Ci dev'essere una ragione; non posso credere che continuino a
sbagliare da anni.
Salvatore
--
distinti saluti,
Salvatore Paci
www.salvatorepaci.com
i e u accentate
proprio di qualche giorno fa
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it http://www.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
http://blog.ilpugnonellocchio.it
> leggi il trᅵd
>
> i e u accentate
>
> proprio di qualche giorno fa
===========
Ho letto la maggior parte di quei messaggi ma non credo che si sia
arrivati a una soluzione univoca.
Secondo te, qual ᅵ il punto di vista dell'editore di cui sopra?
> Secondo te, qual � il punto di vista dell'editore di cui sopra?
le possibilit� sono due:
1. poich� la i e la u non hanno differenza tra suono aperto e chiuso, si
usa il segnaccento generico della tradizione tipografica italiana: �, �;
2. poich� i ed u hanno sempre suono chiuso, si usa sempre l'accento
acuto: �, �.
Non c'� nessuno motivo *grammaticale* che porti a scegliere l'una o
l'altra delle due soluzioni. La scelta � puramente estetica. Quindi
ognuno fa come gli pare. L'importante, � rimanere coerenti con la scelta
fatta.
> salvatore paci <s...@salvatorepaci.it> wrote:
>
> > Secondo te, qual � il punto di vista dell'editore di cui sopra?
>
> le possibilit� sono due:
>
> 1. poich� la i e la u non hanno differenza tra suono aperto e chiuso, si
> usa il segnaccento generico della tradizione tipografica italiana: �, �;
>
> 2. poich� i ed u hanno sempre suono chiuso, si usa sempre l'accento
> acuto: �, �.
>
> Non c'� nessuno motivo *grammaticale* che porti a scegliere l'una o
> l'altra delle due soluzioni. La scelta � puramente estetica. Quindi
> ognuno fa come gli pare. L'importante, � rimanere coerenti con la scelta
> fatta.
Ho trovato in libreria la Ventisettana ristampata nei Meridiani
di Mondadori. Usa l'accento grave ovunque, come nell'edizione
originale.
Fra l'altro ho notato "s� stesso", come piace a me. :) Uso l'accento
acuto, naturalmente.
Ciao
Enrico
> Ho trovato in libreria la Ventisettana ristampata nei Meridiani
> di Mondadori. Usa l'accento grave ovunque, come nell'edizione
> originale.
>
> Fra l'altro ho notato "s� stesso", come piace a me. :) Uso l'accento
> acuto, naturalmente.
anche la Quarantana � cos� (ho una vecchia ristampa anastatica di Newton
Compton). E per altri cent'anni almeno, in Italia non si fece differenza
tra � ed �, � ed �.
I caratteri c'erano nei cassetti del tipografo, ma venivano usati solo
per i nomi stranieri, come il principe di Cond�.
> Enrico Gregorio <Facile.d...@in.rete.it> wrote:
>
> > Ho trovato in libreria la Ventisettana ristampata nei Meridiani
> > di Mondadori. Usa l'accento grave ovunque, come nell'edizione
> > originale.
> >
> > Fra l'altro ho notato "s� stesso", come piace a me. :) Uso l'accento
> > acuto, naturalmente.
>
> anche la Quarantana � cos� (ho una vecchia ristampa anastatica di Newton
> Compton). E per altri cent'anni almeno, in Italia non si fece differenza
> tra � ed �, � ed �.
Questo lo so; era per sottolineare il rispetto per l'edizione
originale.
> I caratteri c'erano nei cassetti del tipografo, ma venivano usati solo
> per i nomi stranieri, come il principe di Cond�.
Com'� giusto. Quando vedo nomi spagnoli con l'accento grave mi
vengono sempre i brividi.
Come la pensi su "s� stesso"?
Ciao
Enrico
> Come la pensi su "s� stesso"?
� la forma oggi consigliata dalle grammatiche e dalle principali case
editrici
Per� non � che si veda tanto spesso in giro... O sbaglio? Forse sono io
che leggo pochi libri recenti.
Una volta era considerato errore, si scriveva: sᅵ, se stesso, se
medesimo.
Come si scriveva "insieme con", "assieme a" e mai "insieme a".
Altri tempi.
Bruno
> Una volta era considerato errore, si scriveva: s�, se stesso, se
> medesimo.
> Come si scriveva "insieme con", "assieme a" e mai "insieme a".
c'� un po' di differenza tra regole ortografiche e regole sintattiche
====
"mai" � una parola grossa
> Una volta era considerato errore
una volta si diceva: altissimu, omnipotente bon Signore, tue so' le
laude la gloria e l'honore et omne benedictione
--
Atti, 2:44-48 e 4:32-37
"Mai" ᅵ la veritᅵ, per quel che veniva insegnato a quei tempi.
