla crrentemente. Chissà se greco-calabrese e
> greco-salentino sono molto diversi? Non ho trovato molto sulla
> versione calabrese, quella salentina ha un sito di riferimento che
> èquello che ho riportato
Sulla versione calabrese non so dirti alcunché, neanche a proposito delle
zone interessate.
Il sito sulla Grecìa Salentina da te riportato è molto ben fatto, anche se
esistono studi talmente tanto approfonditi che ritengo sia difficile trovare
on line qualcosa di compiuto.
Un'approfondimento che feci da ragazzina, i primi anni di università
(università scientifica e non umanistica, per inciso), era a proposito dei
tarantolati e dello sviluppo estremamente "personale" che fecero della
lingua.
Renato Curcio, con la sua casa editrice Sensibili alle foglie, pubblicò la
tesi di laurea che un medico leccese scrisse in proposito nel 1908. Non so
se quel libro sia ancora in circolazione. Io lo dovetti ordinare dalla
Feltrinelli, quando Feltrinelli era ancora "verde", come dico io.
Ce ne sarebbero di argomenti per i "linguisti"...
ciao
d.
>
> "Japige"
>
>>> Mi permetto di correggere una vocale: in barese "cittadino" è,
>>> rispettivamente, "picc'nunn' " e "picc'ninn' " (sulla differenza
>>> tra l'aggettivo ed il sostantivo non ci giurerei).
>>
>> E io che ho detto? Io non ho usato una grafia empirica, tantomeno
>> fonetica perché il mezzo non ne offre la possibilità, ma la
>> grafia canonica, tradizionale, quella di F. S. Abbrescia, di
>> Giovine, di tutta la letteratura barese.
>
> Alzo le mani!
> Fatto sta che oggetto del 3d è "Come si dice ...?" e non vedo
> quali problemi ci siano a usare notazioni fonologiche (si può
> dire?) in usenet, sebbene non ortodosse. Io ritengo che siano più
> (o almeno altrettanto) rispondenti all'oggetto del 3d.
Per carità, va benissimo. E' che tu mi correggevi usando una grafia più
imprecisa, per questo ho puntualizzato, non per polemizzare o criticare
la tua grafia.
>
>> La "i" dopo "p" comunque non esiste se non in
>> una pronuncia più o ,meno distorta o corrotta di alcuni esponenti
>> delle generazioni più giovani, per il resto la differenza è solo
>> grafica.
>
> Bene!
> Dunque vocabolo storico il tuo, vocabolo più o meno corrente il
> mio. Sarà che sono più giovane? :-))
>
Io sono del '72 però evito di usare e a maggior ragione di raccomandare
il dialetto delle persone della mia generazione, tantopiù di classe
borghese, che usano un dialetto più corrotto, spurio e italianizzato di
quello delle vechie generazioni, dialetto che può avere un qualche
interesse sociologico, ma poco o punto interesse nella ricostruzione
del patrimonio etnolinguistico e dialettologico italiano, poiché, se
fino ancora ad alcuni decenni fa il dialetto si impoveriva da una parte
ma si arricchiva o evolveva per altri versi, oggi subisce solo forme
molto rapide di erosione e di impoverimento, non compensate da
arricchimenti o espressioni di vitalità nuova.
Se proprio si vuole studiare il linguaggio dei giovani nelle sue
articolazioni regionali, tema sicuramente interessante, si deve fare
uno studio sui gerghi giovanili e sulle loro interazioni, nei due
sensi, con le parlate regionali tradizionali, che però, ripeto, esula
dalla dialettologia e dalla classificazione dei parlari locali italiani
e rientra appunto nel campo della sociolinguistica e dello studio delle
culture giovanili contemporanee.
Per esempio oggi i giovani di Bari e provincia dicono "sgamà" nel senso
di cogliere in fallo, sorprendere qualcuno o accorgersi di qualcosa.
Non è però un vocabolo che inserirei in un dizionario dialettale. Allo
stesso modo essi usano, parlando italiano, tantissime espressioni
gergali che derivano dal dialetto, in forma italianizzata, a volte con
parziali spostamenti di significato, come per esempio "cozzalo",
"priscio" ecc., che non sono raccomandabili nell'italiano standard,
tantomeno in quello scritto, ma che hanno un interesse
sociolinguistico.
>>>> "u criatùre".
>>>
>>> Arcaico e molto più partenopeo.
>>
>> Partenopeo in particolare no, semmai comune a tutto il meridione.
>
> Credo di non aver detto niente di differente.
>
>> Arcaico non so, il dialetto stesso è arcaico, infatti si sta via
>> via perdendo o comunque impoverendo e italianizzando. C'è anche
>> gente che dice "u vine" anziché "u mmìire" ma non è più
>> aggiornato, semplicemente non è dialetto, è italiano
>> dialettizzato.
>
> L'italiano dialetizzato e la perdita delle radici linguistiche è
> nostra colpa.
> In particolare nel meridione l'uso del dialetto corrisponde,
> nell'immaginario collettivo, a scarsa istruzione. O almeno
> corrispondeva, ma forse è ormai troppo tardi. (sigh!)
