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Statu quo?

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Enzo Facchini

unread,
May 22, 1999, 3:00:00 AM5/22/99
to
Salve a tutti.

La forma corretta è "statu quo" oppure il più comunemente usato "status quo"?

Sull'etimologico Zanichelli ho trovato "statu quo" motivato da alcuni
argomentati precedenti, mentre "status quo" viene messo in sentina come fosse
d'uso scorretto.

Grazie per l'attenzione.

Enzo.


Ferdinando Chiodo

unread,
May 26, 1999, 3:00:00 AM5/26/99
to
On Sat, 22 May 1999 22:08:57 +0200, Enzo Facchini wrote:

>La forma corretta è "statu quo" oppure il più comunemente usato "status quo"?

"Statu(s) quo" deriva dalla locuzione latina "in statu quo ante",
nello stato di prima. Non so quando sia stata aggiunta la "s".
Sospetto che quello "status" ci sia pervenuto attraverso l'inglese.
"Status quo" è registrato anche nei dizionari della lingua inglese. Ad
es. (Oxford Advanced Learner's Dictionary of Current English):
*status quo*, noun, *the status quo* [sing] the situation or state of
affairs as it is now, or as it was before a recent change. Examples of
use: upset / restore / preserve the status quo; conservatives who
defend the status quo.
Ciao
Ferdinando Chiodo

Enzo Facchini

unread,
May 27, 1999, 3:00:00 AM5/27/99
to
Ferdinando Chiodo wrote:

Ti ringrazio per questa precisazione che collima, con alcune preziose aggiunte,
alle mie considerazioni.

Ancora grazie.

Enzo.

Giovanni Drogo

unread,
May 27, 1999, 3:00:00 AM5/27/99
to
On Wed, 26 May 1999, Ferdinando Chiodo wrote:

> >La forma corretta è "statu quo" oppure il più comunemente usato "status quo"?
>
> "Statu(s) quo" deriva dalla locuzione latina "in statu quo ante",
> nello stato di prima. Non so quando sia stata aggiunta la "s".

Beh se tenere un ablativo puo' aver senso se dico "riportare la situazione
nello statu quo" (cioe' sto "ricalcando" la locuzione latina avverbiale), mi
sembra lo abbia meno quando lo si usa come sostantivo : "preservare lo status
quo" (hmm... ci andrebbe un accusativo, come sono gli accusativi della quarta
?) ... pero' se vale il principio che i nomi stranieri sono indeclinabili
(quando si fa il plurale, p.es. "gli sport" e non "gli sports"), a maggior
ragione vale che sono indeclinabili quanto si tratta di casi, e dovendo
sceglierne uno pare ovvio scegliere il nominativo.

Anche se non fritto e senza mappamondi :-)

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Roscio

unread,
May 27, 1999, 3:00:00 AM5/27/99
to
>>La forma corretta è "statu quo" oppure il più comunemente usato "status quo"?
>
>"Statu(s) quo" deriva dalla locuzione latina "in statu quo ante",
>nello stato di prima. Non so quando sia stata aggiunta la "s".

Non fa una piega...

>Sospetto che quello "status" ci sia pervenuto attraverso l'inglese.


Credo che, più semplicemente, ciò sia dovuto ad una "declinazione"
al nominativo, visto che si parla dello "stato di fatto"...

Qualcuno avrà pensato bene di scrivere "status" invece di "statu"...

--
Er Roscio.


Ferdinando Chiodo

unread,
May 27, 1999, 3:00:00 AM5/27/99
to
On Wed, 26 May 1999 19:12:18 GMT, Ferdinando Chiodo (myself) wrote:

>"Statu(s) quo" deriva dalla locuzione latina "in statu quo ante",
>nello stato di prima. Non so quando sia stata aggiunta la "s".

