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Diminutivi

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Wolfgang

unread,
Jul 15, 2016, 6:29:41 AM7/15/16
to
Nella maggior parte (a quanto mi pare) dei casi, il genere di un
diminutivo e lo stesso che quello della parola base. Ma non mancano
le eccezioni, ad esempio:

calza - calzino,
spazzola - spazzolino
(e tanti altri che al momento non mi vengono)

In pochi casi esistono anche forme doppie, ad esempio:
zucca - zucchina e zucchino
(curiosamente in Germania prevale di gran lunga il maschile).

Avete un idea come mai siano sorte queste alternanze di genere?
Vogliono esprimere qualcosa di diverso rispetto ai diminutivi che
mantengono il genere?

Ciao,
Wolfgang

abc

unread,
Jul 15, 2016, 7:12:14 AM7/15/16
to
Il 15/07/2016 12.29, Wolfgang ha scritto:
> Nella maggior parte (a quanto mi pare) dei casi, il genere di un
> diminutivo e lo stesso che quello della parola base.

> In pochi casi esistono anche forme doppie, ad esempio:
> zucca - zucchina e zucchino
> (curiosamente in Germania prevale di gran lunga il maschile).

Se non ricordo male, nella lingua tedesca una parola di genere maschile
o femminile nel passaggio al diminutivo (-chen) diventa di genere
neutro, è giusto?

Wolfgang

unread,
Jul 15, 2016, 7:47:20 AM7/15/16
to
On Fri, 15 Jul 2016 13:12 +0200, abc wrote:
> [...]
> Se non ricordo male, nella lingua tedesca una parola di genere
> maschile o femminile nel passaggio al diminutivo (-chen) diventa
> di genere neutro, è giusto?

Già, così sorgono anche casi assurdi come das Mädchen ('la
ragazza'). Si tratta di un fenomeno analogo agli accrescitivi
italiani con la desinenza -one, che rende indistintamente maschile
qualsiasi parola, producendo assurdi come il donnone.

Ma non vedo alcun nesso con il cambio di genere di alcuni diminutivi
italiani.

Ciao,
Wolfgang

edi'®

unread,
Jul 15, 2016, 8:14:33 AM7/15/16
to
Il 15/07/2016 12.29, Wolfgang ha scritto:

> Avete un idea come mai siano sorte queste alternanze di genere? Vogliono
> esprimere qualcosa di diverso rispetto ai diminutivi che mantengono il
> genere?

Spesso sì. Ad esempio, visto che lo citi, il calzino non è semplicemente
una piccola calza, ma la classica calza corta da uomo (il pedalino).
Riferendomi a una calza molto piccola (di una bambola, di una bimba...)
non direi mai /calzino/ ma /calzina/

E.D.

Bruno Campanini

unread,
Jul 15, 2016, 8:42:25 AM7/15/16
to
Wolfgang brought next idea :
Nei casi che hai citato sicuramente sì.
Calzino non è il diminutivo di calza, spazzolino non è il
diminutivo di spazzola, zucchino non è il diminutivo di zucca.
Direi, ma mi è molto difficile generalizzare, che quando col
diminutivo|maggiorativo muta il genere, oltre alla dimensione
muta anche qualcos'altro.

Viola-violino, scala-scalino, tromba-trombone, scarpa-scarpone,
finestra-finestrino, spilla-spillone, forchetta-forchettone...

Bruno

Giovanni Drogo

unread,
Jul 15, 2016, 9:20:40 AM7/15/16
to
On Fri, 15 Jul 2016, Wolfgang wrote:

> zucca - zucchina e zucchino
> (curiosamente in Germania prevale di gran lunga il maschile).

E anche il plurale (zukkini), o no ?
Anche se oggettivamente si comprano in numero maggiore di una/o (quindi
non e' come l'inglese salami o panini)

Wolfgang

unread,
Jul 15, 2016, 10:05:44 AM7/15/16
to
On Fri, 15 Jul 2016 15:20 +0200, Giovanni Drogo wrote:
>
> On Fri, 15 Jul 2016, Wolfgang wrote:
>>
>> zucca - zucchina e zucchino
>> (curiosamente in Germania prevale di gran lunga il maschile).
>
> E anche il plurale (zukkini), o no ?

Anzi, se ne usa in tedesco quasi esclusivamente il plurale
«Zucchini» (la grafia «Zukkini» non l'ho mai vista). Sono convinto
che la maggior parte dei miei compatrioti non sappia neanche che si
tratta di un plurale, ma ritenga la parola un singolare collettivo,
tipo uva.

> Anche se oggettivamente si comprano in numero maggiore di una/o

appunto

> (quindi non e' come l'inglese salami o panini)

Non so com'è in inglese, ma in tedesco «Salami» è femminile
singolare, ciò forse dovuto al fatto che l'articolo femminile «die»
sia uguale al singolare e al plurale.

Quanto ai «panini», questa parola non si usa in tedesco, o è
comunque molto rara.

Ciao,
Wolfgang

Wolfgang

unread,
Jul 15, 2016, 10:27:02 AM7/15/16
to
On Fri, 15 Jul 2016 14:42 +0200, Bruno Campanini wrote:
>
> Wolfgang brought next idea :
>>
>> Nella maggior parte (a quanto mi pare) dei casi, il genere di un
>> diminutivo e lo stesso che quello della parola base. Ma non
>> mancano le eccezioni, ad esempio:
>>
>> calza - calzino,
>> spazzola - spazzolino
>> (e tanti altri che al momento non mi vengono)
>>
>> In pochi casi esistono anche forme doppie, ad esempio:
>> zucca - zucchina e zucchino
>> [...]
>
> Nei casi che hai citato sicuramente sì.
> Calzino non è il diminutivo di calza, spazzolino non è il
> diminutivo di spazzola, zucchino non è il diminutivo di zucca.
> Direi, ma mi è molto difficile generalizzare, che quando col
> diminutivo|maggiorativo muta il genere, oltre alla dimensione
> muta anche qualcos'altro.
>
> Viola-violino, scala-scalino, tromba-trombone, scarpa-scarpone,
> finestra-finestrino, spilla-spillone, forchetta-forchettone...

Gli accrescitivi (o come tu preferisci dire maggiorativi) non
c'entrano, visto che la desinenza -one li rende indistintamente
maschili (vedi la mia risposta ad abc).

Quanto al violino, per me questo strumento è una viola (da gamba o
da braccio che sia) piccola.

Anche uno spazzolino è una spazzola piccola, o no? Il fatto che
quella serve a pulire i denti non ne toglie nulla.

D'altra parte lo scalino e il calzino sembrano di confermare la tua
teoria. Tutto sommato, direi che il cambio di genere è un fenomeno
troppo complesso perché si possa trovarne una spiegazione
generalmente valida.

Ciao,
Wolfgang

posi

unread,
Jul 17, 2016, 7:59:56 PM7/17/16
to
Il 15/07/16 12.29, Wolfgang ha scritto:
Suppongo che ci si ispiri al dimorfismo sessuali degli animali, nei
quali spesso maschio e femmina hanno dimensioni diverse. Così, nelle
parole, il cambio di genere indica che la differenza non è solo nelle
dimensioni ma anche nelle funzionalità, pur appartenendo alla stessa
"specie".
Il violino non è solo una viola piccola: è proprio un altro strumento,
con un'accordatura diversa. Lo stesso vale per il violone e il violoncello.

Da "calza" viene "calzino", ma anche "calzone": in entrambi casi è
evidente che la differenza va oltre le dimensioni.

Maurizio Pistone

unread,
Jul 18, 2016, 7:33:49 AM7/18/16
to
Wolfgang <w...@ariannuccia.de> wrote:

> Gli accrescitivi (o come tu preferisci dire maggiorativi) non
> c'entrano, visto che la desinenza -one li rende indistintamente
> maschili (vedi la mia risposta ad abc).

c'č anche l'accrescitovo in -ona: casa / casona

spesso serve a trasformare in sostantivi degli aggettivi: ricca roccona,
grassa grassona

--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it

Maurizio Pistone

unread,
Jul 18, 2016, 7:33:49 AM7/18/16
to
Wolfgang <w...@ariannuccia.de> wrote:

> Nella maggior parte (a quanto mi pare) dei casi, il genere di un
> diminutivo e lo stesso che quello della parola base. Ma non mancano
> le eccezioni, ad esempio:
>
> calza - calzino,
> spazzola - spazzolino
> (e tanti altri che al momento non mi vengono)

anche gli accrescitivi: scatola / scatolone ecc.

Maurizio Pistone

unread,
Jul 18, 2016, 7:33:49 AM7/18/16
to
Bruno Campanini <brun...@libero.it> wrote:

> Direi, ma mi č molto difficile generalizzare, che quando col
> diminutivo|maggiorativo muta il genere, oltre alla dimensione
> muta anche qualcos'altro.
>
> Viola-violino, scala-scalino, tromba-trombone, scarpa-scarpone,
> finestra-finestrino, spilla-spillone, forchetta-forchettone...

con viola / violino, finestra / finestrino e altri, che cosa cambia
oltre alla domensione - ed ovviamente tutto ciň che č legato alla
domensione?

Maurizio Pistone

unread,
Jul 18, 2016, 7:40:43 AM7/18/16
to
posi <posi...@infinito.it> wrote:

> Suppongo che ci si ispiri al dimorfismo sessuali degli animali, nei
> quali spesso maschio e femmina hanno dimensioni diverse. Così, nelle
> parole, il cambio di genere indica che la differenza non è solo nelle
> dimensioni ma anche nelle funzionalità, pur appartenendo alla stessa
> "specie".

con pennello / pennellessa è il contrario

> Il violino non è solo una viola piccola: è proprio un altro strumento,
> con un'accordatura diversa. Lo stesso vale per il violone e il violoncello.

ovviamente cambiando le dimensioni cambia anche l'accordatura, corde più
lunghe e più spesse producono suoni più gravi

passando ad un registro diverso gli strumenti hanno parti diverse, ma
strutturalmente non mi sembra che ci siano grandi differenze, tant'è
vero che storicamente ci sono stati anche strumenti con dimensioni
diverse da quelli classici: il violino "piccolo" con la 4a corda in do,
il "controviolino" accordato un'ottava sotto il violino

il discorso è un pochino diverso per il contrabbasso

lo stesso negli strumenti a fiato, le famiglie dei flauti dritti, dei
clarinetti ecc.

edevils

unread,
Jul 18, 2016, 9:54:34 AM7/18/16
to
On 18/07/2016 13:40, Maurizio Pistone wrote:
> posi <posi...@infinito.it> wrote:
...
>> Il violino non è solo una viola piccola: è proprio un altro strumento,
>> con un'accordatura diversa. Lo stesso vale per il violone e il violoncello.
>
> ovviamente cambiando le dimensioni cambia anche l'accordatura, corde più
> lunghe e più spesse producono suoni più gravi
>
> passando ad un registro diverso gli strumenti hanno parti diverse, ma
> strutturalmente non mi sembra che ci siano grandi differenze, tant'è
> vero che storicamente ci sono stati anche strumenti con dimensioni
> diverse da quelli classici: il violino "piccolo" con la 4a corda in do,
> il "controviolino" accordato un'ottava sotto il violino
>
> il discorso è un pochino diverso per il contrabbasso
>
> lo stesso negli strumenti a fiato, le famiglie dei flauti dritti, dei
> clarinetti ecc.

