Per primo pelo a quale si fa riferimento ?
Saluti
>Per primo pelo a quale si fa riferimento ?
Immagino, alla prima volta che un uomo si rade?
--
Isa
Work like you don't need money,
Love like you've never been hurt,
And dance like no one's watching
Quindi è fuori luogo usarlo riferendosi ad una donna ?
Si potrebbe equivocare, non avendo la barba la donna.
Penso che un riferimento alla pubertà sia più verosimile.
Roger
--
rufa...@iol.it
Togliere 99 per rispondere direttamente
Roger wrote:
> "Isabella Z" <isa...@non.libero.it> ha scritto nel messaggio
> news:7mcl7tggrmkicl3n0...@4ax.com...
> > On Fri, 02 Feb 2001 12:42:38 GMT, "Francesco" <Franc...@tin.it>
> > wrote:
> >
> > >Per primo pelo a quale si fa riferimento ?
> >
> > Immagino, alla prima volta che un uomo si rade?
>
> Penso che un riferimento alla pubertà sia più verosimile.
Uffa!
Si riferisce al pelo pubico, ci vuol poco a dirlo!
P.
Mah..magari si riferisce a quello delle ascelle, chi lo sa?...
Certo, l'avevo intuito.
Ma è una forma elegante da usare in televisione ?
Equivale a dire " non è più una sbarbata ".
>> >Per primo pelo a quale si fa riferimento ?
>> Immagino, alla prima volta che un uomo si rade?
>Quindi è fuori luogo usarlo riferendosi ad una donna ?
>Si potrebbe equivocare, non avendo la barba la donna.
Io non sono certa di essere nel giusto, attendo altri e ben piu'
autorevoli interventi.
Se pero' ho indovinato, giudicando severamente direi che si', forse
riferendosi ad una signora e' un po' fuori luogo, ma quando certe
espressioni diventano proverbiali, magari... peraltro, non me la sento
di affermare senz'altro che nessuna donna ha la barba :-)
>Uffa!
>Si riferisce al pelo pubico, ci vuol poco a dirlo!
'cidenti!
Io non sarei cosi' fermamente certa, a meno che non citi una fonte
inoppugnabile :-) Mica per altro, perche' mi pare che il primo pelo
pubico sia anche l'ultimo (nel senso che spunta, cresce, e poi si
ferma li' dove la Natura comanda); mentre la peluria sul viso maschile
e' dapprima timida e accennata per poi imbaldanzire via via... e la
prima rasatura non e' forse un rito di passaggio?
> Io non sono certa di essere nel giusto, attendo altri e ben piu'
> autorevoli interventi.
> Se pero' ho indovinato, giudicando severamente direi che si', forse
> riferendosi ad una signora e' un po' fuori luogo, ma quando certe
> espressioni diventano proverbiali, magari... peraltro, non me la sento
> di affermare senz'altro che nessuna donna ha la barba :-)
> --
> Isa
Ciao. Riporto alcune frasi dove l'espressione "primo pelo" viene riferita a
donne.
Giovanni Verga "Vagabondaggio"
Vedova non la voleva, ché vi buttano ogni momento in faccia il primo marito;
giovinetta di primo pelo neppure, per non entrare subito nella
confraternita, diceva lui.
---
Giovanni Verga "Don Candeloro e C."
È vero che donna Santa non era più di primo pelo nemmeno lei, e il peccato
poteva essere vecchio anch'esso...
---
Giovanni Verga "Mastro don Gesualdo"
Le Margarone che spendevano allegramente per azzimarsi, quasi fossero ancora
di primo pelo, fecero molte compere
---
Ciao Stefano
"Isabella Z" <isa...@non.libero.it> ha scritto nel messaggio
news:t3il7t0sqka2bvq2u...@4ax.com...
> On Fri, 02 Feb 2001 13:37:02 GMT, Paolo Bonardi dall' Intersezione
> Prospettica <paolobn...@tin.it> wrote:
>
> >Uffa!
> >Si riferisce al pelo pubico, ci vuol poco a dirlo!
>
> 'cidenti!
> Io non sarei cosi' fermamente certa, a meno che non citi una fonte
> inoppugnabile :-)
Infatti.
Dal DELI:
*di primo pelo* : di ragazzo al quale comincia a spuntare la prima barba e,
in senso figurato, di persona inesperta,
1729 A. M. Salvini.
--
lu.