Mi sono ricordato solo ora di quel bellissimo ditirambo di Giusti
dedicato ai politici voltagabbana. Giusti scriveva "statu quo":

Girella (emerito
di molto merito)
sbrigliando a tavola
l'umor faceto,
perde' la bussola
e l'alfabeto

[snip]

Quando torno`
lo *statu quo*
feci baldorie,
staccai i cavalli,
mutai le statue
sui piedistalli.

E adagio adagio
tra l'onde e i vortici
su queste tavole
del gran naufragio,
gridando evviva
chiappai la riva.

Ciao
Ferdinando Chiodo

Giovanni Caluri

unread,
May 28, 1999, 3:00:00 AM5/28/99
to
Ferdinando Chiodo ha scritto:

>
> Mi sono ricordato solo ora di quel bellissimo ditirambo di Giusti
> dedicato ai politici voltagabbana. Giusti scriveva "statu quo":
>
> Girella (emerito
> di molto merito)
> sbrigliando a tavola
> l'umor faceto,
> perde' la bussola
> e l'alfabeto
>
> [snip]
>
> Quando torno`
> lo *statu quo*
> feci baldorie,
> staccai i cavalli,
> mutai le statue
> sui piedistalli.
>
> E adagio adagio
> tra l'onde e i vortici
> su queste tavole
> del gran naufragio,
> gridando evviva
> chiappai la riva.

Eh, il Giusti, quante buone cose ha scritto....

Il Re travicello,
Sant'Ambrogio...

Peccato che l'abbiano cacciato nel dimenticatoio
della nostra lingua, ma d'altro canto si capisce...

...i loro cervel Dio li riposi,
in tutt'altre faccende affacendati,
a queste cose son morti e sotterrati...


_______ _______
(-_-<_ \ / _>-_-)
-_-<_ \ / _>-_-
GioVanni- Caluri

Giovann...@CSELT.SFILAMI.IT
http://www.pegacity.it/parco/abita/caluri/index.htm
SFILARE .SFILAMI che e` li per gli spammers

Massimo Manca

unread,
May 28, 1999, 3:00:00 AM5/28/99
to
Giovanni Drogo wrote:
>"preservare lo status
> quo" (hmm... ci andrebbe un accusativo, come sono gli accusativi della quarta
> ?) ... pero' se vale il principio che i nomi stranieri sono indeclinabili
> (quando si fa il plurale, p.es. "gli sport" e non "gli sports"), a maggior
> ragione vale che sono indeclinabili quanto si tratta di casi, e dovendo
> sceglierne uno pare ovvio scegliere il nominativo.

Nella prassi normale di citazione delle lingue classiche, esse non sono
considerate del tutto invariabili, non essendo avvertite come "normali"
lingue straniere, ma quasi come "varianti antiche" dell'italiano (il
tutto non è perfettamente logico, soprattutto per il greco, ma la norma
vuole così) si flette il numero, ma il caso si cita sempre al nominativo
(la polis, le poleis). Il che è comodo perché bastano dieci desinenze
(più o meno... :-) )


--------
E' iniziata la CFV di it.cultura.classica! Rasmus Lino ha già votato!
non finire in fondo alla piramide!

Massimo Manca

unread,
May 28, 1999, 3:00:00 AM5/28/99
to
Ferdinando Chiodo wrote:
>
> On Sat, 22 May 1999 22:08:57 +0200, Enzo Facchini wrote:
>
> >La forma corretta è "statu quo" oppure il più comunemente usato "status quo"?
>
> "Statu(s) quo" deriva dalla locuzione latina "in statu quo ante",

Devo dire che non sono riuscito a trovare questa formula in nessun
database della letteratura latina. Darò un'occhiata a "Sicuterat" di
Beccaria, appena uscito (che ne approfitto per segnalare), che tratta
appunto del latino di uso comune in italiano.

vta...@gte.net

unread,
Jun 1, 1999, 3:00:00 AM6/1/99
to
On Fri, 28 May 1999 08:49:18 +0200,
Massimo Manca <m-mancaTOGL...@iname.com> wrote:
>Ferdinando Chiodo wrote:
>>
>> On Sat, 22 May 1999 22:08:57 +0200, Enzo Facchini wrote:
>>
>> >La forma corretta č "statu quo" oppure il piů comunemente usato "status quo"?