E "mai" valeva anche per "gli" per "loro", Milano maschile per Milano
femminile, con buona pace per la manica larga di Manzoni.
Bruno
> "mai" � una parola grossa
solo tre lettere...
> Enrico Gregorio <Facile.d...@in.rete.it> wrote:
>
> > Come la pensi su "s� stesso"?
>
> � la forma oggi consigliata dalle grammatiche e dalle principali case
> editrici
Temo che non tutte le grammatiche lo consiglino; ma mi
consolo.
Ciao
Enrico
> "Mai" � la verit�, per quel che veniva insegnato a quei tempi.
> E "mai" valeva anche per "gli" per "loro", Milano maschile per Milano
> femminile, con buona pace per la manica larga di Manzoni
come ex insegnante non voglio certo sminuire l'importanza della
categoria, ma non � mai una buona idea confondere i propri ricordi di
scuola con la realt� della lingua italiana
> Temo che non tutte le grammatiche lo consiglino; ma mi
> consolo
Luca Serianni e Luciano Satta decisamente consigliano la forma
accentata, come pi� razionale; Marcello Sensini dice che "si pu�" usare
anche la forma senza accento.
Se tu conosci una grammatica pubblicata negli ultimi trent'anni che
impone tassativamente la forma senz'accento, ti prego di indicarmela.
> Enrico Gregorio <Facile.d...@in.rete.it> wrote:
>
> > Temo che non tutte le grammatiche lo consiglino; ma mi
> > consolo
>
> Luca Serianni e Luciano Satta decisamente consigliano la forma
> accentata, come pi� razionale; Marcello Sensini dice che "si pu�" usare
> anche la forma senza accento.
Mi � capitato pi� volte di far notare che "s�" sarebbe l'unica
parola italiana che cambia forma a seconda del contesto.
> Se tu conosci una grammatica pubblicata negli ultimi trent'anni che
> impone tassativamente la forma senz'accento, ti prego di indicarmela.
No, non ne conosco. Ma quando parlo della faccenda durante l'annuale
corso su LaTeX, in cui dedico una lezione a quisquilie ortografiche
come i monosillabi accentati, vedo facce piuttosto stralunate.
Ciao
Enrico
Io non sto confondendo proprio niente, nᅵ sto sostenendo alcuna tesi.
Sto solo riferendo esperienze personali.
Mentre tu, presi fiaschi per fischi, ti sei messo in cattedra.
Omofilo!
Bruno
> Il 29/07/2011 19:45, Bruno Campanini ha scritto:
>
>> Una volta era considerato errore
>
> una volta si diceva: altissimu, omnipotente bon Signore, tue
> so' le laude la gloria e l'honore et omne benedictione
Questo ᅵ quello che si *scriveva* ma come si diceva?
Io sospetto che le parole siano "latinizzate" un po',
probabilmente dicevano qualcosa tipo
"altissimo, onnipotente bon Signore, tue
so' le lodi, la gloria e l'onore e(d) onne benedizzione"
Se poi avessero l'accento umbro, non so.
--
"Iniquissimam pacem justissimo bello antefero."
(I prefer the most unjust peace to the most righteous war.)
-- Cicero, Epistola ad Atticum, 7, 14.
C'era un mio professore (di elettrotecnica...) che detestava
l'uso della parola "grosso" per significare "grande".
--
"People sometimes ask me if it is a sin in the Church of Emacs
to use vi. Using a free version of vi is not a sin; it is a
penance. So happy hacking."
-- Richard Stallman
> Mentre tu, presi fiaschi per fischi, ti sei messo in cattedra.
Forse ne ha nostalgia, della cattedra...
--
"Macbeth actually killed the King; but remember, behind every
good man lies a woman."
-- Exam howlers as noted by Eric W. N. Smith
> > Se tu conosci una grammatica pubblicata negli ultimi trent'anni che
> > impone tassativamente la forma senz'accento, ti prego di indicarmela.
>
> No, non ne conosco. Ma quando parlo della faccenda durante l'annuale
> corso su LaTeX, in cui dedico una lezione a quisquilie ortografiche
> come i monosillabi accentati, vedo facce piuttosto stralunate.
� curioso come, nella generale ignoranza rispetto a questioni
fondamentali della lingua italiana, nella memoria di molti si siano
fissate come cozze allo scoglio poche regolette mnemoniche - molte delle
quali sbagliate.
> Questo � quello che si *scriveva* ma come si diceva?