*Io ho quel che ho donato* G. D'Annunzio
http://web.tiscalinet.it/LucianaGrazioli
luciana wrote:
> Infatti.
> Dal DELI:
> *di primo pelo* : di ragazzo al quale comincia a spuntare la prima barba e,
> in senso figurato, di persona inesperta,
> 1729 A. M. Salvini.
Non discuto. Ma voglio sottolineare una cosa.
Accettiamo l'ipotesi -molto verosimile- che l'espressione sia nata con
riferimento alla barba dei maschi, che, nell'antichità, rivestiva un ruolo
simbolico importantissimo. Inutile sottolineare -come d'altronde già fatto da
Isabella Z- i riti che nel mondo romano gravitavano intorno alla prima peluria
che spuntava sul mento dei giovani maschi. E va bene.
Ma un'espressione passa -mantenendone la validità- da un "mondo" a un altro
solo se c'è una qualche compatibilità.
Infatti noi non diciamo, che so, "quell'uomo è di prima proboscide" alludendo
all'importanza dello sviluppo del prensile organo nella vita degli elefanti. So
che è un paragone azzardato, ma può essere significativo.
Affinché l'espressione "di primo pelo" possa transitare senza perdere efficacia
alcuna da un maschio a una femmina, ebbene ci deve essere una caratteristica,
nella femmina, che permetta che questa espressione attecchisca. E io credo che
questa caratteristica sia il fatto che una bambina -persona inesperta- non
abbia peli sul pube e che la cosa sia nota a tutti: femmine, maschi, madri,
padri eccetera. Quando una femmina sviluppa la pima peluria pubica diventa
"adulta", anche perché spesso a questo fenomeno si accompagna quello del primo
ciclo mestruale che trasforma la bambina in "signorina".
Concordo quindi sul fatto che "di primo pelo" stia a significare, in senso
figurato, "persona poco esperta" ma ritengo che il motivo per cui si dica "di
primo pelo" sia per l'uomo legato alla barba e per la donna legato al pelo
pubico.
P.
Francesco wrote:
>
> > Uffa!
> > Si riferisce al pelo pubico, ci vuol poco a dirlo!
>
> Certo, l'avevo intuito.
> Ma è una forma elegante da usare in televisione ?
Direi di no. D'altra parte la televisione degli ultimi anni non è il veicolo
più adeguato alla diffusione di espressioni fini.
E' il famoso concetto del "rovesciamento della piramide culturale" di cui amo
spesso parlare e che ti sintetizzo brevemente:
Alba Parietti (ma è solo per fare un nome conosciuto, tu puoi sostituirlo con
chiunque tu ritieni abbia le caratteristiche adatte) viene invitata a un
tocsciò perché è famosa. E comincia a parlare. E parla. E parla. E parla. Ed
esprime le sue idee, giuste o sbagliate. E si esprime con il suo linguaggio,
appropriato o non appropriato.
Ebbene, poniamo che quel tocsciò venga seguito con attenzione da due milioni
di persone con scarsi filtri intellettuali e che quei due milioni di
ascoltatori "assorbano" il parietti-pensiero.
Ora ipotizza uno scienziato di fama -uno qualsiasi- che viene invitato a un
tocsciò e in cui, con grande proprietà di linguaggio e con grande capacità
divulgativa, tratta di astronomia o fisica o medicina. I due milioni di
ascoltatori avranno "assorbito" concetti elevati espressi con proprietà.
Ebbene, oggi la televisione -ma non è il solo mezzo di comunicazione che ha
questa grandissima responsabilità- ha fatto una scelta ben precisa (nonostante
le trombonate dei dirigenti televisi pubblici o privati): quella di dare
grandissimo spazio ad Alba Parietti e pochissimo spazio allo scienziato (o
all'uomo di lettere, o al filosofo, o al grande attore di teatro, o al fine
antropologo), determinando così una cascata di banalità e volgarità mal
espresse che si abbatte scrosciando sugli ascoltatori di ogni ceto e di ogni
categoria culturale.