>>
>> "Statu(s) quo" deriva dalla locuzione latina "in statu quo ante",
>
>Devo dire che non sono riuscito a trovare questa formula in nessun
>database della letteratura latina. Darň un'occhiata a "Sicuterat" di

>Beccaria, appena uscito (che ne approfitto per segnalare), che tratta
>appunto del latino di uso comune in italiano.
>
It is interesting that the Latin use of `u' that evolves into `o' in Italian
and Spanish may have actually sounded like `o' in Roman times. The letter `u'
is derived from the Semitic (Hebrew, Phoenician) vav (V,U), which is pronounced
as `o' in Hebrew.

Then, of course, there are all those cross-cultural people who failed to notice
that the Jewish Yahoveh is roughly equivalent to Ius-Piter, with Mercury playing
the role of THE Messenger of Yahoveh (Il messagiere e non uno messagiere) in
Genesis.


vta...@gte.net

unread,
Jun 1, 1999, 3:00:00 AM6/1/99
to
On Tue, 01 Jun 1999 15:05:51 GMT, vta...@gte.net <vta...@gte.net> wrote:
>On Fri, 28 May 1999 08:49:18 +0200,
> Massimo Manca <m-mancaTOGL...@iname.com> wrote:
>Ferdinando Chiodo wrote:
>>
>> On Sat, 22 May 1999 22:08:57 +0200, Enzo Facchini wrote:
>>
>> >La forma corretta č "statu quo" oppure il piů comunemente usato "status quo"?
>>
>> "Statu(s) quo" deriva dalla locuzione latina "in statu quo ante",
>
>Devo dire che non sono riuscito a trovare questa formula in nessun
>database della letteratura latina. Darň un'occhiata a "Sicuterat" di
>Beccaria, appena uscito (che ne approfitto per segnalare), che tratta
>appunto del latino di uso comune in italiano.

It is interesting that the Latin use of `u' that evolves into `o' in

Italian and Spanish (amicus -> amico) may have actually sounded like


`o' in Roman times. The letter `u' is derived from the Semitic (Hebrew,
Phoenician) vav (V,U), which is pronounced as `o' in Hebrew.

Then, of course, there are all those cross-cultural people who failed to
notice that the Jewish Yahoveh is roughly equivalent to Ius-Piter, with
Mercury playing the role of THE Messenger of Yahoveh (Il messagiere e
non uno messagiere) in Genesis.

I forgot to mention that the Latin "Jove", or "Iove", is a remarkably good
version of Yahoveh, and it is quite possible that its origins are connected
to the Semitic name.

Ferdinando Chiodo

unread,
Jun 1, 1999, 3:00:00 AM6/1/99
to
On Fri, 28 May 1999 08:49:18 +0200, Massimo Manca wrote:

>Ferdinando Chiodo wrote:
>> "Statu(s) quo" deriva dalla locuzione latina "in statu quo ante",

>Massimo Manca wrote:
>Devo dire che non sono riuscito a trovare questa formula in nessun

>database della letteratura latina. Darò un'occhiata a "Sicuterat" di
>Beccaria

E allora, che dice Beccaria? Che "statu quo" derivi dal latino "in
statu quo ante" viene confermato dal Gabrielli (Grande dizionario
illustrato della lingua italiana, CDE-Mondadori, 1989) e da Cesare
Marchi (Siamo tutti latinisti, BUR Supersaggi, 1992, p. 229). IMO, si
tratta verosimilmente di una espressione del latino giuridico entrata
nella lingua italiana attraverso il "Brindisi di Girella" di Giusti,
poesia un tempo popolarissima. Giuseppe Giusti aveva studiato
Giurisprudenza a Pisa.
Ciao
Ferdinando Chiodo
----------------------------------------------
Il mio nuovo indirizzo e` f.ch...@medmail.com

felillus

unread,
Jun 1, 1999, 3:00:00 AM6/1/99
to

vta...@gte.net ha scritto nel messaggio ...

