Il 05/08/18 22:11, *GB* ha scritto:
>> Non è una convenzione ortografica, ma la stessa lingua italiana
>> parlata che prevede sei articoli maschili e solo tre femminili.
>
> Certo, una volta che i grammatici hanno interpretato e legiferato a modo
> loro, nessuna critica è più ammessa.
Ricorda che i grammatici non hanno un ruolo prescrittivo, ma descrittivo.
Il loro legiferare è simile al legiferare degli scienziati.
Se Newton legifera che la mela cade verso il basso non significa che la
mele *deve cadere* verso il basso, ma che di fatto *cade* verso il
basso. Se non sei d'accordo, devi semplicemente mostrare che le cose
stanno in maniera diversa.
Allo stesso modo i grammatici descrivono una lingua spiegandone la
grammatica. La critica è ammessa nel momento in cui quello che
descrivono non corrisponde all'uso comune attuale.
Ti risulta che qualcuno dica o abbia mai detto abitualmente /un'kosa/?
No, perché quel prefisso /un/-, che i grammatici chiamano "articolo
indeterminativo maschile singolare" (e che convenzionalmente scriviamo
come una parola staccata, ma questo è un altro discorso, che riguarda
l'ortografia) si trova, di fatto, solo di fronte a quella categoria di
parole che i grammatici chiamano "maschili singolari". Quindi mai
davanti a /kosa/.
>> pertanto è singolare maschile. Non posso usarlo per il femminile o per
>> il plurale.
>> Quindi dirò "buona Pasqua" e non "buon Pasqua",
>
> Allo stesso modo non puoi dire "un vacanza". Però puoi dire
> "un'assenza". Il comportamento fonetico di "buono" è lo stesso.
>
Non è lo stesso, perché "buono" si tronca sia davanti a vocale che
davanti a consonante, mentre "buona" solo davanti a vocale, quindi
abbiamo a che fare due fenomeni diversi, due tipi di troncamento di
diversi. A prescindere dal nome che vogliamo dargli o dal modo in cui li
si vuole indicare graficamente.
>> Tutto ciò non c'entra niente con le convenzioni ortografiche.
>
> Noi abbiamo una fonetica e una grafia. La fonetica trascritta in IPA
> appare molto più uniforme della grafia:
>
> un orso /u'norso/ ~ un'orsa /u'norsa/
>
sì, ma: un gatto /un'gatto/ ~ una gatta /una'gatta/
>> No, perché "quale" si può usare sia al maschile che al femminile, non
>> è come "uno" o "buono" che è solamente maschile.
>
> Ciò perché finisce in -e, come "vile": "vil marrano", "vil meretrice".
> Ora dimmi se non avresti dei dubbi se scrivere:
>
> "vil aguzzina" o "vil'aguzzina"
>
I dubbi sono esattamente gli stessi che avrei tra "vil aguzzino" e
"vil'aguzzino": la forma tronca esiste solo nel linguaggio poetico:
abitualmente non dici "vil marrano" né "vil meretrice". D'altra parte
anche l'elisione della desinenza -e seguita da a è abbastanza insolita:
normalmente diciamo "vile aguzzino" o "vile aguzzina". Quindi
probabilmente il contesto sarà quello di uno stile poetico e pertanto
scriverei "vil aguzzino". Quindi ovviamente anche "vil aguzzina",
essendo "vil" il troncamento di "vile" che è sia maschile che femminile.
Allo stesso modo direi "gran carrozza".
Mentre invece non direi "San Carla" perché "San" è il troncamento di Santo.