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traduzioni intralinguistiche della Commedia

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multi...@gmail.com

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Apr 8, 2016, 2:21:20 PM4/8/16
to
Uno degli esercizi linguistici più interessanti sono le "traduzioni intralinguistiche" ovvero quando si rielabora un testo di partenza trasformandolo in un altro testo della stessa lingua, testo finale pensato però a dei lettori diversi da quelli legati al testo di partenza.

Di solito le traduzioni interlinguistiche sono usate per rendere accessibili (in modo alternativo a un enorme uso di note a piè di pagina che rischia di interrompere troppo la lettura) testi scritti vari secoli fa, e dunque, in una lingua in cui vari termini ed espressioni non sono più in uso nella lingua d'oggi, ma si possono pensare anche traduzioni in cui vengono resi più chiari ai nuovi lettori elementi del messaggio originale che i primi lettori comprendevano subito in quanto legati al contesto dell'epoca.

Ecco ad esempio, con relativo incipit, due traduzioni intralinguistiche in prosa della Commedia di Dante (che quindi sono diverse dalle "parafrasi" in quanto le trascrizioni letterali possono, oltre a non avere autonomia letteraria, possono non far comprendere elementi del messaggio in mancanza di note a pie' di pagina),

La prima è di Luciano Corona, editore Fermento del 2006:

http://www.amazon.it/Inferno-prosa-per-tutti-Immortali-ebook/dp/B00ANTWJMA/ref=sr_1_2?ie=UTF8&qid=1460139464&sr=8-2&keywords=Luciano+Corona


"Il fatto più straordinario della mia vita accadde nell'aprile dell'anno 1300, la settimana di Pasqua. Fra poco più di due mesi, avrei compiuto trentacinque anni. Avrei dovuto essere, quindi, nel pieno del mio vigore, fisico e intellettuale. E invece, stavo male, anzi, malissimo: mi sentivo sprofondare sempre più nel peccato, come se mi aggirassi smarrito in una foresta senza luce, incapace di ritrovare la via per uscirne. È difficile e penoso per me, ora, riuscire a descrivere quella selva, tanto tetra e intricata che ancora oggi, quando ci ripenso, mi sento afferrare da angoscia e paura. Non so dire come ci fossi entrato. Ero del tutto ottenebrato, quando avevo abbandonato la via della verità"

la seconda è di Demetrio Bianchi, editore Bancarella del 2009:

https://issuu.com/labancarellaeditrice/docs/divina_abstract

"In quel momento della vita in cui l'uomo si pone le cruciali domande, "chi sono, dove sono, dove vado?", io fui assalito da una terribile angoscia e smarrimento simile a chi all'improvviso si ritrova perso in una selva oscura. Ahimè, com'è difficile spiegare quanto fosse tremenda la sensazione di ritrovarsi in quella situazione. Una situazione tanto amara ed angosciosa quasi quanto la morte. Tuttavia, per raccontarvi ciò che, seppure in quei momenti tremendi e drammatici mi accadde anche di bello, di grande, e meraviglioso, cercherò di spiegare tutto quello che mi capitò veramente e quello che fui in grado di scoprire e sapere. Non ricordo esattamente né come né il momento preciso in cui accadde, né il momento in cui ho capito di essermi veramente perduto. Ero talmente cieco e disperato che non sapevo più distinguere il bene dal male."

Cosa ve ne pare? Come già detto queste "traduzioni" non si dovrebbero giudicare per quanto rispettino le strutture originali delle frasi ma se riescono a trasmettere senza usi di note a pie' di pagina tutti i significati presenti nell'intenzione originaria dell'autore in modo comprensibile ai lettori di oggi. Conoscete altre traduzioni intralinguistiche che ritenete ben fatte (la prima che mi viene in mente è il Decameron di Aldo Busi)? Sarebbe interessante uno studio al riguardo su tali esercizi nella letteratura italiana.

Ciao.

edevils

unread,
Apr 8, 2016, 2:50:37 PM4/8/16
to
On 08/04/2016 20:21, multi...@gmail.com wrote:
> Uno degli esercizi linguistici più interessanti sono le "traduzioni
> intralinguistiche" ovvero quando si rielabora un testo di partenza
> trasformandolo in un altro testo della stessa lingua, testo finale
> pensato però a dei lettori diversi da quelli legati al testo di
> partenza.
>
> Di solito le traduzioni interlinguistiche

Intendevi "intra" :)