>It is interesting that the Latin use of `u' that evolves into `o' in
>Italian and Spanish (amicus -> amico) may have actually sounded like
>`o' in Roman times. The letter `u' is derived from the Semitic (Hebrew,
>Phoenician) vav (V,U), which is pronounced as `o' in Hebrew.
>

But only the letter is derived from Semitic alphabets, or better from the
Greek one, and not the sound Latins applied the sign to.

>Then, of course, there are all those cross-cultural people who failed to
>notice that the Jewish Yahoveh is roughly equivalent to Ius-Piter, with
>Mercury playing the role of THE Messenger of Yahoveh (Il messagiere e
>non uno messagiere) in Genesis.
>
>I forgot to mention that the Latin "Jove", or "Iove", is a remarkably good
>version of Yahoveh, and it is quite possible that its origins are connected
>to the Semitic name.

These matchings seem to me arbitrary and fanciful at all. How could an
Indo-European word with a well-knoun and explaned etymon derive from a
Semitic noun ?
Ciao.

Massimo Manca

unread,
Jun 1, 1999, 3:00:00 AM6/1/99
to
Ferdinando Chiodo wrote:
Darò un'occhiata a "Sicuterat" di
> >Beccaria
>
> E allora, che dice Beccaria?

Non dice, perché, visto da vicino, il libro riguarda i prestiti del
latino liturgico...

Massimo Manca

unread,
Jun 1, 1999, 3:00:00 AM6/1/99
to
vta...@gte.net wrote:
>
> The letter `u' is derived from the Semitic (Hebrew,
> Phoenician) vav (V,U), which is pronounced as `o' in Hebrew.
>

Tutto l'alfabeto latino deriva dal fenicio, attraverso la mediazione del
greco di Cuma. La yod si pronuncia "o" oppure "u" a seconda della
puntazione.


> Then, of course, there are all those cross-cultural people who failed to
> notice that the Jewish Yahoveh is roughly equivalent to Ius-Piter, with
> Mercury playing the role of THE Messenger of Yahoveh

Tutte le gerarchie divine funzionano più o meno così.


> I forgot to mention that the Latin "Jove", or "Iove", is a remarkably good
> version of Yahoveh, and it is quite possible that its origins are connected
> to the Semitic name.


"pretendere che la femminista sia femmina
il moralista morale
e sempre intelligente l'intellettuale
è abbaglio etimologico
come dedurre da bullo bullone
da stiva stivale
da cavia caviale"

Cesare Marchi

Max.

follow-up da ICLI a it.cultura.ebraica

Alex

unread,
Jun 2, 1999, 3:00:00 AM6/2/99
to
In article <37540cd0...@news.flashnet.it>,

f.ch...@medmail.com wrote:
> IMO, si
> tratta verosimilmente di una espressione del latino giuridico entrata
> nella lingua italiana attraverso il "Brindisi di Girella" di Giusti,
> poesia un tempo popolarissima

... e qualche lettore di rotocalchi ha poi mutato "statu" in "status".
A proposito, come puo' essere tradotto "status" in italiano?
Ciao
Alex


Sent via Deja.com http://www.deja.com/
Share what you know. Learn what you don't.

Massimo Manca

unread,
Jun 2, 1999, 3:00:00 AM6/2/99
to
felillus wrote:
>
> v

> These matchings seem to me arbitrary and fanciful at all. How could an
> Indo-European word with a well-knoun and explaned etymon derive from a
> Semitic noun ?
> Ciao.

Secondo te, se tu posti in italiano su un NG americano, loro ti
rispondono in italiano?

broggini

unread,
Jun 2, 1999, 3:00:00 AM6/2/99
to

Enzo Facchini ha scritto:

> 5Ti ringrazio per questa precisazione che collima, con alcune preziose aggiunte,
> alle mie considerazioni.
>

No , no ! Collima CON le tue considerazioni .

Saluti.

