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apostrofo dopo articolo "un"

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Valerio Vanni

unread,
Aug 26, 2016, 9:21:02 PM8/26/16
to
On Thu, 25 Aug 2016 18:27:19 +0200, posi <posi...@infinito.it>
wrote:
>> in base alla regola
>> che davanti a vocale si usa sempre "uno" come davanti a s
>> impura e z... :-)
>
>Non conoscevo questa regola, me la spieghi meglio?

Ora non ricordo la regola in questione.

Partiamo dalla struttura fonetica di "uno" e "una": ce ne sono tre
tipi:

1) Davanti a consonanti autogeminanti (/ts/ /dz/ /S/ /J/ /L/), /s/
seguita da consonante, gruppi di consonanti non originari (/pn/ /kt/
etc) abbiamo la struttura sillabica /u.noC/ /u.naC/. /u.nos'po.zo/
/u.nas'po.za/

2) Davanti a vocale abbiamo la struttura /u.nV/ per entrambi.
/u.na'mi.ko/ /u.na'mi.ka/

3) Davanti a consonante semplice abbiamo la struttura /un/ /u.na/.
/un.gom'mi.no/ /u.na.gom'mi.na/

E' abbastanza discutibile il trattare diversamente un amico da
un'amica.


--
Ci sono 10 tipi di persone al mondo: quelle che capiscono il sistema binario
e quelle che non lo capiscono.

Klaram

unread,
Aug 27, 2016, 7:32:29 AM8/27/16
to
Valerio Vanni ha usato la sua tastiera per scrivere :
> On Thu, 25 Aug 2016 18:27:19 +0200, posi <posi...@infinito.it>
> wrote:
>>> in base alla regola
>>> che davanti a vocale si usa sempre "uno" come davanti a s
>>> impura e z... :-)
>>
>> Non conoscevo questa regola, me la spieghi meglio?
>
> Ora non ricordo la regola in questione.
>
> Partiamo dalla struttura fonetica di "uno" e "una": ce ne sono tre
> tipi:
>
> 1) Davanti a consonanti autogeminanti (/ts/ /dz/ /S/ /J/ /L/), /s/
> seguita da consonante, gruppi di consonanti non originari (/pn/ /kt/
> etc) abbiamo la struttura sillabica /u.noC/ /u.naC/. /u.nos'po.zo/
> /u.nas'po.za/
>
> 2) Davanti a vocale abbiamo la struttura /u.nV/ per entrambi.
> /u.na'mi.ko/ /u.na'mi.ka/
>
> 3) Davanti a consonante semplice abbiamo la struttura /un/ /u.na/.
> /un.gom'mi.no/ /u.na.gom'mi.na/
>
> E' abbastanza discutibile il trattare diversamente un amico da
> un'amica.

Detto in altro modo: esistono "un" e "uno" (maschili), e "una"
(femminile), la "regola" di Davide Pioggia, cioè di elidere davanti a
vocale "uno", avrebbe senso se davanti a vocale si usasse "uno" come
forma non elisa e non troncata. Uno euro > un'euro; analogamente al
deter. lo: lo euro > l'euro.

Ma mi sembra che davanti a vocale di nomi maschili si sia sempre usato
"un". O no?

k

Klaram

unread,
Aug 27, 2016, 7:51:39 AM8/27/16
to
Klaram ha usato la sua tastiera per scrivere :

> Detto in altro modo: esistono "un" e "uno" (maschili), e "una" (femminile),
> la "regola" di Davide Pioggia, cioè di elidere davanti a vocale "uno",
> avrebbe senso se davanti a vocale si usasse "uno" come forma non elisa e non
> troncata. Uno euro > un'euro; analogamente al deter. lo: lo euro > l'euro.
>
> Ma mi sembra che davanti a vocale di nomi maschili si sia sempre usato "un".
> O no?

Ho appena visto il post di Adpuf in cui dice che Davide Pioggia voleva
scrivere pure qual'è con l'apostrofo.

Perché "dobbiamo" scrivere "qual è" senza apostrofo? Perché, oltre a
"quale", esiste "qual".