Se vuoi lodare un violino non dirai "come suona bene questa piccola viola".


posi

unread,
Jul 18, 2016, 10:04:15 AM7/18/16
to
Il 18/07/16 13.40, Maurizio Pistone ha scritto:
> posi <posi...@infinito.it> wrote:
>
>> Suppongo che ci si ispiri al dimorfismo sessuali degli animali, nei
>> quali spesso maschio e femmina hanno dimensioni diverse. Così, nelle
>> parole, il cambio di genere indica che la differenza non è solo nelle
>> dimensioni ma anche nelle funzionalità, pur appartenendo alla stessa
>> "specie".
>
> con pennello / pennellessa è il contrario
>

Non ho detto che il più grande debba essere il maschile: anche in molte
specie animali, soprattutto insetti, è la femmina ad essere più grande.

>> Il violino non è solo una viola piccola: è proprio un altro strumento,
>> con un'accordatura diversa. Lo stesso vale per il violone e il violoncello.
>
> ovviamente cambiando le dimensioni cambia anche l'accordatura, corde più
> lunghe e più spesse producono suoni più gravi
>

Non è tanto ovvio. L'altezza del suono dipende fondamentalmente da tre
parametri indipendenti: lunghezza, diametro e tensione della corda.
Entro certi limiti puoi gestirtela come vuoi. Per esempio, la chitarra
basso riesce a suonare ben un ottava sotto quella normale, con un minimo
aumento delle dimensioni.

Non è detto che un'accordatura diversa significhi uno strumento diverso,
però è sicuramente qualcosa di più di un semplice cambio di dimensioni.
Per il violino ancora oggi esistono varie dimensioni, con la stessa
accordatura, ed è considerato lo stesso strumento.

> passando ad un registro diverso gli strumenti hanno parti diverse, ma
> strutturalmente non mi sembra che ci siano grandi differenze, tant'è
> vero che storicamente ci sono stati anche strumenti con dimensioni
> diverse da quelli classici: il violino "piccolo" con la 4a corda in do,
> il "controviolino" accordato un'ottava sotto il violino
>
> il discorso è un pochino diverso per il contrabbasso
>
> lo stesso negli strumenti a fiato, le famiglie dei flauti dritti, dei
> clarinetti ecc.
>

Non è proprio la stessa cosa. Viola, violino, violoncello e contrabbasso
sono effettivamente strumenti diversi: appartengono alla stessa
famiglia, ma sono diversi. Se chiedi ad un violista di suonare il
violino o viceversa si trova in difficoltà, non parliamo poi del
violoncello.

I fiati no: un clarinettista in generale può suonare qualunque
clarinetto, e legge dal pentagramma allo stesso modo. Semmai è il
compositore a doversi occupare dell'eventuale trasporto.

edevils

unread,
Jul 18, 2016, 10:07:10 AM7/18/16
to
On 18/07/2016 13:33, Maurizio Pistone wrote:
> Bruno Campanini <brun...@libero.it> wrote:
>
>> Direi, ma mi è molto difficile generalizzare, che quando col
>> diminutivo|maggiorativo muta il genere, oltre alla dimensione
>> muta anche qualcos'altro.
>>
>> Viola-violino, scala-scalino, tromba-trombone, scarpa-scarpone,
>> finestra-finestrino, spilla-spillone, forchetta-forchettone...
>
> con viola / violino, finestra / finestrino e altri, che cosa cambia
> oltre alla domensione - ed ovviamente tutto ciò che è legato alla
> domensione?

Cambia la parola che si usa. "Violino" e "piccola viola" non sono
interscambiabili, generalmente.
Direi che anche "finestra" e "finestrino" hanno ambiti d'uso abbastanza
ben differenziati: la prima negli edifici, il secondo nei veicoli.
Una piccola finestra di una casa viene detta semmai "finestrella".

Valerio Vanni

unread,
Jul 18, 2016, 10:13:44 AM7/18/16
to
On Mon, 18 Jul 2016 16:04:13 +0200, posi <posi...@infinito.it>
wrote:

>Non è tanto ovvio. L'altezza del suono dipende fondamentalmente da tre
>parametri indipendenti: lunghezza, diametro e tensione della corda.
>Entro certi limiti puoi gestirtela come vuoi. Per esempio, la chitarra
>basso riesce a suonare ben un ottava sotto quella normale, con un minimo
>aumento delle dimensioni.

Un minimo aumento della lunghezza... perché il diametro delle corde è
visibilmente diverso.

>Non è detto che un'accordatura diversa significhi uno strumento diverso,
>però è sicuramente qualcosa di più di un semplice cambio di dimensioni.

Spesso, per "accordatura diversa" si intende una diversa relazione tra
l'accordatura delle singole corde, anche se lo strumento conserva
all'incirca la stessa estensione complessiva.


--
Ci sono 10 tipi di persone al mondo: quelle che capiscono il sistema binario
e quelle che non lo capiscono.

posi

unread,
Jul 18, 2016, 11:02:37 AM7/18/16
to
Il 18/07/16 13.33, Maurizio Pistone ha scritto:
> Bruno Campanini <brun...@libero.it> wrote:
>
>> Direi, ma mi è molto difficile generalizzare, che quando col
>> diminutivo|maggiorativo muta il genere, oltre alla dimensione
>> muta anche qualcos'altro.
>>
>> Viola-violino, scala-scalino, tromba-trombone, scarpa-scarpone,
>> finestra-finestrino, spilla-spillone, forchetta-forchettone...
>
> con viola / violino, finestra / finestrino e altri, che cosa cambia
> oltre alla domensione - ed ovviamente tutto ciò che è legato alla
> domensione?
>

Un cambio di dimensione può essere solo un cambio di dimensione o può
essere legato, più o meno direttamente, ad un cambio di materiale, di
forma, di funzionalità. Non posso lavarmi i denti con una qualunque
spazzola piccola: mi serve uno specifico oggetto che sicuramente rientra
nella famiglia delle spazzole ma che è costruito appositamente per
lavarsi i denti, con una forma adatta ed una durezza delle setole adeguata.

Maurizio Pistone

unread,
Jul 18, 2016, 11:18:56 AM7/18/16
to
perché si tratta di strumenti costruiti secondo canoni altamente
formalizzati

tecnicamente parlando, puoi fare una viola più o meno grande quanto
vuoi, sarà uno strumento capace di emettere suoni e, con un certo
esercizio, un bravo suonatore troverà il modo per eseguirci sopra
musiche di una certa complesità

ma i rapporti standard sono quelli

andando più nel banale, tu puoi costruire una bottiglia grande o piccola
quanto vuoi, ma i formati standard sono: un litro, 3/4 di litro, 2/3,
1/2...

tu puoi mettere il tuo vino in bottiglie da (radice quadrata di due)
litri, e sarà un bottiglione, o da 0,54321 litri, sarà una bottiglietta,
poi però non lamentarti se avrai problemi a commercializzarlo

così puoi chiedere ad un fabbricante di strumenti musicali di costruirti
un clarinetto in la bemolle crescente di un quarto di tono, sarà sempre
un clarinetto che suona come un clarinetto, però ti costerà parecchio
caro, e poi con tutta probabilità suonerai sempre da solo

edevils

unread,
Jul 18, 2016, 11:45:54 AM7/18/16
to
Dal punto di vista linguistico -e la lingua è il vestito del pensiero-
"bottiglina" e "bottiglione" sono forme flesse di "bottiglia". "Violino"
è invece lemma autonomo, sebbene origini come diminutivo di "viola".

violin (n.)
1570s, from Italian violino, diminutive of viola (see viola). The modern
form of the smaller, medieval viola da braccio.
http://www.etymonline.com/index.php?term=violin

posi

unread,
Jul 18, 2016, 11:46:45 AM7/18/16
to
Il 18/07/16 16.13, Valerio Vanni ha scritto:
> On Mon, 18 Jul 2016 16:04:13 +0200, posi <posi...@infinito.it>
> wrote:
>
>> Non è tanto ovvio. L'altezza del suono dipende fondamentalmente da tre
>> parametri indipendenti: lunghezza, diametro e tensione della corda.
>> Entro certi limiti puoi gestirtela come vuoi. Per esempio, la chitarra
>> basso riesce a suonare ben un ottava sotto quella normale, con un minimo
>> aumento delle dimensioni.
>
> Un minimo aumento della lunghezza... perché il diametro delle corde è
> visibilmente diverso.
>

Sì, sono circa 20 cm di differenza. Pochissimi, se consideriamo che, a
parità di diametro e di tensione, per abbassare di un'ottava dovremmo
raddoppiare la lunghezza della corda.

>> Non è detto che un'accordatura diversa significhi uno strumento diverso,
>> però è sicuramente qualcosa di più di un semplice cambio di dimensioni.
>
> Spesso, per "accordatura diversa" si intende una diversa relazione tra
> l'accordatura delle singole corde, anche se lo strumento conserva
> all'incirca la stessa estensione complessiva.
>

L'estensione di uno strumento a corda dipende da vari fattori, ma
soprattutto dalla relazione tra le singole corde: a parità del numero di
corde, uno strumento accordato per quinte, come il violoncello, ha
un'estensione più alta di uno accordato per quarte, come il contrabbasso.

