Treccani dice che in sillaba aperta non finale di parola le vocali
toniche sono lunghe. Le altre sono brevi. Confermate?
Applicando la regola, se ben capisco, la prima "a" in queste parole
dovrebbe essere:
va - breve
vale - lunga
valle - breve
valente - breve
valligiano - breve
Confermate?
Per esempio, provate a pronunciare ad alta voce la seguente frase.
"Va bene ma non vale. La valle è del valente valligiano."
Leggendo la spiegazione di Treccani resta poi un dubbio: come sono le
vocali finali di parola in chi non raddoppia fonosintatticamente?
https://treccani.it/enciclopedia/vocale-breve_%28Enciclopedia-dell%27Italiano%29/
[...]
In italiano le vocali sono fonologicamente brevi: non esistono coppie
minime (➔ coppia minima) in cui, per es., /e/ sia contrapposto a /eː/.
Quasi tutti gli studiosi concordano che esistono però vocali
foneticamente lunghe, contestualmente determinate, sulla base di una
precisa regola allofonica (➔ allofoni; ➔ variante combinatoria): in
sillaba aperta non finale di parola le vocali toniche sono lunghe,
mentre in sillaba chiusa sono brevi. Ad es., la /a/ tonica di [ˈpaːla]
pala è lunga mentre quella di [ˈpalːa] palla è breve, pur essendo la
distintività affidata alla lunghezza della consonante.
L’allungamento della vocale tonica in sillaba aperta (meramente
allofonica in toscano, in sardo e in molte varietà meridionali) è resa
distintiva in buona parte delle varietà settentrionali (escluso il
Veneto): qui la durata vocalica costituisce un’opposizione distintiva,
come nel cremonese [tus] «tosse» ~ [tuːs] «tosato» (Loporcaro 2009:
91). L’allungamento in sillaba aperta è visto da molti come la causa
scatenante della dittongazione di ĕ e ŏ del fiorentino (pĕde > p[jɛ]de,
fŏco > f[wɔ]co), che – com’è noto – non dittongano se sono in sillaba
chiusa (cfr. Lausberg 19762: 206-208). In realtà, l’assunto vocale
lunga in sillaba aperta e vocale breve in sillaba chiusa vale
soprattutto per il parlato controllato, ovvero letto in particolari
condizioni sperimentali (Bertinetto 1981). Sono trattate come
semilunghe le vocali toniche dei proparossitoni e quelle con accento
secondario ma sono ancora pochi gli studi sperimentali in proposito
(Bertinetto 1981; Marotta 1985).
3. Proprietà dell’italiano
Da un punto di vista schiettamente sincronico, si assume dunque che in
italiano le vocali siano brevi se toniche in sillaba chiusa (porto), o
toniche finali di parola (portò), o atone. La regola fonologica che
riassumerebbe le restrizioni sopra delineate è pertanto la seguente: le
vocali possono essere lunghe solo nelle sillabe toniche aperte non
finali. In realtà, se la maggiore durata nelle sillabe aperte può
essere ricondotta a un principio piuttosto generale (vocali toniche
come vocali pesanti o bimoraiche; ➔ prosodia), l’accorciamento vocalico
in fine di parola appare piuttosto una restrizione idiolinguistica
(Basbøll 1989).
È stata dimostrata sperimentalmente (Farnetani & Kori 1982; Vayra 1994)
la maggiore brevità delle vocali ossitone in italiano: questa
caratteristica acustica viene collegata alla presenza di un’occlusiva
glottidale, a sua volta interpretata come traccia delle consonanti
finali latine negli ossitoni italiani. Tale relitto fonetico è per
Vayra (1994) da mettere in relazione con la presenza di strategie
peculiari nei processi di affissazione degli ossitoni italiani e,
soprattutto, con il fenomeno del ➔ raddoppiamento sintattico.
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IdP
"A gentleman is someone who knows how to play the banjo and doesn't."
(Mark Twain)