ciao
>E' inglese o latino ?
Tutti e due.
>Come si pronuncia ?
Dipende dalla lingua che si sta parlando.
In ogni caso la pronuncia più divertente (schizofrenica?) è quella
degli italiani che chiamano "ci plas plas" il linguaggio di
programmazione C++.
Ciao.
Gian Carlo
> In ogni caso la pronuncia piů divertente (schizofrenica?) č quella
> degli italiani che chiamano "ci plas plas" il linguaggio di
> programmazione C++.
Forse pensano a "Ifiěs cen cen"*
(che in inglese era in effetti "I fix to change"
--
Freedom's just another word for nothing left to lose
(Janis Joplin)
17/01/2006 23.23.10
> In <43cd6556$0$1078$4faf...@reader2.news.tin.it> "gabriele"
> <oland...@virgilio.it> scrive...
>
>>E' inglese o latino ?
>
> Tutti e due.
>
>>Come si pronuncia ?
>
> Dipende dalla lingua che si sta parlando.
Concordo.
> In ogni caso la pronuncia più divertente (schizofrenica?) è quella
> degli italiani che chiamano "ci plas plas" il linguaggio di
> programmazione C++.
Solo quelli troppo tosti. Gli altri dicono "ci più più".
Ciao, FB
--
"It is not idiocy, father, I assure you." "What is it then, sir?" "Well,
it is what is called nowadays a high moral tone, father. That is all."
"Hate these new-fangled names. Same thing as we used to call idiocy fifty
years ago. Shan't stay in this house any longer."
("An Ideal Husband", Oscar Wilde)
...
> In ogni caso la pronuncia piů divertente (schizofrenica?) č quella
> degli italiani che chiamano "ci plas plas" il linguaggio di
> programmazione C++.
C'č anche chi dice "Rčport" o "Mčgazin" per "Report" e "Magazine". O il
mitico "Ti.Di.Ci.Ai" per un'auto TDCI. O ancora i verbi "dancing" e
"camping" utilizzati come sostantivi. Dimenticavo l'"Autority"...
Le parole francesi sono ancora piů storpiate:
Dčepliant (con la "t" finale).
Čurostar, senza la "Iu" iniziale e con l'accento sbagliato.
Cňollant, sempre con la "t" finale.
L'arcaico "WC", detto "Vuccě" o "Viccě".
La Renault Espace diventa "Espéis".
Anche la vecchia Chamade, povera, era la "Sciaméid".
Basta , me ne vado ALLE Maurizzius.
--
-------------------
http://hectorstravels.blogspot.com/
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
Sicome si tratta del titolo di un software "The BIG plus " si dice plas
allora , giusto?
grazie e ciao
>> In ogni caso la pronuncia più divertente (schizofrenica?) è quella
>> degli italiani che chiamano "ci plas plas" il linguaggio di
>> programmazione C++.
> essendo un linguaggio con le istruzioni in inglese
E allora?
> perchè non è giusto dire plas plas ?
Perché "C++" in italiano non si legge così, e perché meglio la morte che
dire "plas plas".
Ciao, FB
--
Domanda: "Era il figlio di Iside e Osiride".
Risposta: "Thor".
(quiz televisivo)
[si: plVs plVs], a meno che entrino in gioco irregolarità.
Ciao, FB
--
"Qualcuno, meglio se un parente, dovrebbe comunicare a Xxxxxxx Xxxxxx che
scrivere libri non fa per lui. Per il suo bene (e il nostro,
soprattutto)."
(Recensione di Antonio D'Orrico sul Corriere della Sera Magazine)
> > degli italiani che chiamano "ci plas plas" il linguaggio di
> > programmazione C++.
> essendo un linguaggio con le istruzioni in inglese , perchè non è giusto
> dire plas plas ?
Per coerenza dovresti dire "si plas plas":)
--
"Credo che ridere sia il vero segno della libertà."
(René Clair, 1898 -1981, regista francese.)
FMK l'unico più poeta della rete
18/01/2006 17.22.28
> ĄTonto el que no entienda!... Cuenta una leyenda que Gabriele gitano
> conjuró a la luna hasta el amanecer. Llorando pedía, al llegar el día:
>
>>> degli italiani che chiamano "ci plas plas" il linguaggio di
>>> programmazione C++.
