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Parole italiane di sei lettere con tutte le vocali

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multi...@gmail.com

unread,
Jul 28, 2018, 7:06:42 AM7/28/18
to
Nella rivista "L'Aguzzaingegno", del 1877-1878, scaricabile qui:

https://archive.org/details/AguzzaingegnoRaccoltaIllustrata

c'è un enigma nel numero 1 che chiede "cercate quattro parole italiane o straniere di sei lettere con tutte e cinque le vocali". Le soluzioni sono nel numero 3 e vengono citate tra le parole italiane "Aiuole, uovaie, aiutoè, uosaie".

Qualcuno di voi sa il significato delle ultime due parole?

Ciao.

Klaram

unread,
Jul 28, 2018, 9:14:43 AM7/28/18
to
Riguardo all'ultima, uosa era una specie di stivale o sopracalza o
ghetta, per cui uosaia potrebbe essere il portauose, oppure la
cofezionatrice di uose. Analogamente a uova > uovaia. Mah...

Aiutoè non saprei, ma esiste?

k

Maurizio Pistone

unread,
Jul 28, 2018, 9:17:56 AM7/28/18
to
<multi...@gmail.com> wrote:

> c'č un enigma nel numero 1 che chiede "cercate quattro parole italiane o
> straniere di sei lettere con tutte e cinque le vocali". Le soluzioni sono
> nel numero 3 e vengono citate tra le parole italiane "Aiuole, uovaie,
> aiutoč, uosaie".
>
> Qualcuno di voi sa il significato delle ultime due parole?

anche la seconda farei fatica a classificarla come "parola italiana"

--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it

Roger

unread,
Jul 28, 2018, 10:08:14 AM7/28/18
to
Ci sarebbe anche il nome proprio Gualtiero

--
Ciao,
Roger
--
Coraggio, il meglio è passato (Ennio Flaiano)

Roger

unread,
Jul 28, 2018, 10:10:14 AM7/28/18
to
multi...@gmail.com il 28/07/2018 ha scritto:
> Nella rivista "L'Aguzzaingegno", del 1877-1878, scaricabile qui:
>
> https://archive.org/details/AguzzaingegnoRaccoltaIllustrata
>
> c'è un enigma nel numero 1 che chiede "cercate quattro parole italiane o
> straniere di sei lettere con tutte e cinque le vocali". Le soluzioni sono nel
> numero 3 e vengono citate tra le parole italiane "Aiuole, uovaie, aiutoè,
> uosaie".

Sicuro che sia aiutoè, e non aiutone?

multi...@gmail.com

unread,
Jul 28, 2018, 10:19:13 AM7/28/18
to
L'enigma chiede parole di sei lettere e dunque non può essere né Gualtiero, né aiutone...

Ciao.

Roger

unread,
Jul 28, 2018, 10:20:46 AM7/28/18
to
Roger il 28/07/2018 ha scritto:
> multi...@gmail.com il 28/07/2018 ha scritto:
>> Nella rivista "L'Aguzzaingegno", del 1877-1878, scaricabile qui:
>>
>> https://archive.org/details/AguzzaingegnoRaccoltaIllustrata
>>
>> c'è un enigma nel numero 1 che chiede "cercate quattro parole italiane o
>> straniere di sei lettere con tutte e cinque le vocali". Le soluzioni sono
>> nel numero 3 e vengono citate tra le parole italiane "Aiuole, uovaie,
>> aiutoè, uosaie".
>
> Sicuro che sia aiutoè, e non aiutone?

Chiedo scusa.
Ho visto la soluzione al n. 3 e in effetti c'è proprio scritto aiutoè,
parola inesistente anche 140 anni fa.

Roger

unread,
Jul 28, 2018, 10:23:58 AM7/28/18
to
multi...@gmail.com il 28/07/2018 ha scritto:
> L'enigma chiede parole di sei lettere e dunque non può essere né Gualtiero,
> né aiutone...

È vero. Allora pare che ci sia solo aiuole, mentre nella soluzione,
oltre
alle parole che hai già citato, c'è scritto addirittura "ecc.", come se
ce ne fossero chissà quante altre...

Maurizio Pistone

unread,
Jul 28, 2018, 1:34:24 PM7/28/18
to
Mad Prof <nos...@mail.invalid> wrote:

> > https://archive.org/details/AguzzaingegnoRaccoltaIllustrata
>
> Da notare "qual'è" con l'apostrofo…

questo sarebbe il meno

Maurizio Pistone

unread,
Jul 28, 2018, 1:34:24 PM7/28/18
to
Mad Prof <nos...@mail.invalid> wrote:

> Probabilmente l'accento è un refuso. 'Aiutoe' è una variante antica di
> 'aiutò'.

anche "fue" per "fu", "ene" per "è", e tante altre forme antiche

la -e serve per rendere piana una parola tronca; la trascrizione
"aiutoè" è un errore grossolano, segno di modesta famigliarità con la
storia della lingua e della letteratura italiana

Valerio Vanni

unread,
Jul 28, 2018, 1:45:55 PM7/28/18
to
On Sat, 28 Jul 2018 17:28:40 +0100, nos...@mail.invalid (Mad Prof)
wrote:

>> Ho visto la soluzione al n. 3 e in effetti c'è proprio scritto aiutoè,
>> parola inesistente anche 140 anni fa.
>
>Probabilmente l'accento è un refuso. 'Aiutoe' è una variante antica di
>'aiutò'.
>
><https://books.google.co.uk/books?id=qIOlk9XMNxkC&pg=PA1184&dq=%22aiutoe%22&hl=en&sa=X&ved=0ahUKEwjJwsWNm8LcAhUpLsAKHXOlCsAQ6AEIKTAA#v=onepage&q=%22aiutoe%22&f=false>

E' una carattistica del toscano antico, l'aggiunta di una "e" finale
alle parole accentate sull'ultima vocale.

Sìe e Giùe li ho sentiti tante volte a Firenze.
A casa mia non arrivano, però.


-----
http://www.giottoulivi.gov.it/progetti/progettididattici/progettididattici2000_2001/siti%20e%20vie%20di%20penetrazione%20alto%20mugello/DIALETTO%20DEFINITIVO.htm

· La paragoge:

Il toscano, come del resto l’italiano, non ama particolarmente le
forma tronche o quei termini stranieri che finiscono in consonante.
Nel momento in cui ci si trova davanti a tali forme, è solito
aggiungere in fondo alla parola tronca, che termina per vocale, una
/e/, detta epitetica, che rende più facile la pronuncia. Esempi come
nòe (no), sie (si), giùe (giù), sùe (su), si trovano nel contado
ancora frequentemente. Per quelle parole, soprattutto straniere, che
invece terminano per consonante preceduta da vocale, di norma il
toscano, oltre ad aggiungere una /e/ epitetica, raddoppia anche la
consonante finale: sudde (sud), barre (bar), àlcolle (alcool), làpisse
(lapis). Le parole straniere che terminano con una consonante
preceduta da altra consonante prendono solo la /e/ epitetica: norde
(nord), sporte (sport).
-----

http://www.treccani.it/vocabolario/epitesi/

Epìte?i s. f. [dal lat. tardo epithesis, gr. ?p??es??
«sovrapposizione, aggiunta», dal tema di ?p?t???µ? «porre sopra o
accanto»]. – In linguistica, aggiunta di qualche fonema alla fine di
una parola (è detta anche paragoge); per es., in greco, il ?
efelcistico nelle forme verbali e nominali in -s?: ????s?(?),
p??es?(?); in italiano antico, -e nelle forme ossitone: fae, faroe,
ameroe, piue, tue, ecc., e talora -ne, come in sine, none, quine.


--
Ci sono 10 tipi di persone al mondo: quelle che capiscono il sistema binario
e quelle che non lo capiscono.

multi...@gmail.com

unread,
Jul 28, 2018, 1:51:41 PM7/28/18
to
Ci sono stati moltissimi scrittori che hanno usato l'apostrofo scrivendo "qual'è" o "qual'era" fino agli anni '60. Si è uniformato l'uso di adoperare l'apostrofo in pratica solo dopo il saggio di Alfonso Leone "Elisione e troncamento" pubblicato sulla rivista "Lingua Nostra" nel 1963 che ha stabilito la regola generale che si insegna a scuola da quel momento in poi.

Ciao.

Roger

unread,
Jul 28, 2018, 3:35:29 PM7/28/18
to
Valerio Vanni il 28/07/2018 ha scritto:
> On Sat, 28 Jul 2018 17:28:40 +0100, nos...@mail.invalid (Mad Prof)
> wrote:
>
>>> Ho visto la soluzione al n. 3 e in effetti c'è proprio scritto aiutoè,
>>> parola inesistente anche 140 anni fa.
>>
>> Probabilmente l'accento è un refuso. 'Aiutoe' è una variante antica di
>> 'aiutò'.
>>
>> <https://books.google.co.uk/books?id=qIOlk9XMNxkC&pg=PA1184&dq=%22aiutoe%22&hl=en&sa=X&ved=0ahUKEwjJwsWNm8LcAhUpLsAKHXOlCsAQ6AEIKTAA#v=onepage&q=%22aiutoe%22&f=false>
>
> E' una carattistica del toscano antico, l'aggiunta di una "e" finale
> alle parole accentate sull'ultima vocale.