Ma esiste anche "bel" (bel cane) oltre a bello, allora perché devo
scrivere bell'articolo e non bel articolo?

k

Valerio Vanni

unread,
Aug 27, 2016, 8:52:39 AM8/27/16
to
On Sat, 27 Aug 2016 13:32:33 +0200, Klaram <nos...@nospam.it> wrote:

> Detto in altro modo: esistono "un" e "uno" (maschili), e "una"
>(femminile), la "regola" di Davide Pioggia, cioè di elidere davanti a
>vocale "uno", avrebbe senso se davanti a vocale si usasse "uno" come
>forma non elisa e non troncata. Uno euro > un'euro; analogamente al
>deter. lo: lo euro > l'euro.
>
> Ma mi sembra che davanti a vocale di nomi maschili si sia sempre usato
>"un". O no?

Storicamente dovrebbero essere arrivati dal latino "uno" e "una", non
so poi quale sia stata l'esatta trafila.
La grammatica tradizionale tende a considerare "un" maschile (quello
sempre in una sillabam "un tronco") un troncamento e "un" femminile
(quello che sta in due sillabe, "un'ala") un'elisione.

A me sembra che in "un uomo" ci sia un tentativo di riciclare il
troncamento come elisione.

Wolfgang

unread,
Aug 27, 2016, 9:02:28 AM8/27/16
to
«Quello», «bello» e le preposizioni articolate formate con «-lo»
fanno eccezione alla regola generale secondo cui il troncamento
persiste anche davanti a vocale.

La ragione di questa eccezione mi sembra di stare nel fatto che
«lo», in quanto monosillabo, non si possa troncare ma solo elidere.
Questo «lo» eliso, cioè «l'», si mantiene anche nelle preposizioni
articolate, e infine, per assonanza, in «quell'» e «bell'».

Ma non vedo alcuna giustificazione né per «un'» maschile né per «qual'».

Ciao,
Wolfgang

Valerio Vanni

unread,
Aug 27, 2016, 9:10:16 AM8/27/16
to
On Sat, 27 Aug 2016 13:51:45 +0200, Klaram <nos...@nospam.it> wrote:

> Ho appena visto il post di Adpuf in cui dice che Davide Pioggia voleva
> scrivere pure qual'è con l'apostrofo.
>
> Perché "dobbiamo" scrivere "qual è" senza apostrofo? Perché, oltre a
>"quale", esiste "qual".

Per me, è un altro tentativo di riciclare un troncamento.

> Ma esiste anche "bel" (bel cane) oltre a bello, allora perché devo
>scrivere bell'articolo e non bel articolo?

Secondo me è chiaro che "bell'articolo" è la forma elisa di "bello
articolo".

Valerio Vanni

unread,
Aug 27, 2016, 11:04:31 AM8/27/16
to
On Sat, 27 Aug 2016 15:00:41 +0200, Wolfgang <w...@ariannuccia.de>
wrote:
>> Ma esiste anche "bel" (bel cane) oltre a bello, allora perché
>> devo scrivere bell'articolo e non bel articolo?
>
>«Quello», «bello» e le preposizioni articolate formate con «-lo»
>fanno eccezione alla regola generale secondo cui il troncamento
>persiste anche davanti a vocale.

Mi viene in mente il titolo "Santo": davanti a vocale c'è una chiara
elisione e davanti a consonante (semplice) un troncamento. San
Giuseppe e Sant'Antonio.

A me sembra più semplice la spiegazione che davanti a consonante
semplice c'è un troncamento, e davanti a vocale un'elisione.

Tra i due cambia sempre la sillabazione: nel troncamento la parola
mantiene le sue sillabe intatte, nell'elisione l'ultima viene
suddivisa tra la parola e quella che segue.

>La ragione di questa eccezione mi sembra di stare nel fatto che
>«lo», in quanto monosillabo, non si possa troncare ma solo elidere.

Il troncamento avviene a monte di quella sillaba.