I quali ascoltatori subiranno due sole possibilità o scenari: se appartengono
a un ceto o classe di elevata educazione e cultura subiranno supinamente la
valanga di corbellerie e non trarranno beneficio alcuno né avranno
soddisfazione intellettuale da quel che avranno sentito; se invece
appartengono a un ceto o classe di bassa educazione o cultura subiranno
supinamente una serie di baggianate che non permetterà a loro di aggiungere
alcunché al loro bagaglio culturale il quale bagaglio non ne trarrà
miglioramento alcuno.
Nell'antichità, invece, era il contrario: la "responsabilità" della Lingua e
della di essa diffusione era (con tutti i limiti del caso, naturalmente) nelle
mani delle classi "colte" o comunque di quelle classi che, detenendo il potere
economico e sociale, detenevano anche quello culturale. La Lingua "discendeva"
dalle classi colte a quelle incolte, adattandovisi se ce ne fosse stato il
caso. Con risultati a volte esilaranti, naturalmente (pensa al "latinorum"
delle preghiere e dei canti religiosi); ma anche con risultati positivi: la
classe incolta era comunque obbligata a "stare dietro" a quanto di nuovo
veniva "subìto". E si determinava una crescita degli individui, anche degli
analfabeti.
Pensa, per esempio, al notabile del paese che leggeva e scriveva in vece dei
suoi compaesani: era la figura di riferimento -culturale ma anche sociale- per
motlissimi analfabeti che, comunque, potevano dialogare, apprendendo, da un
appartenente alle classi culturalmente superiori.
Oggi non è più così, per farla breve. E questo, secondo me, produce un ancor
maggior distacco fra classi colte e classi incolte, che non sono più
vicendevolmente permeabili a trasferimenti culturali. I colti sono rinchiusi
in se stessi (pensa solo ai poeti o ai pittori che ormai comunicano solo fra
"iniziati") e gli incolti non escono più al di fuori dei propri limiti.
P.
Sono d'accordo nella sostanza, vorrei, però, farti notare che come esempio
di banlità, volgarità ecc. hai scelto
una donna, Alba Parietti, invece lo scienziato, l'uomo di lettere, il
filosofo, il grande attore di teatro, sono al maschile.
In un filone precedente si è evidenziato come la grammatica
sia maschilista, se ci sono anche 10 donne e un solo uomo le
concordanze sono al maschile.
La lingua è antica ed i pregiudizi sono difficili da superare.
Karla
Hai capito, Paolo?
La prossima volta, come esempio di banalità, cita Pippo Baudo e, come
esempio di personalità culturali, cita "la scienziata", "la donna di
lettere", "la filosofa" e "la grande attrice di teatro".
Karla Giudt wrote:
> Sono d'accordo nella sostanza, vorrei, però, farti notare che come esempio
> di banlità, volgarità ecc. hai scelto
> una donna, Alba Parietti,
Eh, eh, eh... io non ho scritto che Alba Parietti è un esempio di volgarità...
l'hai scritto tu: ne ricavo che tu pensi che la fine e colta donna di
spettacolo sia volgare...
> invece lo scienziato, l'uomo di lettere, il
> filosofo, il grande attore di teatro, sono al maschile.
Vero: quando penso a queste figure penso sempre a un uomo. Ma non credo sia una
questione di "maschilismo" (anche se, come la stragrande maggioranaza degli
uomini, d'altronde, credo di essere maschilista); semplicemente si vedono più
uomini che donne ricoprire certe cariche. Per quanto riguarda invece il mondo
dello spettacolo, ti posso dire che è molto più facile trovare una donna in
posizioni elevate e remunerative. Devono avere un qualche segreto che non ho
ancora scoperto...
> In un filone precedente si è evidenziato come la grammatica
> sia maschilista, se ci sono anche 10 donne e un solo uomo le
> concordanze sono al maschile.
Credo che l'assunto sopra esposto sia un'idiozia. Dire che una grammatica è
maschilista mi sembra argomento da non toccare neppure.
> La lingua è antica ed i pregiudizi sono difficili da superare.
Spesso i pregiudizi sono post-giudizi ribattezzati pregiudizi... Ma poi, scusa,
a quali pregiudizi pensi? Mi chiarisci il tuo pensiero?
P.
>voglio sottolineare una cosa.
>Accettiamo l'ipotesi -molto verosimile- che l'espressione sia nata con
>riferimento alla barba dei maschi
[...]
>Ma un'espressione passa -mantenendone la validità- da un "mondo" a un
>altro solo se c'è una qualche compatibilità.
