rinde ha scritto:
> Leggendo un interessante libro di Zygmunt Bauman, Le Sorgenti del
> Male, mi sono imbattuto in un altro caso di triplo pronome atono,
> dopo quello gi� discusso un po' di tempo fa tratto dal libro di Carlo
> Levi, Cristo si � Fermato a Eboli (da quel paese CI SE NE esce...).
Mi scuso se ripeto cose che avete gi� detto, perch� non ho tempo di leggere
tutta la discussione, ma vorrei puntualizzare una cosa.
In quella discussione io difesi la costruzione che ritengo 'tradizionale',
cio� "ci se ne". Questa � documentata, ad esempio, dal Treccani:
http://www.treccani.it/vocabolario/ci1/ (penultima riga)
Dal momento che c'era qualcuno che addirittura la considerava sbagliata,
ho voluto rimarcare che quella invece, secondo me, � la costruzione pi�
incontestabile, perch� � supportata da autorevoli riferimenti.
Detto questo, proprio in seguito a quella discussione, confrontandomi anche
con la sensibilit� sintattica di parlanti che, per l'appunto, la percepivano
addirittura come sbagliata, ho riflettuto, e mi sono convinto che quella
costruzione, ancorch� supportata dalla letteratura, cristallizza una fase
intermedia dello sviluppo della grammatica italiana che non pu� essere
stabile, e che sarebbe destinato ad essere superato (dico sarebbe, perch�
ritengo che fra una generazione o due l'italiano cesser� di avere uno
sviluppo 'naturale', ma questo � un altro discorso).
Quella costruzione, infatti, � basata su uno sviluppo nel quale
originariamente il "si/se" era particella riflessiva, e si comportava come
tale, seguendo l'ordinamento di tale particella. Ma il "si/se" impersonale
col tempo � diventato una particella autonoma, con una propria sintassi.
Lo dimostra, ad esempio, il confronto fra queste due costruzioni:
- lui se lo d� (es. il profumo)
- lo si d�
In questo caso nessuno direbbe "se lo" per esprimere la costruzione
impersonale, per cui abbiamo gi� una costruzione (quella con "lo/la/li/le"),
in cui la particella impersonale si � definitivamente separata, anche
sintatticamente, da quella riflessiva.
La tendenza che mi sembra di ravvedere in questi sviluppi, � quella di
anteporre comunque il "si" impersonale al verbo, qualunque sia la
costruzione, e indipendentemente dalla corrispondente costruzione
riflessiva.
Una volta che si adotti questa interpretazione, bisogna anche reinterpretare
le costruzioni che sono, allo stesso tempo, impersonali e riflessive.
Infatti se il senso � questo:
qualcuno si lava le mani
usiamo questa costruzione impersonale:
ci si lava le mani
Ma come interpretarla?
Alcune grammatiche tradizionali dicono che che � la particella
impersonale "si" che diventa "ci" davanti a una riflessiva ma, secondo la
nuova sensibilit�, l'impersonale resta comunque quel "si" che sta davanti al
verbo, ed � la riflessiva che viene sostituita da "ci".
Finch� le frasi sono queste, le due diverse sensibilit� possono convivere
senza che ci si accorga di avere in testa un 'algoritmo sintattico' diverso
da quello del nostro interlocutore, ma in alcuni casi particolari, come
quelli che abbiamo discusso, tali diverse sensiblit� entrano in conflitto.
In particolare si pu� osservare che l'interpretazione che ho esposto poco
fa rende tali costruzioni compatibili con costruzioni come queste:
mi si dice
ci si dice
nel senso che, interpretando il "ci" come "a s�" nella riflessiva
impersonale, esso si viene a trovare nella stessa posizione di un "mi"
che sta per "a me" o di un "ci" che sta per "a noi".
Come vedi, questa nuova sensibilit� sintattica, che si sta progressivamente
imponendo, � coerente e semplifica questa parte della grammatica; per questo
dico che avrebbe probabilmente finito per prevalere in uno sviluppo
'naturale' della lingua italiana.
Venendo dunque al tuo caso:
> Quando CE NE SI avvide, il materiale bellico era gi� stato costruito e...
il significato � il seguente:
qualcuno se ne avvide
per cui, applicando il suddetto criterio, il "qualcuno" diventa un "si"
immediatamente anteposto al verbo:
*se ne si avvide
A questo punto subentra l'altra regola, secondo la quale il "se" diventa
"ce", e il risultato � proprio questo:
ce ne si avvide
> Alla lettura del passaggio ho avuto qualche dubbio, dubbi che sono
> potuti solo peggiorare constatando che chi ha curato la traduzione si
> chiama di cognome Yong-June Park.
Non so chi sia, ma - se � straniero - pu� darsi che non si sia fatto
condizionare dalla costruzione 'tradizionale' (quella che ho appreso io
sulla scorta degli esempi a cui sono stato esposto da piccolo) e abbia
fatto, razionalmente e consapevolmente, ci� che le giovani generazioni
di italiani (colti) stanno facendo istintivamente (e in parte
inconsapevolmente, tant'� che in quella discussione alcuni dei miei
interlocutori, che pure esibivano la nuova sensibilit� sintattica, avevano
delle difficolt� a razionalizzarla).
--
Saluti.
D.