Certo. Purtroppo gli errori su Wiki si possono correggere, quelli sulla
Trec restano. Meditare.
--
Allà kaì eàn hemeîs è ággelos ex ouranoû euaggelízetai [humîn] par'hò
eueggelisámetha humîn, anáthema esto. Hos proeirékamen, kaì árti pálin
légo, eí tis humâs euaggelízetai par'hò parelábete, anáthema esto.
(Gal.1,8-9)
I passi li stanno facendo anche in quel senso, con i commenti e
le segnalazioni si può chiedere alla redazione di correggere.
Certo non si può pretendere come su Wiki che chiunque possa
modificare le pagine, per un discorso di affidabilità.
Sarebbe un'interessante novità.
> Certo non si può pretendere come su Wiki che chiunque possa
> modificare le pagine, per un discorso di affidabilità.
Ho sempre pensato che, piuttosto che gridare "questo è sbagliato",
convenga dare il proprio contributo correggendo.
Chiunque può correggere sbagliando, chiunque può emendare il precedente
errore. E' un work in progress, non diversamente da tutto ciò che è
possibile trovare su internet (col vantaggio, rispetto alle edizioni
cartacee, di un continuo aggiornamento).
Per quanto riguarda l'edizione in lingua inglese- evidentemente nei
paesi di lingua inglese ci sono meno buontemponi- l'affidabilità è
elevata. In Italia qualcuno purtroppo pensa che scrivere cazzate su
un'enciclopedia- come imbrattare le statue o divellere la segnaletica
stradale- sia divertente.
abduzione /abdu'tsjone/ s. f. [dal lat. tardo abductio -onis, der. di
abducĕre "allontanare"]. - 1. (fisiol.) Movimento di allontanamento di
un arto o di una parte mobile del corpo da un punto di riferimento. 2.
(filos.) Sillogismo in cui la premessa ...
Affidabile?
Ma va!?
Ho provato ad aprire questo nuovo, mirabolante portale e, giusto per vedere
come funzionava, ho inserito una parola non comunissima, ma di origine
classica, usata in ambito geometrico, anatomico, musicale e... astrologico:
"trigono" (dal greco "trigonos", triangolo, da cui, in ambito
geometrico-matematico, deriva ovviamente il termine "trigonometria" e gli
aggettivi derivati).
Tralasciando i primi tre significati, più o meno riportati correttamente, ho
letto con una certa sorpresa la seguente descrizione del significato
astrologico:
---------------
La triplice congiunzione di Giove e Saturno, per cui i due pianeti, a causa
dei loro moti diretti e retrogradi, appaiono allontanarsi e avvicinarsi
lentamente in cielo.
---------------
causalmente (?) riportata anche dal De Mauro online, ma che, per quanto ne
so io, non sta nè in cielo, nè in terra, almeno nel significato corrente.
Per fortuna Zingarelli e Garzanti riportano anche il significato astrologico
corretto ("configurazione planetaria tale che due pianeti si trovano a una
distanza angolare di 120°") e lasciano in pace Giove e Saturno, mentre i tre
trigoni che allietano il mio tema natale, pur senza formare un "grande
trigono" (disponendo cioè tre pianeti a 120° l'uno dall'altro), dopo qualche
momento di agitazione si sono ricomposti.
Naturalmente anche la vituperata Wikipedia, nel caso specifico del "trigono"
astrologico (che pure è solo un abbozzo) si è dimostrata del tutto
affidabile:
http://it.wikipedia.org/wiki/Trigono
Cieli sereni!*
Epimeteo
---
"... when the moon is in the seventh house
and Jupiter aligns with Mars,
then peace will guide the planets
and love will steer the stars...
This is the dawning of the age of Aquarius..."
http://it.youtube.com/watch?v=N9oq_IskRIg
(cit. astropsichedelica)
-----
(*) tipico saluto degli astrofili.
Epy, Sandra ed io ti teniamo il posto sul rogo.
C'è un bel calduccio.
GraZia
Io conoscevo come trigonocefalo, perché citato in un vecchio, e assai
consultato,
raccontino della mia adolescenza, il glande del protagonista che era oggetto
di
ammirato stupore e desiderio da parte di tale "Emmanuelle", credo, che poi
passava ad apprezzarne tangibilmente e a lungo ogni più minuto dettaglio.
Non so se i libri di astrologia riportino anche questa interessante
accezione del
significato del trigono, ma questa eventuale aggiunta non sfigurerebbe nel
contesto.
S.S.S.
> Epy, Sandra ed io ti teniamo il posto sul rogo.
Anche a me, che fa freddo
Yes Sir!
Con "verso ..." a capo riga.
Bruno
Comunque che la Treccani debba scrivere:
ULTIM' ORA, LUNEDI', PIU', TAGGATE...