Valerio Vanni

unread,
Jul 18, 2016, 12:09:26 PM7/18/16
to
On Mon, 18 Jul 2016 17:46:44 +0200, posi <posi...@infinito.it>
wrote:

>> Spesso, per "accordatura diversa" si intende una diversa relazione tra
>> l'accordatura delle singole corde, anche se lo strumento conserva
>> all'incirca la stessa estensione complessiva.
>>
>
>L'estensione di uno strumento a corda dipende da vari fattori, ma
>soprattutto dalla relazione tra le singole corde: a parità del numero di
>corde, uno strumento accordato per quinte, come il violoncello, ha
>un'estensione più alta di uno accordato per quarte, come il contrabbasso.

Ok, volevo dire che le accordature alternative *di un determinato
strumento* non differiscono principalmente per estensione.

Guarda per esempio le accordature aperte della chitarra:
https://it.wikipedia.org/wiki/Accordatura

Quella di Mi maggiore ha la stessa identica estensione di
un'accordatura standard, ma è diversissima da suonare.

E anche quelle di Re scendono di appena un tono, senza peraltro
variare l'estensione complessiva.

Allentare le chiavette e fare un'accordatura Re - Sol - Do - Fa - La -
Re (o, viceversa, Fa# La etc) invece fa una chitarra che si suona alla
stessa maniera dell'altra, ma non viene normalmente chiamato
"accordatura alternativa".

posi

unread,
Jul 18, 2016, 12:38:27 PM7/18/16
to
Il 18/07/16 18.09, Valerio Vanni ha scritto:
> On Mon, 18 Jul 2016 17:46:44 +0200, posi <posi...@infinito.it>
> wrote:
>
>>> Spesso, per "accordatura diversa" si intende una diversa relazione tra
>>> l'accordatura delle singole corde, anche se lo strumento conserva
>>> all'incirca la stessa estensione complessiva.
>>>
>>
>> L'estensione di uno strumento a corda dipende da vari fattori, ma
>> soprattutto dalla relazione tra le singole corde: a parità del numero di
>> corde, uno strumento accordato per quinte, come il violoncello, ha
>> un'estensione più alta di uno accordato per quarte, come il contrabbasso.
>
> Ok, volevo dire che le accordature alternative *di un determinato
> strumento* non differiscono principalmente per estensione.
>
> Guarda per esempio le accordature aperte della chitarra:
> https://it.wikipedia.org/wiki/Accordatura
>

Sì, nella chitarra è molto diffuso l'uso di accordature non standard, ma
si tratta di differenze di pochi semitoni. C'è qualche variazione nella
diteggiatura, ma niente a che vedere con le differenze che ci sono tra
una viola e un violino.

> Quella di Mi maggiore ha la stessa identica estensione di
> un'accordatura standard, ma è diversissima da suonare.
>
> E anche quelle di Re scendono di appena un tono, senza peraltro
> variare l'estensione complessiva.
>
> Allentare le chiavette e fare un'accordatura Re - Sol - Do - Fa - La -
> Re (o, viceversa, Fa# La etc) invece fa una chitarra che si suona alla
> stessa maniera dell'altra, ma non viene normalmente chiamato
> "accordatura alternativa".
>

Infatti, in quei casi più che accordatura alternativa io direi che molto
semplicemente l'orchestra decide di usare un la a 392 Hz o 416Hz invece
che i soliti 440 Hz

posi

unread,
Jul 18, 2016, 1:49:04 PM7/18/16
to
Il 18/07/16 17.18, Maurizio Pistone ha scritto:
> edevils <use_reply...@devils.com> wrote:
>
>>>> Il violino non è solo una viola piccola: è proprio un altro strumento,
>>>> con un'accordatura diversa. Lo stesso vale per il violone e il violoncello.
>>>
>>> ovviamente cambiando le dimensioni cambia anche l'accordatura, corde più
>>> lunghe e più spesse producono suoni più gravi
>>>
>>> passando ad un registro diverso gli strumenti hanno parti diverse, ma
>>> strutturalmente non mi sembra che ci siano grandi differenze, tant'è
>>> vero che storicamente ci sono stati anche strumenti con dimensioni
>>> diverse da quelli classici: il violino "piccolo" con la 4a corda in do,
>>> il "controviolino" accordato un'ottava sotto il violino
>>>
>>> il discorso è un pochino diverso per il contrabbasso
>>>
>>> lo stesso negli strumenti a fiato, le famiglie dei flauti dritti, dei
>>> clarinetti ecc.
>>
>> Se vuoi lodare un violino non dirai "come suona bene questa piccola viola".
>
> perché si tratta di strumenti costruiti secondo canoni altamente
> formalizzati
>
> tecnicamente parlando, puoi fare una viola più o meno grande quanto
> vuoi, sarà uno strumento capace di emettere suoni e, con un certo
> esercizio, un bravo suonatore troverà il modo per eseguirci sopra
> musiche di una certa complesità
>

Sì, ma sempre una viola sarà, non è che l'aumento delle dimensioni
implichi automaticamente un'accordatura diversa o una tecnica di suono
diversa.

Wolfgang

unread,
Jul 18, 2016, 4:41:26 PM7/18/16
to
On Mon, 18 Jul 2016 13:33 +0200, Maurizio Pistone wrote:
>
> Wolfgang <w...@ariannuccia.de> wrote:
>>
>> Nella maggior parte (a quanto mi pare) dei casi, il genere di un
>> diminutivo e lo stesso che quello della parola base. Ma non mancano
>> le eccezioni, ad esempio:
>>
>> calza - calzino,
>> spazzola - spazzolino
>> (e tanti altri che al momento non mi vengono)
>
> anche gli accrescitivi: scatola / scatolone ecc.

So che mi ripeto, ma gli accrescitivi in -one non costituiscono
esempi rivelatori giacché questa desinenza non lascia scelta,
rendendo indistintamente maschile qualsiasi parola base.

Ciao,
Wolfgang





Maurizio Pistone

unread,
Jul 18, 2016, 5:04:43 PM7/18/16
to
Wolfgang <w...@ariannuccia.de> wrote:

> So che mi ripeto, ma gli accrescitivi in -one non costituiscono
> esempi rivelatori giacché questa desinenza non lascia scelta,
> rendendo indistintamente maschile qualsiasi parola base.

so che mi ripoeto, ma esiste anche l'accrescitivo -ona

posi

unread,
Jul 18, 2016, 5:27:50 PM7/18/16
to
Il 18/07/16 22.40, Wolfgang ha scritto:
Ho l'impressione che anche per i diminutivi il cambiamento di genere sia
sempre dal femminile al maschile, se è a questo che ti riferisci.

Non so a cosa sia dovuto, ma vale tanto per i diminutivi quanto per gli
accrescitivi. Però il suffisso -essa, come in articolessa, o
pennellessa, può avere le funzioni di un accrescitivo con cambio di genere.


edevils

unread,
Jul 18, 2016, 6:02:21 PM7/18/16
to
On 18/07/2016 23:04, Maurizio Pistone wrote:
> Wolfgang <w...@ariannuccia.de> wrote:
>
>> So che mi ripeto, ma gli accrescitivi in -one non costituiscono
>> esempi rivelatori giacché questa desinenza non lascia scelta,
>> rendendo indistintamente maschile qualsiasi parola base.
>
> so che mi ripoeto, ma esiste anche l'accrescitivo -ona

A proposito: da qualche giorno non s'ode il calabrone!

Father è in vacanza? :D

Giovanni Drogo

unread,
Jul 19, 2016, 4:26:17 AM7/19/16
to
On Mon, 18 Jul 2016, posi wrote:

> in molte specie animali, soprattutto insetti, è la femmina ad essere
> più grande.

tra gli echiuroidi poi ... cfr. Bonellia viridis

Giovanni Drogo

unread,
Jul 19, 2016, 4:31:21 AM7/19/16
to
On Fri, 15 Jul 2016, Wolfgang wrote:

> (la grafia «Zukkini» non l'ho mai vista).
> Non so com'è in inglese, ma in tedesco «Salami» è femminile singolare,

mah ... devono essere cambiate le cose da 20-30 anni fa ... io ricordo
Zukkini e non ho mai visto Salami ma solo qualche variante di -wurst. Mi
incuriosiva molto un "Cervelatwurst" (in vecchio milanese il macellaio
era il "cervellee" ... o anche scherzosamente il "triagatt" trita-gatti)

> Quanto ai «panini», questa parola non si usa in tedesco, o è comunque
> molto rara.

A me l'uso di "panini" o "salami" al singolare in inglese fa abbastanza
specie, suppongo quanto "un murales" a uno spagnolo.

edevils

unread,
Jul 19, 2016, 6:41:10 AM7/19/16
to
E' normale che sia così. O forse noi parlando di "tanga" al plurale ci
preoccupiamo del fatto che "tanga" al plurale diventa "tangas" in
spagnolo? O chissà come nella lingua Tupi da cui gli spagnoli hanno a
loro volta preso il termine?

O forse dovremmo dire "tanga-etá", per far felici i puristi? ;)

https://en.wikipedia.org/wiki/Tupi_language

The notion of plural was also expressed by adjectives or numerals:

abá = man; abá-etá = many men


Klaram

unread,
Jul 19, 2016, 7:36:56 AM7/19/16
to
Nel suo scritto precedente, posi ha sostenuto :
Vero, però nulla vietava di chiamarla "spazzolina da denti" fin
dall'inizio.

Mi sembra che questi diminutivi e accrescitivi spesso cambino genere a
seconda della fantasia della gente.

Finestra, finestrino, finestrotto (l'ho sentito per una finestra non
molto grande e quadrata), finestrella ecc.

A volte il cambio di genere è spregiativo: donnone, puttanone ecc.; a
volte il contrario: mantellina, cappellina (che poi ha assunto un
proprio significato) ecc.

k

k

Klaram

unread,
Jul 19, 2016, 8:02:19 AM7/19/16
to
edevils ci ha detto :
Secondo me non c'entra nulla il fatto che siano strumenti diversi.
Anche la "mattonella" è cosa diversa dal "mattone", ma grammaticalmente
ne è un dimutivo.

Se la parola "violino", come dicono, deriva da "viola", forse l'hanno
chiamato al maschile perché la "violina" è un altro strumento che
esisteva da molto prima.

k

Klaram

unread,
Jul 19, 2016, 8:19:30 AM7/19/16
to
Il 18/07/2016, posi ha detto :
> Il 18/07/16 22.40, Wolfgang ha scritto:
>> On Mon, 18 Jul 2016 13:33 +0200, Maurizio Pistone wrote:
>>>
>>> Wolfgang <w...@ariannuccia.de> wrote:

>> So che mi ripeto, ma gli accrescitivi in -one non costituiscono esempi
>> rivelatori giacché questa desinenza non lascia scelta, rendendo
>> indistintamente maschile qualsiasi parola base.