> sono usate per rendere
> accessibili (in modo alternativo a un enorme uso di note a piè di
> pagina che rischia di interrompere troppo la lettura) testi scritti
> vari secoli fa, e dunque, in una lingua in cui vari termini ed
> espressioni non sono più in uso nella lingua d'oggi, ma si possono
> pensare anche traduzioni in cui vengono resi più chiari ai nuovi
> lettori elementi del messaggio originale che i primi lettori
> comprendevano subito in quanto legati al contesto dell'epoca.
>
> Ecco ad esempio, con relativo incipit, due traduzioni
> intralinguistiche in prosa della Commedia di Dante (che quindi sono
> diverse dalle "parafrasi" in quanto le trascrizioni letterali
> possono, oltre a non avere autonomia letteraria, possono non far
> comprendere elementi del messaggio in mancanza di note a pie' di
> pagina),
>
> La prima è di Luciano Corona, editore Fermento del 2006:
>
> http://www.amazon.it/Inferno-prosa-per-tutti-Immortali-ebook/dp/B00ANTWJMA/ref=sr_1_2?ie=UTF8&qid=1460139464&sr=8-2&keywords=Luciano+Corona
>
>
>
> "Il fatto più straordinario della mia vita accadde nell'aprile
> dell'anno 1300, la settimana di Pasqua. Fra poco più di due mesi,
> avrei compiuto trentacinque anni.

Non avrei usato "fra".

> Avrei dovuto essere, quindi, nel
> pieno del mio vigore, fisico e intellettuale. E invece, stavo male,
> anzi, malissimo: mi sentivo sprofondare sempre più nel peccato, come
> se mi aggirassi smarrito in una foresta senza luce, incapace di
> ritrovare la via per uscirne. È difficile e penoso per me, ora,
> riuscire a descrivere quella selva, tanto tetra e intricata che
> ancora oggi, quando ci ripenso, mi sento afferrare da angoscia e
> paura. Non so dire come ci fossi entrato. Ero del tutto ottenebrato,
> quando avevo abbandonato la via della verità"
>
> la seconda è di Demetrio Bianchi, editore Bancarella del 2009:
>
> https://issuu.com/labancarellaeditrice/docs/divina_abstract
>
> "In quel momento della vita in cui l'uomo si pone le cruciali
> domande, "chi sono, dove sono, dove vado?", io fui assalito da una
> terribile angoscia e smarrimento simile a chi all'improvviso si
> ritrova perso in una selva oscura.

La grammatica mi lascia titubante.

> Ahimè, com'è difficile spiegare
> quanto fosse tremenda la sensazione di ritrovarsi in quella
> situazione. Una situazione tanto amara ed angosciosa quasi quanto la
> morte. Tuttavia, per raccontarvi ciò che, seppure in quei momenti
> tremendi e drammatici mi accadde anche di bello, di grande, e
> meraviglioso, cercherò di spiegare tutto quello che mi capitò
> veramente e quello che fui in grado di scoprire e sapere.

Mmh.

> Non ricordo
> esattamente né come né il momento preciso in cui accadde, né il
> momento in cui ho capito di essermi veramente perduto. Ero talmente
> cieco e disperato che non sapevo più distinguere il bene dal male."
>
> Cosa ve ne pare? Come già detto queste "traduzioni" non si dovrebbero
> giudicare per quanto rispettino le strutture originali delle frasi ma
> se riescono a trasmettere senza usi di note a pie' di pagina tutti i
> significati presenti nell'intenzione originaria dell'autore in modo
> comprensibile ai lettori di oggi. Conoscete altre traduzioni
> intralinguistiche

Certi libri e notiziari in inglese semplificato (o altre lingue) che
"traducono" gli originali limitando il vocabolario a quello dei learner.
Vero però che spesso sono almeno in parte compendi, non solo più
semplici ma anche sintetici.

multi...@gmail.com

unread,
Apr 8, 2016, 3:06:50 PM4/8/16
to
Il giorno venerdì 8 aprile 2016 20:50:37 UTC+2, edevils ha scritto:
> On 08/04/2016 20:21, multi...@gmail.com wrote:
> >
> > Di solito le traduzioni interlinguistiche
>
> Intendevi "intra" :)
>

Vero, lapsus mio, "traduzioni interlinguistiche" sono le normali traduzioni da una lingua all'altra, inoltre segnalo che esiste anche la "traduzione intersemiotica" che, come dice Jakobson in "Aspetti linguistici della traduzione" è l' "interpretazione di segni verbali per mezzo di un sistema di segni non verbali" per esempio le trasposizioni romanzo-film, romanzo-teatro, romanzo-fumetto e così via.

> Certi libri e notiziari in inglese semplificato (o altre lingue) che
> "traducono" gli originali limitando il vocabolario a quello dei learner.
> Vero però che spesso sono almeno in parte compendi, non solo più
> semplici ma anche sintetici.

