Son calabrese e ovviamente il mio accento è di gran lunga diverso
dall'accento milanese e nordico, figuriamo con una persona milanese che
passa la vita studiando recitazione e DIZIONE.
Così ad un certo punto (scherzando) mi dice : ma parla l'italiano. mi son
arrabbiato e ho replicato dicendogli che io l'italiano lo parlo
(grammaticalmente parlando) se poi avere una dizione diversa vuol dire
parlare un'altra lingua , non so gli dico, non lo avevo mai saputo. Chiedo
spiegazioni in merito.
Chi non ha una *corretta* dizione non parla italiano scusatemi? Allora che
lingua è ? Calabrese? Romano? Milanese? E in più potete darmi un esempio
*concetro* (magari nome e cognome) di chi conosce la DIZIONE perfettamente?
Qualche insegnante ...Perchè proprio non ho letto da nessuna parte che
quella milanese sia la dizione perfetta, ne quella romana , eppure in
difetto (e dovrei dire maggiore) son sempre e solo i calabresi. Cioè quando
mi corregge un milanese sembra quasi che sia una persona che ha (per natura
e dalla nascita) la dizione corretta ; ma chi lo ha detto? E poi son davvero
noiosi , a volte passo le giornate a sentirmi ripetere la mia pronuncia come
se non la conoscessi ( poco? sete?freddo?) sia in ufficio che con amici.. la
cosa è simpatica e carina e comprensibile quando lo si fa una, due , tre
volte ma a lungo andare stufa ...
Bene ...
Confido in vostri pareri .. magari si creerà qualche piccola discussione ...
accenti e nord e sud..scatenano sempre guerre piccole o grandi che siano..
IoeMe
Grazie Nè...
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Delle due cose l'una: o sei unpo' permaloso o il tuo amico č un po' cafone.
Oppure anche entrambe...
mah...
didy
[...]
> Chi non ha una *corretta* dizione non parla italiano scusatemi?
Ma sì che parla italiano.
> Allora che lingua è ? Calabrese? Romano? Milanese?
Un conto è parlare il proprio dialetto, un altro è parlare la lingua
italiana con una cadenza regionale, come pressoché tutti.
[...]
> Perchè proprio non ho letto da nessuna parte che
> quella milanese sia la dizione perfetta, ne quella romana
Se mai, toscana. Ma il tuo amico non studia dizione? Dizione milanese??
>, eppure in difetto (e dovrei dire maggiore) son sempre e solo i calabresi. Cioè quando
> mi corregge un milanese sembra quasi che sia una persona che ha (per natura
> e dalla nascita) la dizione corretta ; ma chi lo ha detto? E poi son davvero
> noiosi , a volte passo le giornate a sentirmi ripetere la mia pronuncia come
> se non la conoscessi ( poco? sete?freddo?) sia in ufficio che con amici.. la
> cosa è simpatica e carina e comprensibile quando lo si fa una, due , tre
> volte ma a lungo andare stufa ...
Probabilmente vivi a Milano... Se io vivessi in Calabria, succederebbe il
contrario, e lo troverei egualmente snervante.
[...]
Ciao, FB
--
"Che cos'è un fallo da tergo? E non stiamo parlando della tua vita
privata."
(Intervista della Gialappa's Band a Elisabetta Canalis)
Ammetto di essere permaloso, ma non è stato questo il motivo della mia
reazione e della mia curiosità in merito al discorso della dizione corretta
o sbagliata.. ma al di là di tutto (proprio per una mia curiosità) sapresti
dirmi se parlare con un'errata dizione vuol dire non conoscere l'italiano??
Ho sempre creduto che il non parlare italiano venisse attribuito a forme
dialettali del parlare.. cioè mi sarei aspettato piu un'esclamazione tipo se
io avessi iniziato a parlare in dialetto ma non omettendo e confondendo è
con é e via dicendo..
IoeMe
La mia domanda perň ha trovato risposta.. italiano vuol dire parlare
correttamente l'italiano , poi certo la dizione č qualcosa da affinare.
Proprio si era creato un dibattitto perchč secondo l'attore parlare italiano
vň dě parlare utilizzando una corretta dizione..e quindi devo dedurre che
volesse dire che avendo una dizione corretta ma sbagliando frasi ,
aggettivi, verbi sostantivi e pronomi, non ha importanza...o no?
IoeMe
Grazie per le vostre risposte...
(snip)
> E in più potete darmi un esempio
> *concetro* (magari nome e cognome) di chi conosce la DIZIONE
> perfettamente?
[Sono un po' tardo, lo riconosco, ma giuro che da mezz'ora mi sto
arrovellando sul vero significato di questo "concetro", senza riuscire a
venirne a capo.]
(snip)
> Confido in vostri pareri .. magari si creerà qualche piccola
> discussione ...
> accenti e nord e sud..scatenano sempre guerre piccole o grandi che
> siano..
Vedi, caro Io (in effetti "Io" sarebbe il nome di una bella donna della
mitologia greca - vuol dire "Aurora", forse - amata da Giove, ma non so
se posso prendermi la confidenza di chiamarti "Me"...), secondo me sei
finito nel posto sbagliato. Per noi ICLIsti non c'è nord e non c'è sud,
anzi più lingue e accenti ci sono e meglio è. Ogni tanto facciamo delle
guerre, è vero, ma solo per futili motivi.
Quanto al tuo amico, probabilmente è colpito dalle "t" aspirate che gli
spari ogni tanto, non dall'apertura delle vocali. Cerca di pronunciare
le "t" normali (che ci vuole?) e tutto andrà a posto. Per il resto, hai
ragione tu.
> Grazie Nè...
Veramente "Nè" lo dicono in Piemonte, non in Lombardia, e poi Karla (la
nostra piemontesologa preferita) dice "neh", non "nè": c'è una
differenza enorme! :-))
Ciao,
Epimeteo
>Chi non ha una *corretta* dizione non parla italiano scusatemi? Allora che
Non so. Io non conosco né ho mai incontrato neanche *una* persona che
non abbia un minimo di inflessione. Come dire "chi è senza peccato"
...
>Bene ...
>Confido in vostri pareri .. magari si creerà qualche piccola discussione ...
>accenti e nord e sud..scatenano sempre guerre piccole o grandi che siano..
La prossima volta digli "anne' a lavurar" o come cavolo si dice a
Milano.
PS è la persona che è stata maleducata, non il milanese che è in lui.
anche se... :-)
--
>Giò
A man has dreams of walking with giants,
to carve his niche in the edifice of time.
Before the mortar of his zeal
has a chance to congeal
the cup is dashed from his lips,
the flame is snuffed aborning.
>[...]
>> Perchè proprio non ho letto da nessuna parte che
>> quella milanese sia la dizione perfetta, ne quella romana
>Se mai, toscana. Ma il tuo amico non studia dizione? Dizione milanese??
pure la toscana...insomma eh....
>Probabilmente vivi a Milano... Se io vivessi in Calabria, succederebbe il
>contrario, e lo troverei egualmente snervante.
Io vivo a Roma e non ho mai sentito nessuno fare commenti di questo
genere, con nessuno, stranieri compresi. Boh...
>La mia domanda però ha trovato risposta.. italiano vuol dire parlare
>correttamente l'italiano , poi certo la dizione è qualcosa da affinare.
Io ci ho provato. Ho indagato sulla corretta pronuncia, in generale,
di tante sillabe dell'italiano.
Ho visto che gli errori che faccio sono talmente tanti...e soprattutto
ho visto che le cose giuste mi suonano sbagliate, e correggerle mi
sarebbe parso innaturale.
Alla fine lo sai che mi sono detto?
"Macchittesencula..."
(riferito a me stesso)
>Quanto al tuo amico, probabilmente è colpito dalle "t" aspirate che gli
>spari ogni tanto, non dall'apertura delle vocali. Cerca di pronunciare
>le "t" normali (che ci vuole?) e tutto andrà a posto. Per il resto, hai
>ragione tu.
Lui è fortunato, per esempio, nell'apprendimento della corretta
pronuncia delle "t" inglesi. E come gli inglesi non riescono a
pronunciare le "t" italiane, così hanno difficoltà i calabresi. Sono
due suoni diversi, è tutto qui...
[...]
> Veramente "Nè" lo dicono in Piemonte, non in Lombardia, e poi Karla (la
> nostra piemontesologa preferita) dice "neh", non "nè": c'è una
> differenza enorme! :-))
Veramente è invalso anche in Brianza. Ma lei, che è di Bergamo, che deve
sapere...
Ciao, FB
--
"I saw something nasty in the woodshed!"
(Cold Comfort Farm, the film)
[...]
> Lui è fortunato, per esempio, nell'apprendimento della corretta
> pronuncia delle "t" inglesi.
[...]
Mi pare che le "t" calabresi siano come quelle italiane, solo aspirate.
Quelle inglesi sono articolate più indietro.
Ciao, FB
--
Conversation like television set on honeymoon: unnecessary.
(Murder by Death)
[...]
> Io vivo a Roma e non ho mai sentito nessuno fare commenti di questo
> genere, con nessuno, stranieri compresi. Boh...
[...]
Commenti, sě, ma che noia se uno ti fa notare ogni differenza. "Sě, in
Italia ci sono pronunce regionali. Fine del discorso. Proseguiamo". Anche
se credo di poter mascherare abbastanza il mio accento. Tanto lo sanno
tutti da dove vengo, ormai.
Ciao, FB
--
"What meaning of this, Mitter Twain?" "I will tell you, Mr Wang, if you can
tell me why a man who possesses one of the most brilliant minds of this
century can't say his prepositions or articles"
(Murder by Death)
> Mi pare che le "t" calabresi siano come quelle italiane, solo aspirate.
Aspirate? No di certo. Se si riferisce a quelle della zona di Catanzaro (a
Cosenza sono normalissime) direi più "sputate"...
> Quelle inglesi sono articolate più indietro.
Forse si riferisce al nesso "tr", che qui si pronuncia cacuminalmente?
Eh, no, Fader! Se comincia con le parolacce, io mi alzo, me ne vado a farmi
un caffè, magari una brioscia, e torno. Se la sente di farmi ingrassare?
Ciao, FB
--
"Gli americani sono ignoranti per loro stessa natura",
that is "Americans are naturally ignorant"
(Paolo Bonardi's opinion - it.cultura.linguistica -
http://snipurl.com/7ryg)
More? http://snipurl.com/c92q
[...]
> La prossima volta digli "anne' a lavurar" o come cavolo si dice a
> Milano.
[...]
Così sembri come Aldo Baglio nella scena della "catrèca". "Andii a lavorà"
([an'di a lau'ra]).
Ciao, FB
--
Locked from the inside. That can only mean one thing, and I don't know what
it is.
(Murder by Death)
>> Forse si riferisce al nesso "tr", che qui si pronuncia cacuminalmente?