Mi sono registrato e ho inviato le mie rimostranze.
Bruno
> chiunque può emendare il precedente
> errore.
Chiunque può emendare una cosa esatta con una bojata sua
> Nessuno ha risposto alla mia richiesta: anche a voi capita di trovare le
> voci della Treccani troncate prima della fine del testo?
sě
quando č scritto a codesta maniera, con i puntini, vuol dire
che la voce non č completa, e bisogna cliccare da qualche
parte per vederla intiera...
in questo caso si deve cliccare di nuovo alla voce "subduzione"
che vedrai sulla sinistra ed ecco: http://snipurl.com/6w4zb
Ho visto questo 3D per caso, felicemente impressionato
dal nuovo portale della Treccani, che trovo veramente buono
http://www.treccani.it/Portale/homePage.html
maggiore è certa, mentre la minore è probabile,
per cui anche la conclusione è solo probabile.
idem: http://snipurl.com/6w5g4
> Chiunque può emendare una cosa esatta con una bojata sua
ma anche una boiata tua con una cosa intelligente.
ah grazie
Grazie, Zia, siete molto gentili! Oltretutto qui, nell'ubertosa e
solitamente assolata Brianza, oggi fa molto freddo e a momenti nevica.
Certo dovete allestire un rogo piuttosto grande, perché anche il Reverendo
si vuole associare e non ne capisco il motivo: si tratta di blasfemia,
idolatria e superstizione come per Giovanna d'Arco o di eresia come per
Giordano Bruno?
In verità, essendo Giordano Bruno nativo di Nola, in Campania, l'unico
calabrese condannato al rogo che io conosca è san Bartolomeo di Simeri, il
quale però se la cavò perché, durante l'ultima messa da lui celebrata prima
del rogo, fece sprigionare dall'altare una colonna di fuoco e tutti capirono
che era un santo. Be', lo sai come fu chiamato san Bartolomeo, secondo
l'enciclopedia dei santi e dei beati? "Trigono"!
E' chiaro che non è un caso e che "tout se tient"...
Ciao.
Epimanteo
---
"... sleepwalk,
every night I just sleepwalk
and when you walk inside the door
I will sleepwalk no more..."
http://www.youtube.com/watch?v=ogxTQXAgY3Q
(cit. di Santo & Johnny)
Che strano! A me compare "... proiettandosi verso l'astenosfera."
k
Come [trigu] o [trigumiru], termini dialettali che indicano una cosa
intricata o un gran pasticcio.
Sono certa che derivino da trigonometria, anche se il Gribaudo li
rimanda al marsigliese rigoumigo, smorfia. :-))
k
non è un discorso di Italia che ha più buontemponi ma un discorso numerico:
- quanta gente collabora a wikipedia in lingua italiana?
- quanta gente collabora a wikipedia in lingua inglese?
è ovvio che, in lingua inglese, ci si impegna di più a scrivere e
correggere: ci sono più persone che scrivono e correggono (e c'è più
soddisfazione a scrivere visto che ci sono più lettori)!
Hamlet
my blog http://technosoc.blogspot.com/
Non preoccuparti. Vedrai che, prima o poi, Mariastella
troverà una soluzione finale al tuo problema.
;-)
S.S.S.
> Come [trigu] o [trigumiru], termini dialettali che indicano una cosa
> intricata o un gran pasticcio.
> Sono certa che derivino da trigonometria, anche se il Gribaudo li rimanda
> al marsigliese rigoumigo, smorfia. :-))
In merito al tuo "trigomiro", lo so che con questo nome, in Piemonte, c'è
gente che se la canta e se la suona
http://www.valdapozzo.it/2008/trigumiru.html
o ci lavora al computer
http://pms.wikipedia.org/wiki/Trigomiro
ma io, pur essendo stato piemontese qualche eone fa, non ci capisco niente
lo stesso.
A mio parere, per capirne la natura e con buona pace del Gribaudo, bisogna
"trigare" un po', perché i dizionari non riportano "trigo" (tranne quelli di
lingua spagnola, dove però "trigo" significa "grano" e dunque non ci aiuta).
Possiamo tentare di risalire l'arruffata etimologia e rifarci al verbo
latino deponente "tricari" (cavillare, usare raggiri, cercare pretesti) o a
quello transitivo "intricare" (imbrogliare, imbarazzare), entrambi legati al
sostantivo "tricae" (sciocchezze, frottole, fastidi). A questo punto, però,
potrebbe anche avere ragione il Pianigiani che, per uscire dall'intrico, si
attacca a un ciuffo di capelli aggrovigliati ("thrix, thrikòs", in greco),
cercando di pettinarli con l'aiuto di qualche lozione tricologica miracolosa
e, non riuscendoci, tagliandoli di brutto.
