Ancora in tema di convenzioni ortografiche, gradirei sapere
se, dopo un imperativo, sia raccomandabile il punto
esclamativo.
Ogniqualvolta mi trovi davanti a un imperativo, non riesco
a concludere la frase, da quello cosituita, con un semplice
punto.
Aiutatemi a capire! :-)
Vince
--
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Beh, io metto il punto esclamativo solo quando intendo dare all'imperativo
un tono particolarmente perentorio.
Nel "Padre Nostro", ad esempio, che è zeppo di imperativi, non metterei
nessun punto esclamativo in quanto non vorrei sembrarGli troppo esigente :-)
> Vince
Roger
> Beh, io metto il punto esclamativo solo quando intendo dare all'imperativo
> un tono particolarmente perentorio.
> Nel "Padre Nostro", ad esempio, che è zeppo di imperativi, non metterei
> nessun punto esclamativo in quanto non vorrei sembrarGli troppo esigente :-)
:-)
Capisco.
Devo dedurne che non v'è regola specifica.
Grazie, Ruggero.
Roger, a parte il fatto che la "scuola di pensiero" di Edigeo (a cui io
appartengo) preferisce _be'_ (troncamento) a _beh_ (aspirazione?),
quello che hai detto in merito al "Padre Nostro" (l'uomo che, fingendosi umile,
si permette di dare a Dio degli ordini perentori) è proprio l'oggetto di una
bellissima riflessione del filosofo Emanuele Severino (Padre MacKenzie rimarrà
sconvolto...)
Adesso scartabello (rovisto?) nella mia bibliotechina o su Google per trovare il
testo.
Ciao,
Epimeteo
"Vince Thoma" <vince...@hotmail.com> ha scritto nel messaggio
news:282a5d855b4b6adbf32...@mygate.mailgate.org...
> Buongiorno, cari avventori del caffè i.c.l.i.!
>
> Ancora in tema di convenzioni ortografiche, gradirei sapere
> se, dopo un imperativo, sia raccomandabile il punto
> esclamativo.
Ciao, Vince, carissimo.
Rispondo al tuo quesito: c'è chi usa il punto esclamativo, dopo il modo
imperativo, c'è chi non lo usa.
Dice bene Roger; anch'io infatti lo uso per dar maggior vigore ad
un'esortazione.
Ugo Ojetti aborriva il punto esclamativo, chiamandolo: stuzzicadenti pel
trastullo delle bocche vuote, punteruolo da ciabattini, siringa da
morfinomani et cetera.
Adduceva la motivazione che i classici non lo usavano e che solo nel
Seicento , in un secolo letterariamente poco felice, questo segno
ortografico appare. * E' giusto* diceva, * che tra tanti pennacchi spunti
anche il punto esclamativo*.
Il Pascoli pare addirittura lo usi a sproposito:
* Vissero un tempo due vicini in pace
che avean comuni il campo il fonte il servo!*
Vince.
In conclusione...vedi tu.
--
lu.
_Ultima Badessa Di Passaggio_
http://www.gabrieledannunzio.net
http://www.vittoriale.it/intro.html
Preferisco senz'altro anch'io <be'> tronco e non riesco a capire come mai
mi sia sfuggita quell'acca al posto dell'apostrofo.
> Ciao,
>
> Epimeteo
Ciao,
Roger
>Buongiorno, cari avventori del caffè i.c.l.i.!
>cut
>
>Ogniqualvolta mi trovi davanti a un imperativo, non riesco
>a concludere la frase, da quello cosituita, con un semplice
>punto.
>
>Aiutatemi a capire! :-)
>
>Vince
Mi collego al quesito di Vince, anche se temo che la questione sia
nella sostanza diversa, per aggiungerne un altro a cui non ho mai
saputo dare risposta.
Dopo un inciso tra parentesi che si conclude con un punto esclamativo
o interrogativo , dopo la chiusura di parentesi, ci va il punto fermo?
Es. Cari niusgruppari di ogni razza e religione linguistica,
vi chiedo
come ci si deve comportare dopo un inciso, tra parentesi, che finisce
con punto di domanda o esclamativo ( vi sarà capitato, o no?)
In fondo ci va il punto fermo o no?
Stefano A.
"Stefano A." <an...@tiscalinet.it> ha scritto nel messaggio
news:3cf67499...@news.tiscali.it...
> Es. Cari niusgruppari di ogni razza e religione linguistica,
Niusgruppari?
Ahimè.
> vi chiedo
> come ci si deve comportare dopo un inciso, tra parentesi, che finisce
> con punto di domanda o esclamativo ( vi sarà capitato, o no?)
>
>
> In fondo ci va il punto fermo o no?
Sì, se termini il periodo.
--
lu.
_Ultima Badessa Di Passaggio_
luci...@tiscalinet.it
http://www.gabrieledannunzio.net
http://www.vittoriale.it/intro.html
>¦ [...]
