--
"Voglio idee per sopravvivere, e mille e mille e mille non bastano...
(Litfiba)"
Ho cercato "arrampicare" sullo Zingarelli on-line
(http://www.garzantilinguistica.it) e, con mia grande sorpresa, non
l'ho trovato!
La cosa si è chiarita quando ho trovato questo:
"arrampicarsi - v. intr. pron. [io mi arràmpico, tu ti arràmpichi
ecc.]
1 salire aggrappandosi: arrampicarsi sull'albero; il glicine si
arrampica sul muro ' arrampicarsi sui vetri, sugli specchi, (fig.)
cercare di sostenere una tesi a tutti i costi, con ragioni non
convincenti
2 (estens.) procedere in salita, spec. se con fatica: il pullman
s'arrampicava su per la collina
3 (assol. e senza particella pron.) nel linguaggio sportivo, fare
ascensioni in montagna | procedere in salita (detto di un corridore
ciclista)."
Il significato 3 ("senza particella pron[ominale]", cioè senza "si") è
appunto il nostro "arrampicare".
Insomma, "arrampicarsi" (riflessivo) significa "salire faticosamente"
e, quindi, non può assolutamente essere usato per il significato
opposto, "scendere".
Ma "arrampicare" (non riflessivo) ha solo il significato sportivo,
riferito a rocciatori o ciclisti. Il significato principale è anche
qui "ascendere" però, secondo me, potrebbe anche essere usato per la
discesa, almeno quando è chiaro che si sta parlando di arrampicate su
roccia.
Oppure... Se si inventasse il neologismo "derampicare"?
Ciao.
Marco
"Marco Cimarosti" <marco.c...@europe.com> ha scritto nel messaggio
news:1604968.02083...@posting.google.com...
> Ma "arrampicare" (non riflessivo) ha solo il significato sportivo,
> riferito a rocciatori o ciclisti. Il significato principale è anche
> qui "ascendere" però, secondo me, potrebbe anche essere usato per la
> discesa, almeno quando è chiaro che si sta parlando di arrampicate su
> roccia.
ascendere
salire. Lat. ascendere ( ad+ scando) ad+accusativo ->moto a luogo
quindi non può esistere un'asesa in discesa.
Dan. Purg. c. 11. Laggiù dimora, e quassù non ascende.
Petr. cap. 1. E così n' ascendemmo in loco aprico.
--
lu.
_Ultima Badessa Di Passaggio_
*Eri pallida, e per ciò molto più bella.
Avevi intorno agli occhi un'ombra di viole*.
G.d'Annunzio
10 febbraio 1934, Carteggio con Ether Pizzuti, Badessa.
Aggiungo:
[ 1 ] ASCENSIONE
ascendimento salíta. Filoc. lib. 7. 399. L' amirabile apparizione, e la
gloriosa ascensione vi ho mostrato. Com. Inf. c. 20. Donde vedeva l'
ascension delle stelle. Lib. Astr. E se volessi sapere l' ascensione di
qual segno vuoli, poni il cominciamento del segno sopra l' Orizzonte
orientale.
--
lu.
_Ultima Badessa Di Passaggio_
*Eri pallida, e per ciň molto piů bella.
Marco Cimarosti wrote:
>
> Gra ha scritto:
> > Secondo voi è lecito usare il verbo "arrampicare" anche per indicare una
> > discesa?
> > Mi spiego meglio: quando vado ad arrampicare normalmente salgo arrampicando
> > (su una parete rocciosa come su un albero), per cui quando ridiscendo
> > percorrendo lo stesso itinerario usato in salita, mi viene naturale dire che
> > "scendo arrampicando".
> Ma "arrampicare" (non riflessivo) ha solo il significato sportivo,
> riferito a rocciatori o ciclisti. Il significato principale è anche
> qui "ascendere" però, secondo me, potrebbe anche essere usato per la
> discesa, almeno quando è chiaro che si sta parlando di arrampicate su
> roccia.
Secondo Cortelazzo 'arrampicare' (intr. e rifl.) deriva da rampicare
con 'a' rafforzativo.
"Rampicare" intr. raro, aggrapparsi arrampicarsi, detto spec. di
animali e piante.
