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Namárië Valinor
> "E' rimasto lì come quello dei fichi", che è un po', se vogliamo, in linea
> con i cioccolatai di qualche giorno fa. "Rimanere lì come quello dei
fichi"
> ha più o meno il significato di "restarci con un palmo di naso", "rimanere
> istupidito". Ma... da dove viene quest'espressione? Quale ne è il percorso
> semantico? Forse che "quelli dei fichi" non erano tanto intelligenti?
Mah... a me fa pensare a quel fatterello (mille e una notte ?...)
del pascià (o chi per lui) che stava a crogiolarsi sotto un albero
di fico e l'unico sforzo che faceva era di stendere la mano ogni
tanto per prendere uno dei fichi che cadevano intorno a lui;
ma uno dei suoi cortigiani gli suggerì che poteva risparmiare
anche quell'unico movimento esclamando: "fico, càdimi in bocca"
e aspettando che il fico gli cadesse in bocca.
Da qui: rimanere come quello del fico = rimanere a bocca aperta.
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Er Roscio.
> dalle mie parti (Milano, per chi non se ne ricordasse) è d'uso l'espressione
> "E' rimasto lì come quello dei fichi", che è un po', se vogliamo, in linea
> con i cioccolatai di qualche giorno fa. "Rimanere lì come quello dei fichi"
Mah io a Milano "quello dei fichi" non lo ho mai sentito ("quelli della
mascherpa" si', come domandavo qualche giorno fa).
> Abbronzato e biondissimo, con ancora addosso la voglia di mare (eh,
già...)
A chi lo dici. :-)
> dalle mie parti (Milano, per chi non se ne ricordasse) è d'uso
l'espressione
> "E' rimasto lì come quello dei fichi", [...] "Rimanere lì come quello dei
fichi"
> ha più o meno il significato di "restarci con un palmo di naso", "rimanere
> istupidito".
Dalle mie parti (bassobergamasche) si dice "è riamasto come un fico". Il
senso è quello che dici tu. Però allora...
> Ma... da dove viene quest'espressione? Quale ne è il percorso
> semantico? Forse che "quelli dei fichi" non erano tanto intelligenti?
..allora, dicevo, forse che gli stessi fichi non sono intelligenti?
Per rimanere in tema, noi diciamo anche "scendi dal fico", o "scendi
dal ramo", per invitare una persona a... tornare coi piedi per terra.
Ciao.
Gian Carlo
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Inviato via http://usenet.libero.it
> Abbronzato e biondissimo, con ancora addosso la voglia di mare (eh,
già...)
A chi lo dici. :-)
> dalle mie parti (Milano, per chi non se ne ricordasse) è d'uso
l'espressione
> "E' rimasto lì come quello dei fichi", [...] "Rimanere lì come quello dei
fichi"
> ha più o meno il significato di "restarci con un palmo di naso", "rimanere
> istupidito".
Dalle mie parti (bassobergamasche) si dice "è riamasto come un fico". Il
senso è quello che dici tu. Però allora...
> Ma... da dove viene quest'espressione? Quale ne è il percorso
> semantico? Forse che "quelli dei fichi" non erano tanto intelligenti?
..allora, dicevo, forse che gli stessi fichi non sono intelligenti?
> Mah... a me fa pensare a quel fatterello (mille e una notte ?...)
> del pascià (o chi per lui) che stava a crogiolarsi sotto un albero
> di fico e l'unico sforzo che faceva era di stendere la mano ogni
> tanto per prendere uno dei fichi che cadevano intorno a lui;
> ma uno dei suoi cortigiani gli suggerì che poteva risparmiare
> anche quell'unico movimento esclamando: "fico, càdimi in bocca"
> e aspettando che il fico gli cadesse in bocca.
Conosco una variante un po' diversa di questa storiella, variante di cui
sono stato reso edotto quando, fanciulletto vezzosetto, frequentavo le
elementari.
Un esimio maestro dell'antica e nobilissima arte di battere la fiacca,
placidamente disteso sotto un albero di fico, mostrava ad un nuovo allievo
una delle tecniche fondamentali. Il neofita era alla sua prima lezione e,
da pochi minuti, osservava un po' perplesso il maestro allungare ogni tanto
la mano per prendere uno dei fichi maturi che gli cadevano intorno, quando
subitamente gli balenò il lampo di un'intuizione geniale. Senza proferire
verbo, il novello discepolo si mise sotto un fico grosso e ben maturo che
era lì lì per staccarsi da un ramo, e, assunta una posizione acamatica,
attese, supino e completamente immobile, che il magnifico frutto gli
cadesse in bocca.
Il maestro, cui in un primo momento era sfuggito il significato profondo di
quell'operazione, guardò allibito e incredulo con quale maravigliosa
coordinazione il fanciullo apriva la bocca e catturava il frutto; per
lunghi, interminabili minuti, rimase sgomento e attonito a rimirare il
nuovo alunno che si gustava beatamente quel superbo fico.
Alla luce di quella folgorante e inopinata rivelazione il vecchio maestro
sentì svanire all'improvviso tutte le sue certezze, acquisite faticosamente
in anni di studio assiduo e di duro tirocinio presso i migliori artisti
dell'epoca. Poi cadde nella più cupa costernazione.
Poche ore dopo venne il padre a chiedere dei progressi del figlio.
Il maestro gli disse sconsolato: «Temo di non avere nulla da insegnare al
vostro figliuolo. Egli è già consumatissimo maestro nell'arte di battere
la fiacca. Col vostro permesso, prenderei volentieri lezioni da lui».