David
Caro David,
il problema che poni ha le sue radici nella semantica dei morfemi che tu citi. È vero, gli aggettivi con suffisso –able in inglese, hanno in italiano due soluzioni: -bile e –vole. Tali suffissi sono solo quasi sinonimi, poiché la loro semantica differisce notevolmente quando gli aggettivi da essi prodotti sono deverbali:
Agg. = V+ -bile versus Agg.= V+ -vole
Innanzitutto la scansione morfemica prevede che la –a-, la –u-, e la -i- di -/a/(/i/, /u/)bile sia una vocale tematica dipendente dalla coniugazione verbale da cui proviene il verbo con cui si forma l’aggettivo, infatti il morfema in questione non è -ebile, ma –bile, così per esempio: Vare+ -bile = V+ -abile (adattare+ -bile = adatt/a/bile); Vere+ -bile = V+ -ibile (leggere + -bile = legg/i/bile); Vire+ -bile = V+ -abile (udire + -bile = ud/i/bile). Sicché si ottiene -/a/bile per gli aggettivi derivanti da verbi della 1a coniugazione, -/i/bile per quelli derivanti da verbi della 2a e 3a coniugazione, e talora -/u/bile ed -/e/bile per alcuni verbi della 2a coniugazione formatisi direttamente dalle voci latine preesistenti ( solvere + -bile = sol/u/bile; ).
Per quanto riguarda strettamente la semantica –bile e –vole (deverbali) si differenziano in questo senso:
1 –bile:
a. [[ ]V + bile]A
a.1 [ + tr]
b."che si può V", "che può essere V"
es.: adattare + bile = adattabile
"che si può adattare"
trattare + bile = trattabile
"che si può trattare"
con poche eccezioni ad a) (papabile, tascabile, futuribile ecc.) e ad a.1) (avverabile, evaporabile, durabile, ecc.)
2 –vole
a. [[ ]V + vole]A
a.1 [ +tr ; +intr]
b."che è V"
c. "che è da V"
es.: cedere + vole = cedevole
"che cede"
ammirare + vole = amirevole
"che è da ammirare"
Detto questo, bisogna specificare che
Tornando alla semantica in senso stretto, si può dire che gli aggettivi in –bile creano la presupposizione che siano state soddisfatte delle condizioni particolari, perché di un nome si possano predicare certe qualità; mentre per gli aggettivi in –vole la qualità del nome predicata dall’aggettivo corrisponde ad un criterio generale identificato dalla qualità stessa.
Così, se dico di una persona che è amabile, intendo dire che essa ha particolari caratteristiche che la rendono tali, proprie di quel determinato individuo; se dico che è amorevole, intendo dire che in essa tutte le caratteristiche corrispondono a ciò che il senso comune intende per amorevolezza. Non è detto che le caratteristiche che la rendono amabile corrispondano a ciò che comunemente intendiamo per amorevole (anche un certo tipo di scontrosità potrebbe risultare amabile in una data e unica personalità, ma non possiamo dire che la scontrosità risulti far parte del senso comune come caratteristica descrittiva dell’amorevolezza).
Così, se dico che un terreno è edificabile, intendo dire che di tutte le caratteristiche del terreno, molte o tutte soddisfano i criteri di legge per i quali vi si possa costruire sopra un edificio;
se dico dell’acqua che è potabile, intendo dire che essa non è inquinata, contiene un certo numero e un certo tipo di sostanze benefiche ecc.;
se dico di una persona che è caritatevole, non penso alle caratteristiche della persona in questione, ma alle caratteristiche che concorrono a dare significato alla carità;
se dico che un uomo è intrattabile, penso al suo personale carattere e a cosa lo renda tale, se dico che è irragionevole penso a ciò che in generale fa parte del buon senso comune, a ciò che pertiene la ragionevolezza.
Non credo che comunque che a livello di competenza linguistica vi sia coscienza di queste differenze, tranne che in rarissimi casi.
ciao Max