Voce dalla Germania <
tradu...@sags-per-mail.de> wrote:
> Secondo te e i latinisti che ci leggono, che parola avrebbe usato uno
> storico romano ai tempi di Costantino per chiamare i primi mille anni di
> Roma "ab urbe condita"?
>
> Forse avremmo la risposta se trovassimo una storia dell'umanità scritta
> in latino medievale.
la storiografia classica non mi sembra che abbia questa preoccupazione
tutta moderna della periodizzazione. La storia ha un inizio (per la
storia romana Romolo e Remo, per la storia greca la guerra di Troia) e
poi è tutto un periodo unico. Per gli storici antichi, la collocazione
degli eventi sull'asse del tempo è in genere importante, ma da quel che
credo di sapere, la considerazione di un determinato macroperiodo come
un blocco unico doveva apparire superflua.
Per gli storici cristiani la storia ha una scansione definita dalle
diverse fasi del rapporto dell'uomo con Dio: è una scansione ereditata
dalla religione ebaica, ma con una diversa collocazione dei punti di
svolta. Per gli Ebrei, le fasi cruciali sono la Creazione, il Diluvio,
la Schiavitù in Egitto, Mosé ecc. Per i cristiani queste scansioni sono
importanti, anche se con qualche variante: nella creazione viene messo
in risalto il tema della caduta nel peccato ecc. Ma la svolta cruciale è
rappresentata dall'Incarnazione, i due grandi macroperiodi sono la
storia dell'uomo prima e dopo la Redenzione. Per di più, la tendenza a
dare una lettura simbolica di molti di questi eventi, li colloca fuori
da ogni considerazione cronologica.
I topi di biblioteca assegnavano a tutti questi eventi una data precisa;
ma non credo che la preriodizzazione in quantità di tempo fosse
importante. Non ho presente nessuno storico antico che divida, come noi,
la storia in secoli: I secolo, II secolo ecc. A maggior ragione in
millenni.