One/ona: casona, finestrona, ragazzona, stangona ecc.


> Ho l'impressione che anche per i diminutivi il cambiamento di genere sia
> sempre dal femminile al maschile, se è a questo che ti riferisci.

Sempre no: mantellina, cappellina, papalina ecc.


k

Fathermckenzie

unread,
Jul 19, 2016, 8:42:05 AM7/19/16
to
Il 19/07/2016 00:02, edevils ha scritto:
> A proposito: da qualche giorno non s'ode il calabrone!

Volevo intervenire facendo notare che in una lingua europea esiste il
"violone", che però non fa parte della famiglia della viola e del
violino. Strano, perché nelle altre lingue, ungherese compreso, la
parola "chitarra" è molto simile.

--
Et interrogabant eum turbae dicentes: “Quid ergo faciemus?”.
Respondens autem dicebat illis: “Qui habet duas tunicas,
det non habenti; et, qui habet escas, similiter faciat”.
(Ev. sec. Lucam 3,10-11)

posi

unread,
Jul 19, 2016, 10:13:38 AM7/19/16
to
Klaram <nos...@nospam.it> ha scritto:
Vero. Hai qualche esempio invece di cambio di genere con
l'accrescitivo?
--


----Android NewsGroup Reader----
http://usenet.sinaapp.com/

edevils

unread,
Jul 19, 2016, 10:22:06 AM7/19/16
to
On 19/07/2016 14:02, Klaram wrote:
> edevils ci ha detto :
>> On 18/07/2016 13:40, Maurizio Pistone wrote:
>>> posi <posi...@infinito.it> wrote:
>> ...
>>>> Il violino non è solo una viola piccola: è proprio un altro strumento,
>>>> con un'accordatura diversa. Lo stesso vale per il violone e il
>>>> violoncello.
>>>
>>> ovviamente cambiando le dimensioni cambia anche l'accordatura, corde più
>>> lunghe e più spesse producono suoni più gravi
>>>
>>> passando ad un registro diverso gli strumenti hanno parti diverse, ma
>>> strutturalmente non mi sembra che ci siano grandi differenze, tant'è
>>> vero che storicamente ci sono stati anche strumenti con dimensioni
>>> diverse da quelli classici: il violino "piccolo" con la 4a corda in do,
>>> il "controviolino" accordato un'ottava sotto il violino
>>>
>>> il discorso è un pochino diverso per il contrabbasso
>>>
>>> lo stesso negli strumenti a fiato, le famiglie dei flauti dritti, dei
>>> clarinetti ecc.
>>
>> Se vuoi lodare un violino non dirai "come suona bene questa piccola
>> viola".
>
> Secondo me non c'entra nulla il fatto che siano strumenti diversi. Anche
> la "mattonella" è cosa diversa dal "mattone", ma grammaticalmente ne è
> un dimutivo.

Nascerà pure come diminutivo ma ormai "mattonella" ha vita autonoma,
indica un oggetto specifico, non un qualsiasi piccolo mattone.


> Se la parola "violino", come dicono, deriva da "viola", forse l'hanno
> chiamato al maschile perché la "violina" è un altro strumento che
> esisteva da molto prima.

Nell'articolo di Wikipedia sui diminutivi trovo un'osservazione che pare
interessante. E' anche vera? :)

"Tali parole spesso non hanno equivalenti in altre lingue. "

Bruno Campanini

unread,
Jul 19, 2016, 12:09:58 PM7/19/16
to
posi wrote on 19-07-16 :

> Vero. Hai qualche esempio invece di cambio di genere con
> l'accrescitivo?
Carta-cartone, barca-barcone, spia-spione, merda-merdone,
scarpa-scarpone...

"e altri che non serve che li esponghi"

Bruno

posi

unread,
Jul 19, 2016, 12:19:45 PM7/19/16
to
Intendevo da maschile a femminile.
Da femminile a maschile ne abbiamo già trovati molti.
A parte qualche eccezione, sembra confermata l'ipotesi secondo la quale al
cambio di genere è associato un cambio di funzionalità, di forma,
consistenza, spessore, o comunque qualcos'altro oltre che di dimensioni.

edevils

unread,
Jul 19, 2016, 1:21:46 PM7/19/16
to
Tutti accrescitivi in origine ma "cartone" non è qualsiasi grossa carta
(solo quella di consistenza più spessa e pesante) e "scarpone" non è
qualsiasi scarpa grossa (solo quelle più robuste adatte ai terreni
impervi).
Si assiste cioè a una sorta di specializzazione degli accrescitivi (e
dei diminutivi). Le dimensioni contano e modificano i significati!

Mad Prof

unread,
Jul 19, 2016, 6:55:49 PM7/19/16
to
Bruno Campanini <brun...@libero.it> wrote:
> posi wrote on 19-07-16 :
>
>> Vero. Hai qualche esempio invece di cambio di genere con
>> l'accrescitivo?
> Carta-cartone, barca-barcone, spia-spione, merda-merdone,
> scarpa-scarpone...

Non credo che spione sia l'accrescitivo di spia. Penso sia costruito sul
verbo spiare, come burlone da burlare, piagnone da piangere, mangione da
mangiare, etc…

--
73 is the Chuck Norris of numbers.

edevils

unread,
Jul 20, 2016, 4:01:10 AM7/20/16
to

edevils

unread,
Jul 20, 2016, 4:15:30 AM7/20/16
to
Intendo nel criticare l'idea che sia accrescitivo.
"...la Crusca lo crede accrescitivo: male".

Quanto all'origine, Leopardi cita il francese "espion".
"Spia-espion, spione".

Treccani approfondisce:
spione [dal francone *speho; cfr. spia e spiare].
spia f. [dal got. *spaíha; v. spiare]
spïare v. tr. [dal got. *spaíhôn, affine al lat. specĕre «guardare»]


OED conferma la derivazione del Treccani:
spy (v.)
mid-13c., "to watch stealthily," from Old French espiier "observe, watch
closely, spy on, find out," probably from Frankish *spehon or some other
Germanic source, from Proto-Germanic *spehon- (source also of Old High
German *spehon "to look out for, scout, spy," German spähen "to spy,"
Middle Dutch spien), the Germanic survivals of the productive PIE root
*spek- "to look, observe" (see scope (n.1)). Old English had spyrian
"make a track, go, pursue; ask about, investigate," also a noun
spyrigend "investigator, inquirer." Italian spiare, Spanish espiar also
are Germanic loan-words. Meaning "to catch sight of" is from c. 1300.
Children's game I spy so called by 1946.




Bruno Campanini

unread,
Jul 20, 2016, 6:11:04 PM7/20/16
to
Mad Prof was thinking very hard :
Bella scoperta.
Quelli che ho citato sono tutti accrescitivi in senso tecnico,
grammaticale... nessuno lo è in senso dimensionale.
Scarpone, anche se è più grande di una scarpa,
non è una scarpa grande... chiodone invece è un
chiodo grande, così pure serpentone, nasone, cilindrone,
aeroplanone...

Bruno

Mad Prof

unread,
Jul 20, 2016, 7:23:44 PM7/20/16
to
Bruno Campanini <brun...@libero.it> wrote:

> Bella scoperta.
> Quelli che ho citato sono tutti accrescitivi in senso tecnico,
> grammaticale...

Tutti meno spione… O forse pensi che mangione sia l'accrescitivo di
mangio…?

Klaram

unread,
Jul 21, 2016, 10:18:51 AM7/21/16
to
Scriveva posi martedì, 19/07/2016:
> In data Tue, 19 Jul 2016 18:09:57 +0200, Bruno Campanini ha scritto:
>
>> posi wrote on 19-07-16 :
>>
>>> Vero. Hai qualche esempio invece di cambio di genere con
>>> l'accrescitivo?
>> Carta-cartone, barca-barcone, spia-spione, merda-merdone,
>> scarpa-scarpone...

> Intendevo da maschile a femminile.

Non me ne viene in mente neanche uno.

k

Klaram

unread,
Jul 21, 2016, 10:25:01 AM7/21/16
to
Mad Prof scriveva il 20/07/2016 :
Eppure diversi dizionari dicono che spione è accrescitivo di spia.
Il Melzi lo considera "spregiativo di spia".

k

Mad Prof

unread,
Jul 21, 2016, 10:43:17 AM7/21/16
to
Klaram <nos...@nospam.it> wrote:

> Eppure diversi dizionari dicono che spione è accrescitivo di spia.

Non il Devoto-Oli.

Mad Prof

unread,
Jul 21, 2016, 10:50:14 AM7/21/16
to
Mad Prof <nos...@mail.invalid> wrote:
> Klaram <nos...@nospam.it> wrote:
>
>> Eppure diversi dizionari dicono che spione è accrescitivo di spia.
>
> Non il Devoto-Oli.

E nemmeno il Treccani.

Bruno Campanini

unread,
Jul 21, 2016, 12:10:57 PM7/21/16
to
Klaram expressed precisely :

>> Intendevo da maschile a femminile.
>
> Non me ne viene in mente neanche uno.

Che tutti gli accrescitivi siano solo maschili?
Un bel residuo maschilista... assieme al plurale
della coppia maschio/femmina.

Bruno

posi

unread,
Jul 21, 2016, 12:40:27 PM7/21/16
to
In data Thu, 21 Jul 2016 18:10:56 +0200, Bruno Campanini ha scritto:

> Klaram expressed precisely :
>
>>> Intendevo da maschile a femminile.
>>
>> Non me ne viene in mente neanche uno.
>
> Che tutti gli accrescitivi siano solo maschili?

Non tutti: quelli con cambio di genere.

> Un bel residuo maschilista... assieme al plurale
> della coppia maschio/femmina.
>

E perché mai? Che c'è di maschilista nel fatto che il diminutivo di un
femminile può essere maschile ma l'accrescitivo di un maschile non può
essere femminile?

E che c'è di maschilista nel fatto che esiste un genere esclusivamente
dedicato al sesso femminile mentre non esiste un genere esclusivamente
dedicato al sesso maschile? Semmai dovrebbero essere gli uomini a
lamentarsi e chiedere un genere tutto per loro.

