>Ho avuto una discussione con degli amici sul fatto che l' espressione
>"Silenzio eloquente" fosse o meno un ossimoro.
>Per me lo e'.
Anche per me.
--
Maurizio Pistone - Torino
http://www.mauriziopistone.it
mailto:scri...@mauriziopistone.it
strenua nos exercet inertia Hor.
Concordo con te.
> Il moro
Sei per caso biondo? Un ossimoro? Un ossěbiondo? (-:
Ciao.
Gian Carlo
Lo č.
--
"Di Sion <sic> le torri... abbattute <sic>, mi pare, non so , il
_Nabucco_ non l'ho mai cantato" Katia Ricciarelli, TG5
it.cultura.classica: http://digilander.iol.it/mmanca
> Ho avuto una discussione con degli amici sul fatto che l' espressione
> "Silenzio eloquente" fosse o meno un ossimoro.
Se prendiamo "eloquente" nella sua accezione originale di
"parlante", ovviamente si tratta di un ossimoro.
Il problema è che "eloquente" ha recentemente assunto il significato
accessorio di "evidente", e in questa seconda ipotesi l'ossimoro
non è così lampante...
--
Er Roscio.
Infatti la discussione e' nata proprio dal "doppio" significato di
eloquente.
ciao
il moro
> > Se prendiamo "eloquente" nella sua accezione originale di
> > "parlante", ovviamente si tratta di un ossimoro.
> >
> > Il problema è che "eloquente" ha recentemente assunto il significato
> > accessorio di "evidente", e in questa seconda ipotesi l'ossimoro
> > non è così lampante...
>
> Infatti la discussione e' nata proprio dal "doppio" significato di
> eloquente.
Io sono d'accordo con il Roscio e non vedo l'ossimoro.
"Eloquente" in italiano ha perso l'originale "legame" con 'loquor',
secondo me: eloquente, oggi, significa "che dà evidenza".
Il silenzio non è eloquente perché parla, ma è eloquente perché a causa
di quel silenzio si evincono delle considerazioni rispetto a quella
particolare situazione.
Forse in "un silenzio assordante" c'è più ossimoro... non so.
P.
--
P.S.: sto facendo delle prove con NewsWatcher 3.1 per Mac; mi scuso per
eventuali malfunzionamenti; grunf.
Chi dice "silenzio eloquente" vuole certamente esprimere il contrasto tipico
dell'ossimoro.
È vero che 'eloquente' significa anche 'evidente', ma non in questo caso.
Infatti non avrebbe senso dire "silenzio evidente".
Voto quindi per l'ossimoro evidente :-).
> Il moro
Roger
--
rugf...@tin.it
Togliere 99 per rispondere direttamente
>È vero che 'eloquente' significa anche 'evidente'
da quando in qua?
>> Ho avuto una discussione con degli amici sul fatto che l' espressione
>> "Silenzio eloquente" fosse o meno un ossimoro.
>Se prendiamo "eloquente" nella sua accezione originale di
>"parlante", ovviamente si tratta di un ossimoro.
>
>Il problema è che "eloquente" ha recentemente assunto il significato
>accessorio di "evidente",
Evidente?
>e in questa seconda ipotesi l'ossimoro non è così lampante...
E come sarebbe un silenzio evidente? Voglio dire, così evidente da volerlo
distinguere dal silenzio (anche questo chissa come sarà) non evidente?
E certo che non sarebbe un ossimoro. Piuttosto un nonsenso, direi. (-:
Un silenzio eloquente è proprio un silenzio "che parla", che comunica. Più
ossimoro di così...
Ciao.
Gian Carlo
> Un silenzio eloquente è proprio un silenzio "che parla", che comunica. Più
> ossimoro di così...
Ma questa non è una contraddizione di termini: il silenzio può comunicare,
perché no? Sarebbe ossimorica l'espressione "una parola silenziosa".
L'ossimoro, per essere tale, deve contenere una evidente contraddizione di
termini: esempio ne è il classico "un morto vivente" che, fuor di ogni
metafora, è un concetto assolutamente contradditorio.
P.
Dalle 9:42 - vedi post di Roscio :-)
> Maurizio Pistone - Torino
>> È vero che 'eloquente' significa anche 'evidente'
>
> da quando in qua?
Forse in tendeva dire "che rende qualcosa evidente".
Esempio: "il suo comportamento fu eloquente" potrebbe significare "il suo
comportamento rese evidente il suo pensiero".