Ampia famiglia di voci che fa capo ad un germ. (h)rampa e (h)rampon,
con i significati di base 'uncino' e 'granchio'.
Anche secondo me può essere usato per la discesa, se la tecnica è la
stessa (altrimenti si può dire rotolare, precipitare, schiantarsi ecc. :-)))
Le piante rampicanti vanno anche verso il basso.
> Oppure... Se si inventasse il neologismo "derampicare"?
Non mi sembra necessario. :-))
> Ciao.
> Marco
Ciao
Karla
> > Oppure... Se si inventasse il neologismo "derampicare"?
Nel gergo di chi arrampica si usa, talvolta, il francesismo (ma lo è
realmente?) 'disarrampicare'. Soltanto, per quanto mi è stato dato di
ascoltare, se tale azione è circoscritta a qualche passo di 'arrampicata in
discesa' o, al massimo, per la lunghezza di una via di arrampicata sportiva.
A presto, sandro.
Sicura? ;-)
Anche un significato sociale, nel caso. E anche qui non si tratta certo di
un movimento verso il basso (non comunque nei desideri: moralmente,
magari...).
Sandra
Non lo metto in dubbio. Il verbo "ascendere" me l'hanno insegnato alle
lezioni di dottrina per la Cresima, poco prima espellermi.
Intendevo dire che, oltre al significato principale di "ascendere
aggrappandosi", il verbo "arrampicare" potrebbe avere anche quello
specialistico di "praticare l'alpinismo su roccia" (*).
In QUESTA particolare accezione, si potrebbe anche dire che un
rocciatore "arrampica giù", intendendo che torna a valle con la stessa
tecnica con cui è salito (e non, per esempio, calandosi a corda doppia
o buttandosi col deltaplano).
(*: A dire il vero, nessuno dei due dizionari on-line dà questa
precisa accezione ma, facendo un po' di alpinismo sugli specchi, la si
potrebbe estrapolare da una delle definizioni del De Mauro on-line:
"arrampicare [...] esercitarsi in una palestra di roccia".)
Ciao.
Marco
> Per quanto mi riguarda, continuerò ad usare il termine "scendere
> arrampicando", poichè è l'unica maniera per far capire agli allievi
Le lingue sono belle perché ciascuno puo' usarle a suo modo, e
riuscendo a farsi capire; e la cosa piu' bella è che qualunque scelta
faccia avrà sempre degli esperti che lo sosterranno (vedi caso del
qual è con l'apostrofo).
--
"E dove l'aria in fondo tocca il mare
lo sguardo dritto può guardare."
Sandra Zagatti wrote:
>
> > Le piante rampicanti vanno anche verso il basso.
>
> Sicura? ;-)
Si, perchè ho un centinaio di metri di Ampelopsis che ha coperto
completamente il muro di recinzione, all'interno e all'esterno, pur
essendo piantata solo all'interno. E' salita fino in cima e poi è scesa
dall'altra parte.
Ciao
karla
"Gi udt" <gi...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:3D70A544...@inwind.it...
>
>
> Sandra Zagatti wrote:
> >
> > > Le piante rampicanti vanno anche verso il basso.
> >
> > Sicura? ;-)
>
> Si,
Le piante rampicanti però non fanno testo, perché di solito hanno bisogno di
sostegni e possono essere indirizzate in ogni direzione.
--
lu.
_Ultima Badessa Di Passaggio_
*Eri pallida, e per ciò molto più bella.
Non è esatto. Quelle sono le "sarmentose". Le vere piante rampicanti si
attaccano ai muri con piccole ventose, e vanno verso l'alto e verso
l'esterno, crescendo naturalmente. La vite americana di Karla è "scesa
dall'altra parte" solo perchè... aveva finito il muro e, non essendo stata
potata, da qualche parte doveva pur andare! Esistono, è vero, piante
ricadenti o tappezzanti che seguono altre direzioni... ma appunto non si
chiamano rampicanti. ;-)
Sandra
Beh, io scrivo ancora "qual'è", ma se mi dicono di arrampicarmi è difficile
che capisca di dover scendere...
Sandra
Sandra Zagatti wrote:
>
> > Le piante rampicanti però non fanno testo, perché di solito hanno bisogno
> di
> > sostegni e possono essere indirizzate in ogni direzione.
