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La 'decadenza' del congiuntivo

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Fiorelisa

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Apr 26, 2005, 1:44:22 PM4/26/05
to
Il congiuntivo è malato?
Viene spontaneo rispondere di sì a questa domanda, pensando a quante
volte sentiamo dire frasi del tipo:
- Credo che è già arrivato.
- Mi spiace che è partita.
- Pensavo che era lui.
O addirittura:
- Se lo sapresti davvero, lo diresti.

Io, personalmente, sono abbastanza indulgente, e le prime tre frasi per
me sono senz'altro accettabili. Per quanto sia tollerante, però, la
quarta la rifiuto totalmente.
In questi giorni il Prof. Renzi ci ha fatto una lezione sulla cosiddetta
'decadenza' del congiuntivo e ci ha fornito delle dispense. Vorrei
riassumervene il contenuto, perchè penso che sia molto interessante.

Il congiuntivo nelle frasi principali sembra che goda ancora di una
certa stabilità. Es:
-Che sia malato? Che sia partito?
-Che venga pure, lo sto aspettando!

Il congiuntivo nelle frasi dipendenti, invece, mostra qualche segno di
'cedimento'. Ma sarà davvero un 'cedimento'?

Nel periodo ipotetico l'alternanza congiuntivo-indicativo è un dato
stabile nella nostra lingua, e risale in realtà al latino. Es:
- Se me lo dicevi, io t'aiutavo.
- Se me lo dicevi prima... ormai! (come Proietti).

Ci sono poi molti casi in cui il congiuntivo è retto da verbi. Si noti
che quando l'uso previsto sarebbe il congiuntivo, è sempre possibile
usare anche l'indicativo futuro (se il contenuto del verbo lo ammette),
e il registro rimane comunque normo-standard:
-non so se arrivi/ non se arriverà

C'è poi una specie di 'disputa' tra il Sabatini e il Castellani per
decidere se queste forme siano da attribuire all'italiano medio:
- Indicativo dopo dichiarativa negativa: Non dico che hai torto
- Indicativo dopo interrogativa indiretta: Gli chiesi se poteva
aiutarmi.
- Relative restrittive: Sei l'unico che parla l'arabo.
Il Sabatini crede di sì, il Castellani pensa di no, e dice che
oscillazioni indic-cong. sono sempre state possibili nella nostra lingua
in questo tipo di frasi.

L'indicativo nelle completive, invece, sembrerebbe chiaramente un
indizio incontestabile di decadenza, specialmente dopo verbi d'opinione
e di volontà. E qui c'è un po' di confusione: infatti è spesso
problematico definire esattamente quali sono i verbi che possono
ammettere l'indicativo, pur 'scadendo' nel registro familiare, e quelli
che proprio non lo possono ammettere, pena agrammaticalità. Infatti a
prima vista sembrerebbe che "sperare" ammetta solo il congiuntivo,
invece ci sono anche esempi in cui, nel linguaggio parlato della
borghesia, c'è l'indicativo. Ecco un esempio letterario:
- Speriamo che lo scaldabagno non fa come l'altra volta (R. La Capria,
Ferito a morte, Milano, Bompiani, 1961, p. 177)
Questo fatto dimostra che il metodo dell'introspezione ha qua e là le
sue zone d'ombra, e il caso dell'opzione cong/indic è di quelli in cui
l'introspezione è poco affidabile.

Il declino del congiuntivo nelle completive fu segnalato per primo da
Franco Fochi 30 anni fa. Lui rintracciò varie cause:
1) Semplificazione morfosintattica, come quella che è avvenuta in
francese
2) Ambiguità di singole voci verbali che possono essere lette sia come
indic che come congiuntivo (es: porti, portiamo, portaste)
3) Ammissibilità da sempre del futuro indicativo
4) Influsso nefasto del romanesco radiotelevisivo, portatore della
malattia e colpevole di aver sparso il morbo in tutta Italia!

Serianni assolve il romanesco da ogni colpa. Infatti il congiuntivo è
tutt'altro che raro in Belli. Inoltre già nella narrativa e nel teatro
dell'Otto-Novecento ricorre spesso l'indicativo al posto del
congiuntivo, e allora l'influenza del romanesco radiotelevisivo non
poteva certo esserci.
Serianni spiega il diffondersi dell'indicativo al posto del congiuntivo
con il fatto che nell'Otto-Novecento l'italiano parlato ha fatto
ingresso in letteratura. E' stata perciò la forte promozione del
parlato, prima letteraria, poi radiotelevisiva a promuovere e diffondere
il costrutto con l'indicativo.
Serianni fa numerosi esempi di celebri autori che scrivono frasi
completive con l'indicativo:
- Alcune volte penso che gli antichi valevano... ciascuno per quattro di
noi (Leopardi)
- Credo che arrivai a compormi una bellissima febbre (Nievo)
- Pare che potevano vivere in buona amicizia (De Sanctis)
- Mi pare che diceva bene. Io credo che i Giulente sono nobili (De
Roberto)
- Io credo che lei è un gran buon uomo (De Marchi)
- Io credo che vi è in questo fermento democratico qualche lievito
rubato al cristianesimo (Fogazzaro)
- Penso che è sciocco. Non penso che tutte le terre vaghe cadono in
dominio del nemico (D'Annunzio)
- Penso che la scomparsa di quella debolezza fu sentita da me come una
diminuzione. Mi pare che gliela puoi accordare. Penso che mi ha impedito
il lavoro che fa lui (Svevo)
- Il mendico pensa che sono spietati. Ma dimmi un po': che ti pare che
sono? Mi pare che hanno ragione. Mi pare che si usa fare un marchio
sull'anca per non perderle. Io credo che, allo stato degli atti, si può
dimostrare. E perchè crede che io le portai qua, jeri, mia moglie?
(Pirandello)

Infine, Monica Berretta dice che l'indicativo sostituisce il congiuntivo
anche per ragioni semantiche: infatti il fenomeno ricorre soprattutto se
l'evento si configura come reale. E anche per ragioni sintattiche: la
principale è ridotta a mera formula, priva del valore semantico di
reggente, perciò "Penso che è arrivato" sarebbe equivalente a "E'
arrivato, penso".

A me sembra particolarmente vero quello che dice la Berretta e concordo
anche con Serianni quando dice:

"Bisogna anche tener presente che dopo 'credere' la tradizione
grammaticale ammetteva l'indicativo in riferimento a credenze religiose
("Io credo che c'è un Dio solo"); e di qui al valore di una convinzione
ribadita o enfatica il passo è breve".

Mi sembra giusto concludere con quanto sostiene il Renzi: cioè che, se
di decadenza di congiuntivo si vuol parlare, allora si deve restringere
al fatto che a volte frasi come "Mi dispiace che è partito" si sentono
sempre più adoperate non solo in contesti colloquiali, dove sono ormai
accettate da tempo, ma anche in contesti alti (dichiarazioni ufficiali,
discorsi di uomini politici, ecc).
Inoltre il Renzi ricorda che nella riduzione dell'uso del congiuntivo
l'italiano segue, anche se a molta distanza, il francese. Si tratta non
certo di imitazione, ma di sviluppi paralleli. Il francese è già
arrivato molto più lontano, visto che oggi si può solo dire "Il fallait
che tu parlais" ("bisognava che parlavi") e non "Il fallait que tu
parlasses". Non per questo si considera il francese una lingua degenere.

