Sono equivalenti.
Qualcuno una volta mi ha detto che "cosa" si usa al Settentrione,
"che" al Meridione, e "che cosa" al Centro. A me, però, pare di sentir
dire tutt'e tre da gente di qualsiasi parte d'Italia.
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Cingar
Dalle FAQ che ho in signature:
http://www.mauriziopistone.it/testi/discussioni/gramm04_cosa.html
Roger
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FAQ di ICLIt:
http://www.mauriziopistone.it/testi/linguaitaliana.html
"C'è solo una cosa che si frappone tra me e la grandezza. E sono io"
(Woody Allen)
> "Che ne pensate?", "cosa ne pensate?" o "che cosa ne pensate?"
> di questi tre modi di porre la domanda?
Quando poni una domanda ti manca una certa "X" di una affermazione.
Ad esempio se tu sapessi quale scuola frequenta un tuo amico, potresti dire:
"Tu frequenti la scuola Tale"
ma siccome non sai quale sia la scuola allora ti trovi in queste condizioni:
"Tu frequenti la scuola X"
sicché poni una *domanda* usando per la "X" un *aggettivo interrogativo*,
per specificare che ciò che vuoi sapere è il nome di una scuola:
"Che/quale scuola frequenti (tu)?"
Analogamente puoi chiedere "Che/quale treno prendi?", eccetera.
In alcuni casi particolari quando l'oggetto di cui chiedi l'identità
appartiene a certe categorie, esistono dei *pronomi interrogativi*
che esprimono già l'unione dell'aggettivo con un certo sostantivo.
Supponi ad esempio di essere in queste condizioni:
"Questa sera viene a cena la persona X"
sicché dovresti porre la seguente domanda:
"Che/quale persona viene a cena questa sera?".
Ecco, qui abbiamo "quale persona", ma in questo caso disponiamo anche
di un pronome interogativo che esprime proprio quel concetto: "chi".
Quindi chiediamo:
"Chi viene a cena questa sera?".
Nella maggior parte delle lingue tali pronomi esistono solo per le categorie
più generali, come sono appunto le "persone" e le "cose". Abbiamo già visto
che in italiano il pronome che esprime "che/quale persona" è "chi", ma qual
è il pronome che esprime "che/quale cosa"?
A rigore esso sarebbe "che", sicché il pronome in questo caso
coinciderebbe formalmente con l'aggettivo:
"Che cosa fai?" = "Che fai?"
Tuttavia in italiano si tende ad usare poco il "che" come pronome, sicché
l'espressione "che cosa" è rimasta prevalentemente in uso. Qualcosa del
genere è accaduto in inglese con gli aggettivi e i pronomi indefiniti. Noi
abbiamo "tutto" e "niente" per dire "ogni cosa" e "nessuna cosa", ma gli
inglesi continuano a dire "everything" e "nothing".
Ora, dal momento che anziché usare il pronome "che" si tende ad usare
"che cosa", con l'andar del tempo si è cominciato a lasciar cadere il "che",
dicendo semplicemente: "Cosa fai?". Ma siccome in quella posizione ci
dovrebbe stare il pronome che esprime "che cosa", l'orecchio dei parlanti
ha cominciato ad attribuire a "cosa" il ruolo di pronome interrogativo.
È come se ad un certo punto avessimo smesso di dire "chi" per cominciare
a dire "che persona": non "Chi viene?", ma "Che persona viene?". E poi
avessimo cominciato a far cadere "che" dicendo semplicemente "Persona
viene?". A questo punto "persona" avrebbe cominciato ad assumere il ruolo
di pronome interrogativo, cioè si sarebbe cominciato ad usarlo al posto di
"chi".
Non solo, ma in molte lingue il pronome interrogativo assume spesso anche il
ruolo di "pronome doppio". Ad esempio "chi" ha anche il valore di "colui il
quale", e in inglese "what" sta anche per "ciò che". Così se usassimo "che"
come pronome interrogativo esso potrebbe essere usato anche nel senso di
"ciò che", mentre invece è "cosa" che tende ad assumere anche questo ruolo:
non "Faccio che mi dici di fare", ma "Faccio cosa mi dici di fare". Anche in
questo caso sarebbe come usare "persona" per dire "colui il quale": non "Chi
ha fame ordini una pizza", ma "Persona ha fame ordini una pizza".