>> essendo un linguaggio con le istruzioni in inglese , perchč non č giusto
>> dire plas plas ?
>
> Per coerenza dovresti dire "si plas plas":)
Infatti cosě dicono.
Ciao, FB
--
"Melissa [P.] spazzola Thomas Fazi"
(notizia apparsa su it.cultura.libri)
> Infatti così dicono.
Nono, li ho sentiti io dire CCì plas---
--
Freedom's just another word for nothing left to lose
(Janis Joplin)
18/01/2006 18.48.58
> essendo un linguaggio con le istruzioni in inglese , perchè non è giusto
> dire plas plas ?
Perché questo è il periodico thread... anzi, italianissimo filone...
in cui si fanno le pulci all'uso e abuso delle parole straniere in
italiano, e alle pronunce esterofile da fighetti...
Pronuncia a parte, la lotta al lemma straniero invasore non è nuova.
Lo ricorda sul Corriere di oggi Sergio Romano rispondendo a un lettore
che si lagna (non senza ragione) di "tutte queste parole in inglese su
tutti i nostri giornali"... Romano gli dà ragione, in sostanza, ma
cita anche gli eccessi commessi dall'altra parte, come la smania a
volte un po' ridicola di autarchia lessicale del Ventennio...
"Nel 1932 un quotidiano torinese, la /Gazzetta del Popolo/, cominciò a
pubblicare una rubrica intitolata 'Una parola al giorno' che si
proponeva di 'ripulire il linguaggio dagli esotismi'. [...] Ogni
giorno, sulla /Gazzetta del Popolo, Monelli sceglieva una parola
straniera, ne ricercava l'origine, prendeva in giro quelli che se ne
servivano e dimostrava che esisteva quasi sempre una parola italiana
equivalente a cui era meglio ricorrere. [...] Perché dire 'gaffe'
quando un'azione goffa si chiama, soprattutto nell'Italia
settentrionale, topica? Per la verità anche Monelli, ogni tanto, si
imbatteva in parole difficilmente traducibili. Quando dovette parlare
del 'bidet' spiegò che la parola significava, in origine, 'piccolo
cavallo da sella' e che Alfredo Panzini nel suo 'Dizionario moderno'
[...] lo aveva descritto come un cavalluccio che 'non corre, benché
posi su quattro piedi'. Ma anziché suggerire una traduzione si limitò
a osservare che l'oggetto 'stava scomparendo con la maggiore
diffusione del gabinetto da bagno e con la pratica quotidiana delle
abluzioni e della doccia'. Non è vero." [...]
> 'stava scomparendo con la maggiore
> diffusione del gabinetto da bagno e con la pratica quotidiana delle
> abluzioni e della doccia'. Non è vero." [...]
In un ottica globale (hai visto mai che ottica sia maschile:), aveva
ragione: praticamente lo usiamo solo in Italia, altrove ci giudicano
zozzoni perché ci accontentiamo di sciacquarci il culo invece di fare la
doccia...
--
Freedom's just another word for nothing left to lose
(Janis Joplin)
18/01/2006 20.58.03
> In un ottica globale (hai visto mai che ottica sia maschile:), aveva
> ragione: praticamente lo usiamo solo in Italia, altrove ci giudicano
> zozzoni perché ci accontentiamo di sciacquarci il culo invece di fare la
> doccia...
Sono due cosa diverse! La doccia non si fa ogni volta che si va in bagno.
k
Peraltro, stavo appunto per dire che le donne del ng ringraziavano...
Ciao, FB
--
Aggiornamento del computer completato
Nuova funzionalità: è possibile semplificare la modalità di ricezione
degli aggiornamenti futuri.
(avviso al termine dell'installazione di diversi aggiornamenti per un
sistema operativo della Microsoft)
> Non parlavamo della doccia. Mi riferivo al fatto che, "in quei giorni"...
In quei giorni Gesù parlava agli apostoli sulle rive del lago di
Tiberiade...?
--
Freedom's just another word for nothing left to lose
(Janis Joplin)
19/01/2006 18.36.17
> Mi riferivo al fatto che, "in quei giorni"...
Secondo voi le tedesche come fanno?