Insomma, ben venga l'indicativo, qualora si rispettino contesto e
semantica.


Enrico C

unread,
Apr 26, 2005, 2:01:50 PM4/26/05
to
On Tue, 26 Apr 2005 17:44:22 GMT, Fiorelisa wrote on
it.cultura.linguistica.italiano :

> Il congiuntivo č malato?

E anche il trapassato remoto non si sente molto bene!
:)

--
Enrico C

Enrico C

unread,
Apr 26, 2005, 2:07:44 PM4/26/05
to
On Tue, 26 Apr 2005 17:44:22 GMT, Fiorelisa wrote on
it.cultura.linguistica.italiano :

> Il congiuntivo è malato?


> Viene spontaneo rispondere di sì a questa domanda, pensando a quante
> volte sentiamo dire frasi del tipo:
> - Credo che è già arrivato.
> - Mi spiace che è partita.
> - Pensavo che era lui.
> O addirittura:
> - Se lo sapresti davvero, lo diresti.
>
> Io, personalmente, sono abbastanza indulgente, e le prime tre frasi per
> me sono senz'altro accettabili. Per quanto sia tollerante, però, la
> quarta la rifiuto totalmente.


La quarta, nel linguaggio popolare, non è quella che hai riportato, ma
normalmente è "Se lo sapevi davvero, lo dicevi.", penso.

--
Enrico C

Wolfgang Mueller

unread,
Apr 26, 2005, 2:38:00 PM4/26/05
to
On Tue, 26 Apr 2005 17:44:22 GMT, Fiorelisa wrote:
>
> L'indicativo nelle completive, invece, sembrerebbe chiaramente
> un indizio incontestabile di decadenza, specialmente dopo verbi
> d'opinione e di volontà. E qui c'è un po' di confusione: infatti
> è spesso problematico definire esattamente quali sono (1) i
> verbi che possono (2) ammettere l'indicativo, pur 'scadendo'
> nel registro familiare, e quelli che proprio non lo possono (3)

> ammettere, pena agrammaticalità. Infatti a prima vista
> sembrerebbe che "sperare" ammetta (4) solo il congiuntivo,

> invece ci sono anche esempi in cui, nel linguaggio parlato
> della borghesia, c'è l'indicativo.

(1) siano
(2) e (3) possano
(4) ammettesse

> [...]


> Mi sembra giusto concludere con quanto sostiene il Renzi: cioè
> che, se di decadenza di congiuntivo si vuol parlare, allora si
> deve restringere al fatto che a volte frasi come "Mi dispiace

> che è partito" si sentono (4) sempre più adoperate non solo in


> contesti colloquiali, dove sono ormai accettate da tempo, ma
> anche in contesti alti (dichiarazioni ufficiali, discorsi di
> uomini politici, ecc).

(4) sentano

> Insomma, ben venga l'indicativo, qualora si rispettino contesto
> e semantica.

Appunto.

Ciao, Wolfgang

FB

unread,
Apr 26, 2005, 3:11:32 PM4/26/05
to
On Tue, 26 Apr 2005 20:38:00 +0200, Wolfgang Mueller wrote:

> On Tue, 26 Apr 2005 17:44:22 GMT, Fiorelisa wrote:
>>
>> L'indicativo nelle completive, invece, sembrerebbe chiaramente
>> un indizio incontestabile di decadenza, specialmente dopo verbi
>> d'opinione e di volontà. E qui c'è un po' di confusione: infatti
>> è spesso problematico definire esattamente quali sono (1) i
>> verbi che possono (2) ammettere l'indicativo, pur 'scadendo'
>> nel registro familiare, e quelli che proprio non lo possono (3)
>> ammettere, pena agrammaticalità. Infatti a prima vista
>> sembrerebbe che "sperare" ammetta (4) solo il congiuntivo,
>> invece ci sono anche esempi in cui, nel linguaggio parlato
>> della borghesia, c'è l'indicativo.
>
> (1) siano
> (2) e (3) possano

Proprio perché l'(1) è "siano", il (2) e il (3) devono essere "possono".


> (4) ammettesse

Non è un condizionale... condizionale. "Ammettesse" è, a mio avviso,
inammissibile.


>> [...]
>> Mi sembra giusto concludere con quanto sostiene il Renzi: cioè
>> che, se di decadenza di congiuntivo si vuol parlare, allora si
>> deve restringere al fatto che a volte frasi come "Mi dispiace
>> che è partito" si sentono (4) sempre più adoperate non solo in
>> contesti colloquiali, dove sono ormai accettate da tempo, ma
>> anche in contesti alti (dichiarazioni ufficiali, discorsi di
>> uomini politici, ecc).
>
> (4) sentano

Perché?


[...]


Ciao, FB
--
"While I'm here, might I make a few changes? I adore my bedroom, but do you
think I could have my curtains washed? I believe they're red, but I should
like to make sure."
(Cold Comfort Farm, the film)

Max M.

unread,
Apr 26, 2005, 3:20:13 PM4/26/05
to
FB wrote:
>> (1) siano
>> (2) e (3) possano
>
> Proprio perché l'(1) č "siano", il (2) e il (3) devono essere "possono".

Qui tenderei ad essere d'accordo con te.


>> (4) ammettesse
>
> Non č un condizionale... condizionale. "Ammettesse" č, a mio avviso,
> inammissibile.

Non direi proprio inamissibile. Comunque, sě, in questi casi si usa il
presente.


>>> che, se di decadenza di congiuntivo si vuol parlare, allora si
>>> deve restringere al fatto che a volte frasi come "Mi dispiace

>>> che č partito" si sentono (4) sempre piů adoperate non solo in
>>
>> (4) sentano
>
> Perché?

Mi pare che la construzione con "il fatto che ..." voglia il congiuntivo.
Io la uso sempre con il congiuntivo.

Max


Fiorelisa

unread,
Apr 26, 2005, 3:53:19 PM4/26/05
to

"Enrico C" <use_reply...@despammed.com> ha scritto nel messaggio
news:14t4vy1u9e4j6$.dlg@news.lillathedog.net...

Non è mica linguaggio popolare, la frase con l'imperfetto! Non hai letto
tutto il mio messaggio, o l'hai letto distrattamente, confessa! ;)
"Se me lo dicevi prima... ormai! Consueloooo..."
Comuque sia, io sento spesso il condizionale al posto del congiuntivo in
frasi ipotetiche come quella che ho riportato.


Fiorelisa

unread,
Apr 26, 2005, 3:53:17 PM4/26/05
to

"Wolfgang Mueller" <w...@ariannuccia.de> ha scritto nel messaggio
news:426E8A55...@ariannuccia.de...