posi

unread,
Aug 28, 2016, 6:48:25 PM8/28/16
to
Il 27/08/16 03:20, Valerio Vanni ha scritto:
> On Thu, 25 Aug 2016 18:27:19 +0200, posi <posi...@infinito.it>
> wrote:
>>> in base alla regola
>>> che davanti a vocale si usa sempre "uno" come davanti a s
>>> impura e z... :-)
>>
>> Non conoscevo questa regola, me la spieghi meglio?
>
> Ora non ricordo la regola in questione.
>
> Partiamo dalla struttura fonetica di "uno" e "una": ce ne sono tre
> tipi:
>
> 1) Davanti a consonanti autogeminanti (/ts/ /dz/ /S/ /J/ /L/), /s/
> seguita da consonante, gruppi di consonanti non originari (/pn/ /kt/
> etc) abbiamo la struttura sillabica /u.noC/ /u.naC/. /u.nos'po.zo/
> /u.nas'po.za/
>
> 2) Davanti a vocale abbiamo la struttura /u.nV/ per entrambi.
> /u.na'mi.ko/ /u.na'mi.ka/
>
> 3) Davanti a consonante semplice abbiamo la struttura /un/ /u.na/.
> /un.gom'mi.no/ /u.na.gom'mi.na/
>
> E' abbastanza discutibile il trattare diversamente un amico da
> un'amica.
>

Ma infatti foneticamente non vengono affatto trattati in maniera diversa.
La stranezza, semmai, è nella regola numero 3: non sembra esserci alcuna
motivazione razionale, fonetica, per cui si possa dire /u.na.gom'mi.na/
ma non /u.no.gom'mi.no/. In altri termini: non c'è motivo per cui la /o/
debba scomparire di fronte a determinate consonanti mentre la /a/ debba
rimanere.

Ad ogni modo le cose stanno così, e una volta preso a atto di questo,
dal momento che esiste l'articolo "un" derivato dal troncamento di "uno"
ne segue che di fronte a vocale ha più senso usare direttamente
l'articolo "un" piuttosto che elidere "uno". Altrimenti sarebbe come
scrivere "buon'anno".


Valerio Vanni

unread,
Aug 30, 2016, 8:24:14 AM8/30/16
to
On Mon, 29 Aug 2016 00:48:23 +0200, posi <posi...@infinito.it>
wrote:

>Ma infatti foneticamente non vengono affatto trattati in maniera diversa.
>La stranezza, semmai, è nella regola numero 3: non sembra esserci alcuna
>motivazione razionale, fonetica, per cui si possa dire /u.na.gom'mi.na/
>ma non /u.no.gom'mi.no/. In altri termini: non c'è motivo per cui la /o/
>debba scomparire di fronte a determinate consonanti mentre la /a/ debba
>rimanere.

Sì, questo è vero.
Sarebbe interessante conoscere la storia di questo articolo
indeterminativo. Per quello determinativo, in tempi passati "lo" aveva
un uso più esteso (rimasto in "per lo più" e "per lo meno", che
dovrebbero avere "il").

>Ad ogni modo le cose stanno così, e una volta preso a atto di questo,
>dal momento che esiste l'articolo "un" derivato dal troncamento di "uno"
>ne segue che di fronte a vocale ha più senso usare direttamente
>l'articolo "un" piuttosto che elidere "uno". Altrimenti sarebbe come
>scrivere "buon'anno".

Questa è la spiegazione che dà la grammatica: *c'è già* "un", usiamo
quello. Il mio dubbio è "siamo sicuri che sia proprio *quello*" e non
un'elisione di "uno"?

Con "santo", per esempio, si trovano tutte e tre le forme: troncata
"san", elisa "sant", intera "santo". Non è stata riusata la forma
tronca *perché c'era*... e non è stata una scelta "obbligata" (a
livello fonosintattico scorrerebbe tranquillamente un "San Antonio").

Fathermckenzie

unread,
Aug 30, 2016, 9:33:13 AM8/30/16
to
Il 30/08/2016 14:24, Valerio Vanni ha scritto:
> Con "santo", per esempio, si trovano tutte e tre le forme: troncata
> "san", elisa "sant", intera "santo". Non è stata riusata la forma
> tronca *perché c'era*... e non è stata una scelta "obbligata" (a
> livello fonosintattico scorrerebbe tranquillamente un "San Antonio").
>
tra l'altro, in spagnolo credo si usi la forma tronca (la città di San
Antonio è in Texas ma ha nome evidentemente derivato dai tempi in cui
era in Mexico)

--
Et interrogabant eum turbae dicentes: “Quid ergo faciemus?”.
Respondens autem dicebat illis: “Qui habet duas tunicas,
det non habenti; et, qui habet escas, similiter faciat”.
(Ev. sec. Lucam 3,10-11)

Klaram

unread,
Aug 31, 2016, 8:08:58 AM8/31/16
to
Il 30/08/2016, Valerio Vanni ha detto :