[...]
>Affinché l'espressione "di primo pelo" possa transitare senza perdere
>efficacia alcuna da un maschio a una femmina, ebbene ci deve essere una
>caratteristica, nella femmina, che permetta che questa espressione
>attecchisca. E io credo che questa caratteristica sia il fatto che una
>bambina -persona inesperta- non abbia peli sul pube
[...]
>Concordo quindi sul fatto che "di primo pelo" stia a significare, in
>senso figurato, "persona poco esperta" ma ritengo che il motivo per cui
>si dica "di primo pelo" sia per l'uomo legato alla barba e per la donna
>legato al pelo pubico.
O bella. E perché allora, per una sorta di transito all'indietro, non
anche al pelo pubico dei maschi, dato che di sicuro, in questo caso,
c'è più che una qualche compatibilità?
Ciao.
Gian Carlo
P.S. L'intersezione, suppongo fra i due primi peli, da cui scrivi,
dove si trova esattamente?
"magica" <ma.g...@bigfoot.com> ha scritto nel messaggio
news:3a7c0943...@news.libero.it...
> In <3A7AE37E...@tin.it> Paolo Bonardi scrive dall'Intersezione
> Prospettica...
>
> >voglio sottolineare una cosa.
> >Accettiamo l'ipotesi -molto verosimile- che l'espressione sia nata con
> >riferimento alla barba dei maschi
> [...]
> [...]
> >Concordo quindi sul fatto che "di primo pelo" stia a significare, in
> >senso figurato, "persona poco esperta" ma ritengo che il motivo per cui
> >si dica "di primo pelo" sia per l'uomo legato alla barba e per la donna
> >legato al pelo pubico.
>
> O bella. E perché allora, per una sorta di transito all'indietro, non
> anche al pelo pubico dei maschi, dato che di sicuro, in questo caso,
> c'è più che una qualche compatibilità?
>
> Ciao.
>
> Gian Carlo
Infatti, Gian Carlo.
Lipotesi esposta dal Bonardi è alquanto artificiosa.
L'espressione in oggetto* di primo pelo* nasce in riferimento proprio ai
riti di iniziazione maschile.
Non ci furono mai riti di iniziazione femminile, almeno nella tradizione
romana.
Anzi.
Il fatto che una ragazza diventasse biologicamente adulta era ritenuto un
pericolo: diventava fertile.
Vd. la cultura ebraica e la considerazione dell'impurità femminile,
soprattutto quando una donna era mestruata.
luciana wrote:
> Infatti, Gian Carlo.
> Lipotesi esposta dal Bonardi è alquanto artificiosa.
> L'espressione in oggetto* di primo pelo* nasce in riferimento proprio ai
> riti di iniziazione maschile.
Ma io questo l'ho scritto e sono quindi d'accordo con te. E' sufficiente
rileggere il mio messaggio e te ne renderai conto.
Io ho voluto porre l'attenzione sul fatto che, pur essendo nata come
espressione relativa alla barba dei maschi, un'espressione per potere
continuare a vivere in un 'ambito' diverso, deve attecchire grazie a
caratteristiche che ne possano permettere la transizione. Altrimenti che senso
avrebbe parlare di 'primo pelo della barba' riferendosi a una donna? Dato che
la donna (tendenzialmente, ma non è sempre così) non è dotata di baffi nè di
barba, l'espressione (secondo me) ha trovato terreno fertile nel mondo
femminile per via del fatto che anche le donne passano un periodo della vita
in cui sono 'di primo pelo'.
>
> Vd. la cultura ebraica e la considerazione dell'impurità femminile,
> soprattutto quando una donna era mestruata.
Se non ricordo male ancora adesso, nella religione greco-ortodossa è impedito
alle donne mestruate di baciare alcune icone sacre.
P.
> Altrimenti che senso
>avrebbe parlare di 'primo pelo della barba' riferendosi a una donna?
Mai sentito una donna dire "non mi rompete le palle"?
Maurizio Pistone - Torino
http://www.mauriziopistone.it
http://www.mclink.it/personal/MG5960
mailto:pis...@mclink.it
strenua nos exercet inertia Hor.
"Maurizio Pistone" <pis...@mclink.it> ha scritto nel messaggio
news:0iat7t0s123r30983...@4ax.com...