>
> Non è esatto. Quelle sono le "sarmentose". Le vere piante rampicanti si
> attaccano ai muri con piccole ventose, e vanno verso l'alto e verso
> l'esterno, crescendo naturalmente. La vite americana di Karla è "scesa
> dall'altra parte" solo perchè... aveva finito il muro e, non essendo stata
> potata, da qualche parte doveva pur andare!
Mi sono sbagliata. Quella che tu chiami vite americana (Ampelopsis)
qui è detta vite vergine, la mia invece assomiglia a un'edera, con le
foglie più grandi e piu chiare, ed aderisce strettamente al muro. E'
comunissima, a volte ricopre intere facciate, ma non mi viene in mente
il nome. Credo sia una vera rampicante e, non potendo scegliere, va dove
la porta il muro.:-))
Karla
Sandra Zagatti wrote:
> Beh, io scrivo ancora "qual'č", ma se mi dicono di arrampicarmi č difficile
> che capisca di dover scendere...
Io scrivo qual č, e, pensandoci bene, credo che etimologicamente si
possa sostenere un 'arrampicarsi' in discesa, ma l'uso lo esclude e
l'uso, come si sa, č sovrano.
Quindi, anch'io mi arrampico, se non scivolo, sempre verso l'alto. :-))
> Sandra
Karla
E soprattutto non sanno leggere.
ciao
--
Danilo Giacomelli
--------------------------
Coloro che ultimamente rivendicano il loro retaggio celtico dimenticano di
specificare che si tratta del morbo.
--------------------------
Però non scivoli verso l'alto, vero? ;-)
Un caro saluto,
Sandra
> Mi sono sbagliata. Quella che tu chiami vite americana (Ampelopsis)
E magari ti ci fai il fragolino... ;-))
>qui è detta vite vergine, la mia invece assomiglia a un'edera, con le
>foglie più grandi e piu chiare, ed aderisce strettamente al muro. E'
>comunissima, a volte ricopre intere facciate, ma non mi viene in mente
>il nome. Credo sia una vera rampicante e, non potendo scegliere, va dove
>la porta il muro.:-))
La soluzione del dilemma, secondo me, e' in quel "rampa" che hai
citato. Rampa, ranfia, granfia e' la zampa con artiglio e
(ar)rampicare e' il modo di muoversi di coloro che hanno tali
accessori. La pianta rampicante e' tale perche' artiglia una superfice
per muoversi su di essa in qualunque direzione.
Anche quando parliamo di "rampa" (di scale o altro) pensiamo alla
salita, ma e' "rampa" anche in discesa.
--
Ciao.
Sergio®
>(*: A dire il vero, nessuno dei due dizionari on-line dà questa
>precisa accezione ma, facendo un po' di alpinismo sugli specchi, la si
>potrebbe estrapolare da una delle definizioni del De Mauro on-line:
>"arrampicare [...] esercitarsi in una palestra di roccia".)
Oso dire che, se arrampicare in discesa è un po' sforzato, lo stesso non
si può dire per "arrampicata".
Durante una arrampicata, c'è spesso qualche punto in cui si derampica.
--
Bye
Vitt
> > Quindi, anch'io mi arrampico, se non scivolo, sempre verso l'alto. :-))
>
> Però non scivoli verso l'alto, vero? ;-)
Ci sono alcune località, tra cui una nei paraggi di Roma, dove,
lasciando una bottiglia o una palla sul terreno, si ha l'impressione
che ròtolino in salita. Pare sia un'illusione ottica, dovuta alla
pendenza generale del luogo. Piu' o meno si aveva un'impressione
simile arrampicandosi sulla scala interna della torre di Pisa. Dalla
parte della pendenza si aveva l'impressione di scandere anche quando
si saliva e vice versa.
--
"Più la menzogna è vicina alla verità, più è efficace,
e la verità stessa quando la si può usare è la menzogna migliore."
Proverbio Cinese.
> Durante una arrampicata, c'è spesso qualche punto in cui si derampica.
Dipende se consideri l'intiero percorso o una serie di tratti. E' lo
stesso che dire di aver impiegato due ore da Roma a Ostia (velocità
media 30 km/ora). Durante la strada ti sarai fermato all'osteria
(Vistantanea uguale zero) e avrai coperto altri tratti a 100Km/h
--
"Sotto il sole del deserto il cammelliere fa i suoi progetti, ma li fa anche il cammello."
