Ho una domanda da porvi: l'alfabeto italiano è costituito da 21 o 26
lettere? Ho cercato in rete qualche documento per chiarirmi le idee ma
ora sono ancora più confuse.
A me hanno insegnato che j,k,w,x,y sono lettere non facenti parte del
nostro alfabeto, anche se poi in tutti i vocabolari si trovano le
relative entrate. Sullo Zingarelli on-line ho scoperto che la cappa è
l'undicesima lettera; su di un'enciclopedia (vecchiotta) che ho a casa
non ve n'è traccia. E' cambiato qualcosa ed io non me ne sono accorto?
Vi ringrazio in anticipo per le risposte (e mi scuso per la firma in
inglese).
Francesco
-----------------------------------------------------------------
"In theory, practice and theory are the same;
in practice they never are."
-----------------------------------------------------------------
> l'alfabeto italiano è costituito da 21 o 26
>lettere?...
>A me hanno insegnato che j,k,w,x,y sono lettere non facenti parte del
>nostro alfabeto, anche se poi in tutti i vocabolari si trovano le
>relative entrate....
Dipende. Se abat-jour, weekend, yoga, taxi sono parole italiane, j,
k, w, x, y sono lettere dell'alfabeto italiano. Se no, no.
--
Maurizio Pistone - Torino
http://www.mauriziopistone.it
mailto:scri...@mauriziopistone.it
strenua nos exercet inertia Hor.
--
Posted from adamo36.supereva.it [195.110.96.146]
via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG
O Pistone, non mi provocare... :-)))
In Sicilia, ad esempio, c'è una ridente località di nome Xitta.
E' italiana, o fa parte di Terronia, il Continente Perduto ?...
:-)PPPPP
--
Er Roscio.
#> Dipende. Se abat-jour, weekend, yoga, taxi sono parole italiane,
j, k, w, x, y sono lettere dell'alfabeto italiano. Se no, no.
#In Sicilia, ad esempio, c'è una ridente località di nome Xitta.
#E' italiana, o fa parte di Terronia, il Continente Perduto ?...
E la buonanima di Craxi era italiano o no? E l'onorevole Bordon, che
di nome fa Willer come Tex? E Jader Jacobelli, il rimpianto moderatore
delle tribune d'antan? E (attenzione, qui alziamo il tiro) con che
autorità bolli come non italiani i nostri grandi sciatori Thöni ed
Erwin Stricker, il direttore Chailly, Lina Wertmüller, fino a Fiona
May? Lo so che sono cognomi d'origine straniera, ma se chi li porta è
cittadino italiano?
>O Pistone, non mi provocare... :-)))
>
>In Sicilia, ad esempio, c'è una ridente località di nome Xitta.
>E' italiana, o fa parte di Terronia, il Continente Perduto ?...
Stupisce che non si sia citato l'italianissimo Bettino Craxi.
Già dimenticato da tutti?
Quanto alla y, il comune di Sampeyre (CN) è miracolosamente
sopravvissuto alle italianizzazioni del Ventennio; e ricordo che mia
nonna, da signorina, faceva di cognome Reyneri.
Per la j ci sovviene Jesi (e Jemolo)
Avanti patrioti: bisogna dimostrare l'italianità di k e w.
(Attenzione: Jas Gavronsky non vale).
--
Maurizio Pistone - Torino
http://www.mauriziopistone.it
mailto:scri...@mauriziopistone.it
strenua nos exercet inertia Hor.
--
Posted from adamo42.supereva.it [195.110.96.153]
Nemmeno Wilmer Ricciotti, temo... eppure mi trovo a portare un nome che
sembra straniero in qualsiasi paese tu vada...
Saluti.
--
Wilmer Ricciotti
wi...@bigfoot.com
E Jesolo? e Jacopo? e...
> Avanti patrioti: bisogna dimostrare l'italianità di k e w.
> (Attenzione: Jas Gavronsky non vale).
K
Kinzica: quartiere pisano (origine araba)
Kalsa: palazzo di Palermo (origine araba)
Non so se vale, ma...
Ciao,
Paolo
> In Sicilia, ad esempio, c'è una ridente località di nome Xitta.
> E' italiana, o fa parte di Terronia, il Continente Perduto ?...
Che però si dovrebbe pronunciare "Scitta". Come Craxi è in realtà
"Crasci"(cfr il cognome italiano Grassi): in siciliano /S/ si scrive(va)
<x>.
Invece Arbatax è Arbata[Z] perché in sardo /Z/ si scrive <x>, così come in
genovese (vedi Bixio: in genovese ['biiZu] cfr Bigio)
Secondo me non sono esempi pertinenti per sostenere l'italianità di <x>,
perché si tratta di grafie dialettali. Come <ö> e <ü> in Lombardia.
Meglio esempî come <extraterrestre>, <maxigonna>, <xilofono> &c.
Ciao,
Paolo
Ciao.
--
Posted from basket.ball.reliam.net [213.91.6.7]
(Facendo eccezione ovviamente per la j di principj l'altrjeri ecc. che
però non è una forma entrata stabilmente nell'uso).
--
Maurizio Pistone - Torino
http://www.mauriziopistone.it
mailto:scri...@mauriziopistone.it
strenua nos exercet inertia Hor.
--
Posted from adamo26.supereva.it [195.110.96.136]
Traduttori?
> Y: a parte un po' di toponomastica valdostana, non mi viene in mente nulla
> di veramente italiano.
Il cognome genovese Cybo?
Ciao,
Paolo
> ... l'alfabeto italiano è costituito da 21 o 26 lettere?
> E' cambiato qualcosa ed io non me ne sono accorto?
Si', qualcosa e' cambiato. Sono alcuni anni che l'alfabeto italiano
comprende ufficialmente anche J, K, W, X e Y. Tant'e' vero che la sigla
della provincia di Crotone e' KR.
Andrea
salo...@mediacomm.it
Io conosco una Khamma (frazione di Pantelleria) e un monte Tok (nella
Bergamasca, credo).
La k, poi, è da molti preferita alla "ch" nella grafie di "kilogrammo"
e "kilometro". Da sempre è comunque usata nelle abbreviazioni "kg" e
"km".
---
Patriota, comunque, ci sarà Nino Bixio. A parte lui e Craxi, la x è
secondo me da sempre lettera italiana, a meno che qualcuno conosca un
altro modo di scrivere "ex".
La w era un tempo usata in italiano per scrivere "west", prima che
s'affermasse l'incredibile forma "ovest" (frutto d'un equivoco
anglo-franco-italiano: "west" > "ouest" > "ovest").
La y è davvero rara. A parte gli imprestiti stranieri, a me viene in
mente solo il diffuso cognome siciliano Ayala.
La j è un po' un caso a parte. Secondo me, si può considereare una
lettera a parte solo in parole di origine straniera; altrimenti è da
considerarsi una variante della "i".
Ciao.
Marco
>> In Sicilia, ad esempio, c'è una ridente località di nome Xitta.
>> E' italiana, o fa parte di Terronia, il Continente Perduto ?...
>
>Che però si dovrebbe pronunciare "Scitta". Come Craxi è in realtà
>"Crasci"(cfr il cognome italiano Grassi): in siciliano /S/ si scrive(va)
><x>.
Per il siciliano, io dividerei le "x" in due ceppi. Quelli di origine
greca che mantengono la pronuncia o, al massimo la trasformano, se
iniziale, in "s": Xirbi (Sirbi), Xitta (Sitta), ma non Naxos.