> On Tue, 26 Apr 2005 17:44:22 GMT, Fiorelisa wrote:
> >
> > L'indicativo nelle completive, invece, sembrerebbe chiaramente
> > un indizio incontestabile di decadenza, specialmente dopo verbi
> > d'opinione e di volontà. E qui c'è un po' di confusione: infatti
> > è spesso problematico definire esattamente quali sono (1) i
> > verbi che possono (2) ammettere l'indicativo, pur 'scadendo'
> > nel registro familiare, e quelli che proprio non lo possono (3)
> > ammettere, pena agrammaticalità. Infatti a prima vista
> > sembrerebbe che "sperare" ammetta (4) solo il congiuntivo,
> > invece ci sono anche esempi in cui, nel linguaggio parlato
> > della borghesia, c'è l'indicativo.
>
> (1) siano
> (2) e (3) possano

Si può anche usare indicativo. Anche in questo contesto.

> (4) ammettesse

Anche al presente va bene.
Anzi, qui ci va proprio il presente.
Sembrerebbe che sperare ammetta il congiuntivo (sempre)
Sembrerebbe che sperare ammettesse il congiuntivo (in passato)

Ugualmente:
Sembrerebbe che tu abbia ragione (ora)
Sembrerebbe che tu avessi ragione (in passato)

>
> > [...]
> > Mi sembra giusto concludere con quanto sostiene il Renzi: cioè
> > che, se di decadenza di congiuntivo si vuol parlare, allora si
> > deve restringere al fatto che a volte frasi come "Mi dispiace
> > che è partito" si sentono (4) sempre più adoperate non solo in
> > contesti colloquiali, dove sono ormai accettate da tempo, ma
> > anche in contesti alti (dichiarazioni ufficiali, discorsi di
> > uomini politici, ecc).
>
> (4) sentano

No, qui indicativo per forza. Le frasi si sentono, non è che io penso
che si sentano.

>
> > Insomma, ben venga l'indicativo, qualora si rispettino contesto
> > e semantica.
>
> Appunto.

Ho rispettato!


FB

unread,
Apr 26, 2005, 3:58:02 PM4/26/05
to
On Tue, 26 Apr 2005 21:20:13 +0200, Max M. wrote:

> FB wrote:
[...]


>> Non č un condizionale... condizionale. "Ammettesse" č, a mio avviso,
>> inammissibile.
>
> Non direi proprio inamissibile. Comunque, sě, in questi casi si usa il
> presente.

Appunto.


>>>> che, se di decadenza di congiuntivo si vuol parlare, allora si
>>>> deve restringere al fatto che a volte frasi come "Mi dispiace
>>>> che č partito" si sentono (4) sempre piů adoperate non solo in
>>>
>>> (4) sentano
>>
>> Perché?
>
> Mi pare che la construzione con "il fatto che ..." voglia il congiuntivo.
> Io la uso sempre con il congiuntivo.

"Il fatto che egli sia stupido non giustifica il suo comportamento."
"Il suo comportamento č ascrivibile al fatto che egli č stupido."

Nel secondo caso, consimile -- mi pare -- a quello di Fiorelisa, non
adopero il congiuntivo, e non lo consiglierei.


Ciao, FB
--
Domanda: "Era il figlio di Iside e Osiride".
Risposta: "Thor".
(quiz televisivo)

Enrico C

unread,
Apr 26, 2005, 5:00:45 PM4/26/05
to
On Tue, 26 Apr 2005 19:53:19 GMT, Fiorelisa wrote on
it.cultura.linguistica.italiano :

> "Enrico C" <use_reply...@despammed.com> ha scritto nel messaggio
> news:14t4vy1u9e4j6$.dlg@news.lillathedog.net...
>> On Tue, 26 Apr 2005 17:44:22 GMT, Fiorelisa wrote on
>> it.cultura.linguistica.italiano :
>>
>>> Il congiuntivo è malato?
>>> Viene spontaneo rispondere di sì a questa domanda, pensando a
> quante
>>> volte sentiamo dire frasi del tipo:
>>> - Credo che è già arrivato.
>>> - Mi spiace che è partita.
>>> - Pensavo che era lui.
>>> O addirittura:
>>> - Se lo sapresti davvero, lo diresti.
>>>
>>> Io, personalmente, sono abbastanza indulgente, e le prime tre frasi
> per
>>> me sono senz'altro accettabili. Per quanto sia tollerante, però, la
>>> quarta la rifiuto totalmente.
>>
>>
>> La quarta, nel linguaggio popolare, non è quella che hai riportato, ma
>> normalmente è "Se lo sapevi davvero, lo dicevi.", penso.
>
> Non è mica linguaggio popolare, la frase con l'imperfetto! Non hai letto
> tutto il mio messaggio, o l'hai letto distrattamente, confessa! ;)
> "Se me lo dicevi prima... ormai! Consueloooo..."

^___^


> Comuque sia, io sento spesso il condizionale al posto del congiuntivo in
> frasi ipotetiche come quella che ho riportato.

Come in "Se lo sapresti davvero, lo diresti."?
Agghiacciante!

--
Enrico C

Fiorelisa

unread,
Apr 26, 2005, 5:37:19 PM4/26/05
to

"Enrico C" <use_reply...@despammed.com> ha scritto nel messaggio
news:ai1s2d1dzou7

> > Comuque sia, io sento spesso il condizionale al posto del
congiuntivo in
> > frasi ipotetiche come quella che ho riportato.
>
> Come in "Se lo sapresti davvero, lo diresti."?

Esatto! Lo sento soprattutto in TV, e lo dicono specialmente donne, e
specialmente quelle che vanno nelle trasmissioni della de Filippi (il
mio zito la chiama "il marito di Costanzo").

> Agghiacciante!

Puoi ben dirlo... Brrrrrrrr...


Enrico C

unread,
Apr 26, 2005, 5:47:30 PM4/26/05
to
On Tue, 26 Apr 2005 21:37:19 GMT, Fiorelisa wrote on
it.cultura.linguistica.italiano :

> Esatto! Lo sento soprattutto in TV, e lo dicono specialmente donne, e


> specialmente quelle che vanno nelle trasmissioni della de Filippi (il
> mio zito la chiama "il marito di Costanzo").

La mia antenna TV si rifiuta di captare Canale5, per buone ragioni
:-)

--
Enrico C

Bruno Campanini

unread,
Apr 26, 2005, 6:44:44 PM4/26/05
to
"Fiorelisa" <fiore...@aliceposta.it> wrote in message
news:W5vbe.827686$b5.36...@news3.tin.it...

[...]


> L'indicativo nelle completive, invece, sembrerebbe chiaramente un
> indizio incontestabile di decadenza, specialmente dopo verbi d'opinione
> e di volontà. E qui c'è un po' di confusione: infatti è spesso
> problematico definire esattamente quali sono i verbi che possono
> ammettere l'indicativo, pur 'scadendo' nel registro familiare, e quelli
> che proprio non lo possono ammettere, pena agrammaticalità. Infatti a
> prima vista sembrerebbe che "sperare" ammetta solo il congiuntivo,
> invece ci sono anche esempi in cui, nel linguaggio parlato della
> borghesia, c'è l'indicativo.

