Io ne ricordavo una su Osaka.
> Poco fa a RadioTre hanno intervistato Junko
> Terao, giornalista italiana di origine giapponese di Lettera 22, e lei
> ha pronunciato più volte Hiroshìma, con l'accento sulla i.
Be' ma se è italiana, sia pure d'origine giapponese, come avrebbe
dovuto pronunciarlo?
E, per cusiosità, la H come l'ha pronunciata, se l'ha pronunciata?
--
Un giapponese mio ospite conferma che Hiroshima si pronuncia
accentando la o!
ciaofelix:-)
--
Video meliora proboque, deteriora sequor.
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
Un giapponese (anzi una giuapponese), quando parla in giapponese, la
pronuncia così:
http://forvo.com/word/hiroshima/
Come puoi ascoltare, la pronuncia non è né Hiroshìma, né Hiròshima
(anche se assomiglia più alla seconda che alla prima). Il fatto è che
il giapponese non ha un accento tonico come l'italiano.
In questa parola, al mio orecchio, le sillabe suonano tutte accentate
(o tutte non accentate), perciò la parola intera suona (almeno a me)
come se avesse un leggero accento tonico sulla "a" finale.
Ciao.
Gian Carlo
> [...]
> Un giapponese (anzi una giuapponese), quando parla in giapponese, la
> pronuncia cosě:
>
> http://forvo.com/word/hiroshima/
Interessante sito!
Al tempo delle olimpiadiQualche tempo fa ci fu un lungo filone sulla
pronuncia di Osaka
e questo sgombera il campo da ogni discussione!
http://forvo.com/search/osaka/
> Ciao.
>
> Gian Carlo
Ciao,
Roger
--
FAQ di ICLIt:
http://www.mauriziopistone.it/testi/linguaitaliana.html
"C'č solo una cosa che si frappone tra me e la grandezza. E sono io"
(Woody Allen)
>Al tempo delle olimpiadiQualche tempo fa ci fu un lungo filone sulla
>pronuncia di Osaka
>
>http://tinyurl.com/dkufnp
>
>e questo sgombera il campo da ogni discussione!
>
>http://forvo.com/search/osaka/
Infatti anche in questo caso tutte e tre le sillabe sono accentate.
Ciao.
Gian Carlo
> "Roger" scrive...
>
>> Al tempo delle olimpiadiQualche tempo fa ci fu un lungo filone sulla
>> pronuncia di Osaka
>>
>> http://tinyurl.com/dkufnp
>>
>> e questo sgombera il campo da ogni discussione!
>>
>> http://forvo.com/search/osaka/
>
> Infatti anche in questo caso tutte e tre le sillabe sono accentate.
Io non la sento cosě.
Io sento nettamente l'accento tonico sulla o iniziale.
> Un giapponese mio ospite conferma che Hiroshima si pronuncia
> accentando la o!
Presto, chiedigli come si pronuncia Osaka, Nakata, Nakamura...
--
Egerthésontai gŕr pseudóchristoi kaě pseudoprofętai, kaě dósousin semeîa
megála kaě térata hóste planęsai, ei dunatón, kaě toůs eklektoús:
idoů proeíreka humîn. (Euaggélion katŕ Matthaîon 24,24-25)
surgent enim pseudochristi et pseudoprophetae et dabunt signa magna
et prodigia ita ut in errorem inducantur, si fieri potest, etiam
electi: ecce praedixi vobis
> felix... ha scritto:
> > Un giapponese mio ospite conferma che Hiroshima si pronuncia
> > accentando la o!
> Presto, chiedigli come si pronuncia Osaka, Nakata, Nakamura...
Lo vedo a pranzo quindi domani alle 14,00 potro' risponderti.
felix.
> Be' ma se è italiana, sia pure d'origine giapponese, come avrebbe
> dovuto pronunciarlo?
Alla giapponese.
> E, per cusiosità, la H come l'ha pronunciata, se l'ha pronunciata?
Non mi pare l'abbia pronunciata.
Hai detto che è italiana... Non è detto che solo perché ha gli occhi a
mandorla sappia pronunciare la lingua dei suoi antenati meglio di me o
di te.
Ma anche se parlasse perfettamente il giapponese, è probabile che
parlando in italiano preferisca pronunciare le parole giapponesi
all'italiana, per non suonare ridicola o affettata.
> > E, per cusiosità, la H come l'ha pronunciata, se l'ha pronunciata?
