> Pur auspicando anche in italiano l'uso "spagnolo" dell'accento, pur
> dispondendo sulla tastiera di ᅵ e ᅵ, per pigrizia continuo a non
> preoccuparmi del tipo di accento obbligatorio che uso: ᅵ molto grave?
>
Mah, con quello che si vede in giro mi sembra solo una forma di
pigrizia, appunto.
GraZia
> Quando andavo a scuola c'erano le parole accentate, non accentate e
> apostrofate: l'apostrofo lo mettevo dopo l'ultimo carattere,
> l'accento sopra l'ultima vocale senza preoccuparmi di come lo facevo.
> Nei primi tempi dell' era informatica le lettere erano solo maiuscole,
> non c'erano vocali accentate e si usava l'apostrofo come accento.
> Ora le possibilit� sono infinite, anche se alcuni caratteri
> particolari richiedono l' uso contemporaneo di pi� tasti e qualche
> sforzo mnemonico.
> Pur auspicando anche in italiano l'uso "spagnolo" dell'accento, pur
> dispondendo sulla tastiera di � e �, per pigrizia continuo a non
> preoccuparmi del tipo di accento obbligatorio che uso: � molto grave?
1. accento ed apostrofo sono caratteri perfettamente distinti, che
servono a due scopi completamente diversi. Confonderli � un errore
inescusabile, poich� basta spostare il ditino da un tasto all'altro.
Anche gli accenti sulle maiuscole sono (in genere) tutt'altro che
difficili da fare: � = Alt 0200 (U�ndos), Alt ) + E (Mac) ecc.
2. Invece la distinzione tra accento acuto ed accento grave, che pure
non comporta difficolt� su una normale tastiera, �, in Italia,
un'innovazione piuttosto recente, che risale ai primi decenni del '900.
Credo che non sia ancora insegnata a scuola, dove ho imparato a fare una
specie di baffo sulla vocale. Una grafia curata, con un qualunque tipo
di tastiera, richiede di distinguere perch� da cio�, s� da caff�; ma
scrivendo a penna o a matita penso che possiamo tranquillamente
mantenere le abitudini di quando avevamo i pantaloncini corti.
3. Attenzione: dopo l'apostrofo non ci va lo spazio.
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it http://www.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
http://blog.ilpugnonellocchio.it
>Pur auspicando anche in italiano l'uso "spagnolo" dell'accento, pur
>dispondendo sulla tastiera di � e �, per pigrizia continuo a non
>preoccuparmi del tipo di accento obbligatorio che uso: � molto grave?
Il Manzoni non se ne � mai preoccupato. E quasi nessun altro se ne �
preoccupato fino a una cinquantina d'anni fa.
Ciao.
Gian Carlo
> Una grafia curata, con un qualunque tipo di tastiera, richiede di
> distinguere perch� da cio�, s� da caff�
Qui per� c'� un problema, perch� io, ad esempio, scrivo 'perch�',
ma dico 'perch�', scrivo 's�', ma dico 's�', eccetera.
Dunque per me, che sono settentrionale, quella distinzione � una sorta di
ortografia etimologica. Ma etimologica per modo di dire, perch� nelle
regioni centrali e meridionali si dice 'perch�', e la pronuncia standard �
ancora considerata quella.
Potrei fare lo sforzo di imparare la pronuncia standard, abbandonando
il mio sostrato settentrionale.
Ma non sono sicuro di volerlo fare? E come?
Infatti se volessi proprio abbandonare il mio sostrato settentrionale poi lo
dovrei fare in modo coerente, acquisendo anche tutti gli altri elementi del
sostrato "italico" (o, pi� propriamente, "romanzo orientale"). Come dicevo
tempo fa, noi settentrionali ci ritroviamo a parlare una lingua che anzich�
essere fonetica come tutte le altre lingue del mondo �, per cos� dire,
"ortofonetica". Io ad esempio dico 'accasato" perch� sono abituato a
scriverlo come una parola sola, ma poi dico 'a casa' perch� sono abituato a
scriverlo come due parole distinte. Invece chi ha un sostrato "italico" dice
coerentemente 'accasato' e 'accasa'. Ci sono poi dei casi ibridi ancora pi�
strani: se vedo scritto 'sennonch�', come una parola unica, lo pronuncio
'sennonch�' (con la doppia 'n' e la 'e' aperta), mentre se vedo scritto 'se
non che' lo pronuncio 'senononch�', senza raddoppiamento.