Proverbio Arabo.
"Marco Cimarosti" <marco.c...@europe.com> ha scritto nel messaggio
news:1604968.02083...@posting.google.com...
> Luciana ha scritto:
> > "Marco Cimarosti" <marco.c...@europe.com> ha scritto nel messaggio
> > news:1604968.02083...@posting.google.com...
> > > Ma "arrampicare" (non riflessivo) ha solo il significato sportivo,
> > > riferito a rocciatori o ciclisti. Il significato principale è anche
> > > qui "ascendere" però, secondo me, potrebbe anche essere usato per la
> > > discesa, almeno quando è chiaro che si sta parlando di arrampicate su
> > > roccia.
Dal DELI:
*arrampicare*, intr. e rifl. > SALIRE ATTACCANDOSI A QUALCHE COSA.
da *rampicare* con a rafforzativo.
Allora?
Ci arrampichiamo in discesa?
>Zagatti" <solo_h...@libero.it>, di Bra, ha scritto:
>> Però non scivoli verso l'alto, vero? ;-)
>
>Ci sono alcune località, tra cui una nei paraggi di Roma, dove,
>lasciando una bottiglia o una palla sul terreno, si ha l'impressione
>che ròtolino *** in salita. Pare sia un'illusione ottica, dovuta alla
>pendenza generale del luogo.
Avresti dovuto aggiungere forse l'avverbio "spontaneamente" dove ho
inserito i tre asterischi. Abito a circa 3 km dalla strada, fra
Ariccia e Rocca di Papa, in cui è possibile osservare l'illusione
ottica. Applicando una forza adeguata, una bottiglia o una palla
rotola anche in discesa...
Ho assistito spesso da bambino, oltre 40 anni fa, in Sila, a delle
manifestazioni sportive che si svolgevano su un tratto di strada *in
salita*. Due squadre si affrontavano facendo rotolare una forma di
cacio pecorino. Se non ricordo male, il gioco veniva chiamato "ruallo"
(rotolamento?). Il traffico automobilistico ha reso pericolosa
l'attività agonistica.
> Piu' o meno si aveva un'impressione
>simile arrampicandosi sulla scala interna della torre di Pisa.
E questa invece è una attività di gran lunga più pericolosa. Non è una
superstizione. Un mio compagno di corso scioccamente razionalista, in
regola con gli esami, all'inizio del VI anno di Medicina ha avuto
l'inopinata idea di salire sulla torre: ha impiegato altri sei anni
per superare i rimanenti esami.
Ciao,
Ferdinando
--
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> Avresti dovuto aggiungere forse l'avverbio "spontaneamente"
Verum est.
> Ho assistito spesso da bambino, oltre 40 anni fa, in Sila, a delle
> manifestazioni sportive che si svolgevano su un tratto di strada *in
> salita*. Due squadre si affrontavano facendo rotolare una forma di
> cacio pecorino. Se non ricordo male, il gioco veniva chiamato "ruallo"
Pur essendo calabrese di nascita, non ho mai visto questo gioco. A che
località della Sila ti riferisci?
> l'inopinata idea di salire sulla torre: ha impiegato altri sei anni
> per superare i rimanenti esami.
Minkia. La sapevo sta storia, ma mi risulta che comportasse
l'impossibilità di laurearsi a Pisa. Il tuo amico, anche se con
qualche anno di ritardo, ce l'ha fatta.
Molta gente che conosco ce ne ha messi di piu', di anni, senza bisogno
di torri.
> Io scrivo qual č, e, pensandoci bene, credo che etimologicamente si
> possa sostenere un 'arrampicarsi' in discesa, ma l'uso lo esclude e
> l'uso, come si sa, č sovrano.