In inglese sono molto diffuse le traduzioni intralinguistiche di Shakespeare, a volte anche trasposte dalla forma teatro a quella romanzo, ho trovato anche una tesi di laurea sulle traduzioni intralinguistiche del Macbeth:

https://morethesis.unimore.it/theses/available/etd-03262015-144855/

Ciao.

edevils

unread,
Apr 8, 2016, 3:47:14 PM4/8/16
to
Certo che la traduzione (intralinguistica o interlinguistica) di autori
dal linguaggio così potente, un Dante, uno Shakespeare, anche la
migliore, "ammazza" gran parte del loro fascino, se il traduttore non sa
ricreare la "poesia" in qualche altro modo (anche se in un romanzo o altro).
Altrimenti è un po' come spiegare una barzelletta anziché raccontarla
come si deve :)


abc

unread,
Apr 9, 2016, 1:43:20 AM4/9/16
to
Qui da noi ricordo una traduzione intralinguistica di Aldo Busi su
alcuni racconti del Decameron, e quella del Principe di Machiavelli.
Altri esempi?

multi...@gmail.com

unread,
Apr 9, 2016, 6:52:58 AM4/9/16
to
Il principe di Machiavelli è stato tradotto in italiano moderno da Piero Melograni, poi ci sarebbe una traduzione mista a commento e testi originali di Calvino de "L'Orlando furioso", e una della "Gerusalemme liberata" di Tasso scritta da Alfredo Giuliani. Non so di altri...

Ciao.

Klaram

unread,
Apr 9, 2016, 7:24:37 AM4/9/16
to
edevils ha detto questo venerdì :


> Certo che la traduzione (intralinguistica o interlinguistica) di autori dal
> linguaggio così potente, un Dante, uno Shakespeare, anche la migliore,
> "ammazza" gran parte del loro fascino, se il traduttore non sa ricreare la
> "poesia" in qualche altro modo (anche se in un romanzo o altro).
> Altrimenti è un po' come spiegare una barzelletta anziché raccontarla come si
> deve :)

Ho letto i due orrori, che sono stati postati, di Dante. Non sono
affatto "traduzioni", mi sembrano più simili alla parafrasi, ma
sinceramente non saprei come chiamarli.

In un convegno tenuto da Serianni sul linguaggio dantesco, qualcuno
gli aveva chesto che cosa pensasse delle proposte di "tradurre" la
Divina Commedia in lingua più moderna per avvicinarla ai giovani.
Era sdegnato e ha detto che si farebbe un cattivo servizio a Dante e
anche ai giovani.

k

multi...@gmail.com

unread,
Apr 9, 2016, 7:55:53 AM4/9/16
to
Il giorno sabato 9 aprile 2016 13:24:37 UTC+2, Klaram ha scritto:
> edevils ha detto questo venerdì :
>
>
> > Certo che la traduzione (intralinguistica o interlinguistica) di autori dal
> > linguaggio così potente, un Dante, uno Shakespeare, anche la migliore,
> > "ammazza" gran parte del loro fascino, se il traduttore non sa ricreare la
> > "poesia" in qualche altro modo (anche se in un romanzo o altro).
> > Altrimenti è un po' come spiegare una barzelletta anziché raccontarla come si
> > deve :)
>
> Ho letto i due orrori, che sono stati postati, di Dante. Non sono
> affatto "traduzioni", mi sembrano più simili alla parafrasi, ma
> sinceramente non saprei come chiamarli.
>

A me invece quei due tentativi di traduzione intralinguistica sembrano qualcosa di molto lontano dalla parafrasi, una parafrasi è qualcosa di altamente letterale, che lascia ad eventuali note a pie' di pagina alcune espressioni che al lettore d'oggi non sono di comprensioni immediata. Un'esempio di parafrasi sarebbe la seguente:

"Giunto alla metà del percorso della vita umana, mi ritrovai dentro una foresta buia perché avevo perduto la strada della rettitudine. Ah, come è difficile raccontare come era quella foresta selvaggia, intricata e impraticabile, tanto che al solo pensarci si rinnova la paura di quei momenti. Quella foresta è così amara che la morte lo è poco di meno, tuttavia parlerò delle altre cose che ho incontrato lì per raccontare di tutto il bene che poi ho trovato. Io non so dire precisamente come entrai in quel luogo perché ero davvero tanto pieno di sonno quando ho abbandonato la via della verità."

Chiaramente questo testo più che una traduzione intralinguistica è semplicemente una parafrasi perché ha ben poco del carattere "letterario" del testo originale ma soprattutto perché non fa comprendere ai lettori d'oggi messaggi che ai lettori del tempo e del contesto di Dante erano più immediati, del tipo i 35 anni come periodo in cui la vita umana è al culmine e tutte le allegorie del peccato, legate alla selva oscura, alla diritta via, al sonno e così via... Già a quel tempo i primi lettori di Dante erano discordi su su quali peccati simboleggiano le tre fiere, figuriamoci oggi.

Insomma, la traduzione intralinguistica dovrebbe evitare il più possibile le note a pie' di pagina e avvicinare non il lettore al contesto culturale del testo ma avvicinare il testo al contesto culturale dell'autore, per questo per chi ha interessi "filologici" queste operazioni possono far storcere il naso, "tradurre" in questo caso è più "ricreare" uno stesso effetto in un contesto diverso dall'originale...

