un dubbio che mi tortura, e nemmeno garzanti linguistica e google hanno
saputo aiutarmi.
anzi, ho trovato dei vecchi messaggi su questo NG, ma mi hanno ulteriormente
confuso.
si scrive beneficenza o beneficIenza ?
eventualmente, è possibile "accettarli" entrambi ?
grazie !
Mirca, si scrive
beneficenza
maleficenza
magnificenza
munificenza
onorificenza
deficienza
immunodeficienza
efficienza
inefficienza
sufficienza
insufficienza
autosufficienza
> eventualmente, è possibile "accettarli" entrambi ?
No, è da evitare "beneficienza".
Per capire la differenza bisognerebbe sapere il termine latino da cui le parole derivano (un
sostantivo o il participio presente di un verbo).
Ciao,
Epimeteo
benefacio ... non ho ancora affrontato i verbi in -io della terza, com'č il
participio presente? benefaciens o benefacens?
Dovrebbe essere *benefacens*.
--
Alessio90 "the Sproloquiator"
"E seguimi/in questo viaggio tra santi e demoni/che invece sono solo/
uomini di uomini..." (CapaRezza, "Follie Preferenziali")
Se non sbaglio quindi quello di "deficio, is, deficere" (paradigma ridotto
:)) che è un verbo in -io della terza è "deficens", no? Quindi perché
"defic*i*ente" & co.?
> "E seguimi/in questo viaggio tra santi e demoni/che invece sono solo/
> uomini di uomini..." (CapaRezza, "Follie Preferenziali")
Grande Caparezza.
Perché ad «Alessio90 the Sproloquiator» è piaciuto prenderti in
giro.
Veramente, il participio presente dei verbi della 3ª coniugazione
in <-io> si forma come quello della 4ª, cioè con la desinenza
<-iens>: <capiens>, <faciens>, <petiens>...
Ciao, Wolfgang
Ragazzi, la linguistica "ha delle ragioni che la ragione non conosce" o almeno non conosce del
tutto... ;-))
Il participio presente di "benefacio" è "benefaciens", ma il sostantivo non è "benefacientia",
bensì "beneficentia" (da "beneficus").
Di qui l'italiano "beneficenza" (e non "beneficienza" nè, tantomeno, "benefacienza").
Invece "deficienza" e le altre parole simili vengono dritte dritte da "deficiens" e simili: il
sostantivo "deficientia" apparentemente in latino non esiste e al suo posto noi (io per primo)
abbiamo "penuria", "inopia" e a volte, ahimè, "stultitia".
Dobbiamo farcene una ragione oppure chiedere al Reverendo una Ragione superiore...
Epimeteo
Grazie :)
Quindi si conferma la teoria (di Vermondo Brugnatelli,
www.brugnatelli.net/vermondo) che la grafia (lo "spelling") è conservativo.
Chissà come mai :)
Apofonia. Prova a spiegarmi anàstrofe da anà+strépho... :)
Mah, rimando all'anno prossimo quando studierò l'apofonia delle radici
greche.
> Di qui l'italiano "beneficenza" (e non "beneficienza" nè, tantomeno,
"benefacienza").
> Invece "deficienza" e le altre parole simili vengono dritte dritte da
"deficiens" e simili: il
> sostantivo "deficientia" apparentemente in latino non esiste e al suo
posto noi (io per primo)
> abbiamo "penuria", "inopia" e a volte, ahimè, "stultitia".
Spiegazione logica. Ding. Là sopra viene dal sostantivo, per apofonia
generatosi sul verbo. Qui sotto viene dal participio, direttamente.
Woooops...mi cospargo il capo di cenere -__-"
--
Alessio90 "the Sproloquiator"
No, è metafonia.
> Prova a spiegarmi anàstrofe da anà+strépho... :)
Questa, sí, è apofonia.
Cerco di spiegarti la differenza. Mentre la metafonia (in ted.
Umlaut) è l'alterazione di una vocale dovuta all'influsso di una
sillaba attigua, cioè un fenomeno puramente fonetico, l'apofonia
(in ted. Ablaut) è un mezzo grammaticale o lessicale per derivare
forme o, rispettivamente, nuove parole.
Metafoniche sono ad esempio le alterazioni «facere»-«conficere» ed
«agere»-«exigere», mentre i perfetti «feci» ed «egi» sono formazioni
apofoniche.
Foneticamente spiegabili sono quindi solo le metafonie, mentre le
apofonie si sottraggono a simili ragionamenti.
Ciao, Wolfgang
Da pignolo (e che tedesco sarei se non lo fossi?), opterei per
anastrófe, anziché anástrofe, perché, salvo poche eccezioni, i
proparossitoni non tollerano una vocale lunga (nella fattispecie
«eta») nella sillaba finale.
Ciao, Wolfgang