"... infatti è spesso problematico definire quali siano i verbi
che possono ammettere... e quelli che proprio non lo
possono ammettere.

Infatti a prima vista sembrerebbe che *sperare* <ammettesse> OR
<potesse ammettere> il solo congiuntivo"
Costruzione comunque pessima, che fa attorcigliare la lingua.
Meglio, con meno arzigogolo:
"Infatti a prima vista *sperare* sembrerebbe ammettere..."

Non c'è niente da fare, studiano sulle grammatiche
ma non hanno orecchio!

Stretta la foglia, larga la via...

Bruno


Cingar

unread,
Apr 27, 2005, 5:54:16 AM4/27/05
to
Wolfgang Mueller ha scritto:

> On Tue, 26 Apr 2005 17:44:22 GMT, Fiorelisa wrote:
> > L'indicativo nelle completive, invece, sembrerebbe chiaramente
> > un indizio incontestabile di decadenza, specialmente dopo verbi
> > d'opinione e di volontà. E qui c'è un po' di confusione: infatti
> > è spesso problematico definire esattamente quali sono (1) i
> > verbi che possono (2) ammettere l'indicativo, pur 'scadendo'
> > nel registro familiare, e quelli che proprio non lo possono (3)
> > ammettere, pena agrammaticalità. Infatti a prima vista
> > sembrerebbe che "sperare" ammetta (4) solo il congiuntivo,
> > invece ci sono anche esempi in cui, nel linguaggio parlato
> > della borghesia, c'è l'indicativo.
>
> (1) siano

OK.

> (2) e (3) possano

Direi di no.

> (4) ammettesse

Eh!? In tedesco, forse. :-)

> > [...]
> > Mi sembra giusto concludere con quanto sostiene il Renzi: cioè
> > che, se di decadenza di congiuntivo si vuol parlare, allora si
> > deve restringere al fatto che a volte frasi come "Mi dispiace
> > che è partito" si sentono (4) sempre più adoperate non solo in
> > contesti colloquiali, dove sono ormai accettate da tempo, ma
> > anche in contesti alti (dichiarazioni ufficiali, discorsi di
> > uomini politici, ecc).
>
> (4) sentano

Giammai.

--
Cingar


--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/

Cingar

unread,
Apr 27, 2005, 6:32:36 AM4/27/05
to
Fiorelisa ha scritto:

> Il congiuntivo è malato?
> Viene spontaneo rispondere di sì a questa domanda, pensando a quante
> volte sentiamo dire frasi del tipo:
> - Credo che è già arrivato.
> - Mi spiace che è partita.
> - Pensavo che era lui.
> O addirittura:
> - Se lo sapresti davvero, lo diresti.
>
> Io, personalmente, sono abbastanza indulgente, e le prime tre frasi per
> me sono senz'altro accettabili. Per quanto sia tollerante, però, la
> quarta la rifiuto totalmente.

Be', fin qui immagino che concordi con te il 99% degli italiani...

Le prime tre frasi sono corrette anche se appartengono al cosiddetto
"registro colloquiale"; la seconda è proprio fuori della grammatica
nell'italiano standard.

> In questi giorni il Prof. Renzi ci ha fatto una lezione sulla cosiddetta
> 'decadenza' del congiuntivo e ci ha fornito delle dispense. Vorrei
> riassumervene il contenuto, perchè penso che sia molto interessante.

Molto, grazie. Pare quasi una litigata su ICLI. :-)

> [...]


> Il congiuntivo nelle frasi dipendenti, invece, mostra qualche segno di
> 'cedimento'. Ma sarà davvero un 'cedimento'?

Già. Secondo me, non è possibile provare o falsificare questa istintiva
impressione della decadenza del congiuntivo senza un'indagine molto estesa
sull'italiano dei secoli passati.

Il problema è che, per ovvie ragioni, il materiale disponibile riguarda solo
l'italiano letterario. Dell'italiano colloquiale di prima dell'invenzione
della radio, che sarebbe quello più interessante per dirimere una simile
questione, esistono solo sparute testimonianze sotto forma di letteratura,
teatro popolare e dialoghi di personaggi "popolani" nella letteratura alta.

> [...]


> 4) Influsso nefasto del romanesco radiotelevisivo, portatore della
> malattia e colpevole di aver sparso il morbo in tutta Italia!
>
> Serianni assolve il romanesco da ogni colpa. Infatti il congiuntivo è
> tutt'altro che raro in Belli.

Secondo me ha ragione: persino nel romanesco odierno a me pare che il
congiuntivo si usi parecchio, comunque non meno che nell'italiano di
registro "medio" (non troppo letterario, non troppo colloquiale).

Se davvero di influsso radiotelevisivo si deve parlare, è molto più logico
pensare che si tratti di influenza settentrionale, in particolare milanese.

Noi milanesi il congiuntivo lo usiamo effettivamente poco, e per precise
ragioni di sostrato dialettale. In lombardo occidentale il congiuntivo
presente non esiste (nella sua funzione ottativa lo si sostituisce con
perifrasi: "che vada" si trasforma in "può andare", "deve andare"), e il
congiuntivo passato ("el fôss", "l'andass", ecc.) è di uso rarissimo.

Comunque, io ci credo poco: secondo me radio e televisione hanno insegnato
agli italiani a usare il congiuntivo, piuttosto che viceversa.

Karla

unread,
Apr 27, 2005, 8:14:40 AM4/27/05
to
Enrico C ha scritto:

> Come in "Se lo sapresti davvero, lo diresti."?
> Agghiacciante!

"Caro, se morirei, tu cosa faresti?"
" Piangissi"

k

FB

unread,
Apr 27, 2005, 8:18:30 AM4/27/05
to
On Tue, 26 Apr 2005 22:44:44 GMT, Bruno Campanini wrote:

[...]


> Infatti a prima vista sembrerebbe che *sperare* <ammettesse> OR
> <potesse ammettere> il solo congiuntivo"

"Ammetta" o "possa ammettere".


[...]


Ciao, FB
--
"I saw something nasty in the woodshed!"

Bruno Campanini

unread,
Apr 27, 2005, 9:28:20 AM4/27/05
to
"FB" <fam.baldu...@tin.it> wrote in message
news:js88a0qffmpt.7...@40tude.net...

> On Tue, 26 Apr 2005 22:44:44 GMT, Bruno Campanini wrote:
>
> [...]
>> Infatti a prima vista sembrerebbe che *sperare* <ammettesse> OR
>> <potesse ammettere> il solo congiuntivo"
>
> "Ammetta" o "possa ammettere".

Ribadito che quella frase, comunque rielaborata, è proprio
bruttina:

sembra che sperare ammetta OR possa ammettere
sembrerebbe che sperare ammetta OR possa ammettere
sembrerebbe che sperare ammettesse OR potesse ammettere
Mah, son tali brutture le ultime due che, come ho già detto,
piuttosto cambierei costrutto.

Proviamo a cambiar la carte in tavola:
Da quel che mi VIENE riferito sembra non sia d'accordo con me
Da quel che mi VIENE riferito sembrerebbe non sia
d'accordo con me
Da quel che mi VENNE riferito sembrerebbe non fosse
d'accordo con me.