> In un convegno tenuto da Serianni sul linguaggio dantesco, qualcuno
> gli aveva chesto che cosa pensasse delle proposte di "tradurre" la
> Divina Commedia in lingua più moderna per avvicinarla ai giovani.
> Era sdegnato e ha detto che si farebbe un cattivo servizio a Dante e
> anche ai giovani.
>
> k

Io mi preoccuperei ancor prima che i giovani imparassero a comprendere testi in italiano moderno e usarlo correttamente, leggere e comprendere Dante in lingua originale dovrebbe venire solo dopo questo...

Ciao.

Vincenzo

unread,
Apr 9, 2016, 9:05:31 AM4/9/16
to
La traduzione di Demetrio Bianchi ha le pagine a saltare, come si fa a
leggerla integralmente?

ha scritto nel messaggio
news:161e1f18-0c77-4c9a...@googlegroups.com...
--- news://freenews.netfront.net/ - complaints: ne...@netfront.net ---

edevils

unread,
Apr 9, 2016, 8:48:51 PM4/9/16
to
On 09/04/2016 13:55, multi...@gmail.com wrote:
[...]
> A me invece quei due tentativi di traduzione intralinguistica
> sembrano qualcosa di molto lontano dalla parafrasi, una parafrasi è
> qualcosa di altamente letterale, che lascia ad eventuali note a pie'
> di pagina alcune espressioni che al lettore d'oggi non sono di
> comprensioni immediata.
[...]

E' vero che le parafrasi tendono a essere più letterali, ma a leggere la
definizione di "parafrasi" che trovo su Wikipedia anche
una buona parafrasi dovrebbe ridurre al minimo il ricorso alle note.

===
La parafrasi è caratterizzata in genere da intento "umile": quello di
affiancare a un testo di partenza giudicato difficile (in quanto scritto
in italiano antico o letterario) una versione in prosa corrente che ne
appiani le difficoltà lessicali e semantiche (sostituendo o illustrando
parole difficili), sintattiche (trasformando frasi complesse in frasi
lineari) o contenutistiche (spiegando nomi e dati poco noti). Il
fondamentale presupposto della parafrasi è rappresentato dalla esatta
comprensione del testo di partenza in tutti i suoi particolari e la
capacità di rendere comprensibile quel testo a un pubblico diverso da
quello per il quale è stato concepito.[1]
https://it.wikipedia.org/wiki/Parafrasi
Ma, perdona, i testi che hai riportato -che sinceramente non chiamerei
tanto "traduzioni" quanto "liberi adattamenti"- avvicinano forse di più
il lettore moderno al contesto originario, ma al tempo stesso lo
allontanano dalla lettera, cambiandola, sottraendola, aggiungendo
elementi estranei. Una "traduzione" di norma non inserisce dati di
contesto se non quelli strettamente indispensabili alla comprensione. Ma
scrivere "nell'aprile dell'anno 1300, la settimana di Pasqua" rende il
testo di Luciano Corona qualcosa di ben diverso da una traduzione dal
"medievalese" al "contemporaneo", anche volendo allargare il concetto di
traduzione alla trasposizione dei simboli oltre che del linguaggio.
Semmai, si potrebbe dire che certe note vengono incorporate nel testo!
Ciò potrebbe andare benone se l'obiettivo finale è un testo che si possa
apprezzare anche autonomamente, come certi adattamenti cinematografici
tratti da libri. Ma se l'intento fosse la comprensione dell'opera di
Dante, che non è solo contesto ma anche propriamente testo, un
adattamento troppo vago rischia di confondere lo studente, mostrandogli
forse il senso profondo ma non come si arriva a quel senso partendo dal
testo. Per esempio, il giovane lettore potrebbe domandarsi perché
"Nel mezzo del cammin di nostra vita"
venga reinterpretato come
"In quel momento della vita in cui l'uomo si pone le cruciali domande,
"chi sono, dove sono, dove vado?","
Servirà magari una nuova nota a pie' di pagina per spiegare il passaggio
dall'originale alla "traduzione intralinguistica"? :)
E perché poi, potrebbe chiedersi ancora il lettore, nella trasposizione
non v'è più traccia della familiare immagine "ché la diritta via era
smarrita"? Forse che un moderno Pollicino non l'avrebbe compresa? :D


>> In un convegno tenuto da Serianni sul linguaggio dantesco,
>> qualcuno gli aveva chesto che cosa pensasse delle proposte di
>> "tradurre" la Divina Commedia in lingua più moderna per avvicinarla
>> ai giovani. Era sdegnato e ha detto che si farebbe un cattivo
>> servizio a Dante e anche ai giovani.
>>
>> k
>
> Io mi preoccuperei ancor prima che i giovani imparassero a
> comprendere testi in italiano moderno e usarlo correttamente, leggere
> e comprendere Dante in lingua originale dovrebbe venire solo dopo
> questo...

