Il 30/08/16 14:24, Valerio Vanni ha scritto:
> On Mon, 29 Aug 2016 00:48:23 +0200, posi <
posi...@infinito.it>
> wrote:
>
>> Ma infatti foneticamente non vengono affatto trattati in maniera diversa.
>> La stranezza, semmai, è nella regola numero 3: non sembra esserci alcuna
>> motivazione razionale, fonetica, per cui si possa dire /u.na.gom'
mi.na/
>> ma non /u.no.gom'
mi.no/. In altri termini: non c'è motivo per cui la /o/
>> debba scomparire di fronte a determinate consonanti mentre la /a/ debba
>> rimanere.
>
> Sì, questo è vero.
> Sarebbe interessante conoscere la storia di questo articolo
> indeterminativo. Per quello determinativo, in tempi passati "lo" aveva
> un uso più esteso (rimasto in "per lo più" e "per lo meno", che
> dovrebbero avere "il").
>
>> Ad ogni modo le cose stanno così, e una volta preso a atto di questo,
>> dal momento che esiste l'articolo "un" derivato dal troncamento di "uno"
>> ne segue che di fronte a vocale ha più senso usare direttamente
>> l'articolo "un" piuttosto che elidere "uno". Altrimenti sarebbe come
>> scrivere "buon'anno".
>
> Questa è la spiegazione che dà la grammatica: *c'è già* "un", usiamo
> quello.
Devo dire che a me non piace affatto l'approccio normativo che
solitamente hanno le grammatiche. Da un punto di vista scientifico, non
dobbiamo discutere se l'apostrofo si debba mettere o no. Dobbiamo
partire da un dato di fatto: l'apostrofono "non si mette", nel senso
ognuno può fa come gli pare, ma - di fatto - quasi nessuno decide di
metterlo. Poi si può discutere su quali siano i possibili motivi che
spingono la gente non metterlo.
Io direi che sia il solito vecchio principio di economia: se una cosa
non serve, non si usa. Un principio semplice, che spesso risulta più
forte di tanti ragionamenti logici.
> Il mio dubbio è "siamo sicuri che sia proprio *quello*" e non
> un'elisione di "uno"?
>
Certamente no: solo chi ha scritto la frase può sapere se la sua
intenzione era quella di elidere o di troncare. Se ha messo l'apostrofo,
evidentemente, voleva elidere.
> Con "santo", per esempio, si trovano tutte e tre le forme: troncata
> "san", elisa "sant", intera "santo". Non è stata riusata la forma
> tronca *perché c'era*... e non è stata una scelta "obbligata" (a
> livello fonosintattico scorrerebbe tranquillamente un "San Antonio").
>
Il troncamento, contrariamente all'elisione, avviene spesso in maniera
difficilmente prevedibile: non si può dire "san Stefano", ma "san
Zenone" sì, "un zerbino" invece no. In alcune regioni si tende a
troncare le parole all'infinito ("andà" per "andare") in altre
assolutamente no. Altri però troncano l'indicativo ("andiam").
Ora, è vero che la parola "santo" non si tronca mai davanti a vocale, ma
mi sembra un po' azzardato generalizzare questa regola a tutte le parole.
Però ci sono parole per le quali la forma tronca, pur essendo esistita
in passato, oggi è scomparsa dall'uso comune. In tal caso personalmente
riterrei razionalmente giustificabile l'apostrofo.