>
> Io sospetto che le parole siano "latinizzate" un po',
> probabilmente dicevano qualcosa tipo
> "altissimo, onnipotente bon Signore, tue
> so' le lodi, la gloria e l'onore e(d) onne benedizzione"
poich� a quell'epoca chi sapeva scrivere aveva imparato a scrivere in
latino, ovviamente era portato a riprodurre l'ortografia latina nelle
parole del "volgare"
> Se poi avessero l'accento umbro, non so.
l'accento era sicuramente umbro.
A quell'epoca l'"italiano" non esisteva; esistevano i vali dialetti. Ma
come avviene anche oggi, ogni dialetto � caratterizzato da un'enorme
variet� di varianti locali. Chi scrive, qualunque sia la sua origine,
cerca di raggiungere un pubblico pi� vasto del suo borgo natio. Poeti e
predicatori del XIII secolo selezionavano ("pettinavano" diceva Dante)
la loro lingua, escludendo le forme pi� caratterizzate localmente, per
dare la preferenza a termini che potessero essre capiti almeno in tutta
la loro regione, meglio se in pi� regioni - per San Francesco e i suoi
seguaci, almeno in tutta l'Italia centrale. La prevalenza di termini
latineggianti, che a quell'epoca tutti masticavano pi� o meno bene con
il latinorum della messa, era una scappatoia sicura. L'umbro del Cantico
non � sicuramente la parlata spontanea di un popolano d'Assisi.
La ricerca del "colore" locale all'inizio appartiene solo alla poesia
comica. Dante � il primo ad inserire deliberatamente forme della lingua
parlata, regionalismi, localismi in un'opera di alto valore letterario,
destinata al pubblico di tutta Italia. Ma, appunto, � una "Commedia".
> probabilmente dicevano qualcosa tipo
> "altissimo, onnipotente bon Signore, tue
> so' le lodi, la gloria e l'onore e(d) onne benedizzione"
E' simile a quello che succede anche oggi. Noi scriviamo "Sarei onorato
di ricevere umilmente Sue ulteriori comunicazioni a riguardo, onde
meglio precisare scopi e obiettivi del lavoro" e diciamo: "Vedi di
mandarmi altre istruzioni sul da fare, che non ci ho capito un cazzo"?
> Enrico Gregorio <Facile.d...@in.rete.it> wrote:
>
> > > Se tu conosci una grammatica pubblicata negli ultimi trent'anni che
> > > impone tassativamente la forma senz'accento, ti prego di indicarmela.
> >
> > No, non ne conosco. Ma quando parlo della faccenda durante l'annuale
> > corso su LaTeX, in cui dedico una lezione a quisquilie ortografiche
> > come i monosillabi accentati, vedo facce piuttosto stralunate.
>
> � curioso come, nella generale ignoranza rispetto a questioni
> fondamentali della lingua italiana, nella memoria di molti si siano
> fissate come cozze allo scoglio poche regolette mnemoniche - molte delle
> quali sbagliate.
La memoria � un po' cos�. C'� da tener conto di parecchi fattori:
uno � la probabile insistenza dell'insegnante su certe inezie come
"insieme con/assieme a", "non si comincia con 'dunque' o con 'e'";
un altro, che giustifica la dimenticanza, � la mancata spiegazione
del perch� c'� l'opposizione fra "s� (pronome)"/"se (congiunzione)"
e "ne (pronome)"/"n� (congiunzione)".
Aggiungi il "tanto ci si capisce lo stesso" che ha imperato per
troppo tempo, mescola bene e otterrai il risultato.
Analizzando la "regola" per decidere quando il monosillabo
vuole l'accento si capisce perch� "se stesso" ha almeno una
giustificazione: in questo contesto "s�" diventa proclitico.
Tuttavia pretendere di abolire l'accento significa presumere
che chi legge non conosca l'italiano.
Ciao
Enrico
Ho trovato in rete un interessante documento sulla questione; � una
dispensa proposta dell'Ordine dei Giornalisti
http://www.viagginellastoria.it/come_si_scrive.rtf
>> "mai" � una parola grossa
> solo tre lettere...
... ma � figlia di "magnus"...
Epi
---
"... come mai, ma chi sarai,
per fare questo a me,
notti intere ad aspettarti,
ad aspettare te...
Dimmi come mai, ma chi sarai,
per farmi stare qui,
qui seduto in una stanza,
pregando per un s�..."
http://www.youtube.com/watch?v=ThGCZN1HPbE
(cit. tolemaica)
> "Father McKenzie"
> > > "mai" � una parola grossa
> > solo tre lettere...
> ... ma � figlia di "magnus"...
ahhh... il famoso Magnus
http://www.pagine70.com/vmnews/wmview.php?ArtID=562