>
> Eh, no, Fader! Se comincia con le parolacce,
Preferiva "retroflessamente"? No, se è così me lo dica :)
> un caffè, magari una brioscia, e torno. Se la sente di farmi ingrassare?
La ringrazio per la solidarietà: io sono ingrassato dalla nascita.
>Veramente è invalso anche in Brianza. Ma lei, che è di Bergamo, che deve
>sapere...
Epimeteo ti dirà di Bergamo.
Io ti dirò che qui nella bassa bergamasca si dice. Da anni e anni.
Ciao.
Gian Carlo
>Chi non ha una *corretta* dizione non parla italiano scusatemi?
Se cosě fosse l'italiano lo parlerebbero solo i fini dicitori di
professione come il tuo supponente amico, e qualche altro fine
dicitore per hobby.
Ciao.
Gian Carlo
> "FB" <fam.baldu...@tin.it> ha scritto nel messaggio
> news:1omlqgahgi759$.1kfi428uwynvr$.dlg@40tude.net...
>> Veramente è invalso anche in Brianza.
>
> In Brianza io non l'ho mai sentito. Ma sei sicuro?
> Farò più attenzione...
[...]
- "Non sono mica scemo, neh!"
- A: È molto bello.
B: Neh?
- "Neh che sembra un... ?"
Ciao, FB
--
"The doctors found out that Bunbury could not live, that is what I mean—so
Bunbury died."
"He seems to have had great confidence in the opinion of his physicians."
("The Importance of Being Earnest", Oscar Wilde)
Il tuo amico è stato un po' cafone o forse ha voluto far eil simatpci osenza
riuscirci.
Certo che per come li ho conosciuti io i meridionali (e i calabresi in
particolare) sono un po' permalosetti.........
E a volte peggio: loro possono fare tutte le canzonature che gli pare, ma
prova a farne una a loro.........
GLS
In Brianza io non l'ho mai sentito. Ma sei sicuro?
Farò più attenzione...
> Ma lei, che è di Bergamo, che deve
> sapere...
Questa sì che è una fissazione!
Ciao,
Epimeteo
>[...]
>> Lui č fortunato, per esempio, nell'apprendimento della corretta
>> pronuncia delle "t" inglesi.
>[...]
>Mi pare che le "t" calabresi siano come quelle italiane, solo aspirate.
>Quelle inglesi sono articolate piů indietro.
Hai ragione, per la precisione. Ciň non toglie che le t calabresi e
soprattutto siciliane si avvicinino di piů a quelle inglesi. Secondo
me.
--
>Giň
>Forse si riferisce al nesso "tr", che qui si pronuncia cacuminalmente?
Pure.
Provate a dire in siciliano "trasite" e provate a dire in inglese
"trust". Il "tr" è (quasi) identico.
>Anche se credo di poter mascherare abbastanza il mio accento.
Pure io ne ero convinto. Poi ho iniziato ad approfondire un pochetto
le mie conoscenze di fonetica, a notare in particolarità diversi
dialetti, ed ho scoperto le peculiarità della mia calata, di cui prima
non mi accorgevo.
E' normale che uno pensi di parlare italiano, e che sono gli altri a
sbagliare...
>[...]
>> La prossima volta digli "anne' a lavurar" o come cavolo si dice a
>> Milano.
>[...]
>Così sembri come Aldo Baglio nella scena della "catrèca". "Andii a lavorà"
>([an'di a lau'ra]).
Chi?
(cosa?)
> - "Non sono mica scemo, neh!"
> - A: È molto bello.
> B: Neh?
> - "Neh che sembra un... ?"
Solo l'ultimo esempio mi appare familiare.
Ciao,
Epimeteo
> Aspirate? No di certo. Se si riferisce a quelle della zona di
> Catanzaro (a Cosenza sono normalissime) direi più "sputate"...
Ma anche le "p" non scherzano.
Non oso pensare come si pronuncia il termine "sputate" a Catanzaro.
> > Quelle inglesi sono articolate più indietro.
> Forse si riferisce al nesso "tr", che qui si pronuncia cacuminalmente?
Il cacume, che bellezza! Ne ho giusto due, paradisiaci:
"Giù per lo mondo sanza fine amaro,
e per lo monte del cui bel cacume
li occhi de la mia donna mi levaro,
e poscia per lo ciel, di lume in lume,
ho io appreso quel che s'io ridico,
a molti fia sapor di forte agrume..."
(Dante, Paradiso, XVII)
----
"Poscia che i cari e lucidi lapilli
ond' io vidi ingemmato il sesto lume
puoser silenzio a li angelici squilli,
udir mi parve un mormorar di fiume
che scende chiaro giù di pietra in pietra,
mostrando l'ubertà del suo cacume."
(Dante, Paradiso, XX)
---
Epimeteo
[...]
> Hai ragione, per la precisione. Ciň non toglie che le t calabresi e
> soprattutto siciliane si avvicinino di piů a quelle inglesi. Secondo
> me.
Sicuramente a Ciŕpani sanno fare il "tr" inglese.
Ciao, FB
--
"Something to take to the country." (holding out a bunch of flowers)
"Flowers come _from_ the country, Charles."
> Il Mon, 24 Jan 2005 19:55:25 GMT, FB <fam.baldu...@tin.it> ha
> scritto:
>
>>[...]
>>> La prossima volta digli "anne' a lavurar" o come cavolo si dice a
>>> Milano.
>>[...]
>>Così sembri come Aldo Baglio nella scena della "catrèca". "Andii a lavorà"
>>([an'di a lau'ra]).
>
> Chi?
[...]
Aldo, Giovanni e Giacomo.
Ciao, FB
--
Domanda: "Era il figlio di Iside e Osiride".
Risposta: "Thor".
(quiz televisivo)
> Aspirate? No di certo. Se si riferisce a quelle della zona di Catanzaro (a
> Cosenza sono normalissime) direi più "sputate"...
>
>
Mi ha sempre colpito questo modo di pronunciare le t da parte dei calabresi.
E' talmente caratteristico che, per esempio, ogni tanto salta fuori in una
mia amica, nata e cresciuta a Milano che aveva però il babbo calabrese.
Padre, lei sa dire quale ne sia il motivo o l'origine?
GraZia
Per altre lingue, e in particolare per l'inglese, è esattamente così: chi
parla con un accento anche minimamente diverso da quello standard viene
considerato un ingnorante, esattamente come da noi chi sbaglia i
congiuntivi o fa errori d'ortografia.
Ma in italiano, secondo me, non è così e non lo è mai stato.
Da noi è considerato perfettamente normale che chiunque, anche una persona
colta, parli con l'accento della sua città. La "corretta dizione" la
studiano solo gli attori di teatro, appunto.
Se questo sia giusto o sbagliato è questione d'opinioni, ma che sia così è
un dato di fatto. La dizione non fa parte dei programmi scolastici, e
persino i presidenti della repubblica parlano con un riconoscibilissimo
accento regionale: Ciampi suona decisamente livornese, Cossiga sardo,
Scalfaro piemontese, Pertini ligure, ecc.
Certo però che quando uno arriva ad avere un accento marcatissimo come
quello milanese di Berlusconi, quello pugliese di Di Pietro, allora la
presa per i fondelli viene spontanea...
> Allora che
> lingua è ? Calabrese? Romano? Milanese? E in più potete darmi un esempio
> *concetro* (magari nome e cognome) di chi conosce la DIZIONE
> perfettamente?
Il tuo amico e i suoi colleghi attori di teatro, più *pochi* speaker
radiotelevisivi particolarmente scrupolosi. E basta.
> Qualche insegnante ...
Non certo quelli che avevo io.
> Perchè proprio non ho letto da nessuna parte che
> quella milanese sia la dizione perfetta,
Assolutamente no: la pronuncia milanese si discosta in molti punti da
quella standard. Ma, stranamente, la maggior parte di noi milanesi è
fermamente convinta di parlare con accento perfettamente "neutro",
"normale", "corretto".
Mai capito da dove venga 'sta convinzione. Forse dipenderà dal fatto che
siamo così in tanti che passiamo la vita circondati da gente che parla
come noi (contando come "milanesi" anche brianzoli, varesotti, comaschi,
novaresi e svizzeri italiani, che hanno tutti grosso modo lo stesso
accento dei milanesi).
> difetto (e dovrei dire maggiore) son sempre e solo i calabresi. Cioè
> quando mi corregge un milanese sembra quasi che sia una persona che ha
> (per natura e dalla nascita) la dizione corretta ; ma chi lo ha detto?
Ti dò un consiglio contrario al mio interesse etnico: se vuoi sputtanare
un milanese sulla pronuncia, armati di dizionario e bada soprattutto a
come pronuncia le seguenti cose:
- Le E aperte e chiuse. Es. io pronuncio "pesca" sempre con la "è" aperta,
sia che parli della cattura dei pesci ("pésca") sia del frutto del pesco
("pèsco").
- Le S sorde e sonore (o aspre e dolci). Es., io dico "esempio" con la
stessa S sonora di "rosa", mentre bisognerebbe dirla con la "s" sorda di
"sole".
- Il cosiddetto raddoppiamento sintattico, cioè le doppie in inizio di
parola dopo certe parole, come per esempio la preposizione "a". Es., per
"a Milano" io dico "amilàno", con la M scempia, mentre bisognerebbe
pronunciarla doppia: "ammilàno".
> E poi son davvero noiosi ,
Veramente, noiosi siete voi calabresi. Sempre lì a lagnarvi della vostra
pronuncia. :-)
> a volte passo le giornate a sentirmi ripetere la mia pronuncia come
> se non la conoscessi
Come volevasi dimostrare... Noi milanesi non i facciamo di 'sti problemi e
viviamo felici e arroganti. :-)
--
Cingar
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
> Ma anche le "p" non scherzano.
> Non oso pensare come si pronuncia il termine "sputate" a Catanzaro.
Se si trova da quelle parti, non dimentichi mai l'ombrello. Potrebbe
capitare di sentirsi chiedere "Ti piazza a Coca-cola?"
> Il cacume, che bellezza! Ne ho giusto due, paradisiaci:
> mostrando l'ubertà del suo cacume."
Il massimo rispetto per il padre di noi poeti, ma se leggessi sto verso a
dei ragazzi del superiore... nella migliore ipotesi penserebbero a kakà
>Il Mon, 24 Jan 2005 19:27:48 GMT, Father McKenzie
><indirizz...@tin.it> ha scritto:
>
>>Forse si riferisce al nesso "tr", che qui si pronuncia cacuminalmente?
>
>Pure.
>
>Provate a dire in siciliano "trasite"
Manco morto! ;-))
"Trasite" č napoletano: guaglio', trasite! (tr normale).
In palermitano: picciuňtti, trasiti!
>e provate a dire in inglese "trust". Il "tr" č (quasi) identico.
Senza... quasi.
--
Ciao
SergioŽ
> Mi ha sempre colpito questo modo di pronunciare le t da parte dei calabresi.