L'usanza del toscano di modificare i sostantivi terminanti in
consonante
aggiungendo una e, e magari raddoppiando la consonante stessa, è
diffusa
ancora oggi.
"Gasse" per gas
"Barre" per bar
"Busse" per bus
"Sporte" per sport
...

Bruno Campanini

unread,
Jul 28, 2018, 11:13:40 PM7/28/18
to
After serious thinking multi...@gmail.com wrote :
Io l'ho imparato alle elementari che il pronome relativo ha le
forme qual-quale-quali, analogamente a tal-tale-tali.
Ragion per cui davanti a vocale si usa qual (tal) senza dover tanto
ragionare se per elisione o troncamento (concetti a quei tempi
mai sentiti nominare).

Frequentavo le elementari quando piovevano bombe, quando Mr. Leone
(che non ho il piacere di conoscere) non era ancora nato, ovvero
non era ancora andato a scuola ovvero era un somaro.

Bruno

Bruno

Voce dalla Germania

unread,
Jul 29, 2018, 3:36:25 AM7/29/18
to
Roger hat am 28.07.2018 um 21:35 geschrieben:
> L'usanza del toscano di modificare i sostantivi terminanti
> in consonante
> aggiungendo una e, e magari raddoppiando la consonante
> stessa, è diffusa
> ancora oggi.
> "Gasse" per gas
> "Barre" per bar
> "Busse" per bus
> "Sporte" per sport


Solo del toscano? Sarà perché sono una voce dalla Germania,
ma quando si sente uno che aggiunge una e o almeno uno /@/
(schwa) alle parole che finiscono in consonante, accettiamo
scommesse che è un italofono che si sta sforzando di dire
qualcosa in tedesco o in inglese.
Perfino gli ispanofoni riescono a non aggiungere niente alle
parole con alcune consonanti finali tipo mujeres, corazón e
hablar.

Father McKenzie

unread,
Jul 29, 2018, 3:45:58 AM7/29/18
to
Il 29/07/2018 09:36, Voce dalla Germania ha scritto:
> Perfino gli ispanofoni riescono a non aggiungere niente alle
> parole con alcune consonanti finali tipo mujeres, corazón e
> hablar.

Loro lo aggiungono prima delle s impure: magari diranno Espielen,
Eschumacher :-)

--
Et interrogabant eum turbae dicentes: “Quid ergo faciemus?”.
Respondens autem dicebat illis: “Qui habet duas tunicas,
det non habenti; et, qui habet escas, similiter faciat”.
(Ev. sec. Lucam 3,10-11)

Anacleto Colombo

unread,
Jul 29, 2018, 3:53:16 AM7/29/18
to
Il giorno domenica 29 luglio 2018 05:13:40 UTC+2, Bruno Campanini ha scritto:

> Frequentavo le elementari quando piovevano bombe, quando Mr. Leone
> (che non ho il piacere di conoscere) non era ancora nato, ovvero
> non era ancora andato a scuola ovvero era un somaro.

Vai Bruno, spaccagli il culo :-)


Roger

unread,
Jul 29, 2018, 5:28:43 AM7/29/18
to
Father McKenzie il 29/07/2018 ha scritto:
> Il 29/07/2018 09:36, Voce dalla Germania ha scritto:
>> Perfino gli ispanofoni riescono a non aggiungere niente alle
>> parole con alcune consonanti finali tipo mujeres, corazón e
>> hablar.
>
> Loro lo aggiungono prima delle s impure: magari diranno Espielen, Eschumacher
> :-)

È vero:

Escalar (scalare)
Escapar (scappare)
Escena (scena)
Estudiar (studiare)
Espia (spia)
Especial (speciale)
Esquiar (sciare)
Estúpido (stupido)
...

Però non credo lo facciano con parole straniere.

Mad Prof

unread,
Jul 29, 2018, 5:33:11 AM7/29/18
to
Roger <rugfa...@tin.it> wrote:
> Father McKenzie il 29/07/2018 ha scritto:
>> Il 29/07/2018 09:36, Voce dalla Germania ha scritto:
>>> Perfino gli ispanofoni riescono a non aggiungere niente alle
>>> parole con alcune consonanti finali tipo mujeres, corazón e
>>> hablar.
>>
>> Loro lo aggiungono prima delle s impure: magari diranno Espielen, Eschumacher
>> :-)
>
> È vero:
>
> Escalar (scalare)
> Escapar (scappare)
> Escena (scena)
> Estudiar (studiare)
> Espia (spia)
> Especial (speciale)
> Esquiar (sciare)
> Estúpido (stupido)
> ...
>
> Però non credo lo facciano con parole straniere.

Credi, credi…

--
Sanity is not statistical

Roger

unread,
Jul 29, 2018, 5:35:59 AM7/29/18
to
Mad Prof il 29/07/2018 ha scritto:
> Roger <rugfa...@tin.it> wrote:

> [...]

>> Però non credo lo facciano con parole straniere.
>
> Credi, credi…

Ni sforzerò... ;-)

valeri...@gmail.com

unread,
Jul 29, 2018, 7:42:59 AM7/29/18
to
Il giorno domenica 29 luglio 2018 09:36:25 UTC+2, Voce dalla Germania ha scritto:
> Roger hat am 28.07.2018 um 21:35 geschrieben:
> > L'usanza del toscano di modificare i sostantivi terminanti
> > in consonante
> > aggiungendo una e, e magari raddoppiando la consonante
> > stessa, è diffusa
> > ancora oggi.
> > "Gasse" per gas
> > "Barre" per bar
> > "Busse" per bus
> > "Sporte" per sport

> Solo del toscano? Sarà perché sono una voce dalla Germania,
> ma quando si sente uno che aggiunge una e o almeno uno /@/
> (schwa) alle parole che finiscono in consonante, accettiamo
> scommesse che è un italofono che si sta sforzando di dire
> qualcosa in tedesco o in inglese.

E' panitaliana una /@/ appena accennata, ma c'è un'altra differenza.

Nel toscano (antico, perché il moderno sta perdendo questa tendenza) il meccanismo agisce a livello lessicale.
Cioè, si forma una parola "gasse" "sporte" che viene pronunciata così sempre.

Invece il piccolo /@/ italiano è più confinato alla fine di enunciato, è più una caratteristica fonetica implicita. Insomma, il "normale rilascio pre pausale di una consonante".

"Non ho pagato la bolletta del gas" -> /@/ (non ho simboli per farlo piccolo ;-) )
"Il gas metano è aumentato del 10%" -> sequenza /sm/

In toscano antico sarebbe "i 'ggasse è aumentato" (esiste proprio la parola "gasse").

*GB*

unread,
Jul 29, 2018, 8:37:29 AM7/29/18
to
Il 29/07/2018 09:36, Voce dalla Germania ha scritto:

> Solo del toscano? Sarà perché sono una voce dalla Germania,
> ma quando si sente uno che aggiunge una e o almeno uno /@/
> (schwa) alle parole che finiscono in consonante, accettiamo
> scommesse che è un italofono che si sta sforzando di dire
> qualcosa in tedesco o in inglese.
> Perfino gli ispanofoni riescono a non aggiungere niente alle
> parole con alcune consonanti finali tipo mujeres, corazón e
> hablar.

Guarda che anche un italiano non ha alcuna difficoltà a pronunciare
correttamente parole terminanti per -l, -m, -n, -r (sonanti).

Gli è più difficile pronunciare plosive finali perché non gli è proprio
e non gli è stato insegnato che devono appoggiarle allo schwa sordo,
vale a dire a una piccola aspirazione finale ("Gott" si legge "goth").

Bye,

*GB*

posi

unread,
Jul 29, 2018, 11:03:07 AM7/29/18
to
Il 28/07/18 19:51, multi...@gmail.com ha scritto:
Da fine '800 fino agli anni '60 la *maggioranza* degli scrittori
scriveva "qual'è" e "qual'era".

*GB*

unread,
Jul 29, 2018, 11:52:07 AM7/29/18
to
Il 29/07/2018 17:03, posi ha scritto:

> Da fine '800 fino agli anni '60 la *maggioranza* degli scrittori
> scriveva "qual'è" e "qual'era".

Forse perché, in assenza di una regola cogente, si procedeva per analogia:

il cane ~ l'orso

quel cane ~ quell'orso

bel cane ~ bell'orso

qual cane ~ qual'orso

tal cane ~ tal'orso

Bye,

*GB*

Bruno Campanini

unread,
Jul 29, 2018, 12:16:57 PM7/29/18
to
posi used his keyboard to write :

> Da fine '800 fino agli anni '60 la *maggioranza* degli scrittori scriveva
> "qual'è" e "qual'era".

Prova a citarne cinque... di quelli "buoni".

Bruno

*GB*

unread,
Jul 29, 2018, 2:59:51 PM7/29/18
to
Il 29/07/2018 18:16, Bruno Campanini ha scritto:

>> Da fine '800 fino agli anni '60 la *maggioranza* degli scrittori
>> scriveva "qual'è" e "qual'era".
>
> Prova a citarne cinque... di quelli "buoni".