P.
--
Femina è cosa garrula e fallace (TASSO G. L. XIX, 84)
Public PGP Key:
http://pgpkeys.mit.edu:11371/pks/lookup?op=get&search=Paolo+Bonardi
Evidentemente :-)
> P.
Giusto per aggiungere un po' di confusione al dibattito:
nel Devoto-Oli assegnando ad eloquente il significato di "di significato
evidente, senza bisogno di commento", porta ad esempio proprio "silenzio
eloquente".
Al contrario il dizionario Rizzoli porta la stessa frase come esempio di
ossimoro.
Boh !
Io penso alla fine che possa ragionevolmente considerarsi ossimoro o meno a
seconda del significato che si attribuisce alla parola "eloquente".
il moro
>> Un silenzio eloquente è proprio un silenzio "che parla", che comunica. Più
>> ossimoro di così...
>Ma questa non è una contraddizione di termini: il silenzio può comunicare,
>perché no? Sarebbe ossimorica l'espressione "una parola silenziosa".
>L'ossimoro, per essere tale, deve contenere una evidente contraddizione di
>termini:
L'ossimoro, come figura retorica, può bene avere un significato (anzi ce l'ha,
di solito, perché altrimenti sarebbe privo di senso usarlo) , e la
contraddizione dei termini che lo compongono essere anche solo apparente.
Così le convergenze possono benissimo essere parallele, non solo perché in
geometria proiettiva le parallele convergono, ma soprattutto perché chi le ha
inventate voleva signfiicare qualcosa. Tutatvia cio` non toglie che
l'espressione rimanga, a mio giudizo, un ossimoro.
Che il silenzio possa comunicare qualcosa è anche pacifico, ma se qualcuno, per
esprimere questo concetto, usa un'espressione che è un traslato per "è un
silenzio che parla da sé", sta usando un ossimoro.
>esempio ne è il classico "un morto vivente" che, fuor di ogni
>metafora, è un concetto assolutamente contradditorio.
Uno zombi credo avrebbe qualche dubbio anche su questo. (-:
Come pure il signor Wood, qualora sentisse parlare della luce nera.
Ciao.
Gian Carlo
Salve!
Idem.
--
Bye.
Lem
'CLOCK is what you make of it: non sprecare i cicli idle della tua CPU'
Per trovare una cura per il cancro: http://members.ud.com/vypc/cancer/
> > Forse in tendeva dire "che rende qualcosa evidente".
>
> Evidentemente :-)
Eloquentemente ?... :-))))
--
Er Roscio.
Da quando l'eloquenza rende evidente qualcosa.
Non mi riferisco certo ai discorsi dei politici ma,
ad esempio, all'ars oratoria di Cicerone... :-)PPP
--
Er Roscio.
Ehehehe... ti ringrazio per questa manifestazione di "rispetto"...
(per la serie "Roscio dixit"... :-)))
--
Er Roscio.
Qui non sono d'accordo. L'ossimoro evidente, come ha detto
qualcuno, è - ad esempio - "silenzio assordante" (per inciso,
con una frase simile mi sono beccato un dieci e la lode in pubblico
in un compito di italiano, alla quinta elementare !!!).
"Silenzio eloquente" mette in evidenza che *quel particolare*
silenzio "la dice lunga" su qualcosa. L'eloquenza è', quindi,
una caratteristica di qel particolare silenzio; tanto per fare
un ulteriore esempio di moda: il "silenzio-assenso" è
un silenzio *chiaramente* eloquente, senza per questo
essere ossimorico... :-)))
--
Er Roscio.
E' questo il suo significato corrente. Ma dove vivete
tu e Maurizio ?... All'interno di una polverosa biblioteca
da dove non uscite neanche per scambiare quattro
chiacchiere con dei banali esseri umani ?... :-)))))
> >e in questa seconda ipotesi l'ossimoro non è così lampante...
>
> E come sarebbe un silenzio evidente? Voglio dire, così evidente da volerlo
> distinguere dal silenzio (anche questo chissa come sarà) non evidente?
Tanto per non andare troppo lontano, come lo chiameresti il cosiddetto
"silenzio-assenso" tanto in voga in questi giorni per motivi "sanitari" ?...
> E certo che non sarebbe un ossimoro. Piuttosto un nonsenso, direi. (-:
>
> Un silenzio eloquente è proprio un silenzio "che parla", che comunica. Più
> ossimoro di così...