Ma la mia impressione è che tutto ciò sia accaduto perché il "che" non ha
mai avuto la forza di assumere pienamente il suo ruolo di pronome,
probabilmente a causa della sua coincidenza con l'aggettivo. Non essendoci
un vero e proprio pronome si è avuta una spinta "dal basso" che nell'uso
popolare della lingua ha cominciato a costruirne uno utilizzando a questo
scopo il sostantivo "cosa" che a rigore dovrebbe specificare la categoria,
non il pronome interrogativo (o relativo).
--
Saluti.
D.
> Qualcuno una volta mi ha detto che "cosa" si usa al Settentrione,
> "che" al Meridione, e "che cosa" al Centro.
Anche nel Meridione non si sente dire "Prendi che vuoi" o "Faccio che vuoi",
mentre in tutta Italia si sente dire "Dallo a chi vuoi". Dunque "chi" è un
vero e proprio pronome interrogativo, che come tale può essere usato anche
come pronome "doppio", invece "che" non lo è, ed è rimasto prevalentemente
un aggettivo.
--
Saluti.
D.
> "Che ne pensate?", "cosa ne pensate?" o "che cosa ne pensate?" di
> questi tre modi di porre la domanda?
vanno bene tutt'e tre
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it http://www.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
http://blog.ilpugnonellocchio.it
> Ma la mia impressione č che tutto ciň sia accaduto perché il "che" non ha
> mai avuto la forza di assumere pienamente il suo ruolo di pronome,
> probabilmente a causa della sua coincidenza con l'aggettivo.
questo puň valere per il pronome / aggettivo interrogativo, perché come
relativo il "che" č fermissimo pronome
Certo, tanto più che "cosa", come ha fatto notare Roger citando il tuo
sito, l'ha usata anche Manzoni, ma un purista non l'accetterebbe, e, se
fosse particolarmente pignolo, non accetterebbe nemmeno "che cosa". :-)
k
> Manzoni, ma un purista...
direi che la questione con i puristi è già stata risolta circa
centosettant'anni fa
epurando i puristi e sostituendoli con altri puristi più puri
--
Egerthésontai gàr pseudóchristoi kaì pseudoprofêtai, kaì dósousin semeîa
megála kaì térata hóste planêsai, ei dunatón, kaì toùs eklektoús:
idoù proeíreka humîn. (Euaggélion katà Matthaîon 24,24-25)
surgent enim pseudochristi et pseudoprophetae et dabunt signa magna
et prodigia ita ut in errorem inducantur, si fieri potest, etiam
electi: ecce praedixi vobis
legge di Pistone
"per quanto puro sia un purista, esiste almeno un purista piů puro che
lo epura"
--
Egerthésontai gŕr pseudóchristoi kaě pseudoprofętai, kaě dósousin semeîa
megála kaě térata hóste planęsai, ei dunatón, kaě toůs eklektoús:
idoů proeíreka humîn. (Euaggélion katŕ Matthaîon 24,24-25)
Mi riferivo a puristi pi� recenti (ortodossi? ortolinguisti?
italianisti forbiti?).
Ricordo che anche Mariuccia Ruta (che fine avr� fatto?) tollerava "che
cosa", ma non "cosa", ovviamente in un contesto formale.
k
Purtroppo, ad epurare i puristi sono oggi i più impuri. :-(
k
> legge di Pistone
> "per quanto puro sia un purista, esiste almeno un purista piů puro che lo
> epura"
A proposito, Padre, perché il "purč" č maschile, mentre la "purea" č
femminile?
M'illumini d'incenso.
Epimeteo
---
"... tra le mie mani ho un'anima pura,
quando sfioro il tuo viso e tu...
e tu piangi.
Tra le mie mani ho un'anima pura,
quando bacio il tuo viso e tu...
tu sorridi..."
http://www.youtube.com/watch?v=jaT6uqhTOkU
(cit. spuria)