>
> Non mi pare l'abbia pronunciata.
E allora, decisamente, non l'ha pronunciata alla giapponese... In
giapponese dovrebbe essere fortemente aspirata, e talvolta simile alla
nostra "F".
--
Cingar
> felix... ha scritto:
> > Un giapponese mio ospite conferma che Hiroshima si pronuncia
> > accentando la o!
> Presto, chiedigli come si pronuncia Osaka, Nakata, Nakamura...
Allora: Osaka (citta') accento sulla O
Nakata (calciatore) accento sulla ultima o
Nakamura (calciatore) non si percepisce accento se non appena
sulla seconda a e la k suona dolce
Hiroshima ....sciroscima accento seconda i
felix... ha scritto:
> Hiroshima ....sciroscima accento seconda i
...
Già sai.
> Nakata (calciatore) accento sulla ultima o
Il giapponese è veramente una lingua strana...
;-) edi'® (E.D.)
> "felix..." <brad...@calda-posta.com> ha scritto
> > Nakata (calciatore) accento sulla ultima o
> Il giapponese č veramente una lingua strana...
> ;-) edi'Ž (E.D.)
Heemm!.. mi correggo, sulla ultima a.
felix.
>> Il giapponese è veramente una lingua strana...
Mah non sarebbe poi cosi' strano. In russo khorosho si scrive con tutte
o, ma si pronuncia "kharashò" (ed in genere le o atone suonano a)
--
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Osaka merita l'appunto che in realtà la giusta traslitterazione
sarebbe Ōsaka, che significa che la prima o è lunga (in realtà
doppia), ed è per questo che l'accento cade all'inizio.
è anche senza apostrofi?
k
> Nakata (calciatore) accento sulla ultima o
Oh?
> Nakamura (calciatore) non si percepisce accento se non appena
> sulla seconda a e la k suona dolce
Probabilmente ci sono vocali lunghe e brevi come in latrino
tra la à e la š ?
(io nel post di Nippon vedo caratteri alieni)
--
Egerthésontai gàr pseudóchristoi kaì pseudoprofêtai, kaì dósousin semeîa
megála kaì térata hóste planêsai, ei dunatón, kaì toùs eklektoús:
idoù proeíreka humîn. (Euaggélion katà Matthaîon 24,24-25)
Allora è Nippon che trasforma le mie vocali accentate (è) in lettere
strane (giapponesi?).
k
> felix... ha scritto:
> > Nakata (calciatore) accento sulla ultima o
> Oh?
> > Nakamura (calciatore) non si percepisce accento se non appena
> > sulla seconda a e la k suona dolce
> Probabilmente ci sono vocali lunghe e brevi come in latrino
latrino? :-))
> latrino? :-))
Sě, certo.
Il latrino č una lingua ricca di parole sconce.
Epy
---
"... bella stronza...
che ti fai vedere in giro
per alberghi e ristoranti,
con il culo sul Ferrari
di quell'essere arrogante..."
http://www.youtube.com/watch?v=v2hDsQDdB-E
http://www.youtube.com/watch?v=-2hKzxUYrnM
(cit. coprolalica)
Il ladrino, invece, è la lingua della politica.
--
Egerthésontai gàr pseudóchristoi kaì pseudoprofêtai, kaì dósousin semeîa
megála kaì térata hóste planêsai, ei dunatón, kaì toùs eklektoús:
idoù proeíreka humîn. (Euaggélion katà Matthaîon 24,24-25)
Il padrino, invece, č un linguaggio criptico, solitamente usato nei pizzini.
Roger
>Ehm, non che sia un'autoritŕ, ma studiando giapponese confermo che non
>ha accento tonico, e seppure laccento esista e sia pronunciato per
>alcune parole (il caso tipo č Hashi-Hashě, per distinguere il ponte
>dalle bacchette), di norma č piuttosto libero e spesso dipende dai
>dialetti, che arbitrariamente ne cambiano la posizione.
Infatti č difficile parlare di accento tonico per una lingua tonale
qual č quella giapponese.
E ho la netta impressione che quando attribuiamo un accento tonico a
parole giapponesi pronunciate da madrelingua giapponesi, lo facciamo
arbitrariamente, perché il nostro sistema uditivo, che non č formato
solo dall'orecchio, ma anche da tutta l'elaborazione che viene dopo, č
"abituato" a parole che hanno un accento tonico. Cosě, quando sente
una parola di una lingua tonale, priva di tale accento, si aggrappa a
quel poco di tonalitŕ che ha l'italiano e colloca l'accento tonico
dove gli risulta piů plausibile.