Quelli formati localmente da "sc" (metatesi di "cs"?): Craxi o Ioppolo
Giancaxio (localmente Giancascio, in provincia di Agrigento e che
sembra essere il nome originale, da Giovanni Cascio).
Ciao.
Sergio.
>Kalsa: palazzo di Palermo (origine araba)
>
>Non so se vale, ma...
... il dubbio c'e'!
La cosa non e' tanto certa, il nome dovrebbe essere el Haliseb
(l'eletta) difatti in siciliano e' Hausa ('Ausa). La "k" chi l'ha
messa non lo so (come "harahiri" che in italiano si sente e legge
spesso "karakiri").
Ciao.
Sergio.
>Il cognome genovese Cybo?
Byte?
Floppy?
Okey?
Rugby?
Yogurt?
e, per finire, concedetemelo:
Sexy!
--
Bye
Vitt
>La k, poi, è da molti preferita alla "ch" nella grafie di "kilogrammo"
>e "kilometro". Da sempre è comunque usata nelle abbreviazioni "kg" e
>"km".
Stante la citazione, scriviamola giusta: Kg e Km.
Chilogrammo e chilometro, se in tutte lettere, usano la ch.
--
Bye
Vitt
>Marco Cimarosti nel messaggio
><1604968.01081...@posting.google.com> ha scritto:
>
>>La k, poi, è da molti preferita alla "ch" nella grafie di "kilogrammo"
>>e "kilometro". Da sempre è comunque usata nelle abbreviazioni "kg" e
>>"km".
>
Ho risposto in modo indecente a questo articolo.
Ho inviato immediatamente un messaggio di cancellazione.
Se per caso non avessi fatto in tempo, chiedo scusa per il contenuto.
--
Bye
Vitt
Ufficialmente?
> anche J, K, W, X e Y. Tant'e' vero che la sigla
> della provincia di Crotone e' KR.
Quello perché non c'era altro verso:
CR = Cremona
CO = Como
CT = Catania
CN = Cuneo
CC = carabinieri (allora erano sempre EI, ma si vede che era nell'aria...)
Un'alternativa poteva essere CX, visto che PX era già stata proposta per
Prato, giacché PO (poi scelta definitivamente) fu registrata a suo tempo per
Pola, e i fan di Mirko Tremaglia evidentemente speravano nel
ricongiungimento dell'Istria (ormai slavizzata quasi completamente)
all'Italia. Poi si è deciso per KR, che ricalca il nome magno-greco della
città (Kroton).
Ciao,
Paolo
#Un'alternativa poteva essere CX,
Ma non e' il noto coefficiente di penetrazione aerodinamica? Sulla
targa di una macchina la scritta "CX 100000" non farebbe buona
impressione. Direi Dinò, come se mi chiedeste "come pronuncerebbe
"Dino" un francese?".
#all'Italia. Poi si è deciso per KR, che ricalca il nome magno-greco
della #città (Kroton).
Megalomani? Eheh, il pallino della grecità... In Kalabria si sentono
tutti megalellenici.
-----signature-------------
No alle bombe, di qualsiasi colore. La ragione dei mostri genera il sonno.
Da quando chiamano intelligenti le bombe
preferisco che mi considerino un perfetto idiota
>
>Invece Arbatax è Arbata[Z] perché in sardo /Z/ si scrive <x>, così come in
>genovese (vedi Bixio: in genovese ['biiZu] cfr Bigio)
>
Non sempre; ad esempio il cognome sardo Maxia si pronuncia come 'masgia'
+--
I know you can't speak, I know you can't sign
So cry right here on the dotted line
#Non sempre; ad esempio il cognome sardo Maxia si pronuncia come
'masgia'
Ricordo anni fa un calciatore di nome Puxeddu, che chiedeva ai
giornalisti di essere chiamato "Pujeddu".
> Non sempre; ad esempio il cognome sardo Maxia si pronuncia come 'masgia'
Erny:
-------
Non sono d'accordo.
Da sardo, io pronuncio Maxia con la "J" del francese "jardin", cioè Majìa.
Saluti
Erny
<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<
Erny:
-------
Forse mi sono perso qualcosa.
Letta così questa frase sembra dire che l'alfabeto sardo non abbia la
lettera "z", ma che essa viene sostituita dalla "x".
Arbatax ( pronuncia Arbatacs - non Arbataz) si scrive con la "x", che è a
pieno diritto una lettera dell'alfabeto sardo, che deriva principalmente dal
latino e dallo spagnolo.
Saluti
Erny
<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<
> Ufficialmente?
Certo, e so anche chi fu il primo ad aver tale idea: l'ormai defunto
deputato Carlo Tassi, missino, quello che si presentava sempre alla
Camera in camicia nera e faceva il saluto romano ai militi di piantone.
P.S. La differenza tra Roberta Capua e Gianfresco Fini? La Capua
ha un passato da miss, Fini ha un passato da missino.
Andrea
salo...@mediacomm.it
Bravissimo. Ecco il punto. :)
>Meglio esempî come <extraterrestre>, <maxigonna>, <xilofono>
Però la x permane, invariabilmente, solo in prefissi latini, 'prestati'
all'italiano. Ma, già in estrarre, la x si muta in s. IIRC nessuna parola
italiana (o forse basterebbe dir prefisso), che non sia anche latina,
contiene *invariabilmente* x.
Per xilofono, ad esempio, esiste anche silofono...
--
Bye.
Lem
'CLOCK is what you make of it: non sprecare i cicli idle della tua CPU'
Per trovare una cura per il cancro: http://members.ud.com/vypc/cancer/
IMHO 'ex' è latino. 'Una volta', 'passato', 'scorso', 'già', 'fu' in
italiano.
Il già Presidente della Repubblica. Il fu Presidente della Repubblica (va
beh, poveretto, questo è morto). Lo scorso Presidente della repubblica.
Il passato presidente della Repubblica...
Sì, ma la j che dici tu è solo un modo diverso (e in disuso) di
scrivere la i... esattamente come come z e 'la zeta dolce, colla
cediglia', che alcuni usano comunemente.
Quindi, in questo caso, non si pone il problema.
La J di cui si parlava è ben altra cosa, e va infatti pronunciata in modo
totalmente diverso.
Per ogni parola che contenga una lettera straniera (a parte i nomi, che
ovviamente non valgono, e le parole straniere), c'è pure l'equivalente
con lettera italiana:
xilofono/silofono etc. etc. etc. Perché? Perché storicamente, e per
convenzione, le lettere dell'alfabeto italiano son 21:
a b c d e f g h i l m n o p q r s t u v z (mi serve come ripasso). ;)
Sarebbe forse il momento di cambiare le cose? Forse.
Ma va'... ;)
Ci son dei cinesi ch'han preso la cittadinanza... che fare?
Salve!
L'idea l'avrà anche avuta, ma non mi pare affatto che sia poi così
condivisa...
# Ma va'... ;)
# Ci son dei cinesi ch'han preso la cittadinanza... che fare?
Ci si adatta. Mai sentito parlare di societą multietnica e
multiculturale? Sarą il caso di adeguare anche l'alfabeto...
# multiculturale? Sarà il caso di adeguare anche l'alfabeto...
Prevengo la sicura contestazione: no, non è necessario imparare gli
ideogrammi. Ma un po' d'attenzione alla cultura altrui porta con sé, a
mio avviso, un atteggiamento aperto; un piccolo esempio potrebbe
essere l'abituarsi alla grafia esatta dei nomi stranieri, ovvero a
chiedere, a quelli che usano alfabeti diversi dal nostro, o sistemi di
scrittura diversi, come preferiscono che si scriva il loro nome. Anche
nel malaugurato caso che, purtroppo, ciò dovesse comportare
l'ampliamento del nostro caro alfabeto.
