grazie:-)
> scusate, si puo dire "quel po po di..."
> per dire di qualcosa di esagerato, di abbondante?
> e quale è la corretta grafia?
Che sia la ripetizione "po' po'" (poco poco)? Non va di certo
tutto attaccato con l'accento finale. :-)
Ciao
Enrico
>> scusate, si puo dire "quel po po di..."
>> per dire di qualcosa di esagerato, di abbondante?
>> e quale č la corretta grafia?
> Che sia la ripetizione "po' po'" (poco poco)? Non va di certo
> tutto attaccato con l'accento finale. :-)
IMHO andrebbe proprio usato cosě... basta pensare ad altre parti del corpo
usate in espressioni simili
--
Under construction
Anche "un bel po' di" vuol dire "una grande quantità".
Strano che "po'- poco" abbia assunto il significato di "molto".
k
Ps. l'importante è non scrivere "quel popò di..." :-))
> Ps. l'importante è non scrivere "quel popò di..." :-))
...però, sull'onda dell'entusiasmo e sulla scia dei "White Stripes", si può
sempre cantare a squarciagola "po popòpo popò po"...
http://www.deejay.it/dj/audio?idProgramma=9&idAudio=1837
Ciao,
Epimeteo
---
"E' la dura legge del gol,
fai un gran bel gioco però
se non hai difesa gli altri segnano
e poi vincono.
Loro stanno chiusi, ma
alla prima opportunità..."
(cit. catenacciara)
Sempre sentito in espressioni tipo "quel po po di ragazza", in riferimento
giovani donne dalla bellezza vistosa, quasi imbarazzante tanto sono gn****e.
Però non lo trovo in nessun dizionario; l'unica che c'è sullo Zingarelli è
l'espressione "nientepopodimeno" (scritto anche "niente po' po' di meno"),
variante ironica di "nientedimeno".
Secondo l'etimologia nello Zingarelli, quel doppio "-po-" sarebbe una
contrazione di "poi", ma secondo me hanno toppato.
Personalmente, ho sempre interpretato quel "po po" come l'imitazione di due
squilli di tromba che chi parla immagina sovrapporsi alla sua voce, dandole
ironicamente un'enfasi esagerata, da presentatore del circo che sta
annunciando il numero degli equilibristi: "Ed ecco che abbiamo fra noi
niente... (POOOH! POOOH!)... di meno cheeeeeeeeeee... (rullo di tamburi)...
il ragionier Rossi!".
Secondo me, il tuo "po po" sono gli stessi due squilli di tromba di
"nientepopodimeno" usati però per *sostituire* una parola ritenuta troppo
volgare: probabilmente "tocco" o "pezzo". Insomma, una variante anni '50 del
"beep" di Striscia la Notizia che i giovani di oggi usano quando vogliono
essere fini: "vaffanbeep, "testa di beep", "mettitelo nel beep".
> e quale è la corretta grafia?
Io lo scriverei come l'hai scritto tu: "po po", senza apostrofi, accenti,
trattini.
--
Cingar
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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
> (POOOH! POOOH!)
"Dio delle cittaaaaaaaaà e dell'immensitaaaaaaaaà
se è vero che ci seeeeeei e hai viaggiato più di noi
vediamo se si puooooooooò imparare questa vita
e magari un po' cambiarla
prima che ci cambi lei.
Vediamo se si puoooooooooooò
farci amare come siamo
senza violentarci più
con nevrosi e gelosie
perché questa vita stende
e chi è steso dorme o muore
oppure fa l'amore".
> "Dio delle cittaaaaaaaaà e dell'immensitaaaaaaaaà
> se è vero che ci seeeeeei e hai viaggiato più di noi
> vediamo se si puooooooooò imparare questa vita
Mi hai tolto le vocali di bocca.
Brava, Lilith!
Epimeteo
---
"... mi dispiace devo andare,
il mio posto è laaaaaaaaaà,
il mio amore si potrebbe svegliare
chi la scalderaaaaaaaaaaà.