In attesa che lui li citi, hai mai riflettuto che le norme ortografiche
attuali non corrispondono all'evoluzione fonetica dell'italiano?

illo sciacallo -> lo sciacallo (aferesi)
illo cane -> il cane (troncamento)
illo orso -> l'orso (aferesi ed elisione)

quello sciacallo -> quello sciacallo (nessun mutamento)
quello cane -> quel cane (troncamento)
quello orso -> quell'orso (elisione)

bello sciacallo -> bello sciacallo (nessun mutamento)
bello cane -> bel cane (troncamento)
bello orso -> bell'orso (elisione)

quale sciacallo -> quale sciacallo (nessun mutamento)
quale cane -> qual cane (troncamento)
quale orso -> *qual'orso (elisione)

tale sciacallo -> tale sciacallo (nessun mutamento)
tale cane -> tal cane (troncamento)
tale orso -> *tal'orso (elisione)

uno sciacallo -> uno sciacallo (nessun mutamento)
uno cane -> un cane (troncamento)
uno orso -> *un'orso (elisione)

nessuno sciacallo -> nessuno sciacallo (nessun mutamento)
nessuno cane -> nessun cane (troncamento)
nessuno orso -> *nessun'orso (elisione)

Bye,

*GB*

Father McKenzie

unread,
Jul 29, 2018, 3:34:13 PM7/29/18
to
Il 29/07/2018 16:56, Stefan Ram ha scritto:
> Ho cercato queste parole italiane di sei lettere con tutte
> le vocali nei testi in italiano

E' semplice: dato che bisogna usare cinque vocali, resta solo una
consonante, che può essere scelta tra 14 possibilità (oviamente non
conto la q e la h). Considerato che la consonante può cadere in una
delle tra 4 posizioni (non conosco parole di sei lettere di cui cinque
vocali iniziali più la consonante),non resta che provare le varie
combinaziohni. Credetemi, non ci vuole molto: immaginate una consonante
a inizio parola e cinque vocali, poi fate scorrere la consonante verso
l'ultima posizione, se non trovate niente passate oltre. Ovviamente
saranno per lo più senza alcun senso.

Valerio Vanni

unread,
Jul 29, 2018, 5:42:47 PM7/29/18
to
On Sun, 29 Jul 2018 21:34:12 +0200, Father McKenzie
<reb...@xxxxx.com> wrote:

>Il 29/07/2018 16:56, Stefan Ram ha scritto:
>> Ho cercato queste parole italiane di sei lettere con tutte
>> le vocali nei testi in italiano
>
>E' semplice: dato che bisogna usare cinque vocali, resta solo una
>consonante

Perché ci vuoi mettere per forza una consonante? Non che me ne vengano
in mente di parole così, però perché escludi alla base una sequenza
solo di vocali?

Per esempio, nella parola "cuoiaie" c'è una lunga sequenza di vocali
(di vocali scritte, s'intende... foneticamente le mezze sono
approssimanti).

Father McKenzie

unread,
Jul 29, 2018, 7:12:19 PM7/29/18
to
Il 29/07/2018 23:42, Valerio Vanni ha scritto:
> Perché ci vuoi mettere per forza una consonante? Non che me ne vengano
> in mente di parole così, però perché escludi alla base una sequenza
> solo di vocali?

NOn mi sembra ci siano parole, in italiano corrente, con sei vocali in
fila. Forse l'hawai'iano ne avrà alcune.
Comunque, ho inteso la richiesta come "cinque vocali, ciascuna presente
UNA sola volta" e quindi, per arrivare a sei...

Valerio Vanni

unread,
Jul 29, 2018, 8:25:33 PM7/29/18
to
On Mon, 30 Jul 2018 01:12:19 +0200, Father McKenzie
<reb...@xxxxx.com> wrote:

>> Perché ci vuoi mettere per forza una consonante? Non che me ne vengano
>> in mente di parole così, però perché escludi alla base una sequenza
>> solo di vocali?
>
>NOn mi sembra ci siano parole, in italiano corrente, con sei vocali in
>fila. Forse l'hawai'iano ne avrà alcune.

Come? Con sei vocali in fila te ne ho detta appena una! (limitatamente
all'aspetto grafico).
Il problema è che non rientra nel giochino, perché ha sette lettere.

>Comunque, ho inteso la richiesta come "cinque vocali, ciascuna presente
>UNA sola volta" e quindi, per arrivare a sei...

Questo dettaglio della "sola volta" non c'era.
Già era difficile così, se ci metti altri paletti...

Bruno Campanini

unread,
Jul 29, 2018, 8:49:49 PM7/29/18
to
*GB* presented the following explanation :
I processi fonetici hanno una velocità di cambiamento
non paragonabile a quella delle mutazioni ortografiche.
La globalizzazione in ciò fa la sua parte, ma soprattutto
è il rapporto di quantità fra comunicazioni orali e scritte
che la fa da leone.

C'è poi da considerare la tipologia dei cambiamenti... evolutivi,
involutivi?
A volte, e forse troppo spesso, li definisco speditamente
del secondo tipo.

Bruno

Ammammata

unread,
Jul 30, 2018, 2:20:34 AM7/30/18
to
Il giorno Sat 28 Jul 2018 04:08:12p, *Roger* ha inviato su
it.cultura.linguistica.italiano il messaggio
news:pjhtcb$1fcq$1...@gioia.aioe.org. Vediamo cosa ha scritto:

> Ci sarebbe anche il nome proprio Gualtiero
>

non sono sei lettere totali ma 8
Aurelio è pure lui panvocalico ma non di sei lettere

--
/-\ /\/\ /\/\ /-\ /\/\ /\/\ /-\ T /-\
-=- -=- -=- -=- -=- -=- -=- -=- - -=-
>>>>> http://www.bb2002.it :) <<<<<
........... [ al lavoro ] ...........

Ammammata

unread,
Jul 30, 2018, 2:24:44 AM7/30/18
to
Il giorno Sun 29 Jul 2018 09:34:12p, *Father McKenzie* ha inviato su
it.cultura.linguistica.italiano il messaggio
news:pjl4rh$hc1$1...@gioia.aioe.org. Vediamo cosa ha scritto:

> dato che bisogna usare cinque vocali, resta solo una
> consonante, che può essere scelta tra 14 possibilità (oviamente non
> conto la q e la h)

passi la h, ma perché non la q?

aequio è pronunciabile ;)

Klaram

unread,
Jul 30, 2018, 8:39:51 AM7/30/18
to
Valerio Vanni ha scritto:
> On Mon, 30 Jul 2018 01:12:19 +0200, Father McKenzie
> <reb...@xxxxx.com> wrote:

>> Comunque, ho inteso la richiesta come "cinque vocali, ciascuna presente
>> UNA sola volta" e quindi, per arrivare a sei...
>
> Questo dettaglio della "sola volta" non c'era.
> Già era difficile così, se ci metti altri paletti...

Me ne è venuta in mente una che rientra nelle sei lettere: ureaio =
contenitore, raccoglitore di urea (?).

Comunque sia, pare che in italiano non esistano parole con le cinque
vocali in ordine alfabetico, come in inglese facetious, bacterious ecc.

k

Father McKenzie

unread,
Jul 30, 2018, 10:55:36 AM7/30/18
to
Il 30/07/2018 01:45, Valerio Vanni ha scritto:
> Questo dettaglio della "sola volta" non c'era.
> Già era difficile così, se ci metti altri paletti...

Hai visto da te che è una condizione implicita. Se ripeti una vocale
arrivi a sei lettere (le vocali sono cinque). A questo punto la parola è
fatta di sole vocali, ce ne sarà una?

Father McKenzie

unread,
Jul 30, 2018, 10:58:22 AM7/30/18
to
Il 30/07/2018 14:39, Klaram ha scritto:
> Me ne è venuta in mente una che rientra nelle sei lettere: ureaio

euraio, insegnante privato europeo :-)

Father McKenzie

unread,
Jul 30, 2018, 10:59:49 AM7/30/18
to
Il 30/07/2018 15:26, Stefan Ram ha scritto:
> (Tuttavia, il font corsivo potrebbe indicare che questa
> («capo di dio») è sentita come una parola straniera.)

in francese Dio si dice Dieu non Diou

Father McKenzie

unread,
Jul 30, 2018, 11:01:17 AM7/30/18
to
Il 30/07/2018 08:24, Ammammata ha scritto:
> aequio è pronunciabile;)

pure equaio e aqueio, ma che cosa sono?

