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Plurali di parole terminanti con vocale :)

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Medemtivi

unread,
May 27, 2003, 1:24:26 PM5/27/03
to

Salve.
Non so come riassumere ciň che ho scritto nel subject. ^_^ Mi spiego:

un principio, due principii ?! (princěpi)
anno buio, anni buii ?! (bui)
calamaio, calamaii ?! (calamai)

La prima, siccome esiste "principi" (ossia figli del re[1]), mi sembra
accettabile usare "principii"; ma le altre due... si possono usare?

[1] per il fatto che esista "princěpi", si dovrebbe scrivere "prěncipi"
per indicare i figli del re oppure "principi" va bene perché, tra i due,
č il termine piů usato (o altro motivo)?

Un'altra cosa, sempre sui plurali: si dice "attentati suicida" oppure
-come sento spesso- "attentati suicidi" va bene? (anzi: "attentati
suicidii"! ^_-)

E' vero che sono le persone a fare la gramattica, ma... esistono regole
generali per entrambi i casi? ^_^

Grazie infinite,
Medemtivi

Enrico Gregorio

unread,
May 27, 2003, 2:02:14 PM5/27/03
to
"Medemtivi" <m...@emtivi.tv> scrive:

> Salve.
> Non so come riassumere ciò che ho scritto nel subject. ^_^ Mi spiego:
>
> un principio, due principii ?! (princìpi)


> anno buio, anni buii ?! (bui)
> calamaio, calamaii ?! (calamai)
>
> La prima, siccome esiste "principi" (ossia figli del re[1]), mi sembra
> accettabile usare "principii"; ma le altre due... si possono usare?
>

> [1] per il fatto che esista "princìpi", si dovrebbe scrivere "prìncipi"


> per indicare i figli del re oppure "principi" va bene perché, tra i due,

> è il termine più usato (o altro motivo)?


>
> Un'altra cosa, sempre sui plurali: si dice "attentati suicida" oppure
> -come sento spesso- "attentati suicidi" va bene? (anzi: "attentati
> suicidii"! ^_-)
>
> E' vero che sono le persone a fare la gramattica, ma... esistono regole
> generali per entrambi i casi? ^_^

I plurali in "ii" sono stati molto dibattuti qui. Io ne faccio
volentieri a meno. Dire che si scrive "principii" perché
esistono anche i "principi" (che non sono i figli di re, anche se
spesso i figli di re sono principi) mi sembra risibile. Dopo tutto
nessuno insiste a distinguere i tre significati della parola "capitano"
che sono diversi a seconda della posizione dell'accento tonico
(escluso quando l'accento è sull'ultima sillaba, per regola generale).

L'italiano è pieno di parole omografe; che facciamo? Ci
mettiamo a dare regole minuziose per distinguere tutti i
casi possibili? Oppure cerchiamo semplici modi per evitare
l'ambiguità quando veramente c'è, per esempio se si parla
di "princìpi dei prìncipi" (magari invece di usare l'accento
grafico si potrebbero cercare modi diversi di esprimersi).

C'è forse qualcuno che ha mai confuso il verbo "odi" (nei suoi
due significati di "udire" e "odiare") con il plurale di "odio"?

Ciao
Enrico

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