> Paolo Bonardi dall' Intersezione Prospettica <paolobn...@tin.it>
> ha scritto su it.cultura.linguistica.italiano:
>
> > Altrimenti che senso
> >avrebbe parlare di 'primo pelo della barba' riferendosi a una donna?
>
> Mai sentito una donna dire "non mi rompete le palle"?
Bravo, Maurizio.
Evviva la * par condicio*.
E trovo davvero singolare come per le donne non sia importante tanto l'avere
i diritti degli uomini, quanto essere considerate uomini.
Saluti.
--
Wilmer Ricciotti "dall'androceo"
wi...@bigfoot.com
>Lipotesi
Stressati dal grasso?
--
Bye
Vitt
> E trovo davvero singolare come
> per le donne non sia importante tanto l'avere
^^^^^^^^^^^^
Per *le* donne? Non generalizziamo, per favore.
> i diritti degli uomini, quanto essere considerate uomini.
Mai far di tutta l'erba un fascio, giovanotto!
>
> Saluti.
Senza pacca sulla spalla ;))
> --
> Wilmer Ricciotti
> "dall'androceo"
Ah! Ecco. Volevo ben dire ...!
--
Ciao,
Mariuccia®
"Mariuccia Ruta" <ruta...@telcel.net.ve> ha scritto nel messaggio
news:3a83765e...@News.CIS.DFN.DE...
> On Mon, 05 Feb 2001 16:20:19 GMT, in it.cultura.linguistica.italiano
> "Xelloss" <wi...@bigfoot.com> wrote:
>
> > E trovo davvero singolare come
> > per le donne non sia importante tanto l'avere
> ^^^^^^^^^^^^
> Per *le* donne? Non generalizziamo, per favore.
Infatti.
Ci sono Donne e donne.
>>> E trovo davvero singolare come per le donne non sia importante tanto
>>> l'avere
>> Per *le* donne? Non generalizziamo, per favore.
>Infatti.
>Ci sono Donne e donne.
Se è per quetso anche Uomini e uomini.
Ora, giusto per non far confusione, non rimane che precisare se
l'iniziale maiuscola indica la presenza o l'assenza degli accessori
(non avevo mai sentito chiamarli diritti) di cui trattavasi. E se la
stessa convenzione vale per u(U)omini e d(D)onne.
Ciao.
Gian Carlo
Accessori o... attributi?
Bisogna precisare perché c'è una differenza sostanziale, ehehehehe
> Ciao.
>
> Gian Carlo
Ciao,
"magica" <ma.g...@bigfoot.com> ha scritto nel messaggio
news:3a846702...@news.libero.it...
> In <iDOg6.24082$eQ5.5...@twister2.tin.it> "luciana" scrive...
> >Infatti.
> >Ci sono Donne e donne.
>
> Se č per quetso anche Uomini e uomini.
>
> Ora, giusto per non far confusione, non rimane che precisare se
> l'iniziale maiuscola indica la presenza o l'assenza degli accessori
> (non avevo mai sentito chiamarli diritti) di cui trattavasi. E se la
> stessa convenzione vale per u(U)omini e d(D)onne.
Giusto per non far confusione:
esistono Donne che pretendono i diritti dei maschi ( sul lavoro e nella
vita), ma non perdono le caratteristiche femminili.
Donne che hanno rifiutato gli antichi archetipi con cui venivano segregate
in casa ( madre, moglie, amante, sorella, figlia) e fuori ( strega,
puttana), Donne che sanno vivere la propria vita senza essere condizionate
dal proprio sesso.
Eppoi ci sono donne che si ritrovano negli archetipi storici, che non sanno
liberarsi alla schiavitů culturale, che rimpiangono per tutta la vita di non
aver scelto.
Quindi non si tratta di avere o no gli *attributi * maschili.
Le Donne non invidiano niente ai maschi.
Xelloss scrive:
>>>>E trovo davvero singolare come per le donne non sia importante tanto
l'avere
<<<<i diritti degli uomini, quanto essere considerate uomini.>>>>>
Questo č assurdo.
Nessuna Donna pretende di *essere* un uomo , ma pretende di * essere
trattata e considerata* come sono trattati e considerati gli uomini.
Eppoi, Gian Carlo, quante donne cambiano sesso? E quanti maschi?
