On 11/02/2015 12:59, Giacobino da Tradate wrote:
> Il 10/02/2015 18.29, edevils ha scritto:
>
>>> In gastronomia "buonino" non è un giudizio esaltante, direi che
>>> corrisponde a "poco più che sufficiente", tipo "buonino, ma niente di
>>> che".
>
>> Però mi pare che Giacobino l'abbia usato in modo più positivo di recente.
>
> Non proprio
>
> Tu hai detto "palatabile" = gustoso, sàpido ecc. ecc. (forse pensavi al
> gesto di schioccare la lingua per apprezzare il cibo)(*)
>
> Per me "palatabile" (quelle poche volte che l'ho sentito usare) indica
> un cibo che "si puo' mangiare" senza morire strozzati, ma non e' certo
> entusiasmante. Buonino. Cosi' cosi'. Come sono le crocchette? sono
> palatabili, si lasciano mangiare.
Ah ecco, avevo mal interpretato il tuo "buonino", non sapendo che tu usi
"palatabile" in quel senso. Io in quel senso avrei detto "mangiabile",
o "passabile", o "si lascia mangiare", ma non "palatabile". "Palatabile"
invece lo si trova più che altro in contesti specialistici dove si parla
di cucina e alimentazione, con il significato che ho descritto, cioè
che stuzzica il palato.
> Credo di aver trovato "palatabile" anche in senso figurato e negativo
> "concetto poco palatabile" = difficile da digerire o accettare - ma qui
> forse ricordo o ho capito male.
L'esempio che riporti è un uso positivo, però, non negativo. Il valore
negativo è dato solo dal "poco" anteposto.
Come se dicessi: "Quel che fai è poco bello".
"Bello" è comunque positivo. "Poco bello" invece è negativo, ma per
colpa del "poco".
> (*) Del resto il palato non ha nessuna papilla gustativa.
Il "palato" in questione non è quello anatomico, ma l'accezione 2a sul
Treccani:
http://www.treccani.it/vocabolario/palato2/
Per metonimia, il senso del gusto (in quanto il palato ne è ritenuto la
sede), la capacità di giudicare il sapore di cibi e bevande, e anche il
desiderio o il piacere di gustarne: la bella guancia Il cui p. a tutto
’l mondo costa (Dante), con riferimento a Eva il cui peccato di gola è
stato scontato da tutta l’umanità; frequente anche nell’uso com.: avere
buon p., un p. fine, delicato (o, al contr., non avere palato); cibi
buoni o disgustosi al p.; sapori, odori che solleticano o stuzzicano,
che dilettano o deliziano il p.; e riferito alla persona stessa: essere
un buon p., un p. fine, e sim.
> Quando si
> schiaccia il cibo o il vino contro il palato, al fine di distribuirlo e
> apprezzarne meglio il sapore con la lingua, il verbo usato da un vecchio
> professore era stato "patullare".
Eccolo!
http://www.treccani.it/vocabolario/patullare/