E non ha nemmeno molto senso, secondo me, chiedere a un/una giapponese
madrelingua dove, secondo lui/lei, collocherebbe l'accento tonico
delle parole giapponesi. Perché il suo sistema uditivo č "abituato" a
ben altro, e a sua volta attribuirebbe "psicologicamente" l'accento.
Sarebbe come chiedere a un italiano madrelingua di specificare le
caratteristiche tonali delle parole italiane.
Sarebbe interessante, secondo me, e per essere un po' piů obiettivi,
prendere in considerazione alcune parole giapponesi pronunciate da
giapponesi madrelingua e da italiani che "tentano" di imitare la loro
pronuncia. Cosě si potrebbero vedere, ad esempio analizzandone gli
spettogrammi, le differenze per quanto riguarda gli accenti tonici. E
anche, ad esempio con programmi in grado di visulaizzare le "altezze"
dei fonemi vocalici, le differenze per quanto riguarda le tonalitŕ.
Cosě si potrebbe avere, dall'analisi di ciň che tentiamo di riprodurre
pronunciandole, una visione un po' meno soggettiva di che cosa
realmente noi sentiamo delle parole giapponesi: ciň che percepiamo e
ciň a cui siamo sordi.
Ciao.
Gian Carlo
>>> Il latrino č una lingua ricca di parole sconce.
>> Il ladrino, invece, č la lingua della politica.
> Il padrino, invece, č un linguaggio criptico, solitamente usato nei
> pizzini.
Il lattino č la lingua ufficiale dei dipendenti della Coca Cola
--
Egerthésontai gŕr pseudóchristoi kaě pseudoprofętai, kaě dósousin semeîa
megála kaě térata hóste planęsai, ei dunatón, kaě toůs eklektoús:
idoů proeíreka humîn. (Euaggélion katŕ Matthaîon 24,24-25)
>Il padrino, invece, è un linguaggio criptico, solitamente usato nei pizzini.
E il Little Father?
Ciao.
Gian Carlo
> Il ladrino, invece, č la lingua della politica.
... cosě come il larino č la lingua dei nostri padri...
Epi
---
"... padre,
occhi gialli e stanchi,
nelle sopracciglia il suo dolore da raccontarmi...
madre,
gonna lunga ai fianchi,
nelle sue guance gli anni e i pranzi coi parenti..."
http://www.youtube.com/watch?v=jbjMOWq6G-Q
(cit. parenterale)
> Infatti è difficile parlare di accento tonico per una lingua tonale
> qual è quella giapponese.
Non sapevo che il giapponese fosse tonale.
Il cinese, il thai e il vietnamita si' ...
Mi pare strana una lingua tonale polisillabica
Quelli che vengono chiamata "toni" del giapponese sono la stessa cosa
che in questo thread viene chiamata "accento tonico" (ma che sarebbe
più corretto chiamare "intensivo").
In effetti, quella che noi italiano percepiamo come accento intensivo
(vale a dire: un innalzamento del *volume* nella pronuncia di una
sillaba) è in effetti un abbassamento della tonalità, una pronuncia su
una "nota" più grave.
Ma la grossa differenza fra l'accento italiano e quello giapponese non
è tanto la sua natura acustica (intensità vs. tonalità) quanto la
diversa sistematicità della sua presenza: in italiano *tutte* le
parole polisillabiche hanno necessariamente una sillaba accentata; in
giapponese solo una piccola minoranza di vocaboli presenta questo
abbassamento di tono detto "accento".
> Il cinese, il thai e il vietnamita si' ...
I toni di queste lingue (e di tantissime altre lingue, specie
dell'Estremo Oriente e dell'Africa Subsahariana) sono una cosa un po'
diversa: non si tratta di una caratteristica binaria, cioè sì/no, ma
di una certa quantità di tonalità (raramente meno di 4) che
caratterizza *ogni* sillaba.
Insomma, dal punto di vista distintivo i suoni di queste lingue sono
qualcosa di molto simile a dei fonemi consonantici. L'unica differenza
è che i toni sono pronunciati contemporaneamente alla vocale, anziché
prima o dopo di essa come le consonanti.
