Mad Prof <nos...@mail.invalid> wrote:
> Nel vocabolario Treccani mancano entrambi, ma ci si trova nugae, da cui
> sia nugace che nugatorio devono essere derivati.
>
> nugae s. f. pl., lat. – Propr., inezie, bagattelle, cose da poco, detto
> talvolta (anche nel dim. nugellae) di composizioni letterarie alle quali
> l'autore non dà o dice di non voler dare peso; in questo senso, la
> parola è stata usata da Catullo, da Orazio e anche dal Petrarca.
> Rara la forma italianizzata nuge o nughe: Onore e castità son ciance e
> nughe (Tansillo); la plebe si pasce di nuge (Rovani).
il termine nugae però non viene mai integrato nella lingua italiana,
viene quasi sempre usato come termine latino dotto.
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nuge del Rovani (un autore un po' stravagante, "scapigliato") è sì un
adattamento alla grafia italiana, ma non dimentichiamo che per tutto il
Medioevo in latino i gruppi ae e oe venivano scritti e.
Mi colpisce invece il nughe del Tansillo, che è si un'italianizzazione,
ma non rispesta la pronuncia corrente del latino in età medievale e
moderna. Nel poemetto Il Vendemmiatore gli serviva una rima con arrughe
(arrugare = coprirsi di rughe) e fughe, ed è andato un po' ad orecchio.
Comunque queste due sole e un po' peregrine citazioni comprovano che si
tratta di un termine disusato alla lingua italiana.
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Dimenticavo: non ho trovato nug(a)e nelle Rime del Petrarca; non ho
controllato i Trionfi, ma sospetto che la parola si trovi solo in opere
latine.