> E' talmente caratteristico che, per esempio, ogni tanto salta fuori in una
> mia amica, nata e cresciuta a Milano che aveva però il babbo calabrese.
> Padre, lei sa dire quale ne sia il motivo o l'origine?
Come già detto, non è una pronuncia dell'intiera regione: i dialetti
calabresi sono molto diversi. La cosa riguarda il catanzarese e parte del
reggino. Dell'origine non so, bisognererà che chieda al Chiodo, che di cose
calabresi si dimostra conoscitore.
Forse perchè pronunciamo naturalmente correttamente tutte le consonanti; e
anche le vocali, a parte qualche scambio di "e" aperte e chiuse.
> - Il cosiddetto raddoppiamento sintattico, cioè le doppie in inizio di
> parola dopo certe parole, come per esempio la preposizione "a". Es., per
> "a Milano" io dico "amilàno", con la M scempia, mentre bisognerebbe
> pronunciarla doppia: "ammilàno".
Questa te la sei inventata, vero?
Ciao.
Luca.
>>Provate a dire in siciliano "trasite"
>Manco morto! ;-))
>"Trasite" è napoletano: guaglio', trasite! (tr normale).
>In palermitano: picciuòtti, trasiti!
trasite, trasiti, stamo là...
(che grezza)
>>e provate a dire in inglese "trust". Il "tr" è (quasi) identico.
>Senza... quasi.
il quasi è per sicurezza. sai, in questo NG sono sempre pronti a
scannarti appena mostri il fianco.
>[...]
>> Hai ragione, per la precisione. Ciň non toglie che le t calabresi e
>> soprattutto siciliane si avvicinino di piů a quelle inglesi. Secondo
>> me.
>Sicuramente a Ciŕpani sanno fare il "tr" inglese.
you got it!
Eccone uno convinto...
No, non è vero. Fra le vocali, non facciamo "qualche scambio" fra e aperte
e chiuse: le sbagliamo sistematicamente. In pratica, abbiamo solo sei
fonemi vocalici contro i sette dell'italiano, perché la pronuncia aperta o
chiusa della E dipende per noi dalla struttura della sillaba (in linea di
massima: pronuncia aperta in sillaba chiusa e viceversa).
Ma sbagliamo spessissimo anche le O aperte e chiuse, anche se non
sistematicamente come le E. Accentuiamo molto la lunghezza delle sillabe
che terminano in vocale.
Fra le consonanti, come ho già detto, sbagliamo sistematicamente le S
intervocaliche (che per noi sono sempre sonore), ma sbagliamo spesso le Z.
Tolte le E, le O, le S e le Z, non resta molto che si possa sbagliare
nella pronuncia italiana...
Inoltre, come in qualsiasi parte d'Italia, abbiamo una cadenza
caratteristica, che ci fa immediatamente riconoscere come "milanesi" (più
propriamente, come "lombardi occidentali", perché non è certo facile
distinguere un milanese da un monzese o da un varesotto).
> > - Il cosiddetto raddoppiamento sintattico, cioè le doppie in inizio di
> > parola dopo certe parole, come per esempio la preposizione "a". Es., per
> > "a Milano" io dico "amilàno", con la M scempia, mentre bisognerebbe
> > pronunciarla doppia: "ammilàno".
>
> Questa te la sei inventata, vero?
Come no. Infatti tutte le grammatiche e i dizionari della lingua italiana
mi devono pagare le royalties quando nominano il "raddoppiamento
sintattico".
Anche tutti coloro che scrivono "soprattutto" e "appunto" invece di
"sopratutto" e "apunto" dovrebbero pagarmi una tassa, ma sono magnanimo e
lascio correre.
In compenso nel dialettetto ne abbiamo qualcuno in più dell'italiano :-)
> Accentuiamo molto la lunghezza delle sillabe
> che terminano in vocale.
Mai fatto caso. Magari è vero...
> Fra le consonanti, come ho già detto, sbagliamo sistematicamente le S
> intervocaliche (che per noi sono sempre sonore)
Solo ogni tanto, mica sistematicamente.
Poi non è vero che per noi sono *sempre* sonore.
> ma sbagliamo spesso le Z.
Vale quanto detto per le "s".
> Tolte le E, le O, le S e le Z, non resta molto che si possa sbagliare
> nella pronuncia italiana...
Ma assolutamente si! Quasi tutti gli errori di dizione dei meridionali
riguardano le consonanti; faccio fatica ad inquadrare gli errori nelle
regioni, ma ho ben presente le "t" pronunciate "d" (quando per quanto), "gl"
diventare "i+vocale"(aio per aglio), s sorda davanti a consonante che
diventa "sc" e via dicendo.
> Inoltre, come in qualsiasi parte d'Italia, abbiamo una cadenza
> caratteristica, che ci fa immediatamente riconoscere come "milanesi" (più
> propriamente, come "lombardi occidentali"
Secondo me la nostra cadenza è molto meno marcata di quella di altre regioni
o zone: non mi dire che un milanese di buona cultura, abituato a parlare con
italiani di ogni parte, è facilmente riconoscibile quanto un omologo
bresciano.
> > Questa te la sei inventata, vero?
>
> Come no. Infatti tutte le grammatiche e i dizionari della lingua italiana
> mi devono pagare le royalties quando nominano il "raddoppiamento
> sintattico".
Questa non la sapevo! Ok, ma io sono ignorante. Comunque mi suona veramente
malissimo "ammilano", talmente male che anche adesso che lo so continuerò a
sbagliare; sembra quasi un dialetto meridionale...
Ciao.
Luca.
Guärdi, Cingär, che il Di Pietro (io lo conosco bene, quelo lě) non č
micä puglieze, č molizäno!
La differenzä č grände, änzi sostänziäle...
Per il resto sciono d'äcordo con Lei, in-tuto-e-per-tuto...
(Epimeteo)
---
Mizeriä, terore, morte.
[...]
> Questa non la sapevo! Ok, ma io sono ignorante. Comunque mi suona veramente
> malissimo "ammilano", talmente male che anche adesso che lo so continuerò a
> sbagliare; sembra quasi un dialetto meridionale...
Pure sordo? Non hai mai guardato un film doppiato? "Come mme", "a casa", "e
ddiètro", "ma vvaff..." ecc.
Ciao, FB
--
L'importante è che risplenda tu, sola primadonna e immarcescibile leggenda
del tuo pianerottolo.
(Lucangel su it.cultura.libri)
> "Cingar" <cingar.s...@libero.it> ha scritto nel messaggio
> news:ct5991$4qc$1...@news.newsland.it...
>> Certo perň che quando uno arriva ad avere un accento marcatissimo come
>> quello milanese di Berlusconi, quello pugliese di Di Pietro, allora la
>> presa per i fondelli viene spontanea...
>
> Guärdi, Cingär, che il Di Pietro (io lo conosco bene, quelo lě) non č
> micä puglieze, č molizäno!
> La differenzä č grände, änzi sostänziäle...
[...]
Epocäle!
Ciao, FB
--
Emily: "I'm going to Europe and I'm going to have a marvellous time. I'm
going to get up at ten and have two glasses of wine at lunch every single
day."
Richard: "Only prostitutes have two glasses of wine at lunch!"
(Gilmore Girls, 501)
Me ne risulta uno solo in più: "oeu". Ma, volendo, possiamo assimilarlo al
dittongo "uò" dell'italiano, che ne è l'esatto omologo.
> > Accentuiamo molto la lunghezza delle sillabe
> > che terminano in vocale.
>
> Mai fatto caso. Magari è vero...
Oeuh, possibile? Non hai mai sentito nessuno fare l'imitazione del
milaneeeeese che parla tutto strascicaaaaato?
> > Fra le consonanti, come ho già detto, sbagliamo sistematicamente le S
> > intervocaliche (che per noi sono sempre sonore)
>
> Solo ogni tanto, mica sistematicamente.
> Poi non è vero che per noi sono *sempre* sonore.
In quale parola pronunci la S sorda fra vocali?
> > ma sbagliamo spesso le Z.
>
> Vale quanto detto per le "s".
>
> > Tolte le E, le O, le S e le Z, non resta molto che si possa sbagliare
> > nella pronuncia italiana...
>
> Ma assolutamente si! Quasi tutti gli errori di dizione dei meridionali
> riguardano le consonanti; faccio fatica ad inquadrare gli errori nelle
> regioni, ma ho ben presente le "t" pronunciate "d" (quando per
> quanto), "gl" diventare "i+vocale"(aio per aglio), s sorda davanti a
> consonante che diventa "sc" e via dicendo.
Sì, hai ragione. Ma non pensavo a errori di pronuncia così macroscopici:
quelli li fa solo gente molto ignorante, come per esempio gli anziani che
non sono potuti andare a scuola. Un meridionale che abbia fatto studi
normali non parlerebbe certo così, non almeno quando intende parlare
italiano corretto.
A questa stregua, dovremmo allora contare anche la totale mancanza di
doppie nell'italiano dei milanesi più anziani.
A proposito di doppie dei SC, GL e GN: quando sono fra vocali andrebbero
sempre pronunciate doppie: "ascia", "aglio" e "legno" andrebbero
pronunciate [aSSa], [al^l^o], [len^n^o], mentre noi settentrionali dicono
solitamente [aSa], [al^o], [len^o].
> > Inoltre, come in qualsiasi parte d'Italia, abbiamo una cadenza
> > caratteristica, che ci fa immediatamente riconoscere come "milanesi"
> > (più propriamente, come "lombardi occidentali"
>
> Secondo me la nostra cadenza è molto meno marcata di quella di altre
> regioni o zone: non mi dire che un milanese di buona cultura, abituato a
> parlare con italiani di ogni parte, è facilmente riconoscibile quanto un
> omologo bresciano.
Direi molto di più, non foss'altro perché l'accento milanese è molto più
noto a causa del cinema e della TV.
> > > Questa te la sei inventata, vero?
> >
> > Come no. Infatti tutte le grammatiche e i dizionari della lingua
> > italiana mi devono pagare le royalties quando nominano
> > il "raddoppiamento sintattico".
>
> Questa non la sapevo! Ok, ma io sono ignorante. Comunque mi suona
> veramente malissimo "ammilano", talmente male che anche adesso che lo so
> continuerò a sbagliare; sembra quasi un dialetto meridionale...
A me suona bene in bocca a chi lo fa spontaneamente, come i toscani o i
romani. Io che sono milanese non ci tento nemmeno.
Ma è ovvio che se facessi l'attore teatrale o lo speaker radiofonico non
potrei permettermi il lusso di fregarmene... Prova ad andare a
un'audizione al Piccolo Teatro o alla RAI e dire "amilàno": ti sbattono
fuori all'istante.
[...]
> Me ne risulta uno solo in piů: "oeu".
Anche "ü" e "ô".
