> Klaram il 23/02/2021 ha scritto:
>> Recente è la vicenda del prof. universitario di Padova che si è scagliato
>> con epiteti ingiuriosi nei confronti della Meloni.
>> Tutti addosso per queste espressioni ritenute gravemente "sessiste".
>> Ma io ho sempre saputo che il sessismo è una posizione ideologica che
>> ritiene un sesso superiore ad un altro e per questo lo si attacca in
>> maniera pregiudiziale. Ad esempio "le donne sono tutte..."
>> MA qui, al di là di offese esecrabili e volgari cosa c'è di sessista? Non è
>> che scatti automaticamente il sessismo se le offese sono rivolte all'altro
>> sesso. Credo che ci sia un grave equivoco di fondo:
>> quelle del professore sono diffamazioni, sono volgarità fuori luogo,
>> esagerate e condannabili, ma non sessiste dato che evidentemente avrebbe
>> potuto rivolgere a qualcun altro anche uomo (magari al posto di scrofa
>> avrebbe usato maiale...)
>>
>> Semmai, giusto per fare un esempio, un'offesa sessista (seppur come
>> battuta) potrebbe essere quello che dice l'attrice Luisa Rainieri nello
>> spot della sua fiction sulla rai al minuto 0:34 quando sostiene che "gli
>> uomini non ci arrivano".
>>
>>
https://www.youtube.com/watch?v=gMI-EuZ5aSk
>>
>> Ma per fortuna gli uomini mi sembrano meno suscettibili in questo campo.
>> Cosa sarebbe successo se una frase del genere rivolta al mondo femminile l'
>> avesse detta invece un attore in uno spot?
>
> Il sessismo, come altri -ismi, è diventato una moda.
> Bisogna vedere, però, anche il tipo di insulti scelti, e se questo gentilumo
> usa la parola "maiale" quando insulta i maschi, sono d'accordo con te: non è
> sessismo, è maleducazione.
>
> k
Il problema è che gli insulti, per loro natura, tendono a utilizzare
stereotipi, e le generalizzazioni sono in genere discriminatorie.
C'è un epiteto già pronto per ogni categoria umana, ahinoi! Vieni dalla
campagna e ti voglio denigrare? Ti chiamerò "burino". Vieni dalla
periferia? "Borgataro". Sei del centro storico? "Radical chic". Vivi in
un quartiere residenziale? "Borghese". Sei del Sud? "Terrone". Sei di
Torino? "Falso e cortese". Solo per fare qualche esempio.
Chi insulta rinuncia all'analisi puntuale di torti e ragioni,
altrimenti probabilmente non insulterebbe ma criticherebbe civilmente.
Si fa guidare invece dalla pancia, dall'emotività, e alla pancia si
rivolge: quella dell'avversario per colpirlo allo stomaco e quella dei
tifosi della propria fazione per ottenerne la facile approvazione.
Anche il linguaggio si adegua: al fioretto si sostituisce la clava.
Ecco allora che si ricorre ai cliché sessisti per le donne, a quelli
che mettono in discussione la virilità per gli uomini, al bodyshaming
per chi non ha un fisico perfetto secondo lo standard dominante, ai
luoghi comuni su popoli, città e nazioni per i forestieri.
Si può sferzare l'interlocutore con espressioni meno discriminatorie?
Sicuramente, ma richiede una certa arguzia, saper mettere in luce il
punto che veramente merita la critica senza abusare dell'immaginario
più trito. Gli insulti stereotipati per ogni categoria sono invece già
bell'e pronti come le etichette prestampate. In definitiva credo che si
tratti di un caso di pigrizia mentale.