In considerazione di tutto ci�, e del fatto che una lingua "ortofonetica" al
pi� pu� essere considerata una lingua in fase di transizione, ma non una
lingua stabilmente definita, potrei appunto rassegnarmi ad adottare la
pronuncia standard. Ma non so se me la sento. Quando mi capita da ascoltare
le trasmissioni televisive e radiofoniche che vanno in onda dagli studi
romani dopo mezz'ora di 'origgine', 'Luiggi', 'vengaccasa' eccetera mi viene
persino il mal di testa. Certo, si potrebbe adottare qualche soluzione un
po' pi� "morbida", ma comunque sia certi elementi, come appunto il
raddoppiamento fonosintattico, sono inevitabili. E questi elementi a loro
volta non sono inscindibili da un certo "ritmo" che poi impone delle scelte
alche sul trattamento della geminazione eccetera. Insomma, un sistema
fonetico non si inventa dalla mattina alla sera, e se volessi adottare il
sostrato "italico" dovrei rassegnarmi ad abbandonare definitivamente quello
settentrionale.
Ne ho voglia? Me la sento? Che diranno i vicini? :-)
Mentre mi dibatto in questi dubbi, leggo le consonanti "come sono scritte"
(a parte le sibilanti, che le pronuncio squisitamente alla romagnola), e
continuo a scrivere 'perch�' pur dicendo 'perch�'. In attesa che la
massiccia incusione dei giornalisti settentrionali in televisione produca un
nuovo standard che possa essere adottato da tutti - ma la vedo dura.
--
Saluti.
D.
> continuo a non preoccuparmi del tipo di accento obbligatorio che uso:
> � molto grave?
risposta 1 : no, e' un caso acuto :-)
risposta 2 : la situazione e' grave, ma non e' seria :-)
> Quando andavo a scuola l'accento sopra l'ultima vocale senza
> preoccuparmi di come lo facevo.
anch'io e lo faccio tuttora
> Nei primi tempi dell' era informatica le lettere erano solo maiuscole,
> non c'erano vocali accentate e si usava l'apostrofo come accento.
anch'io e lo faccio tuttora (le uniche eccezioni sono quando voglio
indicare a tutti i costi un accento a mezzo parola : bug�a, sdr�cciola
ma e' cosa che faccio solo su icl(i) ... come scrivere Gorbac�v ...
mi hanno insegnato che in russo i due punti sulla e si mettono solo sui
dizionari, e cosi' pure che in italiano l'accento grave e acuto si usano
solo sui dizionari)
Come gia' detto piu' volte io NON distinguo per incapacita' congenita
quale e' visualmente grave e quale acuto, ne' quale e' associato a
vocale aperta o chiusa. Distinguo ovviamente vocali aperte e chiuse, ma
ovvissimamente con le mie idiosincrasie regionali.
Quindi, hic manebimus optime.
--
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> 3. Attenzione: dopo l'apostrofo non ci va lo spazio.
con un po'd'eccezioni
Lo spazio dopo l'apostrofo istintivamente non lo mettevo, ma il
"controllo ortografico" del PC mi segnava errore, credo perchè per
esso era un'unica parola inesistente e così ... correggevo. Ringrazio
per la precisazione.
Intendevo dire scrivere in modo da sapere sempre dove cade l'accento
tonico, come mi pare avvenga nello spagnolo.
A quanto pare sono in buona compagnia. Grazie a tutti
Ti hanno insegnato una cosa abbastanza giusta.
> e cosi' pure che in italiano l'accento grave e acuto si usano
> solo sui dizionari)
Ti hanno insegnato una cazzata. Se questa cosa te la disse la
maestrina delle elementari, credo che ci siano tutti gli estremi per
una richiesta di risarcimento per il danno materiale e morale che ti
ha arrecato.
