Il 24/10/2011 16.26, Luciana Grazioli ha scritto:
> Il frammento di Menandro (111 K.-Th) «muor giovane colui che gli dei
> amano» (/hon oi theoi philusin apothnēskei neos/), noto soprattutto
> grazie alla citazione fattane da Leopardi (epigrafe del suo /Amore e
> morte/ «muor giovane colui ch’al cielo è caro»), è diventato
> consolatoria citazione laica per la morte giovanile. Il pensiero si
> trova sparso in molti luoghi. «/Quem di dilugunt/ / /adulescens/
> /moritur/» afferma Plauto (/Bacchides,/ 816).
>
> Espressioni analoghe si trovano in detti popolari tedeschi e inglesi,
> Byron lo ripropone nel suo /Il pellegrinaggio del giovane Aroldo/. La
> mesta melodia delle sue corde affascina gli animi pessimisti. Non lo fa
> a motivo di quanto ci aspetta dopo la morte, regione in cui, per dirla
> con Rabelais, si estende il regno del «grande forse». La sua forza
> attrattiva va giudicatain relazione alla parte sperimentata, non a
> quella ignota. Il detto sta a significare che la vita non è bella, anzi
> che essa diventa sempre più amara se si va in là con gli anni. Morire
> giovani equivale a essere preventivamente risparmiati dal tempo che
> Qohelet qualifica triste, dai giorni durante i quali si è costretti a
> dire: «non ci provo alcun gusto» (Qo 11,1).
>
> Addio Marco.
"A uno a uno tutti vi ravviso,
o miei compagni! E te, sì, che abbandoni
su l'omero il pallor muto del viso.
Sì: dissi sopra te l'orazioni,
e piansi: eppur, felice te che al vento
non vedesti cader che gli aquiloni!"
(Pascoli)
"Per non diventare vecchi bisogna morire giovani"
(mia nonna)
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