>¦ come ci si deve comportare dopo un inciso, tra parentesi, che finisce
>¦ con punto di domanda o esclamativo ( vi sarà capitato, o no?)
>¦ In fondo ci va il punto fermo o no?
Direi proprio di sí: le parentesi che racchiudono la domanda fan
contesto a sé e se alla fine non metti anche il punto, tutto il
periodo ti resta "aperto", come in attesa di un seguito.
--
Ciao,
Mariuccia®
Mah... io quelli non li chiamerei "imperativi", ma "congiuntivi esortativi",
il che è uguale, ma suona più eufemistico... :-)))
Comunque, va bene il discorso della perentorietà (o, meglio, dell'enfasi):
"Che vada a quel paese." (sono calmo; o magari sto parlando
con qualcuno che non ha nulla a che fare con la mia arrabbiatura,
ma mi riferisco a qualcuno che mi ha fatto arrabbiare)
"Ma vada a quel paese !" (sono arrabbiato e mi rivolgo direttamente
a chi mi ha fatto perdere le staffe)
--
Er Roscio.
> Dopo un inciso tra parentesi che si conclude con un punto esclamativo
> o interrogativo , dopo la chiusura di parentesi, ci va il punto fermo?
Io di solito lo uso.
Però tieni presente che l'uso dei segni d'interpunzione alla fine
di incisi fra parentesi o di citazioni testuali di frasi altrui fra
virgolette è piuttosto oscillante.
E dipende anche dai segni. Ad esempio il punto non viene di solito
usato immediatamente prima della parentesi chiusa e delle virgolette
di chiusura.
Ciao.
Gian Carlo
"Dacci oggi il nostro pane quotidiano"
"Rimetti a noi i nostri debiti"
"Non ci indurre in tentazione"
"Liberaci dal male"
Secondo te sarebbero "congiuntivi esortativi"?
Roger
Mah, io credo che l'inciso debba essere trattato (sotto questo punto di
vista) come qualunque altra parte del discorso, e quindi il punto fermo
(segnetto che indica la fine di una frase) va messo solo se la frase con
quell'inciso finisce (come ha già scritto Luciana).
> Ciao.
>
> Gian Carlo
Ciao,
Roger
Yesse... alla seconda persona singolare
fanno proprio come gli "imperativi"...
Ma, come dicevo, la distinzione fra i due č piů
accademica che altro; un po' come dire:
"si dice 'per favore'..."
--
Er Roscio.
Purtroppo non sono riuscito a trovare in rete l'articolo (credo pubblicato sul
Corriere della Sera) in cui Emanuele Severino analizzava sapientemente il modo
in cui l'uomo si rivolge al Padre Nostro. Sicuramente sarà in qualcuno dei suoi
libri, ma non ricordo quale... :-((
In compenso ho trovato un breve articolo su Severino tratto da La Stampa
dell'anno scorso, da cui copio questo passaggio che può essere attinente al
tema in oggetto:
"La preghiera però non gli è scomparsa, anche se non la chiama preghiera perché
questa parola, prex , viene da carpo , prendo, ne è una trasformazione
linguistica, e così la preghiera è per lui una richiesta, un tentativo di
"impossessarsi dell'assenso di Dio", il che non gli va bene. Il Padre nostro, in
lui "un pensiero non tra i più infrequenti", è un Padre nostro all'indicativo (è
santificato il nome tuo, viene il tuo Regno...), non ha più gli ottativi e le
suppliche esortative (sia santificato, venga, dacci, ecc.): "E' una visione, una
constatazione, un atto contemplativo".
Epimeteo
Gulp! Gasp! Sgrunt!
Eiocheccredevodiaverticoltoinfalloechetiavreicostrettoarecitarelattodicontri
zione!!!
Ma a squola mi anno insegniato che il congiuntivo presente dei cuattro verbi
sopraccitati, halla seconda persona singolare e un pò diverso.
Dare fà 'dia'
Rimettere fà 'rimetta'
Indurre fà 'induca'
Liberare fà 'liberi'
> Er Roscio.
Roger
luciana wrote:
> Ciao, Vince, carissimo.
> Rispondo al tuo quesito: c'è chi usa il punto esclamativo, dopo il modo
> imperativo, c'è chi non lo usa.
> Dice bene Roger; anch'io infatti lo uso per dar maggior vigore ad
> un'esortazione.
................
Grazie, cara Luciana!
Mi sei, come sempre, preziosa.
Un affettuoso saluto.
Vince
Intendevo proprio questo. Ma, d'altra parte, in caso contrario che
senso avrebbe un punto (che alcuni ritengono non abbia comunque
senso)?
Ciao.
Gian Carlo
>
>
>"Stefano A." <an...@tiscalinet.it> ha scritto nel messaggio
>news:3cf67499...@news.tiscali.it...
>> Es. Cari niusgruppari di ogni razza e religione linguistica,
>
>Niusgruppari?
>Ahimè.