--
Cingar
Ciò che trovo davvero grave è confondere l'apostrofo con l'accento:
non vedo perché chi scrive <perche'> o <pò> debba essere considerato
meno somaro di chi scrive <andiamo ha squola>.
Non differenziare i due accenti mi pare decisamente meno grave,
soprattutto considerato che questa distinzione è obbligatoria da poco
più di trent'anni e che, a tutt'oggi, esistono diverse scuole di
pensiero sull'uso dei due accenti.
Ma è pur sempre una piccola trascuratezza che secondo me non
costerebbe molto correggere.
In ogni caso, scuse di tipo tecnologico come l'inadeguatezza della
tastiera italiana sono del tutto pretestuose: basta installare il
driver di quella spagnola per avere a disposizione i segni diacritici
<`>, <´>, <^>, <~> e <¨> su qualsiasi lettera, maiuscola o minuscola
che sia.
Il problema del differenziare i due accenti è semmai un altro: la
maggior parte degli italiani pronuncia le <e> e le <o> diversamente da
come vorrebbe il dizionario e, dunque, gli tocca imparare a memoria
che "perché" vuole l'accento acuto e "caffè" quello grave.
--
Cingar
> non vedo perch� chi scrive <perche'> o <p�> debba essere considerato
> meno somaro
<p�> e' sicuramente un errore. <perche'> e' un artificio grafico che
vale tanto quanto scrivere 0 al posto di O (zero al posto di o
maiuscola). Se lo faccio in un file dati o in un programma o in qualcosa
di "computer readable" posso ottenere risultati catastrofici, ma se lo
faccio in un testo inteso per lettori umani ... se lo faccio in uno
scritto a mano sfido chiunque a distinguere uno zero da una O (fra
l'altro mi pare che la vecchia Lettera 32 non avesse tasti differenziati
per zero e O, ne' per 1 ed l (elle minuscola))... e per me un testo e'
un testo, che sia scritto a mano o su computer.
> Non differenziare i due accenti mi pare decisamente meno grave,
Il fatto e' che quasi nessuno (salvo gli estensori di dizionari, e sia
reso merito alla buonanima della mia maestra) ricorda o da' peso alla
differenza tra grave e acuto ... se le tastiere avessero un "accento
generico" (come lo sbaffo che si fa scrivendo a mano) diverso
dall'apostrofo forse lo si userebbe ...
... in realta' la tastiera ha il "prime" (') che io uso come apostrofo e
come accento, e la "backquote"(`) ... potrei decidere di scrivere "po'"
e "l'Italia" e "perche` e` caffe` citta`" ma non ho visto nessuno usare
la backquote sistematicamente come accento ...
... salvo degli spammer in testi passati da un traduttore automatico (ho
addirittura un filtro antispam che scarta i mail che ricevo con troppe
backquotes) :-)
> Intendevo dire scrivere in modo da sapere sempre dove cade l'accento
> tonico, come mi pare avvenga nello spagnolo.
un grande linguista, il prof. Bonfante, consigliava di m�ttere il segno
t�nico su tutte le parole non accentate sulla pen�ltima, ma la sua
proposta non ebbe s�guito.
Proponeva anche la coniugazione del verbo avere senz'acca: io �, tu �i
ecc.
>Intendevo dire scrivere in modo da sapere sempre dove cade l'accento
>tonico, come mi pare avvenga nello spagnolo.
Mio figlio mi conferma che � cos�.
Ciao.
Gian Carlo
> Il fatto e' che quasi nessuno (salvo gli estensori di dizionari, e sia
> reso merito alla buonanima della mia maestra) ricorda o da' peso alla
> differenza tra grave e acuto ...
Mi pare un'affermazione azzardata: molti - e tra questi io - storcerebbero
il naso nel leggere perch�, �, cio�, caff�, merc�, ...
Da vecchio frequentatore di NG non mi scandalizzo dei tuoi apostrofi al
posto degli accenti, temporibus illis si usava cos�, ma se usi gli accenti
non
puoi metterli a casaccio.
edi'� (E.D.)