E dov'è scritto che un silenzio, per essere "coerente", non deve portare
informazione ?...
Anche l'assenza di segnale può essere portatrice di informazione, eccome
!!!...
Basta pensare alle testate nucleari delle basi missilistiche NATO: se non
arriva
periodicamente un segnale codificato ben preciso, ciò viene interpretato
come
un tentativo di isolamento della base e fa scattare l'ordine di lancio con
gli ultimi
dati di lancio impostati.
Alla faccia dell'eloquenza !!!... :-(((((
--
Er Roscio.
> Così le convergenze possono benissimo essere parallele, non solo perché in
> geometria proiettiva le parallele convergono, ma soprattutto perché chi le
ha
> inventate voleva signfiicare qualcosa. Tutatvia cio` non toglie che
> l'espressione rimanga, a mio giudizo, un ossimoro.
Anche qui ti sei incartato: le "convergenze parallele" di Moro, o chi per
lui,
erano delle "convergenze" in quanto cercavano di convergere una verso
l'altra,
ed erano "parallele" in quanto il processo di avvicinamento doveva
progredire
in maniera "parallela", cioé da entrambe le parti in gioco !!!...
Spiegami dove cacchio sta l'ossimoro !!!... :-)))))
> Che il silenzio possa comunicare qualcosa è anche pacifico, ma se
qualcuno, per
> esprimere questo concetto, usa un'espressione che è un traslato per "è un
> silenzio che parla da sé", sta usando un ossimoro.
E' sempre lo stesso discorso delle "convergenze parallele".
Non si tratta di un ossimoro *di per sé*; caso mai è chi si
esprime in questi termini che vuole dare l'idea dell'ossimoro,
ma solo a fini puramente "estetici".
> >esempio ne è il classico "un morto vivente" che, fuor di ogni
> >metafora, è un concetto assolutamente contradditorio.
>
> Uno zombi credo avrebbe qualche dubbio anche su questo. (-:
> Come pure il signor Wood, qualora sentisse parlare della luce nera.
Ma gli abissini si abbronzano con la lampada di Wood ?... .-)PPP
--
Er Roscio.
> > >È vero che 'eloquente' significa anche 'evidente'
> > da quando in qua?
> Da quando l'eloquenza rende evidente qualcosa.
Res ipsa loquitur... Mi sembra quaestio lanae caprinae. Sara' anche vero
che 'eloquente' *può* significare 'evidente', ma il primo significato qual
è? E allora, 'silenzio eloquente' può ben essere un ossimoro. Dopende,
credo, dall'intenzione di chi parla.
Piuttosto... Voi pronunciate 'ossìmoro' alla greca o 'ossimòro' alla
lat(r)ina? Tempo fa qualcuno ha brutalmente stroncato le pronunce
sdrucciole di 'stenosi' e 'sclerosi' e simili, contrapposte a quelle piane.
Eppure... Io non mi permetto di parteggiare per l'una o per l'altra, ma mi
pare che abbiano fondamento etimologico entrambe. Vero che l'italiano dal
latino deriva, quindi sembrerebbe logico uniformarsi alla pronuncia latina
(le o dovrebbero essere lunghe, sono omega in greco). Vero anche che questi
e altri termini tecnici, parte di gerghi specialistici, sono stati
introdotti in tempi e in ambiti differenti da quelli della formazione del
volgare, derivandoli presumibilmente dalle corrispondenti parole grecque. O
no?
Scusassero, sempre io ero.
> [...]
E.S. ?
>Maurizio Pistone <scri...@mauriziopistone.it> wrote in message
>o4f5lt82o4pis7mpi...@4ax.com...
>>
>> >È vero che 'eloquente' significa anche 'evidente'
>>
>> da quando in qua?
>
>
>Da quando l'eloquenza rende evidente qualcosa.
cioè un discorso (o un silenzio) rende evidente qualcosa, non è (lui)
evidente.
L'eloquenza non è evidenza. Eloquente non è evidente.
La spiegazione mi pare eloquente. Anche perché il fatto è evidente. :)
[A proposito del fatto che /eloquente significherebbe /evidente]
>E' questo il suo significato corrente.
Salve!
