µ-ßien
anche "...mi sono preso di coraggio" (sembra suonare meglio)
ma se è giusta la seconda è giusta la prima no?
µ-ßien
Non ho mai sentito una di queste espressioni.
Ciao, FB
--
"Gli americani sono ignoranti per loro stessa natura"
that is "The Americans are naturally ignorant"
(Paolo Bonardi on it.cultura.linguistica - http://snipurl.com/7ryg)
> anche "...mi sono preso di coraggio" (sembra suonare meglio)
>
> ma se è giusta la seconda è giusta la prima no?
E se la prima fosse sbagliata? :-))
No, a me non sembra che questi esempi di "prendersi di qualcosa" siano
corretti (e abbiano un senso), in italiano.
Ti faccio però notare che "prendersi" entra in diverse locuzioni con le
preposizioni "a" e "in" (prendersi a male parole, prendersi a pugni,
prendersi in antipatia, prendersi a benvolere) e molto raramente con la
preposizione "di" (prendersi di petto o di mira).
In tutti questi casi, inoltre, sarebbe meglio avere un soggetto plurale
del verbo "prendersi", perché (come dice Zingarelli) si tratta di un
verbo riflessivo reciproco.
A meno che tu non volessi dire "mi sono perso di coraggio" o "d'animo",
dopo "aver preso coraggio" o "essermi fatto coraggio"...
Quanto all'invidia, uno di invidia "si rode" o "muore", ma non "si
prende". Al massimo "è preso dall'invidia".
A mio parere, naturalmente.
Ciao,
Epimeteo
Io ho trovato qualcosa cercando con Google:
"preso di coraggio":
http://www.google.it/search?hl=it&ie=UTF-8&q=%22preso+di+coraggio%22&lr=lang
_it
"preso di invidia":
http://www.google.it/search?hl=it&ie=UTF-8&q=%22preso+di+invidia%22&lr=lang_
it
"preso d'invidia":
http://www.google.it/search?hl=it&ie=UTF-8&q=%22preso+d%27invidia%22&lr=lang
_it
...ma niente di esauriente :-((
>
> Ciao, FB
> --
Ciao, µ-ßien
[CUT]
> A meno che tu non volessi dire "mi sono PERSO di coraggio" o "d'animo",
> dopo "aver PRESO coraggio" o "essermi fatto coraggio"...
Perché "mi sono PERSO di coraggio" si può dire?
>
> Quanto all'invidia, uno di invidia "si rode" o "muore", ma non "si
> prende". Al massimo "è preso dall'invidia".
E se io lo intendessi come un sentimento che "voglio" far nascere?
Cioè una cosa più lieve: tu hai un paio di scarpe "alla moda" e io voglio
andare a comprarne un paio per stare in linea con te.
In questo caso non è un sentimento forte che mi rode
>
> A mio parere, naturalmente.
:-)
>
> Ciao,
> Epimeteo
>
Ciao, µ-ßien
Io l'ho sentita dire solo in Sicilia: "Copriti che ti prendi di freddo", "Il
bambino s'è preso di paura", "Le fragole si sono prese di muffa", ecc.
È arduo dire se sia giusta o sbagliata. In base a cosa si può decidere? Le
parole prese singolarmente sono corretto italiano, la costruzione
grammaticale in sé non ha niente di intrinsecamente sbagliato. Però nella
maggior parte d'Italia questa locuzione è sconosciuta o viene percepita come
bizzarra.
Io la definirei "dialettale", che non vuol dire necessariamente che è
sbagliata ma solo che, almeno per il momento, non fa parte dell'italiano
comune.
--
Cingar
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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Suona altrettanto male.
>ma se è giusta la seconda è giusta la prima no?
Sono sbagliate entrambe.
Farsi coraggio; rodersi per/dall'invidia.
"Prendersi di (un'emozione, una sensazione)" non esiste.
Esiste, invece, "farsi prendere da (un'emozione, una sensazione)".
Si fece prendere dalla rabbia, dallo sconforto, dall'invidia, dalla
passione, dalla paura, dal dolore, dalla gioia... ma rarissimamente si
fece prendere dal coraggio: perché, invece, si fece coraggio, o si diede
coraggio. Anche se un tal curato (chi era costui?) sosteneva che, uno, il
coraggio non se lo può dare. ;))
--
Bye, Ghost of Lem Novantotto
Informazioni su it.*: http://www.news.nic.it
Archivio news: http://groups.google.com/advanced_group_search?hl=it
Linee guida della netiquette: http://www.faqs.org/rfcs/rfc1855.html
> Perché "mi sono PERSO di coraggio" si può dire?