--
Freedom's just another word for nothing left to lose
(Janis Joplin)
19/01/2006 18.37.59
> Secondo voi le tedesche come fanno?
Ieri ho interrotto il copiaincolla (manuale) per non consumare troppo
i polpastrelli.
Visto che l'argomento appassiona, ecco come proseguiva Sergio Romano:
"Non è vero. Mentre la Gran Bretagna e gli Stati Uniti non l'hanno mai
adottato, l'Europa continentale lo considera sempre utile."
Quindi nessun problema per la tedesche, a quanto pare. :)
--
Enrico C
* cut the ending "cut-togli.invalid" string when replying by email *
> l'Europa continentale lo considera sempre utile."
> Quindi nessun problema per la tedesche, a quanto pare. :)
In Austria e Germania non ne ho visto uno, né in albergo né nelle case.
Forse le nuove generazioni?
--
Freedom's just another word for nothing left to lose
(Janis Joplin)
19/01/2006 20.42.06
Fammi sapere quando ti capita di venire ad Hannover.
Negli alberghi è invece difficile trovare un bidet.
> Forse le nuove generazioni?
C'era già nella casa dei miei nonni, costruita da
mio bisnonno nel 1911.
Ciao, Wolfgang
> Thu, 19 Jan 2006 19:42:38 GMT, Father McKenzie wrote:
>>
>> In Austria e Germania non ne ho visto uno,
>> né in albergo né nelle case.
[...]
> C'era già nella casa dei miei nonni, costruita da
> mio bisnonno nel 1911.
Evidentemente la visita del Father risale a prima della guerra di
Libia.
--
Enrico C
" zer iss no esscape :)) "
> Negli alberghi è invece difficile trovare un bidet.
Si trova negli alberghetti equivoci.
Evitare commenti sarcastici e scurrili.
Ai turisti ignari càpita a volte di finire in certi posti :-)
> Ciao, Wolfgang
Ciao,
Roger
--
FAQ di ICLIt:
http://www.mauriziopistone.it/linguaitaliana.html
"Poveretto colui che per vedere le stelle ha bisogno di una botta in testa."
(Stanislaw J. Lec)
> Evidentemente la visita del Father risale a prima della guerra di
> Libia.
Evidentemente fa eccezione: lo dice anche lui che negli alberghi non ce
n'è. E aggiungO: anche in Inghilterra sono rari.
Personalmente non so che aggijngano a una bella doccia, a meno di non
cacare sette volte al giorno.
--
Freedom's just another word for nothing left to lose
(Janis Joplin)
19/01/2006 23.59.12
[...]
> Evidentemente fa eccezione: lo dice anche lui che negli alberghi non ce
> n'è. E aggiungO: anche in Inghilterra sono rari.
> Personalmente non so che aggijngano a una bella doccia, a meno di non
> cacare sette volte al giorno.
"In quei giorni", per esempio...
Ciao, FB
--
Se dico "siedi!" manca l'oggetto.
Siedo chi? Lei o me?
(da it.cultura.linguistica.italiano)
[...]
> C'era già nella casa dei miei nonni, costruita da
> mio bisnonno nel 1911.
Io dico "dal mio bisnonno". Che dite?
Ciao, FB
--
«"Plano su di lei come un paradiseo imbottito di Taurus... Faccio guizzare
la lingua come un pitone ubriaco". Prendo questo libro, lo butto nel
cestino.»
> In ogni caso la pronuncia più divertente (schizofrenica?) è quella
> degli italiani che chiamano "ci plas plas" il linguaggio di
> programmazione C++.
La forma da te citata e' scorretta ed indice d'ignoranza mortale,
giustamente o si legge all'inglese "si plas plas" od all'italiana "ci piu'
piu'".
Di solito chi pronuncia "ci plas plas" non sa' manco di che linguaggio di
programmazione sta' parlando.
--
Ciao!
Se vuoi un anno di prosperità, fai crescere il grano.
Se vuoi cent'anni di prosperità, fai crescere le persone.
> Di solito chi pronuncia "ci plas plas" non sa' manco di che
> linguaggio di programmazione sta' parlando.
Detto da uno che mette accenti a go-go ovunque ci sia una vocale ha
davvero poco valore.
P.