Qui almeno dovremmo essere d'accordo.
Hab'ich svikuliert?

Bruno


FB

unread,
Apr 27, 2005, 10:54:59 AM4/27/05
to
On Wed, 27 Apr 2005 13:28:20 GMT, Bruno Campanini wrote:

> "FB" <fam.baldu...@tin.it> wrote in message
> news:js88a0qffmpt.7...@40tude.net...

[...]


> Proviamo a cambiar la carte in tavola:
> Da quel che mi VIENE riferito sembra non sia d'accordo con me
> Da quel che mi VIENE riferito sembrerebbe non sia
> d'accordo con me
> Da quel che mi VENNE riferito sembrerebbe non fosse
> d'accordo con me.
>
> Qui almeno dovremmo essere d'accordo.
> Hab'ich svikuliert?

No, però la terza non mi _pare_ corretta in questo contesto. "Sembrerebbe"
è un presente indicativo logico, per dir così.


Ciao, FB
--
"Are you sure an embryo parson should have a plane?"
"Everyone should have a plane!"

FB

unread,
Apr 27, 2005, 10:55:55 AM4/27/05
to
On Wed, 27 Apr 2005 10:32:36 GMT, Cingar wrote:

> Fiorelisa ha scritto:
>> Il congiuntivo č malato?
>> Viene spontaneo rispondere di sģ a questa domanda, pensando a quante


>> volte sentiamo dire frasi del tipo:

>> - Credo che č gią arrivato.
>> - Mi spiace che č partita.


>> - Pensavo che era lui.
>> O addirittura:
>> - Se lo sapresti davvero, lo diresti.
>>
>> Io, personalmente, sono abbastanza indulgente, e le prime tre frasi per

>> me sono senz'altro accettabili. Per quanto sia tollerante, perņ, la


>> quarta la rifiuto totalmente.
>
> Be', fin qui immagino che concordi con te il 99% degli italiani...

Io no. Mi fanno orrore tutt'e quattro.


[...]


Ciao, FB
--
"Suppose I say I'm not interested."
"Does five hundred dollars interest you?"
"Very much."
"Then bring it: it's an expensive restaurant".
(The Cheap Detective)

Enrico C

unread,
Apr 27, 2005, 11:13:56 AM4/27/05
to
On Wed, 27 Apr 2005 14:55:55 GMT, FB wrote on
it.cultura.linguistica.italiano :

>> Be', fin qui immagino che concordi con te il 99% degli italiani...
>
> Io no. Mi fanno orrore tutt'e quattro.

E' perché sei l'1%! :-)

--
Enrico C

FB

unread,
Apr 27, 2005, 12:35:19 PM4/27/05
to
On Wed, 27 Apr 2005 14:54:59 GMT, FB wrote:

> On Wed, 27 Apr 2005 13:28:20 GMT, Bruno Campanini wrote:
>
>> "FB" <fam.baldu...@tin.it> wrote in message
>> news:js88a0qffmpt.7...@40tude.net...
> [...]
>> Proviamo a cambiar la carte in tavola:
>> Da quel che mi VIENE riferito sembra non sia d'accordo con me
>> Da quel che mi VIENE riferito sembrerebbe non sia
>> d'accordo con me
>> Da quel che mi VENNE riferito sembrerebbe non fosse
>> d'accordo con me.
>>
>> Qui almeno dovremmo essere d'accordo.
>> Hab'ich svikuliert?
>
> No, però la terza non mi _pare_ corretta in questo contesto. "Sembrerebbe"
> è un presente indicativo logico, per dir così.

Scusa, non avevo letto bene. Corrette tutte e tre, per quel che posso dire.


Ciao, FB
--
"Enjoying yourself, Elfine?"
"It's going to be such fun!"
"No, it's going to be amusing or diverting, not such fun, darling."

FB

unread,
Apr 27, 2005, 12:55:49 PM4/27/05
to
On Wed, 27 Apr 2005 16:35:19 GMT, FB wrote:

[...]


> Scusa, non avevo letto bene. Corrette tutte e tre, per quel che posso dire.

Anche:

"Da quel che mi venne riferito, sarebbe sembrato che non fosse stato
d'accordo con me."

Eccetera.


Ciao, FB
--
"While I'm here, might I make a few changes? I adore my bedroom, but do you
think I could have my curtains washed? I believe they're red, but I should
like to make sure."

Wolfgang Mueller

unread,
Apr 27, 2005, 2:15:31 PM4/27/05
to
On Tue, 26 Apr 2005 19:53:17 GMT, Fiorelisa wrote:

>
> Il martedí, 26 aprile 2005 18:38:00 GMT, Wolfgang Müller ha scritto:
> >
> > On Tue, 26 Apr 2005 17:44:22 GMT, Fiorelisa wrote:
> > >
> > > L'indicativo nelle completive, invece, sembrerebbe chiaramente
> > > un indizio incontestabile di decadenza, specialmente dopo verbi
> > > d'opinione e di volontà. E qui c'è un po' di confusione: infatti
> > > è spesso problematico definire esattamente quali sono (1) i
> > > verbi che possono (2) ammettere l'indicativo, pur 'scadendo'
> > > nel registro familiare, e quelli che proprio non lo possono (3)
> > > ammettere, pena agrammaticalità. Infatti a prima vista
> > > sembrerebbe che "sperare" ammetta (4) solo il congiuntivo,
> > > invece ci sono anche esempi in cui, nel linguaggio parlato
> > > della borghesia, c'è l'indicativo.
> >
> > (1) siano
> > (2) e (3) possano
>
> Si può anche usare indicativo. Anche in questo contesto.

Già. Ma lo scopo del mio intervento non era affatto correggerti,
bensí dimostrarti la profonda verità del titolo che hai scelto
per questo filone. Perfino in un newsgroup dedicato alla lingua
non ci sottraiamo a questo sviluppo che non a torto hai
chiamato 'decadenza', pur mettendo il termine tra virgolette.

Quello che mi colpisce di piú è il fatto che siano già in molti
coloro che ritengono errato il congiuntivo nei casi in cui il
suo uso non è piú d'obbligo. Ciò significa per me che il
congiuntivo si trova già in uno stadio avanzato di decadenza.

Di recente avemmo sul filone «OT "Papa" e "libertà"» una
discussione sull'uso del congiuntivo nella relativa dipendente
da «unico», nel corso della quale quattro o cinque partecipanti
mi ripresero di siffatto «errore». Magica, al secolo Gian Carlo
Macchi, disse addirittura: «Questa regola [...] non l'ho mai
vista applicata. E sì che non sono di primo pelo.» Magica deve
soffrire di una magica amnesia, giacché solo tre o quattro anni
fa, Mariuccia Ruta rimproverava ancora spietatamente ognuno che
usasse l'indicativo. Ciò solo per dimostrarti la vertiginosa
velocità che il processo di decadenza ha ormai raggiunto.