Di almeno uno dei quattro toni del cinese mandarino si sa con certezza
che è ciò che resta di antiche consonanti (/p/, /t/ o /k/) che erano
pronunciate dopo la vocale, e che sono tutt'ora pronunciate nei
"dialetti" meridionali come il cantonese.
> Mi pare strana una lingua tonale polisillabica
Non vedo perché. Tutte le lingue, fra l'altro, sono polisillabiche: la
nozione che il cinese sia una lingua "monosillabica" è un'idea dei
sinologi dell'Ottocento, che nessun linguista oggi prende più sul
serio.
--
Cingar
>> Non sapevo che il giapponese fosse tonale.
>
> Quelli che vengono chiamata "toni" del giapponese [...]
> Ma la grossa differenza fra l'accento italiano e quello giapponese [...]
Ero al corrente che esistesse tale differenza, ma che si applicasse alle
sillabe in una parola e non alle parole in quanto tali, ma non credo
cio' comporti normalmente il termine di "lingua tonale"
C'era anche chi diceva che non e' vero che il francese accenta sempre la
penultima, ma che ha una percezione diversa dell'accento tonico rispetto
all'italiano, se non ricordo male.
>> Il cinese, il thai e il vietnamita si' ...
>
> I toni di queste lingue (e di tantissime altre lingue, specie
> dell'Estremo Oriente e dell'Africa Subsahariana) sono una cosa un po'
> diversa: non si tratta di una caratteristica binaria, cioè sì/no, ma
> di una certa quantità di tonalità (raramente meno di 4) che
> caratterizza *ogni* sillaba.
Questo e' quello che ho sempre sentito definire come "lingua tonale"
(e che ho sempre pensato sia particolarmente difficile per uno che viene
da una lingua non tonale, dove il tono e' una inflessione che so,
interrogativa, affermativa, esclamativa ecc.)
>> Mi pare strana una lingua tonale polisillabica
>
> Non vedo perché. Tutte le lingue, fra l'altro, sono polisillabiche: la
> nozione che il cinese sia una lingua "monosillabica" è un'idea dei
> sinologi dell'Ottocento, che nessun linguista oggi prende più sul
> serio.
mah, pero' a vederlo scritto (in pinyin) il cinese (e anche il
vietnamita con i suoi diacritici) pare fatto o di termini monosillabici
o di giustapposizioni di tali termini (quelli che recentemente qualcuno
chiamava composti nominali o simili, tipo, per dire "air cushion
vehicle"). Il thai da' meno quell'impressione perche' a volte ha parole
lunghissime/
> C'era anche chi diceva che non e' vero che il francese accenta sempre la
> penultima, ma che ha una percezione diversa dell'accento tonico rispetto
> all'italiano, se non ricordo male.
Per l'orecchio di un italiano i francesi pronunciano tutte le parole
con l'accento sull'ultima sillaba (tronche). Secondo molti francesi
quel modo di pronunciare è semplicemente senza accento tonico.
Sia come sia il risultato non cambia: loro dicono Platinì, Alesì,
Enricò, spaghettì, ...
edi'® (E.D.)
Io credevo fosse il penino.
Ma forse hai preferito il larino per pudore.
S.S.S.
>>Enricň
>Enricó
Piů Anricó, direi.
Ciao.
Gian Carlo
>>Enricó
>
> Più Anricó, direi.
Ònricó?
In effetti la E diventa una via di mezzo tra una O ed una A.
A me suona come una O molto larga.
edi'® (E.D.)
>>>> Il latrino č una lingua ricca di parole sconce.
>>> Il ladrino, invece, č la lingua della politica.
>> ... cosě come il larino č la lingua dei nostri padri...
> Io credevo fosse il penino.
Ci stiamo allontanando dal latino.
Io ricorderň soltanto che il ciocco-latino era una lingua parlata in
Helvetia, specialmente nella provincia di Lindtium.
--
Egerthésontai gŕr pseudóchristoi kaě pseudoprofętai, kaě dósousin semeîa
megála kaě térata hóste planęsai, ei dunatón, kaě toůs eklektoús:
idoů proeíreka humîn. (Euaggélion katŕ Matthaîon 24,24-25)
[ånricó]
k
>>Infatti è difficile parlare di accento tonico per una lingua tonale
>>qual è quella giapponese.
>Non sapevo che il giapponese fosse tonale.
>Il cinese, il thai e il vietnamita si' ...