Non mi pare che una cosa escluda l'altra.


Barone Barolo

unread,
Apr 10, 2016, 6:41:49 AM4/10/16
to
On Saturday, April 9, 2016 at 12:24:37 PM UTC+1, Klaram wrote:
> In un convegno tenuto da Serianni sul linguaggio dantesco, qualcuno
> gli aveva chesto che cosa pensasse delle proposte di "tradurre" la
> Divina Commedia in lingua più moderna per avvicinarla ai giovani.
> Era sdegnato e ha detto che si farebbe un cattivo servizio a Dante e
> anche ai giovani.


Però al di là di queste opinioni che chiamano in causa la finalità di una traduzione (e che finalità! rendere Dante accessibile ai giovani, questo mare indistinto di ritardati che devono imputare il proprio ritardo mentale soltanto a sé stessi), io mi chiedo per quale ragione una traduzione artistica della Commedia in lingua moderna (che dovrebbe mantenere la struttura di poema, comunque) sia sbagliata in sé e per sé.

Gli inglesi leggono abitualmente Chaucer in traduzione. Certo nel loro caso c'è uno scoglio grammaticale e ortografico un po' più rilevante del nostro, nel caso si voglia leggere l'originale, ma questo male necessario non significa che le traduzioni debbano essere per forza orribili.

Se non possiamo leggere Dante in traduzione, molto dipende dalla mancanza di coraggio dei traduttori e dei critici che dovrebbero giudicarne il lavoro. Immaginate, sia pure solo come ipotesi, che qualcuno scriva una traduzione di Dante di buona qualità, e che un critico abbia il coraggio di dirlo: da quel momento partirebbe il tiro al piccione, sia nei confronti del traduttore, sia nei confronti del critico.

-- bb

multi...@gmail.com

unread,
Apr 10, 2016, 7:57:54 AM4/10/16
to
Il giorno domenica 10 aprile 2016 02:48:51 UTC+2, edevils ha scritto:
> On 09/04/2016 13:55, multi...@gmail.com wrote:
>
> E' vero che le parafrasi tendono a essere più letterali, ma a leggere la
> definizione di "parafrasi" che trovo su Wikipedia anche
> una buona parafrasi dovrebbe ridurre al minimo il ricorso alle note.
>
> ===
> La parafrasi è caratterizzata in genere da intento "umile": quello di
> affiancare a un testo di partenza giudicato difficile (in quanto scritto
> in italiano antico o letterario) una versione in prosa corrente che ne
> appiani le difficoltà lessicali e semantiche (sostituendo o illustrando
> parole difficili), sintattiche (trasformando frasi complesse in frasi
> lineari) o contenutistiche (spiegando nomi e dati poco noti). Il
> fondamentale presupposto della parafrasi è rappresentato dalla esatta
> comprensione del testo di partenza in tutti i suoi particolari e la
> capacità di rendere comprensibile quel testo a un pubblico diverso da
> quello per il quale è stato concepito.[1]
> https://it.wikipedia.org/wiki/Parafrasi
>

In effetti la parafrasi cerca di evitare le note a pie' di pagina, ma di solito evita solo quelle relative a lessico, semantica o sintassi, mentre le note a pie' di pagina contenutistiche (del tipo chiarire il significato di certe allegorie, scrivere esplicitamente il nome di un personaggio che i lettori originari comprendevano chi era grazie solo a poche allusioni...) vengono di solito lasciate, in quanto modificano o aggiungono più radicalmente il testo originale.


>
> Ma, perdona, i testi che hai riportato -che sinceramente non chiamerei
> tanto "traduzioni" quanto "liberi adattamenti"- avvicinano forse di più
> il lettore moderno al contesto originario, ma al tempo stesso lo
> allontanano dalla lettera, cambiandola, sottraendola, aggiungendo
> elementi estranei. Una "traduzione" di norma non inserisce dati di
> contesto se non quelli strettamente indispensabili alla comprensione. Ma
> scrivere "nell'aprile dell'anno 1300, la settimana di Pasqua" rende il
> testo di Luciano Corona qualcosa di ben diverso da una traduzione dal
> "medievalese" al "contemporaneo", anche volendo allargare il concetto di
> traduzione alla trasposizione dei simboli oltre che del linguaggio.
> Semmai, si potrebbe dire che certe note vengono incorporate nel testo!

Infatti, come ho detto prima, una "traduzione intralinguistica" non è solo una modernizzazione di lessico, semantica e sintassi, ma, oltre a cercare di avere un'autonomia letteraria (ovvero che deve avere un valore letterario a sé stante), deve rendere chiari ai nuovi lettori concetti che ai primi lettori erano ovvi. Il caso di Dante è tra i più notevoli, in quanto il poeta viveva in un contesto medievale dove simboli e allegorie erano di comprensione scontata quanto lo sono i segnali stradali di oggi.