Ammammata

unread,
Jul 30, 2018, 11:12:16 AM7/30/18
to
Il giorno Mon 30 Jul 2018 05:01:18p, *Father McKenzie* ha inviato su
it.cultura.linguistica.italiano il messaggio
news:pjn97r$1pge$4...@gioia.aioe.org. Vediamo cosa ha scritto:

> Il 30/07/2018 08:24, Ammammata ha scritto:
>> aequio è pronunciabile;)
>
> pure equaio e aqueio, ma che cosa sono?
>

concordo, non hanno significato (oggi), ma la mia osservazione era sul
fatto di escludere a priori la q dalla lista delle consonanti da provare

multi...@gmail.com

unread,
Jul 30, 2018, 11:20:56 AM7/30/18
to
Almeno secondo Dante, esisteva in latino una parola di cinque lettere con tutte e cinque le vocali:

https://it.wikisource.org/wiki/Convivio/Trattato_quarto

"Questo vocabulo, cioè ’autore’, sanza quella terza lettera C, può discendere da due principii: l’uno si è d’uno verbo molto lasciato da l’uso in gramatica, che significa tanto quanto ’legare parole’, cioè ’auieo’. E chi ben guarda lui, ne la sua prima voce apertamente vedrà che elli stesso lo dimostra, che solo di legame di parole è fatto, cioè di sole cinque vocali, che sono anima e legame d’ogni parole, e composto d’esse per modo volubile, a figurare imagine di legame. 4. Chè, cominciando da l’A, ne l’U quindi si rivolve, e viene diritto per I ne l’E, quindi si rivolve e torna ne l’O; sì che veramente imagina questa figura: A, E, I, O, U, la quale è figura di legame. E in quanto ’autore’ viene e discende da questo verbo, si prende solo per li poeti, che con l’arte musaica le loro parole hanno legate: e di questa significazione al presente non s’intende."

Ciao.

Valerio Vanni

unread,
Jul 30, 2018, 4:12:47 PM7/30/18
to
On Mon, 30 Jul 2018 16:55:36 +0200, Father McKenzie
<reb...@xxxxx.com> wrote:

>Il 30/07/2018 01:45, Valerio Vanni ha scritto:
>> Questo dettaglio della "sola volta" non c'era.
>> Già era difficile così, se ci metti altri paletti...
>
>Hai visto da te che è una condizione implicita.

No, è un ulteriore requisito che hai inserito.

>Se ripeti una vocale
>arrivi a sei lettere (le vocali sono cinque). A questo punto la parola è
>fatta di sole vocali, ce ne sarà una?

Non so, probabilmente no. Però, se ci fosse, l'avresti scartata per la
ripetizione dei una vocale.

Roberto Deboni DMIsr

unread,
Jul 30, 2018, 5:54:48 PM7/30/18
to
Come mai ne vuole cinque ?

In ogni caso, ricordi d'infanzia mi dicono Carlo Collodi,
ma anche Giacomo Leopardi ("tal qual'è") e Luigi
Pirandello. Ci sarebbe anche Landolfi (Tommaso ?).
Cercando sulla rete poi trovo un Federigo Tozzi.
Sono cinque ?

Ma dipende da cosa intende per "buoni".

Queste sarebbero le "cose" che rendono una lingua
viva. Chi vuole "punire" questi in realta' ottiene
il risultato di uccidere la lingua.

Se non mi sono spiegato: invito alla tolleranza,
ad accettare una specie di licenza poetica anche da
parte di comuni (o meno comuni) mortali.

Infatti, per quale ragione, scrittori famosi si sono
"sentiti" di scrivere un "qual'è" ?

Invece un bacchettare continuo da parte di aguzzini
questori della perfezione linguistica va in sostanza
verso l'imposizione di un conformismo linguistico
che uccide la vena artistica che c'e' in ognuno, anche
nel piu' umile manovale campagnolo (una volta il "cafone",
senza accezione dispreggiativa).

Pensateci.


PS: piuttosto che di un qual'e' in piu', punterei le poderose
batterie della purezza linguistica contro il profilerare
orrendo dei "best practice", "hairstylist", "performanti",
"killeraggio", "exit strategy", "feedback", "trendy",
"weekend", "abstract", "bipartisan", "party",
"benchmark", etc. spesso senza alcuna attinenza al significato
per un inglese.

Per esempio, l'ultima novita e' l' "hotspot".
Leggo che sarebbe il centro di identificazione per migranti ?

Ma scusate, l'hotspot non era quella funzione delle
reti 3G e 4G per cui un cellulare fa da ponte tra
un PC ed internet ?

Bruno Campanini

unread,
Jul 30, 2018, 7:44:56 PM7/30/18
to
on 30-07-18, Roberto Deboni DMIsr supposed :
> On 29/07/18 18:16, Bruno Campanini wrote:
>> posi used his keyboard to write :
>>
>>> Da fine '800 fino agli anni '60 la *maggioranza* degli scrittori
>>> scriveva "qual'è" e "qual'era".
>>
>> Prova a citarne cinque... di quelli "buoni".
>
> Come mai ne vuole cinque ?
>
> In ogni caso, ricordi d'infanzia mi dicono Carlo Collodi,
> ma anche Giacomo Leopardi ("tal qual'è") e Luigi
> Pirandello. Ci sarebbe anche Landolfi (Tommaso ?).
> Cercando sulla rete poi trovo un Federigo Tozzi.
> Sono cinque ?
>
> Ma dipende da cosa intende per "buoni".
Quelli che hai citato, a parte il Tozzi che non conosco,
a mio giudizio sono "buoni".
>
> Queste sarebbero le "cose" che rendono una lingua
> viva. Chi vuole "punire" questi in realta' ottiene
> il risultato di uccidere la lingua.
>
> Se non mi sono spiegato: invito alla tolleranza,
> ad accettare una specie di licenza poetica anche da
> parte di comuni (o meno comuni) mortali.
Qui non sono tanto d'accordo.
Se "il" zappatore lo scrivo io non è licenza... è indecenza.

> Infatti, per quale ragione, scrittori famosi si sono
> "sentiti" di scrivere un "qual'è" ?
Forse era l'andazzo del momento... ora non più.

> Invece un bacchettare continuo da parte di aguzzini
> questori della perfezione linguistica va in sostanza
> verso l'imposizione di un conformismo linguistico
> che uccide la vena artistica che c'e' in ognuno, anche
> nel piu' umile manovale campagnolo (una volta il "cafone",
> senza accezione dispreggiativa).
>
> Pensateci.
>
>
> PS: piuttosto che di un qual'e' in piu', punterei le poderose
> batterie della purezza linguistica contro il profilerare
> orrendo dei "best practice", "hairstylist", "performanti",
> "killeraggio", "exit strategy", "feedback", "trendy",
> "weekend", "abstract", "bipartisan", "party",
> "benchmark", etc. spesso senza alcuna attinenza al significato
> per un inglese.
>
> Per esempio, l'ultima novita e' l' "hotspot".
> Leggo che sarebbe il centro di identificazione per migranti ?
>
> Ma scusate, l'hotspot non era quella funzione delle
> reti 3G e 4G per cui un cellulare fa da ponte tra
> un PC ed internet ?
Qui sono perfettamente d'accordo!
Tant'è che più che puntar batterie sgancerei mega-bomboni da
una tonnellata!

Bruno

Klaram

unread,
Jul 31, 2018, 10:21:52 AM7/31/18
to
> Il 30/07/2018 14:39, Klaram ha scritto:
>> Me ne è venuta in mente una che rientra nelle sei lettere: ureaio
>
> euraio, insegnante privato europeo :-)

Allora euaio = insegnante che insegna bene, è la parola con cinque
vocali. :))

k

posi

unread,
Aug 3, 2018, 10:36:27 PM8/3/18
to
Il 29/07/18 18:16, Bruno Campanini ha scritto:
Te li ha già citati Roberto, ma ora mi piacerebbe conoscere il motivo di
questa tua sfida.

Le regole sull'apostrofo sono poche, semplici, chiare, e ben conosciute
da tutti. Non sono certo conoscenze esoteriche rivelate a pochi "buoni".

L'elisione vuole l'apostrofo e si può avere solo di fronte a vocale.
Il troncamento non vuole l'apostrofo e si può avere anche di fronte
consonante.

Così come nessuno dice "buono compleanno", a nessuno viene in mente di
scrivere "buon'anno": al di là del fatto che sia giusto o sbagliato, è
una questione di coerenza, di logica.

Tuttavia, un troncamento che compare solo di fronte a vocale, pur non
essendo un errore (essendo facoltativo, lo metti dove vuoi), è
quantomeno strano e puzza un po' di elisione.

Ora, considerato il declino che ha avuto la forma tronca "qual" nel
corso del tempo, ciò che dovrebbe meravigliare non è il fatto che
Pirandello scrivesse "qual'è" senza che questo gli abbia impedito di
prendere il Nobel per la letteratura, ma piuttosto il fatto che ai
nostri giorni la percentuale di quelli che mettono l'apostrofo sia più
alta di quanto non lo sia mai stata in tutta la storia della lingua
italiana, e che tuttavia questo moderno amore verso il troncamento
chissà come mai, si manifesta solo di fronte a vocale.

*GB*

unread,
Aug 4, 2018, 2:15:55 AM8/4/18
to
Il 04/08/2018 04:36, posi ha scritto:

> L'elisione vuole l'apostrofo e si può avere solo di fronte a vocale.
> Il troncamento non vuole l'apostrofo e si può avere anche di fronte
> consonante.
>
> Così come nessuno dice "buono compleanno", a nessuno viene in mente di
> scrivere "buon'anno": al di là del fatto che sia giusto o sbagliato, è
> una questione di coerenza, di logica.
>
> Tuttavia, un troncamento che compare solo di fronte a vocale, pur non
> essendo un errore (essendo facoltativo, lo metti dove vuoi), è
> quantomeno strano e puzza un po' di elisione.