>> Ad ogni modo le cose stanno così, e una volta preso a atto di questo,
>> dal momento che esiste l'articolo "un" derivato dal troncamento di "uno"
>> ne segue che di fronte a vocale ha più senso usare direttamente
>> l'articolo "un" piuttosto che elidere "uno". Altrimenti sarebbe come
>> scrivere "buon'anno".
>
> Questa è la spiegazione che dà la grammatica: *c'è già* "un", usiamo
> quello. Il mio dubbio è "siamo sicuri che sia proprio *quello*" e non
> un'elisione di "uno"?
>
> Con "santo", per esempio, si trovano tutte e tre le forme: troncata
> "san", elisa "sant", intera "santo". Non è stata riusata la forma
> tronca *perché c'era*... e non è stata una scelta "obbligata" (a
> livello fonosintattico scorrerebbe tranquillamente un "San Antonio").

Certo, ci adeguiamo alle "regole", ma non si può non notare qualche
incongruenza.

k

posi

unread,
Sep 2, 2016, 12:47:32 PM9/2/16
to
Il 30/08/16 14:24, Valerio Vanni ha scritto:
> On Mon, 29 Aug 2016 00:48:23 +0200, posi <posi...@infinito.it>
> wrote:
>
>> Ma infatti foneticamente non vengono affatto trattati in maniera diversa.
>> La stranezza, semmai, è nella regola numero 3: non sembra esserci alcuna
>> motivazione razionale, fonetica, per cui si possa dire /u.na.gom'mi.na/
>> ma non /u.no.gom'mi.no/. In altri termini: non c'è motivo per cui la /o/
>> debba scomparire di fronte a determinate consonanti mentre la /a/ debba
>> rimanere.
>
> Sì, questo è vero.
> Sarebbe interessante conoscere la storia di questo articolo
> indeterminativo. Per quello determinativo, in tempi passati "lo" aveva
> un uso più esteso (rimasto in "per lo più" e "per lo meno", che
> dovrebbero avere "il").
>
>> Ad ogni modo le cose stanno così, e una volta preso a atto di questo,
>> dal momento che esiste l'articolo "un" derivato dal troncamento di "uno"
>> ne segue che di fronte a vocale ha più senso usare direttamente
>> l'articolo "un" piuttosto che elidere "uno". Altrimenti sarebbe come
>> scrivere "buon'anno".
>
> Questa è la spiegazione che dà la grammatica: *c'è già* "un", usiamo
> quello.

Devo dire che a me non piace affatto l'approccio normativo che
solitamente hanno le grammatiche. Da un punto di vista scientifico, non
dobbiamo discutere se l'apostrofo si debba mettere o no. Dobbiamo
partire da un dato di fatto: l'apostrofono "non si mette", nel senso
ognuno può fa come gli pare, ma - di fatto - quasi nessuno decide di
metterlo. Poi si può discutere su quali siano i possibili motivi che
spingono la gente non metterlo.

Io direi che sia il solito vecchio principio di economia: se una cosa
non serve, non si usa. Un principio semplice, che spesso risulta più
forte di tanti ragionamenti logici.

> Il mio dubbio è "siamo sicuri che sia proprio *quello*" e non
> un'elisione di "uno"?
>

Certamente no: solo chi ha scritto la frase può sapere se la sua
intenzione era quella di elidere o di troncare. Se ha messo l'apostrofo,
evidentemente, voleva elidere.

> Con "santo", per esempio, si trovano tutte e tre le forme: troncata
> "san", elisa "sant", intera "santo". Non è stata riusata la forma
> tronca *perché c'era*... e non è stata una scelta "obbligata" (a
> livello fonosintattico scorrerebbe tranquillamente un "San Antonio").
>

Il troncamento, contrariamente all'elisione, avviene spesso in maniera
difficilmente prevedibile: non si può dire "san Stefano", ma "san
Zenone" sì, "un zerbino" invece no. In alcune regioni si tende a
troncare le parole all'infinito ("andà" per "andare") in altre
assolutamente no. Altri però troncano l'indicativo ("andiam").

Ora, è vero che la parola "santo" non si tronca mai davanti a vocale, ma
mi sembra un po' azzardato generalizzare questa regola a tutte le parole.

Però ci sono parole per le quali la forma tronca, pur essendo esistita
in passato, oggi è scomparsa dall'uso comune. In tal caso personalmente
riterrei razionalmente giustificabile l'apostrofo.

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