> "Giovanni Drogo" <dr...@rn.bastiani.ta.invalid> ha scritto
>
>> Il fatto e' che quasi nessuno (salvo gli estensori di dizionari, e sia
>> reso merito alla buonanima della mia maestra) ricorda o da' peso alla
>> differenza tra grave e acuto ...
> Mi pare un'affermazione azzardata: molti - e tra questi io - storcerebbero
diciamo quasi nessuno al di fuori di icli o del Club degli Amici di
Gutenberg e Manuzio ? certamente nessuno che scrive A MANO ha mai
differenziato, ma sempre usato uno sbaffo per l'accento "comune".
> ma se usi gli accenti non puoi metterli a casaccio.
perfettamente d'accordo che e' esattamente il motivo per cui non li uso
iN una scuola calabrese ti prenderebbero in giro fin dalla lettura
dell'appello. Immagino...
- Nic�ndro.
- Prof, si dice N�candro. (qui con un po' di greco ci potevi arrivare).
- Tal�rico.
- Talar�co, prof. (deriva da Atalarico)
- Lim�rdo.
- Ah, prof, L�mardo, si dice.
- Abiti a Stefanac�ni?
- Stefan�coni...
- E tu a L�mbadi?
- Limb�di
and so on
--
Egerth�sontai g�r pseud�christoi ka� pseudoprof�tai, ka� d�sousin seme�a
meg�la ka� t�rata h�ste plan�sai, ei dunat�n, ka� to�s eklekto�s:
ido� proe�reka hum�n. (Euagg�lion kat� Mattha�on 24,24-25)
surgent enim pseudochristi et pseudoprophetae et dabunt signa magna
et prodigia ita ut in errorem inducantur, si fieri potest, etiam
electi: ecce praedixi vobis
Quello che chiami "prime" è l'apostrofo ASCII, ben presente nelle
tastiere.
Quello che chiami "backquote" è l'accento grave ASCII e non è presente
nella tastiera standard italiana.
Per chiamarlo "backquote" (ovvero "aperta virgoletta") dovresti aver
bisogno anche del "quote" ovvero "chiudi virgoletta".
Sono entrambi caratteri più evoluti, solitamente non presenti nelle
tastiere, ma che vengono automaticamente sostituiti dai programmi di
scrittura al primo e al secondo apostrofo battuto.
Discorso similare per il carattere "prime", un carattere evoluto non
presente in tastiera che si usa per contrassegnare i minuti (degli
angoli o del tempo). Assomiglia all'apostrofo, certo, ma meglio
evitare di aggiungere confusione.
Pìllan o Pillàn?
Ovvero, secondo paese d'origine o secondo paese di elezione?
Tanto tutti ti chiamano "mr. Tetramerotricotomo" :)
> Quando andavo a scuola c'erano le parole accentate, non accentate e
> apostrofate: l'apostrofo lo mettevo dopo l'ultimo carattere,
> l'accento sopra l'ultima vocale senza preoccuparmi di come lo facevo.
idem. mi fu insegnato a fare un accento identico per l'acuto e per il
grave, diciamo un apostrofo sopra la lettera, invece che dopo (vero
apostrofo).
> Nei primi tempi dell' era informatica le lettere erano solo maiuscole,
> non c'erano vocali accentate e si usava l'apostrofo come accento.
non � proprio cos�.
la tastiera � la stessa delle macchine da scrivere, quindi con maiuscole
e minuscole, e tutti i simboli.
telematicamente non si usavano vocali accentate perche' il carattere
accentato � codificato con un codice ASCII maggiore di 128. i codici
ASCII arrivano fino a 256, con i primi 128 uguali per tutti, e gli altri
128 a seconda del posto dove sei. in germania hanno le vocali con la
umlaut, in spagna la n con la tilde, in francia ed italia delle vocali
accentate, etc. etc.
la tabella non � uguale. in genere c'era la 437 e la 850.
se scrivevi messaggi, non sapevi se chi ti leggeva ti avrebbe letto
bene, quindi usavi l'apostrofo al posto della vocale accentata, per
essere sicuro.
poi e' arrivato l'unicode ed ora � fantastico poter scrivere (o leggere)
con semplicit� anche in ebraico, giapponese, greco...