A me sembrava forma elementare di rispetto chiedere sempre ai greci,
arabi, tigrini, tedeschi eticì che ho conosciuto all'università come
si dovesse pronunciare e scrivere il loro nome. Non sempre ci
riuscivo, ma che c'entra. :-)
>
>> Non sempre; ad esempio il cognome sardo Maxia si pronuncia come 'masgia'
>
>
>Non sono d'accordo.
>Da sardo, io pronuncio Maxia con la "J" del francese "jardin", cioè Majìa.
>
E' proprio quello che intendevo io :)
--
Posted from smtp1.libero.it [193.70.192.51]
Ma mi sembra che di "veramente italiano" nella toponomastica valdostana ci
siano solo Aosta e Cervina: tutto il resto è francese (o patois/patoué
francesizzato)
>Ciao.
G.Pontoglio
Sardo ... o catalano? Mi sembra strana una [Z] finale in sardo.
G.Pontoglio
> Ma va'... ;)
> Ci son dei cinesi ch'han preso la cittadinanza... che fare?
Usare il sistema di trascrizione pinyin, il quale prevede l'uso delle
seguenti lettere:
a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u (v solo per nomi stranieri) w x y
z
Nessun problema s'aggiunge a quelli che già stiamo discutendo. Certo, il
pinyin prevede anche alcuni diacritici (quasi tutti in dotazione in una
tastiera "decente"), ma al limite si possono omettere, come già si fa
comunemente nei documenti dei cinesi che abitano in Italia. La famiglia
Wáng, che gestisce il ristorante cinese che ho sotto casa, è abituata a
firmarsi "Wang"; la famiglia "Lin" (con terzo tono, una specie di
circonflesso capovolto sulla "i"), il cui bambino è il migliore della classe
in italiano alle scuole medie, è abituata a scrivere "Lin" senza diacritico.
Funziona benissimo.
Paradossalmente, a dispetto del loro sistema di scrittura, i Cinesi
causano meno problemi dei Russi o degli Arabi, tanto per nominarne un paio.
Ciao,
Nicola
--
Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt
difficilia (Seneca).
> Per xilofono, ad esempio, esiste anche silofono...
Ma io, che da giovincello ero uno xilofonista, non ho mai veduto un
"silofono", se non sul dizionario della lingua italiana, e di solito tra
parentesi. Ricordo quando dovetti comprare uno strumento nuovo, e girai
tutti i principali negozî cittadini. Mai un commesso che dicesse "silofono",
mai una confezione od un cartello che dicesse "silofono"...
> Non sono d'accordo.
> Da sardo, io pronuncio Maxia con la "J" del francese "jardin", cioè Majìa.
>
> Saluti
> Erny
Erny?
ma allora in sardo esiste anche la Y
:-)
Battute a parte, anch'io da sardo pronuncio la X come la J francese, *quasi*
sempre:
Cognomi: Maxia, Puxeddu,...
Toponimi: Perdaxius, Nuxis,...
Per i nomi comuni, mi pare che la x (sempre pronunciata come j francese) sia
usata prevalentemente nel Campidanese, mentre nel Logudorese divente gh (o
ch):
Noce: nuxi (Campidanese); nughe (Logudorese)
Pace: paxi (C); paghe(L)...
Quanto ad Arbatax (pronuncia cs) mi sembra un'eccezione; forse dipende dal
fatto che la x è a fine parola; per il momento non mi veengono in mente
altre parole sarde con la x finale.
ciao
paolo
# > Per xilofono, ad esempio, esiste anche silofono...
# Ma io, che da giovincello ero uno xilofonista, non ho mai veduto un
# "silofono", se non sul dizionario della lingua italiana, e di solito tra
# parentesi. Ricordo quando dovetti comprare uno strumento nuovo, e girai
# tutti i principali negozî cittadini. Mai un commesso che dicesse "silofono",
Eh, sarà che hai conosciuto tutti incalliti esterofili... Io non sono
x(s)ilofonista, ma ho avuto per le mani una discreta quantità di
tastiere elettroniche, di quelle che riproducono i timbri di 300
strumenti. Mai visto elencare un "silofono" tra le voci possibili.
>Per i nomi comuni, mi pare che la x (sempre pronunciata come j francese)
sia
>usata prevalentemente nel Campidanese, mentre nel Logudorese divente gh (o
>ch):
>Noce: nuxi (Campidanese); nughe (Logudorese)
>Pace: paxi (C); paghe(L)...
La formulazione è inesatta: non è che x "divenga" gh (un passaggio da
palatale a velare è di per sé abbastanza strano, mentre frequentissimo è
l'inverso), bensí le velari latine hanno dato esiti diversi nelle differenti
zone delle Sardegna:
a) la zona, piú conservativa, nuorese-logudorese ha mantenuto il suono
gutturale (seppure con un lieve intacco palatale): chéntu, fàchere, ànghelu,
con eventuale sonorizzazione di -c- intervocalica, come appunto negli esempi
nughe, paghe < nucem, pacem; (laddove questi esiti di tipo [k, g] sono uno
degl'indizi dell'originaria pronunzia velare delle <c, g> latine).
b) la zona campidanese, come il còrso, ha introdotto la consueta
palatalizzaione romanza, con gli esiti appunto tipo paxi ecc., i quali
mostrano al tempo stesso una sonorizzazione e deaffricazione (in corso
invece -c- si sonorizza ma resta affricata).
c) in sassarese e gallurese .... non lo so.
I dialetti sardi sett. sono poveri orfanelli: tra quanto ho a disposizione,
non né parlano né le opere di linguistica italiana né quelle di linguistica
sarda.
Saluti
G.P.
PS: è la seconda volta che scrivo questo messaggio, poiché la prima versione
(piú lunga, includeva anche un commento su Arbatax) sembra che non sia
giunta a buon fine. Diversamente prego di scusarmi.
Ho il fortissimo sospetto che Arbatax non rispecchi la fonetica locale,
bensí sia catalano (veramente dovrebb'essere, credo, Arbataix, ma l'assenza
di <i> davanti alla <x> non è isolata nei nomi propri d'origine catalana:
penso ad es. al cognoma Bax che dovrebbe essere, mi pare — cautela
d'obbligo: non sono un iberista! — Baix).
Toponimi iberoromanzi in Sardegna non mancano: Macomer, Iglesias.
Invece la catalanofona Alghero ha nome italiano: siamo alla solita
decontestualizzazione linguistica della toponomoastica ufficiale, di cui
potrei dare vari altri esempi:
— toponimi francesi in area germanofona: Gressoney, Issime;
— toponimi ladini in area germanofona: moltissimi nel Sud Tirolo (certo, c'è
anche la versione tedesca, ma si provi a dire "sono stato sul lago di
Prags": nessuno saprebbe dov'è, se invece diciamo "lago di Braies" veniamo
capiti);
— toponimi trentini in area ladina o semiladina: Ortisei, Canazei, Terzolàs;
— toponimi trentino-urbani in area trentino-occidentale: il Doss del Sabion
(monte vicino a Pinzolo; la dizione locale credo che sia Dos [o Dus?] del
Sablú);
— toponimi friulani in area germanofona e slavofona: Sauris, La Glesie,
Attimis;
e chi piú ne ha ne metta.