Non è una questione di coerenza, è proprio che in "buon anno" abbiamo
un'elisione scritta senza apostrofo. E' elisione perché la -o di "buono"
cade davanti a vocale. La si scrive senza apostrofo per mantenere la
grafia del troncamento come in "buon compleanno" perché tale grafia
individua immediatamente la forma maschile; si è scelto cioè di scrivere
"buon" al maschile, e "buon'" al femminile, come si fa con l'articolo
indeterminativo. Però con questa stessa scelta indotta dal genere si
dovrebbe scrivere "qual è il nesso" (m.) e "qual'è la relazione" (f.),
come facevo io prima di venir ripreso su Usenet.

Bye,

*GB*

*GB*

unread,
Aug 4, 2018, 2:43:26 AM8/4/18
to
Il 04/08/2018 08:15, *GB* ha scritto:

> Però con questa stessa scelta indotta dal genere si
> dovrebbe scrivere "qual è il nesso" (m.) e "qual'è la relazione" (f.),
> come facevo io prima di venir ripreso su Usenet.

Ovviamente allora non mi rendevo pienamente conto del motivo: sentivo di
dover fare così e basta. Oggi mi è chiaro che stavo estendendo questa
regola dell'apostrofo influenzato dal genere (buon orso, buon'orsa,
pover orso, pover'orsa, qual orso, qual'orsa come in un orso, un'orsa)
quando lo si può fare apparire come un troncamento (altrimenti sempre
apostrofo: quell'orso, quell'orsa come in quest'orso, quest'orsa).

Bye,

*GB*

*GB*

unread,
Aug 4, 2018, 3:06:20 AM8/4/18
to
Il 04/08/2018 08:43, *GB* ha scritto:

> quando lo si può fare apparire come un troncamento

Diciamo pure che il troncamento è un caso speciale di elisione, in cui
la parola elisa termina in maniera accettabile in italiano antico (tipo
"cor" per "cuore", ovvero in -l, -m, -n, -r non raddoppiate) e quindi
rifugge l'apostrofo.

Ma sono troncamenti anche le cadute di intere sillabe, in cui l'uso
dell'accento prevale e quello dell'apostrofo è sporadico:

civitate -> cittade -> città

uno poco -> un po'

Bye,

*GB*

posi

unread,
Aug 4, 2018, 9:15:26 AM8/4/18
to
Il 04/08/18 04:36, posi ha scritto:

> prendere il Nobel per la letteratura, ma piuttosto il fatto che ai
> nostri giorni la percentuale di quelli che mettono l'apostrofo sia più
> alta di quanto non lo sia mai stata in tutta la storia della lingua
> italiana, e che tuttavia questo moderno amore verso il troncamento
> chissà come mai, si manifesta solo di fronte a vocale.

Mi sono perso un "non":

la percentuale di quelli che *non* mettono l'apostrofo sia più alta di
quanto non lo sia mai stata in tutta la storia della lingua italiana.

posi

unread,
Aug 4, 2018, 10:06:26 AM8/4/18
to
Il 04/08/18 08:15, *GB* ha scritto:
Se scrivo "un orso" è perché uso l'articolo maschile "un", non perché
sia caduta una qualche -o. Non è una convenzione ortografica, ma la
stessa lingua italiana parlata che prevede sei articoli maschili e solo
tre femminili.

Allo stesso modo, "buon" è il troncamento di "buono", pertanto è
singolare maschile. Non posso usarlo per il femminile o per il plurale.
Quindi dirò "buona Pasqua" e non "buon Pasqua", "buone vacanze" e non
"buon vacanze", "buoni motivi" e non "buon motivi". Per il maschile
invece è lecito usare la forma tronca, e normalmente lo si fa quando
l'aggettivo precede il nome, quindi dirò "buon viaggio" o "viaggio
buono". Tutto ciò non c'entra niente con le convenzioni ortografiche.

Ora, se di fronte alla parola "anno" dici "buon" è perché volevi dire
"buono" ma la -o è caduta a causa dell'elisione oppure perché stai
usando la solita forma tronca "buon" singolare maschile che usi
abitualmente anche quando dici "buon viaggio"? Se ci ragioni un po', ti
accorgi che molto probabilmente la motivazione è la seconda, a meno che
tu non sia solito dire "buono viaggio".

Diverso è il caso di "povero". La forma tronca "pover" in teoria esiste
ma è certamente rarissima e limitata ad un uso poetico (per esempio
Dante scrive "pover cielo"). Se abitualmente dici "povero cane, povero
gatto", ma poi di fronte a "uomo " diventa "pover uomo" è evidentemente
a causa della vocale, e non certo per un'improvvisa ispirazione poetica
che ti ha suggerito il troncamento. Quindi in questo caso si tratta di
un'elisione e mi sembra più corretto usare l'apostrofo: pover'uomo.

> indeterminativo. Però con questa stessa scelta indotta dal genere si
> dovrebbe scrivere "qual è il nesso" (m.) e "qual'è la relazione" (f.),
> come facevo io prima di venir ripreso su Usenet.
>

No, perché "quale" si può usare sia al maschile che al femminile, non è
come "uno" o "buono" che è solamente maschile.

posi

unread,
Aug 4, 2018, 10:12:57 AM8/4/18
to
Il 04/08/18 09:06, *GB* ha scritto:
> Il 04/08/2018 08:43, *GB* ha scritto:
>
>> quando lo si può fare apparire come un troncamento
>
> Diciamo pure che il troncamento è un caso speciale di elisione, in cui
> la parola elisa termina in maniera accettabile in italiano antico (tipo
> "cor" per "cuore", ovvero in -l, -m, -n, -r non raddoppiate) e quindi
> rifugge l'apostrofo.
>

E' il contrario: l'elisione è un caso speciale di troncamento che
avviene per motivi puramente eufonici.

Il troncamento, in generale può essere segnato dall'apostrofo,
dall'accento, e può non essere segnato. Nel caso specifico
dell'elisione, cioè quando è dovuto alla presenza successiva di una
vocale, vuole l'apostrofo.

Roger

unread,
Aug 4, 2018, 11:23:58 AM8/4/18
to
posi il 04/08/2018 ha scritto:
> Il 04/08/18 09:06, *GB* ha scritto:
>> Il 04/08/2018 08:43, *GB* ha scritto:
>>
>>> quando lo si può fare apparire come un troncamento
>>
>> Diciamo pure che il troncamento è un caso speciale di elisione, in cui la
>> parola elisa termina in maniera accettabile in italiano antico (tipo "cor"
>> per "cuore", ovvero in -l, -m, -n, -r non raddoppiate) e quindi rifugge
>> l'apostrofo.
>>
>
> E' il contrario: l'elisione è un caso speciale di troncamento che avviene per
> motivi puramente eufonici.
>
> Il troncamento, in generale può essere segnato dall'apostrofo, dall'accento,
> e può non essere segnato.

Troncamento segnato dall'accento?
Puoi fare un esempio?

--
Ciao,
Roger
--
Coraggio, il meglio è passato (Ennio Flaiano)

Father McKenzie

unread,
Aug 4, 2018, 11:45:30 AM8/4/18
to
Il 04/08/2018 17:23, Roger ha scritto:

> Troncamento segnato dall'accento?
> Puoi fare un esempio?

Si riferisce a città(de), pietà(de), virtù(te). In questo caso il
fenomeno risulta indipendente dalle parole seguenti
https://it.wikipedia.org/wiki/Apocope

Roger

unread,
Aug 5, 2018, 5:37:39 AM8/5/18
to
Father McKenzie il 04/08/2018 ha scritto:
> Il 04/08/2018 17:23, Roger ha scritto:
>
>> Troncamento segnato dall'accento?
>> Puoi fare un esempio?
>
> Si riferisce a città(de), pietà(de), virtù(te). In questo caso il fenomeno
> risulta indipendente dalle parole seguenti
> https://it.wikipedia.org/wiki/Apocope

Allora si parla di apocope, cioè una forma di troncamento permanente,
frutto dell'evoluzione della lingua.
Un troncamento nel quale la forma "intera", cioè non troncata, non
esiste
più se non in testi poetici e letterari.
A differenza degli altri troncamenti dove anche la forma non troncata
viene correntemente usata.
Comunque, sia pure con questa precisazione, sempre di troncamento si
tratta.

Klaram

unread,
Aug 5, 2018, 7:33:11 AM8/5/18
to
>> Il 04/08/18 08:15, *GB* ha scritto:

> > Però con questa stessa scelta indotta dal genere si
> > dovrebbe scrivere "qual è il nesso" (m.) e "qual'è la relazione" (f.),
> > come facevo io prima di venir ripreso su Usenet.

> No, perché "quale" si può usare sia al maschile che al femminile, non è come
> "uno" o "buono" che è solamente maschile.


Qual masso che dal vertice
Di lunga erta montana...

Qual donna attende a gloriosa fama
di senno, di valor, di cortesia...