> Ciò potrebbe andare benone se l'obiettivo finale è un testo che si possa
> apprezzare anche autonomamente, come certi adattamenti cinematografici
> tratti da libri. Ma se l'intento fosse la comprensione dell'opera di
> Dante, che non è solo contesto ma anche propriamente testo, un
> adattamento troppo vago rischia di confondere lo studente, mostrandogli
> forse il senso profondo ma non come si arriva a quel senso partendo dal
> testo. Per esempio, il giovane lettore potrebbe domandarsi perché
> "Nel mezzo del cammin di nostra vita"
> venga reinterpretato come
> "In quel momento della vita in cui l'uomo si pone le cruciali domande,
> "chi sono, dove sono, dove vado?","
> Servirà magari una nuova nota a pie' di pagina per spiegare il passaggio
> dall'originale alla "traduzione intralinguistica"? :)
> E perché poi, potrebbe chiedersi ancora il lettore, nella trasposizione
> non v'è più traccia della familiare immagine "ché la diritta via era
> smarrita"? Forse che un moderno Pollicino non l'avrebbe compresa? :D
>

Esatto, lo scopo di queste traduzioni non è la comprensione dell'opera originaria di Dante intesa come testo, ma far comprendere a lettori di oggi, attraverso un nuovo testo autonomo, i messaggi e i modi di sentire che voleva esprimere Dante all'epoca. In pratica si tratta più che di una trasposizione, di una "ricreazione" di effetti con mezzi diversi, qualcosa di simile dunque a trasposizioni teatrali e cinematografiche. Basta dunque che si comprenda che si tratta di testi che servono a quel preciso scopo...

Ciao.

Klaram

unread,
Apr 10, 2016, 1:30:26 PM4/10/16
to
Nel suo scritto precedente, Barone Barolo ha sostenuto :
> On Saturday, April 9, 2016 at 12:24:37 PM UTC+1, Klaram wrote:
>> In un convegno tenuto da Serianni sul linguaggio dantesco, qualcuno
>> gli aveva chesto che cosa pensasse delle proposte di "tradurre" la
>> Divina Commedia in lingua più moderna per avvicinarla ai giovani.
>> Era sdegnato e ha detto che si farebbe un cattivo servizio a Dante e
>> anche ai giovani.
>
>
> Però al di là di queste opinioni che chiamano in causa la finalità di una
> traduzione (e che finalità! rendere Dante accessibile ai giovani, questo mare
> indistinto di ritardati che devono imputare il proprio ritardo mentale
> soltanto a sé stessi), io mi chiedo per quale ragione una traduzione
> artistica della Commedia in lingua moderna (che dovrebbe mantenere la
> struttura di poema, comunque) sia sbagliata in sé e per sé.
>
> Gli inglesi leggono abitualmente Chaucer in traduzione. Certo nel loro caso
> c'è uno scoglio grammaticale e ortografico un po' più rilevante del nostro,
> nel caso si voglia leggere l'originale, ma questo male necessario non
> significa che le traduzioni debbano essere per forza orribili.

Ho scritto "orribile" in quanto "traduzione", se parli di "traduzione
artistica" in italiano moderno, non dirò più orribile ma dirò inutile.
Così come ritengo esercizi assolutamente inutili le traduzioni della
Divina Commedia, o di qualsiasi altro capolavoro italiano, nei vari
dialetti, perchè non c'è nessun parlante dialetto che non conosca anche
l'italiano, e perché, per quanto la traduzione sia "artistica", non
sarà mai all'altezza dell'originale.

Tu chiami i giovani ritardati che devono imputare il proprio ritardo
mentale a se stessi, ma con questo tipo di operazioni, cioè
agevolandoli all'eccesso, togliendo loro l'obbligo di fare anche il
minimo sforzo di comprensione, non facciamo altro che favorire il loro
appiattimento e ne diventiamo complici.

L'italiano dantesco non è insormontabile, ma se ci sono comunque delle
difficoltà e le note non bastano, e le spiegazioni degli insegnanti
non bastano, si potrebbero usare queste sedicenti traduzione al massimo
come spiegazioni a fronte, senza eliminare il testo originale.
Atrimenti tanto vale che leggano Henry Potter, che forse è più
divertente.


k

multi...@gmail.com

unread,
Apr 10, 2016, 4:16:33 PM4/10/16
to
Tanto per aumentare il divertimento, ho trovato un'altra traduzione intralinguistica, peraltro scaricabile gratuitamente, curata da Alessandro Torti:

http://www.alessandrotorti.it/testi/dante_alighieri.php

Ecco, tanto per una prima impressione, come si presenta l'incipit:

"La notte del venerdì santo del 1300, giunto a metà della mia vita, mi accorsi d'aver perduto la strada della virtù e di essermi smarrito nella foresta del peccato. È per me estremamente difficile raccontare ciò che mi accadde al suo interno tanto era intricata e difficile da attraversare. Il solo ricordo della foresta del peccato rinnova in me il senso di paura: mi trovavo infatti in una situazione estremamente critica perché riguardava la mia dannazione eterna. Ma, per potervi spiegare come raggiunsi la salvezza spirituale, vi descriverò quanto m'è accaduto in séguito. Non sono in grado di narrarvi con precisione come m'addentrai nel peccato, tanto era confusa la mia mente quando abbandonai la via della fede."