> Detto da uno che mette accenti a go-go ovunque ci sia una vocale ha
> davvero poco valore.
In effetti hai ragione, sono stato un pochino maldestro, spero che essere
madrelingua inglese un pochino mi giustifichi.
:D
>> Detto da uno che mette accenti a go-go ovunque ci sia una vocale
>> ha davvero poco valore.
>
> In effetti hai ragione, sono stato un pochino maldestro, spero che
> essere madrelingua inglese un pochino mi giustifichi.
Ahhh. Allora sei scusatissimo. Anzi, mi complimento per l'ottimo uso
della lingua. Perň mi raccomando: l'accento sulle parole monosillabe
(va, sta, sa etc) va usato davvero con parsimonia. Piuttosto meglio
non mettere accento. Mettilo solo su "sě" e sei a posto.
Ricorda anche: "su qui e qua l'accento non ci va".
A presto
P.
> Ricorda anche: "su qui e qua l'accento non ci va".
Giusto, capo!
> Giusto, capo!
Grazie cara, grazie.
P.
> Ricorda anche: "su qui e qua l'accento non ci va".
E neppure su quo
> A presto
> P.
>¦ Vincent ha scritto su it.cultura.linguistica.italiano:
>¦ >> [...]
>¦ > In effetti hai ragione, sono stato un pochino maldestro, spero che
>¦ > essere madrelingua inglese un pochino mi giustifichi.
>¦ Ahhh. Allora sei scusatissimo. Anzi, mi complimento per l'ottimo uso
>¦ della lingua. Però mi raccomando: l'accento sulle parole monosillabe
>¦ (va, sta, sa etc) va usato davvero con parsimonia.
Beh, affinché Vincent (sei Aldo, per caso?) non cada in errore, sarà
utile precisare che sui monosillabi citati (va, sta, sa) l'accento non
è che "non va usato con parsimonia": NON va usato proprio.
>¦ Piuttosto meglio
>¦ non mettere accento. Mettilo solo su "sì" e sei a posto.
Aggiungerei anche: non metterlo su "re" né su "tre", ma sí mettilo
sempre sui loro composti: viceré, ventitré, ecc.
>¦ Ricorda anche: "su qui e qua l'accento non ci va".
>¦
>¦ A presto
>¦ P.
Scusa l'intromissione.
--
Ciao,
Mariuccia®
> Aggiungerei anche: non metterlo su "re" né su "tre", ma sí mettilo
> sempre sui loro composti: viceré, ventitré, ecc.
Perché vicerè e ventitré non sono più monosillabi.
Piuttosto bisognerebbe capire a un orecchio inglese cosa significa
"monosillabo". Ma credo che un monosillabo italiano sia monosillabo
anche nelle altre lingue, nonostante le eventuali differenze di
sillabazione.
P.
>¦ Mariuccia Ruta ha scritto su it.cultura.linguistica.italiano:
>¦ > Beh, affinché Vincent (sei Aldo, per caso?) non cada in errore, sarà
>¦ > utile precisare che sui monosillabi citati (va, sta, sa) l'accento non
>¦ > è che "non va usato con parsimonia": NON va usato proprio.
>¦
>¦ > Aggiungerei anche: non metterlo su "re" né su "tre", ma sí mettilo
>¦ > sempre sui loro composti: viceré, ventitré, ecc.
>¦
>¦ Perché vicerè e ventitré non sono più monosillabi.
Per i non madrelingua non è una cosa tanto ovvia come può esserlo per
i madrelingua. Gli si insegna che tre si scrive senz'accento e
automaticamente scrivono senza il diacritico anche i composti.
Personale esperienza e decennale.
>¦ Piuttosto bisognerebbe capire a un orecchio inglese cosa significa
>¦ "monosillabo".
Nei miei alunni, di qualunque nazionalità essi fossero, non ho mai
riscontrato alcun problema di comprensione del termine, né di
applicazione d'uso.
--
Ciao,
Mariuccia®
o Vince?
> Su it.cultura.linguistica.italiano,
> nell'articolo <Xns97518E551...@127.1.1.25>,
> Anaklusis Mitragl-hep ha scritto:
>
>>¦ Mariuccia Ruta ha scritto su it.cultura.linguistica.italiano:
>>¦ > Beh, affinché Vincent (sei Aldo, per caso?) non cada in errore, sarà
>>¦ > utile precisare che sui monosillabi citati (va, sta, sa) l'accento non
>>¦ > è che "non va usato con parsimonia": NON va usato proprio.