/Eloquente significa /dotato_di_eloquenza. Per traslazione, quando non
si riferisce ad un oratore, ma ad un'azione, ad un comportamento, ad un
atteggiamento, ad una cosa, significa anche /che_dice_tutto, /che
spiega_tutto, /che_chiarisce... ovvero /denso_di_significato.
Non significa mai /evidente (ovvero /che_č_chiaro,
/che_si_manifesta_chiaramente). C'č una differenza macroscopica, direi,
fra ciň che chiarisce qualcosa e quel qualcosa.
>Tanto per non andare troppo lontano, come lo chiameresti il cosiddetto
>"silenzio-assenso" tanto in voga in questi giorni per motivi "sanitari" ?
Lo chiamo silenzio-assenso. ;)
Puň forse essere un esempio di silenzio eloquente. Ma che c'entra col
silenzio 'evidente'?
Un silenzio, magari eloquentemente colpevole, puň forse essere tanto
evidente, da essere notato da tutti, e divenir cosě imbarazzante.
Un silenzio evidente č un silenzio che si fa notare. Un silenzio
eloquente fa capire qualcosa. :)
> Anche qui ti sei incartato: le "convergenze parallele" di Moro,
> o chi per lui, erano delle "convergenze" in quanto cercavano di
> convergere una verso l'altra, ed erano "parallele" in quanto il
> processo di avvicinamento doveva progredire in maniera "parallela",
> cioé da entrambe le parti in gioco !!!...
> Spiegami dove cacchio sta l'ossimoro !!!... :-)))))
Sta nel fatto che "convergenze parallele" soddisfa la definizione di
ossimoro, cioè di unione di due termini contraddittori.
In un ossimoro poi la contraddizone è formale e apparente, direi. Non
sostanziale. Altrimenti non si tratterebbe di una figura retorica che
vuole signficare qualcosa, ma semplicemente di un nonsenso.
"Giaccio bollente", urlava anni fa Dallara a proposito della sua
"ossimorica" donna.
>> Che il silenzio possa comunicare qualcosa è anche pacifico, ma se
>> qualcuno, per esprimere questo concetto, usa un'espressione che è
>> un traslato per "è un silenzio che parla da sé", sta usando un
>> ossimoro.
> E' sempre lo stesso discorso delle "convergenze parallele".
> Non si tratta di un ossimoro *di per sé*; caso mai è chi si
> esprime in questi termini che vuole dare l'idea dell'ossimoro,
> ma solo a fini puramente "estetici".
E quali sarebbero i fini del "vero" ossimoro? E, soprattutto, quale
sarebbe un vero ossimoro e perché sarebbe tale?
Ciao.
Gian Carlo
No. Può significare "che mette in evidenza, che rende evidente
qualcosa", non "che è evidente". A meno che...
> Ma dove vivete tu e Maurizio ?... All'interno di una polverosa
> biblioteca da dove non uscite neanche per scambiare quattro
> chiacchiere con dei banali esseri umani ?... :-)))))
...a meno che, fuori dalle polevrose biblioteche anche "evidente" ora
non significhi più "evidente".
>> E come sarebbe un silenzio evidente? Voglio dire, così evidente da
volerlo
>> distinguere dal silenzio (anche questo chissa come sarà) non
evidente?
> Tanto per non andare troppo lontano, come lo chiameresti il cosiddetto
> "silenzio-assenso" tanto in voga in questi giorni per motivi "sanitari" ?...
Certo non direi che si tratta di un silenzio "evidente". Almeno nel
senso comune del termine evidente.
>> Un silenzio eloquente è proprio un silenzio "che parla", che
comunica. Più
>> ossimoro di così...
> E dov'è scritto che un silenzio, per essere "coerente", non deve portare
> informazione ?...
Non sta scritto da nessuna parte. Ma...
> Anche l'assenza di segnale può essere portatrice di informazione, eccome
> !!!...
...ma la creazione di ossimori non è riservata solo a chi conosce la
teoria dell'informazione. (-:
Ciao.
Gian Carlo
Ah, era quello... ci ho messo un po' per capirlo, eh ?... :-)))))
In questo caso hai ragione: "eloquente" non corrisponde
ad "evidente", ma a "che rende evidente".
Va bene cosě ?... :-)))))
--
Er Roscio.
No. Può significare "che mette in evidenza, che rende evidente
qualcosa", non "che è evidente". A meno che...
