Prezioso è il contributo che il ceto forense non cessa di dare al
continuo arricchimento e affinamento della nostra lingua. È una vocazione
che di solito si estrinseca nella creazione di oggetti verbali non meno
efficaci che aggraziati. Intuizioni come quella che in tempi remoti permise
di ingentilire l'amplesso definendolo "congresso carnale", o come quella che
piú di recente ha permesso di illegiadrire la bustarella ribattezzandola
"dazione ambientale", lasciano intravedere menti affilate a anime squisite,
nonché nasi e orecchî linguistici sopraffini.
L'invenzione lessicale non è però il solo campo nel quale si esprime da
sempre l'estro idiomatico degli uomini di legge. La loro massima specialità
è in effetti piuttosto il periodo, la proposizione, il costrutto la cui
profondità del pensiero possa garbatamente copulare con la sciccheria dello
stile. Come accade, per esempio, in questa mirabile frase: "Sto cercando di
capire su quale struttura microsociale particolarissima possa galleggiare
questo modo cosí anomalo di relazionarsi con la morte".
Concepito dalla dottoressa Parducci (il magistrato che sta indagando sul
caso di quel ragazzo che per aiutare un amico a morire gli ha iniettato
cinque dosi di insulina), questo magnifico testo è un lieto baratro
concettuale e verbale. Già l'espressione "struttura microsociale" è un
minuscolo sprofondo. L'idea che su esso possa "galleggiare" alcunché è poi
schiettamente abissale. Ma addirittura voraginoso è il sospetto che il
galleggiante in questione sia un aggeggio denominato "modo anomalo di
relazionarsi con la morte". Espressione dalla quale si può comunque arguire
che uno degli uffici delle procure consiste nel relazionarsi in modo non
anomalo con la morte quotidiana della lingua.
Ciao,
Nicola
--
Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt
difficilia (Seneca)
> Sottotitoletto: "Le invenzioni lessicali dei magistrati: dal
"congresso
> carnale" in poi"
L'unica volta che mi capitò di affrontare le aule di giustizia, -come parte
lesa, vaddasè- appresi con sgomento di essere, per coloro che dibattevano la
mia causa, "l'odierno istante". Faticai non poco a comprendere.
Faticai invece pochissimo a perdonare gli informatici -brutta genìa di cui
io stesso faccio parte- e il loro 'informatichese': se gli avvocati si
concedono simili perle...
Spero di non trovarmi mai più in situazioni simili, per mille motivi. Non
ultimo quello di dover essere riconosciuto e additato come "odierno
istante".
Saluti nauseati
Dottor Mistero wrote:
> Spero di non trovarmi mai più in situazioni simili, per mille motivi. Non
> ultimo quello di dover essere riconosciuto e additato come "odierno
> istante".
Puah! Un mio amico apostrofava gli antipatici esplodendo un fragoroso
"Toponimo!".
Al cui amico, ahilui, una volta risposero con un altrettanto fragoroso ed
esplodente pugno in faccia.
(globus atomica vi displodens)
Paolo
> Saluti nauseati
Saluti da Bikini
Sarò scema ma invece queste locuzioni mi affascinano perchè come "odierno
istante", permettono di essere interpretate anche in un altro
senso(istante=momento). Mi rendo conto che dalla parte di un odierno istante
tutto venga in mente tranne che di giocare con le parole, eppure...ad
esempio come non rimanere folgorati dall'espressione "turbamento d'incanto"
quando più sordidamente un'asta non ha seguito l'usuale procedura?
Emanuela
Dottor Mistero <mis...@tiscalinet.it> wrote in message
8ib6go$131g$1...@stargate1.inet.it...
>
> "Nicola Nobili" <nino...@tin.it> wrote in message
> news:8ib5bg$4f4bq$1...@fu-berlin.de...
>
> > Sottotitoletto: "Le invenzioni lessicali dei magistrati: dal
> "congresso
> > carnale" in poi"
>
> L'unica volta che mi capitò di affrontare le aule di giustizia, -come
parte
> lesa, vaddasè- appresi con sgomento di essere, per coloro che dibattevano
la
> mia causa, "l'odierno istante". Faticai non poco a comprendere.