> Ma, volendo, possiamo assimilarlo al dittongo "uň" dell'italiano, che ne č l'esatto omologo.
Sempre?
[...]
>> Solo ogni tanto, mica sistematicamente.
>> Poi non č vero che per noi sono *sempre* sonore.
>
> In quale parola pronunci la S sorda fra vocali?
<ci pensa un attimo e dice " 'buonasera'! ">
Ho rovinato la sorpresa? Scusa.
[...]
> Sě, hai ragione. Ma non pensavo a errori di pronuncia cosě macroscopici:
> quelli li fa solo gente molto ignorante, come per esempio gli anziani che
> non sono potuti andare a scuola. Un meridionale che abbia fatto studi
> normali non parlerebbe certo cosě, non almeno quando intende parlare
> italiano corretto.
Non č mica vero. Conosco un professore di glottologia che sembra il
proprietario di una piadineria romagnola. La Capria usa la [S] quando la
"s" č complicata. Eco usa poco le doppie, dicendo perfino qualcosa di
simile a "atacato" per "attaccato".
Citeresti la persona piů colta d'Italia secondo te?
[...]
> A proposito di doppie dei SC, GL e GN: quando sono fra vocali andrebbero
> sempre pronunciate doppie: "ascia", "aglio" e "legno" andrebbero
> pronunciate [aSSa], [al^l^o], [len^n^o], mentre noi settentrionali dicono
> solitamente [aSa], [al^o], [len^o].
"Gl" e "gn" li pronunciamo correttamente.
[...]
>> Secondo me la nostra cadenza č molto meno marcata di quella di altre
>> regioni o zone: non mi dire che un milanese di buona cultura, abituato a
>> parlare con italiani di ogni parte, č facilmente riconoscibile quanto un
>> omologo bresciano.
>
> Direi molto di piů, non foss'altro perché l'accento milanese č molto piů
> noto a causa del cinema e della TV.
Concordo. Certo, i bresciani parlano in modo molto caratteristico, ma se io
sento uno di Milano, non posso dire che č piemontese o veneto o siciliano,
perciň č di Milano...
[...]
>> Questa non la sapevo! Ok, ma io sono ignorante. Comunque mi suona
>> veramente malissimo "ammilano", talmente male che anche adesso che lo so
>> continuerň a sbagliare; sembra quasi un dialetto meridionale...
>
> A me suona bene in bocca a chi lo fa spontaneamente, come i toscani o i
> romani. Io che sono milanese non ci tento nemmeno.
Se lo facessi all'interno di un accento coerente, nessuno lo considererebbe
strano. Certo, se dici "Ämmiläno" (io *odio* la "ä") o "äccäsä", magari
pure con la "s" sorda...
> Ma č ovvio che se facessi l'attore teatrale o lo speaker radiofonico non
> potrei permettermi il lusso di fregarmene... Prova ad andare a
> un'audizione al Piccolo Teatro o alla RAI e dire "amilŕno": ti sbattono
> fuori all'istante.
Audizione per che cosa? Alla Rai parlano tutti cosě cosě. Sicuramente le
annunciatrici, ma non so se si parli in quel genere di audizione.
Ciao, FB
--
"Suppose I say I'm not interested."
"Does five hundred dollars interest you?"
"Very much."
"Then bring it: it's an expensive restaurant".
(The Cheap Detective)
Queste non sono "in aggiunta" ma "in sostituzione" delle italiane "u" e
"ó" chiusa.
> > Ma, volendo, possiamo assimilarlo al dittongo "uň" dell'italiano, che
> > ne č l'esatto omologo.
>
> Sempre?
Sempre sempre non credo, ma l'unico esempio contrario che mi viene in
mente solo "nove" vs. "noeuf".
> [...]
> >> Solo ogni tanto, mica sistematicamente.
> >> Poi non č vero che per noi sono *sempre* sonore.
> >
> > In quale parola pronunci la S sorda fra vocali?
>
> <ci pensa un attimo e dice " 'buonasera'! ">
Sě, vabbe'... Allora anche "siamoseri".
> Ho rovinato la sorpresa?
No.
> Scusa.
Va bene.
> [...]
> > Sě, hai ragione. Ma non pensavo a errori di pronuncia cosě macroscopici:
> > quelli li fa solo gente molto ignorante, come per esempio gli anziani
> > che non sono potuti andare a scuola. Un meridionale che abbia fatto
> > studi normali non parlerebbe certo cosě, non almeno quando intende
> > parlare italiano corretto.
>
> Non č mica vero. Conosco un professore di glottologia che sembra il
> proprietario di una piadineria romagnola. La Capria [...]
Puň essere che tu conosca un dislessico eruditissimo... Ma parlavo di
gente piů ordinaria. :-)
> [...]
> > A proposito di doppie dei SC, GL e GN: quando sono fra vocali
> > andrebbero sempre pronunciate doppie: "ascia", "aglio" e "legno"
> > andrebbero pronunciate [aSSa], [al^l^o], [len^n^o], mentre noi
> > settentrionali dicono solitamente [aSa], [al^o], [len^o].
>
> "Gl" e "gn" li pronunciamo correttamente.
Per esempio, "asciugare" e "bagnare" li senti dire con la doppia?
> > Ma č ovvio che se facessi l'attore teatrale o lo speaker radiofonico non
> > potrei permettermi il lusso di fregarmene... Prova ad andare a
> > un'audizione al Piccolo Teatro o alla RAI e dire "amilŕno": ti sbattono
> > fuori all'istante.
>
> Audizione per che cosa? Alla Rai parlano tutti cosě cosě. Sicuramente le
> annunciatrici, ma non so se si parli in quel genere di audizione.
Alla radio? Non direi.
Alla TV forse gli accenti regionali si sentono un po' di piů, probilmente
perché le racchie tendono a non assumerle anche se hanno la dizione
perfetta.
> Me ne risulta uno solo in più: "oeu". Ma, volendo, possiamo assimilarlo al
> dittongo "uò" dell'italiano, che ne è l'esatto omologo.
Come diceva Effebì, anche la u francese e la o chiusa lunga.
>> Solo ogni tanto, mica sistematicamente.
>> Poi non è vero che per noi sono *sempre* sonore.
>
> In quale parola pronunci la S sorda fra vocali?
Io, per esempio, lo dico in "dinosauro". Ma è piuttosto raro, in verità, che
una "s" intervocalica sia sorda, per i milanesi.
> Sì, hai ragione. Ma non pensavo a errori di pronuncia così macroscopici:
> quelli li fa solo gente molto ignorante, come per esempio gli anziani che
> non sono potuti andare a scuola. Un meridionale che abbia fatto studi
> normali non parlerebbe certo così, non almeno quando intende parlare
> italiano corretto.
Ma no, Cingar, pensa a quanto viene preso in giro, per dire, uno come De
Mita, che a quanto ne so ha fatto studi universitari. Pensa a come parlo io
(non so se te ne ricordi), che è vero, ho studiato dizione (ho fatto
l'attore, in gioventù), ma quando parlo normalmente non sto certo a curare
la pronunzia. Pensa di chi dei due diresti che ha una "pronuncia
dialettale".
> pronunciate [aSSa], [al^l^o], [len^n^o], mentre noi settentrionali dicono
> solitamente [aSa], [al^o], [len^o].
No, in effetti le pronunzio doppie.
> Direi molto di più, non foss'altro perché l'accento milanese è molto più
> noto a causa del cinema e della TV.
Riconoscibile come accento, probabilmente; ma sicuramente un accento meno
"pesante" di quello bresciano, o bergamasco, o campano.
> Ma è ovvio che se facessi l'attore teatrale o lo speaker radiofonico non
> potrei permettermi il lusso di fregarmene... Prova ad andare a
> un'audizione al Piccolo Teatro o alla RAI e dire "amilàno": ti sbattono
> fuori all'istante.
No, te lo assicuro. Alla RAI non sanno manco cosa sono, gli studi di
dizione; e al Piccolo non ci badano più di tanto. Son cose che si mettono a
posto in un paio di mesi al massimo, sempreché, appunto, uno non abbia già
di suo gravi problemi di inflessioni dialettali.
Pensa alla palatalizzazione della "s" prima delle consonanti labiali nel
napoletano, per dire; o alla costante sonorizzazione delle consonanti nei
dialetti campani e del meridione in genere (con il "denghiu" di Biscardi ci
hanno fatto addirittura una pubblicità).
Ma anche un parlante toscano fiorentino, in realtà, difficilmente pronuncia
in maniera corretta l'italiano; e, in realtà, non son proprio sicuro che sia
più corretta la parlata di un fiorentino rispetto a quella di un milanese.
E' vero che non sbaglierà le "s", le "z", le "e" e le "o", ma non prenderà
giusta manco una "c" intervocalica, una "c" o una "g" dolce e tenderà ad
aspirare pure le "t" e le "d". In più, tenderà a far sparire molte vocali
finali (tenderà a dire "ha' rascione" piuttosto che "hai ragione").
Oh, non che voglia dire che come pronunziamo noi a Milano sia il massimo
della pronunzia attendibile; dico che, dovessimo seguire un corso di dizione
insieme a un fiorentino, non avremmo maggiori difficoltà di lui a imparare,
perché avremmo più o meno lo stesso cumulo di cose da disimparare :)
Ciao
Ale
--
Namárië Valinor
> Queste non sono "in aggiunta" ma "in sostituzione" delle italiane "u" e
> "ó" chiusa.
Ma no, che vai dicendo, Cingar!
Si tratta di fonemi, non è che sono in aggiunta o in sostituzione. Ci sono
le coppie minime, almeno per la u francese:
cuu vs. coo
su vs. so
Per la "o" lunga chiusa, non me ne vengono, al momento, in effetti.
> Sempre sempre non credo, ma l'unico esempio contrario che mi viene in
> mente solo "nove" vs. "noeuf".
Cingar, parliamo sempre di *fonemi*, non di vocali: non è che in milanese si
trova il fonema oeu al posto di uò. E' un fonema a sé stante, punto e basta.
E altri casi ne hai sia nel milanese del secolo scorso (e, in parte, in
alcune varietà varesotte e ticinesi, dove permangono), come "voeun, voeuna"
(un, una), al posto dell'attuale "vun, vuna", oppure tutti gli esempi del
tipo "fruttiroeu", "cagnoeu" eccetera.
Ciao
Ale
--
"Uomo che doma sue passioni, tromba poco, non mangia salsicce e beve
poca birra avrà mente fredda da guerriero, ma farà vita di merda."
> La ringrazio per la solidarietą: io sono ingrassato dalla nascita.
Non tema, Padre.
La morte ci farą tutti magrissimi.
Ciao
Ale
--
Namįriė Valinor
> Padre, lei sa dire quale ne sia il motivo o l'origine?
Con ogni probabilità, è una questione di sostrato (o substrato che dir si
voglia).