>>¦
>>¦ > Aggiungerei anche: non metterlo su "re" né su "tre", ma sí mettilo
>>¦ > sempre sui loro composti: viceré, ventitré, ecc.
>>¦
>>¦ Perché vicerè e ventitré non sono più monosillabi.
>
> Per i non madrelingua non è una cosa tanto ovvia come può esserlo per
> i madrelingua. Gli si insegna che tre si scrive senz'accento e
> automaticamente scrivono senza il diacritico anche i composti.
Perché la regola è sbagliata. Non si mette l'accento sui composti di "tre"
e "re", ma sulle parole ossitone. La regola che esponi mi pare il classico
esempio di regoletta "for dummies" che, in realtà, complica la vita.
(faccina amichevole)
[...]
Ciao, FB
--
"May I come with you to the station?"
"Please, do. I like to go off in style."
(Cold Comfort Farm, the film)
>¦
>¦ "Mariuccia Ruta" ha scritto nel messaggio
>¦ news:c1n1t1t0kru53935v...@4ax.com...
>¦ (sei Aldo, per caso?)
>¦
>¦ o Vince?
Non credo. Propendo per Vincent_ottimo_scrittore satirico.
--
Ciao,
Mariuccia®
>¦ On Fri, 20 Jan 2006 09:43:44 -0400, Mariuccia Ruta wrote:
>¦ >>¦
>¦ >>¦ [...]
>¦ >
>¦ > Per i non madrelingua non è una cosa tanto ovvia come può esserlo per
>¦ > i madrelingua. Gli si insegna che tre si scrive senz'accento e
>¦ > automaticamente scrivono senza il diacritico anche i composti.
>¦ Perché la regola è sbagliata. Non si mette l'accento sui composti di "tre"
>¦ e "re", ma sulle parole ossitone. La regola che esponi mi pare il classico
>¦ esempio di regoletta "for dummies" che, in realtà, complica la vita.
Questa purtroppo è la spiegazione offerta generalmente dai testi di
italiano per stranieri. E questa bisogna esporre, pena crear
confusioni inutili nei discenti. A-Ri-Purtroppo.
>¦ (faccina amichevole)
:))
--
Ciao,
Mariuccia®
Mah, indizi, o forse solo intuizioni, m'inducono a...
E' che, forse, l'incertezza dei discenti è meglio quetata da una regola
sbagliata piuttosto che nessuna regola.
Capita, per bisogno di certezza di appartenenza ad un gruppo, soprattutto in
quei luoghi sociali in cui uno sbaglio, fosse anche un errore, fa alzare di
qualche millimetro di troppo un sopracciglio.
> "Mariuccia Ruta" <mariuc...@aliceposta.it> ha scritto nel messaggio
> news:g4t1t1tth8jjq5s5a...@4ax.com...
>> Su it.cultura.linguistica.italiano,
>> nell'articolo <vxth2hmjonco$.1876a2760y57k$.d...@40tude.net>,
>>
>> Questa purtroppo è la spiegazione offerta generalmente dai testi di
>> italiano per stranieri. E questa bisogna esporre, pena crear
>> confusioni inutili nei discenti. A-Ri-Purtroppo.
>
> E' che, forse, l'incertezza dei discenti è meglio quetata da una regola
> sbagliata piuttosto che nessuna regola.
La regola secondo cui le parole ossitone---o, se vuoi, tronche---si
accentano sempre graficamente è semplicissima; assai più efficace e facile
da tenere a mente di una regola artificiale e senza senso. A meno che
questi "discenti" non siano una sottospecie umana di cui non sono a
conoscenza.
[...]
Ciao, FB
--
"Lascivious adulterer!"
"Don't you dare call me that again until I have looked it up!"
(What's New Pussycat)
E gli annunciatori televisivi che dicono "effe-bi-ai"?
ciao
--
Danilo Giacomelli
---------------------------
Se non esistessero i cani, probabilmente non avrei mai provato l'ebbrezza di
essere svegliato da una giovane femmina appassionata che mi lecca l'alluce.