Non so voi, comunque io trovo interessanti questi esperimenti linguistici, a patto di non intenderli come sostituenti la lettura del testo originale.

Ciao.

edevils

unread,
Apr 10, 2016, 4:55:24 PM4/10/16
to
On 10/04/2016 19:30, Klaram wrote:
> Nel suo scritto precedente, Barone Barolo ha sostenuto :
>> On Saturday, April 9, 2016 at 12:24:37 PM UTC+1, Klaram wrote:
>>> In un convegno tenuto da Serianni sul linguaggio dantesco, qualcuno
>>> gli aveva chesto che cosa pensasse delle proposte di "tradurre" la
>>> Divina Commedia in lingua più moderna per avvicinarla ai giovani.
>>> Era sdegnato e ha detto che si farebbe un cattivo servizio a Dante e
>>> anche ai giovani.
>>
>>
>> Però al di là di queste opinioni che chiamano in causa la finalità di
>> una traduzione (e che finalità! rendere Dante accessibile ai giovani,
>> questo mare indistinto di ritardati che devono imputare il proprio
>> ritardo mentale soltanto a sé stessi), io mi chiedo per quale ragione
>> una traduzione artistica della Commedia in lingua moderna (che
>> dovrebbe mantenere la struttura di poema, comunque) sia sbagliata in
>> sé e per sé.
>>
>> Gli inglesi leggono abitualmente Chaucer in traduzione. Certo nel loro
>> caso c'è uno scoglio grammaticale e ortografico un po' più rilevante
>> del nostro, nel caso si voglia leggere l'originale, ma questo male
>> necessario non significa che le traduzioni debbano essere per forza
>> orribili.
>
> Ho scritto "orribile" in quanto "traduzione", se parli di "traduzione
> artistica" in italiano moderno, non dirò più orribile ma dirò inutile.

Artistica o non artistica, intralinguistica o interlinguistica, per me
una "traduzione" (diversamente da una trasposizione e da un libero
adattamento) deve tendere a essere fedele all'originale. Il che non
significa affatto che debba essere letterale, anzi in una buona
traduzione è possibile sostituire non solo le strutture linguistiche
usando quelle della lingua d'arrivo, ma gli stessi significanti, se i
riferimenti originali non hanno la stessa valenza nella cultura
d'arrivo. Per fare un esempio, l'inglese "this is Chinese for me" in
italiano si rende meglio con "parli arabo", per intendere un linguaggio
incomprensibile. Correggetemi se sbaglio.
Quello che invece secondo me è inconcepibile in una traduzione è
accantonare proprio ciò che suona forte e chiaro sia nella lingua e
cultura di partenza sia in quelle d'arrivo. Incredibilmente, è proprio
l'operazione delle cosiddette "traduzioni intralinguistiche" della
Commedia proposte in questo filone, che cancellano le potenti immagini
dantesche, spesso note o comunque accessibili anche ai moderni, per
sostituirle con banali spiegazioni che saranno lette solo da studenti
costretti in punta di baionetta!

> Così come ritengo esercizi assolutamente inutili le traduzioni della
> Divina Commedia, o di qualsiasi altro capolavoro italiano, nei vari
> dialetti, perchè non c'è nessun parlante dialetto che non conosca anche
> l'italiano, e perché, per quanto la traduzione sia "artistica", non sarà
> mai all'altezza dell'originale.
>
> Tu chiami i giovani ritardati che devono imputare il proprio ritardo
> mentale a se stessi, ma con questo tipo di operazioni, cioè agevolandoli
> all'eccesso, togliendo loro l'obbligo di fare anche il minimo sforzo di
> comprensione, non facciamo altro che favorire il loro appiattimento e ne
> diventiamo complici.
>
> L'italiano dantesco non è insormontabile, ma se ci sono comunque delle
> difficoltà e le note non bastano, e le spiegazioni degli insegnanti non
> bastano, si potrebbero usare queste sedicenti traduzione al massimo come
> spiegazioni a fronte, senza eliminare il testo originale. Atrimenti
> tanto vale che leggano Henry Potter, che forse è più divertente.

Non avrei saputo dir meglio!