> Ma dove vivete tu e Maurizio ?... All'interno di una polverosa
> biblioteca da dove non uscite neanche per scambiare quattro
> chiacchiere con dei banali esseri umani ?... :-)))))
..a meno che, fuori dalle polevrose biblioteche anche "evidente" ora
non significhi più "evidente".
>> E come sarebbe un silenzio evidente? Voglio dire, così evidente da volerlo
>> distinguere dal silenzio (anche questo chissa come sarà) non
evidente?
> Tanto per non andare troppo lontano, come lo chiameresti il cosiddetto
> "silenzio-assenso" tanto in voga in questi giorni per motivi "sanitari" ?...
Certo non direi che si tratta di un silenzio "evidente". Almeno nel
senso comune del termine evidente.
>> Un silenzio eloquente è proprio un silenzio "che parla", che comunica. Più
>> ossimoro di così...
> E dov'è scritto che un silenzio, per essere "coerente", non deve portare
> informazione ?...
Non sta scritto da nessuna parte. Ma...
> Anche l'assenza di segnale può essere portatrice di informazione, eccome
> !!!...
..ma la creazione di ossimori non è riservata solo a chi conosce la
> Anche qui ti sei incartato: le "convergenze parallele" di Moro,
> o chi per lui, erano delle "convergenze" in quanto cercavano di
> convergere una verso l'altra, ed erano "parallele" in quanto il
> processo di avvicinamento doveva progredire in maniera "parallela",
> cioé da entrambe le parti in gioco !!!...
> Spiegami dove cacchio sta l'ossimoro !!!... :-)))))
Sta nel fatto che "convergenze parallele" soddisfa la definizione di
ossimoro, cioè di unione di due termini contraddittori.
In un ossimoro poi la contraddizone è formale e apparente, direi. Non
sostanziale. Altrimenti non si tratterebbe di una figura retorica che
vuole signficare qualcosa, ma semplicemente di un nonsenso.
"Giaccio bollente", urlava anni fa Dallara a proposito della sua
"ossimorica" donna.
>> Che il silenzio possa comunicare qualcosa è anche pacifico, ma se
>> qualcuno, per esprimere questo concetto, usa un'espressione che è
>> un traslato per "è un silenzio che parla da sé", sta usando un
>> ossimoro.
> E' sempre lo stesso discorso delle "convergenze parallele".
> Non si tratta di un ossimoro *di per sé*; caso mai è chi si
> esprime in questi termini che vuole dare l'idea dell'ossimoro,
> ma solo a fini puramente "estetici".
E quali sarebbero i fini del "vero" ossimoro? E, soprattutto, quale
> No. Può significare "che mette in evidenza, che rende evidente
> qualcosa", non "che è evidente". A meno che...
OK, OK... già risposto a Maurizio... :-)))))
Non avevo afferrato il "motivo" della vostra "protesta"... :-)))
--
Er Roscio.
A mio vedere un ossimoro è tale quando vuole *stigmatizzare*
l'incongruenza dell'accostamento, non quando vuole *giocare*
enigmisticamente su eventuali doppi sensi o interpretazioni
"parallele".
Il "ghiaccio bollente" di Dallara, ad esempio, è un ossimoro
in quanto l'autore vuole rendere evidente (e torniamo al "nostro" :-)))
la dicotomia di una situazione ambigua.
Lo stesso non si può dire (non necessariamente, almeno)
per "silenzio eloquente", che *può* essere considerato
un ossimoro, ma *può* anche non esserlo, come pure le
"convergenze parallele".
--
Er Roscio.
> lo č in quanto nell'oss. le due parole son una l'opposto dell'altro, come
> "attimo eterno". non credo che il silenzio, se č tale, possa parlare, Anna
Uhm... grazie dell'intervento. Nel frattempo la discussione era avanzata.
Se avrai voglia di leggere gli altri interventi del filone potrai venire a
conoscenza di punti di vista anche diversi... ma tutti interessanti.
P.
#Il "ghiaccio bollente" di Dallara, ad esempio, è un ossimoro
#in quanto l'autore vuole rendere evidente (e torniamo al "nostro" ))
#la dicotomia di una situazione ambigua.
Perdinci. Mai sospettai simili profondità nei testi del Tony. Da
rivalutare con gli onori del caso.
In ogni caso, mi chiedo se si possa dare una definizione, per così
dire, tecnica di ossimoro, a prescindere dalle intenzioni del parlante
(o dell'urlatore confidenziale che e' Tony, altro bell'esempio).
