*GB* ha scritto:
> Beh, "gli arbusti di glicine" hanno due pronunce diverse per "gl".
È vero: invece che un digramma, "gl" è sempre un nesso biconsonantico
quando è a inizio parola (tranne che in "gli" e nei suoi composti):
glifo, glicine, glicemia, glissare etc. E, all'interno di parola, in
tutte le voci di "siglare", tutte le volte che è preceduto da N
(inglobare etc.) e nelle parole: geroglifico, anaglifo, triglifo,
negligente, negligenza e deriv.
Una doppia pronuncia abbiamo anche con "gn", biconsonantico in
alcuni germanismi (wagneriano) e, affettatamente, in alcuni grecismi
dotti (ma solo affettatamente: l'italiano "tira" forte verso il
digramma).
Però per tutte queste eccezioni, che dunque esistono e che hai
fatto bene a ricordare, abbiamo motivazioni solidissime, legate
all'etimologia, alla formazione ed alla storia delle parole in cui
si verificano.
> A rigore, "scervellato" non si dovrebbe pronunciare come "scemo".
Io sono d'opinione opposta, come scrissi qui più di dieci anni fa:
https://groups.google.com/forum/#!msg/it.cultura.linguistica.italiano/L5YzwABVl38/AIb3uOwrcVQJ
Come dico discernere (da dis + cernere), io dico scervellarsi e non
s-cervellarsi.
> Si scrive "azione" invece di "azzione".
E si può pure pronunciare "azione", se non si va troppo di fretta. :)
Un minimo prolungamento normalmente c'è, ma direi che la pronuncia
sia comunque diversa da quella d'ipotetici "azzione" o azzionare"
colla vera doppia zeta.
> La parola "benpensante" si legge "bempensante".
Hai ancora ragione: qui abbiamo il caso di una parola composta:
*tutte* le poche parole italiane in cui appaiano "np" o "nb"
sono infatti composte.
Proprio per l'inesistenza nella pronuncia italiana del suono "np",
e per la tensione verso la corrispondenza fra parlato e scritto,
si può scrivere anche "bempensante" (cosa che è già accaduta mille
volte: scriviamo impossibile e imbelle, nonostante l'origine sia
in+...).
Riformulo così, che ne dici? La regola base che ricordavo in altro
post diviene la _tensione_ verso la perfetta corrispondenza fra
parlato e scritto, che tuttavia - come hai doverosamente ben
puntualizzato tu - conta alcune rare eccezioni, dovute ai motivi
che sappiamo. Mi sembra che tale tensione sia già più che sufficiente
ai fini del mio discorso di prima. Anche perché, tornando un attimo
a bomba, colgo l'occasione per notare che con ca,ce,che,ci,chi,co,cu
proprio non esistono esempi di doppia pronuncia.
> E così via...
Beh, certo, non possiamo dimenticare che alcune lettere
corrispondono a più foni: s o z possono essere sorde o sonore,
alcune vocali possono essere aperte o chiuse...
A me però non pare che ciò cambi la sostanza - ed a mio avviso la
verità - di quant'ho sostenuto.