>Mi pare strana una lingua tonale polisillabica
Ho usato il termine "tonale" in senso un po' lato. Certo se usiamo
come definizione di lingua tonale quello di una lingua in cui il
significato di una parola di una sola sillaba dipende dal tono
(dall'altezza) con cui è pronunciata, il giapponese non è una lingua
tonale. Anche per il solo fatto che è polisillabico.
Ma, come prima estensione, tonale può indicare, e per diversi
linguisti indica, anche lingue polisillabiche in cui il tono di una o
più sillabe determina il significato di parole omografe (e omofone per
quanto riguarda le sillabe non tonali).
A proposito del giapponese, il Canepari, in "Pronunce straniere
dell'italiano", LINCOM GmbH, 2006, pag. 295, scrive:
- - - -
Il giapponese è una lingua tonale (pur se con strutture tonetiche e
tonemiche meno complesse di quelle del cinese o del vietnamita).
- - - -
Il significato di "tonale" si può ulteriormente entendere alle lingue
che, anche se non tonali nel senso che il tono cambia il significato
delle parole, sono tuttavia caratterizzate da una forte variazione
tonale nella pronuncia delle silla costituenti le parole. Certamente
il giappoense rientra in questa categoria (le variazioni tonali sono
facilmente percepibili anche dagli italiani). Se rientra o no nella
seconda categoria non saprei (occorrerebbe chiedere a un giapponese).
Ciao.
Gian Carlo
>Ňnricó?
>In effetti la E diventa una via di mezzo tra una O ed una A.
>A me suona come una O molto larga.
Anche a me. E nasalizzata.
Ciao.
Gian Carlo
Esistono sicure attestazioni di un dialetto piů antico, il
"diablottino" di Torino; un sostrato pre-ciocco-latino da cui sarebbero
derivate tutte le altre parlate, comprese quelle elvetiche.
k
Hai presete come dicono lacc, facc, sulle montagne svizzere? Gli
svedesi lo scriverebbero låcc, fåcc, è quasi lo stesso suono.
k
Mi viene in mente che si sente bene nella valle di Blenio. È una a
molto scura, velarizzata, tendente alla o, che loro scrivono â per
distinguerla da a.
Si trova anche nel Piemonte meridionale e astigiano.
k
> C'era anche chi diceva che non e' vero che il francese accenta sempre
> la penultima,
"L'ultima" credo tu intenda dire.
Anche se ci sono parole che fanno eccezione (abeille, ratatouille,
Versailles, ecc.)
Roger
--
FAQ di ICLIt:
http://www.mauriziopistone.it/testi/linguaitaliana.html
"C'è solo una cosa che si frappone tra me e la grandezza. E sono io"
(Woody Allen)
> 19:47, martedě 31 marzo 2009, felix...:
> > FatherMcKenzie ha scritto:
> >> felix... ha scritto:
> >
> >> > Un giapponese mio ospite conferma che Hiroshima si
> >> > pronuncia accentando la o!
> >
> >> Presto, chiedigli come si pronuncia Osaka, Nakata,
> >> Nakamura...
> >
> > Lo vedo a pranzo quindi domani alle 14,00 potro'
> > risponderti. felix.
> Makita Kagato?
Glie l'ho fatto leggere, ha detto che a Tokio non significa nulla!
E credo che faccia grandi progressi in italiano da strada, perche'
dopo un istante si e' messo a ridere!!
felix.
>Quelli che vengono chiamata "toni" del giapponese sono la stessa cosa
>che in questo thread viene chiamata "accento tonico" (ma che sarebbe
>più corretto chiamare "intensivo").
L'accento tonico italiano non influenza solo la tonalità. Se così
fosse quando qualcuno canta laccento tonico non si percepirebbe, cosa
che invece avviene.
>In effetti, quella che noi italiano percepiamo come accento intensivo
>(vale a dire: un innalzamento del *volume* nella pronuncia di una
>sillaba) è in effetti un abbassamento della tonalità, una pronuncia su
>una "nota" più grave.
Se intendi dire che la sillaba tonica in italiano corrisponde a un
abbassamento di tonalità, in generale non è così.