> Pur auspicando anche in italiano l'uso "spagnolo" dell'accento, pur
> dispondendo sulla tastiera di � e �, per pigrizia continuo a non
> preoccuparmi del tipo di accento obbligatorio che uso: � molto grave?
io da qualche anno ho finalmente imparato quale � grave e quale � acuto,
a farli nel corsivo con la penna. assolutamente li ho _sempre_ fatti
giusti scrivendo con la tastiera.
tu, basta che li sai, falli come ti pare. a me sembra un'abitudine
positiva quella di usarli sempre, cos� non devi ricordartene se mai devi
scrivere una cosa un po' piu' "ufficiale" di un messaggino di un forum.
it's not a big deal.
--
>Giovanni
> Anche gli accenti sulle maiuscole sono (in genere) tutt'altro che
> difficili da fare: � = Alt 0200 (U�ndos), Alt ) + E (Mac) ecc.
tu sai a memoria il codice per la e grave, e acuta, o grave, o acuta, a,
i, u?
sono 7 codici...
a me per esempio sono piu' utili i codici delle parentesi graffe, ma ho
deciso che quando sto programmando e devo usarle, cambio al layout
inglese della tastiera, che � piu' immediato.
> Credo che non sia ancora insegnata a scuola, dove ho imparato a fare una
> specie di baffo sulla vocale.
idem, ma adesso � insegnato.
> 3. Attenzione: dopo l'apostrofo non ci va lo spazio.
un'altra cosa, va bene.
per� dici che scrivo un po'di uova?
il controllore ortografico me lo segnala come errore, la striscia rossa
mi rompe l'armonia visiva....
--
>Giovanni
>> Una grafia curata, con un qualunque tipo di tastiera, richiede di
>> distinguere perch� da cio�, s� da caff�
> Qui per� c'� un problema, perch� io, ad esempio, scrivo 'perch�',
> ma dico 'perch�', scrivo 's�', ma dico 's�', eccetera.
eh cavoli tuoi...
per fortuna noi a roma queste nuove non le sbagliamo...al massimo
sbagliamo l'apertura vocalica dentro la parola.
> Dunque per me, che sono settentrionale, quella distinzione � una sorta di
> ortografia etimologica. Ma etimologica per modo di dire, perch� nelle
> regioni centrali e meridionali si dice 'perch�', e la pronuncia standard �
> ancora considerata quella.
e quindi?
> Potrei fare lo sforzo di imparare la pronuncia standard, abbandonando
> il mio sostrato settentrionale.
ma chi te lo fa fare, ma che ti frega...
poi non seguo piu' il tuo discorso...
it's not a big deal. imo.
--
>Giovanni
>> l'uso "spagnolo" dell'accento
> ehm... che cos'�?
mettere l'accento anche dentro la parola, non solo per l'ultima come
ormai si fa in italiano.
qualche volta (qualche volta) si mette anche l'accento dentro per
distinguere: princ�pi e pr�ncipi.
� obbligatorio solo segnare l'accento tonico se cade nell'ultima: arriver�.
in spagnolo si scrive invece
En anatom�a, el coraz�n es el �rgano principal del aparato circulatorio.
(preso da wikipedia spagnolo)
nota: anatom�a, coraz�n, �rgano...
non so per� quali siano le precise regole ortografiche spagnole...
--
>Giovanni
> Se almeno questa regola fosse osservata per i cognomi delle persone e
> i nomi dei paesi, eviterei di pronunciarli in modo sbagliato, come
> spesso mi capita.
che ti frega...
prendi
polito
manopulo
leuti
polimeni
tu come le pronunci?
io faccio cos�:
pol�to perche' e' di sicuro napoletano (ed infatti avevo ragione)
man�pulo e l�uti perche' sembrano greci (avevo torto, loro si
pronunciavano manop�lo e le�ti)
polimeni viene spontanei pol�meni (forse per i pol�meri), ma lui
naturalmente (forse per distinguersi dai pol�meri) si chiama polim�ni
ah, io mi chiamo Neiman. Che � N�man (� americano), oppure N�iman se lo
vuoi pronunciare in italiano.