Bruno Campanini

unread,
Jul 22, 2016, 4:05:26 AM7/22/16
to
After serious thinking posi wrote :

> In data Thu, 21 Jul 2016 18:10:56 +0200, Bruno Campanini ha scritto:
>
>> Klaram expressed precisely :
>>
>>>> Intendevo da maschile a femminile.
>>>
>>> Non me ne viene in mente neanche uno.
>>
>> Che tutti gli accrescitivi siano solo maschili?
>
> Non tutti: quelli con cambio di genere.
Sentiamo un accrescitivo di genere femminile... diccelo!


>> Un bel residuo maschilista... assieme al plurale
>> della coppia maschio/femmina.
> E perché mai? Che c'è di maschilista nel fatto che il diminutivo di un
> femminile può essere maschile ma l'accrescitivo di un maschile non può
> essere femminile?
>
> E che c'è di maschilista nel fatto che esiste un genere esclusivamente
> dedicato al sesso femminile mentre non esiste un genere esclusivamente
> dedicato al sesso maschile? Semmai dovrebbero essere gli uomini a
> lamentarsi e chiedere un genere tutto per loro.
Forse io mi sono espresso male e tu hai capito peggio... capita.

Bruno

Klaram

unread,
Jul 22, 2016, 8:26:51 AM7/22/16
to
Mad Prof ci ha detto :
> Mad Prof <nos...@mail.invalid> wrote:
>> Klaram <nos...@nospam.it> wrote:
>>
>>> Eppure diversi dizionari dicono che spione è accrescitivo di spia.
>>
>> Non il Devoto-Oli.
>
> E nemmeno il Treccani.

Che sono autorevolissimi.

Però mi sembra una questione di lana caprina.
"Spia" (e "ispia") è attestato dal 1264, "spione" dal 1290, lat.
spiones, e alcuni filologi (tra cui Cortelazzo) ritengono che le due,
forme, entrambe di origine germanica, siano state trattate come se
fossero un'unica forma latina: spia -> spionem, analogamente a
latro-onis, latronem.
In questo caso spiones non sarebbe l'accrescitivo di spia, anche se in
italiano appare tale, ma nemmeno sarebbe analogo a mangione dal verbo
mangiare. A maggior ragione nel caso di ladrone, dato che il verbo
ladrare non esiste.

k

Klaram

unread,
Jul 22, 2016, 8:28:52 AM7/22/16
to
posi ha detto questo giovedì :
> In data Thu, 21 Jul 2016 18:10:56 +0200, Bruno Campanini ha scritto:
>
>> Klaram expressed precisely :
>>
>>>> Intendevo da maschile a femminile.
>>>
>>> Non me ne viene in mente neanche uno.
>>
>> Che tutti gli accrescitivi siano solo maschili?
>
> Non tutti: quelli con cambio di genere.

Non è detto che non ce ne siano, sicuramente, se ce ne sono, sono
rarissimi.

>> Un bel residuo maschilista... assieme al plurale
>> della coppia maschio/femmina.

Trovo maschilista che "cento donne e un cavallo" debba essere
concordato al maschile, ma nel caso dell'inesistenza dell'accrescitivo
femminile di un nome maschile mi sembra che le ragioni siano altre.


> E che c'è di maschilista nel fatto che esiste un genere esclusivamente
> dedicato al sesso femminile mentre non esiste un genere esclusivamente
> dedicato al sesso maschile? Semmai dovrebbero essere gli uomini a
> lamentarsi e chiedere un genere tutto per loro.

Beh, non è proprio così. Non glielo hanno dedicato in esclusiva per
farle piacere. :)
Il genere femminile è marcato perché è subalterno, quello maschile non
lo è, cioè comprende i due generi, perché è stato per millenni
dominante.

k

posi

unread,
Jul 22, 2016, 8:32:24 AM7/22/16
to
Il 22/07/16 10.05, Bruno Campanini ha scritto:
> After serious thinking posi wrote :
>
>> In data Thu, 21 Jul 2016 18:10:56 +0200, Bruno Campanini ha scritto:
>>
>>> Klaram expressed precisely :
>>>
>>>>> Intendevo da maschile a femminile.
>>>>
>>>> Non me ne viene in mente neanche uno.
>>>
>>> Che tutti gli accrescitivi siano solo maschili?
>>
>> Non tutti: quelli con cambio di genere.
> Sentiamo un accrescitivo di genere femminile... diccelo!
>

Sono stati già detti: casona, finestrona, ragazzona, stangona ecc.

Derivano tutti parole già femminili in origine, quindi non c'è stato
cambio di genere.

posi

unread,
Jul 22, 2016, 9:00:49 AM7/22/16
to
Il 22/07/16 14.28, Klaram ha scritto:

>> E che c'è di maschilista nel fatto che esiste un genere esclusivamente
>> dedicato al sesso femminile mentre non esiste un genere esclusivamente
>> dedicato al sesso maschile? Semmai dovrebbero essere gli uomini a
>> lamentarsi e chiedere un genere tutto per loro.
>
> Beh, non è proprio così. Non glielo hanno dedicato in esclusiva per
> farle piacere. :)
> Il genere femminile è marcato perché è subalterno, quello maschile non
> lo è, cioè comprende i due generi, perché è stato per millenni dominante.
>

In base a questo stesso principio si potrebbe dire che usare la prima
persona plurale nei verbi quando il soggetto è "tu ed io" sia una forma
di egoismo: perché usare la prima persona e non la seconda? La seconda
è subalterna?

Bruno Campanini

unread,
Jul 22, 2016, 9:48:59 AM7/22/16
to
posi was thinking very hard :
Leggi bene:
si parlava di accrescitivi femminili derivanti da nomi maschili...

Bruno

posi

unread,
Jul 22, 2016, 11:04:00 AM7/22/16
to
Il 22/07/16 15.48, Bruno Campanini ha scritto:
Appunto: non tutti gli accrescitivi sono maschili, ma quelli con cambio
di genere.

Klaram

unread,
Jul 23, 2016, 7:51:27 AM7/23/16
to
posi ha pensato forte :

> In base a questo stesso principio si potrebbe dire che usare la prima persona
> plurale nei verbi quando il soggetto è "tu ed io" sia una forma di egoismo:
> perché usare la prima persona e non la seconda? La seconda è subalterna?

Che c'entra? Tu ed io siamo in due, due o più sono una quantità
plurale.

La lingua è maschilista (come la religione) perché rispecchia la
società patriarcale in cui si è formata; è normale che sia così, non è
questione di egoismo o altruismo.

k

Klaram

unread,
Jul 23, 2016, 8:07:30 AM7/23/16
to
Bruno Campanini ha usato la sua tastiera per scrivere :
Stiamo cercando nomi, non aggettivi, in -onA che derivino da
sostantivi maschili.

Canna-cannone, scarpa-scarpone, palla-pallone ecc. sono dal femminile
al maschile.
Quello che non troviamo sono sostantivi accrescitivi dal maschile al
femminile.

Mi è venuto in mente "beccaccia", se derivasse da becco... sarebbe
valido anche se non è beccona?

k

Mad Prof

unread,
Jul 23, 2016, 8:33:06 AM7/23/16
to
Klaram <nos...@nospam.it> wrote:

> Stiamo cercando nomi, non aggettivi, in -onA che derivino da
> sostantivi maschili.

Sorbo - Sorbona :-)

Più seriamente

Cappello - cappellona (la suora)
Cavallo - cavallona (donna alta e grossa)
Finocchio - finocchiona (il salume) (*)

Ovviamente esistono anche le forme al maschile, ma con altro significato,
tant'è che le forme femminili sono riportate come voci a sé nei vocabolari.

(*) Non sono sicuro al 100% che finocchiona, nel senso del salume, possa
considerarsi accrescitivo di finocchio.

Klaram

unread,
Jul 23, 2016, 8:53:44 AM7/23/16
to
Sembra che Mad Prof abbia detto :
> Klaram <nos...@nospam.it> wrote:
>
>> Stiamo cercando nomi, non aggettivi, in -onA che derivino da
>> sostantivi maschili.
>
> Sorbo - Sorbona :-)
>
> Più seriamente
>
> Cappello - cappellona (la suora)
> Cavallo - cavallona (donna alta e grossa)
> Finocchio - finocchiona (il salume) (*)

Benissimo, eccetto cavallona che è aggettivo.


> (*) Non sono sicuro al 100% che finocchiona, nel senso del salume, possa
> considerarsi accrescitivo di finocchio.

Nemmeno io, ma credo di sì perché dentro ci sono i semi di finocchio.

edi'®

unread,
Jul 23, 2016, 8:58:10 AM7/23/16
to
Il 23/07/2016 14:33, Mad Prof ha scritto:

> Cappello - cappellona (la suora)
> Cavallo - cavallona (donna alta e grossa)
> Finocchio - finocchiona (il salume) (*)

Per come la vedo io
- "cappellona" è femminile perché si riferisce alla suora, non si tratta
di un cambio di genere come quelli fin qui analizzati
- "cavallona" è l'accrescitivo di /cavalla/ e non di /cavallo/
- "finocchiona" non mi pare un accrescitivo di finocchio

E.D.

posi

unread,
Jul 23, 2016, 12:23:56 PM7/23/16
to
Il 23/07/16 13.51, Klaram ha scritto:
> posi ha pensato forte :
>
>> In base a questo stesso principio si potrebbe dire che usare la prima
>> persona plurale nei verbi quando il soggetto è "tu ed io" sia una
>> forma di egoismo: perché usare la prima persona e non la seconda? La
>> seconda è subalterna?
>
> Che c'entra? Tu ed io siamo in due, due o più sono una quantità plurale.
>

Che sia plurale non c'è dubbio, ma non hai risposto alla mia domanda:
perché usare la prima persona e non la seconda?

Andiamo sarebbe il plurale della prima persona: come dire "noi andiamo,
ma tu resti qui"

Per par condicio bisognerebbe dire qualche volta tu ed io andiamo, e
qualche volta tu ed io andate. Oppure, per evitare ingiustizie, tu ed io
si va.

> La lingua è maschilista (come la religione) perché rispecchia la società
> patriarcale in cui si è formata; è normale che sia così, non è questione
> di egoismo o altruismo.
>

Non è altrettanto normale essere egoisti? L'io è sempre il più
importante, non è certo un caso che venga detto "prima persona".