Barone Barolo

unread,
Apr 10, 2016, 9:07:56 PM4/10/16
to
On 10/04/2016 18:30, Klaram wrote:
> Tu chiami i giovani ritardati che devono imputare il proprio ritardo
> mentale a se stessi, ma con questo tipo di operazioni, cioè agevolandoli
> all'eccesso, togliendo loro l'obbligo di fare anche il minimo sforzo di
> comprensione, non facciamo altro che favorire il loro appiattimento e ne
> diventiamo complici.

Ah l'ironia, questa sconosciuta :-)
Ho chiamato i giovani in quel modo ben sapendo che non lo sono.

> L'italiano dantesco non è insormontabile, ma se ci sono comunque delle
> difficoltà e le note non bastano, e le spiegazioni degli insegnanti non
> bastano, si potrebbero usare queste sedicenti traduzione al massimo come
> spiegazioni a fronte, senza eliminare il testo originale. Atrimenti
> tanto vale che leggano Henry Potter, che forse è più divertente.

Può darsi però che non tutti coloro che vogliono leggersi la Divina
Commedia abbiano accesso a un insegnante, e ricordo dal liceo che non
sempre le note al testo erano sufficienti a fugare ogni dubbio.

Per concludere, io ritengo che la resa del fiorentino trecentesco in
lingua moderna sia un'operazione interessante in quanto tale, senza
bisogno di aggiungere ulteriori motivazioni. Una certa utilità,
comunque, la si può anche trovare, se proprio è necessario.

-- bb

ADPUF

unread,
Apr 18, 2016, 4:31:41 PM4/18/16
to
multi...@gmail.com 13:55, sabato 9 aprile 2016:
> Il giorno sabato 9 aprile 2016 13:24:37 UTC+2, Klaram ha
>> edevils ha detto questo venerdì :
>>
>> > Certo che la traduzione (intralinguistica o
>> > interlinguistica) di autori dal linguaggio così potente,
>> > un Dante, uno Shakespeare, anche la migliore, "ammazza"
>> > gran parte del loro fascino, se il traduttore non sa
>> > ricreare la "poesia" in qualche altro modo (anche se in un
>> > romanzo o altro). Altrimenti è un po' come spiegare una
>> > barzelletta anziché raccontarla come si deve :)
>>
>> Ho letto i due orrori, che sono stati postati, di Dante.
>> Non sono
>> affatto "traduzioni", mi sembrano più simili alla parafrasi,
>> ma sinceramente non saprei come chiamarli.


Riscritture.

Come i remake dei film.
Riscrittura ad usum delphini.


>> In un convegno tenuto da Serianni sul linguaggio dantesco,
>> qualcuno
>> gli aveva chesto che cosa pensasse delle proposte di
>> "tradurre" la Divina Commedia in lingua più moderna per
>> avvicinarla ai giovani.
>> Era sdegnato e ha detto che si farebbe un cattivo servizio
>> a Dante e anche ai giovani.
>>
>
> Io mi preoccuperei ancor prima che i giovani imparassero a
> comprendere testi in italiano moderno e usarlo correttamente,
> leggere e comprendere Dante in lingua originale dovrebbe
> venire solo dopo questo...


Boh, io di pedagogia e di calcio non so niente.


--
AIOE ³¿³

ADPUF

unread,
Apr 18, 2016, 4:32:03 PM4/18/16
to
multi...@gmail.com 20:21, venerdě 8 aprile 2016:

> Uno degli esercizi linguistici piů interessanti sono le
> "traduzioni intralinguistiche" ovvero quando si rielabora un
> testo di partenza trasformandolo in un altro testo della
> stessa lingua, testo finale pensato perň a dei lettori
> diversi da quelli legati al testo di partenza.


Mi viene in mente che ancor piů difficile č l'esercizio
inverso, scrivere all'antica un testo moderno.

Forse Eco ha provato a fare qualcosa del genere?

P.es. scrivere gli Indifferenti di Moravia nella lingua di
Boccaccio.


--
AIOE łżł

ADPUF

unread,
Apr 18, 2016, 4:33:23 PM4/18/16
to
Klaram 19:30, domenica 10 aprile 2016:

> Così come ritengo esercizi assolutamente inutili le
> traduzioni della Divina Commedia, o di qualsiasi altro
> capolavoro italiano, nei vari dialetti, perchè non c'è nessun
> parlante dialetto che non conosca anche l'italiano, e perché,
> per quanto la traduzione sia "artistica", non sarà mai
> all'altezza dell'originale.


A metàt strada dal nustri lambicà
mi soj cjatàt in ta un bosc cussì[1] scur
che?l troj just i no podevi pì cjatà.

https://www.youtube.com/watch?v=6lA8SjdOQH0

http://onlinebooks.library.upenn.edu/webbin/gutbook/lookup?num=16190


--
AIOE ³¿³
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