Tralasciando le solite "furbate" tipo Ni�man, qualcuno fa il
ragionamento che � tedesco e allora fa N�iman, ma si sbaglia. Qualcuno
lo pronuncia in italiano, e ci sto, ma dice N�iman, che mi da molto
fastidio.
N�iman sarebbe scritto Nayman, come il cattivo di The Mexican.
Oppure vogliamo parlare di R�gan o R�gan (Reagan)? R�su�l o R�sv�lt
(Roosevelt)?
--
>Giovanni
> telematicamente non si usavano vocali accentate perche' il carattere
> accentato � codificato con un codice ASCII maggiore di 128. i codici
> ASCII arrivano fino a 256, con i primi 128 uguali per tutti, e gli altri
> 128 a seconda del posto dove sei. in germania hanno le vocali con la
> umlaut, in spagna la n con la tilde, in francia ed italia delle vocali
> accentate, etc. etc.
> la tabella non � uguale. in genere c'era la 437 e la 850.
questa roba era dei tempi dei fosfori verdi.
Il codice Iso-8859-1 comprende 256 codici, ma contiene tutte le lingue
dell'Europa Occidentale.
> se scrivevi messaggi, non sapevi se chi ti leggeva ti avrebbe letto
> bene, quindi usavi l'apostrofo al posto della vocale accentata, per
> essere sicuro.
>
> poi e' arrivato l'unicode ed ora � fantastico poter scrivere (o leggere)
> con semplicit� anche in ebraico, giapponese, greco...
> tu sai a memoria il codice per la e grave, e acuta, o grave
sono sulla tastiera
> o acuta
Alt ( + o
Con U�ndos non so, non � affar mio.
Ai tempi dell'Amiga averto la tastiera ammerecana, anche in quel caso si
usavano poche combinazioni di tasti che adesso non ricordo pi�, ma che
allora mi erano automatiche, tanto che mi scappava di usarle anche sul
picc�.
Anche sul Mac sarei tentato di usare una tastiera albionica, sarebbe pi�
facile trovare [ ] { } ~ e farei � � come faccio � �
> a, i, u?
sono sulla tastiera
> sono 7 codici...
se ci metti anche le maiuscole sono di pi�.
Guarda qui:
� � � � � � � � � � � � � � �
ci va pi� tempo a dirlo che a farlo
> nntp.aioe.org <erd...@gmail.com> wrote:
>
> > tu sai a memoria il codice per la e grave, e acuta, o grave
>
> sono sulla tastiera
>
> > o acuta
>
> Alt ( + o
>
> Con U�ndos non so, non � affar mio.
>
> Ai tempi dell'Amiga averto la tastiera ammerecana, anche in quel caso si
> usavano poche combinazioni di tasti che adesso non ricordo pi�, ma che
> allora mi erano automatiche, tanto che mi scappava di usarle anche sul
> picc�.
>
> Anche sul Mac sarei tentato di usare una tastiera albionica, sarebbe pi�
> facile trovare [ ] { } ~ e farei � � come faccio � �
>
> > a, i, u?
>
> sono sulla tastiera
>
> > sono 7 codici...
>
> se ci metti anche le maiuscole sono di pi�.
>
> Guarda qui:
>
> � � � � � � � � � � � � � � �
>
> ci va pi� tempo a dirlo che a farlo
Ho usato la tastiera "internazionale" (cio� americana o britannica)
da sempre con il Mac; con Mac OS X si possono facilmente inserire
caratteri con i diacritici pi� disparati, basta scegliere il formato
di tastiera "US Extended". Non li posso mostrare qui perch� il
programma che uso non lo permette; li puoi vedere qui:
<http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=3854&start=15>
Ciao
Enrico
> Con U�ndos non so, non � affar mio.
http://www.free-linx.com/ascii/
edi'� (E.D.)
era piu' uno sbaffo, una specie di circonflesso rovesciato arrotondato,
o il segno di vocale corta nella scansione latina
>> Nei primi tempi dell' era informatica le lettere erano solo maiuscole,
>> non c'erano vocali accentate e si usava l'apostrofo come accento.
>
> non � proprio cos�.
E invece era proprio cosi' ... ma un po'di tempo prima !