Ciao.
Epimeteo
---
"... belli capelli,
capelli neri,
che t'ho aspettato tutta notte
e tu chissà dov'eri...
capelli lunghi
che arrivavano fino al mare,
belli capelli
che nessuno li può tagliare..."
(cit. filotricotica)
> In merito al tuo "trigomiro", lo so che con questo nome, in Piemonte, c'è
> gente che se la canta e se la suona
> http://www.valdapozzo.it/2008/trigumiru.html
>
> o ci lavora al computer
> http://pms.wikipedia.org/wiki/Trigomiro
Non sapevo che i bots (internet bots, web bots, www robots) in
pemontese i chiamassero trigomiro. :-))
> A mio parere, per capirne la natura e con buona pace del Gribaudo, bisogna
> "trigare" un po', perché i dizionari non riportano "trigo" (tranne quelli di
> lingua spagnola, dove però "trigo" significa "grano" e dunque non ci aiuta).
No, ma trigo, inteso come grano, esisteva anche nell'italiano antico,
da triticum.
> possiamo risalire all'intricata etimologia e rifarci al verbo
> latino deponente "tricari" (cavillare, usare raggiri, cercare pretesti) o a
> quello transitivo "intricare" (imbrogliare, imbarazzare), entrambi legati al
> sostantivo "tricae" (sciocchezze, frottole, fastidi). A questo punto, però,
> potrebbe anche avere ragione il Pianigiani che, per uscire dall'intrico, si
> attacca a un ciuffo di capelli aggrovigliati ("thrix, thrikòs", in greco),
> cercando di pettinarli con l'aiuto di qualche lozione tricologica miracolosa
> e, non riuscendoci, tagliandoli di brutto.
Thikos, tricari, intricare (intrico), intrigare (intrigo), trigo.
Mi sembra più verosimile. :-)
k
Scusate, ma nella fretta diverse lettere sono rimaste sulla tastiera. :-((
k
> Epimeteo ha scritto:
>
> > In merito al tuo "trigomiro", lo so che con questo nome, in Piemonte, c'è
> > gente che se la canta e se la suona
> > http://www.valdapozzo.it/2008/trigumiru.html
> >
> > o ci lavora al computer
> > http://pms.wikipedia.org/wiki/Trigomiro
>
> Non sapevo che i bots (internet bots, web bots, www robots) in
> pemontese i chiamassero trigomiro. :-))
>
Appunto molti piemontesisti hanno un concetto della lingua molto personale,
lontanissimo da un approccio scientifico serio.
Approccio che a mio avviso dovrebbe essere che il piemontese è quella lingua che
si parla oggi in Piemonte (nei territori della koiné)
Si assiste a due fenomeni.
Primo, la riesumazione di termini antichi come "litra" (lettera), "dressa"
(indirizzo), "lerma" (lacrima), termini che già nel 1913 il Viriglio indicava come
obsoleti, e che oggi nessuno che parli la koiné utilizza ancora. (Persistono in
certe parlate locali, ma sono scomparse da tempo immemorabile dalla koiné)
Secondo, l'invenzione di neologismi, che avviene a muzzo. Ogni gruppuscolo ha i
suoi neologismi. Mentre tutti in Piemonte si chiama la tastiera con il termine
"tastiera" mutuato dal linguaggio musicale e applicato alla macchina da scrivere
prima e al computer poi, sui vari siti di piemontesisti si trovano termini come
"claviera" (questo ha studiato francese) e "tastadura" (questo invece sa il
tedesco). La Rete (intesa come Internet) viena chiamata "la tèila" (da chi sa il
francese) e "la ragnà" (da chi si ispira all'inglese) e la "grija" (da qualche
buontempone).
Parlando di Wikipedia, la versione in piemontese (che è la koiné) ci sono articoli
in astigiano, in monferrino, in biellese ecc. Nessuna versione linguistica ospita
delle varianti che aqppartengono ad altre parlate. Sarebbe come se la versione
italiana avesse delle definizioni scritte in romanesco.
Non parlo di quelli che propongono nuove grafie, quando il piemontese ha la
fortuna di avere una grafia normalizzata da ben 80 anni e oltre.
Il risultato di tutto questo, quando non si cade nel ridicolo, è che molti
piemontesi non leggono il piemontese perché, nell'anarchia di fonti, trovano
ostico il leggerlo.
Per tornare in topic la parola "trigo" /'trigu/ significa arnese, marchingegno,
truschino.
> termini che già nel 1913 il Viriglio
Ah, certo, l'autore dell'Eniede :)
> Ah, certo, l'autore dell'Eniede :)
... e, soprattutto, l'amichetto di Datne...
