On Tuesday, December 15, 2015 at 6:02:32 PM UTC+1, Davide Pioggia wrote:
> Davide Pioggia ha scritto:
>
> > Secondo me sente "una strana 'u'"
>
> Questo mi fa venire in mente la situazione che si trova in alcune zone
> dell'Umbria e delle Marche settentrionali, dove la [i] e la [u] brevi si
> sono abbassate.
>
> Sono ragionevolmente certo che questa trasformazione è stata indotta da
> (o comunque è legata a) ciò che è avvenuto nella vicina Romagna. Ora, in
> Romagna questo processo ha prodotto un effetto ben noto nel dialetto:
> DRÌTTO è diventato "drétt" ([e] breve seguita da una [t] che solitamente è
> allungata - in alcune zone di confine la [e] è molto chiusa, ma non è
> comunque una [i]) e TÙTTO è diventato "tótt" (stesso discorso). Ma
> l'italiano resta comunque ben distinto dal dialetto. Io ad esempio dico
> [tut-to] in italiano e [tot:] in dialetto, e percepisco due vocali
> nettamente distinte.
>
> Invece nell'Italia centrale nella percezione del parlante comune l'italiano
> e il dialetto sono sovrapposti, spesso confusi, per cui certe dinamiche
> hanno inciso profondamente sulla lingua che viene percepita come "italiano".
Proprio vero! Un po' per il fatto che il lessico non è profondamente
differente, un po' anche per morfologia (a parte un po' di neutro) e
sintassi non dissimili se non in casi abbastanza circoscritti si ha che,
sentita una parola italiana, questa viene facilmente importata.
Ma non sempre l'importazione è fatta fino in fondo, sia per imperizia
dell'importatore, sia perché la trasposizione fonetica comporta a volte
qualche difficoltà: il marchigiano delle mie parti crede di parlare la
lingua più facile a pronunciarsi del mondo (bella forza!):
se nell'adattamento incontra delle difficoltà non è detto che 'voglia'
scavalcarle: ne risultano a volte parole ibride, o per fonesi, o per
diversa trascrizione (né italiano, né dialetto). Di qui poi non di rado
vengono fuori le sovrapposizioni.
Caveat: più che altro queste mie sono ipotesi di un non esperto.
> Il risultato è che nelle zone suddette si sente dire normalmente [drItto,
> tUtto] (dove [I] è la vocale di "bit" e [U] è quella di "foot"). In alcune
> zone si arriva vicino a [dretto, totto], e quando i romagnoli sentono
> parlare in questo modo hanno l'impressione di sentire veramente
> "drétto, tótto".
Per quel poco che ho sentito di romagnolo, mi torna che la o sia breve in
tott e pure la e in drett (ma vedendoli scritti e non sapendo l'origine
le pronuncerei lunghe, alla mia maniera.
Altro caveat: la vostra pronuncia e la vostra sonorità mi appare inconfondibile ma faccio fatica a dire se sia romagnolo o emiliano non tanto di nordovest,
sicuramente per scarsa frequentazione.
> Da alcune ricerche che io e altri abbiamo fatto in quelle zone abbiamo
> tratto l'impressione che nelle città più grandi (o negli strati sociali più
> colti) questo modo di parlare sia percepito come troppo popolare (da
Sì, altra nota dolente. Anche questo aiuta quella 'ibridazione' (che comunque
è qualcosa di goffo).
> contadini ecc.), per cui alcuni cercano (spesso in modo poco consapevole)
> di correggersi ma, non avendo la [u] e la [i] brevi, sono costretti ad
> allungarle, per cui si sente [dri:tto, tu:tto], con vocali lunghe in sillaba
> chiusa, che a noi fanno ancora più impressione di "drétto, tótto".
Confermo e grazie di averlo fatto notare; per esempio, per me è naturale
che siano lunghe e non me ne avvedevo, forse in parte per il tipo di sillaba.
> Il fatto è che in quelle zone il fonema /i/ ha la realizzazione [i:] in
> sillaba aperta e [I] in sillaba chiusa (più precisamente in sillaba chiusa
Ah aspetta, sono ignorante, che differenza c'è tra [i:] e [I]?
A me la i di dritto sembra solo appena più corta di i in dito
(ma entrambe lunghe): per caso sono codificate 'tre' lunghezze vocaliche,
o c'è altro?
> in un certo modo, ma questa è una faccenda complicata), per cui "muto" e
> "tutto" si dicono, 'giustamente', [mu:to] e [tUtto]. Analogamente "dito" e
> "dritto" si dicono, 'giustamente', [di:to] e [drItto].
>
> Di tutto ciò è molto difficile parlare coi diretti interessati (è come
> cercare di spiegare a certi toscani che la loro "c" intervocalica è
> foneticamente una "sc" breve). Mi è capitato solo un paio di volte di
> incontrare persone che ne avevano consapevolezza (una volta ho trovato
> inconsapevolezza anche in un accademico del settore!). Come dicevo, oltre
> al solito problema di slegare la sensibilità fonetica da quella fonologica,
> nell'Italia centrale c'è la difficoltà, divenuta ormai insormontabile, di
> distinguere l'italiano dal dialetto.
In larga parte sì, anche se non sarei categorico.
Io forse so un po' di italiano ma non posso dire di conoscere a fondo il mio
dialetto, ci vorrebbe uno più vecchio.
> --
> Saluti.
> D.
Ciao
Patrizio
PS - Grazie per le spiegazioni su "Romagna" nell'altro filone.