Non commento perché sarebbe OT!
>ciao
>paolo
>
>
Visto che né tu né FatherMcKenzie mi avete capito, la colpa è stata
probabilmente mia. Cercherò di spiegarmi meglio.
Father:
E (attenzione, qui alziamo il tiro) con che
autorità bolli come non italiani i nostri grandi sciatori Thöni ed
Erwin Stricker, il direttore Chailly, Lina Wertmüller, fino a Fiona
May? Lo so che sono cognomi d'origine straniera, ma se chi li porta è
cittadino italiano?
Io ho risposto:
Ma va'... ;)
Ci son dei cinesi ch'han preso la cittadinanza... che fare?
Il senso voleva essere:
che diavolo c'entra il fatto che qualcuno con cittadinanza italiana (che
diavolo c'entra la cittadinanza in sé, poi... perché non la residenza, o
l'albero genealogico entro il sedicesimo grado) abbia certe lettere nel
suo nome o cognome, col fatto che quelle lettere debbano essere
considerate italiane? In sé, niente. Poi ho scherzato: se dovesse per
assurdo contar qualcosa, avremmo dei problemi coi nomi dei cittadini
italiani d'origine cinese (ancora: perché cittadini? Se un cinese è in
visita, lo chiamiamo 'muso giallo' e basta? Spererei di no), perché
pure gli ideogrammi dovrebbero far parte dell'italiano... e trascrivere i
loro nomi col pinyin non mi andrebbe affatto bene, se non come soluzione
pratica: gli ideogrammi dovrebbero comunque esser considerati italiani, che
cribbio! E dovremmo conoscerli! Su questo non transigerei! ;) E per te non
sarebbe un problema, ché li conosci già, per me lo sarebbe eccome... :(
Spero di essere stato più chiaro, ora.
Non costesto affatto. Non in questo modo, almeno.
Sono perfettamente d'accordo sull'opportunità d'imparare a
pronunciare ed a scrivere correttamente i nomi stranieri, e quant'altro... Personalmente, ho sempre cercato di farlo. Inoltre, non ho affatto bisogno
che chi porta quei nomi sia cittadino italiano. Tu sì? Facciamo a non
capirci? Perché si sarebbe potuta interpretare quella tua precedente frase
anche in tal senso.
Che c'entra tutto ciò col dover considerare *italiane* certe lettere, o
magari certi ideogrammi? Il fatto che alcuni cittadini italiani le
abbiano nel nome, o che si usino in certe parole, non lo implica affatto.
Cercavo di ragionare solo ed esclusivamente in termini storici e
linguistici.
Non essendo un linguista spero che sarò scusato per l'inesattezza, e ti
ringrazio per le interessanti precisazioni.
> c) in sassarese e gallurese .... non lo so.
Purtroppo non so neanch'io: conosco abbastanza bene il campidanese (sono
nato e vivo a Cagliari) e un po' il nuorese (ho vissuto qualche tempo da
quelle parti.
Quanto al gallurese (spero di non dire una grossa cavolata) mi pare di aver
sentito che in realtà si tratterebbe di un dialetto italiano, non sardo.
ciao
paolo
# Spero di essere stato più chiaro, ora.
Si'. E mi scuso. Ovviamente, la cittadinanza non c'entrava un
accidente, se non per l'accidente (ehè) che si parlava dell'alfabeto
italiano. Ragionavo tra me e mu :-): se nel nostro paese sono
presenti, e sempre piu' lo saranno, nomi, cognomi, parole, culture,
pensieri che trabordano dai confini della cultura strettamente,
sciovinistikamente italiana, senza con ciò nulla voler rinnegare
(peccarità), non sarà il caso che noi ci si attrezzi, insegnando ai
nostri bambini che, nella società in cui andranno a vivere, saranno
presenti e radicate culture, e alfabeti, e persone, che richiedono
qualche lettera, qualche concetto e qualche approfondimento inpiu' per
essere avvicinate e comprese?
Per cominciare, non è più logico cominciare a insegnare che l'alfabeto
*comunemente usato* nel nostro paese comprende *almeno* ventisei
segni, piu', per i pignoli, alcuni diacritici e altre frattaglie? In
modo da poter rendere conto della crescente complessità di tutto ciò
che osserviamo? Perché, obiettivamente, per leggere i quotidiani e
descrivere i tempi che già stiam vivendo, non mi pare sufficiente né
l'alfabeto classico né la cultura classica.
Ma restiamo all'alfabeto. I ventuno segni non bastano più.
Non quando la squadra italiana d'atletica ha tra le sue migliori
rappresentanti Fiona May e Magdelín Martínez (pregasi notare accenti)
e una italiana di nome Erika Alfridi. Non quando su tutti i giornali
trovi tutti i giorni, e per fortuna, storie che narrano di un mondo
esteso ben oltre i confini della nostra piccola Italia. Per piacere,
non arrocchiamoci a difendere quello che non serve difendere. Se mai,
tuteliamo lingua e dialetti prima che spariscano.
Della cittadinanza, poi, sai quanto me ne impippa. Cives mundi sum.
> Erny?
> ma allora in sardo esiste anche la Y
> :-)
Erny:
-------
Come non lo sai?
Mi ricordo che quando ero piccolo, gli anziani analfabeti in Sardegna
firmavano con la canonica "X", mentre i semianalfabeti, un po' più istruiti,
firmavano con "XY". :>))))))))
Scherzi a parte, quando ho scelto il mio pseudonimo per i forum, ho optato
per il diminutivo inglese del mio vero nome. Ho scelto però Erny, al posto
del corretto Ernie, per evitare facili sarcasmi da parte dei colleghi dei
forum italiani.
Ma non sono il solo ad aver adottato questa variante. Recentemente ho
scoperto in usenet un certo "D.J. Erny" che lavora nelle discoteche.
Considerato il lavoro che fa, lo avrebbero sicuramente chiamato tutti "Ernie
ai dischi". :>)))))
Un saluto a te ed a Giovanni Pontoglio, il quale, con il suo documentato
intervento, ha chiuso il dibattito sulla pronuncia della X e della Z nella
lingua sarda in maniera ( a mio avviso) eccellente.
Erny
<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<
# > ma allora in sardo esiste anche la Y
# Come non lo sai?
# Mi ricordo che quando ero piccolo, gli anziani analfabeti in Sardegna
# firmavano con la canonica "X", mentre i semianalfabeti, un po' più istruiti,
# firmavano con "XY". :>))))))))
Buona.
Mah. Sarà che mi piaceva la matematica. ma sono cresciuto considerando
x e y come due delle lettere più familiari. Da bambino, poi, ero
appassionato di ciclismo: leggendo e guardando di Merckx, Sweerts,
Janssen, Jiménez, Van Looy, Reybroeck, Karstens, Perureña, mi veniva
naturale considerare familiari quei suoni e quei segni.
E poi la musica: Jimi Hendrix, ma soprattutto C^ajkovskij (o, come
trovavo sui dischi DG, Tschaikowsky) e compagnia. Potevano bastarmi 21
segni per le cose che apprendevo? Che, a onor del vero, erano le cose
che un bambino curioso scopriva da sé, non quelle che la scuoletta
proponeva.
--
Son finiti i cartelloni
del dorato pre-elezioni.
Trasformescion... un-due-tre
Pinochoni e Berluschet.
Spiritosone. :)
>Mai visto elencare un "silofono" tra le voci possibili.