Vediamo due parole piane e le variazioni di tonalità (la pronuncia è
quella del DOP).
memoria
me tonalità di riferimento
mo leggerissimo abbassamento di tonalita
ria forte abbassamento di tonalità sulla i e ancora più forte sulla a
suono (ho spezzato il dittongo uo)
su tonalità di riferimento
o forte innalzamemto di tonalità
no fortissimo abbassamento di tonalità
Ora due parole tronche.
umiltà
u tonalità di riferimento
mil stessa tonalità
tà fortissimo abbassamento di tonalità
Timbuctù
Tim tonalità di riferimento
buc impercettibile innalzamento di tonalità
tù medio abbassamento di tonalià
E infine due parole sdrucciole
abaco
a tonalità di riferimento
ba forte abbassamento di tonalià
co medio abbassamento di tonalità (rispetto al riferiemnto)
abrogo (dal verbo abrogare)
a tonalità di riferimento
bro forte abbassamento di tonalità
go fortissimo abbassamento di tonalità
Per l'analisi delle tonalità non ho usato il mio orecchio, ma
autotune, che di sicuro è più obiettivo.
Ciao.
Gian Carlo
>Quelli che vengono chiamata "toni" del giapponese sono la stessa cosa
>che in questo thread viene chiamata "accento tonico" (ma che sarebbe
>più corretto chiamare "intensivo").
L'accento tonico italiano non influenza solo la tonalità. Se così
fosse quando qualcuno canta l'accento tonico non si percepirebbe, cosa
che invece avviene.
>In effetti, quella che noi italiano percepiamo come accento intensivo
>(vale a dire: un innalzamento del *volume* nella pronuncia di una
>sillaba) è in effetti un abbassamento della tonalità, una pronuncia su
>una "nota" più grave.
Se intendi dire che la sillaba tonica in italiano corrisponde a un
>> Ci stiamo allontanando dal latino.
>> Io ricorderò soltanto che il ciocco-latino era una lingua parlata in
>> Helvetia, specialmente nella provincia di Lindtium.
Mi permetto di ricordarti che, dopo la morte del latino, anche molte delle
lingue da esso derivate possono essere considerate morenti (in particolare,
il malatino) o già morte anch'esse (come l'esalatino) e del tutto cancellate
dalla cultura linguistica (come l'annichilatino)...
L'unica speranza di una rinascita è affidata a una lingua neolatina
artificiale di cui si prospetta il lancio nelle stanze segrete dei
linguisti, il ventilatino (ma per il momento è solo una proposta), anche se
c'è chi porta avanti l'ipotesi, non dimostrata e non dimostrabile, del
postulatino.
> Esistono sicure attestazioni di un dialetto più antico, il "diablottino"
> di Torino; un sostrato pre-ciocco-latino da cui sarebbero derivate tutte
> le altre parlate, comprese quelle elvetiche.
Si tratta comunque di lingue già piuttosto raffinate e complesse, a volte
tortuose: niente a che vedere con una lingua popolare come lo sfilatino,
diffusa tra le persone semplici, che parlano come mangiano.
E pensare che in certe varianti dei dialetti meridionali (il siciliano?),
l'aggettivo "latinu-latina", generalmente riferito a una strada, vuol dire
"dritto" e non "largo", come un'ipotetica derivazione da "latus" potrebbe
suggerire...
Ciao.
Epimeteo
---
"... la mia banda suona il rock
e tutto il resto all'occorrenza,
sappiamo bene che da noi
fare tutto è un'esigenza,
è un rock bambino,
soltanto un po' latino..."
http://www.youtube.com/watch?v=49FsGlnPDjk
(cit. tortuosa)
Però qualcosa resiste ancora: lo sfilatino è parlato in tutte le tavole
ricche e povere, il salatino non manca mai nei cocktail di un certo
prestigio, il pelatino è diventato presidente del consiglio (anche se
mostra una chioma artificiale da ventenne)...
> E pensare che in certe varianti dei dialetti meridionali (il siciliano?),
> l'aggettivo "latinu-latina", generalmente riferito a una strada, vuol dire
> "dritto" e non "largo", come un'ipotetica derivazione da "latus" potrebbe
> suggerire...
In calabrese nulla di ciò.
--
Egerthésontai gàr pseudóchristoi kaì pseudoprofêtai, kaì dósousin semeîa
megála kaì térata hóste planêsai, ei dunatón, kaì toùs eklektoús:
idoù proeíreka humîn. (Euaggélion katà Matthaîon 24,24-25)
> Anche se ci sono parole che fanno eccezione (abeille, ratatouille,
> Versailles, ecc.)
Dove vedi l'eccezione?