Quanto a "pover" troncato, se ne trovano molti esempi famosi, ma è
una forma del linguaggio poetico, non di quello comune.

k
P.S. Ho trovato questo breve ritratto della mia città del 1967, dalle
teche RAI. Non ho resistito e ve lo mando, pur rischiando di apparire
invadente. Forse è perché in questo momento sono lontano... :))

https://www.youtube.com/watch?v=zjRBD8rwdsw

posi

unread,
Aug 5, 2018, 11:11:15 AM8/5/18
to
Il 05/08/18 13:33, Klaram ha scritto:
>>> Il 04/08/18 08:15, *GB* ha scritto:
>
>> > Però con questa stessa scelta indotta dal genere si
>>  > dovrebbe scrivere "qual è il nesso" (m.) e "qual'è la relazione" (f.),
>>  > come facevo io prima di venir ripreso su Usenet.
>
>> No, perché "quale" si può usare sia al maschile che al femminile, non
>> è come "uno" o "buono" che è solamente maschile.
>
>
> Qual masso che dal vertice
> Di lunga erta montana...
>
> Qual donna attende a gloriosa fama
> di senno, di valor, di cortesia...
>
>  Quanto a "pover" troncato, se ne trovano molti esempi famosi, ma è una
> forma del linguaggio poetico, non di quello comune.
>

Se è vero che "pover" è una forma del linguaggio poetico, non è molto
diversa la situazione di "qual". Tant'è che entrambi gli esempi che hai
fatto sono tratti da poesie.

Cercando un po', si trova qualche uso anche in prosa, ma di certo è un
uso molto limitato. Diciamo che è una questione stilistica.
Ammetterai che oggi gran parte delle persone, compresa forse tu, usano
la forma tronca solo di fronte a vocale, mentre di fronte a consonante
preferiscono dire "quale".

posi

unread,
Aug 5, 2018, 1:51:07 PM8/5/18
to
Il 05/08/18 11:37, Roger ha scritto:
> Father McKenzie il 04/08/2018 ha scritto:
>> Il 04/08/2018 17:23, Roger ha scritto:
>>
>>> Troncamento segnato dall'accento?
>>> Puoi fare un esempio?
>>
>> Si riferisce a città(de), pietà(de), virtù(te). In questo caso il
>> fenomeno risulta indipendente dalle parole seguenti
>> https://it.wikipedia.org/wiki/Apocope
>
> Allora si parla di apocope, cioè una forma di troncamento permanente,
> frutto dell'evoluzione della lingua.
> Un troncamento nel quale la forma "intera", cioè non troncata, non esiste
> più se non in testi poetici e letterari.

"Piede" è ancora molto diffuso nel linguaggio comune, nonostante
l'esistenza della forma tronca "piè", che ovviamente vuole l'accento
come "città".

*GB*

unread,
Aug 5, 2018, 3:47:11 PM8/5/18
to
Il 05/08/2018 19:51, posi ha scritto:

> "Piede" è ancora molto diffuso nel linguaggio comune, nonostante
> l'esistenza della forma tronca "piè", che ovviamente vuole l'accento
> come "città".

"Piede" e "poco" coesistono con le loro forme tronche. Ma perché si
scrive "a piè di pagina" con l'accento e invece bisogna scrivere "un po'
di vino" con l'apostrofo? Dove sta la coerenza?

Bye,

*GB*

*GB*

unread,
Aug 5, 2018, 4:11:59 PM8/5/18
to
Il 04/08/2018 16:06, posi ha scritto:

> Se scrivo "un orso" è perché uso l'articolo maschile "un", non perché
> sia caduta una qualche -o.

Ne sei davvero certo? "Uno" viene da "unum" e il numerale è quasi sempre
"uno" salvo che nel gergo militare: "un duè, un duè, un duè".

Quindi se nell'articolo esiste la forma "un" è perché per scorrevolezza
si è deciso di togliere una sillaba ogni volta che si poteva. Tu dici
"un libro," ma non dici:

Quanti sono i quaderni? - Due.
Quante sono le penne? - Tre.
Quanti sono i libri? - Un.

> Non è una convenzione ortografica, ma la
> stessa lingua italiana parlata che prevede sei articoli maschili e solo
> tre femminili.

Certo, una volta che i grammatici hanno interpretato e legiferato a modo
loro, nessuna critica è più ammessa. Resta il fatto che "uno" non si è
sviluppato da "un", ma è "un" ad essersi sviluppato da "uno", che veniva
dal latino "unum" (acc., pronunciato "uno") o "uno" (abl.).

> Allo stesso modo, "buon" è il troncamento di "buono",

"Buon" non esiste se non è seguito da un sostantivo, e lo stesso vale
per "un".

> pertanto è
> singolare maschile. Non posso usarlo per il femminile o per il plurale.
> Quindi dirò "buona Pasqua" e non "buon Pasqua",

Allo stesso modo non puoi dire "un vacanza". Però puoi dire
"un'assenza". Il comportamento fonetico di "buono" è lo stesso.

> Tutto ciò non c'entra niente con le convenzioni ortografiche.

Noi abbiamo una fonetica e una grafia. La fonetica trascritta in IPA
appare molto più uniforme della grafia:

un orso /u'norso/ ~ un'orsa /u'norsa/

> No, perché "quale" si può usare sia al maschile che al femminile, non è
> come "uno" o "buono" che è solamente maschile.

Ciò perché finisce in -e, come "vile": "vil marrano", "vil meretrice".
Ora dimmi se non avresti dei dubbi se scrivere:

"vil aguzzina" o "vil'aguzzina"

Bye,

*GB*

posi

unread,
Aug 5, 2018, 9:36:30 PM8/5/18
to
Il 05/08/18 21:47, *GB* ha scritto:
Sul perché "po'" faccia eccezione non ne ho idea. Magari qualcuno qui ce
lo sa dire.

Certo è che, a differenza di "qual'è", la forma "pò" ha avuto sempre un
uso trascurabile, anche nei secoli passati.

posi

unread,
Aug 5, 2018, 10:52:47 PM8/5/18
to
Il 05/08/18 22:11, *GB* ha scritto:

>> Non è una convenzione ortografica, ma la stessa lingua italiana
>> parlata che prevede sei articoli maschili e solo tre femminili.
>
> Certo, una volta che i grammatici hanno interpretato e legiferato a modo
> loro, nessuna critica è più ammessa.

Ricorda che i grammatici non hanno un ruolo prescrittivo, ma descrittivo.
Il loro legiferare è simile al legiferare degli scienziati.

Se Newton legifera che la mela cade verso il basso non significa che la
mele *deve cadere* verso il basso, ma che di fatto *cade* verso il
basso. Se non sei d'accordo, devi semplicemente mostrare che le cose
stanno in maniera diversa.

Allo stesso modo i grammatici descrivono una lingua spiegandone la
grammatica. La critica è ammessa nel momento in cui quello che
descrivono non corrisponde all'uso comune attuale.

Ti risulta che qualcuno dica o abbia mai detto abitualmente /un'kosa/?

No, perché quel prefisso /un/-, che i grammatici chiamano "articolo
indeterminativo maschile singolare" (e che convenzionalmente scriviamo
come una parola staccata, ma questo è un altro discorso, che riguarda
l'ortografia) si trova, di fatto, solo di fronte a quella categoria di
parole che i grammatici chiamano "maschili singolari". Quindi mai
davanti a /kosa/.

>> pertanto è singolare maschile. Non posso usarlo per il femminile o per
>> il plurale.
>> Quindi dirò "buona Pasqua" e non "buon Pasqua",
>
> Allo stesso modo non puoi dire "un vacanza". Però puoi dire
> "un'assenza". Il comportamento fonetico di "buono" è lo stesso.
>

Non è lo stesso, perché "buono" si tronca sia davanti a vocale che
davanti a consonante, mentre "buona" solo davanti a vocale, quindi
abbiamo a che fare due fenomeni diversi, due tipi di troncamento di
diversi. A prescindere dal nome che vogliamo dargli o dal modo in cui li
si vuole indicare graficamente.

>> Tutto ciò non c'entra niente con le convenzioni ortografiche.
>
> Noi abbiamo una fonetica e una grafia. La fonetica trascritta in IPA
> appare molto più uniforme della grafia:
>
>   un orso /u'norso/  ~  un'orsa /u'norsa/
>

sì, ma: un gatto /un'gatto/ ~ una gatta /una'gatta/


>> No, perché "quale" si può usare sia al maschile che al femminile, non
>> è come "uno" o "buono" che è solamente maschile.
>
> Ciò perché finisce in -e, come "vile": "vil marrano", "vil meretrice".
> Ora dimmi se non avresti dei dubbi se scrivere:
>
>   "vil aguzzina"  o  "vil'aguzzina"
>

I dubbi sono esattamente gli stessi che avrei tra "vil aguzzino" e
"vil'aguzzino": la forma tronca esiste solo nel linguaggio poetico:
abitualmente non dici "vil marrano" né "vil meretrice". D'altra parte
anche l'elisione della desinenza -e seguita da a è abbastanza insolita:
normalmente diciamo "vile aguzzino" o "vile aguzzina". Quindi
probabilmente il contesto sarà quello di uno stile poetico e pertanto
scriverei "vil aguzzino". Quindi ovviamente anche "vil aguzzina",
essendo "vil" il troncamento di "vile" che è sia maschile che femminile.

Allo stesso modo direi "gran carrozza".
Mentre invece non direi "San Carla" perché "San" è il troncamento di Santo.