---------------------------
mariuccia, per caso insegni o hai insegnato alla facoltà di lettere di
palermo?
ldf
Ti scusa forse, ma non ti giustifica. Da non madrelingua sono anzi
del parere che dobbiamo conoscere le regole grammaticali meglio
degli italiani, che possono sempre ricorrere alla loro sensibilitŕ,
della quale noi siamo invece privi.
Per quanto riguarda il segnaccento, le regole sono semplicissime.
Soggiacciono infatti a un perentorio regolamento solo le parole
che finiscono per vocale tonica, mentre in tutti gli altri casi
l'uso dell'accento grafico non č né prescritto né vietato.
Ciň premesso, non č errato scrivere Ťplůsť, ma nessun italiano
lo farebbe mai, visto che l'unico vocale di una parola non ci
lascia scelta di accentuazione. Ma quando ci sono due o piú vocali,
l'accento grafico puň essere usato per distinguere omografi di
accentuazione diversa, ad esempio i nobili Ťpríncipiť dai migliori
Ťprincípiť degli auguri di capodanno o l'avverbio Ťsúbitoť dal
participio passato Ťsubítoť o l'orgogliosa ŤLúciať dalla comune
ŤLucíať.
Č perň buono stile limitare l'uso di tali accenti facoltativi ai
casi indispensabilmente necessari, cioč a quelli in cui ci sia una
concreta possibilitŕ di sbagliare. Qualora l'accentuazione giusta
risulti dal contesto, č invece preferibile fare a meno dell'accento
grafico. Quindi, per riprendere uno dei predetti esempi, puoi
serenamente scrivere ŤLúciať, ma mai ŤLucíať, visto che questa
accentuazione del nome č quella comune, il che esclude ogni
possibilitŕ di sbagliare.
L'illimitata tolleranza che la lingua italiana dimostra verso
l'accentazione delle vocali interne di una parola cede a una
pignola perentorietŕ quando si tratta di accentare la vocale
finale. In questo caso valgono le seguenti due regole:
1. Va accentata la vocale finale tonica qualora la parola contenga
anche una vocale atona o muta, a meno che questa non sia una <u>
preceduta da <q>. Esempi: cittŕ, virtů, ciň, giŕ, giů; quo, qua.
2. Rimangono senza segnaccento le parole il cui unico vocale sia
quello finale, ad eccezione di:
- Ťdŕť (he/she/it gives)
- Ťdíť (day)
- Ťčť (he/she/it is)
- Ťchéť (because)
- Ťlŕť e Ťlíť ('there')
- Ťnéť ('neither', 'nor')
- Ťséť ('himself', 'herself', 'itself', 'themselves')
- Ťsíť ('yes')
- Ťtčť (tea)
Non so se questa lista č completa, sennň la integreranno di sicuro
gli altri partecipanti.
Concludo con un consiglio: non ti lasciare ingannare dal vocabolo
Ťmonosillaboť. Č un concetto fuorviante, escogitato per ingannare
i discenti. Anche Ťciňť, Ťgiúť e Ťpuňť sono monosillabi, ma non
soggiacciono a quest'ultima regola, bensí a quella prima. Devi
solo badare all'unicitŕ della vocale finale accentata: se č
l'unica, soggiace alla regola 2, altrimenti alla regola 1.
Ciao, Wolfgang
>¦ > "Mariuccia Ruta" ha scritto nel messaggio
>¦ > news:g4t1t1tth8jjq5s5a...@4ax.com...
>¦ >> Questa purtroppo è la spiegazione offerta generalmente dai testi di
>¦ >> italiano per stranieri. E questa bisogna esporre, pena crear
>¦ >> confusioni inutili nei discenti. A-Ri-Purtroppo.
>¦ >
¦ xxxxxxxx wrote:
>¦ > E' che, forse, l'incertezza dei discenti è meglio quetata da una regola
>¦ > sbagliata piuttosto che nessuna regola.
>¦ La regola secondo cui le parole ossitone---o, se vuoi, tronche---si
>¦ accentano sempre graficamente è semplicissima;
Certo, ma s'è creato un malinteso e me ne scuso.
