Ciao.
Sergio.
Mentre ti confermo il significato piemontese di burnìa (ben noto alle nostre nonne solite
a metterci dentro conserve e marmellate), il fatto che discenda dall'arabo, fa pensare che
le migrazioni verso nord siano cominciate ben prima dell'invenzione del gommone :-))).
Roger
Piccola correzione: 'nburnia
>Poiche' tale termine e' in uso in Sicilia con lo stesso significato
ed
>il diz. et. siciliano lo fa discendere dall'arabo "burnïya" (con
>attenzione sul latino "hirnea"), qualcuno sa cosa e' successo?
Purtroppo non ne ho la piu' pallida idea. Posso dirti che viene
chiamata "arbanella" da chi vuole parlare "italiano". Scrivo
"italiano" perche' ad un controllo piu' severo mi accorgo che il
termine non c'e' neppure sul leggendario Devoto-Oli. Il mistero si
infittisce... :o))
Cerea
Frank
Roger wrote:
> Mentre ti confermo il significato piemontese di burnìa (ben noto alle nostre nonne solite
> a metterci dentro conserve e marmellate), il fatto che discenda dall'arabo, fa pensare che
> le migrazioni verso nord siano cominciate ben prima dell'invenzione del gommone :-))).
Eh, eh, eh, eh!
P.
C'è chi ti risponderebbe: "Quali migrazioni? Perché, ce ne sono?"
>Ieri in i.h.c. e' venuto fuori questo termine
>che mi dicono "puro" piemontese
Ho difficoltà a seguire IHC come vorrei, ma ti ho già dato lí un
brevissimo riscontro. Come promesso, ho cercato e, come speravo,
qualcosina ho trovato.
Da quanto mi par di capire, non si tratta di termine "puro o
esclusivamente piemontese".
Io ricordo d'aver sempre detto "búrnia", sia in Sardegna (usa ancora,
con l'accento tonico sulla -u) e sia in Sicilia.
Strano che tu, Sergio, dica "burnía": a Palermo, i miei dicono tuttora
"búrnia". Rettifico: *dicevano* ;)): l'unica che restava in casa
(bellissima, in vetro spessissimo e luminosissimo) me la son portata
via io ;)))
Però mi sorge un dubbio: che dicessero "burnía" in dialetto siculo,
italianizzandolo poi in "búrnia" come, in casa (ma anche in Sardegna),
si è sempre detto?
Mah! Misteri dei dialetti che vietavano a noi bimbi :((
>e che significa recipiente in vetro a bocca larga (quello
>per le conserve per capirci).
>Poiche' tale termine e' in uso in Sicilia con lo stesso significato ed
>il diz. et. siciliano lo fa discendere dall'arabo "burnïya" (con
>attenzione sul latino "hirnea"), qualcuno sa cosa e' successo?
Da quanto mi par di capire, questa parola discende sí dall'arabo, ma
sembra sia giunta a noi dallo spagnolo.
Trascrivo dal D.E.D.I. della UTET:
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
Burnía, sf. (siciliano; calabrese; piemontese; ligure: brünia).
'Vaso cilindrico di terracotta invetriata o cristallo per conservare
viveri grassi o medicine'.
•Dal suo nome arabo, "burnïya", passato anche in spagnolo (albornía)
e, con mutato accento, nel catalano (al)búrnia, dal quale dipende il
sardo "bùrnia" [VES].
•V.Consolo: «le scansie stipate di fiaschi bussoli unguentarî
alberelli scatole burnie» (Il sorriso dell'ignoto marinaio,
Milano 1987, p.3).
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
Ho trascritto alla lettera: non ci sono virgole, nel brano che ho
riportato del Cónsolo.
>Ciao.
>Sergio.
Sempre ... Salvo errori ed omissioni ;))
--
Ciao,
Mariuccia®
>Ieri in i.h.c. e' venuto fuori questo termine che mi dicono "puro"
>piemontese e che significa recipiente in vetro a bocca larga (quello
>per le conserve per capirci).
esatto. Di quelli con il tappo emetico, con la fascetta di gomma che
impedisce il passaggio dell'aria.