Strana amica di una sera
io ringrazierooooooooooò
la tua pelle sconosciuta e sincera,
ma nella mente
ottanta, ottanta voglie di lei..."
(cit. esagerata)
>"Dio delle cittaaaaaaaaà e dell'immensitaaaaaaaaà
ah, quella con la sesta napoletana (nell'ultimo verso della strofa)
--
Questo post contiene scene di sesso, violenza,terrorismo,
abigeato e gerontofilia. Pertanto la sua lettura potrebbe
causare traumi irreversibboli ai minori di anni trentacinque.
> Anche "un bel po' di" vuol dire "una grande quantità".
> Strano che "po'- poco" abbia assunto il significato di "molto".
Sarà per far contenti i fanatici della logica.
Due negazioni = una affermazione
:-)
>> e quale è la corretta grafia?
>
> Io lo scriverei come l'hai scritto tu: "po po", senza apostrofi, accenti,
> trattini.
Il Paleari intanto, che - solo - non aveva provato né meraviglia né
sgomento, non riusciva ancora a capacitarsi come un fenomeno così semplice
e comune, quale la levitazione del tavolino, ci avesse tanto impressionato,
dopo quel po' po' di meraviglie a cui avevamo precedentemente assistito.
Bluaaaaaaaaaaaaaaaaaargh! Allora piuttosto preferisco questo qui:
http://www.magic-blog.com/nadegepone/photo/37315-38793.jpg
--
Cingar
Si può fare riferimento agli scrittori per tante altre cose -- il
lessico, la grammatica, lo stile, persino punteggiatura -- ma per
l'ortografia proprio no. E questo per la semplice ragione che gli
editori "aggiornano" l'ortografia delle opere letterarie a ogni nuova
edizione.
Se così non fosse, entrando in una libreria e aprendo la "Commedia" vi
leggeremmo roba così:
Perme ſıua nella cıtta dolente
perme ſıua nelleterno dolore
perme ſıua tra la perduta gente,
Gıuſtıtıa moſſe ilmıo alto factore
fecemi ladıuina podeſtate
la ſomma ſapıença elprımo amore.
Dınançi adme nõfur coſe create
ſeño eterne eıo eterna duro
laſcıate ognı ſperança uoı chentrate.
(http://www2.classics.unibo.it/Tomasi/codifica_testi/trascrizione_manoscritto/Dante.htm)
Ovviamente, per un autore quasi contemporaneo non siamo a questo punto.
Però, per dire, io ricordo benissimo che l'edizione del Fu Mattia
Pascal che lessi io (anni '50, presa in bilioteca) usava ancora solo
l'accento grave, cioè il "né" della tua citazione vi appariva come
"nè". L'uso dell'accento acuto si affermò solo dopo il 1970, quasi
quarant'anni dopo la morte di Pirandello e venti dopo la stampa di quel
volume.
(Comunque la tua citazione è una risposta valida, eh: se forse non
Pirandello, comunque il suo editore attuale scrive "po' po'" con gli
apostrofi. E, sull'ortografia, l'opinione degli editori è
fondamentale, anche più di quella degli scrittori.)
--
Cingar
quel po' po' di ...
sta per 'quel poco poco di ...'.
Qui poco, usato in senso quasi ironico, per indicare il suo contrario, sta
appunto per 'molto, abbondante'.
> Enrico C ha scritto:
>> [...]
>> Il Paleari intanto, che - solo - non aveva provato né meraviglia né
>> sgomento, non riusciva ancora a capacitarsi come un fenomeno così semplice
>> e comune, quale la levitazione del tavolino, ci avesse tanto impressionato,
>> dopo quel po' po' di meraviglie a cui avevamo precedentemente assistito.
>
> Si può fare riferimento agli scrittori per tante altre cose -- il
> lessico, la grammatica, lo stile, persino punteggiatura -- ma per
> l'ortografia proprio no. E questo per la semplice ragione che gli
> editori "aggiornano" l'ortografia delle opere letterarie a ogni nuova
> edizione.
