edevils ha scritto:
> Siamo d'accordo fin qui?
S�.
> Alcuni di questi modi per� risulteranno pi� comprensibili, pi�
> illuminanti, pi� utili e condivisi, non dico al passante per strada ma
> quantomeno a un gruppo di persone interessate alla lingua italiana (quelle
> a cui del resto si rivolge una grammatica) perch� scorrono paralleli al
> processo mentale dei parlanti, lo fotografano.
Aspetta, ch� questo � un punto cruciale.
Immaginiamo di avere dei bambini che non siano ancora entrati in contatto
con tutta la nomenclatura della cosiddetta grammatica tradizionale.
Prendiamo questi bambini e diciamo loro:
�Come sapete bene, in italiano non si pu� dire semplicemente "gatto mangia",
e neanche "gatti mangiano" (e vero che vi suona male?), ma bisogna mettere
una parola davanti a "gatto" o "gatti". Allora, se vi va di aiutarmi,
proviamo a cercare un po' di parole che si possono mettere davanti a "gatto"
o "gatti"�.
Ora non sto a farti tutta la "lezione", ma hai gi� capito dove voglio andare
a parare.
Secondo me se mi lasci lavorare con questi bambini, in questo modo,
in qualche settimana riscriviamo tutti assieme una buona parte
dell'_Introduzione alla filosofia matematica_ di Bertrand Russell.
Gli stessi filosofi che si sono occupati di queste cose hanno detto spesso
che la maggior parte della loro fatica � stata quella di raschiare via
incrostazioni costituite da pregiudizi e schemi mentali ingessati che si
erano accumulati per millenni.
Una volta che questi bambini abbiano imparato a ragionare in termini di
"determinanti", "quantificatori" eccetera[*], prendiamo un maestro che abbia
un approccio tradizionale (quel sano approccio di una volta, non tutte
queste diavolerie moderne che si sono messi in testa i grammatici che si
sono lasciati irretire dai logici e dai matematici). Ecco, prendiamo questo
campione del buon senso e mettiamolo a fare un po' di lezioni ai miei
bambini. Prima lezione: �l'Articolo Determinativo�, e cos� via.
Secondo me i bambini lo guarderebbero come un pazzo che dice delle cose
assurde, e che per di pi� le fa calare dall'alto come se fossero le Tavole
della Legge.
Questo esempio mi serve per dirti che non esiste il "senso comune".
Il cosiddetto "senso comune" � una stratificazione di credenze, prodotto
culturale delle generazioni che ci hanno preceduto. La differenza fra il mio
approccio e il "senso comune" � che io lo so che la mia � una costruzione
teorica, e che se ne potrebbero formulare delle altre, mentre il "senso
comune" pensa di essere del tutto "naturale". Oltre a sapere che la mia �
solo una costruzione teorica, so anche che il mio metodo, cos�
apparentemente "democratico", tanto "democratico" che sembra che siano i
bambini stessi a scoprire da soli la grammatica, in realt� pu� essere anche
molto "manipolatorio", perch� i bambini sono comunque svantaggiati, e li
posso portare dove voglio. Ma anche di questo io sono consapevole: li sto
condizionando, in modo tale da rendere del tutto "evidente" quello che in
realt� � un sofisticato filtro cerebrale. Bene, ma anche questo io lo so.
Il mio sar� anche un metodo "manipolatorio", ma � un metodo che si mette in
discussione. Invece quelli che dopo aver spiegato che il complemento oggetto
�risponde alla domanda "chi? che cosa?"� rispondono in modo rabbioso a
qualche bambino che faccia delle obiezioni, quelli pensano di aver dato
veramente la definizione chiara e definitiva, e che spetti al bambino
cercare di capirla e non ostinarsi nella sua cocciutaggine. Anzich� cercare
di enunciare la Verit� Oggettiva, presento il mio filtro mentale con la
consapevolezza di farlo. Cos� se mi accorgo che quel filtro non mi serve, lo
posso cambiare "al volo". Invece se uno � convinto che le cose stanno
effettivamente "come gli hanno sempre insegnato", � ingessato nei suoi
schemi, e non sa nemmeno di esserlo. Sono meno manipolatorio io, che so di
non poter fare a meno di esserlo in qualche misura, di chi crede di poterlo
non essere.
Ora, se a qualcuno sembra del tutto "naturale" riconoscere in �un(o)� un
"articolo indeterminativo", � perch�, dai e dai, siamo stati "addestrati" a
fare l'"analisi grammaticale" (?) in un certo modo. C'era da analizzare una
frase, si arrivava a "un" e attaccava la solfa: �articolo indeterminativo
maschile singolare...�. Ormai questa cosa ci sembra "naturale", ma
probabilmente anche alle antiche donne cinesi, quando raggiungevano
una certa et�, sembrava del tutto "naturale" avere i piedi fasciati.
Per di pi� c'� il problema della "sindrome di Stoccolma". Il mio metodo ha
certamente i suoi mezzi di seduzione, ma � troppo poco "violento". E questo
per chi abbia un'affettivit� poco matura � un grave limite. Le figure
super-egoiche devono avere certi requisiti. Se a uno certe cose gliele
"inculchi", quello da grande � capace di pensare di essere stato un bambino
ottuso e cocciuto, e anche se ha impiegato anni per acquisire faticosamente
certe abitudini e certi automatismi, poi da grande gli sembrano
assolutamente "naturali", "giusti" eccetera. Anche perch� la "resistenza"
viene rimossa. Invece se si ricorda bene di quel giorno che abbiamo
ragionato tutti assieme sulla parole che bisogna mettere davanti a "gatto" e
"gatti", e di quando abbiamo deciso tutti assieme di chiamarle in un certo
modo, magari si convince che il suo insegnante era un coglione che chiedeva
agli allievi quel che avrebbe dovuto insegnare.
Insomma, il mio metodo l� per l� potr� anche essere pi� seducente di altri,
ma non riesce a penetrare in profondit�, intaccando l'autonomia di pensiero.
Resta in balia d'una "rivoluzione perenne". Invece per "spianare la Storia"
bisogna aver rimosso la fatica della formazione ed essere convinti di essere
alfieri del Giusto e del Vero. Se la grammatica tradizionale (come anche i
Valori Fondanti di certe civilt�) s'� conservata nei secoli � perch� ha
saputo formare generazioni di studenti che ad un certo punto cominciano a
trovarla "naturale" e ad associarla al "(buon) senso comune". Di conseguenza
gli altri fanno cose "contro natura" (le "diavolerie moderne", appunto).
E non vorremo mica finire nella mani di questi qua? :-)
[*] Ovviamente non ho bisogno di introdurre proprio questi termini. Possiamo
anche inventarci i nomi tutti assieme a mano a mano che andiamo avanti.
--
Saluti.
D.