>Poiche' tale termine e' in uso in Sicilia con lo stesso significato ed
>il diz. et. siciliano lo fa discendere dall'arabo "burnïya" (con
>attenzione sul latino "hirnea"), qualcuno sa cosa e' successo?
non sapevo, e la cosa m'intriga.
Maurizio Pistone - Torino
http://www.mclink.it/personal/MG5960
mailto:pis...@mclink.it
strenua nos exercet inertia Hor.
da tempo: da quando gli Illiri (antenati degli Albanesi) emigrarono
nella bassa Padania e si fecero chiamare Veneti (non è uno scherzo, è
confermato dalla maggioranza degli storici).
> da tempo: da quando gli Illiri (antenati degli Albanesi) emigrarono
> nella bassa Padania e si fecero chiamare Veneti (non č uno scherzo, č
> confermato dalla maggioranza degli storici).
Č vero! Bossi me l'ha confermato! :-)
Roger
Dice niente "Roncisvalle", "Poitiers", "Novalesa" ?
_______ _______
(-_-<_ \ / _>-_-)
-_-<_ \ / _>-_-
GioVanni- Caluri
Giovann...@CSELT.SFILAMI.IT
http://www.pegacity.it/parco/abita/280/index.htm
SFILARE .SFILAMI che e` li per gli spammers
(Lupo Volante)
ScoutTag LEUMANN 1 (TO) (MASCI) A.S.
>Mentre ti confermo il significato piemontese di burnìa (ben noto alle nostre nonne solite
>a metterci dentro conserve e marmellate), il fatto che discenda dall'arabo, fa pensare che
>le migrazioni verso nord siano cominciate ben prima dell'invenzione del gommone :-))).
L'epoca (prima del gommone) mi convince, quello che non mi convince e'
la direzione delle "migrazioni". A me risulta una "visita" di Vittorio
Amedeo II (di Savoia), presentatosi con passaporto britannico, nel
1713 durata circa 5 anni ed una "visita" un poco piu' impegnativa, con
scambio di botti e pacche (si fa per dire), nel 1860 da parte di un
certo Garibaldi Giuseppe (in arte "Eroe dei due mondi") in nome di
tale Benso Camillo conte di Cavour. Visto che l'ultima visita si era
prolungata abbiamo deciso di ricambiare. Tutto qui. ;-)))))
Per quanto riguarda la "burnìa", magari Vittorio Amedeo se ne e'
portata qualcuna con pomodori secchi o qualche arabo ha preso qualche
pacchetto "Alpitour" o qualche parente "largo" della terza moglie di
Federico II stabilitosi in valdemone (ed ancora qui) ha mandato
qualche presente su al nord o chissa'........ ;-))))))
Ciao.
Sergio.
>Piccola correzione: 'nburnia
Forse nella zona orientale, a Palermo, così come nel vocabolario, e'
"burnìa". Il Pitre' invece la registra con la doppia "b" > "bburnìa"
per cui sarebbe possibile, in alcune zone, la trasformazione della
prima "b" in "n". Oppure una contrazione di *'nna burnìa*.
>Purtroppo non ne ho la piu' pallida idea. Posso dirti che viene
>chiamata "arbanella" da chi vuole parlare "italiano".
Magari una "arabanella" con perdita della seconda "a".
>Scrivo "italiano" perche' ad un controllo piu' severo mi accorgo che il
>termine non c'e' neppure sul leggendario Devoto-Oli.
Polemico?!?! ;-))))
>Il mistero si infittisce... :o))
Aspettiamo, non si sa mai!
Ciao.
Sergio.
> Sergio ha scritto nel messaggio ...
> >Ieri in i.h.c. e' venuto fuori questo termine che mi dicono "puro"
> >piemontese e che significa recipiente in vetro a bocca larga (quello
> >per le conserve per capirci).
>
> Purtroppo non ne ho la piu' pallida idea. Posso dirti che viene
> chiamata "arbanella" da chi vuole parlare "italiano"...
> ...il termine non c'e' neppure sul leggendario Devoto-Oli.
Ma esiste il termine "albarello", che indica il vecchio vaso da farmacia,
che mi pare una specie di burnìa. L'oggetto è in disuso; la parola
resiste, credo, solo nel linguaggio degli antiquari, qualche volta nella
forma "alberello".