Valerio Vanni

unread,
Aug 6, 2018, 5:43:53 AM8/6/18
to
On Mon, 6 Aug 2018 04:52:46 +0200, posi <posi...@infinito.it> wrote:

>> Certo, una volta che i grammatici hanno interpretato e legiferato a modo
>> loro, nessuna critica è più ammessa.
>
>Ricorda che i grammatici non hanno un ruolo prescrittivo, ma descrittivo.
>Il loro legiferare è simile al legiferare degli scienziati.

Nella grammatica sono presenti entrambe le correnti, e queste possono
finire in contrasto.
Per esempio, l'Appendix Probi è stata scritta con intenti normativi, e
ha avuto risultati descrittivi.

>> Noi abbiamo una fonetica e una grafia. La fonetica trascritta in IPA
>> appare molto più uniforme della grafia:
>>
>>   un orso /u'norso/  ~  un'orsa /u'norsa/
>>
>
>sì, ma: un gatto /un'gatto/ ~ una gatta /una'gatta/

Quello che vuol dire lui è che "un orso" foneticamente è uguale a
"un'orsa".
L'ultimo esempio è diverso sia foneticamente che morfologicamente.

Da "uno gatto" e "una gatta" abbiamo avuto "un gatto" e "una gatta".

Da "uno orso" e "una orsa" il percorso è più complesso.
"uno" è diventato "un" in quanto maschile (come nell'esempio dei
gatti) "una" è stata elisa, oppure entrambi sono stati elisi
direttamente?

Maurizio Pistone

unread,
Aug 6, 2018, 8:54:45 AM8/6/18
to
*GB* <gb...@ymail.com> wrote:

> > Se scrivo "un orso" è perché uso l'articolo maschile "un", non perché
> > sia caduta una qualche -o.
>
> Ne sei davvero certo? "Uno" viene da "unum" e il numerale è quasi sempre
> "uno" salvo che nel gergo militare: "un duè, un duè, un duè".

ho comprato due tome di Lanzo, un pezzo di Castelmagno, tre robiole di
Roccaverano

direi che "un" si usa anche come numerale

--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it

Roger

unread,
Aug 6, 2018, 9:03:18 AM8/6/18
to
*GB* il 05/08/2018 ha scritto:
> Il 04/08/2018 16:06, posi ha scritto:
>
>> Se scrivo "un orso" è perché uso l'articolo maschile "un", non perché sia
>> caduta una qualche -o.
>
> Ne sei davvero certo? "Uno" viene da "unum" e il numerale è quasi sempre
> "uno" salvo che nel gergo militare: "un duè, un duè, un duè".

A me alla SMA (Scuola Militare Alpina) avevano insegnato:
Unò duè, unò duè, unò duè... Con la u appena accennata.

posi

unread,
Aug 6, 2018, 9:06:00 AM8/6/18
to
Il 06/08/18 11:43, Valerio Vanni ha scritto:
> On Mon, 6 Aug 2018 04:52:46 +0200, posi <posi...@infinito.it> wrote:
>
>>> Certo, una volta che i grammatici hanno interpretato e legiferato a modo
>>> loro, nessuna critica è più ammessa.
>>
>> Ricorda che i grammatici non hanno un ruolo prescrittivo, ma descrittivo.
>> Il loro legiferare è simile al legiferare degli scienziati.
>
> Nella grammatica sono presenti entrambe le correnti, e queste possono
> finire in contrasto.

In passato sì, ma da quando persino l'Accademia della Crusca ha
rinunciato ad avere una funzione normativa possiamo ben dire che sia
rimasta solo quella descrittiva.

>>> Noi abbiamo una fonetica e una grafia. La fonetica trascritta in IPA
>>> appare molto più uniforme della grafia:
>>>
>>>   un orso /u'norso/  ~  un'orsa /u'norsa/
>>>
>>
>> sì, ma: un gatto /un'gatto/ ~ una gatta /una'gatta/
>
> Quello che vuol dire lui è che "un orso" foneticamente è uguale a
> "un'orsa".

Anche "lago" e "l'ago" sono foneticamente uguali. Ma se proviamo a fare
il plurale ci accorgiamo della differenza.

> L'ultimo esempio è diverso sia foneticamente che morfologicamente.
>
> Da "uno gatto" e "una gatta" abbiamo avuto "un gatto" e "una gatta".
>
> Da "uno orso" e "una orsa" il percorso è più complesso.
> "uno" è diventato "un" in quanto maschile (come nell'esempio dei
> gatti) "una" è stata elisa, oppure entrambi sono stati elisi
> direttamente?
>

Diciamo che per il maschile sono in teoria possibili entrambe le
eventualità. Se fosse per me sarebbero da considerare accettabili
entrambe. Tuttavia mi pare evidente che quella più ragionevole e
coerente sia la prima.

Klaram

unread,
Aug 6, 2018, 9:35:46 AM8/6/18
to
Posi ha scritto:
> Il 05/08/18 21:47, *GB* ha scritto:
>> Il 05/08/2018 19:51, posi ha scritto:
>>
>>> "Piede" è ancora molto diffuso nel linguaggio comune, nonostante
>>> l'esistenza della forma tronca "piè", che ovviamente vuole l'accento come
>>> "città".
>>
>> "Piede" e "poco" coesistono con le loro forme tronche. Ma perché si scrive
>> "a piè di pagina" con l'accento e invece bisogna scrivere "un po' di vino"
>> con l'apostrofo? Dove sta la coerenza?
>>
>
> Sul perché "po'" faccia eccezione non ne ho idea. Magari qualcuno qui ce lo
> sa dire.

Mah, dicono che po', mo', sono eccezioni. Forse non c'è un motivo
logico, ma potrebbe essere solo una questione di uso.

k

Klaram

unread,
Aug 6, 2018, 9:37:15 AM8/6/18
to
Posi ha scritto:
> Il 06/08/18 11:43, Valerio Vanni ha scritto:
>> On Mon, 6 Aug 2018 04:52:46 +0200, posi <posi...@infinito.it> wrote:

>>>>   un orso /u'norso/  ~  un'orsa /u'norsa/

>>> sì, ma: un gatto /un'gatto/ ~ una gatta /una'gatta/
>>
>> Quello che vuol dire lui è che "un orso" foneticamente è uguale a
>> "un'orsa".

>> L'ultimo esempio è diverso sia foneticamente che morfologicamente.
>>
>> Da "uno gatto" e "una gatta" abbiamo avuto "un gatto" e "una gatta".
>>
>> Da "uno orso" e "una orsa" il percorso è più complesso.
>> "uno" è diventato "un" in quanto maschile (come nell'esempio dei
>> gatti) "una" è stata elisa, oppure entrambi sono stati elisi
>> direttamente?

> Diciamo che per il maschile sono in teoria possibili entrambe le eventualità.
> Se fosse per me sarebbero da considerare accettabili entrambe. Tuttavia mi
> pare evidente che quella più ragionevole e coerente sia la prima.

Se ho capito bene il problema di GB è spiegare il perché le forme
tronche come: un, tal, qual, san, gran ecc. sono solo maschili.

Io credo che sia dovuto al fatto che la forma femminile è la forma
marcata, mentre quella maschile non lo è.
Se dico "un leone" posso anche intendere genericamente l'animale senza
specificare il sesso, mentre se intendo parlare della femmina devo dire
"una leonessa".
Ora, a parte "un" che può essere anche il numerale (un, due, tre),
credo che queste forme si siano create in modo generico (qualcuna
magari per analogia con le altre) come forme non marcate, cioè
maschili, e davanti a nomi femminili si è usata la forma marcata
femminile non troncata.
Solo nel caso in cui il nome femminile inizi con vocale si fa una
elisione eufonica con apostrofo, non un troncamento.

k

posi

unread,
Aug 6, 2018, 10:26:10 AM8/6/18
to
Il 06/08/18 15:37, Klaram ha scritto:
Non avevo capito che il problema fosse quello.

In tal caso sì, sono d'accordo con te: è dovuto al fatto che in italiano
il maschile è la forma non marcata. Lo stesso succede in quasi tutte
lingue.

Se ricordo bene c'è una lingua nativa americana in cui la forma non
marcata è quella femminile, ma la comunità che la parla, da un punto di
vista socio-culturale è ben lontana da quello che noi usualmente
chiamiamo "femminismo".

Valerio Vanni

unread,
Aug 6, 2018, 10:49:14 AM8/6/18
to
On Mon, 6 Aug 2018 15:05:58 +0200, posi <posi...@infinito.it> wrote:

>> Nella grammatica sono presenti entrambe le correnti, e queste possono
>> finire in contrasto.
>
>In passato sì, ma da quando persino l'Accademia della Crusca ha
>rinunciato ad avere una funzione normativa possiamo ben dire che sia
>rimasta solo quella descrittiva.

Non credo che sia scomparsa la corrente normativa, ha solo perso
forza.

>> Quello che vuol dire lui è che "un orso" foneticamente è uguale a
>> "un'orsa".
>
>Anche "lago" e "l'ago" sono foneticamente uguali. Ma se proviamo a fare
>il plurale ci accorgiamo della differenza.

Ok, ma qui il confronto si complica parecchio.