Che cos'è il sostrato? Quello che tirano fuori i linguisti quando non hanno
la benché minima idea del perché di un fenomeno.
Pensa alla gorgia toscana: sostrato etrusco.
La "u" milanese: sostrato gallico.
E così via sostratizzando.
> - "Non sono mica scemo, neh!"
>
> - A: È molto bello.
> B: Neh?
>
> - "Neh che sembra un... ?"
Sì, vero, ma non sarà MAI come l'autentico, inviolabile, inimitabile "neh"
piemontese.
Esso parte prima, molto prima di essere effettivamente pronunciato. Viene a
lungo meditato, la lingua s'atteggia, avvicinasi all'arcata dentale
superiore quasi recalcitrante, già sapendo ciò che accadrà di lei
nell'istante supremo. La glottide chiudesi, onde meglio gustare tutta la
sonorità dell'adorabile nasale; e quindi la lingua appoggiasi, infine,
tumida e vibrante, contro i denti superiori; e prima che il flusso d'aria
colpisca le avide corde vocali, ecco la lingua s'allarga a tappeto, a
coprire interamente il fondo della bocca, così da preparare il grasso,
rotolante suono della prima articolazione; un'ampia, rotonda, incredibile
enne, il cui suono viene più e più volte modulato, in ascesa e poi in
discesa, quasi cantato, oserei dire. E subito appresso, con un legato degno
di un pianista sciopeniano, che solo anni di esperienza, anzi, solo
l'assoluta padronanza della madre lingua sanno dare, subito appresso,
dicevo, dolcemente esplode quella "e" piena, mai volgare, che parte quasi
retroflessa al fondo della lingua, per poi rotolare visibilmente lungo la
lingua stessa, appiattendola ai lati della bocca, e venir fuori così
modulata dalle labbra, anch'essa seguendo il flusso dell'ascesa e della
discesa della voce, come a esternare, a chi sta ad ascoltarlo, questo "neh",
che tutta la vita è una crescita, seguita da una diminuzione, e che, a poco
a poco, è destinata a spegnersi per sempre.
> --
> Domanda: "Era il figlio di Iside e Osiride".
> Risposta: "Thor".
> (quiz televisivo)
Dimmi che non è vero.
> Ma no, Cingar, pensa a quanto viene preso in giro, per dire, uno come De
> Mita, che a quanto ne so ha fatto studi universitari.
Pensa a uno come Bossi, che magari non ha la laurea ma è deputato e (ex?)
ministro. O altri modelli come il Borghezio o anche il Maroni.
> Riconoscibile come accento, probabilmente; ma sicuramente un accento meno
> "pesante" di quello bresciano, o bergamasco, o campano.
Questa è proprio una ca- una grande cazzà- una enorme, strepitosa,
fantasmagorica cazzata. mi scusi, ma quand el ce voeu...
Ti assicuro che visti dal meridione i milanesi sono riconoscibilissimi per
il loro accento: Per non parlare dei torinesi (quando sono stato là mi
sembrava di ascoltare infinite repliche di macario), i bolognesi...
> Ma anche un parlante toscano fiorentino, in realtà, difficilmente pronuncia
> in maniera corretta l'italiano;
infatti.. a ognuno la sua pronuncia e lasciamo perdere sti discorsi.
E, come dicevo a Effebì, quelli sono i suoni milanesi corrispondenti alla
u e alla ó chiusa italiana.
Fra l'altro, nel "mio" milanese la [o] chiusa (perché poi "lunga"?) non
esiste: al suo posto c'è la [u]. E credo che nessun dialetto lombardo
abbia *contemporaneamente* il suono [o] e il suono [u]: sono due diverse
realizzazioni locali del fonema "ô".
> [...]
> > Sì, hai ragione. Ma non pensavo a errori di pronuncia così macroscopici:
> > quelli li fa solo gente molto ignorante, come per esempio gli anziani
> > che non sono potuti andare a scuola. Un meridionale che abbia fatto
> > studi normali non parlerebbe certo così, non almeno quando intende
> > parlare italiano corretto.
>
> Ma no, Cingar, pensa a quanto viene preso in giro, per dire, uno come De
> Mita,
Ma appunto! Uno come De Mita è un caso limite, come o peggio di Berlusconi
e Di Pietro: non a caso la sua assurda pronuncia è diventata una
barzelletta che ha resistito persino a Tangentopoli.
Ma chissà quanti altri irpini conoscerai, persone famose o tue conoscenze
personali, senza nemmeno sapere che sono irpini perché la loro pronuncia
rivela, al massimo, una generica origine meridionale.
> che a quanto ne so ha fatto studi universitari. Pensa a come parlo io
> (non so se te ne ricordi), che è vero, ho studiato dizione
Me ne ricordo eccome: la tua pronuncia mi sembrò decisamente costruita a
tavolino, decisamente da corso di dizione, niente a che fare con la
pronuncia tipica del milanese di cultura media. O almeno lo fu in
quell'occasione, forse perché nessuno conosceva gli altri tutti temevamo
un po' di sfigurare con i "sapientoni" del NG.
(Be', tutti tranne il Ruscalla, che non si fece remore di cercare di
stuprare il Bonardi in diretta. :-)
> > pronunciate [aSSa], [al^l^o], [len^n^o], mentre noi settentrionali
> > dicono solitamente [aSa], [al^o], [len^o].
>
> No, in effetti le pronunzio doppie.
E "bagnare" e "asciugare"?
> > Direi molto di più, non foss'altro perché l'accento milanese è molto più
> > noto a causa del cinema e della TV.
>
> Riconoscibile come accento, probabilmente; ma sicuramente un accento meno
> "pesante" di quello bresciano, o bergamasco, o campano.
Dipende da quale milanese, bresciano, bergamasco o campano ascolti. I
bresciani, in particolare, non mi pare abbiano in genere un accento così
pesante, non almeno quelli di città.
> > Ma è ovvio che se facessi l'attore teatrale o lo speaker radiofonico non
> > potrei permettermi il lusso di fregarmene... Prova ad andare a
> > un'audizione al Piccolo Teatro o alla RAI e dire "amilàno": ti sbattono
> > fuori all'istante.
>
> No, te lo assicuro. Alla RAI non sanno manco cosa sono, gli studi di
> dizione; e al Piccolo non ci badano più di tanto. Son cose che si mettono
> a posto in un paio di mesi al massimo, sempreché, appunto, uno non abbia
> già di suo gravi problemi di inflessioni dialettali.
>
> Pensa alla palatalizzazione della "s" prima delle consonanti labiali nel
> napoletano, per dire;
È una cosa che un napoletano di normale cultura riesce tranquillamente a
evitare quando vuole parlare italiano corretto, così come io riesco a
evitare, se voglio, di dire "aloooora" e "fiiiga" ogni tre parole.
> o alla costante sonorizzazione delle consonanti nei
> dialetti campani e del meridione in genere (con il "denghiu" di Biscardi
> ci hanno fatto addirittura una pubblicità).
Ma Biscardi è l'antitesi della buona dizione!!! Non me lo puoi prendere
come esempio, altro che Berlusconi o De Mita.
L'equivalente lombardo di Biscardi potrebbe essere, che so, Massimo Boldi.
No, neanche... Dicamo il bisnonno dislessico di Massimo Boldi.
> Ma anche un parlante toscano fiorentino, in realtà, difficilmente
> pronuncia in maniera corretta l'italiano; e, in realtà, non son proprio
> sicuro che sia più corretta la parlata di un fiorentino rispetto a quella
> di un milanese.
Su questo sono d'accordo. Anche se il fiorentino (ma quello del 1200) è la
base di partenza, l'italiano è in buona parte una costruzione artificiale,
e non c'è nessuno che lo pronunci correttamente alla nascita.
> [...] dovessimo seguire un corso di dizione
> insieme a un fiorentino, non avremmo maggiori difficoltà di lui a
> imparare, perché avremmo più o meno lo stesso cumulo di cose da
> disimparare :)
Su questo sono d'accordo in parte. È vero che lo sforzo per "disimparare"
le cose potrebbe essere uguale per entrambi, se non addirittura maggiore
per il fiorentino, che dovrà riuscire a togliersi la "gorgia" e altre
peculiarità di pronuncia.
Ma lo sforzo per *imparare* sarà estremamente diverso. Pensa per esempio
alle E aperte e chiuse: un fiorentino, sostanzialmente, le sbaglierà solo
in certe parole inconsuete che si usano solo nella lingua scritta. Noi
milanesi, invece, sbagliamo tutto il vocabolario, comprese le parole più
comuni come "quello".
Non è che noi milanesi abbiamo alcuna difficoltà a pronunciare
correttamente le due E, è che non sappiamo QUANDO pronunciare l'una e
quando l'altra. E non c'è nessuna "regola" che ci possa venire in aiuto:
devi per forza mandare a memoria lunghe liste di parole.
> Pensa a uno come Bossi, che magari non ha la laurea ma è deputato e (ex?)
> ministro.
Se vai a contare i laureati in parlamento avrai delle belle sorprese!
Tra l'altro non l'hanno nemmeno Veltroni e D'Alema (non considero
quelle sudamericane, honoris causa), eppure parlano abbastanza bene.
Oggi non ci sono più gli attori di una volta che studiavano dizione,
però, ad esempio, Pippo Baudo, chi direbbe che è siciliano non
sapendolo? O Emilio Fede? O Daniela Vergara che è di Roma? O Lilli Gruber?
Sono io che non distinguo?
k
> Ma no, Cingar, pensa a quanto viene preso in giro, per dire, uno come De
> Mita, che a quanto ne so ha fatto studi universitari.
Pensa a uno come Bossi, che magari non ha la laurea ma è deputato e (ex?)
ministro. O altri modelli come il Borghezio o anche il Maroni.
> Riconoscibile come accento, probabilmente; ma sicuramente un accento meno
> "pesante" di quello bresciano, o bergamasco, o campano.
Questa è proprio una ca- una grande cazzà- una enorme, strepitosa,
fantasmagorica cazzata. mi scusi, ma quand el ce voeu...
Ti assicuro che visti dal meridione i milanesi sono riconoscibilissimi per
il loro accento: Per non parlare dei torinesi (quando sono stato là mi
sembrava di ascoltare infinite repliche di macario), i bolognesi...
> Ma anche un parlante toscano fiorentino, in realtà, difficilmente pronuncia
> in maniera corretta l'italiano;
infatti.. a ognuno la sua pronuncia e lasciamo perdere sti discorsi.
--
“E mò curre nu sieculu puttanu,
ppe nun dire nu sieculu curnutu,
n'età chi nun se trova cunnu sanu,
nné culu chi nun sia statu futtutu”
-Domenico Piro detto Donnu Pantu
25/01/2005 20.12.42
Che sto dicendo di tanto pazzesco? Sto solo facendo un po' di linguistica
d'accatto, che pensavo per te fosse quanto meno scontata.
