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è voluto oppure ha voluto?

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P. C.

unread,
Nov 5, 1998, 3:00:00 AM11/5/98
to
si dice:

..... è voluto andare .....

oppure

.... ha voluto andare .....


Ciao
Paolo

Terrygi

unread,
Nov 6, 1998, 3:00:00 AM11/6/98
to

P. C. ha scritto nel messaggio <71s1f9$j32$1...@news.mclink.it>...
>si dice:
>..... è voluto andare .....oppure.... ha voluto andare .....
>Ciao
>Paolo

Non ne sono sicura , puo' darsi che spari una bufala incredibile , ma io
credo questo :
poiche' per il verbo andare non si dice "io ho andato" ma "io sono andato" ,
aggiungendo il verbo volere credo si mantenga il verbo essere come verbo
ausiliario (sempre che si chiami verbo ausiliario :-))

"Ha voluto andare" mi suona un po' cacofonico :mi viene piu' spontaneo
l'altro .

Studiando numeri ho disimparato l'italiano (spero di rinfrescarlo in questo
sito:-)))

Saluti da una neofita

>--
Terrygi®
The Jocker
ter...@cheerful.com

Non e' morto cio' che in eterno puo' attendere,
E con il passare di strane ere anche la morte muore.
H.P. Lovecraft


Ferdinando Chiodo

unread,
Nov 7, 1998, 3:00:00 AM11/7/98
to
On Thu, 5 Nov 1998 12:19:49 +0100, "P. C." <pi...@lycosmail.com> wrote:

>si dice:


> ..... è voluto andare .....
>oppure
> .... ha voluto andare .....

In queste proposizioni <volere> ha la funzione di verbo modale
(servile). Pertanto, nei tempi composti, l'ausiliare e' quello del
verbo retto all'infinito. Poiche', nel tuo esempio, l'ausiliario di
"andare" e' "essere", come si dice "e' andato", cosi' si dovrebbe dire
"e' voluto andare". <Volere> richiede l'ausiliare "avere" quando e' un
verbo autonomo (ad es., "hai voluto la bicicletta, ecc").

Una curiosita'. Nel dialetto dei Castelli Romani viene adoperato
l'ausiliare "essere" anche per i verbi transitivi per cui, invece di
dire "ho bevuto x" o "hai voluto y", si dice "me so' beuto x" e "si'
voluto y".
Ciao
Ferdinando Chiodo
--------------------------------------------------------------
mailto: fch...@macronet.it (remove "NOSPAM" from the address)

Mario Pavesi

unread,
Nov 7, 1998, 3:00:00 AM11/7/98
to
Ferdinando Chiodo:
> [...] Nel dialetto dei Castelli Romani viene adoperato l'ausiliare

> "essere" anche per i verbi transitivi per cui, invece di dire "ho
> bevuto x" o "hai voluto y" si dice "me so' beuto x" e "si' voluto y".

Mi pare che il primo esempio non sia significativo, perchè la frase
è riflessiva, quindi la costruzione dialettale è esattamente uguale
a quella italiana.

Quanto al secondo esempio, stento a capirlo; avrei bisogno che mi si
chiarisse con qualche esempio che cosa rappresenta "y".

Grazie,
Mario Pavesi

Ferdinando Chiodo

unread,
Nov 7, 1998, 3:00:00 AM11/7/98
to
On Sat, 07 Nov 1998 11:59:56 +0100, Mario Pavesi wrote:

>Ferdinando Chiodo:
>> [...] Nel dialetto dei Castelli Romani viene adoperato l'ausiliare
>> "essere" anche per i verbi transitivi per cui, invece di dire "ho
>> bevuto x" o "hai voluto y" si dice "me so' beuto x" e "si' voluto y".
>

>Quanto al secondo esempio, stento a capirlo; avrei bisogno che mi si
>chiarisse con qualche esempio che cosa rappresenta "y".

Le incognite avrebbero dovuto rappresentare dei complementi oggetto.
Ad es., se "y" sta per "una bicicletta", la frase italiana "Hai voluto
la bicicletta? e adesso pedala" suona in dialetto genzanese "Si'
voluto a bicicletta? e mo pedala".

>Mi pare che il primo esempio non sia significativo, perchè la frase
>è riflessiva, quindi la costruzione dialettale è esattamente uguale
>a quella italiana.

Hai ragione. Nella frase "me so' beuto x" e' residuato, da un esempio
precedente mal ristrutturato, un "me" confondente.
La frase corretta e' "so' beuto x". Ad es., se "x" sta per "un
bicchiere d'acqua", la frase italiana "ho bevuto un bicchiere d'acqua"
suona in dialetto genzanese "so' beuto 'n bicchiere d'acqua".

Queste osservazioni sul dialetto dei Castelli Romani sono state fatte
anche da Massimo d'Azeglio che in gioventu' ha vissuto a lungo in quei
luoghi. Ti trascrivo la descrizione del pranzo nella famiglia in cui
era ospitato, a Marino:

La lepidezza di tavola era dar la tortura dell'acqua alla disgraziata
zi' Anna. "Bevi, zi' Anna!" e facendo le viste di metter mano al
boccale del vino, prendeva invece l'acqua, e gliene empieva il
bicchiere. La povera vechia, che n'avrebbe tanto gradito uno di vin
pretto, ripeteva: "So' beto (ho bevuto), so' beto mo' propio!...". [M.
d'Azeglio, "I miei ricordi", (vecchia) BUR n. 951-955, 1956, p. 315].

Damiano Morelli

unread,
Nov 8, 1998, 3:00:00 AM11/8/98
to
Il giorno Sat, 07 Nov 1998 11:59:56 +0100, Mario Pavesi ha scritto:

>Quanto al secondo esempio, stento a capirlo; avrei bisogno che mi si
>chiarisse con qualche esempio che cosa rappresenta "y".

'A si' voluta a bicicletta? Mo ti da pedala'!
(Frascatano)
Ciao,

-----
Damiano Morelli
e-mail: xjm...@hurricane.itNOSPAM
http://www.hurricane.it/personal/damiano/welcome.html
---
Per scrivere togliere il NOSPAM dall'e-mail address

Maurizio Borrelli

unread,
Nov 9, 1998, 3:00:00 AM11/9/98
to
Ferdinando Chiodo ha scritto nel messaggio
<3644796f...@news.flashnet.it>...
[...]

>d'Azeglio, "I miei ricordi", (vecchia) BUR n. 951-955, 1956, p. 315].

955-951+1x50=250 (Lire). I "miei" ricordi.

Ciao.
Maurizio

Ferdinando Chiodo

unread,
Nov 9, 1998, 3:00:00 AM11/9/98
to
On Mon, 9 Nov 1998 19:49:53 +0100, "Maurizio Borrelli"
<mbor...@tin.it> wrote:

>>d'Azeglio, "I miei ricordi", (vecchia) BUR n. 951-955, 1956, p. 315].
>
>955-951+1x50=250 (Lire). I "miei" ricordi.

Forse. Sul volumetto in mio possesso ci sono attaccati almeno cinque
talloncini, sul piu' superficiale dei quali c'e' scritto "lire 2000".

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