>
Avevo finito le "faccine"... Mi scuso e recupero ;-)))))
Ringrazio tutti per l'attenzione prestatami, benché il tema sia tra
quelli che non possono avere una risposta certa (o no?) .
Stefano A.
> Ringrazio tutti per l'attenzione prestatami, benché il tema sia tra
> quelli che non possono avere una risposta certa (o no?) .
> Stefano A.
Ohibò!
Mi pare che ti siano state date delle risposte certe, anzi certissime.
Roger
"Quanto alla collocazione degli altri segni di punteggiatura, si noti
che nell'ortografia corrente il punto interrogativo e l'esclamativo
vanno posti prima della parentesi chiusa, gli altri segni interpuntivi
dopo di essa".
Or taccio ( ma...ma...il punto fermo dopo una citazione va all'interno
delle virgolette o all'esterno?)
Ciao e ancora grazie
Stefano A.
On Fri, 31 May 2002 22:04:09 GMT, "Roger" <rugf...@tin.it> wrote:
>
>"Stefano A." ha scritto
>
>> Ringrazio tutti per l'attenzione prestatami, benché il tema sia tra
>> quelli che non possono avere una risposta certa (o no?) .
>> Stefano A.
>
>Ohibň!
> Or taccio ( ma...ma...il punto fermo dopo una citazione va all'interno
> delle virgolette o all'esterno?)
All'esterno.
È nell'ortografia anglosassone che va messo all'interno.
Saluti.
>All'esterno.
>È nell'ortografia anglosassone che va messo all'interno.
Americana, mi sembra. E nemmeno tutti gli americani credo siano
d'accordo, mi sembra.
Ciao.
Gian Carlo
> Americana, mi sembra.
This is what I did indeed learn here, in North-America.
Take care!
>> Americana, mi sembra.
>This is what I did indeed learn here, in North-America.
Infatti, Vince. Ma tu parlavi di "ortografia anglosassone".
Ciao.
Gian Carlo
Giusto, Gian Carlo. Il tuo distinguo ha ragione d'essere.
Il mio riferirmi all'interpunzione "anglosassone" abbracciava
indebitamente anche l'ortografia inglese.
Se non fosse che qui, in Canada, ci si considera un po'
più vicini all'Inghilterra che agli Stati Uniti. Ed infatti da queste
parti l'aggettivo "anglosassone" è spesso utilizzato per definire
la cultura di un nord-americano.
Ma comprendo la tua precisazione e te ne ringrazio. :-)
A presto.
Effettivamente, non abbi tutti i torti... :-)))
Il problema è che l'imperativo e il congiuntivo esortativo
vanno spesso - per così dire - a braccetto, per motivi vari
di eufonia e altro.
Si verifica, allora, uno strano fenomeno per cui, onde evitare
l'imperativo esplicito si usano strane forme composte come
"vogliate xxx", "si prega di xxx", "fa' che xxx".
Tutte forme intese ad "addolcire" l'imperativo per farne
un congiuntivo esortativo che suonerebbe male nella
sua forma "canonica":
Torniamo al Padre Nostro;
(innanzitutto, ricordiamoci che nel Vangelo esiste solo
la prima parte, quella che contiene soltanto "veri"
congiuntivi esortativi:
"sia santificato il tuo nome"
"venga il tuo regno"
"sia fatta al Tua volontà"
ma se ci fai caso sono tutti alla terza persona.
Nella seconda parte (aggiunta in seguito), ci si
rivolge al Padre direttamente (il verbo è alla seconda
persona singolare); a questo punto, il congiuntivo
esortativo reciterebbe così:
"Che Tu ci dia (possa, voglia dare) il nostro pane quotidiano..."
"Che tu voglia rimettere a noi i nostri debiti"
"Fa' che non veniamo indotti in tentazione"
"Ti preghiamo di liberarci dal male"
Come vedi, sono tutte espressioni che suonano malissimo.
Si preferisce, allora, usare una forma dell'imperativo, ma
che ha valore di congiuntivo esortativo
(come dire "facci il favore di xxx")
--
Er Roscio.
> Torniamo al Padre Nostro;
> (innanzitutto, ricordiamoci che nel Vangelo esiste solo
> la prima parte, quella che contiene soltanto "veri"
> congiuntivi esortativi:
Nonnò, esiste tutto, cfr. Matteo 6, 9-13.
> [...]
> Come vedi, sono tutte espressioni che suonano malissimo.
> Si preferisce, allora, usare una forma dell'imperativo, ma
> che ha valore di congiuntivo esortativo
> (come dire "facci il favore di xxx")
Pfui! Che paura mi hai fatto prendere!
Credevo mi avessero insegnato i congiuntivi sbagliati! :-)))
Adesso sono d'accordo con te e cioè che gli imperativi della seconda parte
del Padre Nostro "hanno valore" di congiuntivi esortativi, ma,
grammaticalmente parlando, sono e restano imperativi.
> Er Roscio.
Ciao,
Roger