> Si tratta di fonemi, non è che sono in aggiunta o in sostituzione.
Alle parole "aggiunta" e "sostituzione" ci ho messo le virgolette mica
perché citavo cose dette da altri...
> Ci sono le coppie minime, almeno per la u francese:
> [...]
Appunto. Sappiamo tutti che l'italiano ha sette fonemi vocalici (a è é i ò
ó u) e, nel milanese, non so tu ma io ne conto otto: a è é i ò ô ü oeu.
Ergo il milanese ha una solo un fonema vocalico più dell'italiano. E io
che avevo detto?
Ma, siccome non stiamo confrontando l'eschimese col tailandese ma due
lingue neolatine strettamente imparentate, è facile rendersi conto che le
sette vocali italiane (nell'ordine in cui le ho elencate) corrispondono
etimologicamente alle prime sette vocali milanesi e che il fonema milanese
che non ha riscontro in italiano è "oeu" ("ö").
> > Sempre sempre non credo, ma l'unico esempio contrario che mi viene in
> > mente solo "nove" vs. "noeuf".
>
> Cingar, parliamo sempre di *fonemi*, non di vocali:
E questo che significa? Le vocali non sono fonemi?
> non è che in milanese si trova il fonema oeu al posto di uò.
E chi lo dice?
Mi pare abbastanza evidente che sia invece così: uovo/oeuf, nuovo/noeuf,
scuola/scoeula, cazzuola/cassoeula, vuoi/voeuret, puoi/poeudet, e così via
per decine e centinaia di vocaboli.
Per spiegare queste concordanze mi pare si possano formulare solo tre
ipotesi:
- una assurda: che sia l'italiano sia il milanese avessero un tempo il
fonema /ö/ ma che in seguito l'italiano l'abbia perso, trasformandolo nel
un dittongo /wO/);
- una assurdissima: un puro caso fortuito;
- una sensata: che sia l'italiano sia il milanese avessero un tempo un
dittongo pronunciato all'incirca /wO/ e che in milanese si sia poi
monottongato dando vita al nuobo fonema /ö/, mai formatosi in italiano.
> E' un fonema a sé stante, punto e basta.
Per fortuna che non dissero questo "punto e basta" i pionieri della
comparazione linguistica.
> E altri casi ne hai sia nel milanese del secolo scorso (e, in parte, in
> alcune varietà varesotte e ticinesi, dove permangono), come "voeun,
> voeuna" (un, una),
Questo secondo me è un caso diverso: un'evoluzione del fonema /ü/
determinata dalla nasale che segue la vocale, perfettamente analoga a
quella che si è avuta nel francese "un".
> al posto dell'attuale "vun, vuna", oppure tutti gli
> esempi del tipo "fruttiroeu", "cagnoeu" eccetera.
Questi rientrano invece nell'ipotesi di cui sopra: fruttiroeu da
*fruttiruol, cagnoeu da *cagnuol.
Anche senza dire "amilàno".
Un'amica di Eulalia, una bella ragazza appassionata di teatro e di
recitazione, una volta andò a fare un'audizione da Strehler, al Piccolo
Teatro, per un particina ne "Il giardino dei ciliegi".
Il Maestro era seduto nel suo posto di corridoio centrale, in settima
fila (il posto dei registi, pare).
La ragazza salì sul palcoscenico e si fermò davanti al microfono.
Il Maestro chiese: "Che cosa porta?" e la ragazza rispose: "Una poesia
mia."
E Strehler, senza battere ciglio: "Grazie, può andare. Avanti un'altra."
Ciao,
Epimeteo
Infatti mi mi risulta che ha mollato medicina prima della laurea.
Ma neach'io ce l'ho. Č grave? (Considera perņ che non faccio il ministro.)
> [...]
> infatti.. a ognuno la sua pronuncia e lasciamo perdere sti discorsi.
E poi che facciamo, chiudiamo il NG?
> Se vai a contare i laureati in parlamento avrai delle belle sorprese!
> Tra l'altro non l'hanno nemmeno Veltroni e D'Alema (non considero
> quelle sudamericane, honoris causa), eppure parlano abbastanza bene.
Infatti, ma non ne facevo questione di lauree. Ci sono persone -sia
settentrionali che centromeridionali- che hanno un accento regionale piu'
marcato, altre meno. Forse dipenderà dall'aver frequentato altri modelli.
Io, per esempio, avendo dimorato in diverse regioni, ho un accento
riconoscibile come meridionale ma non proprio come calabrese.
> Oggi non ci sono più gli attori di una volta che studiavano dizione,
> però, ad esempio, Pippo Baudo, chi direbbe che è siciliano non
> sapendolo? O Emilio Fede? O Daniela Vergara che è di Roma? O Lilli Gruber?
> Sono io che non distinguo?
In effetti le persone che citi hanno una dizione gradevole. Ci sono anche
napoletani cosi': Roberta Capua non ha l'accento marcato, solo per dirne
una.
Fede mi suona decisamente romano, anche se l'accento non è né forte né
sgradevole (forse è l'unica cosa non sgradevole in quell'uomo).
> O Daniela Vergara che è di Roma? O Lilli Gruber?
Fra le germanofone, è quasi miracolosa la pronuncia di Michelle Hunziker.
> FB ha scritto:
>> On Tue, 25 Jan 2005 16:47:32 +0100, Cingar wrote:
>> [...]
>>> Me ne risulta uno solo in più: "oeu".
>>
>> Anche "ü" e "ô".
>
> Queste non sono "in aggiunta" ma "in sostituzione" delle italiane "u" e
> "ó" chiusa.
Parlavate di fonemi in più. Ci hai ragione... Quanto a [ô], però, sei
sicuro che sostituisca semplicemente la "ó"? Mi riferisco al suono vocalico
in "sô" (da me "zô", "sole"). Non è che la "ó" diventi sempre "ô", anzi.
[...]
>> Sempre?
>
> Sempre sempre non credo, ma l'unico esempio contrario che mi viene in
> mente solo "nove" vs. "noeuf".
Che però è anche "nuovo". Boh.
[...]
> Per esempio, "asciugare" e "bagnare" li senti dire con la doppia?
Hai scelto un brutto esempio con "sc" perché, se di solito qui si dice
[la'Sare] e [u'Sire], si dice solo [aSSu'gare]. E sempre [ba'.n.nare] ([.n]
dovrebbe essere la "ñ" spagnola, ma di questo non sono sicuro). Credo che
alcuni persone con un forte accento dicano [ba'.nare], e forse perfino
[aSu'gare].
[...]
>> Audizione per che cosa? Alla Rai parlano tutti così così. Sicuramente le
>> annunciatrici, ma non so se si parli in quel genere di audizione.
>
> Alla radio? Non direi.
Alla radio non saprei.
> Alla TV forse gli accenti regionali si sentono un po' di più, probilmente
> perché le racchie tendono a non assumerle anche se hanno la dizione
> perfetta.
Non posso che essere d'accordo, fino a un certo punto.
Ciao, FB
--
Una volta ho comprato un salmone all'Ikea.
Sono arrivato a casa.
Era da montare.
(Alessandro "Il Patriarca" Valli su it.cultura.linguistica.italiano)
[...]
> dico che, dovessimo seguire un corso di dizione
> insieme a un fiorentino, non avremmo maggiori difficoltà di lui a imparare,
> perché avremmo più o meno lo stesso cumulo di cose da disimparare :)
Ne dubito. Al fiorentino l'insegnante dirà "non aspirare le 'c', le 't' " e
farà poche altre raccomandazioni. Il fiorentino dovrà sostituire, in
blocco, un suono con un altro. A te dovrebbero dire "guarda che questa "è"
diventa "é" ("becco"), questa "é", diventa "è" ("cielo"); questa "ò"
diventa "ó" ("dopo"), questa "ó" diventa "ò" ("dotto"); questa "s" sonora
diventa sorda ("casa"), questa invece no; questa "z" sonora diventa "sorda"
("zio"), e questa "z" sorda diventa sonora; eccetera eccetera eccetera.
Mi viene in mente che i toscani -- penso a Benigni -- realizzano la [tS]
(quando non è [S] o giù di lì) e la [dZ] in modo particolare (quando non è
[Z] o giù di lì), che schiocca, per dir così. È corretto o è un altra
differenza tra l'italiano degli attori e il toscano.
Ciao, FB
--
Just as I thought. Another test that could have cost us our lives, saved
only by the fact that I am enormously well-bred.
(Murder by Death)
> Father McKenzie ha scritto:
>> Pensa a uno come Bossi, che magari non ha la laurea ma è deputato e (ex?)
>> ministro.
>
> Infatti mi mi risulta che ha mollato medicina prima della laurea.
>
> Ma neach'io ce l'ho. È grave? (Considera però che non faccio il ministro.)
[...]
Embè? Io non pretendo che i ministri siano laureati. Mi basterebbe che
fossero capaci, svegli e onesti.
Ciao, FB
--
"The doctors found out that Bunbury could not live, that is what I mean—so
Bunbury died."
"He seems to have had great confidence in the opinion of his physicians."
("The Importance of Being Earnest", Oscar Wilde)
[...]
> O Daniela Vergara che è di Roma?
[...]
Perché pärlä così, se è di Romä?
Ciao, FB
--
"Enjoying yourself, Elfine?"
"It's going to be such fun!"
"No, it's going to be amusing or diverting, not such fun, darling."
(Cold Comfort Farm, the film)
[...]
> In effetti le persone che citi hanno una dizione gradevole. Ci sono anche
> napoletani cosi': Roberta Capua non ha l'accento marcato, solo per dirne
> una.
Ma tu quando vedi la gnocca...! Si capisce benissimo che č della Campania.
Ciao, FB
--
In any case, if you say 'I gotta go' at an important job interview you're
contributing to being allowed just that privilege.
(Tony the ice man on it.cultura.linguistica.inglese)
[...]
> Appunto. Sappiamo tutti che l'italiano ha sette fonemi vocalici (a è é i ò
> ó u) e, nel milanese, non so tu ma io ne conto otto: a è é i ò ô ü oeu.
[...]
Io dico "zô" per "sole" e "có" per "testa", perciò il mio dialetto deve
avere nove fonemi vocalici.
> "FB" <fam.baldu...@tin.it> ha scritto nel messaggio
> news:3jfd9phsebsk.1cqyerv13b5u3$.dlg@40tude.net...
>
>> --
>> Domanda: "Era il figlio di Iside e Osiride".
>> Risposta: "Thor".
>> (quiz televisivo)
>
> Dimmi che non è vero.
È vero, ed era una domanda a risposta multipla quindi c'era anche la
risposta esatta.
Ciao, FB
--
"What meaning of this, Mitter Twain?" "I will tell you, Mr Wang, if you can
tell me why a man who possesses one of the most brilliant minds of this
century can't say his prepositions or articles"
(Murder by Death)
[...]