[...]
Però il curatore dovrebbe segnalare tali interventi.
> (Comunque la tua citazione è una risposta valida, eh: se forse non
> Pirandello, comunque il suo editore attuale scrive "po' po'" con gli
> apostrofi. E, sull'ortografia, l'opinione degli editori è
> fondamentale, anche più di quella degli scrittori.)
Già.
Dibbibbì
> E se il <<po'>> fosse troncamento di <<poi>>?
> Ex. "niente po(i) po(i) di meno che..."
Devoto-Oli, dalla voce "poco":
Raddoppiata, la voce tronca esprime, familiarmente, quantità o
dimensione notevole: "che po' po' di faccia tosta; quel po' po' di
pezzo d'uomo, di sapiente, di furfante" - "Niente po' po' di meno che",
addirittura, nientemeno che: "c'era niente po' po' di meno che
l'onorevole Senatore!"
Il Garzanti conferma: "un po' po'", per antifrasi, notevole quantità.
Il De Mauro: spec. nella var. tronca po', reiterato ha valore
antifrastico: "dopo quel po' po' che è successo", circostanza o evento
molto interessante che suscita clamore o scompiglio; "il po' po' di
macchina che si è comprato", di gran valore; "guarda che po' po' di
panino si sta mangiando", molto grande | senza reiterazione è ancora
antifrastico se preceduto da aggettivo: "guadagna un bel po' di soldi",
"c'era un bel po' di gente", una notevole quantità, un gran numero
Niente "poi", niente "squilli di tromba".
Ciao
Enrico
Niente niente hai detto una cosa giusta, che condivido?
Ciao,
Epimeteo
---
"... ed io, io non ho mai capito niente,
visto che oramai non me lo levo dalla mente..."
(cit. nichilista)
> "Enrico Gregorio" <greg...@math.unipd.it> ha scritto nel messaggio
> news:011020062216315487%greg...@math.unipd.it...
> >
> > Niente "poi", niente "squilli di tromba".
>
> Niente niente hai detto una cosa giusta, che condivido?
Incredibile, vero? Ma non è la prima volta, sai?
Ciao
Enrico
Noto solo ora che anche lo Zingarelli, alla voce "poco", dice: "Nella
loc. _po' po' di_, enf. quantità di misura notevole: _che po' po' di
coraggio a ripresentarsi_; _quel po' po' di di imbroglione me la
pagherà_"
Subito dopo, lo stesso dizionario aggiunge però: "_Niente po' po' di
meno che_, nientemeno che, addirittura: _è venuta niente po' po' di
meno che la contessa!_". Peccato che questo contraddica la voce
"nientepopodimeno" (o "niente po' po' di meno") dello stesso
dizionario, la cui etimologia è data per: "da _niente po(i) po(i) di
meno"...
In ogni caso, passi per la grafia con gli apostrofi, se questo è la
convenzione consolidata, ma io resto per la mia etimologia onomatopeica
degli squilli di tromba. Le etimologie "quel poco poco di" e "quel poi
poi di" mi paiono una più tirata per i capelli dell'altra.
--
Cingar
Se lo Zingarelli è contraddittorio, non vedo perché lo si debba prendere
come pietra di paragone. Quel "po' po'" è antifrastico, come spiega il
Devoto-Oli.
"Poco" si usa spesso in questo senso: "un poco di buono" è uno che ha
"molto di cattivo"; "quel po' po' di scocciatore di Enrico" vuol dire
che Enrico è un grande scocciatore.
Le trombe non c'entrano, anche se la ripetizione suggerisce un'enfasi
particolare.
Ciao
Enrico
> Dissento fortissimamente.
> Le trombe notoriamente fanno "PE PE", sono i tromboni che fanno
> "PO PO", e le tube "PU PU".
>
> Chi fa "PI PI"?
Il trombino.
La fa a letto?
Roger