Io non so. E' sufficiente dire "accostamento intenzionale di
sostantivo e aggettivo (o participio aggettivato) reciprocamente
smententisi", o bisogna ogni volta chiedere "ma volevi rendere
eloquente, dunque evidente, una situazione ambigua o no"?
E' rimasta inevasa la mia richiesta circa la pronuncia piu' acconcia
di ossimoro. Alla latina? Come sclerosi?
--
Tutto ciò similmente o già sapete
o con agio in Omero il leggerete.
IMHO sě: che gli opposti siano comunque in 'armonia', che vi sia un
significato, mi pare evidentemente necessario: altrimenti non sarebbe
una figura retorica. ;)
Gli accostamenti possibili, AFAIK, sono comunque svariati:
soggetto/predicato:
'Dio ragione che sragiona';
nome/attributo_o_altra_specificazione:
concordia discorde (altra definizione dell'ossimoro);
verbio/avverbio_o_modificatore:
festina lente.
>E' rimasta inevasa la mia richiesta circa la pronuncia piu' acconcia
>di ossimoro.
Bah! Io dico ossěmoro, poi...
--
Bye.
Lem
'CLOCK is what you make of it: non sprecare i cicli idle della tua CPU'
Conoscere meglio le proteine: www.stanford.edu/group/pandegroup/Cosm/
>> Spiegami dove cacchio sta l'ossimoro !!!... :-)))))
>
>Sta nel fatto che "convergenze parallele" soddisfa la definizione di
>ossimoro, cioč di unione di due termini contraddittori.
Se ne parlo' il mese scorso. Io obiettai che l'ossimoro potrebbe
essere "convergenza parallela" (almeno nella geometria piana).
Al plurale invece sia geometricamente (1) che filosoficamente (2) non
mi sembra un ossimoro.
(1) Faccio un esempio con le parentesi triangolari >>. si tratta
indubbiamente di due convergenze in cui un lato dell'una e' parallelo
al lato dell'altra, quindi due (o piu') convergenze parallele.
(2) Io compio una serie di atti che convergono al raggiungimento di
un'obiettivo. Tu compi un'altra serie di atti (diversi dai miei) che
convergono al raggiungimento dello stesso obiettivo. Possiamo dunque
dire che le nostre due convergenze sono parallele.
Il fatto e' che buttato lě, con nonchalance, da' l'impressione di un
ossimoro, ma , secondo me, non lo e'.
Ciao.
Sergio.
>Al plurale invece sia geometricamente (1) che filosoficamente (2) non
>mi sembra un ossimoro.
>
>(1) Faccio un esempio con le parentesi triangolari >>. si tratta
>indubbiamente di due convergenze in cui un lato dell'una e' parallelo
>al lato dell'altra, quindi due (o piu') convergenze parallele.
Ma queste, se ho capito, sono convergenze "di" paralelle. (-:
Ciao.
Gian Carlo
>>E' sufficiente dire "accostamento intenzionale di
>>sostantivo e aggettivo (o participio aggettivato) reciprocamente
>>smententisi",
>IMHO sì: che gli opposti siano comunque in 'armonia', che vi sia un
>significato, mi pare evidentemente necessario: altrimenti non sarebbe
>una figura retorica. ;)
Anche secondo me è così, come ho già detto. E, dato che non ho qui nessun
vocabolario cartaceo e l'unico in linea è il Garzanti, che dice...
----
[Garzanti on-line]
figura logica che consiste nell'accostare, nella medesima espressione, parole di
senso opposto (p. e. un morto vivente).
----
..provo un po' a sbirciare nella rete e trovo...
----
[VirtualSalt - A Handbook of Rhetorical Devices]
Oxymoron is a paradox reduced to two words, usually in an adjective-noun
("eloquent silence") or adverb-adjective ("inertly strong") relationship, and is
used for effect, complexity, emphasis, or wit:
-I do here make humbly bold to present them with a short account of themselves
and their art.....--Jonathan Swift
-The bookful blockhead, ignorantly read, / With loads of learned lumber in his
head . . . .--Alexander Pope
-He was now sufficiently composed to order a funeral of modest magnificence,
suitable at once to the rank of a Nouradin's profession, and the reputation of
his wealth. --Samuel Johnson
Oxymoron can be useful when things have gone contrary to expectation, belief,
desire, or assertion, or when your position is opposite to another's which you
are discussing. The figure then produces an ironic contrast which shows, in your
view, how something has been misunderstood or mislabeled:
-Senator Rosebud calls this a useless plan; if so, it is the most helpful
useless plan we have ever enacted.