"Si può dire" nel senso che, insieme a "perdersi d'animo", è una
locuzione comunemente usata e certificata dai vocabolari della lingua
italiana...
> > Quanto all'invidia, uno di invidia "si rode" o "muore", ma non "si
> > prende". Al massimo "è preso dall'invidia".
> E se io lo intendessi come un sentimento che "voglio" far nascere?
> Cioè una cosa più lieve: tu hai un paio di scarpe "alla moda" e io
> voglio andare a comprarne un paio per stare in linea con te.
> In questo caso non è un sentimento forte che mi rode
Va bene, non muori di invidia, ma sei preso DA una certa invidia.
A mio parere quel "di", come suggerisce anche Cingar in un altro
messaggio, può essere la forma dialettale (meridionale) della
preposizione "da", oppure quel "prendersi di" deve essere inteso nel
senso (anche questo dialettale o semplicemente di uso gergale) di
"cominciare a riempirsi di", "cominciare a soffrire di".
Ciao,
Epimeteo
> Esiste, invece, "farsi prendere da (un'emozione, una sensazione)".
> Si fece prendere dalla rabbia, dallo sconforto, dall'invidia, dalla
> passione, dalla paura, dal dolore, dalla gioia... ma rarissimamente si
> fece prendere dal coraggio
"Farsi prendere dal coraggio" è di un'ironia squisita, sconosciuta al
nostro Epimeteo.
> perché, invece, si fece coraggio, o si diede
> coraggio. Anche se un tal curato (chi era costui?) sosteneva che, uno, il
> coraggio non se lo può dare. ;))
E, involontariamente, quel curato fece un anacoluto. Un'informazione: per
caso è obbligatoria, o quasi, la virgola dopo "coraggio", che tu hai
omesso?
Ciao, FB
--
L'importante è che risplenda tu, sola primadonna e immarcescibile leggenda
del tuo pianerottolo.
(Lucangel su it.cultura.libri)
[a proposito di: "uno, il coraggio non se lo può dare"]
>E, involontariamente, quel curato fece un anacoluto.
Sull'anacoluto ho qualche dubbio: vedo un soggetto, e poi un complemento
oggetto ripetuto due volte ("coraggio" e "lo"). Ma so che è vexata
quaestio.
>Un'informazione: per
>caso è obbligatoria, o quasi, la virgola dopo "coraggio", che tu hai
>omesso?
Io volevo citare correttamente: sono andato a vedere, ma poi, nel
riportare, ho invertito "uno" e "coraggio" (in me medesmo mi volverò co'
denti):
|- Torno a dire, monsignore, - rispose dunque, - che avrò torto io... Il
|coraggio, uno non se lo può dare.
IMVHO: la virgola poteva ben esserci... ma anche no. In sintesi: boh!
> FB ha scritto:
>
> [a proposito di: "uno, il coraggio non se lo può dare"]
>>E, involontariamente, quel curato fece un anacoluto.
>
> Sull'anacoluto ho qualche dubbio
Ho scritto una sciocchezza: non è affatto un anacoluto. Dislocazione a
sinistra si chiama, no?
> Io volevo citare correttamente: sono andato a vedere, ma poi, nel
> riportare, ho invertito "uno" e "coraggio" (in me medesmo mi volverò co'
> denti):
>
>|- Torno a dire, monsignore, - rispose dunque, - che avrò torto io... Il
>|coraggio, uno non se lo può dare.
>
>
> IMVHO: la virgola poteva ben esserci... ma anche no. In sintesi: boh!
Forse a Manzoni parevano brutte due virgole, per cui ha evitato di separare
"uno" dal resto della frase. La sapeva più lunga di entrambi,
evidentemente.
> "Farsi prendere dal coraggio" è di un'ironia squisita, sconosciuta al
> nostro Epimeteo.
FB, uomo di Laramie, ricordati che l'ironia, se uno non ce l'ha, non se
la può prendere.
Ciao,
Epimeteo
--
"Inter Selezione - Marlene Brunico 9 - 0.
Arbitro signora Salvato (assistenti: signore Callegari e Volcano)"
(da Inter.it del 15 luglio 2004)