Quanto alla pronuncia di "burnìa", ho sempre sentito l'accento sulla "i".
--
Ruggero Volpes, Palermo
>Di quelli con il tappo emetico, con la fascetta di gomma che
^^^^^^^^^^^^
Ma e' ........ vomitevole! =:o
Ciao.
Sergio.
Devo confermare la versione di Sergio: a Palermo si dice burnìa con l'accento sulla i.
Nelle Madonie, dove il dialetto palermitano è meno esagerato (c'è una certa influenza di quello
catanese) si pronuncia vurnìa ossia con la V al posto della iniziale B.
Saluti
Santino
>Mariuccia Ruta:
>(taglio)
>> Io ricordo d'aver sempre detto "búrnia", sia in Sardegna (usa ancora,
>> con l'accento tonico sulla -u) e sia in Sicilia.
>> Strano che tu, Sergio, dica "burnía": a Palermo, i miei dicono tuttora
>> "búrnia". Rettifico: *dicevano* ;)): l'unica che restava in casa
>> (bellissima, in vetro spessissimo e luminosissimo) me la son portata
>> via io ;)))
>> Però mi sorge un dubbio: che dicessero "burnía" in dialetto siculo,
>> italianizzandolo poi in "búrnia" come, in casa (ma anche in Sardegna),
>> si è sempre detto?
>Devo confermare la versione di Sergio:
>a Palermo si dice burnìa con l'accento sulla i.
Non intendevo mettere in dubbio ciò che diceva Sergio. Esprimevo il
mio stupore, ed alla fine pensai d'aver trovato una logica spiegazione
a quello che poteva benissimo esser stato, da sempre, un errore ...
congenito ;)))
Detti quindi voce al pensiero che mi sovvenne proprio mentre scrivevo
e soggiunsi:
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
>Però mi sorge un dubbio: che dicessero "burnía" in dialetto siculo,
>italianizzandolo poi in "búrnia" come, in casa (ma anche in Sardegna),
>si è sempre detto?
>Mah! Misteri dei dialetti che vietavano a noi bimbi :((
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
La frase:
«... che dicessero "burnía" in dialetto siculo, italianizzandolo poi
in "búrnia"...» era riferita ai miei genitori (papà siciliano e mamma
sarda) dai quali ho sempre sentito "búrnia".
La spiegazione potrebbe stare precisamente nel fatto che in sardo -e
nell'italiano che sento parlare in Sardegna- la dizione corretta è
"búrnia" e che mio padre (siculo che adorava mia madre sarda ;))
l'avesse applicata quindi al suo e nostro italiano, pensando che
burnía fosse un termine dialettale siculo e quindi da evitare :(
>Saluti
>Santino
--
Ciao,
Mariuccia®
Cara Mariuccia,
a te che sei di origini isolane, ma che, a quanto pare, oggi stai nel profondo nord (o sbaglio?), ti
chiedo:
quale parola ti sembra più adatta a identificare un abitante della Sicilia?
In altri termini, è più comune, o più usato, o più corretto o, secondo te, preferibile: "siciliano"
o "siculo"?
La stessa domanda è, ovviamente, rivolta ad altri nordisti (e, perchè no? sudisti).
Poi, ti dirò il termine che più preferisco io.
Ciao
Santino
P.S. Ovviamente, non ho nessun problema con i "nordisti" e i "sudisti": adoro l'Italia tutta intera
e gli Italiani tutti.
Santo Paternò wrote:
> Cara Mariuccia,
> a te che sei di origini isolane, ma che, a quanto pare, oggi stai nel profondo nord (o sbaglio?)
Un po' ti sbagli... quell.indirizzo di Mariuccia che termina con .net.ve non significa che ella scrive
da Venezia...
bensì dal Venezuela... più a sud di così!
Anacleto Mitraglia
(ma ora devo muovermi, spostarmi, allontanarmi... via da Topolinia! Zot!)
Scusa la premessa, Santino: potresti, per favore, evitare gli accenti
nei titoli e nel nome? Son causa di caratteri praticamente
illeggibili, come potrai constatare tu stesso.