> Quindi, anch'io mi arrampico, se non scivolo, sempre verso l'alto. :-))
spiace deluderti ma in ambito alpinistico/arrampicatorio l'uso
di "arrampicare in discesa" e` molto comune
sono andato appena andato a rivedere in velocita` un libricino
di cesare maestri, ai suoi tempi specialista del discendere in
arrampicata, non ho trovato "arrampicare in discesa" lo vedrei
implicito in:
"Fin dall'inizio sara` utile imparare a discendere, ripercorrendo
in arrampicata lo stesso percorso fatto in salita"
^^^^^^^^^^^^^^
("A scuola di roccia", C.Maestri - Ed.Vallardi 1981)
f.riccardo
>> salita*. Due squadre si affrontavano facendo rotolare una forma di
>> cacio pecorino. Se non ricordo male, il gioco veniva chiamato "ruallo"
>
>Pur essendo calabrese di nascita, non ho mai visto questo gioco. A che
>località della Sila ti riferisci?
A Colosimi, sulla strada che porta verso Bocca di Piazza. Mi pare di
aver assistito allo svolgimento di queste gare anche sulla statale da
Soveria Mannelli al Bivio dei Coraci. Le regole del gioco non le
ricordo.
>> l'inopinata idea di salire sulla torre:
>
>Minkia. La sapevo sta storia, ma mi risulta che comportasse
>l'impossibilità di laurearsi a Pisa. Il tuo amico, anche se con
>qualche anno di ritardo, ce l'ha fatta.
L'esame della serie storica suggeriva un rapporto direttamente
proporzionale fra l'altezza raggiunta e gli anni di fuoricorso: un un
anno per ogni grado. Ovviamente se si lasciava Pisa la maledizione
veniva interrotta.
> A Colosimi, sulla strada che porta verso Bocca di Piazza. Mi pare di
> aver assistito allo svolgimento di queste gare anche sulla statale da
> Soveria Mannelli al Bivio dei Coraci. Le regole del gioco non le
> ricordo.
Effettivamente non conosco quella zona. Ricordo solo che Colosimi era
sul percorso della vecchia gloriosa Calabro-Lucane, e anche Soveria
Mannelli. Attualmente resta attiva, per i pendolari, la tratta
Catanzaro-Soveria con il prolungamento per Catanzaro Lido, con la
celebre cremagliera per superare la ripida salita.Non so(ma credo di
sì) se sia funzionante la tratta fino a S.Giovanni in Fiore.
> L'esame della serie storica suggeriva un rapporto direttamente
> proporzionale fra l'altezza raggiunta e gli anni di fuoricorso: un un
> anno per ogni grado. Ovviamente se si lasciava Pisa la maledizione
Io conoscevo una versione più terrificante: bastava metterci piede per
non laurearsi piu' a Pisa. Naturalmente si potevano continuare altrove
e con profitto gli studi colà avviati.
>> Ho assistito spesso da bambino, oltre 40 anni fa, in Sila, a delle
>> manifestazioni sportive che si svolgevano su un tratto di strada *in
>> salita*. Due squadre si affrontavano facendo rotolare una forma di
>> cacio pecorino. Se non ricordo male, il gioco veniva chiamato "ruallo"
>
>Pur essendo calabrese di nascita, non ho mai visto questo gioco. A che
>località della Sila ti riferisci?
E' un gioco diffuso un po' dappertutto in Italia. Viene descritto nel
sito http://web.tiscali.it/umbriaverde/gioco_formaggio.htm in cui si
dice:
Per chi non lo conoscesse, il gioco si svolge in questo modo: i
concorrenti devono lanciare la forma di formaggio il più lontano
possibile, senza farlo sconfinare dal percorso stabilito. I primi
campioni di questa discplina furono etruschi: su un affresco della
"tomba dell'Olimpiade" di Tarquinia si scorge un lanciatore nella
posizione tipica del lancio. E da allora la tradizione è stata
tramandata e modificata via via: il formaggio è stato sostituito dal
ruzzolone, il classico attrezzo in legno che viene lanciato con una
robusta fettuccia di canapa. Negli ultimi anni, però, la tradizione è
tornata quella di un tempo e il formaggio ha avuto la meglio sul
ruzzolone. L'Umbria non è la sola regione ad aver ereditato questa
tradizione, perché il lancio del formaggio si pratica in altre zone
d'Italia, dall'Emilia Romagna fino alla Calabria.
Ciao
Alex (5630)
> La soluzione del dilemma, secondo me, e' in quel "rampa" che hai
> citato. Rampa, ranfia, granfia e' la zampa con artiglio e
> Anche quando parliamo di "rampa" (di scale o altro) pensiamo alla
> salita, ma e' "rampa" anche in discesa.
