On Wednesday, May 15, 2013 10:23:54 AM UTC+2, Una voce dalla Germania wrote:
> In alcune recenti discussioni erano stati proposti termini
>
> come "marocco-italiano" e "congo-italiano" per indicare chi
>
> ᅵ venuto da quei Paesi ed ᅵ diventato italiano.
>
> Al momento non avevo detto niente, ma ripensandoci la trovo
>
> un'idea bislacca, perchᅵ mi pare che l'ordine degli
>
> aggettivi in questi composti dipenda solo da criteri formali
>
> ed eufonici e dall'esistenza o meno di forme abbreviate come
>
> italo-, franco-, anglo-, ispano-, luso-, austro-, finno-,
>
> nippo-, sino- e altre che adesso non mi vengono in mente.
Forose hai ragione e lo si nota anche in composti dove
non c'è una vera prevalenza di una delle due nazionalità, ma
l'ordine nel composto è fisso in ogni caso.
Per esempio, un'azienda con partecipazioni inglesi e americane viene
solitamente detta "angloamericana" piuttosto che "americobritannica".
Oppure, si parla di relazioni "franco-tedesche", non l'inverso.
>
> Voi chiamereste una cittadina USA che ha sposato un italiano
>
> e vive in Italia "americo-italiana"?
In genere si dice "americana" e basta. Però non mi dispiacerebbe se la
signora, specie se arrivata da giovane, si sentisse ormai anche italiana,
trovando un'espressione per tenere insieme le due patrie.
Comunque il figlio di quella coppia si dirà "metà americano, metà
italiano", o l'inverso.
> Inoltre riscontriamo quasi sempre un ordine ben preciso di
>
> questi aggettivi (italo-giapponese ᅵ molto piᅵ frequente di
>
> nippo-italiano), proprio come per i colori, dove nessuno
>
> dice azzurro-neri o rosso-bianchi.
>
> Voi cosa ne pensate?
Vero, però per i colori non ci sarebbe neanche ragione per invertire l'ordine.
Non c'è un colore "di origine" e un colore "acquisito".
Nel caso delle nazionalità invece potrebbe tornare utile la distinzione,
specie da quando l'Italia non è più quasi esclusivamente paese di emigrazione
ma anche di immigrazione. Forse alcuni composti "inversi" che ora ci suonano
strani si affermeranno col tempo. Oppure no!