Come - penso - quasi tutti, neppure io ricordo d'aver mai letto /silofono,
se non s'un vocabolario. Quale altra ragione ci sarebbe potuta essere, per
creare a tavolino una variante che nessuno usa, se non che 'x' non č sentita
lettera dell'alfabeto italiano? ;)
Adattarsi... che infelice scelta lessicale.
Non è mica una cosa brutta.
Io non ho nulla cui adattarmi. Io ci vivo già in mezzo, e ne
sono felice. Che altri la rifiutino, è cosa diversa.
Ma guarda un po'...
>Sarà il caso di adeguare anche l'alfabeto...
Sarebbe questo il motivo? Non mi sembra così sensato, ma, per conto
mio... L'unica cosa che mi rompe è che dovrò imparare gli ideogrammi.
Ti è chiaro, spero, che mi rompe non perché i Cinesi siano brutti e
cattivi, ma perché, conoscendomi, farò tanta fatica...
Che lo si adegui perché ormai quelle lettere sono comunemente usate da
chi s'esprime in italiano, anche se non si trovano in parole d'origine
italiana... forse, come ho già scritto. Ah: in questo caso, non sarebbe
necessario che imparassi gli ideogrammi. Sarebbe un vero sollievo.
A me, comunque, sembra un falso problema. Non ho mai considerato che
fosse necessario attribuire una patente di presunta *italianità*, per
legittimare qualche cosa e per averci a che fare. Sinceramente, delle
nazionalità non mi frega un tubo. Non ci penso nemmeno. Mi sembra,
invece, che etichette e nazionalità preoccupino altri, e molto più del
giusto.
Una rosa, pur con un altro nome, lo stesso profumo avrebbe.
# On Sat, 11 Aug 2001 18:32:36 GMT, FatherMcKenzie wrote:
# Adattarsi... che infelice scelta lessicale.
# Non è mica una cosa brutta.
Mai detto.
# Io non ho nulla cui adattarmi. Io ci vivo già in mezzo, e ne
# sono felice.
Bene.
# >Sarà il caso di adeguare anche l'alfabeto...
# Sarebbe questo il motivo?
No, solo una delle probabili conseguenze. Non una delle pi§
importanti, credo.
# A me, comunque, sembra un falso problema. Non ho mai considerato che
# fosse necessario attribuire una patente di presunta *italianità*,
Mai detto. Detto solo che è inutile arroccarsi a difendere un fortino
già aggirato.
# Una rosa, pur con un altro nome, lo stesso profumo avrebbe.
Ma oggi tutti usano profumi e deodoranti didue o tre produttori, quasi
con lo stesso odore.
--
your road it's you; you're the road you can walk along and through.
Erny:
-------
Bella annata quest'anno di virgole e di puntini di sospensione, eh?
:>))))))
Se qualcuno mi parlasse con tutte quelle pause, lo accuserei certamente di
essere il responsabile del mio tentato suicidio per noia. :>(((((
Saluti
Erny
<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<
>Eh, sarà che hai conosciuto tutti incalliti esterofili... Io non sono
>x(s)ilofonista, ma ho avuto per le mani una discreta quantità di
>tastiere elettroniche, di quelle che riproducono i timbri di 300
>strumenti. Mai visto elencare un "silofono" tra le voci possibili.
E ti credo, Padre ...
Ma non trovi neanche tamburo, piatti, tromba, ...
E non devi dimenticare che su 58 milioni di italiani, quelli che
pronunciano correttamente i termini stranieri sono (siamo?) una
ristrettissima minoranza. E bada bene che dico "pronunciare" e non
"scrivere". In Sicilia quasi tutti scrivono Xitta e Xirbi, ma
pochissimi li pronunciano così.
E poi "silofono" lo trovi pure sul vocabolario ...
Ciao.
Sergio.
# E ti credo, Padre ...
# Ma non trovi neanche tamburo, piatti, tromba, ...
Guarda che, anche se i nomi standard sono in inglese, sul manuale
delle tastiere italiane, che so Farfisa, Gem, ma anche sulle Roland e
Yamaha, trovi anche i nomi degli strumenti nella nostra lingua. Per
fortuna non ci sono piu' i libretti d'istruzioni in inglese, tedesco,
giapponese e olandese.
# E poi "silofono" lo trovi pure sul vocabolario ...
"Solo" sul vocabolario. Quanto alla pronuncia, chiaro che non si puo'
pretendere che tutti imparino tutto. Pero', guarda, è questione di
mentalità. A me nessuno ha insegnato niente, il 98.5% di quello che ho
imparato, magari male, lo devo alla mia curiosità e alla voglia di
sapere. Coi miei compagni di classe discutevamo sempre di come si
dovesse pronunciare il nome di quel calciatore, piuttosto che di un
ciclista o di un atleta olimpionico o magari di uno scrittore.
Dicevamo tante sciocchezze, ma piano piano ci avvicinavamo. Tutto
cominciò con Merckx (Ci vuole la s o solo la x? E la c o la k?). Vedi
come studiavamo... Quando piu' avanti ci capito' di studiare la
filosofia di Arnold Geulinckx, ci ricordammo di Merckx. E scoprimmo
che Giansenio si chiamava come Janssen.
># E poi "silofono" lo trovi pure sul vocabolario ...
>
>"Solo" sul vocabolario.
Per "silofono" sono d'accordissimo, in quanto, avendo fequentato
l'ambiente della musica, l'ho sempre sentito con la "x" (ma quante
volte lo dira' un non-musicista?). Per gli altri nomi inizianti per
"x", il discorso cambia: sono piu' le volte che sento "senofobo" che
"xenofobo".
Il discorso dei nomi (o cognomi) e' nettamente diverso, in quanto
tenti di pronunciarlo il piu' possibile vicino a come lo ascolti.
Andiamo poi al discorso del vocabolario: e' vero che vengono ANCHE
riportate voci di poco uso, ma in genere viene evidenziato; il fatto
che vengano riportate tutte queste voci (con la "s") qualcosa dovra'
pur significare. E non le riporta un solo vocabolario, ma pressocche'
tutti.
Ciao.
Sergio.
> Invece Arbatax è Arbata[Z] perché in sardo /Z/ si scrive <x>, così come
> in genovese (vedi Bixio: in genovese ['biiZu] cfr Bigio)
In un articolo di tempo fa in cui si parlava di strafalcioni di studenti
(sic), veniva riportata la pronuncia di Bixio di una studentessa:
'Biperio', essendo la <x> una 'per' (almeno per la sventurata).
P.
# . Per gli altri nomi inizianti per
# "x", il discorso cambia: sono piu' le volte che sento "senofobo" che
# "xenofobo".
Se intendi uno cui non piace il seno (ma ce ne sono? a me piace
modello coppa di champagne, non troppo grande, ma mi piace), allora
credo sia possibile ascoltare tra la gente comune questo termine. :-)
Ma che qualcuno, fuori dalle pagine del Devoto, dica "senofobo"
intendendo "chel lě che caccia el negher", non ci credo... Sara...
Diciamo: razzista, portatore di pregiudizi etnici e culturali, infame,
e mettiamo tutti d'accordo (tranne gli xenofobi).
# che vengano riportate tutte queste voci (con la "s") qualcosa dovra'
# pur significare.
Che la "legge del mercato" impone agli editori di presentare
dizzzionari con piu' lemmi possibile? ;-)
# Conclusione: la <x> rfesiste bene
# anche fuori dal Totocalcio (o Sisal?
Azz, m'ero scurdat' 'a Sisāll'...