Infatti io stavo pensando alla rampa (anche quella non di scale, intendo
a una discesa o salita "liscia" senza gradini come quelle per le sedie a
rotelle) e all'inglese "ramp" che indica qualsiasi cosa che sale o
scende in maniera graduale (p.es. una tavola di colore).
D'altra parte all'uso di "arrampicare in discesa" (che la rampa
confermerebbe) mi contrasta il vecchio detto milanese "l'acqua la
rampEga minga"
--
----------------------------------------------------------------------
nos...@ifctr.mi.cnr.it is a newsreading account used by more persons to
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> campioni di questa discplina furono etruschi: su un affresco della
> "tomba dell'Olimpiade" di Tarquinia si scorge un lanciatore nella
> posizione tipica del lancio.
Naaah... il caciobolo di Fidia :-)
Giuro che mi state svelando un mondo che finora mi era completamente
sconosciuto. Il mondo del formaggio agonistico.
> tramandata e modificata via via: il formaggio è stato sostituito dal
> ruzzolone, il classico attrezzo in legno che viene lanciato con una
> robusta fettuccia di canapa. Negli ultimi anni, però, la tradizione è
> tornata quella di un tempo e il formaggio ha avuto la meglio sul
> ruzzolone.
Ecco, torniamo alle origini. Ma poi alla fine il formaggio viene
mangiato o viene conservato come il pallone delle finali?
>'Umbria non è la sola regione ad aver ereditato questa
> tradizione, perché il lancio del formaggio si pratica in altre zone
> d'Italia, dall'Emilia Romagna fino alla Calabria.
Bello. le squadre, prima dell'incontro, si mettono in posa per la
fotografia facendo, ovviamente: "CHEESE"
> Ciao
> Alex (5630)
Ciao
--
"Lancia il tuo cuore davanti a te, e corri a raggiungerlo."
Proverbio Arabo.
>L'Umbria non è la sola regione ad aver ereditato questa
>tradizione, perché il lancio del formaggio si pratica in altre zone
>d'Italia, dall'Emilia Romagna fino alla Calabria.
Aggiungi pure il comune di Novara di Sicilia.
--
Ciao.
Sergio®
>D'altra parte all'uso di "arrampicare in discesa" (che la rampa
>confermerebbe) mi contrasta il vecchio detto milanese "l'acqua la
>rampEga minga"
Difatti l'acqua non ha... artigli! ;-))
--
Ciao.
SergioŽ
> Aggiungi pure il comune di Novara di Sicilia.
Vogliamo fare un censimento delle località dove questo gioco è
diffuso? Chi ne conosce?
Scusa, neh, ma giocare con il significato letterale dei termini, alla
lunga, può diventare noioso. Ieri sei stata divertente "spiegandoci"
il significato di "ascensione". Ma, se insisti, ci condanni allo
sbadiglio.
Se ragioniassimo in questo modo, concluderemmo che è sbagliata anche
l'espressione "salire sul métro", poiché il pavimento dei vagoni è
allo stesso livello della banchina. Per non parlare poi di "salire in
barca", detto di una barchetta a remi attraccata a un molo...
Il fatto che il verbo "arrampicarsi" significhi "salire" non dimostra
che "arrampicare" -- inteso come termine tecnico dell'alpinismo --
debba sempre significare la stessa cosa.
Cerchiamo dunque di capire il significato di questa accezione
specialistica, consultando <http://www.demauroparavia.it/>:
«arrampicare [...] v.intr. [...] TS sport - 1 in alpinismo, compiere
un'ascensione o anche esercitarsi in una palestra di roccia: a. sulle
Dolomiti [...]»
Dunque,
"arrampicare" (nell'alpinismo) = "compiere un'ascensione"
Ma che cosa significa "ascensione"? (Sempre come termine alpinistico,
naturalmente, ché il significato di tutti i giorni lo sanno anche le
rocce):
«ascensione [...] s.f. [...] 4 TS sport, nell'alpinismo scalata»
Perciò,
"arrampicare" (nell'alpinismo) = "compiere una scalata".
E cioè?