Klaram

unread,
Jul 24, 2016, 8:21:20 AM7/24/16
to
edi'® scriveva il 23/07/2016 :
> Il 23/07/2016 14:33, Mad Prof ha scritto:
>
>> Cappello - cappellona (la suora)
>> Cavallo - cavallona (donna alta e grossa)
>> Finocchio - finocchiona (il salume) (*)
>
> Per come la vedo io
> - "cappellona" è femminile perché si riferisce alla suora, non si tratta di
> un cambio di genere come quelli fin qui analizzati

Perché no? Un cappellone è un cappello grande, "cappellona" è un
sostantivo che indica una suora particolare. Secondo me è proprio un
caso di cambio di genere.

k

Klaram

unread,
Jul 24, 2016, 8:21:41 AM7/24/16
to
posi ci ha detto :
> Il 23/07/16 13.51, Klaram ha scritto:
>> posi ha pensato forte :
>>
>>> In base a questo stesso principio si potrebbe dire che usare la prima
>>> persona plurale nei verbi quando il soggetto è "tu ed io" sia una
>>> forma di egoismo: perché usare la prima persona e non la seconda? La
>>> seconda è subalterna?
>>
>> Che c'entra? Tu ed io siamo in due, due o più sono una quantità plurale.
>>
>
> Che sia plurale non c'è dubbio, ma non hai risposto alla mia domanda: perché
> usare la prima persona e non la seconda?

Scusa, non avevo capito la domanda.
>
> Andiamo sarebbe il plurale della prima persona: come dire "noi andiamo, ma tu
> resti qui"

E certo! "Tu ed io" diventa "noi", perché andiamo insieme.


> Per par condicio bisognerebbe dire qualche volta tu ed io andiamo, e qualche
> volta tu ed io andate. Oppure, per evitare ingiustizie, tu ed io si va.

"Tu ed io si va" può starci anche se è un toscanismo, ma "tu ed io
andate" è privo senso.

Ma si tratta solo di convenzioni, e se propio di dà fastidio la
prevalenza di "io", che tra l'altro è anche il soggetto che parla, su
"tu", vedrei meglio la forma "tu ed io vanno", che non esclude nessuna
delle due persona e mantiene maggiormente il significato.

(se qualcuno che non ci conosce leggerà queste cose, ci prenderà per
pazzi!) :))

>> La lingua è maschilista (come la religione) perché rispecchia la società
>> patriarcale in cui si è formata; è normale che sia così, non è questione
>> di egoismo o altruismo.
>>
>
> Non è altrettanto normale essere egoisti? L'io è sempre il più importante,
> non è certo un caso che venga detto "prima persona".

Certo.
Al mio paese, quando uno usa troppi io, io, io... dicono: "Io, asino
primo!" :))

k

Klaram

unread,
Jul 24, 2016, 8:32:19 AM7/24/16
to
Scriveva edi'® sabato, 23/07/2016:
> Il 23/07/2016 14:33, Mad Prof ha scritto:
>
>> Cappello - cappellona (la suora)
>> Cavallo - cavallona (donna alta e grossa)
>> Finocchio - finocchiona (il salume) (*)
>
> Per come la vedo io

> - "cavallona" è l'accrescitivo di /cavalla/ e non di /cavallo/

Può essere, ma anche se fosse accrescitivo di cavallo - cavallone/a,
come rospo - rospone/a, capello - capellone/a ecc., sarebbe il
femminile sull'accrescitivo che diventa aggettivo o agg. sostantivato.

Nel caso di "finocchiona", il Treccani conferma che deriva da
finocchio, cos'altro può essere se non l'accrescitivo. Finocchia non
esiste.

Possiamo avere finocchione/finocchiona, ma nel nostro caso non è più
un aggettivo, ma un nome che indica altro, ossia un salame. Non è
proprio quello che stavamo cercando?

k

posi

unread,
Jul 24, 2016, 9:24:46 AM7/24/16
to
Il 24/07/16 14.21, Klaram ha scritto:

>> Andiamo sarebbe il plurale della prima persona: come dire "noi
>> andiamo, ma tu resti qui"
>
> E certo! "Tu ed io" diventa "noi", perché andiamo insieme.
>

Allo stesso modo in cui "bambino e bambina" diventa "bambini".

Il plurale di "tu" sarebbe "voi". Mentre "noi" è il plurale di "io", ma
per una convenzione grammaticale include all'occorrenza in anche il
"tu". Eventualmente persino la terza persona: io, tu e tutti gli altri
*andiamo*.

>
>> Per par condicio bisognerebbe dire qualche volta tu ed io andiamo, e
>> qualche volta tu ed io andate. Oppure, per evitare ingiustizie, tu ed
>> io si va.
>
> "Tu ed io si va" può starci anche se è un toscanismo, ma "tu ed io
> andate" è privo senso.
>

Diciamo che è di sicuro è sgrammaticato. Il senso che gli si può
attribuire è una convenzione.

Può darsi che un giorno il ministero pubblicherà delle "raccomandazioni
per un uso non egoista della lingua" dove inviti a scrivere frasi di
questo genere.

> Ma si tratta solo di convenzioni, e se propio di dà fastidio la
> prevalenza di "io", che tra l'altro è anche il soggetto che parla, su
> "tu", vedrei meglio la forma "tu ed io vanno", che non esclude nessuna
> delle due persona e mantiene maggiormente il significato.
>

La tua proposta "tu ed io vanno" ha il vantaggio di essere più
egualitaria, visto che, facendo torto ad entrambi, non privilegia
nessuno. Certo che come sgrammaticatura, direi che siano allo stesso
livello...

A me in realtà non dà alcun fastidio la prevalenza di "io" nella lingua,
perché non credo che attitudini sociali come l'egoismo si combattano
cambiando la grammatica, il mio discorso era solo per mostrare il
paradosso.


edi'®

unread,
Jul 25, 2016, 3:56:25 AM7/25/16
to
Il 24/07/2016 14.21, Klaram ha scritto:

>> Per come la vedo io
>> - "cappellona" è femminile perché si riferisce alla suora, non si
>> tratta di un cambio di genere come quelli fin qui analizzati
>
> Perché no? Un cappellone è un cappello grande, "cappellona" è un
> sostantivo che indica una suora particolare. Secondo me è proprio un
> caso di cambio di genere.

Una donna con tanti capelli potrà essere /capellona/ o una con un grosso
naso una /nasona/ . Non si tratta di cambi di genere sui quali ragionare
come sin qui fatto, non ci sono perché e percome da analizzare... sono
aggettivi che si riferiscono a una donna e quindi è normale che siano
femminili.

E.D.

edi'®

unread,
Jul 25, 2016, 4:01:38 AM7/25/16
to
Il 24/07/2016 14.32, Klaram ha scritto:

> Nel caso di "finocchiona", il Treccani conferma che deriva da finocchio

Beh, non serviva il Treccani, è un salame al finocchio che si chiama
/finocchiona/ ;-)


> cos'altro può essere se non l'accrescitivo.

Non lo so, bisognerebbe conoscerne la storia e capire se può essere un
aggettivo relativo a un salume femminile (tipo mortadella, bresaola,
coppa, pancetta...).

E.D.

edevils

unread,
Jul 25, 2016, 6:34:15 AM7/25/16
to
On 23/07/2016 14:07, Klaram wrote:
...
> Mi è venuto in mente "beccaccia", se derivasse da becco...
...




beccàccia s. f. [der. di becco1] (pl. -ce). – 1. Uccello della famiglia
scolopacidi (Scolopax rusticola), caratterizzato dal becco lungo e
sottile [...]

ma

pur derivando, non è comunque una forma flessa di "becco".


edevils

unread,
Jul 25, 2016, 6:47:33 AM7/25/16
to
Interessante spiegazione su "spione", però "ladrare", colloquialmente,
si usa :)

tutti a ladrare e noi a pagar tasse - Finanzaonline.com

Klaram

unread,
Jul 25, 2016, 7:40:45 AM7/25/16
to
posi scriveva il 24/07/2016 :
> Il 24/07/16 14.21, Klaram ha scritto:
>
>>> Andiamo sarebbe il plurale della prima persona: come dire "noi
>>> andiamo, ma tu resti qui"
>>
>> E certo! "Tu ed io" diventa "noi", perché andiamo insieme.
>>
>
> Allo stesso modo in cui "bambino e bambina" diventa "bambini".
>
> Il plurale di "tu" sarebbe "voi". Mentre "noi" è il plurale di "io", ma per
> una convenzione grammaticale include all'occorrenza in anche il "tu".
> Eventualmente persino la terza persona: io, tu e tutti gli altri *andiamo*.

Ma "tu" o "io" possono essere chiunque, la discriminazione che dici tu
è tra persone grammaticali, non reali. Sarebbe come dire che
l'aggettivo è discriminato rispetto al nome perché prende il genere e
il numero del nome.

Invece, nel caso dei bambini c'è una discriminazione di sesso di
persone reali.
Detto questo, non voglio cambiare la grammatica, dico solo che la
lingua è maschilista perché la società che l'ha prodotta era
maschilista.

Se fosse stata una società matriarcale VERA, probabilmente le cose
sarebbero andate diversamente. Avremmo forse oggi una lingua in cui
prevarrebbe il femminile? Forse sì, forse no. Non lo sapremo mai. :)

k

edevils

unread,
Jul 25, 2016, 9:11:56 AM7/25/16
to
On 25/07/2016 13:40, Klaram wrote:
...
> Detto questo, non voglio cambiare la grammatica, dico solo che la lingua
> è maschilista perché la società che l'ha prodotta era maschilista.

Certamente. Il problema però è che disponendo solo di maschile e
femminile, una scelta va comunque fatta.
Diciamo:
"Paolo e Chiara sono amici"
e non
"Paolo e Chiara sono amiche",
possibili ironie a parte.