Tra sistemisti e matematici, xilofonisti e analfabeti, spie e
razzisti, topografi e cercatori di tesori, mi sa mi sa che la ics č
una delle lettere pių famose e gettonate dell'italico alfabeto, altro
che cax...
Io sono del '63 e, ai miei tempi, sono sicuro che c'era già almeno la
"x".
Me lo ricordo bene perché, nel corsivo "italiano" che s'insegnava a
quei tempi, la lettera aveva una forma particolarissima che m'aveva
fatto penare parecchio. In minuscolo era identica a una "se" se non
che, per evitare che i bambini leggessere "Nino Biseio" o "seilofono",
l'apparente "s" e l'apparente "e" erano separate da un trattino
verticale sulla lineetta di congiunzione (lo stesso trattino che, se
ricordate, separava le due metà della "H" maiuscola per differenziarla
da "Il").
Non so se nelle scuole s'insegni ancora il corsivo italiano. Se sì, è
una ragione in più per aggiungere definitivamente le lettere "j", "k",
"w", "x" e "y" (oltre che, perché no, "þ", "ß", ecc.).
Se non viene insegnata un'opportuna forma corsiva(*) per queste
lettere, va a finire che la gente le scrive in stampatello all'interno
di una parola in corsivo, ché secondo me è una vera schifezza.
(* Ad es, per le minuscole: "j" come "i" sopra, a riccio come "g"
sotto; "k" a riccio come "h" sopra, come "R" maiuscola sotto; "w" come
due "u", non come due "v"; "x" l'abbiamo già vista; "y" come una "g"
aperta sopra).
Una seconda buona ragione per insegnarle da subito è che i bambini
devono abituarsi alla posizione di queste lettere nell'alfabeto. Vedo
un sacco di adulti, anche relativamente colti, che vanno in panico
quando devono cercare sulla guida del telefono un nome con la K.
Ciao.
Marco
#K (cappa), s.m. Lettera greca, affattio estranea alla lingua italiana.
Usasi soltanto nelle parole straniere. es. Kant, Koch, Kiel. Molti la
sostituiscono col C o col CH.
# W s.2g. Lettera ignorata dalla lingua italiana. Ci pervenne dalle lingue
nordiche.
Wagneriano, vd, Vagneriano.
# X (ics, iccase), s.m. Lettera consonante estranea all'alfabeto italiano;
ci pervenne dal greco.
In matematica esprime l'incognita. Numero romano: vale dieci. (cut)
#Y ( i greco o ipsilon) s.2g. Lettera straniera alla lingua italiana; ci
pervenne dal greco. Usasi in matematica per esprimere quantità.Y numero
romano valeva 150.
°° J°° ( je , i lungo) s.m. Decima lettera dell'alfabeto italiano: secondo
alcuni e secondo la Crusca, vocale, secondo altri grammatici italiani
consonante. Glottologicamente è semivocale.
La maggior parte degli Italiani l'adoperano solo nelle parole straniere,
oppure la sostituiscono con una i: per es. jeri, Joni.
Alcuni la usano in fine di parola invece di due ii, che si possono tuttavia
ridurre ad uno solo con l'accento circonflesso.
--
lu.
*L'anima sarà semplice com'era;
e a te verrà, quando vorrai, leggera,
come vien l'acqua al cavo della mano.*
G. D'Annunzio
http://web.tiscali.it/LucianaGrazioli
Vi ringrazio per le risposte, serie e facete, anche se a dir il vero
non hanno chiarito i miei dubbi (o forse è colpa mia che non so
distinguere le une dalle altre). :-(
Cercavo per sola curiosità personale una fonte in qualche modo
"ufficiale", sempre che esista, che chiarisse quante lettere ha il
nostro alfabeto. Ma tant'è, non si può vivere di sole certezze...
Ancora grazie a tutti.
Francesco
"In theory, practice and theory are the same;
in practice, they never are."
> Se intendi uno cui non piace il seno (ma ce ne sono?
Penso proprio di sí. Per esempio, nessuna delle mie ragazze ne è mai
andata matta...
> Ma che qualcuno, fuori dalle pagine del Devoto, dica "senofobo"
> intendendo "chel lì che caccia el negher", non ci credo...
Nei miei trascorsi appena trascorsi di obiettore di coscienza (con buona
pace dell'errante Paolo che invece è un militarista convinto :-)), ho
lavorato in un ufficio che studia e monitora il razzismo e la xenofobia, sia
a livello italiano che europeo. Quotidianamente facevo la rassegna stampa
degli articoli che trattavano l'argomento, scrivevo lettere ai centri di
coordinamento, traducevo materiale antirazzista ed antixenofobo, etc. Non ho
mai trovato una sola volta la grafia "senofobia/senofobo". Certo, dieci mesi
non sono un periodo lunghissimo (sebbene a me siano sembrati
interminabili!), però mi sembra un dato indicativo.
E la famosa stazione di Caltanissetta Xirbi? (Mi pare che si scriva cosi').
Ma la questione e' se questi termini sono di importazione, araba per
esempio, e in quanto importati utilizzano lettere di altri alfabeti . Il
quesito di appartenenza delle lettere X, W, etc... etc... mi pare del tutto
equivalente a quella dello zero nell'insieme dei naturali, :-) la risposta
forse puo' darcela Pirandello: 'Cosi e' se vi pare'. Ciao Claudio Pace.
> Una seconda buona ragione per insegnarle da subito è che i bambini
> devono abituarsi alla posizione di queste lettere nell'alfabeto. Vedo
> un sacco di adulti, anche relativamente colti, che vanno in panico
> quando devono cercare sulla guida del telefono un nome con la K.
parole d'oro! ke condivido in pieno.
quello ke però non riesco a comprendere è il rifiuto
ostinato di taluni...........
a prendere atto
di uno stato di fatto.
(nota la fluidità del verso ;-))))
--
- saluti - darik -
>
> Ciao.
> Marco
allora sono legittimato!! grazie luciana per questa kicca :-*
(smac)
> "luciana":
> > Vi riporto quanto è scritto sul mio vecchio Melzi, 1914:
> >
> > #K (cappa), s.m. Lettera greca, affattio estranea alla lingua italiana.
> > Usasi soltanto nelle parole straniere. es. Kant, Koch, Kiel. Molti la
> > sostituiscono col C o col CH.
>
> allora sono legittimato!! grazie luciana per questa kicca :-*
Legittimato? E in che modo? Non certo dal Melzi ;))
"*Affatto* estraneo" = "del tutto, totalmente estraneo".
Se poi ci aggiungi: "Usasi soltanto nelle parole straniere", credo che
la "legittimazione" sia alquanto lontana ;))
--
Ciao,
Mariuccia®
Oddio !... Dovremo inglobare tutto il katakana !... :-)))
--
Er Roscio.
Importazione ?... Ti ricordo che la Sicilia ed il meridione dell'Italia
continentale
erano greci fino a tremila anni fa, e comunque, senza andare così indietro,
ai tempi di Dante, che è considerato il padre della Lingua, c'erano ancora
la "j", la "k", eccetera...
--
Er Roscio.
Guarda che è "hara-kiri" ("hara", con l'accento sulla seconda "a",
è l'addome, e "kiri" indica "perforazione", "penetrazione") e indica
il suicidio rituale dei samurai, che si facevano penetrare l'addome
dalla loro sciabola, girandola a lungo al suo interno, squarciando
gli intestini.
--
Er Roscio.