Conosco persino persone della mia generazione, in genere donne, che
scoraggiano l'apprendimento del dialetto o di espressioni dialettali
nei bambini. Purtroppo è una sensibilità tipica della borghesia delle
vecchie generazioni ma dura a morire. Occorre un risveglio di orgoglio
etnico e identitario, che ha bisogno di passare attraverso una
formulazione ideologica che faccia proprie cateogorie concettuali delle
classi colte per imporsi all'interno di esse. Bisogna cioè che il
recupero dei valori identitari legati alla cultura tradizionale si
radichi nei ceti dominanti al punto da diventare impresentabile e
socialmente squalificante la sua negazione o l'indifferenza rispetto ad
esso, capovolgendo lo schema dominante fino ad ora o fino a poco tempo
fa.
> A mio parere sarebbe buon uso introdurre nella scuola media
> inferiore un'ora alla settimana di studio "dei" dialetti, magari
> inserendolo nei programmi del corso di educazione civica.
Mi pare un'ottima idea.
> Per quanto mi riguarda alle elementari il mio professore (lui
> diceva che di Maestro ce n'è uno solo e voleva essere chiamato
> professore) ci faceva fare delle letture in dialetto, ma mi sa che
> sono passati troppi anni da allora (ri-sigh!)
E' anche molto importante però passare attraverso la famiglia. Se i
borghesi cntinuano a parlare ai figli solo in italiano e i popolani a
usare il dialetto fra di loro evitando di usarlo con i figli, nel giro
di una generazione o due il dialetto sarà scomparso. Allo stesso modo
bisogna incoraggiare i genitori a trasferire ai figli, naturalmente e
inserendolo nella conversazione quotidiana, il patrimonio di detti,
favole, aneddoti, vissuto personale e familiare che essi hanno
ereditato dai loro genitori o nonni. I genitori dei bambini di oggi
sono già di una generazione estranea a quella del mondo contadino o
tradizionale urbano (legato alla pesca, all'artigianato, al commercio
tradizionale ecc.), quindi, più che trasmettere qualcosa che hanno
vissuto, devono promuovere la comunicazione intergenerazionale, devono
farsi veicoli di nozioni e testimonianze delle generazioni a loro
precedenti.
Già, è proprio quella la zona. Amministrativamente è divisa in tre, ma
linguisticamente condivide una serie di caratteristiche, che
abbracciano anche una buona fetta del sud-est barese.
>
>> Sul Salento, tranne per le zone più settentrionali, di confine,
>> in provicnai di Brindisi e di Taranto, non mi pronuncio affatto,
>> perché ne so pochissimo. D'altronde siamo già fuori dal dominio
>> pugliese in senso stretto, sia in senso storico e geografico che
>> linguistico.
>
> Per quanto riguarda il dominio storico non so quanto essere
> d'accordo. Ostuni è incontrovertibilmente territorio pugliese, e
> la sua storia ha diversi caratteri in comune con quella di Otranto
> ad esempio, pieno Salento. Inoltre Ostuni è già Salento, come
> detto poc'anzi.
>
Questo è in generale il problema della pugliesità del Salento. Io
personalmente, se non specifico diversamente, quando parlo di "Puglia"
e di "pugliese" uso i termini nel senso ristretto, di Capitanata e
Terra di Bari. Il confine però in effetti non è facilmente
determinabile, perché nella storia si è spesso spostato e se ci sono
chiari i confini amministrativi, nel Regno di napoli, fra Terra
d'Otranto e Terra di Bari, molto più oscuro ci risulta il confine
antico fra Peucezia e Messapia o, se preferiamo, fra Apulia (cioè
Peucezia e Daunia) e Calabria, ove con Calabria si intende appunto il
Salento, non la Calabria attuale.
>> Sarebbe
>> interessante sapere qualcosa di più sulla Capitanata. Se qualcuno
>> ne sa si faccia avanti!
>
> Conosco poco e me ne rammarico. Ho iniziato a visitare quei luoghi
> un paio di anni fa ed asclusivamente per lavoro, ripromettendomi
> di tornarci ed approfondire cultura e tradizioni dal vivo, ma fino
> ad ora non sono ancora riuscita a farlo.
> Mi viene in mente come scusa "strade disgraziate!"
Neanche tanto per la verità. Le strade sono discrete e nel Tavoliere
poi sono larghe, dritte e poco trafficate. Il fatto è che i paesi del
Tavoliere (diverso i discorso per il Gargano e il Subappennino, belli
paesaggisticamente e dal punto di vista del patrimonio
storico-architettonico) spesso sono estremamente squallidi e talvolta
pericolosi, per cui non invogliano affatto alla visita, così come lo
stesso paesaggio dà una generale impressione di desolazione.
ma
> considerando quanto conosco ed ho girato il Salento per diletto
> meglio tacere ;-).
>
> Allora, qualcuno si fa avanti?
> d.
>
>
>
Spero di non essere andato fuori tema,trattando più d'altro che di
linguistica.