On 09/04/2016 13:55,
multi...@gmail.com wrote:
[...]
> A me invece quei due tentativi di traduzione intralinguistica
> sembrano qualcosa di molto lontano dalla parafrasi, una parafrasi è
> qualcosa di altamente letterale, che lascia ad eventuali note a pie'
> di pagina alcune espressioni che al lettore d'oggi non sono di
> comprensioni immediata.
[...]
E' vero che le parafrasi tendono a essere più letterali, ma a leggere la
definizione di "parafrasi" che trovo su Wikipedia anche
una buona parafrasi dovrebbe ridurre al minimo il ricorso alle note.
===
La parafrasi è caratterizzata in genere da intento "umile": quello di
affiancare a un testo di partenza giudicato difficile (in quanto scritto
in italiano antico o letterario) una versione in prosa corrente che ne
appiani le difficoltà lessicali e semantiche (sostituendo o illustrando
parole difficili), sintattiche (trasformando frasi complesse in frasi
lineari) o contenutistiche (spiegando nomi e dati poco noti). Il
fondamentale presupposto della parafrasi è rappresentato dalla esatta
comprensione del testo di partenza in tutti i suoi particolari e la
capacità di rendere comprensibile quel testo a un pubblico diverso da
quello per il quale è stato concepito.[1]
https://it.wikipedia.org/wiki/Parafrasi
Ma, perdona, i testi che hai riportato -che sinceramente non chiamerei
tanto "traduzioni" quanto "liberi adattamenti"- avvicinano forse di più
il lettore moderno al contesto originario, ma al tempo stesso lo
allontanano dalla lettera, cambiandola, sottraendola, aggiungendo
elementi estranei. Una "traduzione" di norma non inserisce dati di
contesto se non quelli strettamente indispensabili alla comprensione. Ma
scrivere "nell'aprile dell'anno 1300, la settimana di Pasqua" rende il
testo di Luciano Corona qualcosa di ben diverso da una traduzione dal
"medievalese" al "contemporaneo", anche volendo allargare il concetto di
traduzione alla trasposizione dei simboli oltre che del linguaggio.
Semmai, si potrebbe dire che certe note vengono incorporate nel testo!
Ciò potrebbe andare benone se l'obiettivo finale è un testo che si possa
apprezzare anche autonomamente, come certi adattamenti cinematografici
tratti da libri. Ma se l'intento fosse la comprensione dell'opera di
Dante, che non è solo contesto ma anche propriamente testo, un
adattamento troppo vago rischia di confondere lo studente, mostrandogli
forse il senso profondo ma non come si arriva a quel senso partendo dal
testo. Per esempio, il giovane lettore potrebbe domandarsi perché
"Nel mezzo del cammin di nostra vita"
venga reinterpretato come
"In quel momento della vita in cui l'uomo si pone le cruciali domande,
"chi sono, dove sono, dove vado?","
Servirà magari una nuova nota a pie' di pagina per spiegare il passaggio
dall'originale alla "traduzione intralinguistica"? :)
E perché poi, potrebbe chiedersi ancora il lettore, nella trasposizione
non v'è più traccia della familiare immagine "ché la diritta via era
smarrita"? Forse che un moderno Pollicino non l'avrebbe compresa? :D
>> In un convegno tenuto da Serianni sul linguaggio dantesco,
>> qualcuno gli aveva chesto che cosa pensasse delle proposte di
>> "tradurre" la Divina Commedia in lingua più moderna per avvicinarla
>> ai giovani. Era sdegnato e ha detto che si farebbe un cattivo
>> servizio a Dante e anche ai giovani.
>>
>> k
>
> Io mi preoccuperei ancor prima che i giovani imparassero a
> comprendere testi in italiano moderno e usarlo correttamente, leggere
> e comprendere Dante in lingua originale dovrebbe venire solo dopo
> questo...
Non mi pare che una cosa escluda l'altra.