> Legittimato? E in che modo? Non certo dal Melzi ;))
> "*Affatto* estraneo" = "del tutto, totalmente estraneo".
> Se poi ci aggiungi: "Usasi soltanto nelle parole straniere", credo che
> la "legittimazione" sia alquanto lontana ;))
ciao mariuccia, spero ke tu mi conceda almeno la conoscenza
di "affatto"; la legittimazione era per " Molti la
sostituiscono col C o col CH.".
quel molti mi aveva "corroborato" e, un pokinopokino,
deluso per aver saputo ke altri mi avevano preceduto
nell' "innovazione" ;-))
--
- saluti - darik -
>
> --
> Ciao,
> Mariuccia®
non sono stato io; non c'entro e non ne saccio nulla.
in più " c'ho" l'alibi.
;-))) f/to: darik
Uòzz?! Prendo per buono il tuo ":-)))" e la considero una freddura.
Non c'è dunque bisogno di dire che è in giapponese che si usa il
katakana.
Ciao.
Marco
> Guarda che è "hara-kiri" ("hara", con l'accento sulla seconda
> "a", è l'addome, e "kiri" indica "perforazione", "penetrazione") e
> indica il suicidio rituale dei samurai...
Piccola precisazione: "hara-kiri" e' un termine che i giapponesi usano
in senso spregiativo perche', come tu stesso spieghi, equivale piu'
o meno a "spanciarsi". Il vocabolo piu' correttamente in uso nel
Sol Levante e' "seppuku".
Andrea
salo...@mediacomm.it
Se come ufficialità ti basta, si potrebbero menzionare i dizionari e
le enciclopedie che, in pratica da sempre, icludono voci contenenti
"k", "w", "x" e "y". E' appena stato citato un Melzi del 1914 che, pur
definendo "non italiane" queste lettere, di fatto le usa.
Per la "j" il discorso è un po' diverso: fino ancora agli anni '40,
l'enciclopedia Treccani, per quanto concerne l'ordinamento alfabetico,
non la distingueva dalla "i".
Come indizio "ufficiale" si potrebbero menzionare le tastiere di
macchine da scrivere, telescriventi, computer e simili, che includono
da sempre queste lettere. Menziono questi manufatti perché,
solitamente, sono costruiti secondo gli standard dell'UNI (l'ente
ufficiale italiano delle normative industriali).
A proposito di UNI e di standard industriali, le lettere in questione
sono comprese anche nel vecchio insieme di caratteri (i.d.c) italiano
a 7 bit per computer e telescriventi:
!"£$%&'()*+,-./0123456789:;<=>?
§ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ°çé^_
ùabcdefghijklmnopqrstuvwxyzàòèì
Lo standard, che si chiama UNI 0204-70 e che era in uso dal 1970 fino
quasi agli anni '80, corrisponde esattamente all'altrettanto obsoleto
i.d.c. ISO-646-IT, che era la variante nazionale italiana dello
standard internazionale ISO-646. (Per la cronaca, ISO-646-US, la
variante nazionale statunitense è il ben noto "ASCII").
Ovviamente, l'i.d.c UNI è caduto in disuso non appena sono comparsi
gli i.d.c. a 8 bit, che consentono il doppio dei caratteri. La
variante statunitense ha invece ancor oggi un uso limitato (ad esempio
bisogna tuttora usarlo nei titoli dei messaggi di questo NG).
Già che ci sono, annoto un'altra curiosità: come si può vedere, l'UNI
0204 non comprendeva, per mancanza di spazio, le lettere accentate
maiuscole, ed è proprio a causa di questa limitazione storica che,
ancor oggi, le tastiere italiane mancano dei tasti per questi
caratteri.
Ciao.
Marco
Eh! eh! suvvia! Che... pardon: ke fai? ;)
Mi ribalti il senso?
> parole d'oro! ke condivido in pieno.
> quello ke però non riesco a comprendere è il rifiuto
> ostinato di taluni...........
> a prendere atto
> di uno stato di fatto.
> (nota la fluidità del verso ;-))))
Brrr!
Sopporto con difficoltà Darik come limitante innovatore di alfabeto ma
se ora si presenta come menestrello...
--
Bye
Vitt
> > Ci son dei cinesi ch'han preso la cittadinanza... che fare?
>
> Oddio !... Dovremo inglobare tutto il katakana !... :-)))
Ha detto "cinesi", non "giapponesi"...
> Ha detto "cinesi", non "giapponesi"...
Erny
-------
Eppure, nonostante gli occhi mandorla, non è facile confonderli.
I giapponesi sono quelli che hanno sempre una sciabola conficcata nel
ventre.
I cinesi invece sono quelli che gridano loro: < BLAVO! BLAVO!>
Ciao
Erny
<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<
> "Mariuccia Ruta":
> > Legittimato? E in che modo? Non certo dal Melzi ;))
> > [...]
> ciao mariuccia, spero ke tu mi conceda almeno la conoscenza
> di "affatto"; la legittimazione era per " Molti la
> sostituiscono col C o col CH.".
A parte il fatto che allora avresti forse dovuto evidenziare il
periodo al quale ti riferivi, confesso che non capisco dove stia la
"legittimazione": mi sembra che tu faccia e auspichi l'esatto
contrario. O non ci ho capito nulla?
--
Ciao,
Mariuccia®
>non sono stato io; non c'entro e non ne saccio nulla.
>in più " c'ho" l'alibi.
È sempre all'osteria?
(ex Iannacci)
--
Bye
Vitt
>Ragazzi.
???
>Vi riporto quanto è scritto sul mio vecchio Melzi, 1914:
Ancor più: Petròcchi, 1906
>
>#K (cappa), s.m. Lettera greca, affattio estranea alla lingua italiana.
>Usasi soltanto nelle parole straniere. es. Kant, Koch, Kiel. Molti la
>sostituiscono col C o col CH.
(spiacente di non poter riprodurre la "s" rappresentante l'esse dolce
di "üsa", "casi" ecc)
K, s.m. Lèttera dell'alfabèto greco e latino. Si pronùnzia Cappa e
volg. Ca. Si scriveva un tèmpo dagli Italiani jnveve del C davanti
alle vocali a, o, u, Nel 500 si disputava se doversi conservare il K.
L'Aretino la voleva se non altro per memòria dei Latini che bollàvano
con quella i calunniatori (P.)*. Noi al sio posto adopriamo il C o il
Ch, anche dove altre lingue l'adòprano. Stocòlma, Nichel, Franclin.
Chi ama rattoppare il nòstro alfabèto, colle lèttere stranière e colle
citazioni stranière in lingua straniera, l'usa. Meglio sarà riservarlo
a' casi dove sia necessario distinguère.
* (P.) sta per Policarpo Petrocchi
># W s.2g. Lettera ignorata dalla lingua italiana. Ci pervenne dalle lingue
>nordiche.
>Wagneriano, vd, Vagneriano.
[Zacchete]
Se interessa posso continuare.
--
Bye
Vitt
>
>Guarda che è "hara-kiri" ("hara", con l'accento sulla seconda "a",
>è l'addome, e "kiri" indica "perforazione", "penetrazione") e indica
>il suicidio rituale dei samurai, che si facevano penetrare l'addome
>dalla loro sciabola, girandola a lungo al suo interno, squarciando
>gli intestini.
>
E poi c'e' chi dice che i giapponesi non hanno il senso dell'umorismo
+--
I know you can't speak, I know you can't sign
So cry right here on the dotted line
parole d'oro! ke condivido in pieno.
quello ke però non riesco a comprendere è il rifiuto
ostinato di taluni...........
a prendere atto
di uno stato di fatto.