«scalata [...] s.f. [...] 2 CO TS sport, ascensione alpinistica per
raggiungere la vetta di una montagna o la cima di una via di roccia:
s. del Monte Bianco | itinerario di arrampicata, spec. su roccia: s.
difficile [...]»
La prima definizione (mannaggia!) fa nuovamente riferimento ad
"ascensione", il termine precedente nella nostra catena perciò, se
presa alla lettera, ci manderebbe in loop (Oh, scusi badessa!
Intendevo dire: "ciclo di operazioni che non può terminare").
Il seguito della definizione è però istruttivo: "raggiungere la
*vetta* di una montagna o la *cima* di una via di roccia".
Pare proprio che, anche come termini tecnici dell'alpinismo,
"arrampicare" e "ascensione" significhino proprio "salire", "salita":
"arrampicare" (nell'alpinismo) = "raggiungere la vetta, la cima".
La definizione è però un po' vaga: anch'io sono arrivato tante volte
in cima a una montagna ma non per questo sono uno scalatore. Infatti,
ci sono arrivato passeggiando per un comodo sentiero o, addirittura,
prendendo la funivia. Pare che, saltando da una definizione all'altra,
abbiamo perso per strada la specificità del termine. Evidentemente,
anche nelle definizioni da dizionario è presente una certa entropia.
Passiamo dunque alla seconda definizione, "itinerario di arrampicata".
Lascerei stare "itinerario", che mi pare proprio avere qui il suo
significato ordinario; concentriamoci allora su "arrampicata" (che,
fra l'altro, deriva proprio dal verbo di cui stiamo parlando):
«arrampicata [...] s.f. [...] 2a TS sport, in alpinismo, progressione
verticale su roccia o su ghiaccio in cui sia indispensabile l'uso
delle mani | l'insieme delle tecniche che permettono tale
progressione: manuale di a. | CO scalata [...]»
Abbiamo tre definizioni. Lasciamo perdere la terza, "scalata", perché
ci manderebbe nuovamente in loop, e anche la seconda, perché significa
l'arte stessa dell'arrampicata alpinistica, cosa che non ci riguarda.
La prima definizione, "progressione verticale", contiene un termine
specifico dell'alpinismo:
«progressione [...] s.f. [...] 5b TS sport, nell'alpinismo,
avanzamento su terreni di varia natura e diverse pendenze, spec. in
arrampicata libera e artificiale su roccia, neve o ghiaccio»
Dunque,
"arrampicare" (nell'alpinismo) = "avanzare su terreno verticale di
roccia o di ghiaccio, usando (anche) le mani".
Rimanendo attaccati con le mani a una parete, ci si può spostare verso
l'alto, in orizzontale e, vivaddio, anche verso il basso!
> Allora?
> Ci arrampichiamo in discesa?
Così parrebbe, almeno da un punto di vista meramente logico.
Però, come già altri hanno detto, la lingua raramente segue i sentieri
della logica: se una certa espressione si dice o non si dice lo decide
l'uso. Ovvero, se si dice si dice, se non si dice non si dice...
In generale, "arrampicarsi giù" sicuramente non si dice. Sospetto che
non si dica per il semplice fatto che non si fa: se mi arrampico sulla
libreria per prendere un volume che sta in alto, per tornare sul
divano non ho bisogno di "arrampicarmi giù": faccio un bel salto.
Per quanto riguarda invece il linguaggio specialistico dell'alpinismo,
secondo me conta l'uso di chi questo linguaggio lo adopera
abitualmente:
<news:it.sport.montagna>
Ciao.
Marco
La zia Rosetta ha risolto il problema quindici anni fa. "No, eh! Alla
mia eta' com'e' che fo mi a srampega' gio' li?" E se non c'e'
"srampicare" nello Zanichelli, peggio per lui.
father mckenzie wrote:
>
> C'è una ragione perché sono tornato in questo newsgroup, qui e non
> invece a Canelli, a Barbaresco o in Alba.
Non so se hai fatto bene. Il prossimo fine settimana, da quelle parti,
c'è la festa del barolo. :-))
E' stato perché Sergio
> <sergio_...@tin.it>, di Bra, ha scritto:
di Bra?