Mi maledica.
Epiemteo
---
http://it.wikipedia.org/wiki/Metatesi
> Parlando di Wikipedia, la versione in piemontese (che è la koiné) ci sono
> articoli
> in astigiano, in monferrino, in biellese ecc. Nessuna versione linguistica
> ospita
> delle varianti che aqppartengono ad altre parlate. Sarebbe come se la
> versione
> italiana avesse delle definizioni scritte in romanesco.
La versione emiliano-romagnola ha le pagine scritte a volte in piacentino,
altre in reggiano, altre in modenese..."Sta chè l'è la prémma pagina in
dialètt mudnès; per lézer quèla d'un èter dialètt te pô druvèr i ligàm chè
dedsóver."
Chissà, forse due regioni che per secoli sono state divise in tanti
staterelli necessitano di una divisione linguistica così particellata.
http://eml.wikipedia.org/wiki/PP
> ... e, soprattutto, l'amichetto di Datne...
Datne era la ninfa che viveva nell'Atollo?
> Appunto molti piemontesisti hanno un concetto della lingua molto personale,
> lontanissimo da un approccio scientifico serio.
> Approccio che a mio avviso dovrebbe essere che il piemontese è quella lingua che
> si parla oggi in Piemonte (nei territori della koiné)
> Si assiste a due fenomeni.
> Primo, la riesumazione di termini antichi come "litra" (lettera), "dressa"
> (indirizzo), "lerma" (lacrima), termini che già nel 1913 il Viriglio indicava come
> obsoleti, e che oggi nessuno che parli la koiné utilizza ancora. (Persistono in
> certe parlate locali, ma sono scomparse da tempo immemorabile dalla koiné)
> Secondo, l'invenzione di neologismi, che avviene a muzzo.
Sono d'accordo.
Per quanto riguarda i neologismi, quando il professor Gilardino, che
ha scritto un monumentale dizionario della lingua dei Walser, ha
raccontato che col suo gruppo avevano inventato termini nuovi utilizzano
parole vecchie (aveva fatto l'esempio di elicottero ed era venuta fuori
una parola, che non ricordo, che significava "uccello che scavalca le
montagne") sono rimasta basita!!!
Mi sembra un'operazione che non sta né in cielo né in terra, e mi
riprometto sempre di discuterne con lui, ma non ho ancora avuto l'occasione.
Lo stesso vale per i termini piemontesi dell'informatica.
> Non parlo di quelli che propongono nuove grafie, quando il piemontese ha la
> fortuna di avere una grafia normalizzata da ben 80 anni e oltre.
D'accordissimo.
Spesso chi lo fa dice di voler agevolare chi legge usando una grafia più
vicina all'italiano, ma è come se uno scrivesse "parlé vu fransé?" o "au
ar iù?". Dannosissimo!
Qualche volta, è capitato anche a me di voler indicare la pronuncia più
che la scrittura a chi non conosce le nostre regole, allora scrivo tra
parentesi quadre [trigumiru], oppure scrivo trigo [trigu], cosa già
discutibile ma che spero renda l'idea.
k
> Datne era la ninfa che viveva nell'Atollo?
Sě, certo.
Per un istante ho temuto che l'avessi confuso con il capraio Datni, quello
che viveva con Cole (la figlia del mitico re Nat, credo).
Epitemeo
---
http://www.youtube.com/watch?v=53ith7bNN8w
(cit. mitica)
> Qualche volta, è capitato anche a me di voler indicare la pronuncia più
> che la scrittura a chi non conosce le nostre regole, allora scrivo tra
> parentesi quadre [trigumiru], oppure scrivo trigo [trigu], cosa già
> discutibile ma che spero renda l'idea.
Anch'io faccio così nei testi rivolti al volgo.
Se mi rivolgo a dei linguisti uso le // con la trascrizione Sampa
> Datne era la ninfa che viveva nell'Atollo?
Si il figlio di Atelle
> La versione emiliano-romagnola ha le pagine scritte a volte in piacentino,
> altre in reggiano, altre in modenese..."Sta chè l'è la prémma pagina in
> dialètt mudnès; per lézer quèla d'un èter dialètt te pô druvèr i ligàm chè
> dedsóver."
>
> Chissà, forse due regioni che per secoli sono state divise in tanti
> staterelli necessitano di una divisione linguistica così particellata.
Il caso del piemontese è diverso dal quello dell'emiliano-romagnolo
Il Piemonte è stato unificato alcuni secoli prima dell'Emilia Romagna e
poi,fatto più importante, in Piemonte esiste la koiné, ovvero una parlata (che
corrisponde più o meno al torinese e aree circostanti) che è intesa in tutto il
territorio regionale. E questa è il piemontese "ufficiale".