La grammatica italiana ha scelto il maschile come genere universale. Una
scelta implicitamente maschilista, avvertita dai più come mera
convenzione, eppure con risultati che possono suonare bizzarri come
nell'esempio delle cento donne e del cavallo. Ma almeno offre un
criterio. L'alternativa qual è? Scelta "a orecchio" secondo le ubbie del
parlante? Scelta pseudorandom alternando qualche maschile e qualche
femminile a casaccio? Mmh.
L'unica che mi viene in mente è riformulare le frasi che produrrebbero
esiti paradossali. In piazza c'erano cento donne, infreddolite, e c'era
un cavallo, infreddolito anche lui.

posi

unread,
Jul 25, 2016, 9:12:14 AM7/25/16
to
Il 25/07/16 13.40, Klaram ha scritto:
> posi scriveva il 24/07/2016 :
>> Il 24/07/16 14.21, Klaram ha scritto:
>>
>>>> Andiamo sarebbe il plurale della prima persona: come dire "noi
>>>> andiamo, ma tu resti qui"
>>>
>>> E certo! "Tu ed io" diventa "noi", perché andiamo insieme.
>>>
>>
>> Allo stesso modo in cui "bambino e bambina" diventa "bambini".
>>
>> Il plurale di "tu" sarebbe "voi". Mentre "noi" è il plurale di "io",
>> ma per una convenzione grammaticale include all'occorrenza in anche il
>> "tu". Eventualmente persino la terza persona: io, tu e tutti gli altri
>> *andiamo*.
>
> Ma "tu" o "io" possono essere chiunque, la discriminazione che dici tu è
> tra persone grammaticali, non reali. Sarebbe come dire che l'aggettivo è
> discriminato rispetto al nome perché prende il genere e il numero del nome.
>
> Invece, nel caso dei bambini c'è una discriminazione di sesso di persone
> reali.

Io direi che invece è tutto il contrario.

Le persone in senso grammaticale sono sempre associate a persone reali:
la prima persona è sempre chi sta parlando, la seconda è sempre quella
che ascolta. E' come dire "venditore" e "cliente", "carnefice" e "vittima".

Il genere invece è qualcosa di convenzionale, non necessariamente legato
al sesso.
Io posso dire "lui è una guardia, lei è un soprano. Insieme sono andati
al cinema". In questo caso il genere della donna ha preso il sopravvento
su quello dell'uomo.

> Detto questo, non voglio cambiare la grammatica, dico solo che la lingua
> è maschilista perché la società che l'ha prodotta era maschilista.
>

Neanche io voglio cambiare la grammatica, dico solo che la lingua è
egoista perché la società che l'ha prodotta era egoista, o forse perché
l'uomo è per sua natura egoista.

Ora bisogna capire se l'essere umano sia per sua natura anche
maschilista o se tu hai avuto la sfiga di nascere nella società sbagliata.

> Se fosse stata una società matriarcale VERA, probabilmente le cose
> sarebbero andate diversamente. Avremmo forse oggi una lingua in cui
> prevarrebbe il femminile? Forse sì, forse no. Non lo sapremo mai. :)
>

Si ipotizza che almeno nell'antichità siano esistite società matriarcali
vere, ma conoscerne i dettagli linguistici non è facile.

In compenso si può notare che in latino, accanto al termine "homo" per
indicare l'essere umano a prescindere dal sesso e a "mulier" per
indicare in maniera specifica la donna, c'era anche "vir" per indicare
in maniera specifica l'essere umano di sesso maschile. Quindi si aveva
una parità di trattamento tra maschi e femmine. Poi "vir" è caduto in
disuso, sostituito da "homo/uomo" che in questo modo ha acquisito un
doppio significato.

Gli antichi romani erano quindi meno maschilisti di noi?

edevils

unread,
Jul 25, 2016, 9:15:58 AM7/25/16
to
On 25/07/2016 15:12, posi wrote:
...
> Gli antichi romani erano quindi meno maschilisti di noi?

Chiedere a Zucchero.

"Ecco 13 buone ragioni
Per preferire una birra
A una come te
E un panino al salame"

ADPUF

unread,
Jul 26, 2016, 4:50:39 AM7/26/16
to
posi 16:04, lunedì 18 luglio 2016:

>> passando ad un registro diverso gli strumenti hanno parti
>> diverse, ma strutturalmente non mi sembra che ci siano
>> grandi differenze, tant'è vero che storicamente ci sono
>> stati anche strumenti con dimensioni diverse da quelli
>> classici: il violino "piccolo" con la 4a corda in do, il
>> "controviolino" accordato un'ottava sotto il violino
>>
>> il discorso è un pochino diverso per il contrabbasso
>>
>> lo stesso negli strumenti a fiato, le famiglie dei flauti
>> dritti, dei clarinetti ecc.
>>
>
> Non è proprio la stessa cosa. Viola, violino, violoncello e
> contrabbasso sono effettivamente strumenti diversi:
> appartengono alla stessa famiglia, ma sono diversi. Se chiedi
> ad un violista di suonare il violino o viceversa si trova in
> difficoltà, non parliamo poi del violoncello.


Avevo sentito dire che un violista può suonare il violino ma
non viceversa.

O era il contrario, boh non ricordo...


--
AIOE ³¿³

ADPUF

unread,
Jul 26, 2016, 4:50:47 AM7/26/16
to
edevils 00:02, martedì 19 luglio 2016:
> On 18/07/2016 23:04, Maurizio Pistone wrote:
>> Wolfgang <w...@ariannuccia.de> wrote:
>>
>>> So che mi ripeto, ma gli accrescitivi in -one non
>>> costituiscono esempi rivelatori giacché questa desinenza
>>> non lascia scelta, rendendo indistintamente maschile
>>> qualsiasi parola base.
>>
>> so che mi ripoeto, ma esiste anche l'accrescitivo -ona
>
> A proposito: da qualche giorno non s'ode il calabrone!
>
> Father è in vacanza? :D


Anche tu sparisti per un po'...


--
AIOE ³¿³

ADPUF

unread,
Jul 26, 2016, 4:50:57 AM7/26/16
to
posi 23:27, lunedì 18 luglio 2016:

> Il 18/07/16 22.40, Wolfgang ha scritto:
>> On Mon, 18 Jul 2016 13:33 +0200, Maurizio Pistone wrote:
>>>
>>> Wolfgang <w...@ariannuccia.de> wrote:
>>>>
>>>> Nella maggior parte (a quanto mi pare) dei casi, il genere
>>>> di un diminutivo e lo stesso che quello della parola base.
>>>> Ma non mancano le eccezioni, ad esempio:
>>>>
>>>> calza - calzino,
>>>> spazzola - spazzolino
>>>> (e tanti altri che al momento non mi vengono)
>>>
>>> anche gli accrescitivi: scatola / scatolone ecc.
>>
>> So che mi ripeto, ma gli accrescitivi in -one non
>> costituiscono esempi rivelatori giacché questa desinenza non
>> lascia scelta, rendendo indistintamente maschile qualsiasi
>> parola base.
>>
>
> Ho l'impressione che anche per i diminutivi il cambiamento di
> genere sia sempre dal femminile al maschile, se è a questo
> che ti riferisci.
>
> Non so a cosa sia dovuto, ma vale tanto per i diminutivi
> quanto per gli accrescitivi. Però il suffisso -essa, come in
> articolessa, o pennellessa, può avere le funzioni di un
> accrescitivo con cambio di genere.



corno -> cornetta?

Mio nonno suonava la cornetta, mi diceva mia madre.

Che poi è una tromba più piccola.


--
AIOE ³¿³

ADPUF

unread,
Jul 26, 2016, 4:52:14 AM7/26/16
to
Klaram 14:32, domenica 24 luglio 2016:
Carlo -> carlona :-)


--
AIOE ³¿³

ADPUF

unread,
Jul 26, 2016, 4:52:28 AM7/26/16
to
posi 15:24, domenica 24 luglio 2016:

> Il plurale di "tu" sarebbe "voi". Mentre "noi" è il plurale
> di "io", ma per una convenzione grammaticale include
> all'occorrenza in anche il "tu". Eventualmente persino la
> terza persona: io, tu e tutti gli altri *andiamo*.


Non capisco come possa esistere il plurale di "io".

"Noi" è la prima persona plurale ma non mi pare che sia il
plurale di "io".

"Io" non ha plurale!

Invece "noi" è un pronome per conto suo, che indica più persone
tra cui anche "io".


--
AIOE ³¿³

edevils

unread,
Jul 26, 2016, 5:12:32 AM7/26/16
to
Il centralino non risponde!
(abitante dell'Italia centrale che non replica per un po').


posi

unread,
Jul 26, 2016, 7:33:41 AM7/26/16
to
Il 26/07/16 10.53, ADPUF ha scritto:
> posi 15:24, domenica 24 luglio 2016:
>
>> Il plurale di "tu" sarebbe "voi". Mentre "noi" è il plurale
>> di "io", ma per una convenzione grammaticale include
>> all'occorrenza in anche il "tu". Eventualmente persino la
>> terza persona: io, tu e tutti gli altri *andiamo*.
>
>
> Non capisco come possa esistere il plurale di "io".
>
> "Noi" è la prima persona plurale ma non mi pare che sia il
> plurale di "io".
>

Il pronome "io" indica chi sta parlando. Se a parlare sono più persone
si usa "noi".

E' pur vero che "noi", oltre a questo, può includere anche chi sta
ascoltando, o eventuali terze persone. E' quello che facevo notare.

> "Io" non ha plurale!
>
> Invece "noi" è un pronome per conto suo, che indica più persone
> tra cui anche "io".
>

In un certo senso sì. Allo stesso modo potrei anche dire che il genere
maschile non ha plurale, e "bambini" è una genere per conto suo, che
indica più generi tra cui anche quello maschile.



posi

unread,
Jul 26, 2016, 7:36:13 AM7/26/16
to
Il 26/07/16 10.52, ADPUF ha scritto:

>> Ho l'impressione che anche per i diminutivi il cambiamento di
>> genere sia sempre dal femminile al maschile, se è a questo
>> che ti riferisci.
>>
>> Non so a cosa sia dovuto, ma vale tanto per i diminutivi
>> quanto per gli accrescitivi. Però il suffisso -essa, come in
>> articolessa, o pennellessa, può avere le funzioni di un
>> accrescitivo con cambio di genere.
>
>
>
> corno -> cornetta?
>
> Mio nonno suonava la cornetta, mi diceva mia madre.
>
> Che poi è una tromba più piccola.
>

Sì, questo mi sembra un buon controesempio.