-The cost-saving program became an expensive economy.
Other oxymorons, as more or less true paradoxes, show the complexity of a
situation where two apparently opposite things are true simultaneously, either
literally ("desirable calamity") or imaginatively ("love precipitates delay").
Some examples other writers have used are these: scandalously nice, sublimely
bad, darkness visible, cheerful pessimist, sad joy, wise fool, tender cruelty,
despairing hope, freezing fire. An oxymoron should preferably be yours uniquely;
do not use another's, unless it is a relatively obvious formulation (like
"expensive economy") which anyone might think of. Also, the device is most
effective when the terms are not common opposites. So, instead of "a low high
point," you might try "depressed apex" or something.
----
Ciao.
Gian Carlo
> Ma queste, se ho capito, sono convergenze "di" paralelle. (-:
In concreto, sě. Ma il parallelo convergere delle parallele convergenti puň
essere definito astrattamente con la frase "convergenze parallele" :-))
> ..provo un po' a sbirciare nella rete e trovo...
> [VirtualSalt - A Handbook of Rhetorical Devices]
> Oxymoron is a paradox reduced to two words,
Il Merriam-Webster's Collegiate Dictionary ribatte (nota che in inglisc si
pronuncia con l'accento principale sulla seconda o...):
Main Entry: oxymoron
Pronunciation: "äk-si-'mOr-"än, -'mor-
Function: noun
Inflected Form(s): plural ox·y·mo·ra /-'mOr-&, -'mor-/
Etymology: Late Greek oxymOron, from neuter of oxymOros pointedly foolish,
from Greek oxys sharp, keen + mOros foolish Date: 1657
: a combination of contradictory or incongruous words (as cruel kindness)
> #Il "ghiaccio bollente" di Dallara, ad esempio, è un ossimoro
> #in quanto l'autore vuole rendere evidente (e torniamo al "nostro" ))
> #la dicotomia di una situazione ambigua.
>
> Perdinci. Mai sospettai simili profondità nei testi del Tony. Da
> rivalutare con gli onori del caso.
Tony ha avuto il merito di inaugurare la dinastia degli "urlatori",
che non urlavano, ma solo non avevano la voce flautata dei loro
predecessori...
> In ogni caso, mi chiedo se si possa dare una definizione, per così
> dire, tecnica di ossimoro, a prescindere dalle intenzioni del parlante
> (o dell'urlatore confidenziale che e' Tony, altro bell'esempio).
Le definizioni delle figure retoriche sono tutte un po' fumose,
e ciò è dovuto proprio alla natura ambigua delle stesse.
Molte di esse, peraltro, sfociano l'una nell'altra, come nel caso
dell'ossimoro con il paradosso. A mio parere, ad esempio,
"convergenze parallele" è più un paradosso che un ossimoro,
proprio perché l'intenzione dello scrivente è quella di dare l'idea
di due concetti che stridono, ma che, a ben vedere, non sono
concettualmente antitetici (non nel senso che si vuol dar loro).
> Io non so. E' sufficiente dire "accostamento intenzionale di
> sostantivo e aggettivo (o participio aggettivato) reciprocamente
> smententisi", o bisogna ogni volta chiedere "ma volevi rendere
> eloquente, dunque evidente, una situazione ambigua o no"?
E' il problema dell'analisi "a posteriori", che non tiene conto
di quelle che sono le intenzioni dell'autore. L'ossimoro è un'antitesi
(altra figura retorica) che VUOLE essere tale, mentre il paradosso
è un'antitesi che NON VUOLE essere tale, ma vuole scatenare
nell'interlocutore il "gusto" del non-senso, pur rimanendo nel "lecito"
sostanziale.
> E' rimasta inevasa la mia richiesta circa la pronuncia piu' acconcia
> di ossimoro. Alla latina? Come sclerosi?
Non è rimasta inevasa, ma era oggetto di un altro filone (nàrvalo-narvàlo).