Per seguire la regola che l'accento cade sull'ultima,
imho "abeille" si dovrebbe pronunciare abeìlle e non abèille
e "ratatouille" si dovrebbe pronunciare ratatuìlle e non ratatùille.
E così per tutte la parole con la desinenza simile.
> Per seguire la regola che l'accento cade sull'ultima,
> imho "abeille" si dovrebbe pronunciare abeělle e non abčille
> e "ratatouille" si dovrebbe pronunciare ratatuělle e non ratatůille.
> E cosě per tutte la parole con la desinenza simile.
No perché quella i č una i consonatica cioč si pronuncia /abEj/ e non
/abEi/
>> Dove vedi l'eccezione?
>Per seguire la regola che l'accento cade sull'ultima,
>imho "abeille" si dovrebbe pronunciare abeìlle e non abèille
>e "ratatouille" si dovrebbe pronunciare ratatuìlle e non ratatùille.
Ho l'impressione che la "i" abbia il solo scopo di indicare la
pronuncia "mouillé" della doppia "l".
Ciao.
Gian Carlo
il pelatino è diventato presidente del consiglio (anche se
> mostra una chioma artificiale da ventenne)...
>
A proposito, è solo un'impressione mia o effettivamente la chioma - si fa per
dire - di Mr. B. è di due colori diversi?
GraZia
> "Roger" scrive...
>> Enrico Olivetti wrote:
>
>>> Dove vedi l'eccezione?
>
>> Per seguire la regola che l'accento cade sull'ultima,
>> imho "abeille" si dovrebbe pronunciare abeìlle e non abèille
>> e "ratatouille" si dovrebbe pronunciare ratatuìlle e non ratatùille.
>
> Ho l'impressione che la "i" abbia il solo scopo di indicare la
> pronuncia "mouillé" della doppia "l".
Però quando la "i" non è preceduta da vocale, la doppia "l" ha lo stesso
suono mouillé
e la "i" è accentata.
Vedi, ad esempio, le parole "faucille", "lentille", ecc.
Ci vorrebbe Colette che è un po' che non si fa sentire.
> Ciao.
>
> Gian Carlo
Ciao,
Roger
--
FAQ di ICLIt:
http://www.mauriziopistone.it/testi/linguaitaliana.html
"Poveretto colui che per vedere le stelle ha bisogno di una botta in testa."
(Stanislaw J. Lec)
Beh, se ricordo bene la lingua giapponese è sostanzialmente atona, ovvero le
parole dovrebbero essere pronunciate in modo "piatto".
DdJ
> Però quando la "i" non è preceduta da vocale, la doppia "l" ha lo stesso
> suono mouillé e la "i" è accentata.
> Vedi, ad esempio, le parole "faucille", "lentille", ecc.
> Ci vorrebbe Colette che è un po' che non si fa sentire.
Non basterebbe chiederlo a "it.cultura.linguistica.francese"?
Ciao.
Epimeteo
---
"... Paris marlou, aux yeux de fille,
ton air filou, tes vieilles guenilles
et tes gueulantes accordéons
ça fait pas d'rentes, mais c'est si bon...
Tes gigolos te déshabillent,
sous le métro de la Bastille..."
http://www.youtube.com/watch?v=cQucZZWNrVk
(cit. rammollita)
>>>Per seguire la regola che l'accento cade sull'ultima,
>>>imho "abeille" si dovrebbe pronunciare abeìlle e non abèille
>>>e "ratatouille" si dovrebbe pronunciare ratatuìlle e non ratatùille.
>>Ho l'impressione che la "i" abbia il solo scopo di indicare la
>>pronuncia "mouillé" della doppia "l".
>Però quando la "i" non è preceduta da vocale, la doppia "l" ha lo stesso
>suono mouillé e la "i" è accentata.
>Vedi, ad esempio, le parole "faucille", "lentille", ecc.
Per forza la "i" è accentata. Come si farebbe a non accentarla, dato
che non c'è un'altra vocale?
Ciao.
Gian Carlo
> FatherMcKenzie <james.l...@MENOinfinito.it> ha scritto:
Sembra marezzata! f.
> Per forza la "i" è accentata. Come si farebbe a non accentarla, dato
> che non c'è un'altra vocale?
L'"affaire" si complica :-)
Ma questa benedetta "i" è una vocale o una "i" consonantica (come dice
Enrico)?
E se è una vocale si dovrebbe pronunciare come tale anche nelle
parole dove essa è preceduta da un'altra vocale.