Klaram

unread,
Jul 26, 2016, 8:04:11 AM7/26/16
to
ADPUF scriveva il 26/07/2016 :
Questa viene da quelle forme precedute da preposizione articolata e
seguite dal femminile: alla carlona, alla buona, alla romana, alla
marinara ecc. :)

k

edi'®

unread,
Jul 26, 2016, 8:38:40 AM7/26/16
to
Il 26/07/2016 10:53, ADPUF ha scritto:

> Non capisco come possa esistere il plurale di "io".
>
> "Noi" è la prima persona plurale ma non mi pare che sia il
> plurale di "io".
>
> "Io" non ha plurale!
>
> Invece "noi" è un pronome per conto suo, che indica più persone
> tra cui anche "io".

Io, tu, egli... sono pronomi personali soggetto singolari, mentre
noi, voi, essi... sono " " " plurali.

A me pare naturale dire che
/noi/ è il plurale di /io/ così come
/voi/ è il plurale di /tu/ ,
/essi/ è il plurale di /egli/ etc.

E.D.

Klaram

unread,
Jul 26, 2016, 8:41:57 AM7/26/16
to
Nel suo scritto precedente, posi ha sostenuto :


> Si ipotizza che almeno nell'antichità siano esistite società matriarcali
> vere, ma conoscerne i dettagli linguistici non è facile.

Non sappiamo neanche se siano esistite società organizzate in cui
comandassero le donne. Io non credo.

In epoca paleolitica forse si dava molta importanza al ruolo femminile
per via della riproduzione e dell'allevamento dei figli, come
dimostrano le dee protettrici di queste funzioni, le dee matrone, il
grande numero di statuette dette veneri paleolitiche ecc., e c'era una
divisione dei ruoli diversa da quella venuta dopo.

Anche oggi ci sono società a carattere più o meno matriacale, ma
nessuna in cui le donne abbiano un potere come ha avuto l'uomo
dall'avvento dell'agricoltuta, con l'accunulo di ricchezza dovuta alle
eccedenze, in poi.
Da quel momento lì, le società si sono strutturate in senso maschile e
il potere economico, religioso, per non parlare di quello militare, è
passato saldamente in mano maschile e vi è rimasto praticamente fino ad
oggi.

> In compenso si può notare che in latino, accanto al termine "homo" per
> indicare l'essere umano a prescindere dal sesso e a "mulier" per indicare in
> maniera specifica la donna, c'era anche "vir" per indicare in maniera
> specifica l'essere umano di sesso maschile. Quindi si aveva una parità di
> trattamento tra maschi e femmine. Poi "vir" è caduto in disuso, sostituito da
> "homo/uomo" che in questo modo ha acquisito un doppio significato.

Vir non era contrappostso a mulier, infatti esisteva domina, che
credo corrispondesse a vir. Penso che si trattasse di contrapposizioni
di classe, patrizi e plebei o schiavi.

La società latina era compiutamente patriarcale. La donna era già
stata esclusa da qualsiasi potere, anche se meno di quella greca, che
stava ancor peggio.

k

Klaram

unread,
Jul 26, 2016, 8:42:20 AM7/26/16
to
edevils ha spiegato il 25/07/2016 :
> On 25/07/2016 13:40, Klaram wrote:
> ...
>> Detto questo, non voglio cambiare la grammatica, dico solo che la lingua
>> è maschilista perché la società che l'ha prodotta era maschilista.
>
> Certamente. Il problema però è che disponendo solo di maschile e femminile,
> una scelta va comunque fatta.
> Diciamo:
> "Paolo e Chiara sono amici"
> e non
> "Paolo e Chiara sono amiche",
> possibili ironie a parte.


> La grammatica italiana ha scelto il maschile come genere universale. Una
> scelta implicitamente maschilista, avvertita dai più come mera convenzione,
> eppure con risultati che possono suonare bizzarri come nell'esempio delle
> cento donne e del cavallo. Ma almeno offre un criterio. L'alternativa qual è?

Nessuna alternativa: è andata così e così rimane.

Però ho notato che diversi giornalisti dicono "la sindaca", "la
ministra". Pian piano si stanno affermando.

k

edevils

unread,
Jul 26, 2016, 8:42:52 AM7/26/16
to
On 26/07/2016 14:38, edi'® wrote:
...
> A me pare naturale dire che
> /noi/ è il plurale di /io/ così come
> /voi/ è il plurale di /tu/ ,
> /essi/ è il plurale di /egli/ etc.

io + tu + egli, però, = noi

tu + egli = voi

e ancora

100 egli + 100 ella + 1 io = noi

:D

edevils

unread,
Jul 26, 2016, 9:00:01 AM7/26/16
to
On 26/07/2016 14:42, Klaram wrote:
> edevils ha spiegato il 25/07/2016 :
>> On 25/07/2016 13:40, Klaram wrote:
>> ...
>>> Detto questo, non voglio cambiare la grammatica, dico solo che la lingua
>>> è maschilista perché la società che l'ha prodotta era maschilista.
>>
>> Certamente. Il problema però è che disponendo solo di maschile e
>> femminile, una scelta va comunque fatta.
>> Diciamo:
>> "Paolo e Chiara sono amici"
>> e non
>> "Paolo e Chiara sono amiche",
>> possibili ironie a parte.
>
>
>> La grammatica italiana ha scelto il maschile come genere universale.
>> Una scelta implicitamente maschilista, avvertita dai più come mera
>> convenzione, eppure con risultati che possono suonare bizzarri come
>> nell'esempio delle cento donne e del cavallo. Ma almeno offre un
>> criterio. L'alternativa qual è?
>
> Nessuna alternativa: è andata così e così rimane.

Chissà, mai dire mai.


> Però ho notato che diversi giornalisti dicono "la sindaca", "la
> ministra". Pian piano si stanno affermando.

Questo è normale: si diffonde l'uso del femminile man mano che incarichi
del genere anche a donne diventano comuni.
Ma in questo caso non si rompe alcuna convenzione grammaticale.

posi

unread,
Jul 26, 2016, 9:41:21 AM7/26/16
to
Il 26/07/16 14.42, edevils ha scritto:
In altre parole, esiste una precisa gerarchia, in base alla quale la
seconda persona prevale sulla della terza e la prima prevale su entrambe
le altre. A prescindere dal numero.
Allo stesso modo c'è una gerarchia tra i generi.

edevils

unread,
Jul 26, 2016, 2:23:32 PM7/26/16
to
On 26/07/2016 15:41, posi wrote:

> In altre parole, esiste una precisa gerarchia, in base alla quale la
> seconda persona prevale sulla della terza e la prima prevale su entrambe
> le altre. A prescindere dal numero.
> Allo stesso modo c'è una gerarchia tra i generi.

L'italiano: non solo maschilista ma anche egocentrico! ;)

posi

unread,
Jul 26, 2016, 3:59:21 PM7/26/16
to
Il 26/07/16 20.23, edevils ha scritto:
Non solo l'italiano. Questi concetti valgono in praticamente tutte le
lingue del mondo.

Ci sono delle mezze eccezioni: in quechua esiste un apposito pronome, e
relativa forma grammaticale, per indicare "io + tu". In mohawk il genere
di default è il femminile.

Però mi sembra azzardato affermare che tali società siano meno egoiste o
maschiliste delle altre.

Maurizio Pistone

unread,
Jul 26, 2016, 6:12:54 PM7/26/16
to
Klaram <nos...@nospam.it> wrote:

> Vir non era contrappostso a mulier, infatti esisteva domina, che
> credo corrispondesse a vir. Penso che si trattasse di contrapposizioni
> di classe, patrizi e plebei o schiavi.

la coppia è dominus / domina

--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it

Maurizio Pistone

unread,
Jul 26, 2016, 6:12:54 PM7/26/16
to
posi <posi...@infinito.it> wrote:

> Il pronome "io" indica chi sta parlando. Se a parlare sono più persone
> si usa "noi".

il "noi" raramente è corale, in genere indica uno solo che parla a nome
di tutti

Maurizio Pistone

unread,
Jul 26, 2016, 6:12:57 PM7/26/16
to
ADPUF <flyh...@mosq.it.invalid> wrote:

> Mio nonno suonava la cornetta, mi diceva mia madre.
>
> Che poi è una tromba più piccola.

la cornetta appartiene alla famiglia dei flicorni, strumenti a fiato con
tubo conico, mentre la tromba e il trombone hanno tubo cilindrico

posi

unread,
Jul 26, 2016, 7:13:46 PM7/26/16
to
Il 27/07/16 00.12, Maurizio Pistone ha scritto:
> posi <posi...@infinito.it> wrote:
>
>> Il pronome "io" indica chi sta parlando. Se a parlare sono più persone
>> si usa "noi".
>
> il "noi" raramente è corale, in genere indica uno solo che parla a nome
> di tutti
>

Quanto spesso occorra non ha importanza: il punto è che noi, oltre ad
essere il plurale della prima persona (noi corale) è anche il plurale
della prima e seconda persona insieme (noi inclusivo), prima e terza
(uno solo che parla a nome degli altri), e di tutte e tre insieme.

Klaram

unread,
Jul 27, 2016, 7:15:51 AM7/27/16
to
edevils ha usato la sua tastiera per scrivere :
Sull'egocentrismo, però, interviene il bon ton a mitigare.
L'esempio di Posi era "tu ed io", non "io e te". :))

k

Klaram

unread,
Jul 27, 2016, 7:20:59 AM7/27/16
to
Nel suo scritto precedente, Maurizio Pistone ha sostenuto :
> Klaram <nos...@nospam.it> wrote:
>
>> Vir non era contrappostso a mulier, infatti esisteva domina, che
>> credo corrispondesse a vir. Penso che si trattasse di contrapposizioni
>> di classe, patrizi e plebei o schiavi.
>
> la coppia è dominus / domina

Vero.Forse significava più padrone/a che non uomo (o donna)
autorevole, probo, onesto ecc., come vir.

E il collegio dei probiviri ancor oggi si chiama così anche se ci sono
delle donne. :(

k
P.S. Mi ricorda una teologa tedesca (quella che ha scritto Eunuchi per
il regno dei cieli) che si definiva "univira", intendendo dire che
aveva avuto un solo uomo, il marito, in tutta la sua vita.

ADPUF

unread,
Jul 28, 2016, 4:44:23 AM7/28/16
to
Klaram 14:41, martedì 26 luglio 2016:

> La società latina era compiutamente patriarcale. La donna era
> già stata esclusa da qualsiasi potere, anche se meno di
> quella greca, che stava ancor peggio.


Forse nelle società celtiche o germaniche c'era più parità?

[Giro su it.cultura.storia]


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AIOE ³¿³
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