>> L'ultimo esempio è diverso sia foneticamente che morfologicamente.
>>
>> Da "uno gatto" e "una gatta" abbiamo avuto "un gatto" e "una gatta".
>>
>> Da "uno orso" e "una orsa" il percorso è più complesso.
>> "uno" è diventato "un" in quanto maschile (come nell'esempio dei
>> gatti) "una" è stata elisa, oppure entrambi sono stati elisi
>> direttamente?
>>
>
>Diciamo che per il maschile sono in teoria possibili entrambe le
>eventualità. Se fosse per me sarebbero da considerare accettabili
>entrambe. Tuttavia mi pare evidente che quella più ragionevole e
>coerente sia la prima.

Forse la cronologia degli eventi potrebbe aiutare.
Se c'è stato in una fase "un orso" insieme a "una orsa" è un conto, se
ci sono stati insieme "uno orso" e "una orsa" un altro.

Valerio Vanni

unread,
Aug 6, 2018, 10:55:57 AM8/6/18
to
On Mon, 06 Aug 2018 15:03:16 +0200, Roger <rugfa...@tin.it> wrote:

>> Ne sei davvero certo? "Uno" viene da "unum" e il numerale è quasi sempre
>> "uno" salvo che nel gergo militare: "un duè, un duè, un duè".
>
>A me alla SMA (Scuola Militare Alpina) avevano insegnato:
>Unò duè, unò duè, unò duè... Con la u appena accennata.

Organizzato come, col secondo tempo più forte del primo? Insieme ai
passi?

u'no du'e u'no du'e
?

Voce dalla Germania

unread,
Aug 6, 2018, 11:14:22 AM8/6/18
to
Valerio Vanni hat am 06.08.2018 um 16:55 geschrieben:
> On Mon, 06 Aug 2018 15:03:16 +0200, Roger <rugfa...@tin.it> wrote:
>
>>> Ne sei davvero certo? "Uno" viene da "unum" e il numerale è quasi sempre
>>> "uno" salvo che nel gergo militare: "un duè, un duè, un duè".
>>
>> A me alla SMA (Scuola Militare Alpina) avevano insegnato:
>> Unò duè, unò duè, unò duè... Con la u appena accennata.
>
> Organizzato come, col secondo tempo più forte del primo?

No. Centro Addestramento Reclute. E adesso raccontaci come
hai fatto a schivarlo. Grrr!


> Insieme ai passi?

Sì.


> u'no du'e u'no du'e

Sì. Accento sulla o più forte di quello sulla e.

Valerio Vanni

unread,
Aug 6, 2018, 11:33:27 AM8/6/18
to
On Mon, 6 Aug 2018 17:14:21 +0200, Voce dalla Germania
<tradu...@sags-per-mail.de> wrote:

>>> A me alla SMA (Scuola Militare Alpina) avevano insegnato:
>>> Unň duč, unň duč, unň duč... Con la u appena accennata.
>>
>> Organizzato come, col secondo tempo piů forte del primo?
>
>No. Centro Addestramento Reclute. E adesso raccontaci come
>hai fatto a schivarlo. Grrr!

Ulcera duodenale ;-)

>> u'no du'e u'no du'e
>
>Sě. Accento sulla o piů forte di quello sulla e.

Aspetta...
Usando termini musicali (Piano - Forte - MezzoForte, che possiamo
riportare in linguistica come Sillaba Atona - Accento Primario -
Accento Secondario):

U-no du-e

P-F-P-MF

u'no.du,e

cosě?

Roger

unread,
Aug 6, 2018, 11:57:07 AM8/6/18
to
Valerio Vanni il 06/08/2018 ha scritto:
> On Mon, 06 Aug 2018 15:03:16 +0200, Roger <rugfa...@tin.it> wrote:
>
>>> Ne sei davvero certo? "Uno" viene da "unum" e il numerale è quasi sempre
>>> "uno" salvo che nel gergo militare: "un duè, un duè, un duè".
>>
>> A me alla SMA (Scuola Militare Alpina) avevano insegnato:
>> Unò duè, unò duè, unò duè... Con la u appena accennata.
>
> Organizzato come, col secondo tempo più forte del primo? Insieme ai
> passi?
>
> u'no du'e u'no du'e
> ?

Come ho detto la "u" di unò era appena accennata, quasi fosso nò duè,
nò duè...
Unò sul sinistro e duè sul destro.
Il primo tempo chiamato decisamente più forte del secondo.
Ogni tanto, il comandante, a sua discrezione, invece dei due comandi,
chiamava
il "passo", e tutti dovevano battere il sinistro più forte per
verificare
la sincronizzazione.
Unò duè, unò duè, passo, unò duè, unò duè, ecc.
Bei tempi...

Voce dalla Germania

unread,
Aug 7, 2018, 5:11:32 AM8/7/18
to
Valerio Vanni hat am 06.08.2018 um 17:33 geschrieben:
> On Mon, 6 Aug 2018 17:14:21 +0200, Voce dalla Germania
> <tradu...@sags-per-mail.de> wrote:
>
>>>> A me alla SMA (Scuola Militare Alpina) avevano insegnato:
>>>> Unò duè, unò duè, unò duè... Con la u appena accennata.
>>>
>>> Organizzato come, col secondo tempo più forte del primo?
>>
>> No. Centro Addestramento Reclute. E adesso raccontaci come
>> hai fatto a schivarlo. Grrr!
>
> Ulcera duodenale ;-)
>
>>> u'no du'e u'no du'e
>>
>> Sì. Accento sulla o più forte di quello sulla e.
>
> Aspetta...
> Usando termini musicali (Piano - Forte - MezzoForte, che possiamo
> riportare in linguistica come Sillaba Atona - Accento Primario -
> Accento Secondario):
>
> U-no du-e
>
> P-F-P-MF
>
> u'no.du,e
>
> così?

Sì, e vedo che Roger conferma.
Invece non condivido per nulla il suo "Bei tempi ..." e
ricordo che parlavamo quasi tutti così del periodo dopo la
fine della naja: "Quando _tornerò_ un essere umano ..."

Valerio Vanni

unread,
Aug 7, 2018, 1:45:48 PM8/7/18
to
On Tue, 7 Aug 2018 11:11:30 +0200, Voce dalla Germania
<tradu...@sags-per-mail.de> wrote:

>> Usando termini musicali (Piano - Forte - MezzoForte, che possiamo
>> riportare in linguistica come Sillaba Atona - Accento Primario -
>> Accento Secondario):
>>
>> U-no du-e
>>
>> P-F-P-MF
>>
>> u'no.du,e
>>
>> cosě?
>
>Sě, e vedo che Roger conferma.

E il piede batte su /'no/ e /'e/. Quindi musicalmente sarebbe un po'
di verso, quello che avevo inteso come "P" č il levare.

>Invece non condivido per nulla il suo "Bei tempi ..." e
>ricordo che parlavamo quasi tutti cosě del periodo dopo la
>fine della naja: "Quando _tornerň_ un essere umano ..."

Non ricordo drammi mostruosi da parte degli amici che hanno fatto il
militare, ma neanche manifestazioni di giubilo; personalmente sono
sempre rimasto contento di non esserci andato ;-)

Penso che spesso il "bei tempi" riguardi la situazione generale
(principalmente, il fatto di avere vent'anni ;-) ).

Roger

unread,
Aug 8, 2018, 4:09:22 AM8/8/18
to
Valerio Vanni il 07/08/2018 ha scritto:

> [...]

> Penso che spesso il "bei tempi" riguardi la situazione generale
> (principalmente, il fatto di avere vent'anni ;-) ).

Aosta, città splendida circondata da altrettanto splendide montagne.
Vita spensierata in compagnia di commilitoni allegri e "compagnoni".
Dura disciplina, ma nello stesso tempo orgogliosi della penna che si
aveva sul cappello.
Marce dure, sì, ma col "premio" di arrivare alla vetta e godere di
panorami unici, mentre con i "sopravvissuti" si intonavano canti
alpini.
Aggiungo che ho fatto la maggior parte del servizio militare col
grado di ufficiale, quindi con un buon stipendio e... che avevo
vent'anni o poco più, quindi si può capire perché rimpiango quei
tempi...

Voce dalla Germania

unread,
Aug 8, 2018, 7:28:50 AM8/8/18
to
Roger hat am 08.08.2018 um 10:09 geschrieben:
Io invece l'ho fatto da soldato e poi caporale, quindi con
60.000 lire al _mese_ in un'epoca in cui i richiamati della
Guardia Nazionale USA, a cui mi unirono per alcuni giorni
come interprete durante le comiche manovre NATO, prendevano
anche loro l'equivalente in dollari di 60.000 lire. Loro,
però, le prendevano al _giorno_. Duemila lire al giorno
quando una pizza nella trattoria più scalcagnata del paese
del CAR ne costava quattromila, e dopo in un posto che aveva
due cose belle: il treno per Venezia nelle libere uscite e
quello per Trieste.

Poi, citando Sartre, "L'inferno sono gli altri":
<https://it.wikipedia.org/wiki/Nonnismo>
Continuiamo in privato? Ormai siamo nettamente fuori dai
temi di ICLI, ma di fronte a un panegirico della naja non
posso stare zitto neanche dopo trentacinque anni.
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