>Cara Mariuccia,
>a te che sei di origini isolane,
Al trecentopercento! Anzi no: facciamo pure al quattrocento per cento,
visto che ... ;))
>ma che, a quanto pare, oggi stai nel nel profondo nord (o sbaglio?),
Son sarda di nascita, toscana d'adozione e venezolana perché ... la
vita è una ... roulette.
Amo la mia Toscana, la mia Sardegna e la mia Sicilia; in modo del
tutto speciale la mia Palermo, città in cui son cresciuta e nella
quale ho completato gli studi, prima di ... "migraar loontaaan".
Adesso (ma non da ora), come ti ha già detto il nostro iberico
Paolone_mina_vagante ;)) vivo e lavoro in Venezuela.
>ti chiedo: quale parola ti sembra più
>adatta a identificare un abitante della Sicilia?
>In altri termini, è più comune, o più usato, o più corretto o,
>secondo te, preferibile: "siciliano" o "siculo"?
Senz'alcun dubbio: siciliano.
Uso il termine "siculo" solo in tono scherzoso o addirittura burlone;
ma *mai* in senso spregiativo: non potrei; cosí come non potrei mai
definire i sardi "sardignoli" (o sardagnoli, come a volte mi càpita di
sentir dire.
Tornando al ... "siculo", so benissimo che l'etimologia ... ecc. ecc.;
ma a me suonerebbe davvero ironico dire o sentire tale termine in una
conversazione seria e formale.
>Poi, ti dirò il termine che più preferisco io.
Aspetto. Curiosa di conoscerne anche le motivazioni.
>P.S. Ovviamente, non ho nessun problema con i "nordisti" e i "sudisti":
>adoro l'Italia tutta intera e gli Italiani tutti.
Io di piú. Con struggente nostalgia.
>Ciao
>Santino
--
Ciao,
Mariuccia®
Io invece (ne parlavo recentemente con un collega sardo) ho sentito
dire solo sardEgnoli. D'altronde, se non avesse una valenza
spregiativa, il termine si giustificherebbe appieno, per analogia, e.g.:
Romagna => Romagnoli
Sardegna => Sardegnoli
Ciao,
Nicola
--
Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt
difficilia (Seneca).
Sent via Deja.com http://www.deja.com/
Before you buy.
> Mariuccia Ruta <ruta...@telcel.net.ve> wrote:
>> definire i sardi "sardignoli" (o sardagnoli, come a volte mi càpita di
>> sentir dire.
>
>Io invece (ne parlavo recentemente con un collega sardo) ho sentito
>dire solo sardEgnoli. D'altronde, se non avesse una valenza
>spregiativa,
Già! Chissà da dove o da che cosa è venuto fuori il "sardo", anziché
il piú logico "sardegnolo" (o sardignolo, come io ho sempre sentito)
che è, invece, riservato agli asinelli isolani.
>il termine si giustificherebbe appieno, per analogia, e.g.:
>Romagna => Romagnoli
>Sardegna => Sardegnoli
>Ciao,
> Nicola
--
Ciao,
Mariuccia®
Io direi, piuttosto, che sei cittadina del mondo e, a parte
la struggente nostalgia, ti auguro di sentirti bene in ogni
parte del mondo.
> Ciao,
> Mariuccia®
Per dire la mia, tra siciliano e siculo anch'io preferisco il
primo termine.
La mia domanda, semmai, aveva un altro scopo: capire come
mai parecchie persone del nord, tra cui alcuni miei amici
assolutamente innamorati della Sicilia e dei Siciliani (per
cui al di fuori di ogni sospetto), usino il termine "siculo" che a
qualcuno sembra lievemente spregiativo, anche se, mi pare,
sia il nome delle antiche popolazioni che sono venute ad
insediarsi nell'isola.
Altri hanno avuto la mia stessa sensazione? Ossia di un uso
più comune del termine "siculo" nel nord Italia e del
termine "siciliano" tra i meridionali? E' solo una mia
impressione?
Ciao
Santino
P.S. Purtroppo non capisco come mai tu veda la o accentata
come F2; se qualcuno è in grado di suggerirmi qualche
particolare impostazione dell'Outlook Express in modo da
evitare questo problema lo ringrazio sin da adesso.
Per il passato, il mio cognome si legge Paterno con
l'accento sulla o.