Che le parole *tronche* richiedano l'accento grave in italiano, è una
regola riportata da tutti i testi e che tutti imparano senza
difficoltà alcuna. Imparano "tronche", non "ossitone".
Poi bisogna comunque prevenire, e spesso c'è da correggerli, gli
automatismi che inducono a scriver senz'accento i composti di tre, in
pedissequo rispetto della regola che ... della regola del tre, ecco!
>¦ assai più efficace e facile
>¦ da tenere a mente di una regola artificiale e senza senso. A meno che
>¦ questi "discenti" non siano una sottospecie umana di cui non sono a
>¦ conoscenza.
A questi discenti, va' tu a dirgli di parole ossitone ...
Soprattutto quando sono agli inizi del corso e mancano spesso di buone
basi grammaticali della loro stessa lingua-madre.
--
Ciao,
Mariuccia®
>¦
>¦ "Mariuccia Ruta" ha scritto
>¦ > Nei miei alunni, di qualunque nazionalità essi fossero,
>¦ mariuccia, per caso insegni o hai insegnato alla facoltà di lettere di
>¦ palermo?
No. Me ne è mancato il tempo: ero ancora giovanissima, quando son
venuta in Venezuela.
--
Ciao,
Mariuccia®
>¦ > xxxxxxxx ha scritto:
>¦ >>>¦ [...]
>¦ >>¦
>¦ >>¦ o Vince?
>¦ >
>¦ "Mariuccia Ruta":
>¦ > Non credo. Propendo per Vincent_ottimo_scrittore satirico.
>¦ Mah, indizi, o forse solo intuizioni, m'inducono a...
Indizi non ne vedo. Intuizioni ... questione soggettiva.
--
Ciao,
Mariuccia®
> Ciň premesso,
Hai nuovamente scritto al sig. Vidakovia? :-)
> Ciao, Wolfgang
Ciao,
>>>Come si pronuncia ?
>> Dipende dalla lingua che si sta parlando.
>Sicome si tratta del titolo di un software "The BIG plus " si dice plas
>allora , giusto?
Giusto.
Ciao.
Gian Carlo
>> Infatti così dicono.
>Nono, li ho sentiti io dire CCì plas---
Padre. Lei sente come me. :-)
Ma che razza di ambienti informatichesi frequenterà FB? :-)
Gian Carlo
Quando li frequentavo, mi capitava di sentire "si plus plus", con "plus"
per lo più italianizzato in "plas".
Ciao, FB
--
Sir Robert Chiltern: And women represent the irrational.
Mrs. Cheveley: Well-dressed women do.
("An Ideal Husband", Oscar Wilde)
Ti scusa forse, ma non ti giustifica. Da non madrelingua sono anzi
del parere che dobbiamo conoscere le regole grammaticali meglio
degli italiani, che possono sempre ricorrere alla loro sensibilità,
della quale noi siamo invece privi.
Per quanto riguarda il segnaccento, le regole sono semplicissime.
Soggiacciono infatti a un perentorio regolamento solo le parole
che finiscono per vocale tonica, mentre in tutti gli altri casi
l'uso dell'accento grafico non è né prescritto né vietato.
Ciò premesso, non è errato scrivere «plùs», ma nessun italiano
lo farebbe mai, visto che l'unico vocale di una parola non ci
lascia scelta di accentuazione. Ma quando ci sono due o piú vocali,
l'accento grafico può essere usato per distinguere omografi di
accentuazione diversa, ad esempio i nobili «príncipi» dai migliori
«princípi» degli auguri di capodanno o l'avverbio «súbito» dal
participio passato «subíto» o l'orgogliosa «Lúcia» dalla comune
«Lucía».
È però buono stile limitare l'uso di tali accenti facoltativi ai
casi indispensabilmente necessari, cioè a quelli in cui ci sia una
concreta possibilità di sbagliare. Qualora l'accentuazione giusta
risulti dal contesto, è invece preferibile fare a meno dell'accento
grafico. Quindi, per riprendere uno dei predetti esempi, puoi
serenamente scrivere «Lúcia», ma mai «Lucía», visto che questa
accentuazione del nome è quella comune, il che esclude ogni
possibilità di sbagliare.