> Sì, vero, ma non sarà MAI come l'autentico, inviolabile, inimitabile "neh"
> piemontese.
> Esso parte prima, molto prima di essere effettivamente pronunciato. Viene a
> lungo meditato, la lingua s'atteggia, avvicinasi all'arcata dentale
> superiore quasi recalcitrante, già sapendo ciò che accadrà di lei
> nell'istante supremo.
[...]
> che tutta la vita è una crescita, seguita da una diminuzione, e che, a poco
> a poco, è destinata a spegnersi per sempre.
Esagerato!
Ciao, FB
--
Emily: "I'm going to Europe and I'm going to have a marvellous time. I'm
going to get up at ten and have two glasses of wine at lunch every single
day."
Richard: "Only prostitutes have two glasses of wine at lunch!"
(Gilmore Girls, 501)
[...]
> La ragazza salì sul palcoscenico e si fermò davanti al microfono.
> Il Maestro chiese: "Che cosa porta?" e la ragazza rispose: "Una poesia
> mia."
> E Strehler, senza battere ciglio: "Grazie, può andare. Avanti un'altra."
Ma se l'è cercata... Come poté??
>mi suona veramente malissimo "ammilano", talmente male che anche
>adesso che lo so continuerò a sbagliare;
Condivido e persevero nell'errore. E in altri errori voluti (oltre che
in quelli non voluti), perché (devo averlo già scritto) se mi mettessi
a pronunciare anche solo le "e" e le "o" come prescrivono i
vocabolari, ma con la mia cadenza bassobergamasca, che pure non è
molto pronunciata (e che comunque è difficilissima da eliminare), sono
sicuro che mi metterei a ridere io prima ancora che comincino a ridere
i miei ascoltatori conterranei (e temo anche gli altri). :-)
Ciao.
Gian Carlo
>> Padre, lei sa dire quale ne sia il motivo o l'origine?
>
> Con ogni probabilità, è una questione di sostrato (o
> substrato che dir si voglia).
> Che cos'è il sostrato? Quello che tirano fuori i linguisti
> quando non hanno la benché minima idea del perché di un
> fenomeno. Pensa alla gorgia toscana: sostrato etrusco.
> La "u" milanese: sostrato gallico.
> E così via sostratizzando.
Non potrebbe essere il theta greco? Sull'Aspromonte c'erano
paesi grecanici.
--
pecunia non olet, sed scarseggiat semper
> Sì, vero, ma non sarà MAI come l'autentico, inviolabile,
> inimitabile "neh" piemontese.
[...]
> una crescita, seguita da una diminuzione, e che, a poco a
> poco, è destinata a spegnersi per sempre. Ciao Ale
Mi sembra una composizione "à la ...", ma à la chi?
> Da noi è considerato perfettamente normale che chiunque,
> anche una persona colta, parli con l'accento della sua
> città. La "corretta dizione" la studiano solo gli attori
> di teatro, appunto.
La dizione teatrale (teorica) mi pare totalmente inventata,
un'astrazione.
> on 12:07, martedì 25 gennaio 2005 Cingar wrote:
>
>> Da noi è considerato perfettamente normale che chiunque,
>> anche una persona colta, parli con l'accento della sua
>> città. La "corretta dizione" la studiano solo gli attori
>> di teatro, appunto.
>
>
> La dizione teatrale (teorica) mi pare totalmente inventata,
> un'astrazione.
Perché? Come differisce dal toscano limato e piallato?
Ciao, FB
--
Locked from the inside. That can only mean one thing, and I don't know what
it is.
(Murder by Death)
> > - "Neh che sembra un... ?"
> Sì, vero, ma non sarà MAI come l'autentico, inviolabile, inimitabile
> "neh" piemontese.
> Esso parte prima, molto prima di essere effettivamente pronunciato.
> Viene a
(snip rispettoso e ammirato)
> discesa della voce, come a esternare, a chi sta ad ascoltarlo, questo
> "neh", che tutta la vita è una crescita, seguita da una diminuzione, e
> che, a poco a poco, è destinata a spegnersi per sempre.
Clap, clap, clap!
Una superba descrizione del "neh" piemontese, che per me equivale a una
sinfonia di Beethoven.
Ciao,
Epimeteo
Quello della Vergärä non č äccento o inflessione, mä solo un bänäle
"birignäo"...
Epimeteo
> Ma se l'è cercata... Come poté??
Perché dici questo?
Potrebbe avere sbagliato la pronuncia della "o" o della "s" di poesia...
Epimeteo
> La dizione teatrale (teorica) mi pare totalmente inventata,
> un'astrazione.
Hai toccato un punto importante, Adpuf.
Si tratta di una lingua alta e "altra", che si deve imporre agli
spettatori per la sua inaccessibilità e suscitare nel parlante comune un
senso di inferiorità.
Tuttavia ci sono registi che in certi lavori teatrali impongono agli
attori di abbandonare quello che all'uomo della strada può sembrare un
ridicolo "birignao" e non è detto che questo sia facile per gli attori.
Ciao,
Epimeteo
> Non potrebbe essere il theta greco? Sull'Aspromonte c'erano
> paesi grecanici.
La t in Calabria non è aspirata.
Adesso che me lo fate notare, sì, in effetti è vero. Probabilmente finora,
quando lo notavo lo consideravo un errore, ma essendo la televisione (specie
la Rai ma non solo) piena di parlate "romanescheggianti", ormai spesso non
ci bado molto, pur essendone infastidito.
Ciao.
Luca.
Anche io, romano, ritengo di pronunciare l'italiano in maniera corretta.
Quali sono gli
errori dei quali a Roma non ci rendiamo conto?
Ovviamente mi riferisco al registro che uso quando parlo con un professore,
no quanno sto a parlà co' mi madre. :-)
--
Pialbo
AS Pialbo (Id. 547659) - VII.426
[...]
> Anche io, romano, ritengo di pronunciare l'italiano in maniera corretta.
> Quali sono gli
> errori dei quali a Roma non ci rendiamo conto?
> Ovviamente mi riferisco al registro che uso quando parlo con un professore,
> no quanno sto a parlà co' mi madre. :-)
La "c" di "basciàre", la "g" di "diggidàre", la "s" di "pènzo", la "t" di
"débbido", la "c" di "dé górza!"...
Ciao, FB
--
"Golden orb... The golden orb... The golden orb..."
[...]
> - Le S sorde e sonore (o aspre e dolci). Es., io dico "esempio" con la
> stessa S sonora di "rosa", mentre bisognerebbe dirla con la "s" sorda di
> "sole".
Entrambe le parole hanno la "s" sonora.
[...]
Ciao, FB
--
"While I'm here, might I make a few changes? I adore my bedroom, but do you
think I could have my curtains washed? I believe they're red, but I should
like to make sure."
> Fra l'altro, nel "mio" milanese la [o] chiusa (perché poi "lunga"?) non
> esiste: al suo posto c'è la [u]. E credo che nessun dialetto lombardo
> abbia *contemporaneamente* il suono [o] e il suono [u]: sono due diverse
> realizzazioni locali del fonema "ô".
Nein, nein. Il milanese ha sia la "o" chiusa sia la "u". Vedi mia altra
risposta.
> Me ne ricordo eccome: la tua pronuncia mi sembrò decisamente costruita a
> tavolino, decisamente da corso di dizione, niente a che fare con la
> pronuncia tipica del milanese di cultura media.
Urca. Di questo non mi sono mai reso conto. Giuro che parlai come mangiai
(ossia tanto :-) e con la stessa identica inflessione che fa dire alla mia
cugina acquisita che ho un bell'accento milanese. Bello, e accento; ma non
gravi errori di pronuncia, questo è vero.
> (Be', tutti tranne il Ruscalla, che non si fece remore di cercare di
> stuprare il Bonardi in diretta. :-)
Pare che ci riuscisse, poco dopo :-)
> E "bagnare" e "asciugare"?
Uh... oddio, forse "bagnare" sì, con la doppia; "asciugare" no, direi più
scempia, forse. Ma non sono un buon giudice di me stesso.
>> Pensa alla palatalizzazione della "s" prima delle consonanti labiali nel
>> napoletano, per dire;
>
> È una cosa che un napoletano di normale cultura riesce tranquillamente a
> evitare quando vuole parlare italiano corretto, così come io riesco a
> evitare, se voglio, di dire "aloooora" e "fiiiga" ogni tre parole.
Massì, anche un milanese di media cultura riesce a dire "bène" e
"forchétta".
> Ma lo sforzo per *imparare* sarà estremamente diverso. Pensa per esempio
> alle E aperte e chiuse: un fiorentino, sostanzialmente, le sbaglierà solo
> in certe parole inconsuete che si usano solo nella lingua scritta. Noi
> milanesi, invece, sbagliamo tutto il vocabolario, comprese le parole più
> comuni come "quello".
:-D Oggi è la tua giornata degli esempi farlocchi :-DDD
I milanesi sbagliano "questo" e "quello" solo quando sono pronomi :-) Se
sono aggettivi li dicono giusti (non senti un milanese dire "quèsta séra",
ma "quésta séra").
> Non è che noi milanesi abbiamo alcuna difficoltà a pronunciare
> correttamente le due E, è che non sappiamo QUANDO pronunciare l'una e
> quando l'altra. E non c'è nessuna "regola" che ci possa venire in aiuto:
> devi per forza mandare a memoria lunghe liste di parole.
Be', buona parte del problema viene risolta con l'etimologia, ma devi avere
fatto studi apposta :-) Eppoi, una volta capito il meccanismo, più o meno le
pronunci tutte giuste. E se ne sbagli una, nessuno ci fa caso.
Ciao
Ale
--
Namárië Valinor
>> Si tratta di fonemi, non è che sono in aggiunta o in sostituzione.
>
> Alle parole "aggiunta" e "sostituzione" ci ho messo le virgolette mica
> perché citavo cose dette da altri...
Ah, ok. Lo sai che ho la vista selettiva.
> Appunto. Sappiamo tutti che l'italiano ha sette fonemi vocalici (a è é i ò
> ó u) e, nel milanese, non so tu ma io ne conto otto: a è é i ò ô ü oeu.
E io nove: a è é i ò ô *u* ü oeu. Esiste sia la "o" larga, sia la "o"
stretta, sia la "u" standard sia la "u" francese.
> Ergo il milanese ha una solo un fonema vocalico più dell'italiano. E io
> che avevo detto?
Ergo il milanese ha *due* fonemi vocalici in più dell'italiano.
> Ma, siccome non stiamo confrontando l'eschimese col tailandese ma due
> lingue neolatine strettamente imparentate,
Perché, eschimese e tailandese non sono imparentati? :-P
> è facile rendersi conto che le
> sette vocali italiane (nell'ordine in cui le ho elencate) corrispondono
> etimologicamente alle prime sette vocali milanesi e che il fonema milanese
> che non ha riscontro in italiano è "oeu" ("ö").