>
> Faticai invece pochissimo a perdonare gli informatici -brutta genìa di cui
> io stesso faccio parte- e il loro 'informatichese': se gli avvocati si
> concedono simili perle...
>
> Spero di non trovarmi mai più in situazioni simili, per mille motivi. Non
> ultimo quello di dover essere riconosciuto e additato come "odierno
> istante".
>
> Saluti nauseati
>
>
> eppure...ad esempio come non rimanere folgorati dall'espressione
>"turbamento d'incanto" quando più sordidamente un'asta non ha >seguito
l'usuale procedura?
Ti rispondo in mezzo a questo gran bailamme: troverai la mia replica? Ne
dubito.
Turbamento d'incanto? Ma è sublime! Diventerò assiduo frequentatore di aste
fallimentari e pignoramenti in genere, se vi si possono cogliere spunti
lirici di tale levatura!
Davvero fantastico, ha folgorato anche me!
Saluti turbati
> Sarò scema ma invece queste locuzioni mi affascinano perchè come
> "odierno istante", permettono di essere interpretate anche in un
> altro senso(istante=momento). Mi rendo conto che dalla parte di un
> odierno istante tutto venga in mente tranne che di giocare con le
> parole, eppure...ad esempio come non rimanere folgorati
> dall'espressione "turbamento d'incanto" quando più sordidamente
> un'asta non ha seguito l'usuale procedura?
Certo anche "turbamento d'incanto" tutto fa venire in mente salvo che
una vendita.
Pero`... come non rimanere invece perplessi sentendo la tua
spiegazione? Che si tratta di qualcosa di sordido: un'asta che non ha
seguito l'usuale procedura. Questo si` che e` un gioco di parole che
getta nuova luce sull'incanto turbato.
Gian Carlo
Sent via Deja.com http://www.deja.com/
Before you buy.
...
>Spero di non trovarmi mai più in situazioni simili, per mille motivi. Non
>ultimo quello di dover essere riconosciuto e additato come "odierno
>istante".
>
>Saluti nauseati
Macche', macche'. E' che ognuno di noi, come istante, vorrebbe durare
in eterno, e non gia' consumarsi dans l'espace d'un matin...
Avantiunaltro!
--
Isa
Work like you don't need money,
Love like you've never been hurt,
And dance like no one's watching
> Macche', macche'. E' che ognuno di noi, come istante, vorrebbe durare
> in eterno, e non gia' consumarsi dans l'espace d'un matin...
E tu credi che noi, faustianamente, intendiamo vendere l'anima implorando
"resta, sei bello!" ad un qualsiasi -se non odierno- istante della nostra
vita?
No Isabella, è perituro chi è nella prigione del tempo e necessita, per
essere, il dolore della memoria del passato e della nostalgia.
Non certo chi coglie, nella trappola del tempo, i limiti della prigione
rappresentativa che, superata, eleva l'iniziando alle 'Madri' e ne fa un non
nato: perciò imperituro, o due volte nato.
"Ci trae superno
verso l'empireo
femineo eterno." (Goethe, Faust)
Ma è già Zen! Incomprensibile all'occidentale intrappolato nei limiti della
dialettica e che, per di più, ha rinunciato all'-idea in sè e per sè-
dell'impulso Hegeliano: vero Zen del moderno occidente.
> Avantiunaltro!
Spiacente: "dopo di me, il diluvio" (Battisti/Panella, Don Giovanni)
Saluti dall'aldilà
>"dopo di me, il diluvio" (Battisti/Panella, Don Giovanni)
Non è "dopo di noi"?
> Saluti dall'aldilà
Saluti da Pignolandia.
Gian Carlo
* Sent from RemarQ http://www.remarq.com The Internet's Discussion Network *
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> Non è "dopo di noi"?
E' vero, è vero. M'era andato un neurone di traverso.
> Saluti da Pignolandia.
Se è la città di chi ha le pigne in testa, l'avviso che ne siamo provvisti
anche qui a Siena.
Saluti plurali
> Trovo moralmente repellente truccare le carte perchè una procedura
> risulti favorevole a qualcuno. "moralmente repellente" è la
> definizione che Devoto Oli da dell'aggettivo "sordido"
Questo mi era chiaro.
> Ho capito bene?
La mia risposta, vuoi dire? Credo di no. Era un gioco di parole.