L'illimitata tolleranza che la lingua italiana dimostra verso
l'accentazione delle vocali interne di una parola cede a una
pignola perentorietà quando si tratta di accentare la vocale
finale. In questo caso valgono le seguenti due regole:
1. Va accentata la vocale finale tonica qualora la parola contenga
anche una vocale atona o muta, a meno che questa non sia una <u>
preceduta da <q>. Esempi: città, virtù, ciò, già, giù; quo, qua.
2. Rimangono senza segnaccento le parole il cui unico vocale sia
quello finale, ad eccezione di:
- «dà» (he/she/it gives)
- «dí» (day)
- «è» (he/she/it is)
- «ché» (because)
- «là» e «lí» ('there')
- «né» ('neither', 'nor')
- «sé» ('himself', 'herself', 'itself', 'themselves')
- «sí» ('yes')
- «tè» (tea)
Non so se questa lista è completa, sennò la integreranno di sicuro
gli altri partecipanti.
Concludo con un consiglio: non ti lasciare ingannare dal vocabolo
«monosillabo». È un concetto fuorviante, escogitato per ingannare
i discenti. Anche «ciò», «giú» e «può» sono monosillabi, ma non
soggiacciono a quest'ultima regola, bensí a quella prima. Devi
solo badare all'unicità della vocale finale accentata: se è
Grazie. Ho appena corretto il character set e ripostato
l'intervento.
Ciao, Wolfgang
>¦ [...]
>¦ Che le parole *tronche* richiedano l'accento grave
^^^^^
Intendevo scrivere ··························· grafico. Ovviamente.
Chiedo venia :))
--
Ciao,
Mariuccia®
Abso-bipbip-lutely!
--
Enrico C
* cut the ending "cut-togli.invalid" string when replying by email *
>>> mio bisnonno nel 1911.
>>
>> Io dico "dal mio bisnonno". Che dite?
>
> Abso-bipbip-lutely!
La prima puntata di "Sex and the City", n'est-ce pas?
Ciao, FB
--
Conversation like television set on honeymoon: unnecessary.
(Murder by Death)
> La prima puntata di "Sex and the City", n'est-ce pas?
Carrie: Have you?
Mr. Big: Have I what?
Carrie: Ever been in love.
Mr Big: Absofuckinglutely.
>> Ma che razza di ambienti informatichesi frequenterà FB? :-)
>Quando li frequentavo, mi capitava di sentire "si plus plus", con "plus"
>per lo più italianizzato in "plas".
?
Ciao.
Gian Carlo
>> Ma che razza di ambienti informatichesi frequenterà FB? :-)
>Quando li frequentavo, mi capitava di sentire "si plus plus", con "plus"
>per lo più italianizzato in "plas".
?
Ciao.
Gian Carlo
Devo rispondere a un punto interrogativo?
Ciao, FB
--
"[...] il latino è la lingua del pensiero solo per chi sa solo il latino.
[...] che bello credere che le leggi della logica siano quelle che ci ha
insegnato la mamma (o il professore di latino!).
(Umberto Eco, "Il costume di casa. Evidenze e misteri dell'ideologia
italiana", Bompiani)
--
mnoga
> Quante volte in bagno vai al giorno, scusa se te lo chiedo? Se superi le
> sette, hai ragione.
Tu fai sette docce al giorno? Devi avere un sacco di tempo libero...
> Tu fai sette docce al giorno? Devi avere un sacco di tempo libero...
Devo pur sfruttare i sette bagni che ho nel mio castello.
--
Freedom's just another word for nothing left to lose
(Janis Joplin)
26/01/2006 10.36.29
> Devo pur sfruttare i sette bagni che ho nel mio castello.
Un castello a Roma Settebagni sul raccordo anulare?
Che volgarità...
Io ne ho tre nell'ubertosa Brianza. Adesso ho messo gli occhi su una villa
(si chiama San Martino, mi pare) con un grande parco e un bel mausoleo.
Spero di comprarla dall'attuale proprietario per pochi euro, anche per fare
contenta Eulalia che ama molto il verde. Dice che le dona...
Epimeteo
--
"Voi non la conoscete ha tre castelli...
Chi?
Eulalia Torricelli da Forlì...
Un castello per mangiare,
un castello per dormire,
un castello per amare..."
(cit. agiata)