(nota la fluidità del verso ;-))))
------------
Avete pft (perfettamente) ragione, i bambini è bene sappiano ke (che)
i loro genitori sono dei grandi somari. Cmq (comunque) siamo noi grandi
che l'abbiamo appreso dai nostri figli, x questo scrivere e parlare che si è
evoluto con la telefonia cellulare.
Che gran casino che ho scritto. Ciao Renato.
--
Posted from smtp3.libero.it [193.70.192.53]
via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG
> parole d'oro! ke condivido in pieno.
> quello ke però non riesco a comprendere è il rifiuto
> ostinato di taluni...........
Saranno "anti-global" anch'essi ?... :-)))
--
Er Roscio.
Peggio !... Gli ideogrammi sono molti di più e più
complicati !!!... :-)PPP
--
Er Roscio.
Hai ragione. Confermo che "hara-kiri" è voce spregiativa,
anche se mi sembrava evidente dalla traduzione, e che l'espressione
usata dai samurai è "seppuku".
--
Er Roscio.
Non erano i cinesi quelli che vendono clavatte e i giapponesi quelli
che, vestendo sempre all'occidentale, le complano?
--
your road it's you; you're the road you can walk along and through.
> Non erano i cinesi quelli che vendono clavatte e i giapponesi quelli
> che, vestendo sempre all'occidentale, le complano?
No, "re comprano", visto che in giapponese c'è /r/ ma non /l/. E
comunque i Cinesi, almeno da queste parti, piú spesso delle cravatte fanno
le borse, fin da prima della Guerra.
Ciao,
> Non erano i cinesi quelli che vendono clavatte e i giapponesi quelli
> che, vestendo sempre all'occidentale, le complano?
Non le complano, le fotoglafano e poi le lifanno uguali e le vendono a un
plezzo minole.
ciao
paolo
> > [...].
> > quello ke però non riesco a comprendere è il rifiuto
> > ostinato di taluni...........
>
> Saranno "anti-global" anch'essi ?... :-)))
Io non riesco a comprendere il rifiuto del rifiuto ... ;))
Ridivento seria e mi spiego: non capisco perché chi decide di ...
"alterare" certe norme (o convenzioni che dir si voglia) pretenda non
solo d'esser nel giusto (sarebbe comprensibile), ma anche di convincer
gli altri (o magari di costringerli) a fare altrettanto condividendo
le sue scelte. Insomma, a sentir gli innovatori, il rifiuto
"incomprensibile" è sempre quello altrui. E gli "ostinati" son sempre
gli altri... quelli del rifiuto al rifiuto ;))
--
Ciao,
Mariuccia®
Eccellente. :)
Nessuno avrebbe saputo dir meglio.
> E gli "ostinati" son sempre
> gli altri... quelli del rifiuto al rifiuto ;))
Questo č "sempre" vero. Come il fatto che il torto
sta sempre "dall'altra parte". :-)))
--
Er Roscio.
> "Mariuccia Ruta":
> > E gli "ostinati" son sempre
> > gli altri... quelli del rifiuto al rifiuto ;))
>
> Questo è "sempre" vero. Come il fatto che il torto
> sta sempre "dall'altra parte". :-)))
Non tutti ragioniamo allo stesso modo, per fortuna ;))
--
Ciao,
Mariuccia®
Sí, al gallurese come anche al sassarese mancano molti dei tratti
caratterizzanti delle altre parlate della Sardegna, quindi è probabile che
essi risutino piú vicini — nei limiti in cui una siffatta comparazione ha
senso — all'italiano comune che al sardo vero e proprio. Considerazioni
simili valgono anche per le parlate còrse, sulle quali l'influenza del
francese pare aver avuto sinora effetti relativamente limitati. Quando e
come i dialetti della Sardegna piú settentrionale e della Corsica si siano
italianizzati non si sa con precisione: manca documentazione linguistica
sufficientemente antica.
>ciao
>Giovanni Pontoglio
>
> >Invece Arbatax è Arbata[Z] perché in sardo /Z/ si scrive <x>, così come
in
> >genovese (vedi Bixio: in genovese ['biiZu] cfr Bigio)
> >
>
> Non sempre; ad esempio il cognome sardo Maxia si pronuncia come 'masgia'
Infatti: in ASCII IPA [Z] è il suono del francese "jardin" e del toscano
"mogio".
Ciao,
Paolo
No: volevo dire che la lettera sarda <x> trascrive il suono [Z] (francese
"jardin", toscano "mogio").
> Arbatax ( pronuncia Arbatacs - non Arbataz) si scrive con la "x", che è a
> pieno diritto una lettera dell'alfabeto sardo, che deriva principalmente
dal
> latino e dallo spagnolo.
Mi sembra d'aver letto (chissà dove) che Arbatax si pronuncia Arbata[Z] come
Maxia si pronuncia Ma[Z]ia. Insomma, che <x> in sardo è sempre [Z].
C'è nessuno che ha mai sentito dire Arbata[Z]?
Ciao,
Paolo
> >> Invece Arbatax è Arbata[Z] perché in sardo /Z/ si scrive <x>, >
>
>
>
> Sardo ... o catalano? Mi sembra strana una [Z] finale in sardo.
Ancora più strana mi sembrava una [ks] finale in sardo.
Credo che, se (come sembra) Arbatax si pronuncia correntemente /arba'taks/
anche in Sardegna, ciò sia dovuto all'influsso della grafia.
In catalano <x> = /S/ quindi Arbata[S]?
Ciao,
Paolo
> >> In Sicilia, ad esempio, c'è una ridente località di nome Xitta.
> >> E' italiana, o fa parte di Terronia, il Continente Perduto ?...
> >
> >Che però si dovrebbe pronunciare "Scitta". Come Craxi è in realtà
> >"Crasci"(cfr il cognome italiano Grassi): in siciliano /S/ si scrive(va)
> ><x>.
>
> Per il siciliano, io dividerei le "x" in due ceppi. Quelli di origine
> greca che mantengono la pronuncia o, al massimo la trasformano, se
> iniziale, in "s": Xirbi (Sirbi), Xitta (Sitta), ma non Naxos.
Quindi Xitta si pronuncia localmente /'sitta/? Io ho trovato /'Sitta/.
Sicuro che non esista proprio questa pronuncia?
> Quelli formati localmente da "sc" (metatesi di "cs"?)
Lo escludo: quello che in italiano si scrive <sc> (e in siciliano <x>) è un
fonema /S/ (fricativa solcata alveopalatale), di solito geminato /SS/,
tranne in posizione iniziale.
Invece <cs> è [ks], un nesso di occlusiva velare + fricativa solcata dentale
(entrambe non-sonore).
> : Craxi o Ioppolo
> Giancaxio (localmente Giancascio, in provincia di Agrigento e che
> sembra essere il nome originale, da Giovanni Cascio).
Ciao,
Paolo
Quello che, pur essendo di Piacenza, immatricolò la macchina a Firenze (FI =
Fascista Italiano) perché non voleva che la macchina fosse targata PC (cioè
Partito Comunista)?
E perché mai Tassi avrebbe voluto aggiungere a tutti i costi all'alfabeto
italiano quelle cinque lettere? Proprio uno come lui che presumibilmente si
batteva contro ogni tipo d'innovazione esterofila?
O forse il post era ironico e non me ne sono accorto?
Ciao,
Paolo