E, vista la regola francrese dell'accento tonico in fine
di parola, dovrebbe pronunciarsi accentata.
Cosa che invece non accade.
Da qui la mia affermazione che le parole del genere di abeille, Versailles,
ratatouille, imho rappresentano delle eccezioni.
> Ciao.
>
> Gian Carlo
Ciao,
Roger
--
FAQ di ICLIt:
http://www.mauriziopistone.it/testi/linguaitaliana.html
"Quante cose avrei capito se non mi fossero state spiegate."
(Stanislaw J. Lec)
> Non basterebbe chiederlo a "it.cultura.linguistica.francese"?
Fatto.
> Ciao.
> Epimeteo
Ciao,
Roger
>>Per forza la "i" è accentata. Come si farebbe a non accentarla, dato
>>che non c'è un'altra vocale?
>L'"affaire" si complica :-)
>
>Ma questa benedetta "i" è una vocale o una "i" consonantica (come dice
>Enrico)?
Dipende. Allora vediamo i vari casi (spero di non dimenticarne
qualcuno):
ill dopo consonante
quasi sempre ij: famille, billard
più raramente ill: illusion, village
il dopo consonante
il: avril, profil
più raramente i: fusil, sourcil
aill, ail
aj: bataille, détail
eill, eil
e aperta j (qui non posso usare l'IPA per la e aperta): abeille,
soleil
euill, euil, ueill, ueil, oeill
oe j (ho usato oe al posto del simbolo IPA): fauteuil, orgueil,
oeillade, oeillet
ouill, ouil
uj: grenouille, fenouil
uill
u francese ij (non posso usare l'IPA per la u farncese): aiguille,
juillet
>E se è una vocale si dovrebbe pronunciare come tale anche nelle
>parole dove essa è preceduta da un'altra vocale.
Come vedi è una vera vocale solo se è da sola o se è preceduta dalla u
(che però è una u francese semivocalica), ma anhce quando è una vera
vocale funge anche da semivocale per creare il suono mouillé. Negli
altri casi funge solo da semivocale.
Ciao.
Gian Carlo
> [...]
> Come vedi è una vera vocale solo se è da sola o se è preceduta dalla u
> (che però è una u francese semivocalica), ma anhce quando è una vera
> vocale funge anche da semivocale per creare il suono mouillé. Negli
> altri casi funge solo da semivocale.
Chiaro.
Comunque anche su news:it.clultura.linguistica.francese c'è una risposta
interessante.
> Comunque anche su news:it.clultura.linguistica.francese c'è una
> risposta interessante.
Oops, mi correggo:
news:it.cultura.linguistica.francese
Ciao,
Roger
> Mi viene in mente che si sente bene nella valle di Blenio. Č una a
> molto scura, velarizzata, tendente alla o,
La mitica Val de Bregn, quella dei Fachign dell'Abbadiglia del Compa'
Zavargna ! Ma parlano davvero come lo scriveva nei Rabisch il Lomazzo
nel '500 ? Rotacismi, nasalizzazioni ecc. ?
--
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>> > Ci stiamo allontanando dal latino.
> Mi permetto di ricordarti che, dopo la morte del latino, anche molte delle
> lingue da esso derivate possono essere considerate morenti (in particolare,
> il malatino) o già morte anch'esse (come l'esalatino) e del tutto cancellate
> dalla cultura linguistica (come l'annichilatino)...
In quanto alla lingua degli Elimi, essa fu elimi-nata all'origine (come
la popolazione, come piu' o meno disse un fu Accademico dei Lincei
accompagnando in visita un gruppo di astrosoftwaristi da Erice a
Segesta)
Credo di sì.
Per esempio:
A ra comà bettora (Lomazzo)
Dòh, s' t'o saviss Bettòra or begn ch'o 't vugl',
te fariss moresign quòl cûr duras;
quand vût che 'd compagniglia fagom pas
e che magl' più tra nugn siglia garbugl'?
...
Nel titolo, ra sta per la (rotacismo della l), ma non è una vera e
propria r, ma un'erre fricativa debole (strascicata), la a scura e altri
suoni particolari che lo scritto non rende, sono gli stessi che si
ritrovano in zone montane del Piemonte ai confini con la Liguria.
Quando mi è capitato di sentire parlare dei margari in dialetto mi
sembrava che fossero dell'Alta Val Tanaro. Una somiglianza impressionante.
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