Marco.


Ferdinando Chiodo

unread,
Jun 3, 1999, 3:00:00 AM6/3/99
to
On Wed, 02 Jun 1999 06:30:52 GMT, Alex <a_ale...@my-deja.com> wrote:

>> tratta verosimilmente di una espressione del latino giuridico [snip]


>... e qualche lettore di rotocalchi ha poi mutato "statu" in "status".

Per caso mi sono imbattuto nella voce dell'Enciclopedia Britannica
riguardante l'annullamento matrimoniale in cui si utilizza
l'espressione latina "in statu quo ante". Sfidando impavido l'ira di
Massimo riporto il paragrafo originale in lingua inglese:

"Annulment announces the invalidity of a marriage that was void from
its inception. It is to be distinguished from dissolution, which ends
a valid marriage for special reasons --e.g., insanity of one partner
after marrying. The annulment decree attempts to leave the parties *in
statu quo ante* (as they were before the marriage), unless doing so
would adversely affect a third person." ("Annulment", Encyclopaedia
Britannica, 1995)

>A proposito, come puo' essere tradotto "status" in italiano?

Status.
In realta` "status" e` un termine ambiguo. In medicina, ad es., lo
"status" (epilepticus) e` una condizione caratterizzata da un
succedersi di crisi epilettiche senza ripresa di coscienza tra l'una e
l'altra. Nel diritto romano, lo "status" era la posizione giuridica di
una persona (ad es., libero o schiavo, cittadino o straniero, ecc.)
In sociologia, il termine "status" indicava inizialmente soltanto la
"posizione" occupata in un contesto sociale. In seguito la sua
accezione si e` associata a quella quella di ruolo sovrapponendosi
progressivamente a quelle di prestigio, onore, ecc. (IMO).

Isabella Z

unread,
Jun 3, 1999, 3:00:00 AM6/3/99
to

Ferdinando Chiodo ha scritto nel messaggio
<3756c9d2...@news.flashnet.it>...

>>A proposito, come puo' essere tradotto "status" in italiano?
>
>Status.
>In realta` "status" e` un termine ambiguo. In medicina, ad es., lo
>"status" (epilepticus) e` una condizione caratterizzata da un
>succedersi di crisi epilettiche senza ripresa di coscienza tra l'una e
>l'altra. Nel diritto romano, lo "status" era la posizione giuridica di
>una persona (ad es., libero o schiavo, cittadino o straniero, ecc.)

Come oggi si dice 'stato civile'?

Ciao
Isa


felillus

unread,
Jun 4, 1999, 3:00:00 AM6/4/99
to

Scusa, hai ragione, mi sono lasciato prendere dalla foga....

Ferdinando Chiodo

unread,
Jun 4, 1999, 3:00:00 AM6/4/99
to
On Thu, 3 Jun 1999 21:33:02 +0200, Isabella Z wrote:

>>Nel diritto romano, lo "status" era la posizione giuridica di
>>una persona (ad es., libero o schiavo, cittadino o straniero, ecc.)
>
>Come oggi si dice 'stato civile'?

Piu` o meno. Lo "stato civile", se ho ben capito, e` costituito dal
complesso delle singole posizioni giuridiche (eta`, cittadinanza,
condizione familiare) che spettano a ogni persona fisica, considerata
come membro dello Stato, e che la distinguono nei suoi rapporti con
gli altri cittadini. Si puo` essere quindi, in base all'eta`,
maggiorenni o minorenni; in base alla condizione familiare, celibi /
nubili, coniugati, separati, vedovi, genitori, ecc.; in possesso o
meno della cittadinanza italiana, o comunitaria, o apolidi, ecc.

Nell'ordinamento romano, invece, la condizione giuridica di una
persona fisica veniva determinata, oltre che dallo "status civitatis"
(cittadinanza romana) e dallo "status familiae" (posizione autonoma in
una famiglia), anche dallo "status libertatis", una distinzione fra
liberi e schiavi oggi fortunatamente priva di senso.

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