Karla
>Effettivamente non conosco quella zona. Ricordo solo che Colosimi era
>sul percorso della vecchia gloriosa Calabro-Lucane, e anche Soveria
>Mannelli. Attualmente resta attiva, per i pendolari, la tratta
>Catanzaro-Soveria con il prolungamento per Catanzaro Lido, con la
>celebre cremagliera per superare la ripida salita.Non so(ma credo di
>sě) se sia funzionante la tratta fino a S.Giovanni in Fiore.
E` funzionante sicuramente anche nella tratta Soveria-Cosenza e nella
Sila Grande. Anzi, di sabato Camigliatello e Silvana Mansio sono
collegati addirittura da un treno a vapore (normalmente i trenini delle
Calabro-Lucane sono piccole "littorine").
>Giuro che mi state svelando un mondo che finora mi era completamente
>sconosciuto. Il mondo del formaggio agonistico. [SNIP]
Ho chiesto informazioni a un amico di Soveria Mannelli. Il gioco veniva
chiamato in dialetto "Ruazzula" (ruzzola) o "Casu" (cacio, formaggio).
Era un gioco di squadra. I giocatori, divisi in squadre di eguale
numero, si alternavano cercando di lanciare il più lontano possibile la
forma di formaggio, ma senza farla uscire dal percorso stabilito. I
giocatori lanciavano il formaggio dal punto preciso in cui era arrivato
col tiro del precedente compagno di squadra (una specie di staffetta in
cui il cacio fungeva da testimone). La squadra che terminava il percorso
col minor numero di colpi, vinceva il premio consistente nella forma di
cacio utilizzata per il gioco.
> Ma poi alla fine il formaggio viene
>mangiato o viene conservato come il pallone delle finali?
Il formaggio veniva preparato appositamente per il gioco: veniva
stagionato a lungo per resistere meglio agli urti, ma era commestibile.
Per lo meno a Soveria, ciascun giocatore della squadra vincitrice poteva
portare a casa la propria parte; ma il più delle volte veniva consumato
da tutti i giocatori, anche da quelli delle squadre sconfitte, in un
simposio. Lungo il percorso c'erano dei punti particolarmente difficili
(le strade in montagna sono ricche di curve e delimitate da alberi): gli
spettatori più giovani o quelli più irriverenti avevano l'abitudine di
appostarsi lì vicino sperando che il formaggio si spaccasse contro un
albero. In quel caso la ruzzola diventava infatti proprietà degli
spettatori.
Sembra che nel XVII secolo un ecclesiastico di Scigliano, tale Angotti,
avesse scritto un poema in dialetto per celebrare il gioco della
ruzzola. Il territorio di Scigliano era allora molto vasto, comprendendo
i territori degli attuali comuni di Scigliano, Pedivigliano, Panettieri,
Colosimi, Bianchi, Soveria Mannelli e la frazione Castagna di Carlopoli.
In quello stesso secolo quello sport aveva un altro illustre
appassionato:
SAGREDO Questo primo depende da un altro; il quale è, onde avvenga che,
tirando la ruzzola con lo spago, assai piú lontano ed in conseguenza con
maggior forza va, che tirata con la semplice mano.
SIMPLICIO Aristotile ancora fa non so che problemi intorno a questi
proietti.
SALVIATI Si, e molto ingegnosi, ed in particolare quello onde avvenga
che le ruzzole tonde vanno meglio che le quadre.
SAGREDO E di questo, signor Simplicio, non vi darebbe l'animo di sapere
la ragione, senza altrui insegnamento? (ecc.)
(Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, a cura di Libero Sosio,
Einaudi, Torino, 1970, p. 200).
> E` funzionante sicuramente anche nella tratta Soveria-Cosenza e nella
> Sila Grande. Anzi, di sabato Camigliatello e Silvana Mansio sono
> collegati addirittura da un treno a vapore (normalmente i trenini delle
> Calabro-Lucane sono piccole "littorine").
Da piccolo ho preso a volte il treno da Catanzaro a Cosenza, e di li'
a Camigliatello dove andavo a passare una parte di vacanze estive.
Fino all'avvento della motorizzazione di massa, poi ho perso di vista
le FCL (ai tempi si chiamavano Mediterranea Calabro Lucane).
Il treno a vapore l'hanno rimesso per esigenze turistiche (copiando la
circumetnea e la ferrovia sarda: in effetti abbiamo panorami
mozzafiato anche qua).