Quello che ho sempre sostenuto è che le parole originate dall'accostamento
di due o più parole originarie, hanno "più" accenti, e dato che la lingua
italiana
ammette un solo accento principale, ad un certo punto, bisogna "scegliere"
da quale parte far pendere la parola. Classico esempio sono le parole cinesi
che sono normalmente composte da due o tre vocaboli monosillabi - per così
dire -
"ancestrali", e che di conseguenza, ciascuno col suo accento. Le parole
risultanti
hanno TRE accenti e possono essere pronunciate "calcando" su uno qualunque
di essi (karate, Nagano, ecc.). Lo stesso dicasi per ossimoro (òksis + moròs
= l'acuto sciocco)
--
Er Roscio.
Secondo me queste diversità di vedute nascono dalla scarsa definizione della
lingua. Nella geometria euclidea, due rette, nel piano, o sono parallele o
sono convergenti, (aut aut).
Nel caso delle parentesi triangolari, si tratta di coppie di segmenti
convergenti, paralleli tra loro a due a due.
( Se il punto di convergenza fosse uno solo, non sarebbe possibile alcun
parallelismo)
> (2) Io compio una serie di atti che convergono al raggiungimento di
> un'obiettivo. Tu compi un'altra serie di atti (diversi dai miei) che
> convergono al raggiungimento dello stesso obiettivo. Possiamo dunque
> dire che le nostre due convergenze sono parallele.
Secondo il significato geometrico di parallelismo, tutto ciò che converge
verso uno stesso punto non è parallelo, ma, appunto, convergente. Tuttavia,
parallelismo vuol anche dire " rapporto di svolgimento caratterizzato da
corrispondenza analogica o simmetrica", e i vostri atti potrebbero essere
chiamati paralleli perchè esiste tra loro la corrispondenza analogica di
tendere allo stesso obiettivo, non perchè siano convergenti.
>
> Il fatto e' che buttato lì, con nonchalance, da' l'impressione di un
> ossimoro, ma , secondo me, non lo e'.
Secondo me, invece, lo è proprio perchè è buttato lì, senza fare tanti
ragionamenti. Altrimenti ci sarebbe da ridire anche per ghiaccio-bollente,
che potrebbe essere ghiaccio secco ( anidride carbonica) che toccandolo dà
una sensazione di bruciore. Ma questo non viene in mente a nessuno.
>
> Ciao.
> Sergio.
Ciao
Karla
Ps. Io dico ossìmoro, ma ho sentito Carmelo Bene (che fonte :-)) dire
ossimòro. Il Devoto riporta ossimòro (o ossìmoro), Father Mac sarà contento!
:-)
Io uso "ossìmoro". Perché... non so perché. Sono fatti miei. (Pubblicità
regresso).
In sostanza, sono per la pronuncia greca delle parole colte, altrimenti
dovremmo dire anche "filosòfia", alla latina, e non "filosofìa", alla greca.
Ma in questo, come in molte altre cose, non sono del tutto coerente.
Ciao
Ale
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>> E' rimasta inevasa la mia richiesta circa la pronuncia piu' acconcia
>> di ossimoro. Alla latina? Come sclerosi?
>
>
>Quello che ho sempre sostenuto è che le parole originate dall'accostamento
>di due o più parole originarie, hanno "più" accenti, e dato che la lingua
>italiana
>ammette un solo accento principale, ad un certo punto, bisogna "scegliere"
>da quale parte far pendere la parola.
Seppure non molto coerentemente, l'italiano nei grecismi una sua regola la
segue: indipendentemente dall'essere la parola greca (originaria o inventata
modernamente fabbricandola con elementi greci) un composto o no, va
accentata come la si leggerebbe in latino, vale a dire secondo la quantità
della penultina sillaba. Diciamo infatti Sòcrate e non Socràte, Pèricle e
non Periclè, antropòfago e non antropofàgo. Dunque dovremmo dire "ossimòro".
Ci sono però non poche eccezioni (filosofía e in genere gli uscenti in
...ía) e quindi anche chi dice "ossímoro" ha qualche ragione.
A proposito: teoricamente (in base alla regola suesposta) dovremmo dire
"telefòno", giacché un "telèfono" sarebbe propriamente un qualcosa che
"uccide da lontano", visto che in greco "phoné" con -o- breve vuol dire
appunto uccisione ("voce" è "phoné" con -o- lunga). Ma oramai se dicessi
telefòno sarei guardato come marziano, e credo di non dovermi spaventare si
qualcuno mi "minaccia" un colpo (!) di telèfono.
>Classico esempio sono le parole cinesi
>...... karate
Ma non è giapponese?
Saluti
Giovanni Pontoglio
con 10 giorni di ritardo