> > (4) ammettesse
>
> Anche al presente va bene.
> Anzi, qui ci va proprio il presente.
> Sembrerebbe che sperare ammetta il congiuntivo (sempre)
> Sembrerebbe che sperare ammettesse il congiuntivo (in passato)

Io non userei mai «ammettesse» in una frase del genere. L'ho
fatto qui solo per rammentarvi l'antica regola secondo cui una
proposizione subordinata a un condizionale voleva una volta il
verbo al congiuntivo imperfetto. Oggi questa regola sopravvive
solo per la protasi; ma non sta troppo bene, come vien dimostrato
dal tuo bell'esempio «Se lo sapresti davvero, lo diresti.»

> > > Mi sembra giusto concludere con quanto sostiene il Renzi: cioè
> > > che, se di decadenza di congiuntivo si vuol parlare, allora si
> > > deve restringere al fatto che a volte frasi come "Mi dispiace
> > > che è partito" si sentono (4) sempre più adoperate non solo in
> > > contesti colloquiali, dove sono ormai accettate da tempo, ma
> > > anche in contesti alti (dichiarazioni ufficiali, discorsi di
> > > uomini politici, ecc).
> >
> > (4) sentano
>
> No, qui indicativo per forza. Le frasi si sentono, non è che
> io penso che si sentano.

Non ricordi piú la regola che voleva il congiuntivo dopo «il
fatto che»? No? Meno male che sei giovane. Ah, come ti invidio!

Ciao,
Wolfgang vecchio e decrepito

Fiorelisa

unread,
Apr 27, 2005, 6:13:14 PM4/27/05
to

"Wolfgang Mueller" <w...@ariannuccia.de> ha scritto nel messaggio
news:426FD6BD...@ariannuccia.de...

> On Tue, 26 Apr 2005 19:53:17 GMT, Fiorelisa wrote:
> >
> > Il martedí, 26 aprile 2005 18:38:00 GMT, Wolfgang Müller ha scritto:
> > >
> > > On Tue, 26 Apr 2005 17:44:22 GMT, Fiorelisa wrote:
> > > >
> > > > L'indicativo nelle completive, invece, sembrerebbe chiaramente
> > > > un indizio incontestabile di decadenza, specialmente dopo verbi
> > > > d'opinione e di volontà. E qui c'è un po' di confusione: infatti
> > > > è spesso problematico definire esattamente quali sono (1) i
> > > > verbi che possono (2) ammettere l'indicativo, pur 'scadendo'
> > > > nel registro familiare, e quelli che proprio non lo possono (3)
> > > > ammettere, pena agrammaticalità. Infatti a prima vista
> > > > sembrerebbe che "sperare" ammetta (4) solo il congiuntivo,
> > > > invece ci sono anche esempi in cui, nel linguaggio parlato
> > > > della borghesia, c'è l'indicativo.
> > >
> > > (1) siano
> > > (2) e (3) possano
> >
> > Si può anche usare indicativo. Anche in questo contesto.
>
> Già. Ma lo scopo del mio intervento non era affatto correggerti,
> bensí dimostrarti la profonda verità del titolo che hai scelto
> per questo filone. Perfino in un newsgroup dedicato alla lingua
> non ci sottraiamo a questo sviluppo che non a torto hai
> chiamato 'decadenza', pur mettendo il termine tra virgolette.

Uhm... veramente, lo scopo del mio messagio era proprio mettere in
evidenza che la decadenza in gran parte dei casi non esiste. Infatti le
costruzioni coll'indicativo ci sono sempre state, anche negli autori del
secolo scorso.
Poichè si poteva mettere l'indicativo in (1), (2) e (3), non mi sembra
molto azzeccato dire che essi testimoniano la decadenza del congiuntivo.
Infatti non mi pare che qui l'uso dell'indicativo abbassi il livello
stilistico del mio testo scritto.

>
> Quello che mi colpisce di piú è il fatto che siano già in molti
> coloro che ritengono errato il congiuntivo nei casi in cui il
> suo uso non è piú d'obbligo. Ciò significa per me che il
> congiuntivo si trova già in uno stadio avanzato di decadenza.

"Decadenza" rispetto a chi fissò le regole che l'indicativo non si
potesse usare. Ma l'indicativo si è sempre usato, in barba a costoro. Lo
usava perfino D'Annunzio!

>
> Di recente avemmo sul filone «OT "Papa" e "libertà"» una
> discussione sull'uso del congiuntivo nella relativa dipendente
> da «unico», nel corso della quale quattro o cinque partecipanti
> mi ripresero di siffatto «errore». Magica, al secolo Gian Carlo
> Macchi, disse addirittura: «Questa regola [...] non l'ho mai
> vista applicata. E sì che non sono di primo pelo.» Magica deve
> soffrire di una magica amnesia, giacché solo tre o quattro anni
> fa, Mariuccia Ruta rimproverava ancora spietatamente ognuno che
> usasse l'indicativo. Ciò solo per dimostrarti la vertiginosa
> velocità che il processo di decadenza ha ormai raggiunto.

Sì, ho seguito quella discussione. Il tuo non è certamente errore, ma
nemmeno la frase con l'indicativo lo è. Il fatto che qualcuno abbia
considerato la tua frase come errata, in effetti mostra che stiamo
perdendo dimestichezza con gli usi stilisticamente più elevati. (Come io
ritenevo errate frasi come: Ho loro prestato il libro).
"Gianni è l'unico che sappia il greco"
"Gianni è l'unico che sa il greco"
Sono equivalenti per significato e per stile; il secondo non è
"ciabattone" rispetto al primo!

>
> > > (4) ammettesse
> >
> > Anche al presente va bene.
> > Anzi, qui ci va proprio il presente.
> > Sembrerebbe che sperare ammetta il congiuntivo (sempre)
> > Sembrerebbe che sperare ammettesse il congiuntivo (in passato)
>
> Io non userei mai «ammettesse» in una frase del genere. L'ho
> fatto qui solo per rammentarvi l'antica regola secondo cui una
> proposizione subordinata a un condizionale voleva una volta il
> verbo al congiuntivo imperfetto.

Ma allora perchè, se sei convinto della bontà di quella regola, precisi
che non useresti mai "ammettesse" in una frase del genere?

Mi sembra difficile che una simile regola sia mai esistita, perchè
avrebbe creato grosse difficoltà. Se fosse esistita, nessuno avrebbe mai
potuto dire una frase di questo tipo:
Sembrerebbe impossibile che tu possa averlo fatto.


Oggi questa regola sopravvive
> solo per la protasi;

Mi sembra che siano due casi completamente diversi. Voglio dire che la
protasi e la generica subordinata di un verbo al condizionale non hanno
granchè in comune.


>
> > > > Mi sembra giusto concludere con quanto sostiene il Renzi: cioè
> > > > che, se di decadenza di congiuntivo si vuol parlare, allora si
> > > > deve restringere al fatto che a volte frasi come "Mi dispiace
> > > > che è partito" si sentono (4) sempre più adoperate non solo in
> > > > contesti colloquiali, dove sono ormai accettate da tempo, ma
> > > > anche in contesti alti (dichiarazioni ufficiali, discorsi di
> > > > uomini politici, ecc).
> > >
> > > (4) sentano
> >
> > No, qui indicativo per forza. Le frasi si sentono, non è che
> > io penso che si sentano.
>
> Non ricordi piú la regola che voleva il congiuntivo dopo «il
> fatto che»? No?