Scusami, ma l'informatica è una brutta bestia e non sono
riuscito ancora a domarla.
(Oddio, ......... come devo scrivere la terza persona
singolare, tempo indicativo, del verbo essere, per non risultarti stramba?
Quasi quasi
scrivo direttamente: l'informatica E8 una brutta bestia ....... :-)) ).
> D'altronde, se non avesse una valenza
>spregiativa, il termine si giustificherebbe appieno, per analogia, e.g.:
>Romagna => Romagnoli
>Sardegna => Sardegnoli
Campagna >= Campagnoli
ecc.
o no?
Elementare, Watson, dal latino Sardus, -a, -um.
G.P.
>Mariuccia Ruta:
>> [...] la vita è una ... roulette.
>Io direi, piuttosto, che sei cittadina del mondo e, a parte
>la struggente nostalgia, ti auguro
Grazie, ma ormai credo d'esser supervaccinata, in tal senso ;))
>di sentirti bene in ogni parte del mondo.
E' proprio ciò che mi succede, ahimè: mi ambiento bene, sto bene
ovunque ed il risultato è che ogni partenza è sempre molto sofferta.
Lo stare al di qua dell'oceano, comunque, costituisce un problema
molto piú grosso che lo stare in qualsiasi altra parte d'Italia.
>Per dire la mia, tra siciliano e siculo anch'io preferisco il
>primo termine.
>La mia domanda, semmai, aveva un altro scopo: capire come
>mai parecchie persone del nord, tra cui alcuni miei amici
>assolutamente innamorati della Sicilia e dei Siciliani (per
>cui al di fuori di ogni sospetto), usino il termine "siculo" che a
>qualcuno sembra lievemente spregiativo, anche se, mi pare,
>sia il nome delle antiche popolazioni che sono venute ad
>insediarsi nell'isola.
> Non so quanto sia valida questa tesi. Che io sappia, anticamente la
> Sicilia non era abitata da un'unica popolazione omogenea:
Anticamente, ed a quanto ne so, la Sicilia non fu abitata da un'unica
popolazione omogenea: se non erro, i primi a stabilirsi nell'isola
furono i Sicani, provenienti dalla penisola Iberica o dall'Africa; poi
giunsero i Siculi, che alcuni pensano provenissero dal Lazio, ed
infine gli Elimi (forse di origine asiatica).
>Altri hanno avuto la mia stessa sensazione? Ossia di un uso
>più comune del termine "siculo" nel nord Italia e del
>termine "siciliano" tra i meridionali? E' solo una mia
>impressione?
No, non credo sia solo impressione tua: in tutte le conversazioni in
cui mi trovo coinvolta, tutti dicono "siculo/siculi" sempre in tono
scherzoso. Ma non ho mai notato intenzioni offensive o denigratorie.
Forse è fuori tema, ma ... (no comment); cito parte di un mio post
precedente sull'argomento Sicilia e Siculi.
>~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
Quando giunsero in Sicilia i Siculi vennero presto a contatto con i
Sicani e ... cito testualmente da Ignazio Sucato...
"...tra i due gruppi si stabilirono buoni rapporti [...]". I loro
linguaggi si amalgamarono e, per la prevalenza dei Siculi, sorse
quella lingua che si poté chiamare "sìcula" [...] Da allora, questo
gruppo etnico ben delineato, anche per la lingua che parla,
costituirà permanentemente il sustrato ed il filo conduttore
dell'isola più grande del Mediterraneo senza perdere, a contatto
con i popoli delle più svariate civiltà, il suo peculiare carattere
e la sua lingua propria.
Sembra siano state scoperte delle pietre con su scolpite delle
lettere di una lingua originaria dei Siculi (I. Sucato).
>~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
>>Già! Chissà da dove o da che cosa è venuto fuori il "sardo", anziché
>>il piú logico "sardegnolo"
>Elementare, Watson, dal latino Sardus, -a, -um.
D'accordo, ma la mia curiosità non è sull'etimologia del termine.
Mi domando da dove *è venuto fuori*, non da dove deriva: perché
"sardo" e non "sardegnòlo"?
>G.P.
--
Ciao,
Mariuccia®