Quindi, mettiamo in soffitta il caro Sigmund e la sua invidia del pene...
Mi sembra che oggi la situazione si sia ribaltata, o no?
Sono i maschi che invidiano le donne; eppoi i maschi sono o non sono in
crisi?
eh eh eh ( questo č per Roger).
>>>Ci sono Donne e donne.
>> Se è per quetso anche Uomini e uomini.
>>
>> Ora, giusto per non far confusione, non rimane che precisare se
>> l'iniziale maiuscola indica la presenza o l'assenza degli accessori...
>Accessori o... attributi?
>Bisogna precisare perché c'è una differenza sostanziale, ehehehehe
Appunto, come fra Uomini e uomini ecc.
Sai, come diceva Sigmund (mi viene in mente perché vedo che Luciana lo
cita) ciò che viene esageratamente ribadito come vero può essere
proprio ciò della cui verità emotivamente si dubita. E se sono gli
attributi a essere esageratamente citati, forse sono ancora meno che
accessori.
Ciao.
Gian Carlo
>Nessuna Donna pretende di *essere* un uomo , ma pretende di * essere
>trattata e considerata* come sono trattati e considerati gli uomini.
>Eppoi, Gian Carlo, quante donne cambiano sesso? E quanti maschi?
Beh, ma questo è tutt'altro discorso. Chi cambia sesso non lo fa per
essere "trattato" o "considerarato" dagli altri, ma per se stesso: per
essere in toto ciò che emotivamente è già
Un uomo che si "sente" uomo credo non cambierebbe mai sesso, comunque
gli altri lo trattino o considerino. E lo stesso penso valga per una
donna che si "sente" donna.
Ciao.
Gian Carlo
Paolo Bonardi dall' Intersezione Prospettica wrote:
> Francesco wrote:
>
>
>
> Direi di no. D'altra parte la televisione degli ultimi anni non č il veicolo
> piů adeguato alla diffusione di espressioni fini.
> E' il famoso concetto del "rovesciamento della piramide culturale" di cui amo
> spesso parlare e che ti sintetizzo brevemente:
> ............
> Pensa, per esempio, al notabile del paese che leggeva e scriveva in vece dei
> suoi compaesani: era la figura di riferimento -culturale ma anche sociale- per
> motlissimi analfabeti che, comunque, potevano dialogare, apprendendo, da un
> appartenente alle classi culturalmente superiori.
> Oggi non č piů cosě, per farla breve. E questo, secondo me, produce un ancor
> maggior distacco fra classi colte e classi incolte, che non sono piů
> vicendevolmente permeabili a trasferimenti culturali. I colti sono rinchiusi
> in se stessi (pensa solo ai poeti o ai pittori che ormai comunicano solo fra
> "iniziati") e gli incolti non escono piů al di fuori dei propri limiti.
>
> P.
Credo che Paolo, come molti di quelli che hanno ricevuto una buona educazione
culturale, soffrano del complesso comune ad una classe in formazione in questi
sciagurati tempi : il proletariato culturale.
Quelli, cioe', che come anche il sottoscritto non vedono affiancati alle proprie
qualita' culturali ed intellettive un riconoscimento sociale od economico
adeguato.
Di qui deriva uno snobismo di fondo contro gli esponenti del pensiero qualunquista
e "coatto" dei giorni nostri, che, ignoranti, magari, e cafoni hanno smalto
sociale ed economico.
Soffro anch' io nel pensare di dare ai miei figli valori oggi poco valutati ed
ancor meno "spendibili", e mandarli nella vita a cimentarsi in campi in cui il
valore che si pesa e' il danaro o la capacita' di sopraffare il prossimo ad ogni
costo.
Ma questa e' l' unica cosa che posso dare loro.
Ciao a tutti
Alle altre ci hanno c'è già
chi ci pensa. Ad esempio la nostra classe politica. Ad esempio le "nostre"
televisioni.
Che però almeno si preoccupano, vedo, la prima di eliminare
dalla seconda le volgarità, la seconda di eliminare dalla pubblicità ogni
riferimento che potrebbe indurre giovani personalità labili a emulare i
fidanzatini di Novi Ligure. Si sente proprio il bisogno di questi
interventi radicali.
Ciao.
Gian Carlo
--------------------------------
Inviato via http://usenet.iol.it