Certo che la ricordo, ma non vale sempre. In questo caso non vale, come
già ti ha fatto notare FB.

>Meno male che sei giovane. Ah, come ti invidio!

Eh... insomma... Non è che l'età c'entri molto. Il fatto è che spesso la
lingua viene considerata come qualcosa di fisso e immobile... eppur si
move, piano, ma si move! Nonostante tutte le briglie che vi hanno posto
i grammatici normativi!
Perciò posso ben capire se tu ti scandalizzi per (1), (2) e (3). Ma
negli altri casi, non mi pare il caso, perchè mi sembra che tu abbia
generalizzato le regole. Potrei sbagliarmi, però. In fondo sono giovane
e potrei non sapere certe vecchie regole. In caso, potresti riferirmele?
Ho anche un'altra curiosità, che spero soddisferai: tu in che libro hai
studiato queste regole?


Enzo Franchini

unread,
Apr 27, 2005, 10:27:38 PM4/27/05
to

"Fiorelisa" ha scritto

>(cut)

Ritengo si possa individuare un errore metodologico: chi spendeva/spende
denaro e tempo per leggere opere letterarie aveva/ha sicuramente gli
strumenti per individuare la particolare intenzione dell'autore. E, quindi,
difficilmente avrebbe usato/userebbe, per imitazione, le stesse forme nel
suo linguaggio parlato.

> Mi sembra giusto concludere con quanto sostiene il Renzi: cioè che, se
> di decadenza di congiuntivo si vuol parlare, allora si deve restringere
> al fatto che a volte frasi come "Mi dispiace che è partito" si sentono
> sempre più adoperate non solo in contesti colloquiali, dove sono ormai
> accettate da tempo, ma anche in contesti alti (dichiarazioni ufficiali,
> discorsi di uomini politici, ecc).

IMHO la ragione sta nel vecchio detto "chi va con lo zoppo impara a
zoppicare", eternamente vera. Passai gli anni dell'asilo e della scuola
elementare a correggere impietosamente i miei figli, fino a che il
congiuntivo divenne per loro "automatico" ed istintivo. Ricordo qualche
desolante discussione con il corpo insegnante, che giustificava la mancata
correzione a scuola, anche nei compiti scritti, con il fatto che.."tanto li
correggeranno dopo, alle medie o al liceo"...Sono un po' cattivo: che non
conoscessero bene le regole neppure loro?:-)

Enzo Franchini


FB

unread,
Apr 28, 2005, 8:12:01 AM4/28/05
to
On Thu, 28 Apr 2005 04:27:38 +0200, Enzo Franchini wrote:

[...]


> Ricordo qualche desolante discussione con il corpo insegnante, che giustificava la mancata
> correzione a scuola, anche nei compiti scritti, con il fatto che.."tanto li
> correggeranno dopo, alle medie o al liceo"...Sono un po' cattivo: che non
> conoscessero bene le regole neppure loro?:-)

Ovvio. Non si può biasimare chi preferisca la scuola privata. Costa, ma
almeno ti accontentano...


Ciao, FB
--
Se dico "siedi!" manca l'oggetto.
Siedo chi? Lei o me?
(da it.cultura.linguistica.italiano)

Fiorelisa

unread,
Apr 28, 2005, 5:22:43 PM4/28/05
to

"Enzo Franchini" <vincenzo....@fastwebnet.it> ha scritto nel
messaggio news:wSXbe.13394

> IMHO la ragione sta nel vecchio detto "chi va con lo zoppo impara a
> zoppicare", eternamente vera. Passai gli anni dell'asilo e della
scuola
> elementare a correggere impietosamente i miei figli, fino a che il
> congiuntivo divenne per loro "automatico" ed istintivo.

Anch'io usavo sempre i congiuntivi a quell'etą. Ma erano altri tempi. Il
congiuntivo era ancora tenuto vivo e vigorosissimo dalle imbrigliature
dei grammatici.
Quando son cresciuta, ho cominciato a frequaentare cattive compagnie di
'indicativisti' e in TV si sentavano tanti, tanti indicativi...

Ricordo qualche
> desolante discussione con il corpo insegnante, che giustificava la
mancata
> correzione a scuola, anche nei compiti scritti, con il fatto
che.."tanto li
> correggeranno dopo, alle medie o al liceo"...Sono un po' cattivo: che
non
> conoscessero bene le regole neppure loro?:-)

Chissą? No, non credo... Boh! La mia maestra non mi correggeva mai i
congiuntivi perchč non li sbagliavo mai. Anche per me era automatico. La
mia lingua madre č stata il dialetto veneto, e in dialetto il
congiuntivo č pił stabile che in italiano. Ad esempio, non si sente mai
dire una frase come:
Penso che l'č 'ndą via. (Penso che č andato via).


LoneStar

unread,
Apr 28, 2005, 1:31:32 PM4/28/05
to
FB wrote:
> On Wed, 27 Apr 2005 10:32:36 GMT, Cingar wrote:
>
>
>>Fiorelisa ha scritto:
>>
>>>Il congiuntivo è malato?
>>>Viene spontaneo rispondere di sì a questa domanda, pensando a quante

>>>volte sentiamo dire frasi del tipo:
>>>- Credo che è già arrivato.
>>>- Mi spiace che è partita.

>>>- Pensavo che era lui.
>>>O addirittura:
>>>- Se lo sapresti davvero, lo diresti.
>>>
>>>Io, personalmente, sono abbastanza indulgente, e le prime tre frasi per
>>>me sono senz'altro accettabili. Per quanto sia tollerante, però, la

>>>quarta la rifiuto totalmente.
>>
>>Be', fin qui immagino che concordi con te il 99% degli italiani...
>
>
> Io no. Mi fanno orrore tutt'e quattro.

Nella lingua parlata è ammissibile una certa elasticità.
Nella lingua scritta si dovrebbe pretendere l'uso corretto dei congiuntivi.

--
Ciao,
Luigi

Amleto, il danese

unread,
Apr 30, 2005, 12:24:13 PM4/30/05
to
Il congiuntivo č abbandonato anche da inglese e francese,

oggi č considerato corretto dire IF I WAS YOU, invece che IF I WERE YOU
mentre il secolo scorso la regina sarebbe impallidita di fronte a una simile
frase!!!

Con questo voglio dire che la perdita del congiuntivo č un passo che
compiono molte lingue moderne,
dire che č depauperamento semantico mi pare un osare,
ma visto che oggi giorno i giovani non si capiscono piů io credo sia vero,

potrebbe darsi che nei paesi moderni vi sia un calo dell'intelligenza delle
masse
e conseguentemente anche la lingua viene semplificata.