> la tastiera � la stessa delle macchine da scrivere, quindi con maiuscole e
> minuscole, e tutti i simboli.
Ai tempi (1975 ca.) c'erano le teletype, e sinceramente non mi ricordo
che tastiera avessero, e le perforatrici di schede, e quelle sicuramente
avevano solo le maiuscole ... anche le stampanti a catena avevano solo
le maiuscole.
I terminali, quando arrivarono, cominciavano ad avere tastiere con
maiuscole e minuscole, ma sicuramente non tastiere italiane e quindi
fortunatamente prive di lettere accentate ...
... non mi ricordo che tastiera avessero i terminali scriventi Olivetti,
quelli che uno usava quando (in ordine di preferenza) in sala utenti
erano occupati tutti i 3270, poi gli altri terminali non IBM, poi la
Tektronix 4010 ... sapete che bello usare un editor (ovviamente line
mode) per correggere un programma su un terminale con la carta sui
moduli perforati continui (ovviamente riciclata 4 volte in tutte le
possibili direzioni).
Le minuscole accentate credo siano comparse con le stampanti a
margherita (daisy wheel, quelle che un laureando non particolarmente
vispo chiamava "la macchina per fare le tesi") e le si usava con qualche
sequenze di comandi per un programma tipo runoff o VS Script (il LaTeX
era di la' da venire) ... anzi no, il runoff che avevamo sul PDP 11/70
in Inghilterra di sicuro gli accenti non li aveva.
> telematicamente non si usavano vocali accentate perche' il carattere
> accentato � codificato con un codice ASCII maggiore di 128. i codici
> ASCII
Il motivo non e' quello, perche' a quei tempi mica esisteva solo
l'ASCII, l'IBM ha sempre usato l'EBCDIC, la Univac usava un codice a 6
bit, e cosi' pure la Honeywell !
> > Con U�ndos non so, non � affar mio.
>
> http://www.free-linx.com/ascii/
io ho anche un altro trucco, quando devo scrivere una frasetta pagina un
po' incasinata uso i caratteri dell'html
Königsberg enfant gâté 1ª
apro con Safari, copio e incollo
K�nigsberg enfant g�t� 1�
Trascinare i caratteri voluti dalla mappa caratteri al testo mi pare
ben più facile e veloce che digitare strane sequenze.
E questo carattere, come si fa a riprodurre:
☺
> edi'® (E.D.)
Ciao,
Roger
> E questo carattere, come si fa a riprodurre:
>
> ?
vuoi dire questo
<span style="font-family:Helvetica">☹</span>
o questo
<span style="font-family:Helvetica">☺</span>
?
Vedo solo un punto interrogativo.
E con le tue indicazioni non saprei come fare per individiuare il carattere.
Quello che ho indicato io � un piccolo smile, corrispondente
al cattere 263A della tabella Unicode
http://www.tamasoft.co.jp/en/general-info/unicode.html
Ciao,
Roger
--
FAQ di ICLIt:
http://www.mauriziopistone.it/testi/linguaitaliana.html
"Poveretto colui che per vedere le stelle ha bisogno di una botta in testa."
(Stanislaw J. Lec)
> Vedo solo un punto interrogativo.
*�* un punto interrogativo
> Quello che ho indicato io � un piccolo smile, corrispondente
> al cattere 263A della tabella Unicode
263A in esadecimale � 9786 in decimale.
Puoi vedere il rsultato qui:
http://www.mauriziopistone.it/Faccine.html
Naturalmente era uno scherzo. Io *detesto* le faccine.
Ho scoperto (veramente me l'hanno insegnato):
Si fa Alt+1
Ciao,
Roger
--
FAQ di ICLIt:
http://www.mauriziopistone.it/testi/linguaitaliana.html
"Quante cose avrei capito se non mi fossero state spiegate."
(Stanislaw J. Lec)
>
> > Nei primi tempi dell' era informatica le lettere erano solo maiuscole,
> > non c'erano vocali accentate e si usava l'apostrofo come accento.
>
> non è proprio così.
>
Io avevo in mente le schede perforate di 80 caratteri: non mi pare che
ci fosse molto da sprecare.