Non è invece così semplice, perché in realtà la "o" dà tre esiti: o larga, o
stretta e u.
Scrivendo come si pronuncia:
ortica > órtiga
organo > òrghen
occhiata > ugiada
tanto per fare i primi esempi stupidi che mi vengono in mente.
> - una sensata: che sia l'italiano sia il milanese avessero un tempo un
> dittongo pronunciato all'incirca /wO/ e che in milanese si sia poi
> monottongato dando vita al nuobo fonema /ö/, mai formatosi in italiano.
Sì, probabilmente l'esito è stato quello. Ma non puoi dire che "al posto di"
uò in milanese c'è oeu. Sarebbe come dire che "al posto di" *est* in
francese c'è *êt*. Ossia, si tratta di esiti differenti di una stessa
origine latina.
>> E' un fonema a sé stante, punto e basta.
>
> Per fortuna che non dissero questo "punto e basta" i pionieri della
> comparazione linguistica.
Vedi, il problema è che sei partito dall'osservare che:
1. il milanese ha un solo fonema in più rispetto all'italiano, ossia "oeu"
(mentre c'è anche il fonema "ü"), osservazione, permettimelo, sbagliata,
perché il milanese ha tutti e sette i fonemi dell'italiano, PIU' i due
sopraccitati;
2. i due fonemi "ü" e "ô" sono in aggiunta e non in sostituzione delle
italiane "u" e "o" chiusa. Il che è vero per "ô", fra l'altro, ma non è vero
per "ü".
Ciò che sostengo è che il sistema fonologico del milanese è semplicemente
diverso da quello dell'italiano, ossia che contiene fonemi diversi: due
fonemi vocalici in più, almeno un paio di fonemi consonantici in meno (penso
a "z" dolce e dura, inesistenti in milanese), almeno un nesso consonantico
inesistente in italiano (il nesso "s'c"). Ossia: se hai fonemi diversi, sono
semplicemente fonemi diversi, non sono "in sostituzione" o "al posto" o "in
aggiunta". E' un sistema fonologico diverso, punto e basta. E' in questo
senso che va inteso il "punto e basta" :-)
Fra l'altro, oltre ai nove (e non otto) fonemi del milanese (o meneghino che
dir si voglia), si possono notare anche foni (che non hanno valore
fonologico, quindi, ma esistono) come la nasalizzazione (che, giusta quanto
va dicendo a ogni piè sospinto il buon Balducci, è solo una parte della
vita). Oggi anche la nasalizzazione è quasi perduta, ma fino a non molti
anni fa era ben evidente. Della nasalizzazione, fra l'altro, e della sua
evoluzione e tendenza a sparire, ci sono ampi esempi in Porta, dove una
parola che termina con il suono nasale ("an, en, on" ma anche "am, em, om")
è in sinalefe con una che inizia per vocale, almeno nelle prime poesie;
mentre nelle ultime, invece, c'è dialefe, il che ben testimonia che questa
nasalizzazione, che è rimasta come residuo in milanese moderno, ai tempi del
Porta era ben udibile, con ogni probabilità non dissimile da quella del
francese. (Oggi, in milanese la consonante nasale viene pronunciata, mentre
ai tempi del Porta probabilmente no.)
> Questi rientrano invece nell'ipotesi di cui sopra: fruttiroeu da
> *fruttiruol, cagnoeu da *cagnuol.
Vero, non ci avevo pensato.
Quindi, l'esito "uò" in italiano corrisponde a un esito "oeu" in milanese.
(Fra l'altro, mi è venuto solo un altro esempio di "oeu" non corrispondente
a "uò", ossia il verbo "toeu", dato che non penso si possa ipotizzare
"*tuorre", mentre "torre" per "togliere" è attestato.)
Ciao
Ale
--
Dimostrazione scientifica che la sfiga esiste.
Si procede per assurdo:
La sfiga non esiste.
Assurdo. cvd
> Un'amica di Eulalia, una bella ragazza appassionata di teatro e di
> recitazione, una volta andò a fare un'audizione da Strehler
Strehler è un cosiddetto "regista" talmente sopravvalutato da diventare
ridicolo, peggio ancora di Fellini. E non dico altro su di lui, perché
sarebbero cose per cui potrei essere querelato, ma ne penso tutto il male
possibile.
Io parlo di gente di ben altro calibro, gente che del teatro ha fatto la sua
vita, non la sua personalissima minieruccia d'oro. Penso in particolare a
Calindri, che ho avuto l'onore di conoscere personalmente (e con il quale ho
fatto un provino e non si è permesso di trattarmi come carta da culo solo
perché ciccavo qualche pronuncia).
Ciao, F.
> Ammetto di essere permaloso, ma non è stato questo il motivo della mia
> reazione e della mia curiosità in merito al discorso della dizione corretta
> o sbagliata.. ma al di là di tutto (proprio per una mia curiosità) sapresti
> dirmi se parlare con un'errata dizione vuol dire non conoscere l'italiano??
> Ho sempre creduto che il non parlare italiano venisse attribuito a forme
> dialettali del parlare.. cioè mi sarei aspettato piu un'esclamazione tipo se
> io avessi iniziato a parlare in dialetto ma non omettendo e confondendo è
> con é e via dicendo..
Uno dei misteri che mi tormentano da sempre è quello della permalosità
dei calabresi, dei quali ho sempre ammirato altre qualità, ma osservato
che si ombrano, e gravemente, per un nonnulla. La cosa sembra aver
radici geografiche (è comune ai calabresi in generale) e remote (puoi
star sicuro che si offendono). Deve risalire all'alto medioevo, secondo
me. Ma di più non ne so.
Fran.
F.
E pure laureati, dai! (Follini, Veltroni e D'Alema non lo sono)
F.
[...]
> Uh... oddio, forse "bagnare" sì, con la doppia; "asciugare" no, direi più
> scempia, forse. Ma non sono un buon giudice di me stesso.
[aSu'gare] e [ba'.nare] li considererei evidenti (perché mai gravi?)
difetti di pronuncia.
[...]
> Massì, anche un milanese di media cultura riesce a dire "bène" e
> "forchétta".
Non sopporto quelli che lo fanno solo perché l'hanno sentito alla tivvvù: o
parli in milanese, o con la dizione. Quelli che dicono "dòòòpo", "préééma"
("prima") ma "quésto" m'innervosiscono. Non lo fai, nespà??
[...]
Ciao, FB
--
"Golden orb... The golden orb... The golden orb..."
Il Silvio e il Giorgio lo sono.
Ciao, FB
--
After a year of speculation, inventor Dean Kamen unveiled his mysterious
"It", which is a battery-powered two-wheel people mover. Many believe it
will completely revolutionize the way people get hit by cars.
(Saturday Night Live)
E la differenza si vede. Scherzi a parte, la disgrazia della sinistra è
l'ignoranza. Anche quella della destra, ma non le impedisce di
governare. Mentre per la sinistra l'ignoranza è esiziale.
Ciao, F.
>> Embè? Io non pretendo che i ministri siano laureati. Mi basterebbe che
>> fossero capaci, svegli e onesti.
>>
>>
>> Ciao, FB
>
> E pure laureati, dai! (Follini, Veltroni e D'Alema non lo sono)
Veltroni e D'Alema non sono neppure ministri.
> Non sopporto quelli che lo fanno solo perché l'hanno sentito alla tivvvù:
> o
> parli in milanese, o con la dizione. Quelli che dicono "dòòòpo", "préééma"
> ("prima") ma "quésto" m'innervosiscono. Non lo fai, nespà??
Nespà, nespà.
Parlo come mangio e dico "forchètta", "béne", "dòpo" e "gònna".
>> Mi ha sempre colpito questo modo di pronunciare le t da parte dei calabresi.
>
>Come già detto, non è una pronuncia dell'intiera regione: i dialetti
>calabresi sono molto diversi. La cosa riguarda il catanzarese e parte del
>reggino.
Riguarda infatti quelle zone (anche il Salento, oltre alla Calabria
Ulteriore) in cui la dominazione bizantina ha effetto isolante
rispetto al resto della penisola. Nei dialetti del Cosentino sono
descritti invece perfino dei fenomeni di lenizione delle consonanti
sorde intervocaliche, attribuiti da alcuni studiosi a una influenza
longobarda.
Ciao,
Ferdinando
--
Remove AUFER from the address for direct mail
(snip)
> E' un peccato che io non abbia tempo di seguire tutte le discussioni
> che avvengono qui. Anche a me Strehler non è mai andato giù e credo
> che debba almeno la metà dei suoi successi alle scene di Luciano
> Damiani, un geniaccio con un gusto straordinario.
> Ricordo con rimpianto Aldo Trionfo.
Beh, per quel poco che ne so, la maggior parte dei registi si
comporta(no) come Strehler (non come Calindri) quando devono fare
l'audizione di centinaia di aspiranti attori. Anzi i più furbi lasciano
fare le audizioni agli assistenti e loro scelgono alla fine tra i pochi
rimasti.
A me Strehler non piaceva per l'eccessivo narcisismo personale, però
ricordo che "Il giardino dei ciliegi" mi era piaciuto molto (forse, come
dici tu, anche per la leggerezza e per i colori "incolori" dei costumi e
delle scene di Luciano Damiani...)
Ciao,
Epimeteo
[...]
> A me Strehler non piaceva per l'eccessivo narcisismo personale, però
> ricordo che "Il giardino dei ciliegi" mi era piaciuto molto (forse, come
> dici tu, anche per la leggerezza e per i colori "incolori" dei costumi e
> delle scene di Luciano Damiani...)
Mi urta che parliate sempre di gente che non ho potuto conoscere. È brutto
avere la metà dei vostri anni, da questo punto di vista.
Mi è stato detto che il "Macbeth" di Strehler era formidabile. Vero è?
Ciao, FB
--
Mrs. Palmer, in her way, was equally angry. 'She was determined to drop his
acquaintance immediately, and she was very thankful that she had never been
acquainted with him at all'. (Jane Austen)
[...]
> Strehler è un cosiddetto "regista" talmente sopravvalutato da diventare
> ridicolo, peggio ancora di Fellini. E non dico altro su di lui, perché
> sarebbero cose per cui potrei essere querelato, ma ne penso tutto il male
> possibile.
T'ha ammazzato un parente? Potresti dirmi, qui o in privato, se vuoi, che
ne pensi?
No, non sono il nipote di Strehler, ma ne ho sempre sentito parlare come di
un mostro sacro del teatro.
> Io parlo di gente di ben altro calibro, gente che del teatro ha fatto la sua
> vita, non la sua personalissima minieruccia d'oro. Penso in particolare a
> Calindri, che ho avuto l'onore di conoscere personalmente (e con il quale ho
> fatto un provino e non si è permesso di trattarmi come carta da culo solo
> perché ciccavo qualche pronuncia).
Chi stimi particolarmente fra gli attori di teatro di oggi?