Ma pensate anche al GLI usato per LE e LORO (dove inglese e francese
mantengono una netta distinzione)

GLI HO DATO I GAVE TO HIM
GLI HO DATO I GAVE TO HER
GLI HO DATO I GAVE TO THEM
GLI HO DATO I GAVE TO THEM

E che dire della scomparsa del nominativo nella II pers, sing.

Io sono me, ''Te'' sei te.

Poor Italian...

Amleto, il danese.
www.gazzettamonferrato.it/redazione.html

Aspetto 1*10^6 saluti nel nostro GuestBook!!!


Fiorelisa

unread,
Apr 30, 2005, 6:27:19 PM4/30/05
to

"Amleto, il danese" <unid...@virgilio.it> ha scritto nel messaggio
news:NiOce.842698$b5.37...@news3.tin.it...
> Il congiuntivo è abbandonato anche da inglese e francese,

Allora secondo te loro ci hanno preceduti nell'inevitabile processo di
rincritinimento? :)
Comunque il congiuntivo in francese in certe frasi resiste stabilmente:
Je ne crois pas qu'il soit parti.
Ci sono regole abbastanza precise che chiariscono quando si deve usare e
quando no. Queste regole obbediscono soprattutto a criteri semantici
(certezza-dubbio).
>
> Con questo voglio dire che la perdita del congiuntivo è un passo che
> compiono molte lingue moderne,
> dire che è depauperamento semantico mi pare un osare,
> ma visto che oggi giorno i giovani non si capiscono più io credo sia
vero,

Perché i giovani non si capiscono più? Tra di loro mi sembra che si
capiscano benone. O vuoi forse dire che i vecchi non capiscono più i
giovani?

>
> potrebbe darsi che nei paesi moderni vi sia un calo dell'intelligenza
delle
> masse
> e conseguentemente anche la lingua viene semplificata.

Accidenti! E proprio sul congiuntivo si risentono gli effetti della
nostra stupidità! :(

>
> Ma pensate anche al GLI usato per LE e LORO (dove inglese e francese
> mantengono una netta distinzione)
>
> GLI HO DATO I GAVE TO HIM
> GLI HO DATO I GAVE TO HER

No, dài, questo non è accettabile! In italiano, voglio dire.

> GLI HO DATO I GAVE TO THEM
> GLI HO DATO I GAVE TO THEM
>
> E che dire della scomparsa del nominativo nella II pers, sing.
>
> Io sono me, ''Te'' sei te.

Sigh... :(

"Lui" è lui. "Lei" è lei.
Fino a non molto tempo fa, no! :)
Chissà chissà che succederà... staremo a vedere.


FB

unread,
Apr 30, 2005, 6:30:02 PM4/30/05
to
On Sat, 30 Apr 2005 22:27:19 GMT, Fiorelisa wrote:

[...]


> Comunque il congiuntivo in francese in certe frasi resiste stabilmente:
> Je ne crois pas qu'il soit parti.
> Ci sono regole abbastanza precise che chiariscono quando si deve usare e
> quando no. Queste regole obbediscono soprattutto a criteri semantici
> (certezza-dubbio).

Si usa parecchio meno che in italiano, e nei tempi imperfetto e trapassato
mi pare non si usi piů. A me pare che si usi in modo piů macchinoso che
semantico.


[...]


Ciao, FB
--
Una volta ho comprato un salmone all'Ikea.
Sono arrivato a casa.
Era da montare.
(citato da Alessandro "Il Patriarca" Valli su
it.cultura.linguistica.italiano)

Fiorelisa

unread,
Apr 30, 2005, 6:53:10 PM4/30/05
to

"FB" <fam.baldu...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:10tl0nagjpfui.1...@40tude.net...

> On Sat, 30 Apr 2005 22:27:19 GMT, Fiorelisa wrote:
>
> [...]
> > Comunque il congiuntivo in francese in certe frasi resiste
stabilmente:
> > Je ne crois pas qu'il soit parti.
> > Ci sono regole abbastanza precise che chiariscono quando si deve
usare e
> > quando no. Queste regole obbediscono soprattutto a criteri semantici
> > (certezza-dubbio).
>
> Si usa parecchio meno che in italiano,

Questo č senz'altro vero!

>e nei tempi imperfetto e trapassato
> mi pare non si usi piů.

No no, chi si esprime correttamente non puň fare a meno di usarlo. Basta
sfogliare qualche romanzo per accorgersene.

A me pare che si usi in modo piů macchinoso che
> semantico.

A volte si applica perchč č la sintassi che lo richiede, altre volte č
proprio il senso. Il congiuntivo in francese č il tempo del "non certo".


Amleto, il danese

unread,
Apr 30, 2005, 7:49:39 PM4/30/05
to

"Fiorelisa" <fiore...@aliceposta.it> ha scritto nel messaggio

Il congiuntivo in francese č il tempo del "non certo".

vorrai dire il "modo" casomai.

Comunque ribadisco che io non sento piů dire

io le ho dato, e
io ho dato loro,
ma sempre e solo IO GLI HO DATO...

č orribile ma č cosě.


Message has been deleted

Fiorelisa

unread,
May 1, 2005, 9:38:01 AM5/1/05
to

"Amleto, il danese" <unid...@virgilio.it> ha scritto nel messaggio
news:nQUce.1314877$35.48...@news4.tin.it...

>
> "Fiorelisa" <fiore...@aliceposta.it> ha scritto nel messaggio
>
> Il congiuntivo in francese è il tempo del "non certo".

>
> vorrai dire il "modo" casomai.

Sì, pardon!
>
> Comunque ribadisco che io non sento più dire


>
> io le ho dato, e
> io ho dato loro,
> ma sempre e solo IO GLI HO DATO...
>

> è orribile ma è così.

Orribile? Ma no, basta farci l'abitudine! :)


Amleto, il danese

unread,
May 1, 2005, 11:17:05 AM5/1/05
to

"Colette" <invalid...@wanadoo.fr.invalid> ha scritto nel messaggio
news:2uk9719ru23bununv...@4ax.com...
> Ciao, FB. Tu as écrit :

>
> >> Comunque il congiuntivo in francese in certe frasi resiste stabilmente:
> >> Je ne crois pas qu'il soit parti.
> Sě... Oppure 'je ne crois pas qu'il parte.' (cong.pr.) con un
> senso diverso...

>
> >> Ci sono regole abbastanza precise che chiariscono quando si deve usare
e
> >> quando no. Queste regole obbediscono soprattutto a criteri semantici
> >> (certezza-dubbio).
> Ci sono anche criteri 'grammatici', come nel tuo esempio: c'č il
> congiuntivo dopo 'croire' (il v. 'credere' francese) perché la
> forma č negativa...

>
> >Si usa parecchio meno che in italiano, e nei tempi imperfetto e
trapassato
> >mi pare non si usi piů. A me pare che si usi in modo piů macchinoso che
> >semantico.
> Piů precisamente, il congiuntivo č ancora d'obbligo in molti
> casi, ma l'imperfetto resiste solo nello scritto, e alla terza
> persona...
>
in compenso vi siete persi il passato remoto,
quello che in latino era il perfetto.

E anche usare il congiuntivo solo alle forme negative, mi pare un nonsense!

Amlčte.


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